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Faust, Prologo in cielo

pagine: 123

Il SIGNORE, le LEGIONI CELESTI, indi MEFISTOFELE. I tre ARCANGELI precedono.

RAFAELE. Il Sole risuona, come da antico, fra l'emula armonia delle sfere fraterne, e compie il
prescritto suo viaggio coll'andamento della folgore. Il suo aspetto dà vigore agli angeli, ma
niuno può scrutare il suo profondo. Le alte, incomprensibili opere del Signore sono
splendide come nel primo lor giorno.
GABRIELE. E veloce, incomprensibilmente veloce si rivolve nella sua magnificenza la terra. Il
luminoso sereno del cielo si alterna coll'immenso orrore della notte; il mare leva spumando
le sue larghe correnti sul vertice inaccesso degli scogli; e gli scogli e il mare sono via rapiti
nell'eterno, infaticabile corso delle sfere.
MICHELE. E a gara le procelle fremono dal mare alla terra e dalla terra al mare, e imperversando
fecondano intorno intorno le forze generatrici delle cose. Là giù il corrusco sterminio balena
innanzi le vie del fulmine. Ma i tuoi messaggieri, o Signore, adorano il placido cammino del
tuo giorno.
A TRE. Il tuo aspetto dà vigore agli angeli, ma niuno può scrutare il tuo profondo; e le grandi tue
opere sono splendide come nel primo lor giorno.
MEFISTOFELE. Poiché, o Signore, ti ci fai un po' da presso, e domandi come vanno le cose di laggiù,
e solevi già un tempo star meco volentieri, — ecco, ti appajo innanzi io pure fra la torma de'
tuoi servidori. Scusami, io non saprei dire alte cose; non se avessi a tirarmi addosso le beffe
di tutto il corteggio. E il mio piagnisteo ti moverebbe certo a riso, se tu non fossi già di lunga
mano svezzato dal ridere. Di Soli e di Mondi non so che me ne dire, e sol veggio come gli
uomini stentino e tormentino sè medesimi. Quel deicino del mondo si rimane perpetuamente
del medesimo conio, ed è oggidì quello stravagante ch'egli era nel primo suo giorno. Forse ei
vivrebbe un po' meglio se tu non gli avessi dato non so che barlume della luce del cielo
ch'egli nomina ragione, e non ne usa che per imbestiarsi più di qualunque bestia. In vero egli
mi somiglia, con tua buona pace, una di quelle cavallette dalle gambe lunghe, che volano
sempre innanzi solo per querelarti? Non è, al parer mio, sepolte nell'erba, cantano la loro
vecchia canzoncina: e si giacesse egli pur sempre nell'erba! Ei va a ficcare il naso in ogni

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