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Racconti sull'amicizia

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Malena

Il rombo del mare risuonava tra il fruscio del vento di maestrale.
Nuvoloni neri minacciosi all' orizzonte correvano lontano. Sulla spiaggia umida Malena passeggiava raccogliendo conghiglie e piccole pomici grige. Aspettava, come al solito, il pescatore dai capelli bianchi, ancora non si vedeva in lontananza con la sue reti sulle spalle e lei temeva di non incontrarlo più per quella mattina, o forse mai più per sempre.
Era bello vederlo apparire, arrivare camminando lentamente lungo la riva,, affondare ogni tanto nella sabbia bagnata immergendo le sue gambe nella schiuma di un' onda più lunga.
Snello, abbronzato pareva nella sua tranquilla solitudine il padrone del mare.
A volte arrivava correndo, leggero e morbido nella sua andatura scattante, e sorrideva trionfante.
La sua tenera voce salutava con dolcezza la donna in attesa.
Si sedeva accanto per leggere quel messaggio scritto sulla sabbia che ogni giorno Malena aveva composto per lui.
Ogni lettera era decorata da piccoli fiori bianchi, erbe grasse, frammenti di conchiglie, ruvidi gusci, come a lui piaceva.
Erano parole di tenerezza, di sostegno, di amicizia.
Risuonavano con il mare in un canto sottile appena percepibile, non più parole ma suoni che si fondevano al fragore e si perdevano nel vento.
Il pescatore si alzava lentamente, salutava Malena con un abbraccio e riprendeva il suo cammino.

   3 commenti     di: marilena


Silenzi che uccidono

"La fine della scuola chiude un capitolo della vostra vita e ne segna l'inizio di uno nuovo. La consegna del diploma rappresenta un passaggio. Fino ad oggi siete stati protetti, guidati, coccolati in un comodo e caldo nido chiamato 'famiglia'".
Aveva appena iniziato a parlare e già nell'aula risuonavano sbuffi e sospiri d'impazienza.
"Nei primi diciotto anni dalla vostra vita la famiglia, innanzitutto, e poi la scuola, vi hanno forgiato e preparato ad aprire le vostre giovani e inesperte ali per spiccare il volo oltre i confini di quel nido sicuro. Vi è stata affidata la chiave della conoscenza che vi renderà possibile esplorare e scoprire nuovi mondi."
Numerosi sguardi rotearono verso il soffitto e si udì qualcuno mormorare "Oh Dio!".
"Ragazzi! È arrivato il momento di entrare in campo e dimostrare di che pasta siete fatti. Tenete presente che il mondo del lavoro non è tanto diverso da una partita di football, è pieno di concorrenza, anche spietata. Dovrete correre forte e qualche volta dare spallate robuste per farvi strada fino alla meta. Ma io sono convinto che voi avete la stoffa! Ognuno di voi farà il suo 'touch down'.
Infervorato dal suo stesso discorsetto, al prof. si erano scompigliati i pochi capelli che aveva sistemato a riporto per camuffare la pelata. Indossava un pantalone di tuta tirato su fin sotto le ascelle che esaltava un pancione da gestante all'ottavo mese. La T-Shirt rigorosamente decorata con l'emblema della squadra di football della scuola, ovvero un castoro, era talmente attillata che i denti del castoro erano tridimensionali. Le maniche strette evidenziavano muscoli ormai appassiti e cadenti. Per completare l'ensemble, portava appeso al collo con una cordicella troppo lunga l'immancabile fischietto, adagiato sulla pancia.
Il professore di storia, che era anche supplente di educazione fisica raccattato all'ultimo minuto in virtù del suo passato (molto passato) agonistico, aveva presentato le sue pillo

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La strana storia di un'amicizia (seconda parte)

Ore 16, 08 - Abitazione del dottor Franco Abbondanza, sindaco socialista di Montepiano. Il telefono squilla anche qui una mezza dozzina di volte finché don Franco in persona solleva la cornetta.
"Pronto, chi parla?" chiede in tono naturale.
"Pronto Franco, sono Giovanni, il tuo vice, ti ho disturbato?"
"No, lo sai che tu non mi disturbi mai"
"Grazie per la gentilezza. Ascolta Giovà, non so se ti hanno già informato ma mi hanno riferito di un incontro, diciamo privato, tra il maresciallo Pantone e Alfredo Boccia, il figlio di don Vittorio"
"No, non ne so niente, ma... con ciò?"
"Non ti sembra una cosa fuori dalle norme?"
"No, e perché poi? Probabilmente sarà per via del funerale domani, immagino vi sarà un casino di gente, e molti verranno anche da fuori"
"E secondo te, per questo, è necessario incontrarsi su alla "Temparella"?
"Alla Temparella? Perché è lì che si sono incontrati?" chiede ormai interessato il sindaco.
"Sì, una mezz'ora fa... sì, sì sono stati visti."
"Uhm, allora c'è qualcosa sotto, cerca di saperne di più. Io tra mezz'ora sono in ufficio"

Ore 16, 20 - Caserma dei carabinieri. Il maresciallo Pantone è appena rientrato dall'incontro con Alfredo e si avvia a mettere in atto il piano concordato. Chiama nel suo ufficio il brigadiere Rasulo.
"Brigadiere, io mi devo assentare di nuovo, vado giù alla fiumara, pare che un trattore si sia cappottato, non so come stanno le cose ma sembra che qualcuno si sia fatto male."
"Portate con voi qualcuno, maresciallo?"
"Sì, con me viene Randò, se c'è da fare qualche schizzo lui è la persona adatta, essendo bravo in disegno"
"Bene, maresciallo, se avete disposizioni da dare..."
"Sì Rasulo, devo lasciarti una consegna. e... guarda che si tratta di una cosa delicata. Non la posso sbrigare di persona perciò..."
"Dite pure maresciallo, potete stare tranquillo!"
"Uhm, ascolta, conosci il ciabattino, Firmato?"
"Chi, Firmato Diaz? È così che lo chiamano in paese. Sì, lo conosco

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   3 commenti     di: Michele Rotunno


Il lavavetri

È successo da dieci mesi. Non ho ancora capito cosa è successo di preciso.
Conosco bene l'esito: al mio migliore amico non importa più nulla di me.
Da un giorno all'altro, improvvisamente, ho smesso di esistere.
Un'entità non umana, come un lavavetri straniero ad un semaforo.
Fastidioso quando l'incontri ma poi ti dimentichi e ti dedichi ad altro,
a cose più fastidiose ma italiane, stanziali e, quasi mai, più pulite.
Non ha più risposto alle mie telefonate.
Importuno come un cocopro da 5 euro l'ora che chiama da un call center.
Che neanche tiri su il telefono. Hai tante cose importanti da fare.
E non vuoi cambiare gestore.
Visti ci siamo visti. Poche volte, per poco tempo.
Io l'ho visto, lui ha visto il lavavetri.
Io aspettavo qualcosa, una parola, un cenno, un segno qualsiasi.
Niente, sorrisi tirati, movimenti frettolosi, imbarazzo.
Qualcosa ha detto. Poco. Al lavavetri. Frasi spezzate. Reticenze. Approssimazioni.
E soprattutto non toccare il mio vetro.
Non ho capito. Non ho voluto capire. Mi pareva e mi pare incomprensibile.
Non riesco a crederci. È incredibile. Proprio a me. Proprio lui.
Mi sarei ribellato con tutte le mie forze, avrei inveito con violenza contro chiunque avesse anche solo ipotizzato una situazione mille volte meno insensata di questa. Non a me. Non da lui.
Lui no, io mi sarei gettato nel fuoco, e lui per me.
Perché è successo? Non ho voglia di pensarci. Non posso credere che sia stato quell'episodio. Oppure qualcosa che da prima covava sotto la cenere. Se a distanza di poco tempo appaiono poco credibili o futili le cause che scatenano le guerre, incredibili e futili se pensiamo che siamo soprattutto dei primati onnivori inseriti in una biosfera che abbiamo saccheggiato che neanche gli Unni, cosa sarà mai successo di così tremendo tra due persone che si volevano così bene? Che se lo sono pure detto, quanto si volevano bene.
Non ho prodotto e imboscato armi di distruzione di massa. Non sono Saddam Hus

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   0 commenti     di: A Willin


I love you

"Ti amo!"
"Non è vero!"
"Come scusa?"
"Tu non mi ami, io sono solo il tuo migliore amico... Tu ami Federico, non me!"
"No... Ce... Alex, io ti amo... Punto!"
"Io no Ele..." Alex la stringeva forte fra le braccia... Non la lasciava andare. "Ti voglio troppo bene per amarti... Sei il mio angioletto, la mia giuda, la mia migliore amica..."
Bacio...
Erano riusciti ad evitarlo fino ad ora, ma, a quel punto era inevitabile...
Quel bacio, iniziato piano piano, molto timidamente, si trasformò pian piano in un bacio sempre più grande, passionale, ma amichevole...
E poi si ritrovarono così, coricati l'uno di fianco all'altra su una spiaggia deserta...
Ele, occhi chiusi e mani incrociate al petto, pensava... Che cosa aveva fatto?! Non ci poteva credere... Non ci voleva credere...
Alex occhi spalancati, aveva paura che la cosa potesse degenerare e sfuggirgli di mano...
Il sole nel frattempo si immergeva all'orizzonte, in quello specchio chiamato mare... Chiamato "Marina Piccola"...
Parlavano...
Non si guardavano negli occhi e nessuno dei due aveva il coraggio di accennare a quello che era appena successo fra loro... I due quindicenni non volevano credere a quello che tra loro stava succedendo...
Dopo un po', Alex, abbracciò Ele e le sussurrò un -ti voglio bene. All'orecchio.
Lei iniziò a piangere...
"Alex, ti prego, quello che è successo oggi deve restare tra noi! Fede non deve saperne niente!"
"Come vuoi tu Ele... Però, ti prego, abbracciami..." Si abbracciarono e coccolarono un po'...
Finché quel tramonto non finì...
A quel punto andarono alla fermata del pullman, erano ormai le 8 di sera e al capolinea del QS erano soli!
Dopo mezz'oretta scesero dal pullman...
"Ciao Alex, mi son divertita oggi!"
"Anche io Ele..."
Bacetto timido sulla guancia...

   10 commenti     di: F S


La vera amicizia

" Il mio αmico non è tornαto dαl cαmpo di bαttαgliα.. Signore."
Le chiedo il permesso per αndαre α cercαrlo " disse un soldαto αl suo tenente.." Permesso negαto! ", replicò l'ufficiαle," Non voglio che lei rischi lα suα vitα per un uomo che probαbilmente è giα' morto " .. Il soldαto, senzα prestαre αttenzione... αl divieto, se ne αndò e un'orα dopo ritornò ferito mortαlmente, trαsportαndo il cαdαvere dell'αmico.. L'ufficiαle erα furioso: " Le αvevo detto che ormαi erα morto! Mi dicα se vαlevα lα penα αndαre fin lα' per recuperαre un cαdαvere?! "Il soldαto, moribondo, rispose: " Certo, Signore! Quαndo l'ho trovαto erα αncora vivo e hα potuto dirmi:- Ero sicuro che sαresti venuto.. Ti voglio bene"
UN AMiCO È COLUi CHE ARRiVA SEMPRE ANCHE QUANDO TUTTi Ti HANNO GiA' ABBANDONATO.. ♥

   4 commenti     di: Emanuele


Indian Summer

Era l'ultimo giorno di lavoro per Piero.
Per quarant'anni era stato il postino del quartiere; dall'indomani, al mattino, avrebbe potuto dormire più a lungo - non di molto, non era mai stato un pigro - e, finalmente, organizzarsi per fare qualche bel viaggetto:se solo avesse vinto quel problemino..
Era stato un postino diligente e cordiale; sempre di buon umore, qualsiasi tempo l'Onnipotente mandasse in terra, assai ben visto dagli abitanti del quartiere, molti dei quali erano gli stessi di quando lui era stato assunto, poco più che ventenne.
Praticamente erano invecchiati insieme.
La zona, lavorativamente parlando, era piuttosto impegnativa, per via di tutti quei palazzi senza ascensore in cui recapitare ogni mese quasi trecento raccomandate. Ma lui non se ne era mai voluto andare, neppure quando si era verificata la possibilità di sceglierne una più comoda o quando, di recente, addirittura, avrebbe potuto andare a stare al calduccio in un ufficio.
Non era da lui.
Tutto quello che desiderava, lo aveva già: distribuiva la corrispondenza scambiando due parole con tutti e, alla fine del giro, si fermava per un bianco al bar della piazzetta da cui cominciava il suo giro e dove, ad anello, finiva.
Quella mattina però sarebbe stata davvero una mattinata speciale.
Piero stringeva con la mano sinistra una busta il cui destinatario era l'inquilino del quarto piano del civico 38, interno 11: l'unico con cui non era riuscito a stabilire quella relazione amichevole che caratterizzava i suoi rapporti con il resto del vicinato.
E questa cosa a Piero era sempre dispiaciuta.
Un "Buongiorno", accompagnato da un vago cenno del capo, erano quanto il Signor Tinelli gli concedeva.
Un tipo schivo l'inquilino dell'interno 11, anche gentile a detta dei vicini, probabilmente un professore o un marittimo in pensione, le scuole di pensiero al proposito erano due, trasferito lì da un'altra città di sicuro, scapolo o vedovo non era lecito sapere, di certo nessu

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