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Racconti sull'amicizia

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La visita

Cara amica mia! Com'è bello sapere che ci sei nella mia vita. Hai saputo riempire il vuoto che avevo nell'anima con la delicatezza del tuo buon cuore e l'attenzione della tua intelligenza. Hai abbattuto tutte le riserve, hai superato le mie diffidenze e ti sei fatta conoscere fino in fondo, senza veli, senza finzioni. Io ti stimo ed ho fiducia in te. Spero per te una felicità piena, che ti sia data da un uomo meritevole della tua bontà e della tua seria e meravigliosa bellezza.
Sei tu una delle belle a cui pensavo poco fa e tu lo sei davvero bella, perché dal tuo volto traspare la bellezza interiore che rafforza ed evidenzia ancor più ciò che sei all'esterno.
Pochi sanno come sei e, probabilmente pochi lo sapranno perché nella vita soltanto con qualcuno si riesce ad essere autentici fino in fondo, esponendosi senza problemi. Di solito occorre esser prudenti e non prestare il fianco avventatamente, poiché si trova sempre chi è pronto ad approfittare e, non di rado anche a ferire.
Mi è tornato il mal di testa e questo mi fa pensare che non sono ancora in forma. Ora sarà bene che rientri e che riposi.
Tu m'aspetterai Sandra, so che m'aspetterai, anche dovessi dormire a lungo. Non me lo hai ancora detto ma suppongo che tu voglia rimanere con me qualche giorno, qui in montagna dove faccio convalescenza.
Ed avevo ragione! Eccoti ancora qui, accanto a me. Ti vedo sorridere in modo nuovo e qualcosa nel tuo sguardo mi sfugge. Che ti succede Sandra? Perché sei elusiva quando ti chiedo di restare qui con me per qualche giorno? Farebbe bene anche a te sai, quest'aria pura ed io ho la certezza che, in tua compagnia recupererei più in fretta la salute.
Hai ordinato al cameriere la cena sulla terrazza e ne sono entusiasta. Guarda com'è blu il cielo in quest'ora e come sono rosse le dolomiti. L'archetto della luna con la sua stella accanto, già brilla nella breve volta chiusa dalle cime rossastre nella sera.
Farà freddo tra un po' e dobbiam

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   5 commenti     di: Verbena


L'amicizia aiuta

Luigi, Enrico e Cristian hanno 18 anni sono amici dalle elementari, hanno sempre studiato insieme e giocato a pallone, erano bravi ragazzi spensierati e felici, Luigi è sempre stato il più vivace del gruppo.
Hanno fatto anche le patenti della macchina insieme, Enrico e Cristian sono ancora molto legati, Luigi è andato con un'altra compagnia un po' strana per Enrico e Cristian, quindi gli hanno detto di stare attento ma Luigi testardo se ne fregato dei loro consigli.
Ha incominciato con un banale spinello poi alle pasticche e poi è passato alla coca, Luigi ora è irriconoscibile ed è aggressivo con tutti, anche con i suoi migliori amici, loro nonostante tutto gli sono stati vicini, ora lo stanno convincendo ad entrare in comunità tramite Don Carlo, che è un volontario in una comunità di tossicodipendenti.
Don Carlo è giovane ha 40 anni, e anche lui ha avuto amici con quel problema la tossicodipendenza, quindi ha voluto aiutare quelli della comunità, quando ha tempo.
Enrico e Cristian hanno convinto Luigi e adesso frequenta la comunità, loro vanno a trovarlo spesso perché anche loro come Don Carlo sono diventati volontari.
Ora Luigi si sente più sereno e tranquillo, più al sicuro e ha ritrovato i suoi amici Enrico e Cristian, e ne ha fatti dei nuovi nella comunità.

   0 commenti     di: daniela


Un'amica cara, unica e rara

Una cara amica come lei ce ne sono poche e rare, trascorrevamo giornate intere nelle nostre camere, parlavamo di tutto e di più.
Ci confidavamo i nostri segreti belli e brutti senza problemi, parlavamo delle tappe che dovevamo affrontare da adolescenti, i ragazzi, il primo bacio ecc, ci incoraggiavamo per rendere i nostri sogni reali.
Progettavamo i nostri matrimoni, e la nascita delle nostre bambine, e il come farle crescere volendosi bene come io e lei.
Le feste trascorse insieme, gli auguri di compleanno degli anniversari che ci facciamo tutt'oggi.
Le amiche come lei sono tesori da tenere stretti, sono preziosi e indelebili, come per me spero anche per lei.

   0 commenti     di: daniela


A Vincenzo Capitanucci

Era un po' che ci pensavo: fare un viaggio, respirare altro per ritemprarmi.
Sono andata ad Arcachon, Sud-Ovest della Francia; è un bacino di mare interno che comunica con l'oceano Atlantico. Non solo verde e azzurro, flora la più variopinta, spiagge candide accecanti al sole, ma anche vere e proprie dune fanno di questo posto un paesaggio mozzafiato.
Sono andata nell'ile aux oiseaux, dove ogni giorno c'è un alternarsi di alta e bassa marea tanto da portare allo scoperto le fondamenta di palafitte moderne, ma prive di energia elettrica, abitazioni dei coltivatori di ostriche.
Avevo l'acqua che mi arrivava solo alle caviglie e la possibilità di camminare nel mare, godermi tutta quella luce e quelle sensazioni da sogno.
Ho potuto scambiare qualche frase nel mio stentato francese con qualche ostricoltore.
Un lavoro il loro che è nato con il mare: ostriche da gustare e da cui trarre perle preziose ma qualcuno di loro mi ha detto anche che pian piano tutto è destinato a scomparire, per i muri di cemento costruiti ad arginare opere dell'uomo.
Il mare imprigionato si vendicherà.
Io non ho forza per abbattere certi muri ma i miei muri di fragilità si e mi sono allora ricordata... di essere andata via dal mare di parole di PR che invece è libero ma soprattutto di aver lasciato sulla riva una stella lucente e tante conchiglie splendenti, raccolte lungo questo breve tratto della mia vita.
Ultimamente è in burrasca PR ma ripeto, è libero e se qualcuno abusa di questa libertà è poca cosa in confronto a ciò che di emozionante regala.
I cloni?! Quasi quasi li ritengo geniali quando riescono perfino a cambiare registro al loro solito modo di scrivere: doppia, tripla personalità, perché no se per loro è meglio di sedute psicoterapeutiche o addirittura mero divertimento?!
Mi ripeterò ogni tanto che sono solo parole e che basta evitare scogli, schivare freccette varie, ma ne varrà sempre la pena purché PR continui ad esserci con la sua LIBERTà

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   4 commenti     di: Chira


Solo per te

Non so fino a che punto sia riuscita, ma penso che troverai il fiore che avevo "raccolto" per te a Pasqua. L'avevo catturata, questa immagine, proprio pensando al tuo compleanno e l'ho trasferita su una chiave usb per averla con me in agosto.
Ti rinnovo i miei auguri e ti invio questo colore di vita, di passione, che ti abita per il tuo Gianni e per la vita, che so che ami, perché ti faccia compagnia nei giorni appannati, smorti, o quando vai a nasconderti nello stanzino delle scope...
Anche oggi è una bella giornata, anche se mi assalgono svariati pensieri come al solito e non è facile tenere il cielo sgombro in queste condizioni.
Ma sento cose attorno a me che accadono a persone che conosco, che sono raccapriccianti e non puoi pensare altro di essere fortunata.
La vita è certamente bellissima ma, a volte o molte volte, è come una fiera feroce, con un solo gesto della mano ti può annientare o distruggere tutti i tuoi sogni, i tuoi idoli.
Scrivere poesie o altro, camminare tra le parole, spesso sembra solo una perdita di tempo tra i balocchi, una fuga per rifugiarsi in una terra che non esiste a continuare il gioco dei bambini.
È un po' il mio, ma non solo il mio, eterno dilemma, cercando di capire se ciò che accade ha un senso, è un compimento, è una nuova frase di un romanzo o è solo una accozzaglia di casualità.
Nessuno dentro di me, se non una voce sconosciuta che ancora dorme o che si sveglia solo a tratti, può rispondermi.
Intanto guardo il luccichio del mare sotto il sole e aspetto, sto come in ascolto, forse del canto delle sirene, come Ulisse, che voleva e non voleva sentirle.
Nel frattempo ti mando i miei più cari auguri, insieme al profumo ideale di questa rosa rossa che non sa sbiadire.
Un tenero abbraccio

   5 commenti     di: Chira


La bandiera

Stavamo realizzando i getti di completamento dei solai di copertura.
Il lavoro doveva essere eseguito in modo continuo ed era molto pesante. Si doveva lavorare a seguire, se necessario fino al tramonto del sole.
Le betoniere si avvicendavano e le pompe continuavano incessantemente a vomitare il calcestruzzo; gli operai con movimenti frenetici, sudati e trafelati, tenevano il ritmo, distribuendo e governando questo magma grigio con sapiente destrezza.
Tutto doveva essere perfetto... l'ingegnere aveva raccomandato tutti, ricordando che in alcun modo i getti delle travi portanti dovevano essere interrotti.
Ne andava dell'orgoglio degli operai fare bene.

Assisto ai getti sui solai, qualche schizzo di cemento mi ringhia di starmene lontano; parlo col capo dei carpentieri che impartisce gli ordini, perentori, secchi e brucianti.
Chiedo se l'impresa ha provveduto il pranzo per gli operai... (è questa la tradizione quando si ultima il solaio di copertura.)
Il capo dei carpentieri mi risponde che l'impresa non può farlo in quanto non ha la disponibilità economica.
È un uomo robusto, di bassa statura, abbronzato (in pieno inverno), ha un'aria mite che contrasta con l'autorità con la quale dirige i suoi uomini; fuma le
sue Marlboro infilandole in un bocchino che gli conferisce una inaspettata signorilità.
A tratti lo osservo e mi sembra un nostromo con l'equipaggio alle vele.
Naviga sicuro, calmo e determinato, conosce la rotta; osserva con gli occhi socchiusi, gustando nelle narici il maestrale gelido.
Comincia a piovere... penso: "Speriamo non continui, dovremo sospendere il lavoro."
" Ma... gli operai si sono portati il pranzo?"- domando
" No ingegnere, purtroppo non ci sono i soldi perché neppure io ho potuto pagarli; mangeranno questa sera, a cena, a casa loro."
Non mi sfugge una sottile nota di dignitosa tristezza nella risposta.
" Dannazione!", esclamo: "questo non è possibile!!"
Rifletto - " Stai perdendo il controllo,

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Un amico ritrovato

Ritrovato nei pensieri, dopo tanti cambiamenti, dopo una vita riordinata e un po' rimarginata.
Ma lui quel amico c'è sempre stato, forse anche vicino a me, nei miei ricordi e pensieri, nei momenti più bui.
La paura di rincontrarlo per tante ragioni, forse anche stupide, quelle che l'avevano accantonato e allontanato.
Per fortuna l'ho ritrovato era li che mi aspettava, un po' imbronciato e forse deluso, non me la mai detto sinceramente, forse per paura di toccare un argomento dolente, certo per entrambi.
Un giorno mi venne in mente di scrivergli una lettera anonima per paura che non la gradisse, su quel foglio bianco al momento non sapevo cosa scrivere, per fagli capire, che lui il mio amico mi mancava.
Tutto ad un tratto mi resi conto che la lettera era troppo lunga, le scuse erano troppe forse banali.
Però non fu più anonima, io volevo solo "il suo perdono"allora decisi che non fu l'ultima lettera, ma una delle tante.

   1 commenti     di: daniela



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