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Racconti sull'amicizia

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Amica

Credo che la curiosità sia, nel bene e nel male, l'elemento che può fare la differenza tra un essere e l'altro. Il Sommo scrisse "fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza" ed io fin dai tempi delle scuole ho fatto mio questo "consiglio", in modo da non dover un giorno dire "chissà...".
Ho un amico, tal Vincenzo, da tempo separato, che non ha più ritenuto opportuno legarsi ad altre donne ed ha trovato il suo equilibrio intimo frequentando sistematicamente prostitute. La sua scelta non è mai casuale, è sempre una scelta ponderata e soprattutto azzeccata. Quando ne trova una all'altezza della situazione diventa la "sua" donna, instaurando con lei un rapporto di complice amicizia.
Della donna del momento, una Venezuelana di 25 anni, è da tempo che mi parla un gran bene, ma tanto bene da scatenare in me una curiosità di conoscerla che fatico a gestire. Non ho difficoltà ad ammettere di non aver mai avuto occasione di andare con una prostituta, anzi, la cosa non mi ha mai attratto, ritenendo poco allettante l'idea di non arrivare al "rapporto" dopo aver esercitato da entrambe le parti quel sottile gioco erotico che fa scatenare la sana voglia...
Decido comunque di provare questa esperienza, in modo piuttosto razionale ma comunque senza alcun pregiudizio, esclusivamente spinto dalla "curiosità" di conoscere questa ragazza "speciale".
Era un giorno di fine estate, mi presento alla porta dell'appartamento, dopo aver telefonato per verificare la "disponibilità" ed ecco la prima sorpresa: la bellezza di questa ragazza supera ogni più rosea aspettativa, ma soprattutto mi colpiscono di lei, in modo prepotente, due cose: la bellezza della sua bocca ed il fatto che mi accoglie con un sorriso come pochi se ne vedono.
Due labbra perfette, carnose al punto giusto i cui contorni disegnano un cuore "schiacciato", il colore roseo naturale lascia immaginare quale possa essere la loro morbidezza. Questo già è sufficiente per "promuovere"

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   5 commenti     di: mario rossi


Amicizia di zucchero

Descrivere la mia migliore amica in una parola sarebbe impossibile, perché dire semplicemente amicizia non basta, dire amore non basta e dire vita non basta.
Barbara l'ho conosciuta in un particolare periodo della mia vita, mi ero appena ritirata dal quarto anno di ragioneria, i miei genitori si erano appena separati e mi sentivo incredibilmente sola. Non avevo grandi amicizie e per questo non riuscivo mai a sfogarmi.
Al tempo ero insieme ad un ragazzo ed una sera mi ha presentato la sua compagnia; subito abbiamo iniziato a parlare, soprattutto con Barbara e ci siamo trovate immediatamente bene insieme, io avevo 17 anni, lei 14.
Ho iniziato ad uscire con questo gruppo e prima di uscire passavo sempre a casa sua dove mi ricordo che tante volte mi aspettava fuori dall'ascensore e appena uscivo mi abbracciava forte.
Anche con sua mamma mi sono trovata subito d'accordo, infatti ora dopo 5 anni è la mia seconda mamma. Uscivamo sempre non appena il lavoro me lo permetteva, passavamo intere serate nel garage di una nostra amica a giocare ad uno e scala 40.
Quel periodo ero nella terra di mezzo, come lo definisco io, ovvero non parlandosi i miei genitori riuscivo a gestirmi le serate come e dove volevo. Certe notti c'hai qualche ferita che qualche tua amica disinfetterà, un cantante citava così alcuni notti, io con Barbara ne ho passate moltissime al telefono.
Lei ha quello che manca a me, razionalità ed obbiettività, lei riflette, guarda a fondo le cose, sceglie il modo più giusto per affrontarle e sa sempre cosa dire; io al contrario sono impulsiva, mi faccio mille paranoie e vedo il lato drastico delle cose.
Quando ho un problema, di qualsiasi tipo, lei c'è, lei c'è sempre, in qualsiasi ora e momento. Ha la capacità con la sua obbiettività di farmi vedere le cose come realmente stanno, ha la capacità di tranquillizzarmi quando sono agitata ed ha la capacità di sapermi far ragionare a mente limpida, ma soprattutto, quello che di lei ammiro è la

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   2 commenti     di: serena rubin


Un'amicizia speciale

Hjalmar è un ragazzo speciale, vive solo e indipendente, nulla di strano se non fosse che ha solo 18 anni. Ha perso i genitori ancora bambino e il rapporto difficile con la zia, lo hanno convinto, appena possibile a tornare nella sua vecchia casa natia.
Solo con il suo gatto e con la voglia di crescere e di sognare.
Ha la passione per il calcio e appena termina il lavoro prende la bicicletta e velocemente raggiunge il campetto del centro sportivo dove si è fatto molti amici. Nonostante tutto è sempre allegro e sereno e tutti vorrebbero essere suoi amici.
<Sebastian, vieni a casa mia che devo cambiare un vetro rotto della finestra e mi serve una mano?>
<Si, Hjalmar, ci vengo e ti aiuto>
Anche Sebastian è diventato subito suo amico, complice una partita di pallone e una doccia fatta assieme, si perchè in quello spogliatoio le docce erano poche e per fare prima la si faceva in due. Sebastian è un ragazzo lunatico e introverso, proprio l'opposto dell'amico e inoltre ha dei genitori invadenti che lo assillano con lo studio e che lo vorrebbero mandare al college
< Così cresci> dicevano.
Inoltre Sebastian non era neppure tanto bello, di certo meno di Hjalmar, verso il quale la natura sembrava volesse farsi perdonare, facendolo diventare un bel ragazzo alto e longilineo, con due grandi occhi chiari da fare invidia. Oltre ad
avere tanti amici, Hjalmar era sempre attorniato da ragazze anche più grandi di lui che se lo contendevano e che speravano in un suo invito a casa, ma a Hjalmar tutta questa attenzione non interessava, preferiva passare il tempo con i suoi amici e
soprattutto con Sebastian.
Spesso la vecchia casa aveva bisogno di piccoli lavori di manutenzione e gli amici si offrivano di aiutarlo e lui contraccambiava organizzando festicciole con tanto di pizza, birra e patatine. Anche Sebastian era felice di aiutarlo perchè quando era con lui si sentiva utile e finalmente libero.
Quel caldo giorno d'estate Hjalmar pensò che il suo migliore ami

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   5 commenti     di: alberto p


Stagioni d'amicizia

Sciolgo sempre remore nelle parole dell'amicizia, me ne avvolgo come calda coperta in inverno, la percepisco come ombra accogliente d'ombrellone all'azzurro accecante in estate, mentre in autunno la avverto d'oro e frizzante apparente d'epilogo sul viso, e in primavera, ecco essa com'è intuita meravigliosamente nel cuore: colorata di ridenti riflessi di fioritura che inteneriscono d'affettuosa rinata simpatia e vivacità pure la mia vita!

   2 commenti     di: mariella mulas


Alessandra

Esistono ancora animi nobilii, anime pure.



Alessandra è una giovane ragazza. È arrivata solo da pochi giorni a quella magnifica tappa che segna anagraficamente il confine tra la giovinezza e la maturità: Alessandra è diventata maggiorenne!
Ma se la conosceste almeno per quel poco che ho imparato a conoscerla io, direste che Alessandra quel confine l'ha superato da un pezzo.
Capelli biondi, lunghi a contorniare il viso. Occhi azzurri, naturalmente, lucenti ed un sorriso sempre presente a completare quella luce.

Alessandra è un'amica di mia figlia.

Si sono conosciute a scuola. Una conoscenza che agli albori non prometteva nulla di buono: da come raccontano loro, adesso con sorriso e incredulità, si odiavano, si sopportavano e si " usavano". Si! Un'amicizia nata da esigenze opportuniste.
Che a rifletterci sopra e valutando il loro essere non ci si crederebbe.
Ho imparato a conoscere Alessandra non solo di riflesso dai racconti di mia figlia. Ci siamo ritrovate molte volte, anche tutte e tre insieme, a discorrere di ogni sorta di argomenti: di quelli che possono portarti al confronto generazionale o semplicemente di quelli che portano a conoscerti più a fondo, quasi nell'intimo. Di quelli che, a quasi cinquant'anni, riesco pure a trarne consiglio.
E che Alessandra non rispecchiasse appieno la sua età anagrafica lo avevo intuito da subito. Certo, è fortunatamente consapevole che molte " pratiche " adolescenziali sarebbe un peccato perdersele: E lei se le vive: nella libera spensieratezza o spensierata libertà, che dir si voglia.

Alessandra è una ragazza che vive di cuore. È cuore.
Alessandra ha festeggiato il suo diciottesimo compleanno.

Con mio stupore ma al contempo commozione mi ha voluta, tra le persone a lei care, a quella festa. Non potevo mancare: e non perchè era mio dovere ma perchè quell'invito lo aveva dettato il suo cuore. Non è la prima volta che Alessandra riesce a comm

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   7 commenti     di: patrizia melito


L'amica della porta accanto

Una giovane donna Marta di 35 anni, casalinga e sposata con Marco di 40 anni operaio, Enrico 12 anni il loro figlio più grande, e Francesca la più piccola 7 anni.
Come tutti i giorni Marco va a lavorare e Marta accompagna i bambini a scuola, poi torna a casa a fare le faccende stira e riordina, straziata dal dolore, a volte di qualche costola rotta, in silenzio sopporta il dolore, se la incontri, gli leggi in faccia che soffre, a volte sanguina pure ma si inventa sempre una scusa, perché Marco si è sfogato su di lei, gli ha tirato i capelli e l'ha presa a schiaffi.
A Marco la sera piace uscire con gli amici, Marta non gli ha mai vietato niente anzi per lei era un diversivo dopo tante ore di lavoro, è giusto che lui si svaghi.
Purtroppo ha incominciato a bere, e diventare violento, solo con lei per fortuna, non gli andava più bene niente, quando rientrava la sera dopo il lavoro, guai se trovava qualcosa in mezzo incominciava ad urlare con Marta e i bambini,: "non vi faccio mancare niente, questa casa è un caos butto via tutto".
Enrico proteggeva Francesca quindi aiutava la mamma a riordinare, per fortuna Marco a pranzo non tornava a casa, ma restava in mensa, che si trova vicino alla ditta dove lavora, Marco nel suo lavoro è bravo, ogni tanto ha dei battibecchi.
Enrico è bravo a scuola è uno dei primi della classe, purtroppo ha la sfortuna di avere un papà cosi, che con lui non ha mai giocato neanche a pallone.
Enrico però a un sogno, un giorno suo papà tornerà quello di prima e guarirà.
Francesca è una bambina timida e tanto spaventata, avendo poi un problema cosi in famiglia, si chiude ancora di più, quindi a scuola è seguita da uno psicologo, le maestre però insistono con Marta per fargli denunciare Marco.
Ma Marta vuole troppo bene a Marco, anche lei pensa che un giorno guarirà, e quindi tornerà il Marco che conosceva, Marco era tenero e dolce con lei e i bambini.
Quando Marco una sera era fuori con gli amici, lei venne a suonare

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   3 commenti     di: daniela


Le strade di Dio sono finite

Questo è il mio mondo senza rose e senza fiori, questo pensava Jack mentre tornava in quel treno dalla guerra, erano appena arrivati all'ultima stazione; da qui in poi il treno non faceva più fermate per nessun motivo ora si andava dritti a casa.
Jack si girò verso il finestrino e appoggio la testa, guardava fisso il paesaggio verso le belle montagne che facevano da sfondo al triste rumore del treno sulle rotaie.
La sua mente vagava senza controllo verso giorni lontani che gli parevano quasi anni o forse secoli,
ritornava alla sua casa di campagna dove trascorreva le lunghe giornate d'estate con la sua famiglia, rivedeva sua mamma e suo padre che prendevano il sole fuori dalla terrazza e suo fratello che dipingeva le montagne, proprio quelle montagne che ora si proponevano con la stesso forma e con lo stesso senso di grandezza di allora, questi ricordi provocarono un lieve senso di benessere sul viso di Jack, e sorrise.
Poi i ricordi diventarono meno vaghi, ricordò il giorno in cui decise di partire per la guerra, in quel tempo egli pensava che era la cosa più fantastica e più avventurosa che gli potesse mai capitare, quasi gli ritornò in tutto il corpo quel energia che possedeva allora, quel energia infusa di gioia e di giovinezza che ormai da tempo l'aveva abbandonato. Questa sensazione gli diede un così senso di benessere e di pace che si addormentò.
Ma i sogni che fece dopo essersi addormentato non furono dello stesso stampo, rivide il sangue dei nemici alzarsi dalla polvere a causa del vento e finirgli addosso, dipingendo di rosso la sua divisa verde, ricordò quel infausto giorno, il più brutto della sua vita, quando durante una ricognizione lui e tre suoi amici trovarono delle truppe nemiche di passaggio: fu il panico; rapidamente Jack incalzo il mitra, pesava come un macigno e non riusciva nemmeno a impugnarlo correttamente, la paura lo aveva devastato, ma i suoi amici furono molto più lesti e coraggiosi in un batter d'occhi crearono

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   1 commenti     di: ciro perino



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