accedi   |   crea nuovo account

Racconti amore

Pagine: 1234... ultima

Il mio paradiso personale

Flavio era li, in macchina mentre guidava, gli occhi stanchi pronti a chiudesi quando all’improvviso si fermò di colpo, aveva chiuso gli occhi e lei era li, sua moglie, che le sorrideva, che si avvicinava che si toglieva gli occhiali da sole che le coprivano gli occhi, splendidi.
Dietro quegli occhi cosi celesti riusciva a vedere un mare favoloso, infinito come l’amore che provava per lei, quando all’improvviso, riaprì gli occhi.
Flavio capì cosa voleva, capì che la sua stanchezza, quel giorno non era nient’altro che il forte desiderio di rivederla, seppure l’avesse salutata la mattina stessa.
Flavio ora era li, sulla porta della casa stanco dal lavoro.
Aprì la porta, la casa sembrava vuota, ma c’era un delizioso profumo di rose, si stese sul divano, stremato, continuava a vedere nella sua mente la sua amata, così bella, così irreale, ma dopo qualche minuto si rese conto che la donna della sua vita, che stava sognando, lo stava accarezzando davvero, aprì gli occhi, e la vide.
Continuava a fissarla, quando lei avvicinandosi dolcemente incominciò ad assaporare le sue labbra, IL SUO FIORE, LA SUA ROSA, IL SUO ANGELO, LA SUA VITA, IL SUO CUORE, IL SUO TESORO, qualunque cosa fosse per lui, lo stava baciando, subito dopo lei si stese sul divano, si sciolse i capelli, il suo profumo si confuse con l’amore di rose dell’ambiente, Flavio prese quei capelli, li accarezzò, li baciò, dalla stanchezza si appoggiò al suo seno, che si prestò ad esibirsi quasi subito, togliendo quell’intimo che ancora lo imprigionava. Lei era li, continuava a baciarlo e mentre lei spogliava il suo corpo.
Flavio la baciò sulla fronte, una fronte calda che lo riscaldò non poco. Lei lo prese per mano lo portò nella stanza da letto, sul loro letto senza neanche dire una parola, appena lei spinse Flavio sul letto, lui chiuse di nuovo gli occhi e vide il mare, la spiaggia e tante nuvole, il vento fresco e lei sorridente, spensierata che correva, correva con indos

[continua a leggere...]



La ragazza del sexy shop

Una mattina passo davanti a un sexy shop e mi fermo per guardare le vetrine. Ci sono baby-doll, frustini e scarpe con tacchi a spillo. Questi oggetti nella luce bianca del giorno perdono un po' del loro fascino.
Poiché sono disoccupato spingo la porta ed entro nel paradiso dei sogni dell'uomo. I fondatori di religioni si sono ispirati al sesso per inventare i paradisi e gli inferni; perché naturalmente gli opposti sono lontani visti davanti, ma vicini visti da dietro.
All'interno tutto è morbido, curvilineo, ovattato e accogliente. Qui dentro nelle luci rosse c'è tutto il mondo del sesso, illusorio e irreale, creato dalla fantasia dei maschi. Qui si trovano tutti i sogni, le fantasie, le illusioni che il sesso femminile, per secoli, ha suscitato nella mente dei maschi. Ci sono foto di ragazze con bocche rosse semiaperte, seni grossi, gambe slanciate, glutei sporgenti: tutta illusione. Ma per questa illusione l'uomo vive, lavora, si sacrifica e talvolta uccide.
In mezzo ai falli giganti, vagine di gomma e mammelle gonfiabili sta lei, la ragazza vera. Appare sbiadita e un po' scialba fra le bambole colorate e superdotate che stanno intorno.
Gli scaffali sono zeppi di richiami e sorridenti attrazioni. La ragazza invece sta seria e struccata dietro il banco. Dalla sua freddezza, dal suo distacco, intuisco le avances sessuali che ha incontrato stando lì, dentro il tempio del sesso. Così ha adottato un atteggiamento adatto per scoraggiare le proposte oscene.
Quando entra un uomo, la ragazza con la sua sensibilità femminile, capisce subito la psicologia del cliente, intuisce che tipo di uomo è, che tipo di illusione egli cerca e desidera. Adesso lei sta guardando me e aspetta. Io, dopo averla salutata, guardo le mutandine a forma di cuore, i baby-doll trasparenti, i vestiti neri a rete eccitanti anche sui manichini colorati e maggiorati. Ma la vita di coppia è tutta un'altra cosa; è fatta di lavoro, responsabilità, routine, qualche momento di gioia e

[continua a leggere...]

   6 commenti     di: sergio bissoli


Una vita per partire, un giorno per tornare

uno dei momenti più importanti della mia vita mi precipita addosso un mercoledì mattina qualsiasi. Consapevole dell'importanza di quel momento qualcuno, poi, si segnò ora, giorno mese e anno. La fotografia di' un momento terribilmente importante.

In quel momento io non c'entro niente, io ho una responsabilità non più grande di una porta semiaperta. Una porta che mi collega col resto del mondo in maniera equivoca: è una porta aperta o chiusa? Non so se voglio sapere, non so se voglio giocare questa partita.

Poi ci sono i suoi occhi. I suoi occhi sono quel momento importante. I suoi occhi resteranno per sempre impressi nella mia memoria. Io cosa c'entro con quel male dolce che bagna i suoi occhi? Io non lo riesco a capire, eppure sono stato tirato in ballo, all'improvviso, e senza via di fuga dignitose.
Scorgo la sclera umida e arrossata, con due iridi scure e terrorizzate, e delle pupille che non riescono a pensare ad altro, solo a ciò che non vorrebbero mai pensare: il terrore.

E lì, ad un passo, io.

Io, che non so che cazzo fare, io che non ho sufficienti elementi per capire come ci sono finito in mezzo, chi sono in questo silenzio. Segretamente onorato di questo intimo e angosciato spettacolo che mi è stato concesso, probabilmente immeritato. Sono spaventato, e imbarazzato, resto in silenzio, non so cosa chiedere, cosa dire, dove guardare, cosa fare. Dio, se mi sento coglione, voglio sprofondare. Eppure quello sguardo dilaniato mi attrae. Quanto è vero lo sguardo di chi ha paura di morire? quanto siamo uomini nel dolore... e non certo io, che continuo a vivere i miei ridicoli problemi postmoderni, ma lei, lei sì, lei è viva nel suo vivere che adesso è diventato sopravvivere, lottare, cambiare unità di misura per misurare il tempo chiamato futuro. Quegli occhi mi fanno paura, quella paura che vorrei baciare, bere quelle lacrime, piangerle io stesso, sapere come si sta, e poi arrendermi al corso della vita che si spegne. E capisco, che son

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: Peter Paura


So you are going to die (fine)

Non riuscì a provare altra emozione all'infuori dell'odio, odio per se stessi. Passati tre giorni ci furono i funerali. Non si presentò. Non aveva più nulla al mondo ormai, non riusciva a rifarsi una vita. La paura di essere responsabile di un'altra vita lo teneva chiuso in casa, isolato. Una mattina prese una corda, l'assicurò alla trave del soffitto e si impiccò. Rimase appeso per due ore. Non era morto. Un pomeriggio tentò di pugnalarsi al cuore. Sveni per il dolore e poco dopo era di nuovo in piedi con una profonda cicatrice nel petto. Una notte si lanciò giù dal balcone di casa. Ma anche questa volta si alzò in piedi vivo e vegeto. Ogni tentativo di farla finita risultava vano poiché entrava in contrasto con la prima regola dell'opuscolo. La conosceva bene, quante volte al mattino la ripeteva a pappagallo. Nessuno vuole morire, dopotutto il desiderio di vivere è nel profondo di ogni essere umano, è la fiamma che fa muovere il cuore, che nessuno può spegnere. Decise allora di partire, per spegnere la fiamma della vita che tentava di soffocare ma che mai si era spenta in lui. Quindici anni in giro per l'Europa. Viveva nella miseria, cercava il dolore nelle città, cercava situazioni che gli facessero ribrezzo, situazioni nelle quali le persone arrivano a desiderare la morte. Niente da fare. Non riusciva ancora a mettere fine alla sua esistenza. Quante persone ormai avevano dato la vita per lui. Quante ancora avrebbero pagato. Stufo di viaggiare tornò a casa. Stessa città, stesso palazzo. Ormai aveva deciso di arrendersi. In lui la fiamma della vita sarebbe rimasta fino al giorno in cui il buon Dio non l'avrebbe richiesta indietro. Senza chiedere nulla dalla vita si era abituato a condurre una vita tanto misera. L'unica cosa a cui teneva era il suo piccolo appartamento, poiché rappresentava un ostacolo per le orribili faccende che accadevano fuori. Ma una notte il fato ancora intervenne a suo sfavore. Erano le quattro di mattina quando qualcuno bus

[continua a leggere...]



Insanabilmente corrotto!

Padre ascolta, ti prego... a me porgi l'orecchio e odi, non è una preghiera ma il canto del mio cuore
che ormai saggio si volge a te, per sempre...
nella notte calma e fredda
mi chiedo se mai la gente sappia di te!
ho dipinto nel mio cuore parole amare
che di te nulla sapevano
dita costruire condanne nel tuo nome...
uomo creatura imbarazzante, mai ti chiedi se del male sei tu l'artefice
ogni vita che vola via, per dolori senza cura, dici<<Dio!!!>> e a lui fermi la colpa...
fede parola smarrita...
Padre la tua bontà è pari all'infinito, riconosco in te la sola persona che mai comprese il mio dolore
vedo le mie lacrime vestire un volto chiamato gioia
sento il mio cuore sollazzare tra la vita alla vita eterna, vinco la paura e scopro che esiste la risposta dietro lo specchio...
Se mai fossi tua lettera fa che su di me si legga il sangue versato dal tuo amore che vinse senza remore la morte...
ho trovato strane vie davanti alle mie, erano fatte di tanti corpi e cuori, ma in ogni luce o notte ho trovato quella ch tu chiami Parola, e che la gente esamina come reperto saffico...
non sono un essere speciale, nemmeno un miracolo immortale, sona una semplice figlia che crede nel Padre
il quale sempre porge la mano e per amore della mia vita, mi avrà sempre tra le sue braccia...
se costruissi fiori e creassi cieli, lo farei per dare gloria all''unico che amò la mia vita e diede se stesso ad essere arso...
Ora tu puoi non credere e deridere, beffeggiare, ribattere, non importa, non affronto... il cuore dell'uomo è insanabilmente corrotto!

   3 commenti     di: esther iodice


Siamo al mondo per ricordare di essere Dio...

"Mio caro gemello non sperare che qualcuno possa venirci a salvare, qualcuno possa venire a tirarci fuori dal nostro inferno, perche' nessun Dio puo' farlo, perche' quel Dio CHE CERCHIAMO DISPERATAMENTE, non e' la di la' di noi stessi, non e' lontano, irraggiungibile da noi stessi, perche' quel Dio non e' nostro padre, quel Dio non e' il nostro creatore, perche' quel Dio CHE TI HANNO INSEGNATO ad amare ed adorare, sei tu stesso, perche' tu sei il Padre, tu sei il figlio, tu sei lo spirito santo, perche' sei tu Dio, il grande creatore, il grande spirito, il grande oceano di energia che ha creato la vita sulla terra, per tentare di darsi una forma, per tentare di avere un corpo, per tentare di percepire se stesso.
E tu sei quel tentativo, quella possibilita', che e' nata dentro una piccola cellula, che e' cresciuta e ha moltiplicato se stessa in miliardi di tentativi, miliardi di possibilita', miliardi di vite, tutte diverse nella forma, tutte uguali nel profondo, che si sono uccise, sbranate, fatte a pezzi, mangiate fra di loro perche' volevano sopravvivere, volevano continuare la corsa, continuare a cercare, continuare a ricordare.
Un mare di vite, mio caro gemello, che si fondevano tra loro per creare altre vite, per crescere, moltiplicarsi, correndo impazzite verso tutte le direzioni, uccidendosi per continuare la corsa, sangue dopo sangue, orrore dopo orrore, perche' non si riconoscevano, non ricordavano di essere la stessa immagine.
Miliardi, miliardi, miliardi di possibilita' mio caro gemello, lo capisci questo?
Miliardi di possibilita' che l'universo si e' creato per arrivare alla meta, arrivare disperatamente a percepire se stesso.
Lo capisci mio caro gemello qual'e' il senso di questa corsa sfrenata che e' partita dall'universo ed e' arrivata fino a te?..."

CON CUORE
Bruno

CON CUORE
Phil Ethasimon

   2 commenti     di: Phil Ethasimon


Il destino è

Le primule sbocciavano, il sole illuminava l'immenso campo e quella stradina di profumati germogli fioriva. Vidi sul ciglio della strada un uomo con lo sguardo smarrito. Continuai ad osservarlo, qualcosa in lui mi colpì, di certo non era il suo sguardo, troppo distante per trarne un'immagine nitida. Incuriosita rientrai in casa, salendo su per le scale oramai da me dimenticate, troppi ricordi di due giovani innamorati. Ansimante, sbirciavo da quella ormai scolorita finestra. Lo vidi era lì, aspettava chissà cosa, chissà chi. Finalmente si voltò, avrei riconosciuto tra miliardi di stelle i suoi occhi, azzurri come il mare, immensi come il cielo. Rimasi immobile, il cuore non aveva più parola, il suo profumo risvegliò i ricordi di quel' intramontabile amore. Prima ancora di rendermene conto mi ritrovai con un nodo alla gola senza riuscir a dire una parola. Eravamo così vicini e così distanti accecata da tanto splendore da non poter più respirare. In lontananza vidi arrivare una corriera, uno stormo d'uccelli sorvolò il cielo, il mio sguardo si perse tra dolci aliti di vento. Riposi lo sguardo su quella corriera, vidi la bussola chiudersi davanti ai miei occhi, taciti, smarriti, che nostalgici guardavano quel viso, viso che non avrei mai più rivisto. Non chiesi più nulla di quell'uomo svanito, ma di una cosa ero certa:era lui, il mio più grande amore. Ma il destino nemico della mia felicità ancora una volta mi riportò alla triste realtà.

   3 commenti     di: Ilaria Tringali



Pagine: 1234... ultima



Cerca tra le opere

Racconti amoreLa pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Amore.