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Racconti amore

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Una romantica escursione in montagna

Venerdì mattina Antonio Nero si destò col mal di testa. La notte, come sempre più spesso gli accadeva, era trascorsa in un agitato dormiveglia e ora si sentiva intontito e aveva la vista offuscata. Accese l'abatjour e cercò di alzarsi, ma per qualche momento la stanza in cui si trovava gli parve ondeggiare in un irreale tremolio.
L'uomo richiuse gli occhi e si sdraiò sopra il letto disfatto finché non si fu ripreso. Scese allora faticosamente dal letto, aprì i neri tendaggi della camera d'albergo che l'ospitava e spalancò la finestra. L'ancor gelida aria di montagna di quella frizzante mattinata di metà maggio lo investì, aiutandolo a riprendersi.
Dinanzi a lui i rocciosi monti dolomitici s'innalzavano imponenti, erti pinnacoli scabri, che sorgevano dalle verdi colline erbose sottostanti e s'inerpicavano fino a solleticare il cielo azzurro intenso. Tutt'intorno si udiva il delicato cinguettare degli uccelli, meraviglioso spettacolo sonoro della natura, di cui peraltro lui neppure s'accorgeva.
Ricordava confusamente d'aver sognato, ma era in grado di ricostruire solo poche immagini evanescenti che andavano via via scomparendo. Si recò in bagno per lavarsi e si guardò allo specchio. Il suo pallido volto ovale appariva scavato e denotava tutta la stanchezza accumulata nel corso delle ultime settimane. Già Antonio sapeva di non essere ritenuto un bell'uomo, ma in quei giorni si sentiva perfino più brutto e vecchio di quanto effettivamente fosse. Scese quindi a far colazione nella saletta dell'hotel, ormai semi vuota. Prese un caffè doppio, ingollò qualcosa in fretta e furia con la mente assente e si recò, in ritardo, al lavoro.
Una ventina di minuti dopo, appena giunto al villaggio paleolitico, sentì un intenso vociare. Gli altri componenti dell'equipe erano già presenti e parevano eccitati. Erano riuniti intorno al nuovo scavo, all'estremità ovest del sito, e seguivano le operazioni con profondo interesse. Giusto in quel moment

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   10 commenti     di: Massimo Bianco


Stammi accanto

Non è vero che credere in qualcosa non costa nulla; credere in qualcosa costa tanto. Tantissimo.
Ma già il fatto che io abbia ricominciato a credere mi rende più vivo, non stavo così bene da tempo. Sei stata davvero quel lampo che mi sta facendo guardare le cose con occhi APERTI, senza fermarmi.
Quindi ti ringrazio, grazie a te e alla scrittura.



L'anima smarrita e l'amore ritrovato

Esco dalla doccia e mentre asciugo i capelli, frizionandoli con un asciugamani, inizio a fissare con insistenza lo specchio, alla ricerca della mia immagine tra i vapori della dell'acqua calda.
Lo ripulisco dalla condensa, utilizzando la manica dell'accappatoio che ho trovato in questa lussuosa stanza d'albergo. Tuttavia l'immagine che riesco a scorgere tra le goccioline di vapore è quella distorta di un uomo spento che dimostra più anni dei 45 che in realtà ha compiuto. É un uomo stanco di vivere intrappolato nelle reti delle religioni e nell'illusione di un mondo migliore. É un uomo senza bussola che procede al buio nello sconfinato oceano della vita.

Dopo questa prima rapida riflessione, mi sento in preda ad un improvviso stato d'angoscia, come se tutti i mali del mondo, si stessero riversando dentro di me.

Riprendo a fissare con attenzione quell'immagine che mi fissa, e quasi senza volerlo inizio a fare un breve bilancio della mia vita.

Mi sembra strano abbandonarmi a queste considerazioni, soprattutto davanti allo specchio. In effetti, ho perso già da qualche anno l'abitudine di scrutare con profonda attenzione l'immagine che le superfici riflettenti mi rimandano indietro.

Cerco di evitare che i segni lasciati del tempo possano deprimermi ulteriormente. Osservandomi, vedo infatti, capelli sempre meno folti ma sempre più bianchi, rughe più marcate, e uno sguardo meno vivace soffocato dalle palpebre che si abbassano.

Il mio cuore, invece, non sobbalza più per le emozioni, ma procede con un ritmo monotono e sempre uguale.

Fisso la mia immagine e nei suoi occhi, vedo un mondo arido e spietato. Mi chiedo dove sia finito quell'universo perfetto, ma soprattutto, quel ragazzo buono, capace di sognare che viveva prima dentro di me.

Quando avevo 20 anni, la vita sembrava essere buona con me, mi consentiva ogni eccesso e sembrava volesse farsi perdonare per avermi concesso un'infanzia non eccezionale, in realtà mi stava illudendo che

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Spiegatemi cos'è

Ho sempre pensato che l'amore fra due persone fosse una bella storia immaginata dagli uomini per rendere meno cruda e dura la realtà. Perché la gente fa presto a dirsi ti amo, a passare anni d'abitudine e di convivenza, e così pian piano la routine diventa affetto, un affetto molto forte, che chiamiamo convenzionalmente amore. Prendersi cura l'uno dell'altro. Ma, ora che ci penso, io cerco nel possibile di prendermi cura di tutti. Significa che amo tutti? Certo che no. E allora cos'è? Sarà per caso quel sentimento che si prova quando aspetti tanto tanto di vedere una persona? No, nemmeno, sarebbe troppo vasto l'elenco.
E a questo punto non so nemmeno se centrino farfalle nello stomaco o cose simili. Sarà che io, campane che suonano al primo bacio, non ne ho mai sentito, ma ho seria difficoltà nel credere a questo mistico sentimento amoroso che unisce un uomo e una donna, o una donna e una donna, o un uomo o un uomo o chicchessia.
Io non ho bisogno di nessuno.

Mi è capitato una volta di pensare giorno e notte ad una persona. E ancora oggi mi viene il groppone se ci penso. Sapete, lei era il mio chiodo fisso. La sognavo, e cercavo in ogni modo di catturare la sua attenzione. Ogni volta che la vedevo mi sentivo morire dalla felicità, e ogni volta che lei considerava più gli altri che me, tornavo a casa con uno strano senso di incapacità. Non riuscivo a dire cose intelligenti in sua presenza, avrei fatto qualsiasi cosa mi avesse chiesto. Eppure, arrivato il momento della confessione della mia attrazione, sono diventata solo un'ombra. E così il mio cuore è stato calpestato brutalmente. Sì, ci ho sofferto, e sì, trovo ancora che sia bella. Ma riesco a vederne i difetti, ora.

Era per caso quello l'amore? E se così fosse, quale assurda ingiustizia ha voluto che io amassi lei, lei amasse un'altra e un altro amasse me?
Ma no, non era amore. Ve lo dico io, non lo era. Perché l'amore si fa in due.

E allora cosa diamine è questo amore? Perché v

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   6 commenti     di: Elena


Kalia

Era un giorno di fine estate con il sole imponente e delicato al suo calare che guardando l'infinito rispecchiava il suo bagliore in quiete onde di quel mare.
Kalia, donna seducente ma, non più giovane amante, nel vedere un bambino camminare sulla riva di quel mare, si sofferma al ricordare quale assenza del suo presente fu l'amor mai accresciuto.
Il vento dolcemente accarezza il suo viso tra le onde silenziose, che danzando con gli scogli, accompagnano la sua mente in un viaggio di ricordi.
Lei, che precoce nell'apprender il piacere dell'amore, fu nell'arte della seduzione a cercar il suo cammino.
Fin da giovane, dai grandi occhi color del mare e dal corpo suo sinuoso, gran piacere in lei trovava l'ispirar forti emozioni a coloro che la riempivan d'attenzioni.
Fu perpetuo il suo cercare quella gioia a lei temuta in amanti passeggeri che vero amor non perdonava.
Qual magia d'amor costante non apprese il suo fuggire nel breve viaggio della vita che nel rimpianto d'esser stata iniziava il suo finire.

   0 commenti     di: Camillo


Banalità

Per l'ennesima volta mi trovo a scrivere a quest'ora. Quando tutto è fermo, quando il rumore del silenzio è interrotto solo dalla mia penna che scrive o dalle auto che questa notte si sono divertite. Troppi pensieri che scorrono veloci, banali. Ho difficoltà a scrivere, a mettere insieme ognuno di questi e a renderli un unica cosa, che qualcuno possa leggere e interpretare, o addirittura in cui ci si possa immedesimare. Penso, penso, penso. Niente. Solo un mucchio di stupide banalità, parole e sentimenti già descritti, idee già sentite, complimenti ormai invecchiati. Come posso fare quindi, per dedicarti qualcosa di importante e di originale, di verità e di sofferenza, di dispiacere e impotenza? Se solo ne fossi capace. Posso solo limitarmi a stendere parole a raffica, sperando che qualcosa di speciale nasca da queste righe. Certo è incredibile, mi vien da ridere, sei una musa talmente perfetta e intoccabile che anche scriverti semplici compilmenti è un duro lavoro. Forse basta semplicemente dirti "bella".
Ma io sono un idiota, voglio complicarmi la vita, o forse semplicemente mi piace scrivere e tu sei il pretesto per farlo. No, non credo. Scrivo solo sentimenti. Allora scrivo per sfogarmi? No, perchè scrivo solo di te. E allora come ti conquisto? Potrei regalarti una poesia, una fiaba, un racconto, un romanzo, cosa? Magari ti porto a cena in un ristorante, a lume di candela, con il miglior vino della cantina. Oppure farti divertire al luna park, ridendo e scherzando sulla ruota panoramica e urlando sulle montagne russe. Altrimenti una passeggiata romantica in centro, tra negozi e monumenti, tra storia passata e storia futura. Ma che dico? Prima di tutto devo avere il coraggio di dirti due parole in più rispetto ad un normalissimo ciao, io vado avanti con il cervello ma tu rimani lì, perfetta e immutabile, bella e sensuale, romantica e trasgressiva. Ma cosa potrà mai interpretare un lettore davanti a questo testo? Che sono un pazzo o che la mia m

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   2 commenti     di: Carlo Pascotto


L'anglo e il redento

[Seguito di Angelo]

Il garage accanto a casa loro veniva utilizzato per tutto all’infuori della custodia della macchina, del resto era più il tempo in cui era fuori che dentro.
Il reale uso di quello spazio coperto era di cantina e officina. Un luogo in cui prendevano forma i sogni di Michael.
Passava ore a trafficare lì dentro e costruirsi la moto dei suoi sogni con pezzi ricavati in vari modi. Molti glieli procuravano i membri del suo gruppo, altri li prendeva dai vari cimiteri delle moto. Era da anni che ci lavorava e considerando che era un autodidatta, stava proprio facendo un ottimo lavoro. Ancora poco e sarebbe stata pronta. Era sicuro che avrebbe funzionato, sapeva che doveva essere così, aveva fatto una grande attenzione ad ogni particolare, per quello ci aveva messo così tanto.
Anche quel pomeriggio primaverile aveva preferito lavorare alla sua futura moto piuttosto che andarsene da qualche parte coi suoi amici. Loro lo capivano e non lo infastidivano, del resto se lui diceva che non voleva andare via, quello era. Nessuno si metteva a discutere, prendevano il suo volere come acqua d'oro anche se non si spiegavano come mai non chiedesse loro di rubarne una per lui, l’avrebbero fatto e guadagnato un sacco di tempo.
Non ci discutevano con lui, mai.
Con le mani nere di grasso di motore e vestito con una vecchia tuta che indossava per quelle occasioni, stava stringendo un bullone con la chiave inglese, aveva il viso immerso in una delle sue espressioni intensamente assorte e terribilmente delicate, come se stesse creando una scultura nella creta.
Con la mente sgombra da qualsiasi pensiero ed estremamente concentrato su quel che faceva, mantenendo chiunque fuori da sé, non sentì arrivare la figura silenziosa alle sue spalle. Si fermò proprio dietro di lui e senza fiatare e farsi sentire, infilò fluido e sfacciato le mani in avanti, sul suo bacino, entrando con facilità nei pantaloni della tuta e sotto ai boxer, giungendo all’inguine

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   0 commenti     di: Astrid Basso



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