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Racconti amore

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PDL e Cesca oggi 5 - confessione di cesca

La vita a volte fa degli strani scherzi, ho cercato per anni di nascondere a me stessa, una cosa così evidente; io amo quest’uomo da una “vita”, esattamente da quando avevo 15 anni, ho convissuto con questa passione, senza saperlo, o meglio, rifiutandomi a livello conscio di ammetterlo, addirittura di pensarlo.

Mi ero illusa che il trasferimento in un’altra città, il radicale cambiamento della mia vita, l’iscrizione all’università, il dover costruire volente o nolente una nuova dimensione alla mia esistenza, sarebbe stato utile a realizzarmi in piena autonomia di sentimenti.

Ma, c’è sempre un ma, nella vita; non volevo rendermi conto che in verità stavo solo cercando di sfuggire da una realtà più grande di me!
Me ne sono resa conto una sera, chiusa al buio in camera mia, facendo finta di dormire per non mettere in imbarazzo mia madre e il suo uomo!

Ho capito che ero sola, le carezze, i baci, il sesso veloce che ho praticato in questi anni, sono stati solo una parvenza di piacere, solo un’illusione di sentimento, solo uno squallido palliativo alla mia solitudine, fisica e mentale; e allora giù a scrivere chilometriche lettere, a qualsiasi ora del giorno o della notte, all’unico uomo, al di fuori di mio padre, che si interessava veramente di me, dei miei sogni, del mio futuro, dei miei studi, delle mie poesie; stimolandomi, coccolandomi, sfottendomi a volte, solo per farmi sentire bene e importante!

L’unico uomo nel quale sguardo vedo sempre pulizia e disperazione, tenerezza e dolore, solitudine e passione, onestà e dubbio! E che mi frega che è più grande di pa’? Più “vecchio” di chi mi ha generato? C’è un codice fiscale anagrafico dei sentimenti? Si, temo che ci sia, c’è questa stronza società di merda che è sempre pronta a gettarti fango in faccia!

Sono anche più giovane di suo figlio! Mi sento male, se potessi riavvolgere la mia vita come un film, la farei finire insieme a mio padre, si credo proprio ch

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   2 commenti     di: luigi deluca


Lettera Al Mio Amore

15 Maggio 2007
ore 1:50
Cucciolo,
sto scrivendo e riscrivendo decine di volte pur di buttare giù, su questo foglio di carta, qualcosa che possa colpirti.
Finalmente, ho deciso di far parlare il mio cuore...
Ci siamo conosciuti un anno fa.
In realtà, ci conosciamo da sempre.
Ma il ricordo di quelle dolci sere d'estate, rimarrà per sempre inciso nel mio cuore.
È tardi.
Sono quasi le 2 di notte, ma il pensiero dolcissimo di te mi tiene sveglia.
Mi abbandono ai ricordi e assaporo ogni attimo della mia vita trascorso con te... Un vortice di emozioni travolge la mia mente e il mio corpo quando rivivo gli istanti di quel bacio stupendo che ci rese una cosa sola... Mi sono innamorata di te, amore mio.
Mi sono innamorata del tuo sorriso, dei tuoi baci, delle tue carezze, della tua pelle, del tuo profumo, delle tue labbra... Di tutto.
Il cuore batte forte e le mani mi tremano.
L'emozione mi prende poco a poco.
Sto bene... Da quando ci sei tu nella mia vita, sto tremendamente BENE! E non ci sono parole per spiegartelo ancora... Amore mio, oggi compi 18 anni e in questa lettera sono racchiusi i miei auguri per questo tuo giorno speciale.
Ma non solo... Oggi sono anche 10 mesi che stiamo vivendo una favola meravigliosa.
Cucciolo, non lasciarmi mai sennò non saprei come vivere... Nel bene e nel male, io ci sarò sempre perchè ormai sei diventato parte integrante di me!!
Ti bacio e ti abbraccio.
BUON 18ESIMO COMPLEANNO
La tua piccola Libi



Chiamami Luna - seconda parte

"e io le rispetterò"... sussurrò ..."figuriamoci se non le rispetto adesso che viene il bello" pensò Paolo mentre con un sorrisetto scemo apriva la porta.
La camera era arredata semplicemente come una classica stanza d'albergo di seconda categoria, c'era un leggero chiarore e un delicato profumo di spezie che proveniva da due candele accese su uno dei comodini, Paolo entrò e chiuse la porta alle sue spalle si avvicinò al letto e prese la benda, era nera, lunga di un tessuto pesante ma scivoloso se la legò sugli occhi, si sedette sul bordo del letto e attese.
In testa aveva mille sensazioni mille pensieri diversi, amava questa condizione di mistero e aspettativa nell'attesa di quello che sarebbe potuto accadere, il messaggio sessuale era esplicito, eppure questa era una situazione nuova, non gli era mai capitato niente di simile, mai nemmeno immaginato, quindi assaporava ogni istante con l'acquolina in bocca, proprio come si fa con una pietanza succulenta che ci piace da impazzire e desideriamo mangiare fino all'ultimo morso, però la centelliniamo, boccone dopo boccone, la gustiamo la sorbiamo con molta calma per evitare che finisca troppo presto.
Era lì seduto sul letto a immaginare cosa gli sarebbe capitato, immerso nell'oscurità a percepire ogni più piccolo fruscio teso per riuscire a capire cosa stesse succedendo, quando ad un tratto sentì qualcosa, un movimento quasi impercettibile dietro di sé, istintivamente si voltò in quella direzione ma con la benda sugli occhi ovviamente non riuscì a vedere alcunchè.
Ad un tratto sentì due mani morbide e calde che gli accarezzavano il collo, le dita affusolate e le unghie lunghe gli procuravano un leggero brivido mentre lentamente si infilavano sotto la camicia e scendevano sulle spalle. Era davanti a lui, istintivamente fece per alzarsi ma la stretta delle mani sulle spalle gli fece capire che avrebbe dovuto stare seduto ancora per un po', intanto si godeva la sensazione di estremo piacere che

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Una rosa rossa

Alle dodici e trenta in punto il geometra Giorgio Trevi entrò, come faceva da quindici anni a questa parte, nella sala da pranzo della trattoria «Oasi del camionista». Si diresse al suo tavolo abituale, in fondo alla sala, nell'angolo accanto alla finestra e al termosifone. Sulla bianca tovaglia di carta il coperto era già predisposto, compresa la mezza bottiglia di minerale liscia e il cestino con una pagnoncella e una busta di grissini all'acqua. La trattoria era semivuota, sia per la giornata di sabato, sia per il fatto che ormai da sei anni i camionisti non passavano più da lì. Terminata la strada di circonvallazione, il comune aveva posto il divieto di transito ai mezzi pesanti su quel tratto di provinciale che attraversava il paese. Anzi, quel tratto di strada era diventato di competenza dell'Amministrazione Comunale, che l'aveva intitolata al poeta e patriota Massimo Guadagnini, gloria locale di cui oramai pochissimi ricordavano le opere e le gesta. Ma penso che questi fatti non interessino alcuno, per cui riprendiamo ad occuparci del geometra Giorgio Trevi. Aveva scelto quel posto in fondo alla sala perché desiderava pranzare in tutta tranquillità, il più lontano possibile dalle tavolate di autisti, rappresentanti di commercio, operai di cantieri edili che disputavano a voce alta sui soliti argomenti di loro interesse, che il geometra non condivideva. A volte, in caso di sovraffollamento, era obbligato a ospitare qualcuno di costoro al suo tavolo. Allora cercava disperatamente qualcosa da leggere, foss'anche un vecchissimo depliant pubblicitario, per scoraggiare chi gli sedeva accanto da qualsivoglia tentativo di conversazione. Possiamo con sicurezza asserire che il geometra non amava per nulla socializzare. Soltanto una volta, appena iniziata la sua frequentazione dell'Oasi del Camionista, si era avventurato in una conoscenza più approfondita nei confronti di un giovane autista siciliano, di nome faceva Salvo Tannà, che percorreva

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Sparisti senza fare rumore

Ero là tra la folla, cercando ancora il tuo sguardo. Quegli stessi occhi che mi fecero innamorare.
Tra facce note e sconosciute, ti vidi, in lontananza. Te ne stavi andando, proprio come tanto tempo fa.
Volevo inseguirti, prenderti per un braccio e stringerti a me. Chissà se avrei fatto bene?! Chissà come sarebbe poi andata?!
Era da molto che non ti vedevo, ma quel giorno mi parse il primo, quando ti conobbi, quando per la prima volta incrociai quello sguardo, quegli occhi marroni intensi che trasmettevano amore e passione.
Fu un colpo al cuore, voltarmi e non vederti più.
Puff, sparisti così senza dire nulla, senza fare rumore.
Ormai mi ero abituata alla tua assenza, al non vederti più in giro con gli amici. Ogni cosa però mi ricordava te.
Dalle stupide battute, agli abbracci più sentiti, anche quelle strade ormai, dove passammo i nostri momenti più belli.
Poi tutto insieme tornasti, senza dare spiegazioni. Ero sorpresa, felice ma insicura: "Cosa volevi ancora da me?"
-"Mi sei mancata sai?! Rivoglio quelle nostre giornate, quei nostri lunghi abbracci per la strada, quelle notti d'amore."
Quelle parole mi riaprirono il cuore.
Come potevo non perdonarti?! I tuoi occhi, le tue labbra, i tuoi capelli, eri vita per me.
-"Ti amo." Ti dissi.
Mi baciasti per minuti interi.
-"Scusa per tutto quello che ho fatto, per il male che ti ho fatto." Mi dicesti a capo basso.
-"Non pensiamoci più, ti perdono. La nostra storia ricomincia da ora, da questo momento, tra le tue braccia. La nostra storia forse, non finì mai." Conclusi.
Morale della storia?
Il passato torna sempre quando meno te lo aspetti. L'amore quello vero dura in eterno, nonostante la lontananza o il dolore provato.
Chi si ama veramente? Si perdona SEMPRE.

   2 commenti     di: Sara Turco


Vorrò svegliarmi..

Sdraiata senza posa sul mio letto.. vorrei silenzio.. se non posso avere la tua voce non voglio nient'altro.. lo sguardo è attirato dalla luce che entra dalla portafinestra.. attraverso le tende arancioni entra un sole bellissimo, che scalda la mia stanza, ma non il mio cuore.. sento freddo, le mani immobili sul lenzuolo sono gelide.. rimangono immobili.. la testa voltata di lato.. si, guardo fuori e vedo quel sole.. i riflessi che da attraverso le mie tende normalmente mi rallegrerebbero.. ma niente può rallegrarmi ora.. cerco il silenzio ma sento uccellini che cinguettano felici.. vorrei pioggia, buio, oscurità.. chiudo gli occhi, li stringo forte, non devo piangere, l'ho promesso.. ma non riesco.. vorrei essere lasciata in pace, ma suona il telefono.. un colpo al cuore.. ma non sei tu, non puoi essere tu.. e allora piango..
Perchè quel maledetto sole non la smette di brillare e illuminare tutto.. non c'è motivo di essere felici!! Perchè devo ascoltare gli uccellini che cinguettano e ripensare a te che li ascolti con me al telefono.. e sorridi.. perchè devono essere così felici?? Tu non puoi ascoltarli adesso..!! Perchè tutto sembra non capire quanto è difficile sopportare la tua assenza, e continua a vivere nonostante tu non possa essere qui..?? Perchè solo io non riesco a sopportare tutta questa "normalità" senza di te.. non la voglio!! Vorrei solo dormire.. vorrei solo sognare di noi.. Apri gli occhi mio piccolo angelo.. aprili.. Vorrò svegliarmi solo quando avrai ascoltato la mia voce e sarai tornato a guardare a sognare.. a vivere insieme a me..

   2 commenti     di: Giada..


La volta buona

Il campanello della porta interrompe la voce della televisione, l'unica voce che fino a quel momento aveva tenuto compagnia a Carlo. Si alza velocemente, impaziente, per l'ennesima volta convinto che quella sarebbe stata la volta buona, del definitivo chiarimento, dell'esplosione dei sentimenti. Con una faccia seria si appresta ad aprire la porta e come sperava dietro c'è lei. Bella, incredibilmente bella, più del solito, con i suoi occhi chiari di un infinito unico e quel suo viso degno di ogni complimento. Come al solito vestita semplice e sensuale, con la camminata di chi sapeva che faceva effetto a Carlo, che ogni suo movimento creava un fuoco dentro di lui. Cammina tranquilla senza imbarazzo, si vede che non è la prima volta che entra in quella casa, anzi spavalda si siede dolcemente sul divano, guardando lui in piedi incantato da tanta sensualità e dolcezza. Non trova le parole per iniziare un discorso sensato, l'unica cosa che riesce a fare è sedersi dalla parte completamente opposta a lei, incapace di dirle quello che prova e di esternare ogni suo piccolo sentimento. Lo schermo al centro del salotto fa da distrazione alla bella donna e il suo volume fa da sottofondo al silenzio imbarazzante di Carlo. Ha paura di parlare, di muoversi, di dire o fare qualcosa di sbagliato, che potrebbe dare a quell'incantevole principessa la scusa per abbandonarlo definitivamente. Ancora non lo ha fatto, ancora parla ed esce con lui, ma in cuor suo Carlo già sa che non sarà l'uomo della sua vita. Non per questo si arrende, anzi è deciso più del solito a dirle chiaro e tondo come stanno le cose. La osserva con ammirazione mentre cambia canale al televisore, invidioso di quella delicatezza nel premere i tasti e quell'eleganza nel chiedergli se gli piace il canale a cui si è fermata. Annuisce senza nemmeno sapere a cosa, ormai completamente disorientato e sicuro. Sa che ha poco tempo, ma non trova ancora il coraggio per avvicinarsi e parlarle seriamente. L'oro

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   1 commenti     di: Carlo Pascotto



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