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Racconti amore

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Ti percepisco.. ed è stupendo!

Senti le onde spumose. Ascoltale, anche tu. Il vento le disperde, dà loro una forma. Onde alte. Onde basse. Arrivano, dolci e ondulate. Prendile, accarezzale. L'orizzonte è affascinante. Cielo e terra, legano stretti, perfetti amanti. Nella sabbia, guardale, ti prego, orme. Orme incise, hanno tutte una loro storia, una loro buffa forma. L'alta marea le cancella, e il giorno dopo ne nasceranno altre. Quante storie che riserva il mare. Buon odore, salsedine. Voglia di sfregare coi piedi conchiglie. Voglia di incatenare gocce d'acqua in una mano. Voglia di danzare fra le onde e portarmi via il sole dai raggi dorati, che ogni sera cala la sua scala e scende in mare. Prendine uno, degli oggetti che getta il mare: legnetti, conciglie, piccole perle.. è il suo regalo, per noi. Aria di pace, aria di risveglio al mattino dopo una dormita ben riuscita.

Parlami.
Ora puoi parlarmi, nonno.
Starai vivendo lo stesso panorama anche tu, lassù.
Non è così maestoso, e ammaliante?
Oh, manca il tuo sorriso.
Quello sì, era ammaliante. è, ammaliante.
Gocce di mare, gocce cristalline, rievocano i tuoi occhi.
Non riesco più a vederti, ma, ti percepisco.
Ti percepisco, nonno.. ed è stupendo.

   5 commenti     di: Erika A.


So you are going to die 3

Certo la frase non combaciava con la situazione di Fermo. Agnostico tra l'altro. Ma come era accaduto quella mattina, Fermo è resuscitato, però ancora bloccato tra visioni e patimenti infernali. Infatti se non rispettava le regole avrebbe sofferto. Più della morte. Queste però erano solo supposizioni. Ancora non poteva credere di aver ucciso. Lui, un omicida. Un assassino è colui che uccide senza il concorso di cause di giustificazione, ad esempio la legittima difesa. Ma possiamo definire ciò che ha fatto Fermo come legittima difesa? Parliamo di legittima difesa quando chi ha commesso il fatto è stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio. Tutti hanno il diritto di vivere. Fermo aveva tutto il diritto di vivere, ma così facendo chi muore al suo posto perde questo diritto. Nessuno può decidere chi vive o chi muore. Fermo non sapeva decidersi, era confuso. Era un criminale, o era giusto quello che ogni mattina accadeva? Doveva smettere e morire? Ma voleva stare con Sara. Vivere con lei. Amarla. Non farla soffrire. La terza alba. Tre giorni dall'accaduto. Quella mattina aveva deciso di dormire un po' di più. Erano le dieci del mattino, era ancora a letto. Quando ad un tratto delle grida lo svegliarono. Urla di dolore. Urla d'affetto. Nell'appartamento accanto a Fermo vi era un coppia di giovani fidanzati. Viveva felicemente. Ogni tanto litigavano, ma nulla di grave. Quella mattina le grida erano più forti. La giovane donna continuava, sempre più: "No! Non è possibile, perché!". "Forza!". In un primo momento Fermo non si agitò, ma quando udì quelle parole rimase sconvolto. "Perché non ti svegli! Amore! Non puoi lasciarmi sola, non puoi morire!". Era veramente morto? Si domandò Fermo. Subito si coprì le orecchie. Non voleva sentire. Si rifiutava di accettare la verità. Sapeva cos'era accaduto. Cercava di dare giustificazioni. Tutte vane. Era stato lui. Era colpa sua. Non poteva essere successo. Cercava di mantenere la calma, intan

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Un segreto

Poteva sentire nelle narici l'odore della sua pelle, così vicina alle sue labbra. Non era un odore che sapesse descrivere: era simile, eppure diverso da tutti gli odori che conosceva. Come se in esso fossero fusi insieme gli odori che più gli erano cari: col tempo, aveva imparato a riconoscerlo come il suo odore. Ora ne respirava, come se fosse l'aria stessa; se ne riempiva i polmoni, mentre le labbra sussurravano a quella morbida pelle dei segreti che non sarebbero stati mai profonati. Avvertiva la bellezza possente del suo corpo, stretto contro il suo; i capelli di lei gli ricadevano sul volto, intrecciandoglisi davanti agli occhi. Un segreto, un altro, e un altro ancora; rivelati su per quel collo sinuoso, verso quell'orecchio che, primo tra tanti, aveva saputo davvero ascoltarlo. Le mani scovavano sensazioni, frugando la sua schiena, scivolando veloci su e giù per quelle linee che tracciavano la strada del suo desiderio.
Un segreto, un altro, un altro ancora.
Questo forse doveva restare di quella storia. Un segreto sussurrato senza parole, a labbra strette.
Lei si scostò da lui e lo guardò in volto.
Un segreto, solo questo, lascia che ti dica un altro segreto, pensò lui. Un segreto a fior di labbra, che ti entri dentro e che resti sospeso, aleggiante tra due respiri affannati.
Lei si allontanò da lui, continuando a guardarlo in volto.
"Cosa stiamo facendo?" gli chiese.
" Non so cosa sia. Ma so che con te sono felice." Valeva ben più di un segreto, questo.
"Non si può vivere di segreti" disse lei.
Si allontanarono.
Un segreto, un altro e poi un altro: di quella storia non restò che un segreto, mai rivelato, mai raccontato.

   5 commenti     di: Lele M.


Radiografia dei miei pensieri

Non mi basta il cappello. L'umidità si infiltra attraverso la lana e sento freddo. O almeno così mi pare.
Sono sul terrazzo, ha appena smesso di piovere. Piove spesso in questi giorni. A farmi compagnia una bottiglai di aglianico.
Un tamburello e la pizzica in testa da ballare. Guardo il mare, quand'è nero pare terra. Assomiglia alla mia terra, quella che non vedi altro
da casa tua, dalla tua finestra. Quella che ti insegnano ad amare ancor prima di parlare. Quella per cu tua nonna, tua madre, tante nonne e tante madri hanno lottato.
Ecco di sera il mare le somiglia. La terra è nelle mie viscere, è come un magone nel petto quando ami qualcuno. Quando la passione ti travolge. E non pensi ad altro che a dare e darti, come quando respirare nn
è importante quanto amare.
Amare, amore. Che palle. Viene sempre fuori. Ma stasera no, non ci voglio pensare, non ci devo pensare. Stasera si balla. Sul terrazzo, al freddo, guardando il mare. cercando si scacciare i brutti pensieri. Il dolore.
L'ipocrisia. La piccolezza umana. Ballare fino a perdere le forze. Bere fino a perdere conoscenza. Entrare in contatto con me, quella che me che sto imparando a conoscere. E che fino ad ora ma dove kazzo è stata?
Una me stessa fragile. Forte. Incoerente. Sensibile. Immatura.
Una me stessa che viene fuori ogni giorno di più. A fatica, tentennando, ansimando, scalpitando.
Di cui sono fiera. Perchè questa me stessa, pur nascosta fin oggi, è il frutto di quello che sono, di ciò che sono stata. Della mia vita, del mio passato. Delle mie corde, dei miei errori.
Bevo un altro sorso. Agito il tamburello. Ballo. Balla anima mia. Sciogliti. Allèntati. Che è troppo quello che ti infilo dentro da una vita e non so se ce la farai ancora a tenere dentro tutto quello che deve ancora venire.
Le sensazioni che inseguirò, le emozioni che mi sforzerò di fermare, il dolore che mi farà tremare. Anocra e ancora. che la vita è fatta così. E quando pensi di aver conosciuto tutto,

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Avvicinarsi, ma come?

Come avvicinarsi?
La notte porta troppi pensieri malinconici, pensieri che il giorno offusca con la sua raggiante bellezza.
Penso penso penso.
Forse dovrei smetterla di pensare.
Agire. Ma come? Da dove parto, dove comincio?
Un timido ciao contro un muro di pietre rosse, troppo debole per poter aprire una breccia.
E resto li come un cretino, a guardare i suoi capelli che fluttuano leggeri nell'aria quasi ipnotizzato da quel movimento sinuoso.
Gli sguardi si incrociano, un sorriso, un ciao. In quel momento mi sento l'uomo più felice della terra, avrei potuto fare di tutto per lei in quel momento ma...
L'interesse apparente nei tuoi confronti piano piano svanisce. E torni ad essere solo.
Solo con i tuoi pensieri.



L'ho ucciso

Fredda notte di marzo... cammino per le strade della mia città continuando a pensare a lui, a come fino a poco tempo fa era qui con me, al mio fianco.
Mi chiamo Mara. Sono nata in una ricca famiglia del mio paese, 20 anni fa...
Si potrebbe dire che la mia vita è ancora lunga da percorrere, ma questi pochi anni sono stati ricchi di esperienze che mi hanno cambiata sempre di più man mano che il tempo scorreva.
Non mi è mai mancato niente, avevo tutto ciò che desideravo, frequentavo le migliori scuole, e quelle che in teoria erano le migliori famiglie.
I miei genitori avevano programmato tutta la mia vita sin dal momento in cui venni al mondo, e sfortunatamente io non ne sono stata a conoscenza fino al momento in cui ho cominciato a dare ascolto al mio cuore.
Avevo 17 anni quando mi presentarono Paolo, un ragazzo perbene, un 2oenne qualunque, benvestito, beneducato, una persona della quale sarei potuta diventare amica facilmente, pensavo.
Cominciò a venire spesso a casa, ad invitarmi ad uscire con lui, a passare i pomeriggi insieme e io non avevo nulla in contrario.
Una sera uscii di casa da sola, per andare a fare la spesa, dato che era il giorno libero delle cameriere e mia madre si sentiva poco bene.
Scesi le scale, imboccai il viottolo per in negozio di alimentari e proseguii tranquillamente fino a quando non sentii una mano coprirmi la bocca con forza e un'altra bloccarmi da un fianco.
Sudavo freddo, avevo il sangue congelato enon sapevo cosa fare: una cosa era certa, non dovevo tentare di scappare.
-Dammi tutti i soldi che hai, bellezza
-Lasciami!
-dammi i soldi
-NO!
-Allora vieni con me...
mi trascinò in una macchina e mi portò via in un casolare abbandonato non molto lontano da lì.
In poco tempo mi trovai legata ad una sedia con i soli piedi liberi. Lui evidentemente preparava una lettera, forse volea tenermi in ostaggio, ma un certo punto si girò verso di me e mi guardò negli occhi pieni di lacrime.
-Lasciami andare, ti do i soldi!

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Il legame

Un forte odore d’incenso impregnava l’aria e le cose.
Nella piccola stanza, dal braciere posto in un angolo si sollevavano sottili fili di fumo profumato che, fluttuando mollemente a mezz’aria, si dissolvevano disegnando ragnatele nella debole luce ambrata.
Penombra. Quella penombra che rende reali anche le cose meno materiali, così che tutto può apparire diverso da come realmente è; penombra che può diventare uno stato d’animo, tanto che allora anche gli odori possono prendere corpo e il toccarli sembra possibile.
La fragranza dell’incenso diventa una tenda che si scosta sull’immagine di altri e diversi odori: subito sotto, come un velo sottile, appare chiaro l’odore fresco della notte e delle sue brezze e, nel punto più profondo, si svela l’aroma degli olii profumati e delle essenze.
Piani diversi, diversi livelli. L’atmosfera appariva stratificata in un susseguirsi concentrico di odori, fino ad un nucleo centrale che dava valore agli altri e che sembrava esserne lo scopo.
Si riempiva le narici e il cervello degli odori che quella notte gli stava offrendo e senza volerlo li andava fermando dentro di sé. Non erano per lui odori nuovi, così come non erano nuovi ne’ la situazione, ne’ le carni che sotto di lui si agitavano.
Ogni volta che giaceva con quella donna veniva a tal punto preso dai sensi che si sentiva come estraniato dal proprio corpo; immerso com’era nella concentrazione di quegli attimi perdeva l’idea delle cose e si sentiva fluttuare, mosso dai venti irresistibili che agitavano a tempesta il suo intimo.
Ubriaco. Era come ubriaco di passione e, come gli ubriachi non sanno smettere di bere vino, lui non era capace di staccarsi dalla fonte del suo piacere e voleva berne avidamente, fino ad annegare.
Scivolava dentro di lei come in un fiume, ne riemergeva senza fiato, pronto a tuffarsi di nuovo per toccarne finalmente il fondo; ma per quanto in profondità si spingesse, il fondo appariva sempre un po’ oltre, di

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   5 commenti     di: enrico ziohenry



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