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Racconti amore

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L'amore fatale

Era tardi. Stavo tornando a casa. Ero esausta. Da in fondo la via individuai, immediatamente, la sua figura.
Mi stava aspettando.
Venne verso di me e mi domandò: - Come stai?
Senza risponderle, attesi. Sospirò e guardò in fondo alla strada
verso casa mia, poi il suo sguardo seguì una macchina di passaggio.
- Cosa fai qui? - Le domandai. Allora lei alzò gli occhi verso la
massa di nuvole bianche... faceva sempre così, quando non sapeva come dire le cose, distoglieva lo sguardo e lo posava su ciò che le stava attorno. Negli oggetti riusciva a vedere cose sublimi, deformava la realtà e la ricostruiva a suo piacimento.
La sua fantasia non aveva confini. La sua mente era senza limiti.
Era difficile per me capirla, lei così eterea, io così legata alla
realtà.
Il suo aspetto era la mia debolezza. Era sempre stato così.
La guardavo e rimanevo senza niente dentro.
Lei era bella. Troppo bella.
Potrei trovare altri mille aggettivi per descriverla, ma questo è quello più chiaro e semplice che mi occorre per darvi un'immagine.
Tante parole non servono. Mi ricordo che quando stavamo insieme avevo sempre voglia di toccarla.
Non so spiegarmi.
Com'ero innamorata!
Nessun uomo mi aveva, mai, regalato sensazioni del genere.
Adesso era di nuovo davanti a me e a distanza di tre mesi, da quando ci eravamo lasciate, mi ritrovavo con lo stesso desiderio e le stesse tentazioni.
Alla mia nuova richiesta sul motivo della sua presenza, si scrutò le unghie della mano destra, ma non ebbe il coraggio di guardarmi in faccia; quando alla fine parlò, direi che lo sguardo le si era posato su una fenditura del marciapiede. Chissà cosa vedeva.
- Voglio tornare... - Sussurrò.
Posò gli occhi su di me e poi di nuovo a terra.
La solita richiesta.
- No- Le risposi. Lei fece un passo verso di me, allora ne feci
uno anch'io, indietro però. Il mio gesto la lasciò sorpresa, tanto che fu costretta a guardarmi nuovamente. E io stupida sospirai.
Mi sorrise...
R

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So you are going to die (fine)

Non riuscì a provare altra emozione all'infuori dell'odio, odio per se stessi. Passati tre giorni ci furono i funerali. Non si presentò. Non aveva più nulla al mondo ormai, non riusciva a rifarsi una vita. La paura di essere responsabile di un'altra vita lo teneva chiuso in casa, isolato. Una mattina prese una corda, l'assicurò alla trave del soffitto e si impiccò. Rimase appeso per due ore. Non era morto. Un pomeriggio tentò di pugnalarsi al cuore. Sveni per il dolore e poco dopo era di nuovo in piedi con una profonda cicatrice nel petto. Una notte si lanciò giù dal balcone di casa. Ma anche questa volta si alzò in piedi vivo e vegeto. Ogni tentativo di farla finita risultava vano poiché entrava in contrasto con la prima regola dell'opuscolo. La conosceva bene, quante volte al mattino la ripeteva a pappagallo. Nessuno vuole morire, dopotutto il desiderio di vivere è nel profondo di ogni essere umano, è la fiamma che fa muovere il cuore, che nessuno può spegnere. Decise allora di partire, per spegnere la fiamma della vita che tentava di soffocare ma che mai si era spenta in lui. Quindici anni in giro per l'Europa. Viveva nella miseria, cercava il dolore nelle città, cercava situazioni che gli facessero ribrezzo, situazioni nelle quali le persone arrivano a desiderare la morte. Niente da fare. Non riusciva ancora a mettere fine alla sua esistenza. Quante persone ormai avevano dato la vita per lui. Quante ancora avrebbero pagato. Stufo di viaggiare tornò a casa. Stessa città, stesso palazzo. Ormai aveva deciso di arrendersi. In lui la fiamma della vita sarebbe rimasta fino al giorno in cui il buon Dio non l'avrebbe richiesta indietro. Senza chiedere nulla dalla vita si era abituato a condurre una vita tanto misera. L'unica cosa a cui teneva era il suo piccolo appartamento, poiché rappresentava un ostacolo per le orribili faccende che accadevano fuori. Ma una notte il fato ancora intervenne a suo sfavore. Erano le quattro di mattina quando qualcuno bus

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La spirale dell'amore

Diventiamo consapevoli del piacere dopo averlo perso. Dopo aver perso una donna, la apprezziamo di più.
Ho conosciuto Rina, una ragazza di campagna con i capelli biondi e la pelle bianchissima. Nei primi giorni e settimane che sto con lei, il piacere è intenso: una sensazione di stupore, una continua scoperta del corpo e della psiche della ragazza. Ogni giorno che trascorriamo insieme ci sono novità, imprevisti, scoperte. Quando accarezzo il corpo di Rina, mi eccito in modo indescrivibile e mi sento precipitare in un abisso di voluttà.
È passata una stagione, tutta l'estate.
Ogni piacere troppo prolungato provoca l'assuefazione e non lo sentiamo più. Adesso, quando bacio Rina, quando accarezzo i suoi seni, provo un piacere stanco, un piacere consumato e logoro.
Adesso non resta quasi più nulla da scoprire: conosco i gusti di Rina, conosco la sua psicologia; so cosa le piace e cosa detesta, so come reagirà nelle situazioni che si presentano, so cosa sceglierà. Insomma, adesso conosco tutto di lei; so perfino la marca del gelato che comprerà.
Anche il suo corpo non offre più misteri e conosco tutto: il bel seno, le natiche magre, le gambe lunghe, il pelo del pube scarso e soffice, come piace a me; un neo sulla pancia, a destra, che mi dà un po' fastidio
Adesso con Rina provo nausea per la troppa vicinanza, per le emozioni troppo prolungate, per il troppo tempo che siamo stati insieme. Anche il piacere ha bisogno di pause, altrimenti l'uomo cade nell'assuefazione e non riesce più a percepirlo. Ho bisogno anche di solitudine; l'intimità che dura troppo a lungo mi disturba e infastidisce. La vita insieme a una donna in principio è piacevole, poi noiosa e infine insopportabile.
Sono trascorsi altri 5 mesi e ho perduto Rina.
Lei non c'è più, perché va con un altro ragazzo, e adesso io la rimpiango, la vorrei ancora. Dovrò faticare molto per conquistarla di nuovo e strapparla al mio rivale. Non so se riuscirò.
Se diventerà ancora mia

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   0 commenti     di: sergio bissoli


Piera

Mi innamorai di Piera che avevo già trent'anni inoltrati ed era la prima volta che provavo un sentimento così completo, spiazzante e doloroso. Sì, perchè la completa felicità fa male, nel momento esatto in cui si allontana da noi anche solo per un minuto.

A quel tempo bazzicavo la città di Catania, che mi è sempre apparsa una città alquanto strana, non foss'altro perchè sembra che una patina di sostanza scura e appiccicosa sia stata spalmata ovunque, sui palazzi, nelle strade, sulle chiese e perfino ai giardini pubblici.

Quando la conobbi mi sembrò una ragazzina insignificante, ricordo che tra le prime battute mi chiese quale voto da uno a dieci le avrei dato. Io, ridendo e con sincerità le risposi sei, non più di sei e mezzo, comunque.
Poi, passammo un'intera giornata, meravigliosa giornata, a camminare ovunque, in centro, alla Rinascente, al giardino pubblico, alla scogliera.
Alla fine della giornata avevamo percorso chilometri e chilometri di conoscenza.

Rientrai frastornato, non riuscivo a capire cosa mi stava succedendo, quella ragazza di ventidue anni era così matura, così presente che per molto tempo pensai al suo sorriso, ai suoi occhi profondissimi, la rividi dopo due settimane. Lo scenario era cambiato. Mi sembrò più sicura si sè, meno incline alle confidenze. Poi venni a sapere che viveva da sola in un appartamento dopo che suo padre era morto per un infarto e sua madre se n'era andata a vivere con un altro.

<Come fai a vivere?> <Lavoro in discoteca> fu la laconica risposta.

Quando facevamo l'amore c'era qualcosa di non sincronizzato, il nostro tempo interiore era diverso. In lei albergava un nervosismo atavico, in me la paura di perdere tutto. Spesso la seguivo nei centri commerciali, adorava gli occhiali e la biancheria intima. Fu una volta che eravamo da Coin, quando uscimmo fuori mi mostrò una maglietta con un bel disegno floreale, c'era attaccato il dischetto dell'antifurto. Era riuscita a non farlo attivare. Rimasi

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   5 commenti     di: vincent corbo


Non sono io

Non so scrivere canzoni ma le parole mi escono fuori una ad una così facilmente, che ho come l'impressione che qualcuno sia entrato dentro di me e mi faccia uscire l'emozioni più profonde, quelle che io riesco solo a nascondere. È una sensazione così assurda che mi viene la pelle d'oca mentre scrivo. Tutte queste emozioni sono solo tante delle piccole cose che provo in continuazione, mi sembra di essere travolta tutte le volte che scrivo, da un uragano che non riesco a fermare e poi c'è lui, lui è sempre presente perché è lui che fa uscire il meglio di me. Mi viene quasi da ridere, è strano come mi faccio trascinare da tutto ciò, io che non mi lascio mai andare eppure mi bastano due cuffie, della musica e le mani scorrono con l'inchiostro sul bianco delle pagine. È una sensazione stupenda che non saprei descrivere, mi viene solo l'impulso a continuare e continuare finché non sento che tutto questo insieme d'emozioni sparisca, come se l'uragano pian piano si allontanasse da me, come se un qualcuno uscisse da dentro di me.

   3 commenti     di: Valentina Iengo


Ricorda che ti amo!

Ricorda quel che ami!
Ricorda quel che senti!
Ricorda quello che mai è esistito fra di noi!
Ricordati la nebbi del nostro primo incontro,
ed il sangue che gelava grazzie al mio sguardo!
Ricordati di me!
Della mi impulsività,
e del mio passetto strambo che ti faceva tanto ridere!
Ricordati quel sogno che tu hai definito strano!
Ricorda che ti Amo!
Ricordati la storia che il vecchio ci ha narrato!

   8 commenti     di: alice di nanna


La ruota dell'amore

Quante storie d'amore ho vissuto, quante meravigliose storie d'amore. Nelle sere di Aprile, mi piace ricordarle, mi piace rievocare gli attimi divini trascorsi insieme alle donne amate. I bei momenti intensi e preziosi, che ho collezionato, si ravvivano negli anniversari. Come quella sera d'aprile a Veronella con Mirta
L'amore ha trasfigurato le donne che ho amato, ha irraggiato le nostre avventure di una luce da paradiso. L'amore è un dono immenso e strano che innalza dalle brutture della vita fino a regioni di splendida bellezza, di pura felicità.
Sono state oasi di sogno che adesso non si ripeteranno mai più. Adesso che l'anima è invecchiata, è graffiata dal tempo, è sciupata dai dispiaceri, essa non riflette più, non riesce più a risplendere. E allora scrivo le mie storie d'amore, affinché questi gioielli continuino a risplendere per i giovani futuri.
In amore ho provato tutto; e ho ripetuto questa esperienza molte volte, fino a non desiderarla più. Ora ho imparato bene questa lezione. So che l'amore incomincia con gli sguardi, i rossori, i teneri approcci e arriva fino al sesso, fino alla sazietà e alla nausea.
Quando il percorso tortuoso dell'amore arriva alla sazietà sessuale, esso raggiunge l'ultimo stadio. La conoscenza psicologica e fisica dell'amante è completa. Adesso non resta più nulla da scoprire, più nulla da sperimentare e il ciclo finisce. Il bel giocattolo si rompe, i chiaroscuri si illuminano di luce cruda e ne risulta una visione aspra e repulsiva.
Quando arrivo a questo stadio terminale, io so che è tutto finito e penso che non avrò mai più bisogno delle donne.
Invece non è così. Oltre il sesso, quando sono stanco del sesso, mi ritorna il bisogno d'amore, di un amore dolce e romantico. E il ciclo incomincia di nuovo: incominciano gli sguardi e i sospiri, le ebbrezze e i batticuori. Ricomincia il bisogno d'amore per un'altra donna.
Quando credo di sapere tutto sull'amore, quando decido di chiudere per sempre

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   0 commenti     di: sergio bissoli



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