PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti amore

Pagine: 1234... ultima

Gaia

Stasera ho visto la mia regina: Gaia. Bel nome Gaia. Poi s'avvicina molto alla sua personalità, per così dire... molto gaia! Mi fa impazzire. Mi dirigo al capolinea del 14, la vedo in lontananza con la sua maglietta bianca che le ingradisce ancor di più il seno: il suo seno è bellissimo, per dio. Attraverso e vado subito da lei. La guardo, la bacio e iniziamo subito a parlare. Inizialmente mi rimprovera, quasi come una mamma, una bella mamma porca: mi dice che mi sono vestito troppo leggero e che me ne dovrei tornare a casa a studiare. La tranquillizzo. Le dico - Studiamo insieme, forse in un parco, forse a Rinascita - una fottuta libreria - forse su una panchina -. Ci guardamo negli occhi e confessiamo l'un l'altro che non abbiamo mangiato stasera. Nel frattempo, però, le dico di metterci da qualche parte, dieci minuti, giusto per parlare un po'. Scherziamo, giochiamo e le confido anche che non so raccontare le barzellette. - Me ne sono accorta - mi dice. Ed io rido. Andiamo verso casa mia saltando sulle ombre dei lampioni come stupidi idioti e poi attraversiamo la strada. Scavalco e per dieci minuti buoni non mi vede più: sono salito a casa a prendere un cappotto più pesante, la borsa con il libro di letteratura e ho addirittura aiutato un vecchio a portare dei cassetti a casa. Torno da lei e con gioia camminiamo verso il parco del Forte... - ci prendiamo una pizza?- Prendiamo una pizza tonda, e mentre aspettiamo tiro fuori il manuale di letteratura e le spiego i primi cinquanta versi dei sepolcri: ne rimane estasiata. Mi guarda e mi dice che sembro un personaggio dei fumetti, perchè sono coloratissimo. Un caso che io sia coloratissimo, di solito vesto in nero. Entra a prendere la pizza e nel frattempo fisso un tale che mi fissa: si volta. Dopo un tot di tempo lei sbuca dalla porta e porta in mano un cartone caldo sporco di farina. Per farla ridere prendo un po' di quella polvere bianca e me la sniffo: ride. Quando ride sono felice, come vorrei farla

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: Mimmo Rossi


È ora (parte due) - Come nasce la luna

Narrano che un giorno due giovani ragazzi si incontrarono lungo il fiume che scorreva appena fuori città. Lei era bellissima. Alta, slanciata, capelli ricci e biondi lunghi fino al fondoschiena, occhi verde mare. Lui sembrava una statua per quando era perfetto: capelli scuri occhi azzurri.
"Il mio nome è Luna."
"Io mi chiamo Aner"
I due si innamorarono al primo sguardo. Ogni giorno alla stessa ora si incontravano al fiume. Nonostante la loro bellezza, i due ragazzi erano molto timidi. Ma un giorno lui prese coraggio e la baciò. La loro storia d'amore andò avanti per più di due anni fino a quando un giorno lei decise di lasciarlo.
"Mi sono stancata di te."
"Ti prego Luna non lasciarmi"
"Aner è finita. Io... io non ti amo più."
Lui si allontanò da lei
"Davvero non mi ami? Allora non ha senso che io viva!"
Salì in piedi sul cornicione del ponte e si gettò. Ma non si ritrovò nell'acqua. Bensì sulla terra ferma.
"Cos'è successo?"
"Ti ho salvato"
"Ma come? Io mi sono lanciato dal ponte"
"Ed io ti ho salvato."
"Come hai fatto"
"Io non sono un essere umano. Sono una Dea. Ed è per questo motivo che tu ed io non possiamo amarci."
Lui la abbracciò forte. Piansero insieme fino a quando Aner chiese a Luna di realizzargli un ultimo desiderio prima di lasciarsi. Una notte d'amore. Lei acconsentì e quella notte fecero l'amore. Dolcemente, con passione. Tutta la notte. Non era ancora l'alba quando lui si svegliò e cercò il suo corpo per riabbracciarlo di nuovo. Ma lui trovò soltanto un cuscino. La vide rientrare in casa qualche minuto dopo.
"Dove sei stata?"
"Dobbiamo parlare."
"Cosa c'è che non va?"
"Andiamo fuori ho bisogno di aria."
Si vestì in fretta. Luna si sedette nel prato e Aner accanto a lei.
"Loro l'hanno saputo, hanno visto e sentito tutto. Io devo andarmene dalla Terra."
"No ti prego Luna, ho bisogno di te! Non ti hanno dato qualche possibilità?"
"Mi hanno dato due scelte: o la tua vita o la mia."
Appoggia entrambe le mani

[continua a leggere...]



Discordie

Ogni sabato all'ora di pranzo vedo passare una signorina graziosa che ho conosciuto a Boschi, tre anni fa.
Durante le vacanze d'estate lei andava alla fattoria di suo zio. Io stavo là, poiché davo una mano al mio amico fattore e vedevo questa ragazza tutti i pomeriggi, seduta sulla panca di pietra vicino all'ingresso, con un libro in mano. Se mi capitava di passarle vicino la salutavo. Poi un giorno lei non è più venuta alla fattoria. Da allora sono passati anni e il fattore è addolorato perché non vede più sua nipote; però mi ha raccomandato di non dirglielo.
Oggi vado incontro alla ragazza e mi faccio riconoscere:
"Buongiorno signorina, sono lo scrittore. Si ricorda di me? Lei veniva a studiare a casa di suo zio in estate, tre anni fa."
Non mi ha dimenticato, perciò restiamo a parlare. È un po' cambiata; quando l'ho conosciuta era magra, quasi filiforme. Adesso è un po' ingrassata e porta gli occhiali; ma ha ancora i capelli lunghi e neri e lo stesso modo di sorridere.
Dopo le solite frasi convenzionali ma obbligatorie con persone che non si vedono da molto tempo, arrivo a quello che intendevo dire:
"Signorina Laura, va ancora qualche volta a trovare suo zio?"
"No. Non più. Adesso faccio la segretaria e ho poco tempo."
Questo lo sapevo già. Sapevo anche che il padre della ragazza ha litigato con suo fratello (lo zio di lei) per motivi di interesse. Il padre di Laura ha colpito col manico della zappa la testa del fratello, ferendolo leggermente. L'anno dopo il padre di Laura è morto senza riappacificarsi col fratello. Così raccontava la gente in paese.
"Signorina, non pensa che sarebbe ora di andare a trovare suo zio, per vedere come sta? Lui è vecchio, è solo e gli farebbe immenso piacere vedere qualche volta questa sua nipote così bella."
Lei sorride, fa una pausa e, un po' imbarazzata, mi confida a bassa voce:
"No. non posso. Dopo che Dopo di allora la mamma mi ha proibito di andare là, così io non sono più andata."
Sapevo an

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: sergio bissoli


Emozioni virtuali

Ecco, il momento della giornata che preferisco. Con una certa soddisfazione chiudo i libri, ripongo le penne nell'astuccio e sistemo il tutto nella mensola. Mi siedo alla scrivania e accendo il computer pregustando quello che sta per avvenire. Chissà se sei già lì, ansioso di vedere il pallino verde accanto al mio nome. O forse stai ancora ripassando la lezione di oggi. Aspetto che la connessione a internet sia effettuata e mi collego a facebook.
Vedo il tuo nome tra gli amici in linea e ho un tuffo al cuore. Chi cede oggi? Mi scrivi tu o ti scrivo io? Il cursore è sopra la tua foto, il mio dito indice in equilibrio sul tasto destro. Ti prego scrivimi, ieri sono stata io a contattarti per prima.
"Ciao" faccio un sospiro di sollievo. Immagino i tuoi occhi, i tuoi bellissimi occhi scuri, posarsi sul mio nome; le tue dita sfiorare delicate la tastiera. Immagino te che immagini me negli stessi termini.
"Ciao, come stai?" digito.
Sei veloce a rispondere. Stai dedicando tempo solo a me e questo mi lusinga.
"C'eri oggi a lezione?"
"Sì... tu?"
"Sì"
perché me lo chiedi? Sai benissimo che anche oggi non ho avuto il coraggio di non distogliere lo sguardo da te appena cercavi di incrociarlo. Rimanevo lì, come un registratore umano, a riportare sotto forma di disordinate pagine di quaderno le spiegazione del professore, nascosta nel rassicurante gruppo dei miei amici. Avrei preferito mille volte essere seduta accanto a te, a scambiare occhiate d'intesa e sorrisini complici.
"Mi era sembrato di vederti in effetti..."
"Ah sì? Io non ti ho visto..." premo il tasto invio con le dita incrociate. Per fortuna il computer nasconde il rossore che sta invadendo le mie guance.
Cambio discorso; le lezioni, gli esami, il tempo libero... ormai so un sacco di cose su di te. So quali posti frequenti, chi sono i tuoi amici, so che ti piace correre, soprattutto dopo pranzo, quando il sole è alto nel cielo e la città in stand-by.
Mi sorprendo sorridere alla mia immag

[continua a leggere...]



Quell' indimenticabile tramonto

Ricordo spesso quei momenti. Le lunghe passeggiate sul bagnasciuga, lei che mi stringeva forte la mano, come se la mia presenza accanto la rassicurasse, la proteggesse in qualche modo.
Ricordo che era un’estate torrida, i pochi momenti di frescura riguardavano soltanto i pomeriggi inoltrati. La spiaggia a quell’ora era meno gremita, la gente che solitamente affollava le mattinate se ne era andata, e persino la presenza dei bambini era diminuita.
Probabilmente i momenti migliori da trascorrere con maggior intimità con una persona cara al proprio fianco.
Ricordo le nostre chiacchierate, quando spesso lei accennava ad un litigio, causa l’incompatibilità di alcuni discorsi che facevamo. Ma questo succedeva di rado. In realtà io e Francesca eravamo due persone in perfetta sintonia. È bello chiacchierare con chi ti comprende, è stimolante: e su questo Francesca mostrava una sensibilità non indifferente, ma anche una forza d’animo eccezionale che compensava la sua apparente fragilità.
Oddio, come uno sciocco ne sto parlando al passato. È una cosa inconscia, non me ne accorgo neanche.
Ma dopo quello che ho visto ieri, è istintivo che io non ne parli in forma presente, che accumuli quei ricordi come se fossero legati ad un tempo così immensamente lontano, remoto.
Ieri mattina mi trovavo nei pressi dell’ufficio di Giovanni, il mio editore, a cui una settimana fa avevo consegnato il mio ultimo manoscritto: volevo sapere un suo commento al riguardo, così eravamo rimasti d’accordo. Il suo ufficio sta ad un palazzo al centro nei dintorni del Colosseo. Stavo quasi per citofonare quando d’ un tratto ho udito le grida assodanti di un gruppo di persone riunite all’ingresso di una Chiesa. Incuriosito mi sono avvicinato e ho notato alcuni ragazzi della mia età pressappoco che impugnavano grumoli di riso: gli sposi si preparavano ad uscire, ed infatti eccoli sorridenti e felici, immortalati da più di un flash, raggianti e fotogenici.
Lui mai vis

[continua a leggere...]



Non lasciarmi andare

Tienimi, tienimi, stringimi, non lasciarmi andare, non lasciarmi cadere in questa voragine di solitudine e incomprensione;con te mi sento al sicuro!
Dammi lamano, non la lasciare, non lasciare che perda il mio unico appiglio alla vita, che finisca nella paura di diventare ciò che non sono!
Solo tu puoi farlo, solo tu puoi starmi vicino senza farmi soffrire, senza farmi cambiare. Solo tu riesci a farmi essere me stessa con me stessa, solo tu riesci a non farmi odiare, a non farmi distruggere.
Voglio stare tra le tue braccia ancora per un po', voglio sentirmi al sicuro, lontana da tutto e tutti ancora un po'... voglio godere di questo amore ancora un attimo, e starti vicino sempre!
Aiutami amore, aiutami a non lasciarmi andare!



Amore perduto

La strada scorreva verso le mie paure, dieci anni erano passati e ancora a volte nei tristi momenti pace non mi sapevo dare…sere accanto a una finestra tra una birra e un toscanello…
Paradossale, sfrecciavo verso il suo indirizzo che ancora ricordavo da quella volta che la passai a trovare. Non desideravo essere ricordato come un adolescente capriccioso, immaturo…avevo bisogno di sconfiggere le paure che un tempo avevano preso possesso di me e ai suoi occhi mi facevano apparire un essere piccolo e immaturo.
I suoni attutiti all’interno del casco lasciavano spazio a ricordi brevi di momenti passati, il suo sensuale muoversi, il suo sorriso nell’invitarmi a seguirti…il mio cuore batteva forte a tali pensieri…
Quanta fatica per confessare il mio amore per lei, mi strinse forte in silenzio e guardandomi intensamente mi accarezzò, solo 18 anni avevo e lei eri una donna più grande dei suoi 29… una fitta attraversò il mio cuore pensando a quella sera…una dannata sera quando il suo lui nel suo rozzo modo di fare l’aveva reso piccola davanti agli occhi di tutti per provocarmi e io diciottenne rimanevo immobile mentre i suoi occhi mi guardavano…sembravano gridare aiuto…. e io…. non feci nulla…
Provai a richiamarla tempo dopo…nulla…
Arrivato mi domandai se dopo così tanto tempo ci sarebbe stata ancora.
“Scusa”, abbassai il mio sguardo e un bambino raccoglieva la sua palla che si era appoggiata alla moto. Neanche il tempo di rispondere, “Cristian, quante volte ti ho detto di non giocare in strada, Mi scus…”. Mi osservava…era lei, impaurito feci per rimettere il casco “Ma tu…tu, aspetta! ”. Prese le chiavi della moto il figlio e rientrò.
Era rimasta incantevole come allora, mi osservava dalla porta con un casco in una mano e le mie chiavi nell’altra…. salita mi diede le chiavi “Pomeriggio libero, portami in un angolo tranquillo del lago.
Il viaggio era eterno, mille pensieri riaffioravano nella mia testa, men

[continua a leggere...]

   6 commenti     di: Alessio R.



Pagine: 1234... ultima



Cerca tra le opere

Racconti amoreLa pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Amore.