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Racconti amore

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Tutto con un sms

“1 nuovo messaggio” è la scritta apparsa sul mio cellulare, quel telefono che ho ormai da tre anni, un po’ ammaccato e con qualche tasto poco funzionante. Quel telefonino che aveva visto e risposto ai messaggi più strani, più stupidi, ma anche quelli più importanti, ma mai mi sarei aspettata di leggere ancora quel nome. Lo spengo, voglio metterlo via, non lo leggerò, eppure il mio dito va a riaccenderlo, quel nome è ancora li, in cima a quell’sms così lungo, li scrivevi sempre così tu, messaggi chilometrici che passavo ore e ore a rileggere. Che faccio? Lo leggo? Sono due anni che non ti fai più sentire, tante volte mi sono chiesta il perché, il motivo che ti aveva spinto ad escludermi così dalla tua vita, dal tuo cuore.
E senza preavviso i ricordi cominciano a riaffiorare nella mia mente, prima come immagini sfocate, poi, sempre più nitidi, mi stupisco di non opporre alcuna resistenza a quell’onda di emozioni e sentimenti che avevo riposto in un cassetto polveroso, in un angolo del mio cuore, e che ora torna a bagnarmi gli occhi.
Ci eravamo conosciuti al campo estivo, ricordi? Tu eri il mio animatore, sono bastati tre giorni perché mi rubassi il cuore, tre come le parole che mi sussurrassi quando dovetti andarmene, quella frase che nessun altro prima d’ora aveva mai pronunciato con tanta sincerità e armonia, Ti Voglio Bene. E da li sono stata tua, quei tuoi ragionamenti così complicati, quella tua musica così soave e armoniosa, quel tuo sorriso così sincero, e quei tuoi occhi, che sapevano farmi giocare con le stelle. Come una piccola bimba sperduta pendevo dalle tue labbra, e tu raccoglievi i miei dubbi e le mie domande, e ne davi sempre una risposta, con te sono cresciuta, dentro e fuori.
E poi, quel fatidico giorno, quel magico momento in cui, sotto casa tua, mi prendesti la mano. Ricordi? Stavamo sempre li a parlare, come due piccioncini innamorati, anche se non lo eravamo. Mi guardasti negli occhi, nelle mie iridi castane, e l

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   8 commenti     di: Anna Bona


Paura

Mi manca il coraggio. Mi manca il coraggio di prenderti la mano e per mano correre insieme. Sfiorarti i capelli e sentire il profumo che sul tuo collo scorre come una magia lenta e decisa. Mi assale la paura di vedere tutto il mio paradiso infrangersi nel buio e per questo se mi lascio andare come una farfalla in volo, decido sempre di tornare coi piedi per terra e smettere di sbattere le ali perché la paura è così forte che mi imprigiona come un uccellino in gabbia. Sono sempre al punto di partenza, come in un labirinto senza fine. Cerco di lasciarmi andare, ci provo, so che ce la sto mettendo tutta eppure non trovo il sentiero giusto. Vorrei uscire da questo labirinto per potermi far cullare da tutte quelle piccole emozioni che riesce a trasmettermi anche solo con un sorriso. Vorrei urlare per far uscire tutta questa paura e per poter fregarmene, godendomi l'attimo insieme a lui. Non vorrei mai che per paura, perdessi l'attimo in cui l ho sentito davvero mio.

   1 commenti     di: Valentina Iengo


Game over

Leonardo Rizzato, classe 1965, abita a Lorenteggio, nelle case popolari davanti al mercato rionale. Quello che ha una porta a vetri bucherellata da quelli che sembrano fori di proiettili.
La canzone che Leonardo ascolta più spesso è "Rebel, rebel". Il nastro è talmente usurato che al minuto 2, 53, alla strofa "Hey babe, your hair's alright" è come se David Bowie inciampasse e perdesse il ritmo. Al minuto 2, 53 la voce del duca bianco si allontana e si perde fra l'accordo di chitarra e la batteria. Quando Leonardo canta "Rebel, rebel", al minuto 2, 53, all'attacco della strofa " Hey babe, your hair's alright", anche la sua voce inciampa e si perde fra l'accordo di chitarra e la batteria. In realtà, lascia che la sua voce si confonda tra l'acquario del casco e la centrifuga del motore della Vespa di quinta mano, che era stata quasi abbandonata in piazza XXIV Maggio, dal carrozziere dietro la Standa.
12 aprile 1985. Leonardo tiene saldi i fianchi del flipper, incastrato tra il bancone e la porte del ripostiglio, al bar "Bingo" di via Bambaia 7. Nell'istante esatto in cui la paletta sinistra manca clamorosamente la pallina d'alluminio, inghiottita con un carnevale di musica sintetica e intermittenze, la porta a vetri, che guarda sbieca via Padova, si apre. Anita.
Un "game over", arancione su nero, compare sullo schermo e Leonardo smolla una manata al vetro. "Vaffanculo, Tarzan!" riempie il locale in tutta la sua frustrazione.
Anita, raggiunto il bancone, guardo Mario, con stupore misto a fastidio e commenta: "Che bella gente che frequenta 'sto bar!"
"Se bevono, pagano e magari lasciano pulito, possono anche bestemmiare." replica Mario, allungano una mano verso i bicchieri.
Anita indossa un vestito nero, è Aprile, di cotone elastico e leggero. Fa freddo o da caldo? Fa caldo e la discreta scollatura e il taglio a ruota della gonna sembrano proprio adatti.
Leonardo ha sicuramente la giacca di pelle, e se la tira, anche se suda. E i jeans a sigaretta

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   3 commenti     di: Vinter_


Night in progress

La ragazza aveva un bell’aspetto. Ma arrancava, facendo appena in tempo ad appoggiarsi al marciapiede prima di esplodere in un pianto liberatorio: difatti si vedeva che i suoi grossi occhi erano lucidi e visibilmente arrossati. Indossava un piumino nero e dei pantaloni scuri. Continuava freneticamente a sbattere sui tasti del suo telefono cellulare: ad un tratto fece un urlo echeggiante di disperazione e scaraventò l’apparecchio così lontano, da giungere quasi all’altra parte della strada.
Poi, quasi istantaneamente, s’accasciò a terra mettendosi in posizione fetale: come se stesse riposando sul divano di casa sua.
________

Nel momento esatto in cui Giovanni Fierro chiudeva a chiave il suo ufficio, che si trovava al secondo piano di un mastodontico edificio in pieno centro storico, non significava che lui aveva smesso di lavorare. Tutt’altro, bastava che si facesse due passi percorrendo si e no mezzo chilometro per trovarsi proprio di fronte al palazzo dove abitava, altrettanto imponente.
A prescindere dal suo tipo di carattere, perennemente allegro e solare, ultimamente il suo buon umore cominciava a dare segni di squilibrio. Il lavoro lo costringeva spesso a dover decidere e qualche volta per lui risultava faticoso optare per la scelta giusta.
The Business is business. Odiava quel detto come pochi: ma dirigere un’avviata casa editrice, comportava inevitabilmente assumere elevate responsabilità: Giovanni era consapevole di questo, seppur finiva sempre per non accettarlo.
Come allo stesso modo non accettava la sua condizione economica e finanziaria. Il padre infatti era a capo di una potente quanto machiavellica azienda, e alla sua morte l'esecuzione testamentaria sancì che tutta l'eredità spettasse a lui.
Un privilegiato, pensavano gli altri. Proprio per questo che nel corso degli anni, e sempre più esplicitamente, si stava insinuando in lui un profondo quanto sconfortante senso di colpa: “perché proprio a me? Perché proprio io? Che

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The last message

E ancora una volta, mi ritrovo a pensare a te...
qui sotto questa pioggia, che rispetta pienamente il mio stato d'animo, io ancora una volta ti rivedo.
Ti rivedo attraverso queste gocce che mi cadono addosso, le sento davvero pesantissime, non sò ancora per quanto potrò continuare a reggere questa pioggia.
Ho sempre amato la pioggia, fin da quando ero bambino, ma ora no...
ora mi sento finire, sento che non posso farcela, che non arriverò a domani, e che questa notte senza te, sarà la più dura, dopo tanto tempo.
ho sempre cercato di darti tutto quello che potevo, ma non è bastato e allora, quando l'amore chiede di superare anche l'impossibile, allora è in quel momento che il mondo ci cade addosso, perchè non siamo pronti per l'impossibile.
Probabilmente continueraia tormentare i miei sogni ancora per molto tempo, ma ti prego, se puoi abbandona questa casa, perchè, io non ce la facciò più... fallo per l'amore che c'è stato fra noi...

(ultimo messaggio ricevuto)
Mi piace svegliarmi alla mattina e non sapere cosa mi capiterà o chi incontrerò, dove mi ritroverò. Secondo me la vita è un dono, e non ho intenzione di sprecarla, non sai mai quali carte ti capiteranno nella prossima mano, impari ad accettare la vita come viene.. così ogni singolo giorno ha il suo valore!

   2 commenti     di: Nicholas Soares


Ho voglia di un amore vero... senza te

La luce rossa del semaforo mi esplode davanti alla faccia costringendomi a fare una brusca frenata. Impreco silenziosamente. Perchè non capisce che ho fretta? Non sa quanto sia importante per me arrivare subito a destinazione. Egoisticamente si prende tutto il tempo che vuole, lasciando passare allegramente una corriera, un paio di scooter e una serie infinita di macchine. Stringo la sciarpa intorno al collo e allungo le maniche delle felpa sulle mani violacee nel vano tentativo di riscaldarmi. Dai verde, sbrigati ad arrivare! La troppa fretta mi distoglie persino dal vero motivo per cui mi trovo sulla sella di questo motorino, alle dieci di sera di un martedì di dicembre. Non riesco a piangere, non riesco a pensare, devo arrivare a destinazione. Il verde arriva baldanzoso dopo quelli che mi sono sembrati secoli. Do una brusca sgassata. Le ruote cominciano a correre libere sull'asfalto. Devo arrivare presto, devo farcela...

Forse è meglio raccontare tutta la storia dall'inizio e spiegare perchè mi trovo in questa situazione.
Avevo un ragazzo, Alberto. Ma non un ragazzo come tanti, un ragazzo bellissmo. Bello come un angelo, con gli occhi pieni di pagliuzze dorate, scuri e profondi; con i capelli caramellati e le punte schiarite dal sole. Alto e muscoloso, ma slanciato. Qualcosa di molto simile a una divinità greca. Mi sembrava talmente strano che avesse scelto me, una normalissima diciassettenne dal carattere ribelle e impertinente, nonostante l'ampia gamma di bellissime gatte morte pronte a cadere ai suoi piedi. Era il ragazzo perfetto; premuroso, attento, dolce... beh, per lo meno così mi sembrava. Anche se fra noi ci corrono solo cinque anni, la differenza di età era evidente. Voleva qualcosa da me. Qualcosa che io non ero ancora in grado di dargli. Mi piaceva stare con lui, passeggiare per mano, approfittare di ogni angolino per baciarci... non sentivo il bisogno di fare di più. Sarebbe stato un passo troppo importante e volevo fosse qualcosa di

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Ti percepisco.. ed è stupendo!

Senti le onde spumose. Ascoltale, anche tu. Il vento le disperde, dà loro una forma. Onde alte. Onde basse. Arrivano, dolci e ondulate. Prendile, accarezzale. L'orizzonte è affascinante. Cielo e terra, legano stretti, perfetti amanti. Nella sabbia, guardale, ti prego, orme. Orme incise, hanno tutte una loro storia, una loro buffa forma. L'alta marea le cancella, e il giorno dopo ne nasceranno altre. Quante storie che riserva il mare. Buon odore, salsedine. Voglia di sfregare coi piedi conchiglie. Voglia di incatenare gocce d'acqua in una mano. Voglia di danzare fra le onde e portarmi via il sole dai raggi dorati, che ogni sera cala la sua scala e scende in mare. Prendine uno, degli oggetti che getta il mare: legnetti, conciglie, piccole perle.. è il suo regalo, per noi. Aria di pace, aria di risveglio al mattino dopo una dormita ben riuscita.

Parlami.
Ora puoi parlarmi, nonno.
Starai vivendo lo stesso panorama anche tu, lassù.
Non è così maestoso, e ammaliante?
Oh, manca il tuo sorriso.
Quello sì, era ammaliante. è, ammaliante.
Gocce di mare, gocce cristalline, rievocano i tuoi occhi.
Non riesco più a vederti, ma, ti percepisco.
Ti percepisco, nonno.. ed è stupendo.

   5 commenti     di: Erika A.



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