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Racconti di attualità

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Panze, presenze e insipienze

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La profezia del governissimo

La profezia del governissimo (A Silvio - I giochi dell'anima, Kimerik 2009)

Caro presidente, dall'alto della tua statura di celebrità universale, nel tuo nome si è oscurata anche la fama dell'acquedotto cerebrale e finanche l'inno leopardiano alla giovinezza, che tu, per beltà fisica e spirituale, fai rivivere in tempo reale e rappresenti in ogni tuo istante di vita leale.
Per le tue ispirate e spinte battute, non ti curar di lor, che comunque passano, perché dalla tua bocca può uscire ciò che vuoi al punto che anche l'infinito, limitato dallo spazio e dal tempo, a fatica sin
d'ora contiene la tua immensa viva luce, seppur il buio dei tempi ti costringe a viver presidiato, lungi dalla libertà del "Passero solitario" e dalla spensieratezza del "Sabato del villaggio" nella gioiosa attesa della festività di cui tanto si gode.
Da impavido condottiero, sull'onda del materialismo americano e volando sul consumismo, con perspicacia e lungimiranza passasti alla conquista di giornali e tv, così che, da anni ormai, spensierato e spregiudicato, guidi e condizioni con tanto di ombrello il baraccone Italia, circo di gran comicità ed addirittura nelle vesti di padre-padrone, per non essere blasfemo, convinto proferisci "Italia rialzati", paragonandola a Lazzaro in decomposizione.
Al pari poi di Mosè, che divise le acque, sospinto dal cielo (fra poco ti farò vestire i panni anche di Noè!), da solo hai diviso gli italiani tra chi è con te e chi è contro di te, convogliando sapientemente
tutto, dall'informazione alla politica, nel bipolarismo.
Questo termine, purtroppo, da tempo mi perseguita e rappresenta il mio disturbo cerebrale per la pace mondiale, che da sempre mi turba la mente e per l'agognata sua soluzione, ormai, in ogni mio
sogno io ricorro a te, ma devi però prima equilibrare la tua simpatia tra mussulmani ed americani.
Non a caso sei amico e confidente di leader potenti, fino a questo momento solo prepotenti e, trovandoci in tema, cerca di il

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La profezia dai Maya a Maiello

LA PROFEZIA DAI MAYA A MAIELLO!

Profezie sul 21 dicembre 2012

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il 21 dicembre 2012 è la data del calendario gregoriano nella quale secondo alcune credenze e profezie, prive di qualsiasi rilievo scientifico, si dovrebbe verificare un evento, di natura imprecisata e di proporzioni planetarie, capace di produrre una significativa discontinuità storica con il passato: una qualche radicale trasformazione dell'umanità in senso spirituale...

LA LUCE DELL'ANIMA è il libro natalizio della nuova era secondo la profezia Maya rivelata a Maiello che scrive il bene (l'amore) per leggere il bello (alla luce della coscienza) e credere il vero (della Mente Suprema)!

E pertanto il 21 dicembre 2012 inizia l'era spirituale (ultrapallio) con l'uomo cosciente che prenderà il posto del rimbecillito homo sapiens (neopallio)! La luce dell'anima è il nuovo libro che, con le sue poesie istruttive e scale cognitive (www. francescoandreamaiello. it), introdurrà la nuova era alla luce dell'anima (triplice coscienza) che è certezza di vivere (cogito ergo sum - pensiero), consapevolezza di amare (amo e sempre sarò - amore) ed eleganza di vivere con la coscienza morale (gnothi sautòn - coscienza).

L'AngeloRaffaele editore (081/5721385)... scrivere il bene, leggere il bello per credere il vero!

Il libro narra anche l'incredibile storia dell'angelo (trama di eccelsa regia) disceso in terra sotto mentite spoglie. Per chi non è soddisfatto c'è il rimborso con gli interessi, a chi non piace c'è... l'inferno (Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtude e canoscenza)!

LA LUCE DELL'ANIMA di Francesco Andrea Maiello, distribuito dalla casa editrice Medusa di San Giorgio a Cremano (pp 300 x euro 10 da leggere d'un fiato!) è in libreria dal 12/11/2012

LA LUCE DELL'ANIMA è "la novella" arca di Noè per traghettare il mondo nell'era della luce. Da tempo lo Spirito Vitale, di prepotenza ma

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Nell'anno dieci dopo Facebook (e 2014 dopo Cristo)

"Il guaio del computer è che non contiene abbastanza Africa." Brian Eno

Quando finisci di leggere "Rete Padrona" di Federico Rampini, resti un attimo in silenzio e qualcosa di nuovo entra nelle stanze della tua casa.
Una volta passavano e apparivano gli angeli con le loro trombe o i daimones grecoromani con le loro immagini caricate a istinto.
Apparizioni da altre regioni di altri mondi. Adesso perlopiù si sentono dappertutto le suonerie degli smartphone e dei tablet, ma quando finisci un libro così resta un silenzio carico, denso, piacevolmente problematico, oserei scrivere divino.
Quando avverti che qualcuno ha affermato la verità ti senti stranamente distaccato, equidistante, equilibrato, lievemente euforico.
Girata l'ultima pagina ecco che mi appare una visione, nitida quanto terribile: "questo fottuto mondo è diventato un videogioco".

All'inizio del volume Rampini esordiva: "Sono in nuovi padroni dell'Universo, ognuno di noi deve conoscerli per imparare a difendersi."
Ha proprio ragione Federico, questi sono i nuovi padroni del fottuto videogioco che si chiama mondo capitalista monopolistico informatico.
Già, ma per darsi una denominazione, i Boss della playstation globale non usano questi termini veteromarxisti. Parliamo di gente alla moda, mica dei tirannosauri.
Questi sono dei poeti del turbocapitalismo selvaggio: Gmail, Google, Amazon, Facebook, Twitter e via elencando con questi stringati epiteti in globish. Questi sono sintetici, sinottici, spietati: parlano con mail ridotte all'osso e messaggini, altro che elaborata e bizantina sintassi marxista.
Un grandioso libro che ti regala momenti di spavento puro e di consapevolezza profonda, angelica, ermetica. Perché di questo abbiamo bisogno per risvegliarci tutti dall'intossicazione da computer: terrore e cognizione.

Sentite questo incipit da film horror di prima qualità:
"Un membro del consiglio d'amministrazione di Facebook ha detto che: 'la Chiesa cattolica ci ha messo duemila ann

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   3 commenti     di: Mauro Moscone


Matti in libertà

Non ho mai visto un'arma che uccide senza un pazzo dietro a premere il grilletto, ho visto invece pazzi trasformare in armi anche gli oggetti più innocui. Il deficiente che ha uccisi i bambini nella scuola americana soffriva di "disordini della personalità". Andremo avanti così all'infinito?????

   4 commenti     di: mauri huis


Loro

Il presidente dei vescovi italiani, apre i lavori con una attenta e misurata...
-panchinari eccellenti facenti parte di una opulenta rosa di giocatori miliardari...
-in quanto presidente, ci andrà con la limousine come si conviene ad una autorità...
Tutto in linea, giusto quanto voluto da chi decide come deve funzionare ed essere il nostro quotidiano e dove affondare le lame della loro insaziabile ingordigia.
Un mondo di comunicazioni satellitari e raffinati servizi segreti non sa che Sessay, e come lei altre centinaia, è morta stroncata da una emorragia post parto in un villaggio della Costa d'Avorio.
Diciotto anni aveva, e già due figli
Diciotto figli avrebbe dovuto fare, come sua madre e prima di lei sua nonna
Diciotto i chilometri percorsi dall'unico dottore, in una regione estesa come la Svizzera, per arrivare in quel villaggio asfaltato di terra battuta tenuta insieme dal piscio di esseri umani disperati e macilente bestie, attorniate da imploranti cuccioli resi afoni dalla fame.
Diciotto gradi Longitudine Est e altrettanti Latitudine Nord, dell'invisibile punto che passa sotto sospiri e gemiti della stanza di Dolores. Puttana d'alto borgo che mesce orgasmi a teste lucide paludate col doppiopetto del Principe di Galles. In cambio di prestigio e canali preferenziali... usati da viniziani discendenti, che sotto l'egida dei Dogi, conobbero irripetibili splendori in quella illustre ed incensata città lagunare, alla mercè dei capricci umani e delle maree che instancabilmente minano le fondamenta di palazzi d'ineguagliabile fattura.
Loro, che hanno un patto anche con la morte e del loro essere iniziale rimane ben poco, avendo attinto con spietata lucidità, da pezzi di ricambio umani impregnati ancora di disperata povertà.
Loro, che con sommo eloquio additano colui che per fame ha rubato una mela.
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Il papa dell'umiltà e del sorriso

È giunto come un fulmine a ciel sereno l'annuncio delle dimissioni del papa tedesco, Benedetto sedicesimo.
Il giorno del suo insediamento sul trono di Pietro ero in piazza San Pietro tra un'immensa folla.
Ancora nei cuori e nell'aria troneggiava l'immagine possente, anche se negli ultimi tempi debilitata dalla malattia, del papa polacco, Giovanni Paolo secondo.
Si parlava di questo mastino, guardiano della fede, un tedesco granitico tutto di un pezzo. Invece quando l'ho visto, sono stato folgorato da un sorriso, innocente, disarmante. Quasi un sorriso di un bambino vivace, che comunica gioia ed ironia.
Sembrava piccolo e smarrito, timido nella sua veste bianca illuminata dal sole. Ogni tanto un colpo di tosse, un nodo alla gola, un inceppare sulle parole, un fazzoletto preso e riposto nella manica sinistra lo rendevano più umano e fragile. La raucedine che gli attanagliava la gola era sintomo di una inattesa timidezza.
Il suo linguaggio risuonò subito semplice e fresco come una sorgente alpina, semplice com'è semplice il linguaggio degli uomini umili e dotti che sanno cogliere l'essenza delle cose e parlare al bambino che è in ognuno di noi.
Su quel volto tirato e sorridente, due occhi brillavano un'intelligenza, straordinaria e piena di luce, che annunciava al mondo che la nostra è la religione della gioia del Gesù che è risorto.
Mi sentii istintivamente coinvolto, come racchiuso in un'anima collettiva che ci univa in quella piazza intorno a un uomo, a una luce, a un sorriso.
Dissi a chi mi stava vicino, questo è il papa dell'umiltà e del sorriso. E non mi sbagliavo.
È presto per un bilancio di un pontificato breve e intenso, ma anche in questo momento dalle sue parole latine emerge la grande umiltà di chi dimostra di non essersi affezionato al trono, di chi ha considerato il papato come servizio.
È stato un gesto di grande forza, di forte insegnamento, di esemplare coerenza giacché aveva detto di sentirsi solo un operaio nella vigna del

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   1 commenti     di: Ettore Vita



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