accedi   |   crea nuovo account

Racconti autobiografici

Pagine: 1234... ultima

L'attualità di Platone, 1a parte (L'abc della vita)

In preda alle malattie epatiche dei miei genitori...

nel rinvenire alla vita
mi diagnosticai una falla
che, tra pensieri folli,
la mente mi spegnea...

di poi preso dai giochi...

nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai in una selva oscura
ché la diritta via era smarrita...

mi ritrovai pure da solo senza più famiglia...

solo e pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi e lenti
e gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio uman l'arena stampi...

e con la prematura dipartita di mio fratello Mario, con cui condividevo l'amore per... i giochi...

e prego anch'io ne tuo porto quiete.
Questo di tanta speme oggi mi resta!

entrai in severa depressione. Nel buio dell'anima e nel vuoto della mente il tempo non passava mai e divenne così un macigno insormontabile.

Ma poi mi sovvenne Platone che, in virtù della sua carica di amore spirituale, mi colmò quella profonda depressione morale in cui ero sprofondato per farmi ritornare in vita e rivivere la vita nella maniera più congeniale. Mi vidi proprio come il prigioniero della sua caverna che, libero dalle catene e in groppa al cavallo bianco, tenendo finalmente ben salde le redini, volò lassù in alto nel mondo delle idee e degli ideali e...

così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare...

"la bellezza brillava allora in tutta luce, quando nella beata schiera ne godevamo la beatifica visione... e la celebravamo integri ed inesperti dei mali che in seguito ci avrebbero atteso, in misterica contemplazione di integre e semplici, immobili e venerabili forme, immersi in una luce pura, noi stessi puri e privi di questa tomba che ora ci portiamo in giro col nome di corpo, imprigionati in esso come un'ostrica...

Ora, la bellezza, come s'è detto, splendeva di vera luce lassú fra quelle essenze, e anche [d] dopo la nostra discesa quaggiú l'abbiamo afferrata con il piú luminoso dei nostri sensi, luminosa e

[continua a leggere...]



QUEL PRANZO COL VECCHIO PARTIGIANO

Non si tratta di un racconto, ma della cronaca di una giornata veramente vissuta, nomi, protagonisti, emozioni, tutto rigorosamente autentico. Non una pagina del diario, quelle si scrivono in diretta, ma la descrizione di un’emozione rimasta intatta nel tempo.
-------------------------------
Da pochi mesi ero responsabile della zona del Delta. Il mio impegno a tempo pieno nel sindacato era iniziato nel novembre del 1980, eravamo nel 1983 e quell’incarico andava oltre le mie aspettative e soprattutto alle mie volontà iniziali.
Operaio in un’azienda metalmeccanica, dove ero entrato di malavoglia circa dieci anni prima. Così impari a diventare papà a vent’anni! Sembrava dire lo sguardo di mia madre, la prima volta che mi vide indossare una tuta.
L’impegno nel sindacato era stato piuttosto casuale, almeno all’inizio, ma quasi senza rendermene conto, era diventato una ragione di vita, o quasi (anche se queste sono affermazioni abusate e spesso discutibili). Ricordo quelle assemblee affollatissime, quei ragazzini, quasi tutti strappati all’agricoltura che faticavano a capire ciò che veniva loro detto. I primi scioperi, la prima volta in sala mensa. Il primo accordo aziendale. Mi sentivo un dio. Non saprei descrivere quelle sensazioni, soprattutto non saprei descriverle senza sembrare retorico, ma chi le ha vissute, è in grado di comprendere e soprattutto sa di avere avuto una grande fortuna.
Poi il salto. La proposta di operare a tempo pieno, alcune notti insonni e l’incarico di responsabile di alcuni comuni (si chiamavano ancora leghe) per la Federbraccianti.
Non potrò mai scordare il primo “blocco” del grano. Avevo smesso la tuta da pochi mesi e di agricoltura non sapevo quasi niente, ma l’entusiasmo fa spesso miracoli.
Un gruppetto di braccianti, decisi e fieri, davanti a una mietitrebbia, le interminabili cene notturne sulla capezzagna. Come si fa a scordare la bellezza, l’entusiasmo

[continua a leggere...]

   18 commenti     di: Ivan Bui


Su Venere

su Venere il giorno dura come un anno dei nostri. io, poichè ho sempre questi dubbi del c.. sto pensando se sarebbe più conveniente, questa cosa.. ci sto a pensare da un pò, ma non ho deciso. l'unica cosa che mi solletica.. parecchio mi solletica, è il fatto che si potrebbe invecchiare in un anno quanto da noi si invecchia in un giorno..
questa è la cosa che mi solletica di più. ma c'è pure il fatto che si potrebbe dormire per tre mesi(dei nostri), avere almeno quaranta giorni (sempre dei nostri) per decidere cosa mangiare a pranzo e a cena, e altri quaranta per andarlo a comprare..
tre mesi per cazzeggiare e fare shopping, e ben quattro di fila per far l'amore..
il problema è: fa troppo caldo e c'è troppa pressione perchè si possa immaginare noi stessi nella medesima forma.. io ho sempre questi dubbi del c..



Tre Fratelli

Non li sentivamo mai, i tre fratelli del piano di sopra. Tre vite unite in una casa di cinquanta metri quadrati.

Enrichetto, esile come una spiga di grano, non usciva quasi mai da quella piccola casa, dedito alla sua gestione millimetrata come la carta dei disegni delle medie, rosso su campo bianco. Ti chiamava con la sua voce flebile quando si affacciava di tanto in tanto per tirare di sotto dalla finestra del piccolo bagno i resti della verdura incartati in buste di carta, da dare alle galline.
Il suo regno era la casa.

Carlino era il più moderno, aveva una lambretta color celestino chiaro, tenuta nel piccolo garage abusivo realizzato sul retro della casa, con la quale arrivava fino al paese e alla città per lavorare, il sostentamento nell'accordo che si era creato trai due fratelli. Le giovanini lentiggini avevano lasciato ormai il posto alle macchie che il tempo aveva allargato. Il suo posto preferito era una sedia a sdraio verde sul piccolo terrazzo prospicente la cucina.

Ai due si aggiunse Enzo, un terzo fratello dei cinque che erano, quando rimase vedovo. Era una cupa ciminiera che si aggirava per il selciato antistante la casa sotto il lampione. Enrichetto non voleva che si fumasse in casa e così, d'inverno, Enzo era là, avvolto costantemente dalla nebbia che produceva. La sua nuvola di smog era una scia acre e fredda che si trascinava per le due rampe di scale. Non rideva mai.

Tre vite unite dalla genetica; ognuno nella sua nuvola, nel loro mondo a parte sul viale del Tirreno.



Sentimenti

Camminavo tranquilla per la mia strada, ho quasi sempre camminato per la mia strada, ma mai tranquilla, sempre scossa da qualcosa d'invisibile che il più delle volte mi faceva perdere la retta via, sempre se la retta via esista.
Giovane, forse troppo ho affrontato i problemi per quello che erano e non come fa la massa, che preferisce affrontarli per quelli che non sono. Per questa mia leggera particolarità ho visto cose che forse non avrei voluto vedere. I sentimenti. Quelli sono potenti, ti spaccano dentro belli o brutti che siano, sono difficili da gestire, anzi impossibili, l'amore, l'odio, la gelosia, la passione, non si possono gestire, ti si avvinghiano forte alla pelle e ti muovono come il burattinaio muove il suo burattino.
All'inizio ti sembrano piacevoli, sei là, beato, a non dover decidere, a farti muove da qualcosa che non sei tu, a non dover prendere decisioni razionali e poi... BANG!!! Quando te ne rendi conto e troppo tardi, i sentimenti ti hanno preso, stretto in una morsa impossibile da sciogliere, hanno messo le radici dentro il tuo corpo e non andranno mai più via, tu perdi il tuo essere e loro decidono qualunque cosa al posto tuo. Bello vero? O si... Alcuni dicono che sia fantastico farsi trasportare dai sentimenti, perchè ti fanno sognare e vivere esperienze spettacolari, ma non e così ne sono certa. Posso apparire forse contorta come persona ma so per certo che i sentimenti portano alla pazzia e all'autodistruzione se non sei più forte di loro, chi e convinto del contrario e perché non riuscirà mai a farsi trasportare da loro completamente.
Sono peggiori di qualunque droga presente sulla faccia della terra.
Comunque, camminavo... L'avevo detto ma preferisco ripeterlo. E tranquilla, dopo anni di immensa confusione, ritrovai quel caos che aveva fatto posto alla chiarezza. Dio quanto ho ODIATO quel caos, odiato e AMATO, mi dava panico, mi dava passione, mi dava forza, mi dava inquietudine, ma mi dava e mi dava tanto.
Se ora dovessi r

[continua a leggere...]

   4 commenti     di: Marika Rig


Il sognatore con le ruote

"Io... voglio parlare... cantare... comunicare... alla gente... quello che penso...", mi dice Lombardo.
Ogni parola arriva alle mie orecchie come un frammento di una frase rotta.
"Voglio fare... una radio... mi aiuti?"

Lombardo ha diciannove anni, ma è ancora in quarta superiore.
I viaggi in America lo hanno rapito per un po', ma ora inizia a migliorare.
Tra un anno e mezzo, se tutto và bene, uscirà da quella scuola e farà qualcosa che gli piace.
Glielo auguro, in questo momento, con tutto il cuore.

"Certo, con le web radio è tutto più facile", gli rispondo, anche se faccio un po' fatica a mentirgli, "potremmo anche farne una, ma poi? I contenuti? Le idee purtroppo mancano!"

Lombardo a tre anni è stato colpito da una tetraparesi che da allora lo costringe sulla sedia a rotelle.
Ha delle difficoltà a parlare: parla lentamente, a scatti, come un motoscafo che salta sulle onde del lago.
Non mi piace mentirgli, ma non potrebbe mai essere uno speaker. Ma sarebbe proprio una bella rivoluzione...

"A me... piace scrivere... poesie... Mi dai... una mano... a trovare... le rime?"

Lombardo è molto intelligente.
È simpatico... Anzi, a volte fa proprio il deficente!
È un sognatore, un po' come me. Deve essere per questo che io lo prendo sul serio.
D'altronde nessuno ti prende sul serio, se sei un sognatore.
O perlomeno se non hai una parlata veloce come il tuo passo.
O una laurea.

"Certo, sai che anche a me piace scrivere? Raccontare storie, però!", e sono sincero, stavolta, "Mi piace raccontare storie che possono tranquillamente essere vere..."

Lombardo mi chiede spesso un aiuto per fare funzionare un computer che non và mai. E io, in realtà, dopo anni di richieste e occasioni, non so neanche come sia fatto il suo computer.
Anche questa volta so che per questioni di tempo, voglia e impegni non lo aiuterò mai a trovare quelle rime che cerca, quelle rime che faranno suonare meglio anche la ritmica lacustre delle

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: Desio Sicario


Emergenza

Avevo fortunatamente trovato posto a sedere sul tram n. 16 circolare destra, direzione collina, quando, in prossimità del Palazzo Nuovo dell'Università, sale un tipo strano, sulla sessantina, allampanato, magro e lungo, una via di mezzo tra un barbone pulito e un intellettuale trasandato, con una cartella sotto il braccio. Sento che sta chiedendo a tutti i passeggeri se hanno un cellulare, perché ha bisogno di fare una telefonata urgente; si offre di pagare, beninteso. Tutti, uno dopo l'altro, si rifiutano, negando di essere in possesso di telefonino.

Io penso, vigliaccamente, adesso mi alzo e mi posiziono vicino all'uscita, così quando arriva da me gli rispondo che devo scendere, anche se non è vero, e risolvo il problema.
A ben pensarci però, la soluzione un po' ipocrita non mi soddisfa granché, e resto seduto, mentre il personaggio continua la sua questua, avvicinandosi sempre di più. In men che non si dica è arrivato al mio vicino di sinistra, un signore molto ben vestito, giacca e cravatta, scarpe lucide, probabilmente almeno due telefonini addosso. Anche lui nega di averlo, e non gli scappa neppure da ridere. Mi vergogno per lui e aspetto il mio turno.

Ci siamo: "Lei ce l'ha il telefonino?".
Certo, rispondo io.
"Guardi, se potesse farmi la cortesia, io ho davvero bisogno di fare una telefonata urgente, le dico il numero, lo compone lei stesso e poi mi passa il telefono, io parlo con la persona e glielo restituisco subito, pagando il disturbo".
Non sono molto convinto dell'innocenza della proposta, ma decido di correre il rischio, tiro fuori il telefono, compongo il numero dettatomi e glielo passo, tra gli sguardi di disapprovazione di tutti i passeggeri.

A questo punto Ceronetti (non era lui ma gli assomigliava parecchio) inizia a parlare, in dialetto, con un tono di voce altissimo, quasi gridando: "Papàaaaa! Sono ioooo! Sto arrivandooo! Eh, c'è stato un contrattempo, poi ti spiego, ma non preoccuparti, tu incomincia a preparare la

[continua a leggere...]

   12 commenti     di: PIERO



Pagine: 1234... ultima



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Autobiografico.