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Racconti autobiografici

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avventure oniriche

Dormii per buona parte del pomeriggio e mi svegliai pensando che fosse giorno. Così mi preparai per andare a lavorare, a fare il volontario.
Fuori, la strada era immersa nella nebbia e a stento riconobbi il mio amico irreale, Donald, americano. Parlava e non riuscivo a sentire le sue parole, ma annuivo con la testa.
Mentre percorrevamo una ripida discesa, un'automobile bianca esplose a pochi metri da noi: ricordammo l'incubo degli attentati. Avemmo paura, sembrava che tutto intorno a noi potesse scoppiare all'improvviso. Scappai terrorizzato, lasciando nel dimenticatoio il mio irreale amico, così entrai in una casa che non era la mia e i miei genitori guardavano un trasmissione televisiva seduti su un divano nero, in silenzio. Mi sedetti tra loro e tornai bambino.
Sentii aprire la porta discretamente e vidi entrare una ragazza dalle trecce bionde; la conoscevo bene ma non ne ricordavo il nome: avrei voluto chiamare aiuto, ma in fondo gli intrusi eravamo noi; allora me ne andai, senza salutare mamma e papà. Fui di nuovo in strada e mi ricordai di avere anche un fratello che in questa storia non riuscivo a rintracciare, cosicchè mi ritrovai solo ad osservare la gente. Camminavo senza meta, fino a trovare un ostacolo improvvisamente insormontabile. Una bassa recinzione che riuscivo a guardare solo in 16:9; oltre questa un gatto enorme agitava le sue zampe per ostacolare il mio tragitto.
Intanto si era fatto buio, gli occhi del felino si illuminarono nell'oscurità psichedelicamente e mi morse sul collo.
Rinvenni nel mio letto inconsapevole, alle 6 e 45 la sveglia avrebbe suonato.



Amiche di vita vissuta

Una luce, brilla sotto le coperte, è l'immagine di Gesù Bambino che mi tiene compagnia e mi libera dal male. Io bambina, ho paura, ma lui mi stà vicino.
Una bambina ricciolina di 10 anni, un po' disordinata, ma proprio non ricordo il suo nome.
I miei amici maschi e femmine, uno in particolare che mi piace "Manfredini" ... sogno di fare il balletto con lui, in una recita.. e così è stato! Mi sono senz'altro divertita sul palco a ballare con lui.. dopo sono corsa in giardino e ho messo tra i capelli un fiore rosa.. sono per questo un po' strana, mi sento così!
Ho circa 11 anni, è il 1970, ho scritto sul muro di casa mia "primavera 1970", dopo aver fatto un disegno primaverile.
Trovo qualche giocattolo e una mia amica mi rincorre.. quasi a portarmelo via. Nascondo i miei giocattoli e i miei cugini mi rincorrono per portarmeli via.
In non ti scordar di me e le arance, nel giardino delle mie amiche di vita vissuta, i sogni sotto le coperte di avere una famiglia così!
Le fragole rubate, la tirata di capelli, a letto senza mangiare e mangiare in piedi per un perchè: ho sempre approvato per l'educazione ricevuta.



La cartolina

Premessa: credo che questa piccola parentesi di vita l'abbiano avuta in tanti, per cui non ho la presunzione di raccontare nulla che magari non è conosciuto, ho scritto questo per ricordare i miei venti anni a me stesso.
Un giorno di settembre, la trovai nella cassetta della posta, "la cartolina" della chiamata al servizio militare, avevo tanto sognato di non riceverla, ma sapevo che poteva arrivarmi, perché mio fratello, era stato esonerato in occasione del sisma, che si era verificato molti anni prima nel nostro paese.
Il mio amico Sandro fu più fortunato, a lui arrivò il congedo illimitato, pensare che eravamo coetanei, in tutto e per tutto, anno, mese e giorno di nascita.
A gennaio dovevo partire per la Sardegna, destinazione Macomer (NU) "45 BTG Sassari Arborea".
La sera del 14 gennaio 1980, partii dal porto di Civitavecchia, mi imbarcai su una nave delle ferrovie dello stato, durante la traversata, trovammo una tempesta, che, a detta dei marinai imbarcati sui traghetti, da oltre venticinque anni, mai ricordavano di aver dovuto affrontare, Sigh!! per me era la prima volta, che fortuna... dovevamo arrivare a Golfo Aranci per le 7, 00 di mattina del 15 gennaio, arrivammo, dopo una traversata travagliata verso le 11, 00, ad aspettarci, c'era una specie di tradotta, un treno fatiscente che correva su l'unico binario di quella ferrovia, tipo far west e credo esista ancora oggi in Sardegna, giunti alla stazione di Macomer dopo un viaggio che sembrava interminabile, nessuno era lì ad aspettarci, trovammo dei militari in divisa fuori della stazione i quali, vedendoci uscire in molti, ci indicarono il percorso, consigliandoci di percorrere a piedi e in circa venti minuti, avremmo coperto la distanza che intercorreva dalla stazione alla caserma "Bechi Luserna" dai più conosciuta come forte apache.
Mentre percorrevo in silenzio, il tratto di strada, appesantito dal mio bagaglio, guardavo il paesaggio circostante, era veramente brullo, in lontananza vedevo

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   6 commenti     di: alta marea


L'Uomo Nero:racconto di un incubo

Sono il terzo di tre fratelli, dopo di me è nata mia sorella. I miei genitori, a quel punto, hanno smesso di procreare anche perché, raggiunto ormai lo scopo di avere una femmina, occorreva concentrare l'impegno e l'attenzione sull'educazione di noi figli.
Ognuno di noi ha realizzato progetti e seguito la propria strada, facendo scelte diverse. In virtù di tali scelte, lavorative e non, che hanno portato alcuni di noi ad allontanarsi dalla sede originaria, siamo oggi divisi e, geograficamente parlando, "equamente" distribuiti in diversi punti d'Italia, toccando sud centro e nord, senza far torto a nessuna zona, peninsulare e insulare.
Tradizionalmente trascorro con i miei fratelli le feste principali, quelle religiose per intenderci, quando è possibile.
Grazie alle nuove tecnologie non mancano le occasioni per sentirsi vicini e condividere pensieri, sentimenti ed emozioni, come quando da piccoli condividevamo quello spazio enorme che era la nostra casa la quale constava di una sola ed unica stanza al pianterreno, un sotterraneo e un soppalco : la classica abitazione a struttura contadina.
Il primo ricordo di cui conservi memoria, degno di essere descritto spendendo qualche parola in più, è quello che mi vede protagonista, insieme a mio fratello, di un'avventura, non molto piacevole per la verità.
All'epoca in cui i fatti si svolsero, nella stanza in cui vivevo c'era il grande letto matrimoniale dei miei genitori con a fianco, alla sua sinistra, la culla per mia sorella, nata da poco, quella stessa culla da cui, come mi raccontava mia madre, siamo passati tutti e tre prima di lei.
Alla destra del lettone si trovava un comodino con sopra la radio. Continuando sempre sulla destra, ricordo un armadio a quattro ante che nella mia memoria percepivo gigantesco e che sentivo "proibito", interdetto alla voglia di curiosare.
All'altro angolo della stanza c'era il mio lettino: mio per modo di dire, infatti lo spartivo ogni notte con mio f

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Gigi a Venezia Convegno Scuola Librai cap 5

Quinto capitolo: esercitazione di gruppo

È l’alba di giovedì 24, ho dormito, forse, per 4 ore, poi 10 minuti sotto una doccia a getto fortissimo, e, forse, ma veramente forse, mi sono svegliato.
Ieri in gruppi di 6 abbiamo “esaminato” l’andamento di una “libreria tipo” ed il nostro “esame” consisteva nel proporre 3 azioni da compiere per incrementare il Customer Satisfaction, badando che i costi passivi delle proposte fossero sostenibili, insomma un problemino facile facile!
Comunque, dopo ore di sudate abbiamo fatto il nostro “ progetto”, le tre ragazze del gruppo, si vergognavano di presentarlo al microfono, con tanto di supporto di Slide al megaschermo del computer dell’aula, e, quindi, è toccato a noi tre moschettieri, affrontare la platea e soprattutto la commissione d’esame…. insomma psicologicamente peggio dell’esame di Maturità, però, e chi mi conosce lo sa, a me la platea mi stimola, e ho chiuso io la presentazione del nostro progetto, e, devo dire, dei sei progetti presentati dal corso, il nostro è risultato il più concreto e rispondente alla “traccia”.
Di corsa al molo, di corsa in camera per telefonare a casa, di corsa a “imbellettarti” stasera c’è la cena clou, quella offerta dalla Mondadori, ovviamente in un palazzone rinascimentale, stupendamente restaurato, ed ora sede dell’ Hotel Monaco, per dire come la pensa questa azienda a fronte di 50 ospiti, c’erano, fra manager, promoter, autori e belle donne al seguito, oltre 60 “organizzatori”; ovviamente ho fatto subito conoscenza con un giovane manager da due anni alla direzione “Oscar”, un tipo veramente in gamba, esperto anche di libri, e non solo di finanza, al nostro tavolo c’era il vicepresidente della Ali, un direttore della Ubik una megadirigente MEL, 4 “Libraie” incantate da cotanto “over flow” ed una cena di altissimo livello, anche se a me secca molto avere il cameriere alle spalle che mi riempie il bicchiere dell’acqu

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   1 commenti     di: luigi deluca


L'inizio

È cominciato tutto con una testata. Cosa, esattamente, non lo so. Avevo dormito male, anzi per nulla, il cuscino era umido di lacrime. La mia mente sapeva il perchè ma non me lo diceva, però il corpo le era andato dietro, è così avevo pianto, e non avevo riposato.
Automatico che poi, uscendo, mi sbattessi la portiera della macchina in faccia. Faccio tutto da sola, come al solito. Per una settimana sono rimasta stordita, porco mondo! Mi bastava un rumore un po' più forte, un'ora in meno di sonno, ed eccolo lì, il dolore intermittente, che mi stringeva la fronte in una morsa. Avrei voluto finirmi a martellate, almeno avrei sentito male una sola volta, e poi fine. Game over.
Invece ho sfoderato ogni giorno i miei sorrisi migliori, the show must go on... Male alla testa, male al cuore, non ha importanza, meglio fare buon viso a cattivo gioco che ritrovarsi sommersa di domande a cui non vuoi rispondere, no?
Fatto sta.. è cominciato lì. Tutto. Cosa sarà mai, poi?

   6 commenti     di: Nilla Qualunque


Recondida armonia

Eravamo preparati a puntino, per entrare al Teatro Goldoni in una piovosa sera d'inverno della prima metà degli anni settanta!

Il libretto dell'opera, io e mio fratello, lo conoscevamo tutto, grazie alle lezioni che nonno ci aveva impartito nelle settimane precedenti, perché altrimenti l'opera lirica è una noia mortale se non si conoscono gli avvenimenti che si narrano. Così ci aveva cantato e recitato tutte le parti dell'opera, tutti e tre gli atti della "Tosca".

Arrivammo con grande anticipo a teatro, perché, insomma, non avevamo biglietti di platea. Nonno conosceva un po' di gente nel teatro e, con un biglietto di galleria, o in piedi, si poteva accedere alla platea.
L'ingresso nel teatro è una bella esperienza specie se si è sotto i dieci anni. La sala illuminata, l'ovale della platea che ci abbracciava, sovrastata dall'enorme lucernario del soffitto della sala.
Tutto intorno i palchetti numerati, quattro ordini con il palco reale come chiave di volta.

Vestiti di tutto punto, come in occasione del matrimonio della zia. Diversi ma nello stesso stile, "Recondita armonia."
Pantaloni lunghi con abbottonatura alla marinara, cappottini Montgomery e camicia bianca. Due figurini "di bellezze diverse!"

Dopo la non breve attesa, ecco che si comincia. Come da copione in platea ci sono numerosi posti liberi, specie nelle prime file. Dopo aver atteso pazientemente in piedi, una volta iniziata l'opera, ci inserimmo con tempismo in quinta fila, dove si vedevano anche gli sputi del tenore che cantava.
"La chiave, la colonna ai piè della Madonna..." la scena inizialmente buia si illumina della sorpresa di due bimbi che per la prima volta assaporano i gesti e l'atmosfera del teatro.

L'ingresso di Scarpia ci fa un certo effetto. Di nero vestito, con voce bassa e convincente che ricordava i rimproveri ai bambini.
"Un tal baccano in chiesa?" Bel rispetto!"

La cattiveria del personaggio lo aveva, come si dice, preceduto e atterriva ancor di più. Si

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