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Racconti autobiografici

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Tra i margini raccolgo ricordi

Questo sale di mare che ripulisce i pensieri miei mi culla.
Con le sue onde fa riaffiorare le corse di me fanciulla, in un tempo distante qualche passo da qui.
Questo giglio di bianco fiorito, immagino ora, con le rughe dell'anziana nonna.
Donna dai riccioli rossi, amorevole e stanca di piangere i giovani gioielli dell'animo suo, smarriti negli anni.
Questo spossante e gigantesco luogo che è il mondo mi apre, stanotte, le porte di cattedrali e vertigini antiche.
Assaporo ora il gusto di quel sale, di quel giglio.
Racconto a me stessa favole e fiabe che non hanno pentimento tra i margini.
Inattingibile è ora il dolore.
Fermo e sospeso il respiro, ma vivo e vivace questo giovane cuore.



Due feste differenti

L'anno esatto non lo ricordo con precisione, era intorno al millenovecentonovanta, e questa imprecisione è data dal fatto che facevo i turni che mi scombinavano il senso del tempo, al Don Gnocchi di Milano. Mi è capitato di lavorare anche in pieno capodanno, di notte e senza suore in giro ché stavano anche loro a festeggiare e io, con la siringa d'insulina a pungere Natalino sul tricipite, mentre fuori scoppiavano i mortaretti e tutti erano quasi felici tranne Natalino, perché io non ho il dono di essere indolore come erano le suore, quando faccio un'iniezione, anche se solo sottocutanea.
Quella domenica era la festa degli Alpini e io ero di turno nel reparto dei disabili più gravi, simpatici e giocosi, scalcagnati quasi quanto me, di quell'Istituto che, in quegli anni, era ancora Pro-Juventute. Mi telefona il Direttore e mi dice che gli Alpini gli avevano chiesto di mandare due ragazzi disabili in qualità di delegati di Don Carlo Gnocchi, che era stato cappellano degli Alpini, alla loro festa, dicendogli anche che ci sarebbero stati ad attenderli due sostanziosi assegni. Tra tutti gli assistenti del Centro io ero il meno amato, perché minacciavo denuncie con facilità e pure lettere ai giornali, e quell'Istituto viaggia a cospicue donazioni e teme la cattiva pubblicità. Così, a malincuore e non senza lottare e vendicarsi, capitava che mi accontentassero. — Vacci te e scegli i ragazzi da portare... — mi disse il Direttore nella speranza, almeno per quel giorno, di non incontrarmi nei corridoi. Erano circa le otto del mattino e dovevo correre per arrivare alla funzione religiosa che, in Duomo, sarebbe cominciata forse alle dieci. Via Capecelatro è distante dal Duomo, e non sarebbe stato facile arrivare in tempo. Scarto subito i ragazzi lunghi da preparare e opto per Luciano, che avevo già lavato e bendato (per via del grosso decubito da spina bifida che lo affliggeva) e Natalino che, anche lui già in piedi, avevo però dovuto convincerlo col miraggio

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   1 commenti     di: massimo vaj


Passato e presente in un solo giorno

Ogni mattina dovrei aprire il mio notes e iniziare a scrivere alla rinfusa tutti i miei pensieri trascurando forma e punteggiatura, un migliaio di lettere una dopo l'altra che mettono nero su bianco il moto irrefrenabile dei pensieri, la chiamano scrittura-terapia.
Frase dopo frase la tua anima dovrebbe prendere forma, metti così punti e virgole al posto giusto nei pensieri e negli stati d'animo...
Non posso non crederci libera di scrivere, senza costrizioni grammaticali, senza che nulla debba per forza avere un logica... unico neo questa mattina ho il mal di testa!
Il mio sguardo passa dal pc al letto dilemma torno a letto o non torno a letto?
Ci penserò dopo il caffè.


Oggi mi aspetta un giorno "particolare" andare ad un funerale.
Nella mente provo a fare una classifica dei miei affetti cerco il punto dov'è collocato Gianni ma sinceramente non lo so forse per la ragione che in realtà non ho una classifica e dopo tutto io ho un approccio particolare con la morte...
Mi mancherà di certo... le persone allegre lasciano sempre un vuoto particolare, ripensare a lui mi fa tenerezza a modo suo è sempre stato un bonaccione e non trovo nemmeno giusto che il cielo se lo sia portato via ancora "giovane", si perché fin dei conti "sessantasette" anni sono ancora troppo pochi per morire...
Oggi non so cosa farò ma mi sono fatta un piano d'azione al cimitero preferisco andarci in seguito da sola un discorso a tu per tu, io e la foto di Gianni.


Volevo precedere gli altri e farmi trovare in chiesa non ho voglia di incrociare lo sguardo di persone che conosco da tempo ma è da altrettanto tempo che non le frequento, succede sempre cosi qualcuno per strada ti saluta per cortesia ma alla fine dell'amicizia e delle cose condivise non ne posseggono ricordo e poi sarei troppo al centro dell'attenzione.
Accidenti se a un funerale le persone pensino alla ragione per cui sono li, nooo... il pettegolezzo e il bisbigliare nelle orecchie non ma

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Fantasie biografiche (2a parte)

Continuando la mia trama fatale, dopo le clamorose sconfitte al gioco e l'abbandono filiale, entrai in severa crisi depressiva, ma poi in un giorno speciale (Epifania del 2004) vidi strani segnali dall'alto (moto solare diurno ed aureola stellare notturna), che mi fecero entrare ancor più in confusione mentale, se adesso mi ritengo il novello Noè (apripista dell'era spirituale) e un moderno Mosè che nottetempo trascrive sotto dettatura finanche poesie morali.
Da qui sono giunto alla lucida conclusione, ahimè, di essere il vero scopritore dell'anima dopo esser pervenuto alla cellula primordiale o spirituale ben celata nella filosofia dei Grandi: pensiero/membrana/Aristotele, amore/citoplasma/Platone e coscienza/nucleo/Socrate.
E in virtù di tanto spero di passare alla storia (o alla gogna) come "L'Einstein spiritale o il novello Platone, fate voi!":

Se ascisse e ordinate
sono coordinate cartesiane
e posizionano un oggetto su di un piano,
spazio e tempo
sono coordinate umane
e posizionano un soggetto nell'universo.
Pertanto se lo spazio
misura la larghezza del corpo,
materia finita, massa
ed energia commutabile,
il tempo misura, invece,
la lunghezza del pensiero,
spirito infinito, luce
ed energia immutabile.
Dinanzi a questa Luce infinita,
che anima i cuori e muove le menti,
spazio e tempo si inginocchiarono
in gloria alla suprema Potenza
e così il gran Renè divenne
il padre della filosofia moderna
mentre quel mostro di Albert
è il sinonimo dell'intelligenza.
Il guaio è sol per me,
Francesco Andrea che,
per l'ardire del sommo esaltato,
passerò alla gogna
con tanta vergogna.
Da pensator incallito
alla costante ricerca dell'anima
mi sia concessa allor
la nomea di novello Platone
per quel mio "amo e sempre sarò",
che completa la triade spirituale
tra il cogito ergo sum cartesiano e
il gnothi sautòn socratico
e ci invita a vivere
alla luce dell'anima
mentre io continuo a dibattermi
tra l'Einstein spirituale

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Chi è

Il vento le agitava i capelli dolcemente, mentre la gonna blu si agitava in un susseguirsi di onde frenetiche.
Adorava il vento, soprattutto quando affondava nei vestiti, penetrando fin giù nella schiena bianca.
Era sola, lì, nel cortile, appoggiata al muretto. Un momento. Forse non era realmente sola, ma in quel momento poco le importava, le bastava pensare di esserlo, in compagnia della quiete Natura era lei.
Gli alberi intorno le tendevano i rami, come braccia desiderose di donare conforto, le foglie cadute formavano piccoli mulinelli accanto ai suoi piedi.
Quel giorno tutto le appariva come coinvolto in una danza irrequieta e malinconica, della quale ella era la protagonista.
Decise di passeggiare per il bosco dove avrebbe potuto piangere se ne avesse sentito la necessità.
Di tanto in tanto un boato faceva presagire un temporale e la sua mente, soltanto per un istante, tornava alla realtà, mentre il suo cuore fremeva di una tenera paura.
Sussultava ogniqualvolta un lieve frusciare accennava a farsi udire, poi, come pentito d'aver rotto l'incantesimo, scemava, per rintentare audacemente nell'impresa.
Si mise a correre, forte, correva.
Cominciava ad essere libera.
Le lacrime le rigavano il volto, gelando la pelle accaldata dalla corsa.
Le foglie assecondavano il suo rapido passo.
Se sedette, sfinita ma serena, mentre sopra di lei si inaspriva il grido stonato di una cornacchia.
All'improviso tacque, i sussurri degli insetti cessarono e le parve d'essere sola.
Sorrise, dunque, aprendosi all'ascolto del solenne silenzio del bosco antico.
E fu musica per lei e per il suo cuore stanco, che riuscì ad aprirsi in una dolce risata

   6 commenti     di: Martina Rose


Poker e Pronto Soccorso

Sono short, devo cercare di risollevarmi; non sto vedendo mani decenti da un bel po' e non posso andare avanti perdendo bui aspettando di uscire. Dopo il flop ho quattro quinti di scala, mi serve solo un dieci; il piatto è allettante dopo un paio di giri di puntate, non ci penso un secondo e vado in all-in. È un mezzo bluff, lo so benissimo, ma conto che nessuno mi segua.
Matteo invece vede il mio all-in.
Showdown: lui ha un tris di re e io sono fregato.
Il turn non aggiunge niente e manca solo il river.
River bloody river, come dice il commentatore in televisione.
E per Matteo è bloody veramente, il dieci di cuori gli gela il sangue, lo fa diventare short e io sono ora quasi chip leader.
Si fa scuro in volto, non parla più e in tutte le mani successive è confuso, chiede continuamente l'ammontare del blind, è nervoso.
"va che non ti porto di nuovo al pronto soccorso" gli dico scherzando.
Occhiattaccia.

Domenica scorsa infatti abbiam dovuto portarlo all'ospedale.
Un freddo pomeriggio come tanti, tutti un po' ancora sconvolti dalla bevuta della sera prima. Normale amministrazione.
Ad un tratto Matteo dice di non sentirsi bene, sente delle fitte al petto e vuole andare al pronto soccorso; un po' scocciati annuiamo e ci dirigiamo verso la mia macchina, pensando ai campari che abbiamo lasciato sul bancone, un vero peccato.
Il traffico è intenso, c'è qualche stupida festa sulla strada e anche se l'ospedale non è distante ci stiamo impiegando una vita.
Voglio dire, perchè sprecare l'unico giorno libero dal lavoro per andare a un'inutile festa con un falò e quattro bancarelle? Mezz'ora per trovare parcheggio, camminare a fatica imbottigliato tra la gente e un'altra mezz'ora di coda per andarsene via.
Matteo sbrocca, ha caldo e ha freddo, emette degli strani versi e il panico ormai lo possiede.
Grida di chiamare un'ambulanza, Angelo lo assiste mentre Ale si trattiene a stento dal ridere. Io devo stare attento a non investire i pedoni, ma sott

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Mio nonno

È un giorno molto triste per me, oggi. Mio nonno, che tante mattine quando ero più piccola era solito farci visita, a me e ai miei fratelli, col suo vecchio motorino, sfidando anche il cattivo tempo e allietandoci col racconto di mille storie, sempre nuove e sorprendenti, ci ha lasciati per sempre.
Mai avrei pensato che, forte e coraggioso com'era, avesse potuto cedere le armi davanti a una malattia tanto "stupida" eppure ostinata, dopo averla scampata per ben due guerre, quelle sì molto più rischiose.
Lui che tante volte scherzava sul fatto di essere più giovane della nonna di ben cinque anni e che per questo sarebbe vissuto molto più di lei!
Pronunciava queste parole con cinico divertimento pregustando la reazione della nonna che con disappunto lo mandava garbatamente a quel paese accompagnando l'imprecazione col gesto scaramantico delle corna, suscitando ogni volta la mia ilarità, spettatrice fortunata e grata.
Questo Natale non lo trascorrerò insieme al nonno come da tradizione: io e i miei cugini, diciotto in tutto, riuniti nella grande casa attorno all'enorme fuoco del camino nel salone, ingaggiati in una lotta accesa ma pacifica per contenderci l'esclusivo posto d'onore accanto a lui che troneggia, imponente e forte come una roccia...
Ripenso alle serate in cui, non molto tempo addietro, il nonno ci raccontava divertenti aneddoti della sua vita passata, gli anni della guerra, gli espedienti escogitati per sfuggire e sopravvivere a quei tempi così difficili, ma senza farci percepire la tragedia che realmente si consumava a danno delle loro fragili vite.
La leggerezza con cui trattava quella materia, al punto da rendere quasi divertente il periodo di cui ci tramandava la memoria, contrastava con la dura versione che di questi stessi fatti la nonna ci dava, rimproverando il nonno di scherzarci su con troppa faciloneria e superficialità, dimenticando i pericoli reali che avevano corso per tutto il tempo, la fame che avevano dovuto pati

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