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Racconti d'avventura

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Il gatto (da :Vacanze in tenda)

È successo un fatto nuovo nel campeggio, un fatto che ha creato tanta ilarità e su cui ognuno ha ironizzato pesantemente per giorni. In vacanza con il nostro gruppo veniva anche zio Bantoni, un uomo corpulento, molto alto, obeso e con un grosso pancione cascante. Pesava sicuramente più di 120kg. Mangiava come un disperato, perciò nessuno lo invitava a pranzo. Naturalmente con lui vi era anche la moglie, signora Bonaria, e cinque dei suoi figli. Quest' ultimi si erano portati appresso un gattino di circa un mese di vita, perché il poverino non sarebbe stato in grado di procacciarsi il cibo da solo, come facevano gli altri gatti che scappavano dal cortile e s'intrufolavano dentro le case. Zio Bantoni era un uomo molto simpatico ed aveva l'abitudine di dormire nel capanno in riva al mare subito dopo pranzo e lì, dopo pochi secondi, su un asciugamano e con un cuscinetto sotto il capo, cadeva in deliquio e non s'accorgeva più di nulla; il sonno era rumoroso con quel russare ritmico scandito dai toni alti e bassi. Il gatto lo seguiva come un'ombra, gli si accovacciava vicino e finivano col ronfare insieme. Si sapeva che l'uomo, data la mole, non riusciva a trovare abiti confezionati, né pantaloncini che corrispondessero alla sua taglia. La moglie, infatti, s'era improvvisata sarta e gli aveva cucito due teli che s'ancoravano sulla pancia, ma rimanevano larghissimi sulle cosce. Considerando che si campeggiava al mare, questi pantaloncini venivano usati anche come costume da bagno e per questo egli non s'infilava neppure le mutande. Un giorno, durante il pisolino pomeridiano, assunse un atteggiamento scorretto delle gambe e dal pertugio di quei pantaloncini s'affacciò impertinente uno dei così detti attributi : uno scroto. Il prezioso pezzo anatomico fuoriusciva completamente e liberamente trascinandosi appresso tutto il suo contenuto. Il gatto che era ancora sveglio, accortosi di questo ammasso tondeggiante, intraprese una dura lotta di spostamento credendolo u

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   4 commenti     di: antonina


URCA: incipit

Una voce irruppe nel buio.
"Ehi Mayo, sei sveglio?"..."Mayo, mi senti?"...
"Che c'è Autilo?"
"Scusami, ma non riesco a dormire".
"E io cosa ci posso fare?"
"È da un po' di tempo che voglio soddisfare una curiosità: cosa significa il tuo nome?... Mayo".
"Dico, ma sei matto? È notte fonda. Ti sembra questa l'ora per una domanda del genere?"
"Su, non ci vuole tanto a rispondere".
"Porca vacca. Poi prometti che mi lasci dormire?!"
"Prometto".
"Mio padre era uno studioso di antropologia. Ebbe l'ispirazione da una popolazione che abitava il continente americano più di mille anni fa, molto prima della desertificazione: i Maya. Così si chiamavano".
"Ah... Beh, è bello, sembra una cosa importante..."
"Tu piuttosto, rompiscatole, Autilo, cosa cavolo significa?"
"Lo sapevo che me lo avresti chiesto. Viene da un vecchio racconto che mia madre, che faceva la bibliografa, trovò rovistando fra pile di vecchi libri sopravissuti al tempo. Era stato scritto da un tale Jules Verne. Raccontava di una città sottomarina, come la nostra. Di un capitano, Nemo, e del suo
sommergibile, il Nautilus".
"Come mai non ti ha chiamato Nautilo allora?"
"A mamma non piaceva la enne iniziale, le sembrava un'accezione negativa; lei era un po' superstiziosa, così decise di chiamarmi Autilo".
"Una città sottomarina?! Qualcuno, già in quel tempo lontano, aveva intuito che si può vivere sotto il mare?"
"Già, pare proprio di sì. Prima dell'Era Caotica".
"Va bene Autilo. Adesso che abbiamo soddisfatto la nostra curiosità, lasciami dormire".
"D'accordo Mayo, scusami. Buonanotte".
"... notte..."

Per sapere come continua puoi richiedere URCA in libreria o acquistarlo in rete... Buona lettura

   2 commenti     di: Rudy Mentale


L'hotel delle mille avventure

C'èra una volta, in un grande hotel, una giovane bambina di nome Catline, aveva sei anni ma era capace di molto nonostante l'età! Viveva in quell'hotel da circa due anni, con la sua tata, che si occupava di lei perchè la madre era fuori dall'Italia per lavoro, ed il padre era morto. Ma la bimba non era a disagio, anzi tutto il contrario, era ricca grazie al lavoro fiorente della madre che faceva l'attrice, e non le faceva dunque mancare nulla. Catline non si annoiava mai, era una peste, tutti ormai la conoscevano come una birbante in hotel e ne combinava di tutti i colori. Ma non aveva cattive intenizoni, infatti aveva moltissimi amici e ancora più conoscenti. In ogni occasione speciale (Come ad esempio per matrimoni, nozze comunioni e cose del genere che venivano svolti in hotel) lei non poteva mancare... e ovviamente combinarne una delle sue! Il proprietario, era una di quelle persone che ci tenevano alla propria reputazione e a fare un'ottima figura, a svantaggio di Catline, che, nonostante ciò, continuava a fare quello che aveva sempre fatto : Dispetti. Dall'apparenza non sembrava assolutamente così vivace, era bionda, ben vestita, sempre pettinata e aveva sempre un'aria allegra, che ti faceva cambiare umore, ma subito dopo averla conosciuta, l'umore tornava peggio di prima! La madre, la signora Barton, di ciò non sapeva niente, per questo la lasciava lì tranquillamente. Una delle sue più note birichinate è , quando tutti stavano organizzando gli antipasti per un matrimonio, lei, di nascosto cominciò ad assaggiare la torta nuziale... assagiando assagiando, un pezzo tira l'altro fino a mangiarla tutta... nessuno vide che fu lei ma chi poteva essere? pensò il proprietario, incastrandola. Per questo per ogni evento cercano tutti e in ogni modo di tenerla lontano dalla sala ospiti, ma invano. Il proprietario, il signor James, se ne fece una ragione e chiuse un occhio (Magari due) per tutte le cose che Catline aveva combinato. Ma ciò non poteva fare per

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   0 commenti     di: silvia


Ancora una volta

16 Ottobre di gelo.
Mi sono svegliata alle 07. 00 con la stessa sensazione di Dicembre 2008.
Spaesata, crisi d'identità e ansia. Bum Bum Bum. Il cuore impazzito. La mente pure. Non ho dato molto peso a queste sensazioni. Per fortuna dopo 9 mesi riesco a gestirle quando ritornano. Mi spavento comunque, ma non come un anno fa.
Un anno fa rimanevo nel lettone di mamma a guardare la tv a pensare in continuazione a queste brutte sensazioni, era un circolo vizioso. Non riuscivo a non pensarci e più ci pensavo piu mi veniva l'ansia. Un anno fa piangevo disperata e non mi andava di vedere nessuno. Avvolte mi dava fastidio perfino il mio stesso respiro. Ascoltavo troppo il mio corpo, ascoltavo troppo ''Gli Scherzi Della Mente". Gli Scherzetti Dell'ANSIA, o meglio del Dio PAN. Non mi riconoscevo più e ogni notte chiedevo a mamma quando tutto ciò sarebbe finito.
È stato un fulmine a ciel sereno. Mi sono ritrovata di colpo come un cucciolo infreddolito, impaurito, terrorizzato. Mi sentivo il Niente dentro. Anzi non mi sentivo proprio. Avvolte avevo il BISOGNO di masturbarmi per sentire che c'ero. Per sentire che ero VIVA. Era come se io fossi completamente esclusa dal mondo. Una cosa a parte. Tutto questo l'ho rinchiuso per tre mesi dentro a quattro mura e un lenzuolo. Poi mi decisi a reagire, come ho sempre fatto. Io sono una debole, è vero, ma quando mi rialzo sono più forte di ogni cosa. Decisi di uscire, era periodo Natalizio quindi uscii per comprare qualche cosuccia. Viale Bonaria, Via Roma, Via XX Settembre e Via Sonnino. Un freddo cane, fuori e dentro me. Guardavo il mondo, le persone, i palazzi, il cielo con occhi diversi. Come se fosse una specie di sogno.
È dura rivivere certi periodi della propria vita raccontandoli. Sopratutto se è la prima volta che lo fai.
Avevo le occhiaie, pesavo 38 Kg. Non mangiavo quasi nulla. Per me niente aveva senso. Anzi, qualcosa si. La presenza di mamma ogni notte affianco a me. Le stringevo la mano

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   4 commenti     di: Anna Lecardi


VIAGGIAR PER... SARDEGNA - Verde e mare, monti e sabbia: un tuffo nel passato. "Sardegna... quell'angolo di... Paradiso"

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   3 commenti     di: Ada FIRINO


Mindflowing

dita che sbattono sulla tastiera, musica di pianoforte mistico in cuffia, notte che avvolge la mia casa. coperte che si gonfiano e diventano vele di una nave fantasma. il letto sobbalza e poi si alza dal pavimento. le pareti spariscono. mi sento strano. stanotte le stelle non si riescono a vedere, il cielo è quello tipico losangelino, uno specchio nebuloso luminoso anche di notte. cammino scalzo per le strade i prati bagnati degli innaffiatori automatici sono umidi e morbidi. le finestre illuminate a sbalzi alterni dal blu degli schermi televisivi. qualche ciclista solitario passa come un soffio di vento, i bidono della spazzatura fuori dai vialetti sembrano dei guardiani immobili del quartiere. il tempo è una cosa cosi strana, non esiste. interi mesi condensati in pochi episodi poche ore allungate per secoli. la mente vaga come un'onda sempre pronta ad incontrarsi con la prossima scogliera, mai ferma nello stesso luogo si rimescola e si scontra, rigurgita e schiamazza. i passi umidi salgono in alto dove poco fa il tramonto dorato si incastravatra le palme..

   5 commenti     di: johnny utah


Come nasce e muore una passione 2°

E cominciò la passione vera. Si, d'accordo, i parà sono gradassi, forse anche un po' stronzetti, ma a me che m'importava? Anzi, un motivo in più, per dimostrare che non proprio tutti lo erano. Non che io non fossi vanesio eh, lo ero e lo sono, eccome, ma non mi piace dare spettacolo delle mie passioni. L'ho già detto, non sono esibizionista.
Primo, non m'è mai importato niente di diventare "troppo" bravo, né m'importa tuttora. Secondo: fisico, età e malizia erano già allora al di là della tentazione. Faccio del mio meglio per non ingrassare, ma sono comunque quasi sempre 5-10 anche 15 kg oltre il mio peso forma, e non c'è verso, ormai l'ho capito. Tuttavia non sono poi così male e soprattutto non demordo. Solo che, una volta deciso... non sapevo da dove incominciare. O meglio, ricominciare.
Quando sei fuori da un'attività o da un giro, è come se quel giro, per te, non esistesse. Non c'è, non lo vedi, forse proprio perché non t'interessa. Un'attività come quella, poi, di per sé già naturalmente elitaria e pure costosa, peggio ancora! Ma io sono di Verona, e a Verona, pur piccola e bellissima, non manca niente. Men che mai un aeroporto civile con un rinomatissimo centro di paracadutismo (e volo a vela). Tra l'altro pure con un nome bellissimo: Boscomantico. Come si fa a resistere a un nome così?
Però sembrava il posto più dimenticato del mondo, quel febbraio 1996 di cui sto narrando. Oggi molto meno, ma allora, se ci andavi negli orari di chiusura, sembrava addirittura abbandonato. C'era una casupola di legno con imposte sempre chiuse vicino ad un capannoncino con su scritto "scuola di paracadutismo" su un cartello arrugginito. Poco altro. Oltre le reti, gli hangar dell'aeroporto militare, ormai dismesso da molto, dall'altra parte gli hangar di quello civile, con bar-ristorante annesso, ma anche quello quasi sempre chiuso.
Il fatto è che ci passavo nelle ore sbagliate, durante i giorni di lavoro, quando riuscivo a inserirlo in uno de

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   9 commenti     di: mauri huis



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