username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

Racconti d'avventura

Pagine: 1234... ultima

Un viaggio pazzo organizzato da persone poco normali

Finiva il mese di luglio di quell'anno particolarmente impegnativo in cui Carlo aveva dato tutto se stesso al lavoro. Alla famiglia come al solito un po' meno.
Quasi dieci ore al giorno tra ufficio e clienti da visitare per quasi tutto l'anno lo avevano di certo provato parecchio.
Carlo, cinquant'anni passati mentre gli mancano ancora molte lune per i sessanta, innamorato del suo lavoro è proprio un self made man. Dopo aver ricoperto incarichi importanti come dirigente presso multinazionali ha deciso a cinquantadue anni suonati che era il momento di mettersi in proprio.
Lo fa con due ex suoi colleghi che decide di prendere come soci alla pari, come d'altronde nel suo generoso carattere.
Una piccola azienda con dieci dipendenti tra cui i suoi tre figli a collaborare con lui che lo coinvolgono ancora di più. Personaggio molto conosciuto e ben considerato nel proprio settore e nella sua terra d'origine.
Dopo anni di assenza da vacanze e riposo decide che è il tempo di fare una pausa di riposo e riflessione.
Quindi telefona al suo carissimo fraterno amico Enzo.
Enzo, un siciliano trapiantato a Milano da una vita. Anche lui uomo arrivato, presidente di una banca estera, anche lui schiavo del lavoro accetta di buon grado questa inusitata proposta ma ad un patto.
Sempre schiavi della programmazione ad ogni costo decidono che dovrà essere una vacanza all'insegna dell'avventura.
Senza aver interpellato su questo ultimo importante punto le rispettive mogli, come ormai accadeva da tempo immemorabile, decidono che si va all'avventura.
Ci si imbarca dalla Sardegna per la Corsica, ovviamente nessuna prenotazione. Solo una cosa certa, la data di partenza e quella di rientro e via per questa avventura che vedremo poi rocambolesca, per certi versi un po' pazza e certamente inusuale per i due.
Mogli al seguito, caricate le due macchine ovviamente strapiene di valige voluminose contenenti di tutto e di più delle mogli, come se la vacanza dovesse durare sei mesi anz

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: carlo sorgia


UNA RICERCA INFINITA

Ho letto da qualche parte che l’amore è un rapporto che non annulla ma rinforza le realtà individuali tra cui avviene; ricordo di aver pensato: fin che dura.

----------------

Ti fai la barba, ti vesti, prepari il caffé, gesti abituali, meccanici, ripetuti fino alla noia, abitudini interrotte solo dagli imprevisti: il rasoio che ti sfugge, il nodo della cravatta, l’orologio fermo.
Gesti abituali, meccanici. Gesti senza importanza.
A volte, però, senza nessun preavviso capita di subire una sorta di sdoppiamento, una dimensione sospesa, il corpo continua le sue attività, la mente l'osserva senza partecipare, una sottile inquietudine si impadronisce di te, ti accompagna, vivi l’ansia, l’attesa di qualcosa che deve accadere, ma allo stesso tempo, tutto quello che fai ti sembra di averlo già fatto, momenti già vissuti. Ricordi sfumati, ombre che faticano a prendere forma, non riesci a fissarne i contorni eppure le potresti quasi toccare.
Un’inquietudine cresce.
La giornata trascorre lenta, routine, imprevisti, sorprese. Bestemmi: il volo diretto per Lamezia è al completo e sei obbligato a prenotare quel che c’è, un pensierino all’Alitalia, l’ultimo miracolo italiano, sei già oltre, un rompiballe in gessato blu, Rolex falso e mezzo chilo di gel, ti sta illustrando i vantaggi che avresti scegliendo un nuovo gestore telefonico, già ti vedi scorazzare per Roma seduto sul groppone di un elefante insieme alla tua nuova tribù ….
…. Roma, ciak si gira.
Roma e i suoi poteri magici, basta un pensiero e ti ritrovi a Piazza Venezia, rivedi quello sguardo, due occhi bellissimi, li avevi già notati, ma non c’eri mai arrivato così vicino, due chiacchiere (stenti a crederlo, ma devi cedere: è pure intelligente …), l’impegno di rivedersi, “Il mio numero di telefono ce l’hai”, sottolinea con un sorriso. I pensieri prendono forma … un momento che vorrest

[continua a leggere...]

   13 commenti     di: Ivan Bui


La farfalla nera: L'ombra del deserto

Così Butterfly stremata si addormentò, affidandosi alla piccola barca che l'avrebbe portata lontano. In quelle poche ore di sonno la ragazza sognò, di un impossibile vita serena, senza sangue e morte, una vita di luce, tranquilla e spensierata, ma forse poteva viverla solamente nel sonno.
La giovane percepiva il leggero ondeggiare dell'imbarcazione sulle calme onde dell'oceano. Pian piano il sole che un tempo la infastidiva, la svegliò delicatamente, concedendole qualche sbadiglio. Poi capì, intorno a lei il nulla, quanto lontano si era spinta. La paura che le era nata abbandonando la Grande Mela crebbe, non poteva attraversare tutto l'oceano con gli assassini alle calcagna, l'avrebbero raggiunta in pochissimo tempo e poi sarebbe stata giustiziata per aver trasgredito alle regole della setta. Ma certo il suo viaggio non sarebbe potuto finire così, doveva trovare una soluzione, qualcosa che l'avrebbe salvata da morte certa. Rifletté a lungo, poi vide in lontananza un enorme nave avvicinarsi a lei. Velocemente prese dalla tracolla il rampino, poi con uno scatto felino si tuffò in mare abbandonando il mezzo della sua fuga. Una volta a bordo, realizzò di essere su una nave cargo, si sistemò il cappuccio nero e silenziosamente iniziò ad esplorare l'enorme monolita gallegiante. Sia a destra che a sinistra, container di varie grandezze e misure, dopotutto niente di così interessante, ma quei grandissimi contenitori di ferro erano un ottimo posto per nascondersi. Sentiva dei passi cauti avvicinarsi a lei, avanzando lentamente preparò il pugnale pronta ad un agguato. Stava succedendo qualcosa, i suoi riflessi d'assassina non le mentivano mai. Era un altro assassino, sicuramente mandato da suo padre. Aveva riconosciuto l'ombra da sicario, sottile e scattante. La seguiva stando attento a non farsi vedere, anche lui con una lunga lama in mano. Era il momento giusto, entrambi si fermarono e Butterfly saltando all'indietro lanciò con precisione il pugnale

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: filippo pagani


Il Guardiano

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: cesare righi


L'insolito sesso

I vetri della lunga finestra erano rigati dall'acqua piovana. Le gocce ne segnavano la superficie scivolando lente, poi più veloci quando si univano fra loro. Ciascuna mostrava a suo modo il mondo intorno. Migliaia di minuscoli specchi ricurvi riflettenti una realtà deforme: questo erano. Luisella - che detestava il suo nome trovandolo insulso - le guardava, seguendo la loro triste sorte, il loro inevitabile suicidio sul davanzale, il momento in cui cessavano di vivere come gocce, mescolandosi al bagnato informe del freddo travertino.
"Che mattinata di merda!" pensava.
Al lavoro le avevano affidato troppe commissioni, come sempre. Così era uscita di corsa salutando i colleghi con un " Ciaoooo!" e si era infilata frettolosamente in auto. Dopo aver programmato rapidamente una mappa mentale dei vari luoghi della città da toccare, aveva deciso di fare la prima tappa alle poste. Il traffico era intenso nonostante fossero le nove del mattino e l'ufficio postale dove si recava di solito, a qualche chilometro di distanza. Lentamente, si era avvicinata in zona e aveva parcheggiato. Di buona lena si era avviata a piedi pensando che forse, data la distanza dal parcheggio, non era valsa la pena di andare in macchina.
Finalmente era entrata, sudata. Cinque sole persone in fila, quasi un miracolo! Mentre era assorta nel pensiero delle rimanenti ambasciate, si era avvicinato un giovane alto e scurissimo che lentamente l'aveva oltrepassata e con nonchalance, si era appoggiato con un gomito in prossimità dello sportello. Non una parola da parte di alcuno. La tensione era diventata palpabile, mentre la prima signora della fila stava terminando la sua operazione. Il giovane accennò ad ignorare il suo turno per rubare il posto agli altri, così Luisella sbottò:
"Guardi che c'è una fila!"
Senza neppure rivolgerle lo sguardo, lui:
"E chi si muove! Anzi, io non ho fretta. Quasi quasi mi leggo il giornale! "
E così detto, estrasse dalla tasca posteriore dei je

[continua a leggere...]



Safari al Parco

Nel gennaio del 1995, qualche settimana prima di andare a visitare per la prima volta un parco africano, esattamente il parco del Kidepo, all'estremo nord-est dell'Uganda, avevo appena finito di leggere un vecchio libro, scritto da un ingegnere che aveva partecipato, verso la fine dell'800, alla costruzione della rete ferroviaria del Kenya. Il libro si intitolava “Il mangiatore di uomini” e raccontava di un enorme leone che ogni notte, nella sperduta savana, uccideva e poi divorava uno degli operai del suo cantiere. Per trenta giorni di fila il ruggito aveva fatto tremare di paura gli oltre mille lavoratori accampati senza altra difesa che i fuochi accesi davanti alle loro capanne e immancabilmente ogni notte il terribile mostro riusciva, indisturbato, a compiere la sua terrificante impresa. Anche un collega dell’ingegnere, giunto al campo con la moglie, fu azzannato nel sonno mentre la moglie, nel dormiveglia, aveva sentito solo un lieve fruscio, quello del corpo del marito, trascinato all’esterno per la testa dall’ indomita fiera.

Essere al parco del Kidepo con i leoni che di notte si muovono liberi, anche tra le capanne, in cerca di una preda, mi rendeva, al pensiero della lettura recente, nervoso, preoccupato e molto guardingo tanto che nella capanna, in cui dormivo con mia moglie e i nostri tre figli, ricordo di aver bloccato la maniglia con una sedia, nel tentativo di rendere più sicura la porta che mi appariva poco robusta.
In tutto il campo, oltre ai guardaparco e alle loro famiglie, c'eravamo soltanto noi e il direttore del campo, un giovane inglese, che dormiva, invece, tranquillo, in una semplice tenda di fronte alla nostra capanna.
Eravamo i soli turisti passati in quel parco da Natale quando, ci disse il direttore, ne erano arrivati appena quattro. Il campo era in costruzione, c’erano soltanto tre capanne pronte e la nostra era stata appena dipinta. Per fortuna, Monica, previdente e accorta come sempre, aveva portato tutt

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: Antonio Sattin


Il dentista

Mi svegliai, quella mattina di metà novembre, con un forte mal di denti e durante la colazione cercai sollievo con un analgesico, sperando che quel dolore fosse passeggero.
Lavorai tutto il giorno con quel piccolo tormento in bocca che non mi dava pace.
Ero tornato soltanto da un mese dalla mia vacanza in Italia e, preoccupato, pensavo che avrei dovuto aspettare quasi un anno, prima di rientrare a Padova per un'altra vacanza, e potermi curare da mio cugino Nanni.
Quando andai a letto, la sera, non presi sonno per il mal di denti e al pensiero di come risolverlo.
In Ospedale non c’era il dentista, non c’era neppure l’attrezzatura per la cura delle carie, soltanto gli strumenti, i ferri, per le estrazioni dentarie.
Quante estrazioni di denti avevo fatto a Matany! E solo per un mal di denti!
I Karimojong, per loro fortuna, non hanno gran che bisogno di uno specialista dentista, grazie alla loro ottima dentatura e alla efficace pulizia dei denti eseguita con uno spazzolino ricavato dai rami di una pianta locale. Tutte le settimane, però, mi capitava di osservare qualche piccola carie che raramente produceva grosse lesioni.
Questi pazienti con il mal di denti arrivavano nell’ambulatorio dell’Ospedale già decisi per l’estrazione e, a noi medici, non rimaneva che sudare quattro camicie per togliere questi denti robusti con tutta la radice.
Durante questi interventi sudavo abbondantemente dalla fatica e la mia mano, dallo sforzo continuo ed intenso, al termine mi sembrava quasi paralizzata. Dovevo inoltre fare tanta attenzione a non fratturare quei denti, tra l’altro robustissimi, e aiutarmi con delle leve, per lussare pian piano quel dente malato, per facilitarmi quel mio lavoro davvero tutto muscolare.
Dopo aver eseguito l’anestesia, facevo sedere il paziente su una sedia dell’ambulatorio; quale poltrona! Quale luce se non quella della finestra!
Sudavamo in due. Anche il paziente con la bocca aperta per

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: Antonio Sattin



Pagine: 1234... ultima



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Avventura.