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Racconti fantastici

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Una giornata particolare

Il vento soffia, il mare è in tempesta e un veliero galleggia come il desiderio del mio cuore, lasciando un impronta di dolcezza sulla terra ferma, qui dove sono approdata, abbandonandomi sulla riva.
Il ritmo delle onde incalza come una dolce canzone, vibrandomi il corpo già così tanto provato da mille emozioni; ma il mio cuore è smarrito e ti chiama echeggiando il tuo nome strappando dal fondo marino la speranza, e con essa mi trascino in un mondo fantastico dove la tua presenza simboleggia un punto fermo per la mia esistenza.
Al mio arrivo dove giace questa striscia di sabbia, ho percorso la strada dei sogni e, adesso, seduta qui in disparte attendo la muta notte con le prime luci dell'alba ascoltando la canzone del mare e, dentro una conchiglia abitata dal frastuono marino, m'illudo di annusare la tua pelle e di veder deposti tutti i miei sogni di donna ancor sognante.
In questa giornata particolare avverto il segno tangibile, seppur ereditato dal mare, dell'amore che provo; mentre la fragranza odorosa della spuma marina, bagnando i miei piedi, mi sazia di quel fresco nettare di pace che trapassa ogni poro della mia pelle, facendomi arrossire.

In questo giorno speciale,
sei come un isola dove vorrei approdare e su di essa colmare questa mia inquietudine per un avverso destino... che viaggia sul mare!



Il Maestro della rosa

Alcuni mi dissero poi di averlo visto allo stesso tavolo anche in anni lontani, nel pieno della notte romena.
Ma chi può saperlo, è nostra abitudine provare a rendere la realtà meno opaca e pesante, più vicina alla verità che vorremmo colorandola con dosi robuste di invenzione e di leggenda.
Nella lingua degli ebrei un solo termine designa parola ed azione, per noi romeni parola è cuvintul, viene pronunciata e si allontana, scompare, leggera e misteriosa, come il vento fisico.
Io comunque, che avevo sempre frequentato la birreria, iniziai a vedere quell'uomo solo dal 2001, dalla primavera.
La Caru cu Bere è la birreria storica di Bucarest.
L'edificio, in stile neoclassico, fu ultimato nel 1879.
Sino alla fine della seconda guerra mondiale fu il locale della giovane borghesia di Bucarest, degli studenti, delle comunità straniere, italiani e francesi.
Durante il regime, il locale divenne di proprietà dello stato.
La frequentavano perlopiù i dirigenti del partito, per i quali credo funzionasse, nelle stanze dei ballatoi superiori, anche come bordello.
Io, Ion Dinu Gabrieli, nacqui a Bucarest nel 1977, l'otto febbraio.
Della notte romena non vidi che la fine, ma la conosco bene.
Ben prima e ben meglio che dagli studi, dalle vite mancate dei miei genitori, dai grigi crolli che si intuivano nella loro anima, dalla loro infinita stanchezza.
Ricordo come la nostra casa, ogni suo dettaglio, la facciata, i pianerottoli delle scale e poi gli interni, i nostri mobili e gli oggetti dichiarasse la notte con la forza terribile di cui solo sono capaci le cose materiali.
Nel 1989 il regime cadde.
Non sapevamo cosa sarebbe mutato, cosa sarebbe stato possibile recuperare nei nostri cuori ma sapevamo ciò che saremmo diventati, negli anni, nella libertà e sotto altri demoni: l'Europa.
L'anno successivo la mia vita attraversò un passaggio fondamentale.
Mi fu diagnosticato un tumore maligno, un sarcoma alla radice della coscia sinistra.
Fui operato in It

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Perché i tacchini volano cosi in alto

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Una nascita

Marzio segue attento e silenzioso appoggiato al muretto di pietre chiare, ciuffetti d'erbe capricciose sporgono dalle fessure. Con attenzione il suo sguardo si posa sulla donna che china prende acqua nel secchi dalla vasca grande. Ricorda ancora l' immagine di due donne nude immerse nell' acqua sulfurea, intente a lavarsi vicendevolmente. Silenziose e decise nei gesti antichi dal sapore di una danza ancestrale. La donna incinta lasciava che la cura della compagna la coprisse di sensazioni dolci, fatte di tenerezze, di giochi d' infanzia. Marzio, il corpo teso come a cogliere il tutto, si apre estendendosi per catturare nell'acqua i teneri segreti. Luna osserva chiusa nel suo liquido prenatale, appena un po'di chiarore, ma da dove? La sospensione incerta nell' alimento acqua adesso la sommerge con il suo peso sovrastante:è come un soffocamento lento, graduale. Bisogna rompere la gelatina ed emergere verso uno spazio immenso! Luna esce libera e improvvisamente uno sguardo la cattura. Mai nella vasca grande si era verificata questa nascita.

   2 commenti     di: marilena


Lorenz

Al postino salito fino al suo piano per consegnargli la posta Lorenz promise che, se la Signoria Vostra si compiacerà di ripassare tra un mese, certamente non si porrà altro tempo in mezzo e ben lieto sarebbe stato anzi lietissimo, di fargli gradito presente d’una lauta mancia che certo meritava e che dal suo canto il solerte impiegato postale s’aspettava ma che, allo stato attuale, le miserrime condizioni non gli permettevano né quello né altri sfarzi, se non a patto di enormi sacrifici.
Così Lorenz richiuse la porta, calzò le scarpe da notte e rientrò nel letto ancora caldo.
Per Lorenz che soprattutto la mattina appena alzato non perdeva il vizio di ragionare con l’emisfero sinistro del cervello, l’abitudine dei postini di città di consegnare personalmente al destinatario la corrispondenza più delicata, era usanza che più d’una volta si ritrovò a considerare barbara.
Tolse l’asciugamano dai fianchi e, nudo come un uccello è nudo quando si distende su un letto, ricontinuò a pensare da dove aveva interrotto; e così lo sorprese il primo trillo di campanello della seconda persona che nella giornata lo chiamava alla porta, lo infastidirono il secondo ed il terzo trillo, mentre al quarto era già tornato in piedi, nudo con asciugamano, in uno stato di confusione evidente.
Senza aprire gridò chi è, ma avrebbe fatto meglio a dire chi era, dato che non tardò a riconoscere con sicurezza via via più solida, il distinguibile rumore di passi in discesa per le scale, col corredo dovuto di stinchi cosce bacino epe torace braccia collo e faccino che gli diceva con sufficiente approssimazione “Colui se n’è andato”.
Da quando i mattini si erano fatti ruvidi, col giungere dell’autunno, Lorenz aveva preso gusto a coricarsi svestito la sera, anche se pure a lui ne sfuggiva l’imponderato nesso di causalità.
Con l’asciugamano-gonna preso in prestito dal bagno di chissà quale albergo, e distrutto qualsiasi ideale di riconciliazione col l

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   2 commenti     di: sergio scaffidi


Il vampiro Christopher Hancock, le origini - ultima parte

"Ottima scelta, ho creato uno splendido immortale".
Disse soddisfatta la donna dagli occhi di ghiaccio.
"Non avevi nessun diritto di farlo, dovevi lasciarmi crepare".
Mi resi conto di aver perso per sempre la possibilità di ricongiungermi ai miei familiari. La mia anima è stata dannata per sempre, rinnegato da Dio.
Sentii crescere in me rabbia e disperazione, ma più di tutto sentivo la sete infiammarmi la gola.
"Non essere in collera, quando ti ho visto ho subito capito che saresti stato perfetto... e poi mi ricordi tanto mio figlio, il mio povero Constant. Non potevo permettere che diventassi cibo per i vermi".
"Che diavolo vuoi da me? Nessuno ti ha chiesto di strapparmi alla morte, ho un tremendo bisogno di... non lo so cos'è... mi brucia la gola".
"Ti devi nutrire, andiamo".
Uscimmo, così facendo lasciai per sempre la casa in cui sono cresciuto e con essa lasciai anche la mia vita precedente, da allora non sono più voluto tornare a Eyam.

Quella notte aveva assunto un aspetto funebre, le stelle erano nascoste sotto un pesante cielo nero e uno strano odore di morte aleggiava nell'aria, inaspettatamente mi sentii parte di quella cupa atmosfera, ero perfettamente a mio agio e mi sentivo forte e indistruttibile.
Fu la notte del mio primo pasto, uccisi il mio primo essere umano guidato dall'istinto. Era una prostituta che si aggirava ubriaca in un sudicio vicolo. Conobbi per la prima volta l'eccitazione scatenata dall'odore del sangue caldo pulsare nelle vene. Non ricordo d'aver mai sentito un profumo tanto intenso e delizioso. Le fui addosso in un secondo, povera sciagurata, non ebbe nemmeno il tempo di reagire, ma se anche l'avesse avuto, niente avrebbe potuto contro la mia superiorità.
L'assalii alla giugulare, sentii il suo fluido vitale scivolarmi sinuosamente nella gola e riempirmi lo stomaco donandomi un sollievo indescrivibile.
Uccidere è semplice.
Scoprii che bere da un mortale è paragonabile al provare mille orgasmi contemporaneamen

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   9 commenti     di: Kartika Blue


LE cronache della spada d'argento

Viaggiare per il continente di Ramadax come cantastorie è un lavoro generoso e pericoloso. Generosità e pericolosità in questo paese sono le facce di una stessa medaglia. Erano ore ed ore che Saaius camminava per la strada maestra, polvere e serpenti furono i suoi unici compagni per molte miglia fino a che non incominciò ad incontrare numerosi carridi artigiani. Guardava incuriosito una tale moltitudine di gente che come tante formiche si dirigevano in qualche imprecisato posto. Ad un tratto, sentì per caso una accesa litigata tra due artigiani per accaparrarsi il miglior posto alla fiera annuale della città della Rosa d'Argento. Una fiera solitamente è un buon posto di lavoro per i cantastorie, in particolare quando si celano nel proprio cuore oscure ed intriganti leggende da narrare.
Violenti flash di sogni passati di magia oscura, incominciarono ad assalire lamente del cantastorie, ma decise di accantonarli per evitare spiacevoli rimembranze.
Il peso della sua viola incominciava a farsi sentire e siccome Saaius non avevamolte corone d'avorio, decise che stanotte uno spiazzo d'erba avrebbe ospitato le sue stanche membra.
Trovato uno spiazzo lasciò i bagagli. Saaius si mise in cerca della legna di alberi asciucar, la miglior legna eternamente secca adattissima ad accendere fuochi per un bivacco. Preparato il tutto mise ad arrostirequel poco di carne che aveva e si distese a guardare le stelle. Le lune rosa e verdi formavano in cielo un caleidoscopio di colori magici e fantastici e le nuvole rosa con forme di draghi intessevano una danza di poesia antica e dimenticata. Il suo ventre affamato conil suo tuonare lo richiamò dal suo universo fantastico, ricordandola sua umanità e dopo averla saziata, si addormentò.
Saaius, sognò cose davvero singolari. Era a cavallo di un drago rosso fuoco e congli artigli d'argento, vedeva che il drago sputava fuoco supersone, animali, case ed infine vide temuti scenari di guerra. Mentre era in volo, un fulmine a forma

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   0 commenti     di: Mattia Sorrenti



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