username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

Racconti fantastici

Pagine: 1234... ultima

Come nacquero le Cinque Terre

- ... Agli albori del mondo il Signore, mentre si riposava delle fatiche della Creazione, si dilettava a rifinire il Suo lavoro.
Al momento di completare la Liguria, pensò di creare una serie di paesini che assomigliassero ad un presepio (il Signore era molto sentimentale) e felice dell'idea la comunicò ai pochi abitanti della zona: - Vi metterò qui mezza dozzina di paesini carini - disse - Mezza dozzina! - esclamarono i Liguri, - qui ci rimettiamo, devono essere almeno una dozzina! -
Il Signore si arrabbiò perché non Gli piaceva essere contraddetto (per questo motivo non si era mai sposato) ma doveva mantenere la parola data, però ne creò solo 5 invece dei 6 previsti, per punire la loro sfrontatezza.
Basta andare per mare da Genova verso Levante per vederli, sono inconfondibili, si chiamano Cinque Terre.

PS: Favola moderna raccontata da un uomo antico



Tutto il mondo è un palcoscenico

Oggi recito su un canovàccio bianco, improvviso... parlerò a voce alta e scriverò

quello che nascerà da un'idea, un'immagine,

un ricordo. Mi viene subito alla mente questo titolo: "il piacere di fantasticare"!..

Certo ho tanto da sognare, ed entrare in un'altra dimensione.

Il mio hobby principale è leggere... leggere di narrativa di autori italiani e stranieri,

entrare in una storia e diventare subito la protagonista principale.
La prima che mi viene in mente è Beatrice di Dante
Alighieri... ecco che lui, Danteavanza verso di me, mi guarda e mi dice: " Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia

quand'ella altrui saluta, che ogni lingua devèn tremando muta,

e li occhi non l'ardiscono di guardare..."
Certo che essere esaltata da Dante... mi rende ancora più angelicale e l'anima sospira.
Continuo per la selva oscura... e mi ritrovo nel settecento.

Mi si para davanti Carlo Goldoni che mi chiede,

se voglio recitare la commedia dell'arte. Mi offre una parte che mi piace:
sarò Mirandolina, la giovane locandiera corteggiatissima da un marchese altezzoso e un conte ricco.
Lei vuole conquistare solo il cuore di un cavaliere solitario che dice di odiare le donne e

di non essersi mai innamorato di alcuna di loro.
Punta sul vivo, Mirandolina, mostrerà, infatti, tutto il suo fascino e

tutta la sua abilità nell'arte della conquista dei cuori maschili...

... uno squillo mi riporta ai giorni nostri, siamo nell'anno 2012.

Svegliati Dora... lascia i tuoi voli pindarici.. è tempo di mettere

sotto i denti qualcosa di commestibile... guarda... sono le 14, 09...

non fantasticare!!!!! (la voce della coscienza)

Scena 1° cala il sipario... intervallo... (continuerà?) Boh!?!..
PS. Decideranno i lettori con i loro consensi o i loro dissensi.

In che secolo mi vedreste collocare?..

Sono curiosa!!!! Grazie!

*Tutto il mondo è una scena.. e gli atti sono sette

come l'età dell'uomo il quale, così recita molte

[continua a leggere...]

1
6 commenti    2 recensioni      autore: Dora Forino


Il pianeta della felicità

Non siamo soli in questa galassia... immersa nell’infinito spazio di stelle luccicanti, nell’immenso cielo scuro che come un mantello avvolge il mio terrazzo..
Volgo gli occhi in su e scruto le stelle sperando di vederne cadere una. Eccola! Come una delicata fiammella parte da non so dove, per finire dritta nel mio cuore affinché anch’io, finalmente, possa esprimere il mio desiderio nella notte di san Lorenzo!
Quale potrebbe essere l’oggetto del mio desiderio? Ci sono davvero oggetti e situazioni in grado di rendermi felice? Ma ecco con grande sorpresa che mi accorgo di non poter essere più felice di così,
perché amo tutto ciò che mi circonda, e il fatto stesso di aver visto quella minuscola stella mi ha
colmato il cuore! È con gioia immensa che mi tuffo nelle morbide e calde coperte pensando ancora a quell’attimo che, a mia insaputa, avrebbe cambiato la mia vita.
Avete presente il momento in cui siete tra sonno e veglia? È in quell’istante che un odore sconosciuto inonda la mia camera... vedo un fumo denso e verdastro che fuoriesce dalla presa elettrica facendo sciogliere il carica batterie del mio amato Mp3.
Non ho la minima idea di ciò che sta accadendo e come per pura magia il fumo si trasforma in tre piccoli esseri verdi dai volti buffi che con i loro occhietti spalancati mi osservano. Ci accomuna un’unica cosa: il terrore di avere di fronte un essere completamente sconosciuto. Loro hanno paura di me, io di loro!
Si sa l’ignoto gioca cattivi scherzi, ma non avrei mai pensato che nella mia cameretta si sarebbero materializzati degli extraterrestri, venuti sulla Terra da lontano su di una minuscola stella cadente... e che per giunta parlassero italiano!
“Quanto sei brutta! ” mi dicono disgustati ed inorriditi dalla mia figura. Io sono pietrificata come se la lava del Vesuvio mi fosse caduta addosso... vorrei dire loro di non aver mai visto in vita mia esseri più brutti, ma mi hanno insegnato una discreta educazione e non poss

[continua a leggere...]

0
1 commenti    0 recensioni      autore: Stella Spina


La zona di confine e i due regni (ultima parte)

Alla vista dell'uomo istintivamente mi attaccai al braccio destro di Alex che questa volta non si ritrasse ma mi strinse a se come per proteggermi, era una sensazione veramente piacevole nonostante avvertissi di trovarmi in una situazione piuttosto surreale.
L'anziano iniziò a parlare in tono solenne
"Vanessa, Alex, finalmente siete pronti ed è ora che sappiate il motivo della vostra presenza nella zona di confine".
Le domande mi uscirono senza neanche rendermene conto
"chi sei? come sai i nostri nomi? come siamo arrivati qui, cos'è la zona di confine? perchè..."
Troncò i miei interrogativi
"mi chiamo Bayus, sono il supervisore del regno dei sogni, del regno degli incubi e della zona di confine. Vi seguo da molto tempo, voi siete i prescelti. Ho fermato il tempo per portarvi qui ed istruirvi".
Ero a bocca aperta, scioccata da quanto appena ascoltato; Alex con aria stralunata intervenì
"cosa significa prescelti? istruirci a cosa?
Bayus l'osservò come se si aspettasse quelle domande, alzò il sopracciglio sinistro e riprese le spiegazioni guardandomi intensamente
"Vanessa, tu sarai la guardiana del regno degli incubi e ti occuperai d'inserire esperienze tattili e gustative sia nei sogni che negli incubi - poi si girò verso Alex con occhi scintillanti - a te, invece, è affidato il regno dei sogni e aggiungerai esperienze uditive e olfattive sia nei sogni che negli incubi - con un ampio sorriso proseguì - sarà qui, nella zona di confine, il vostro quartier generale. Da qui prenderete ogni decisione, lavorerete fianco a fianco, siete complementari, indispensabili l'uno all'altra".
Improvvisamente sentii ogni fibra del mio corpo pervasa da misteriosa energia, di fronte a me Alex mi strizzò l'occhiolino a cui ricambiai con un sorriso complice, poi rivolsi l'attenzione a Bayus, una domanda mi assillava ma non feci a tempo ad aprire bocca che lui, intuendo rispose
"lo so, gli incubi possono sembrare crudeli, ma l'umanità ha bisogno anche di quelli, s

[continua a leggere...]

1
15 commenti    0 recensioni      autore: Kartika Blue


Il giovane apprendista

1
La profondità della notte era rischiarata da una luna quasi abbagliante. Ad osservare quello spettacolo incantevole, c’era un ragazzo, Fedor. Osservava, fluttuando leggero nei suoi sogni più profondi, sogni che presto si sarebbero avverati.
Niente a che vedere con i semplici e passeggeri sogni di un ragazzo della sua età: lui aveva agognato quei momenti di fibrillazione da quando aveva pochi anni.
Aveva passato la sua giovane vita sui libri, su tomi voluminosi che lo avevano tenuto chino dal mattino alla sera. Era il classico ragazzino che invece di giocare spensierato con i compagni di scuola, si riduceva a studiare anche di notte, alcune volte. Era stato proprio il suo carattere poco egocentrico, serio e cordiale a dargli la giusta costanza e umiltà per apprendere la magia.
Ora ripensava a quei momenti con serenità e rivedeva orgoglioso i visi stupiti e compiaciuti dei compaesani, ma soprattutto di suo zio e delle sue frasi incoraggianti che lo avevano spinto a non mollare.
Nel marasma delle emozioni si commosse, si sedette per tranquillizzarsi. Si asciugò gli occhi chiari e umidi, poi si alzò e tornò in camera sua. Si grattò in testa smuovendo la voluminosa chioma, sbadigliò stiracchiandosi completamente, esausto della serata trascorsa.
Dalla finestra della stanza, intravide la locanda dove il paese si era riunito a festeggiare l’avvenimento. Sorrise ancora compiaciuto e prima di addormentarsi rilesse la lettera che ormai sapeva a memoria:
Dopo un’attenta visione dei fatti, abbiamo ritenuto opportuno darti una possibilità, Fedor. I commissari, che a distanza ti hanno seguito, hanno confermato l' impegno e la dedizione notevole durati per tutta la preparazione.
Tra una settimana giungerà il tuo probabile maestro per constatare le conoscenze da te acquisite, il tutto avverrà attraverso una sorta di esame.
Calorosi saluti.
Ministero della Bacchetta
A svegliarlo, la mattina seguente, furono i primi raggi di sole che filtrarono

[continua a leggere...]



L'anima dei libri

Quando si sporgeva appoggiandosi alla balaustra del soppalco, lo sguardo vigile e fisso su un punto lontano, la mano destra tesa a proteggere gli occhi dai bagliori di un sole immaginario, il viso segnato da una cicatrice lividamente bianca che sembrava dividerlo in due parti come se fosse il risultato dello schianto di un fulmine scagliato dall'alto, c'era da aspettarsi che da un momento all'altro si potesse udire un grido provenire dalla coffa di un veliero e all'orizzonte si profilasse il soffio alto e severo di Moby Dick. Che cosa ci facesse in quella biblioteca, come potesse un uomo come quello diventare il bibliotecario della sezione Fondi antichi erano quesiti che ogni persona posta alle sue dipendenze si poneva tutti i giorni. Gli impiegati della biblioteca lo avevano soprannominato Achab, per via della forte somiglianza con un'immagine tratta dall'opera di Melville, dove il capitano del Pequod viene raffigurato nel momento in cui inchioda un doblone d'oro all'albero di maestra del vascello. A dire la verità, più d'uno tra il personale era pronto a giurare che il bibliotecario fosse il capitano Achab in persona, approdato infine a vita reale in forza di chissà quale sortilegio e di chissà quale forza oscura. Molti di costoro, quando venivano fissati a lungo dal bibliotecario, e quello sguardo vivido sembrava volesse dragare in profondità le loro menti, si segnavano il volto e con timore guardavano a terra.
Negli ultimi tre anni, da quando il nuovo bibliotecario aveva preso il posto del dottor Foschi, mandato in pensione poco dopo il grande crollo del tetto di quell'ala della biblioteca, diverse storie erano andate serpeggiando di bocca in bocca tra il personale. Storie strane, che narravano di personaggi in costume apparsi subito dopo il grande crollo, travestiti come i protagonisti dei libri sommersi dalle macerie, che se ne andavano in giro per la città liberi di compiere i propri comodi e di creare scompiglio tra la gente comune. Si narrava inolt

[continua a leggere...]



L'armadio

Ancora uno scricchiolio. Ce n'erano stati parecchi quella sera. Lucio tendeva le orecchie ogni volta che il vecchio armadio cominciava a farsi sentire. Sembrava che si aggiustasse, nella sua posizione statica. Imponente e massiccio, rumoreggiava in sequenze di tre o quattro piccoli schiocchi. Lucio aveva il tempo di pensare che stava per arrivarne un altro e, puntualmente lo avvertiva.
Viveva in quella casa da quasi vent'anni, la conosceva benissimo e la sentiva sua. Era un vecchio appartamento di famiglia che lui aveva ristrutturato e che aveva abitato un po' da solo e per il resto del tempo con le fidanzate di turno. Alcuni mobili dei parenti erano rimasti nella casa ed erano ormai suoi. Tra questi, l'armadio, che troneggiava in camera da letto. Era un pezzo in stile Liberty, con un'unica grossa anta munita di specchio. Al di sotto dell'anta, un ampio cassetto accoglieva altra roba; ma quasi tutto quello che era riposto al suo interno, non veniva mai utilizzato da Lucio. Le camicie, restate appese da anni e una tuta jeans che sicuramente non gli stava più; anche i pantaloni avevano preso irrimediabilmente la forma delle grucce. Invece Lucio era solito aprire l'armadio e buttarci dentro, alla rinfusa, quello che si toglieva: felpe, jeans, calzini, riposavano ammonticchiati gli uni sugli altri fino all'Indomani.
Ora non si sa perché, si era fatto l'idea che quando era solo e si stava rilassando magari con un buon libro, cominciavano gli scricchiolii. Gli pareva di sentirli forti e netti, come se l'armadio volesse dirgli qualcosa, comunicare con un linguaggio particolare. Forse si sentiva offeso per l'utilizzo che Lucio ne faceva: più estetico che funzionale. Un contenitore per la roba smessa! Non c'era altra spiegazione, forse era addirittura l'anima turbata di qualche suo antenato.
Per quanto cercasse di razionalizzare, l'idea rimaneva fissa: l'armadio scricchiolava e sembrava proprio che si lamentasse, rimproverandolo.
Lucio non credeva a niente c

[continua a leggere...]




Pagine: 1234... ultima



Cerca tra le opere

Racconti fantasticiQuesta sezione contiene racconti di fantascienza, storie fantasy, racconti fantastici