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Racconti fantastici

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La sirena

Dal buio affiorano tutti i momenti più belli della mia vita, tutte le persone che ho amato.
È dunque questo il passaggio tra la vita e la morte?
Sento il freddo dell'acqua che mi circonda e inizia ad entrare in bocca e nel naso.
Sento mille mani che cercano di afferrarmi, mai io gli scivolo sopra.
Sento che sto perdendo i sensi...
Un calore mi investe il viso, un calore familiare, come se ci fosse il sole a scaldarmi. Anche un rumore che distinguo benissimo... no, non è un rumore, è un suono bellissimo, quello delle onde del mare che si infrangono sugli scogli.
Un formicolio su tutto il corpo. Sono vivo, o è solo un illusione?
Ancora non ho aperto gli occhi, forse per la paura di vedere dove sono.
Qualche cosa di caldo si appoggia sulla mia guancia, una mano. Riesco a socchiudere gli occhi e vedo delle ombre indistinte davanti a me.
Piano piano riesco ad aprire meglio gli occhi e cerco di mettere a fuoco quello che ho davanti. Una donna, una donna bellissima. Ora la distinguo bene il suo viso: bianco, le labbra rossissime, i capelli scuri che controluce evidenziano dei bellissimi riflessi rossi. Mi colpiscono i suoi dolcissimi occhi azzurri che mi guardano rassicurandomi.
Lentamente riesco a prendere coscienza di quello che mi sta attorno: sono sdraiato sopra uno scoglio, vicino al mare, sento gli schizzi d'acqua sul corpo e la sensazione è gradevole.
La splendida donna continua a sorridermi senza ancoa aver detto una parola. Ora distinguo anche il suo corpo: è inginocchiata al mio fianco e il suo seno è scoperto, un seno bellissimo.
Ora che l'immagine è molto chiara apprezzo ancora di più la sua bellezza, esaltata da due conchiglie azzurre che porta come orecchini e una collana di coralli. Un piccolo neo alla sinistra del mento rende il suo viso familiare, ma è una sensazione.
Cerco di sollevarmi per prendere una posizione più comoda. La ragazza mi aiuta prendendomi per le spalle. Ora sono seduto e riesco a vedere meglio tutto quello che mi

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   3 commenti     di: Franco Limbardi


Sul pedalò

Estate dell'anno 199mente, tre amici, Gino Paola e Miscel sono allargo col pedalò, Gino tiene in acqua un retino dimenticato sul veicolo a pedali da un bambino, si chiacchiera... Gino sente qualcosa nel retino, un grosso pesce?!...: "ho preso qualcosa, ho preso qualcosa!!" , ma non fanno in tempo a girarsi che il pesce è già scappato... un secondo dopo la stessa sensazione di "retino pieno" , Gino scatta veloce per non lasciarlo scappare, è pesante, non riesce a tirarlo su, ma comunque non scappa neanche... rimane pesante nel retino... poi facendo leva sul bordo del pedalò riesce a tiralo fuori: "ma che diavolo è?!" "sembra... " "oddio buttalo via!!" "buttalo viaaa!" Gino per sdrammatizzare cita un "Fantozzi" : " se vogliamo buttare a mare questo ben di Dio facciamolo, ad ogni modo a me la grigliata di pesce cervello piace moltissimo"... in effetti aveva tutta l'aria di essere un cervello, Gino lo avvicina al viso per osservarlo meglio... "ahaaha!!!" "si è mosso!!"
Il cervello sboccia in cinque tentacoli uno dei quali frusta Gino che lo lascia cadere in acqua "pedalate!!" pedalate!!! Via!! Viaaa!! Vanno più veloce che possono, ma l'ex cervello li segue a pelo d'acqua, non si muove per niente, ma va a scheggia, li raggiunge, si muove, balza sul pedalò, i ragazzi d'istinto, non potendo sopportare la vicinanza di quella creatura si buttano in acqua, un po' si sono avvicinati già a riva con quella pedalata, forse ce la fanno... tutti e tre pensano non può raggiungerci tutti e nuotano a perdifiato verso la riva, Gino, unico uomo, nuota più veloce, le vede rimanere indietro, pensa: "è inutile che le vada ad aiutare, non saprei come aiutarle, l'unica cosa che posso fare è salvarmi Io"... Paola scompare sott'acqua, due secondi e scompare anche Miscel, Gino raggiunge la riva, è pieno di gente, ma non urla, non piange, non chiede aiuto, non una parola, non sa da dove cominciare per raccontare a qualcuno questa storia, nessuno lo crederebbe, come si fa a sp

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Il diavolo veste pacchiani

Ma cosa mi dici mai Zeno. Che gli è capitato a quella coppia? Bhè sai, sono, cioè lei è, lui anche è o più probabilente era, giovani, son cose che succedono. Ma non è possibile l'ho visto cinque minuti fa che si abbracciava con il suo amore. Ti dico che è vivo! Vivo? Ma se è caduto lassù in cima alla valle che dà sul burrone, è scivolato sul terriccio molle, con l'acqua che ha fatto stanotte!. I due innamorati entrano. O meglio lui appare più un fantasma ma lei lo vede e lo sente come reale. Gli astanti del rifugio cominciano a tremare. E ascoltano. Pensavo ti fossi fatto male. Ma cosa dici, sono qui, vivo e vegeto! Si ma hai un'aria un po' bianchiccia. Ed ecco che due o tre seduti a un tavolo, che ci hanno dato un po' troppo di grappa si danno gomitate e pizzicotti, si alzano ed escono come altri clienti che uno urla: l'è un fantasma, l'è un fantasma. Nell'idillio del bacio i due fidanzatini adolescenti sembra siano soli. E continua a parlare lui. Ma la prossima volta non mi fare arrabbiare eh. Hai visto che sono riuscito ad arrivare in cima alla valle? Vedessi che strapiombo. Si, si, hai ragione. Ho sbagliato a darti del fifone, sai, in fondo l'idea di passare questi tre giorni sulle dolomiti l'ho avuta io. Tu che insistevi con il mare.

Ma lo devi capire, io sono nato con la spiaggia a cento metri, il mare è la mia vita. Da quando studio a Roma sono circa un anno che non torno dai miei. In effetti.. ma lo sai che hai un'aria strana? Sanguini.. oh mio dio, ma questo è sangue! Effettivamente mi sento strano, effervescente, mi pare di non avere sensibilità. Ma no, che tocchi, non è niente. Sediamoci a bere qualcosa che ti racconto come è andata.
Lui piano piano va come scomparendo, e lei comincia a tremare ma lo asseconda. Ha la camicia che è stracciata, e come se il collo fosse spezzato, ma si tiene su la testa, facendo smorfie di dolore, il viso per fortuna non è ferito, e tutto il resto che ora che lo osserva meglio, mentre oramai il l

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   4 commenti     di: Raffaele Arena


L'ultima poesia

Quanto aveva scritto, una miriade di versi, un'impressionante continuo scavo dentro se stesso alla ricerca di un confine che mai aveva trovato, ora gli sembrava solo un lontano ricordo, un susseguirsi di parole che si incrociavano, si scontravano, si perdevano a brandelli nella mente.
Era un poeta, era uno di quelli che si erano illusi nel corso dell'esistenza di aver trovato il modo di comunicare, attraverso gli altri, con il proprio io, forse era solo un presuntuoso, o magari solo un illuso che aveva creduto di dare un senso ai giorni che passavano attraverso una ricerca interiore per giungere a capire il significato di ogni cosa. Tante domande di cui aveva creduto di trovare la risposta si erano rivelate solo l'inizio di una lunga e interminabile serie di quesiti irrisolti e ora che il tempo sembrava scandire le ultime ore, si chiedeva, quasi con angoscia, il perché di tanto affannarsi senza giungere a una conclusione.
Forse è un destino dell'uomo correre dietro ai miraggi della mente, forse è un riaffermare la supremazia, pretesa, ma tutt'altro che realizzabile, del singolo sul proprio destino.
Una volta, in un convegno a cui aveva partecipato con altri letterati, poeti, scrittori, filosofi affermati, uno dei presenti gli aveva chiesto se la poesia era il mezzo o il fine.
L'aveva guardato in volto, stupito, come se all'improvviso quella domanda fosse la risposta a tante altre ancora lì in sospeso, in attesa probabilmente vana di una soluzione.
Lui era rimasto attonito, poi aveva risposto che era l'uno e l'altro, un giudizio salomonico, anche se in realtà pensava fosse il mezzo per arrivare al fine. Nulla in effetti si svelava in quei versi che sembravano un treno che corre diritto verso la meta, quel limite estremo a cui pareva di essere prossimi ad ogni passo e ad ogni passo sempre più si allontanava.
Teorie, ipotesi, aveva concluso, ma per la prima volta si era incrinato qualcosa in lui, aveva compreso che la corsa ormai era senza fine.
Aveva c

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SCAPPO DA COSA

Le scale erano ripide, il soffitto era basso, c’erano poche luci a illuminare quella discesa: tutti ingredienti che facevano aumentare la paura e salire il cuore in gola, come si dice. Ma non era tempo per i detti e i luoghi comuni, bisognava invece correre velocemente e non pensare a nulla; ma tanto la velocità e il raziocinio non sono mai andati d’accordo: quindi non c’era pericolo. E invece il pericolo c’era! Porca miseria, dovevo sbrigarmi e non ingarbugliarmi con speculazioni filosofiche, sempre che quella fosse filosofia. Si perché a parlare di filosofia mi veniva subito in mente quella fatta, studiata e imparata a scuola. Nessuno di questi tre verbi andavano bene (almeno nel mio caso), comunque istintivamente ricordavo Socrate che forse fronteggiava con il coltello fra i denti i cosiddetti sofisti; oppure Schopenhauer, Kierkegaard, Nietzche, Popper. Solo nomi che mi facevano distrarre: incredibile la mia testa andava più veloce delle mie gambe.
La mia immaginazione produceva figure con la stessa velocità con cui il tempo trascorreva, ma me ne accorsi solo dopo. Era impossibile continuare così, ora sentivo il fiatone anche con le mie orecchie. Non avevo il coraggio di voltarmi indietro, troppa paura che mi avessero già raggiunto: non poteva essere, ero sicuro di essermene andato prima che loro arrivassero. Erano stati proprio loro a rompere per primi gli indugi, se così si possono chiamare, e non mi andava giù di temporeggiare, di nascondermi, di fare buon viso a cattivo gioco. Ancora questi luoghi comuni, maledetti!
Correvo, si, veloce, sempre più veloce, ma avevo una gran voglia di fermarmi e di respirare; anche perché non sapevo dove andavo, la mia era una non-meta da raggiungere, quindi non avrei raggiunto nessuna meta. Allora meglio fermarsi, meglio riposarsi e rimanere lucidi; così mi arrestai di colpo davanti a un cinema. Entrai in una delle nove sale e mi sedetti sulle poltroncine blu, comode. Non conoscevo la pellicola che stavano

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Nightmare

Cielo di mille colori, trombe che annunciano un'altro nuovo livello di esistenza. Le nuvole soffiano insistentemente sul sole adirato dal frastuono provocato dai tuoni. Angeli si stringono le mani in una serie di movimenti rassomiglianti una danza mentre demoni assetati di sangue vendono caramelle ai bambini sul ciglio dell'ormai putrida strada. Enormi alberi spinati si fanno largo lì dove un tempo c'era la folta boscaglia e le piante si attorcigliano tra di loro formando un erbaceo muro vivente. Losche figure si aggirano indisturbate tra le strade piene di crepe, cartacce e lattine di coca accompagnati dall'inconfondibile e stonato verso di migliaia corvi che scrutano attentamente ogni singolo angolo della città. Antiche profezie escono dalla bocca di una piccola e dolorante vecchietta seduta su una panchina. Un terremoto scuote la terra, onde altissime invadono gli spazi, tornadi travolgono ogni cosa e una voce familiare si ode nel caos: "Claudio svegliati, è ora di andare a scuola"... che noia la realtà!



IL PICCOLO CACCIATORE DI DRAGHI - Capitolo secondo

RICHIESTA DI AIUTO.
In Pangoria, la notte volgeva quasi al termine.
Le spie del Gran consiglio di Corte e gli esploratori del re avevano segnalato dei movimenti di ribelli e mercenari ad ovest della città. Nonostante ciò, le campane delle vedette erano rimaste in silenzio. Era l'ennesima calma che non permetteva ai soldati, e neanche ai cittadini, di abbassare la guardia.
In una stanza del Palazzo di Comando, la principessa Nell era riuscita a dormire solo un po' di tempo dopo il tramonto. Inutile mettersi in piedi così presto, meglio restare a letto e continuare a riposare. Aveva il viso rivolto alla finestra ed un leggero soffio di vento le accarezzava i capelli ed il volto, donandole la piacevole sensazione di freschezza che la natura diffonde in quei momenti prima dell'alba. Tanti pensieri continuavano ad accavallarsi nella sua mente, alternando momenti piacevoli a situazioni sgradevoli e pericolose. Li percepiva così intensamente che probabilmente alla fine riuscì a prender sonno nonostante gli occhi rimanessero socchiusi.
All'improvviso notò una piccola luce che si muoveva lentamente.
<< Che strano... la fiammella si è allontanata dalla candela ed ora si sposta danzando nella stanza. >> pensò nel dormiveglia.
Poco dopo quella fiammella cessò i suoi leggiadri movimenti discontinui per dirigersi lentamente verso di lei, sempre di più. Si avvicinò a tal punto che l'istinto indusse Nell ad abbandonare quella sorta di sogno misterioso, per ritornare alla realtà. Aprendo gli occhi, si ritrovò davanti una piccola fata lucente che le sorrideva, era la sua amica Ferli. L'aveva vista per pochi attimi nella grotta di Sethium, ma sarebbe stato impossibile dimenticare quella piccola creatura dalla bellezza così straordinaria.
<< Ferli! Perché sei venuta qua? >> sussurrò la ragazza, cercando di non svegliare i suoi compagni. Non essendo capace di parlare, la fatina alata rispose avvicinando al suo naso il dito indice rivolto verso l'alto, c

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   4 commenti     di: Carmelo Trianni



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