username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

Racconti fantastici

Pagine: 1234... ultima

First Life

L’isola è avvolta da bagliori giallastri, rade increspature rosse su un cielo pietra levigata. Un cielo che freme, instabile di milioni di pixel che scuotono se stessi e rendono la simulazione di un movimento incessante, nuvole accartocciate sfrigolano come su rotaie striate, voli d’uccelli che sono macchie nere nel presagio della notte che si avvicina. Attorno l’oceano, distesa immensa di blu cobalto, flutti dispersi e tuffi d’acqua sintetica, gocce perfette a comporre il quadro di una singola onda: Hokusai non avrebbe saputo fare meglio, nessuno saprebbe rendere meglio ogni singolo puntino polarizzato da un energia che non si esaurisce. Sedute al tavolo, le quattro persone finiscono i rimasugli di un aperitivo ricco. Resti di carne adagiati su foglie d’insalata, bicchieri di cristallo con un liquido rosso al fondo, sigarette piegate su di un portacenere a conchiglia.
- La pioggia pare che abbia come una consistenza, capite?
- In che senso?
- Nel senso che si sente
- Si ascolta?
- No, non in quel senso…
- E in quale?
- È difficile da spiegare. Dicono che sia come se ci fosse una pressione di energia che dura pochissimo eppure tu la avverti nel profondo di te - Amanda Logan scuote la testa alle parole di Friedrich Jano, e il suo casco di riccioli ocra si avvolge su se stesso, i minuscoli tentacoli a spirale che lo compongono titillano.
- Boh. Cazzate - dice Amanda, e il suo labbro ha un tentennamento quasi cattivo.
- Tanti però ci perdono un sacco di tempo
- Tanti non sanno fare altro che stare dietro alle cose che inventano di continuo. Poi si stufano e le abbandonano
- Può darsi, ma io ci proverei. Un po’ di curiosità ce l’ho, voi no? - Gulp Ho si alza stirandosi. Prende il bicchiere e finisce ciò che rimane del suo Daiquiri alla fragola. Il liquido pare scomparire risucchiato nell’intervallo di spazio tra la sua bocca, immobile, e il bordo del bicchiere.
- Le cose nuove attraggono sempre, in fondo - aggiunge risedendosi.

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: vito ferro


400 anni

Erano passati dua anni dall'incoronazione della regina Sakla nella città di Aralta. Ora la loro terra viveva un lungo periodo di pace, grazie a Re Holsen seduto al trono del regno umano, le due maestà, amati da tutti i loro cittadini, erano ignari di quello che sarebbe successo molti secoli avanti.
Quella, era una giornata ordinaria, con poche nuvole candide nel cielo sereno. La regina era nel giardino del palazzo reale, ad allenarsi con il pugnale come di solito e il re come d'abitudina, passava la sua giornata ad allenare i cavalieri dell'esercito di Aralta.
L'aria del tempio era profumata ma allo stesso stempo inquinata dal troppo fumo degli incensi posizionati in ogni angolo, di ogni stanza. Geyra, la maga di corte era nel suo ufficio a discutere con suo marito di argomenti vari, noti solo ai praticanti di magia. La scrivania, occupata da alti tomi e da alambicchi pregiati, ospitava varie pergamene di incantesimi proibiti che erano solito argomento di litigio fra i due vecchi. Sakla entrò nella grande stanza profumata spalancando le porte senza bussare, ancora vestita con la sua tenuta d'addestramento. "Geyra, devo parlarti!", la maga aggrottò la fronte aggiungendo ulteriori rughe al suo viso che ormai era cadente e minaccioso, poi dopo un sospiro chiese il motivo di tutta quella foga. "è urgente, devi assolutamente venire con me, scoprirai presto il perchè della mia agitazione!", strillò la sovrana secca, la vecchia maga si alzò a fatica dicendo al coniuge di aspettarla lì e poi seguì Sakla fino all'esterno del tempio. Finalmente il profumo asfissiante delle stecche profumate lasciò spazio al buon odore dell'erba umida primaverile.
La regina indicò all'altra una strana ragazza più o meno sulla ventina come lei. "Cosa ci fa qui un elfa!", Urlò la maga spaventata, la giovane aveva lunghi capelli blu e due belle orecchie a punta, camminava spaesata come se cercasse qualcosa. "Posso esserti di aiuto?", Domandò Sakla gentilmente con un espression

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: filippo pagani


I tre angeli custodi... cap 1

Alfio, Fiocco e Gail…
Sono i tre ”angeli custodi” preposti alla sorveglianza della fata Leira.

-Lei non lo sa, non l’ha mai saputo e giammai dovrà sapere d’essere una “fata”-

È così che Rappo, il vecchio mago, apostrofò i tre guardiani, che, intimoriti da tanta furia, guardando timidamente per terra, mormorarono brevi parole, tipo : Si mio Signore, avremo cura che il tuo ordine sia ben eseguito…

Finalmente soli, riunitisi nel giardino della casa di Leira, i tre cominciarono a parlare fra di loro:
-Perché-disse Alfio il fauno,- questo fiore non deve conoscere i suoi poteri?
Fiocco ci pensò un poco, poi rispose così:- Forse in questo mondo le Fate non sono ben accette,
ed allora il Gran Maestro così facendo la vuole proteggere!

L’unico che rimase in silenzio fu Gail, il bi-alato, che di giorno assumeva le sembianze di un gabbiano e di notte quelle di un gufo, Gail, era il più anziano del gruppo aveva già vegliato su altri protetti del Gran Maestro e ne aveva viste tante di storie e di vite che, oggi, era del tutto indifferente ai perché ed ai percome dei suoi compagni; almeno fino a quando, il mattino seguente, non vide per la prima volta la piccola Leira.

E fu, come dire, il classico colpo di fulmine, il ruvido Gail, dal ramo della quercia dov’era appollaiato vide uscire dalla casetta questa bambina, bella come il sole, profumata come il mare,
sorridente come la luna; la vide correre e giocare lieta nel prato, correre e saltare con Alfio che aveva assunto le sembianze di un cerbiatto e Fiocco che invece aveva assunto la forma di uno scoiattolo.

Quanta serenità, quanta felicità sprizzava la piccola, e con un occhio fisso all’orizzonte e l’altro sempre mirato alla bambina, Gail cominciò a fantasticare…

In lontananza le nubi cominciarono a gonfiarsi ed annerirsi, il vento cominciò a fischiare forte fra i rami, strappando le foglie più deboli; Gail annusò più volte l’aria e fece due voli rapidi, il

[continua a leggere...]

   4 commenti     di: luigi deluca


82, Washington Road (Episodio 1)

Pensavo fosse il mio giorno fortunato, ero certo che nulla potesse andare storto. Mi sbagliavo, evidentemente.
Sono qui che corro tra le macerie, cercando senza successo di evitare buche, spuntoni di ferro arrugginito e chiodi che pare qualcuno abbia sistemato apposta per fare dei miei piedi una poltiglia martoriata. Un cavo elettrico senza vita mi allaccia una caviglia e incespicando offro un polpaccio ad un'aguzza punta d'acciaio; me ne libero senza badare al sangue che sprizza dalla ferita e alle grida mandate dall'osso che viene grattato. Continuo a correre e, sebbene zoppichi, tengo ancora testa ai miei inseguitori, avendo avuto forse molto vantaggio in partenza, essendo giovane ed allenato, o semplicemente perché non c'è via di scampo. Non è importante.
Sono qui che corro, senza udire il vento che mi fischia nelle orecchie, senza sentire dolore per le ferite che si aggiungono ad altre ogni istante, senza provare rabbia, disperazione o qualsiasi straccio di sentimento per aver perso Laila. Sono qui che corro appena di fianco a me, giudico con cinico distacco l'andatura goffa che presto mi condannerà, osservo la scia salina lasciata su una guancia da lacrime asciutte e, di tanto in tanto, mi prendo il gusto di gettare uno sguardo alla torma inferocita che mi insegue senza trovare alcun impedimento nelle macerie, un'onda di piena che non conosce ostacoli.
Non so cosa stia accadendo, non mi spiego perché posso vedere me stesso da una posizione di favore, per così dire, appena un po' più in la del pericolo, oltre il bordo del dolore e della paura. Forse è la benevolenza del signore, un atto di carità nei confronti di un condannato. Come un autista estratto da un veicolo in fiamme ed in procinto di esplodere, sono stato portato fuori dal mio corpo e posso assistere alla sua distruzione, da spettatore privilegiato mi godo lo spettacolo della mia morte.
Man mano che essi si avvicinano il tempo pare rallentare, i miei movimenti si fanno lent

[continua a leggere...]



I draghi dorati

Un colpo di ali. Il vento scorre sulle mie squame, che mi proteggono dal freddo. Sopra le nuvole, il sole mi colpisce e un alone, dorato come il mio corpo, mi circonda. Giro la testa e la vedo, accanto a me: bella, fiera ed elegante, color oro splendente.
La mia Tempesta.


Mi sveglio con il ricordo del sogno ancora impresso.
Mamma mi chiama: "È tardi! Devi andare a scuola!"
Sbuffando, mi alzo e mi preparo. Un'altra noiosissima giornata mi aspetta; un'altra giornata in quella scuola dove tutti mi prendono in giro. Solo perché amo i draghi, solo perché ho confidato a colui che credevo il mio migliore amico che di notte nei miei sogni sono un drago.
Passo una giornata infernale ascoltando i bisbigli che mi vengono rivolti alle spalle. Non seguo le lezioni. A metà mattina trovo sul mio banco un bigliettino con scritto "O Grande Drago, posso avere l'onore di lucidarle gli artigli? O non si abbasserebbe mai a farsi pulire da un comune mortale?". Scappo in bagno e mi siedo con la schiena verso la porta, bloccandola. Mi porto le mani sugli occhi e li chiudo.


Atterriamo in una grande grotta; la nostra casa.
Lei mi guarda, socchiude gli occhi.
"Il mio Destino sei tu. Staremo insieme per sempre, vero?" mi chiede, con un sussurro.
"Certo." rispondo.
Lei si avvicina e mi sfiora il naso con il suo. Il sole alle nostre spalle inizia la sua discesa.


Torno in classe. La giornata finalmente finisce.
"Soffro così solo perché sono i primi giorni. Hanno appena iniziato a prendermi in giro... Ci farò l'abitudine col tempo." mi dico, cercando di autoconvincermi. Ma intanto non vedo l'ora che arrivi la notte, per sognarmi di nuovo nel corpo di un drago. Dell drago chiamato Destino.


La guardo dormire. Ricordo ancora la prima volta che l'ho vista.
Era una piccola cucciola, una cucciola senza nome. Pensavo di essere l'unico; l'ultimo dei draghi. E invece trovai lei, color oro come me, con quegli occhi di ghiaccio. Me ne presi subito cura, ovviamente.
Forse

[continua a leggere...]

   3 commenti     di: Sara


L'invasione del regno di Esmelia

Un giorno Armares ordinò a Parsek di rapinare e distruggere un regno il cui re di nome Merovis appartenente ad una importante dinastia, in passato lo aveva sconfitto e umiliato. Così a capo di una banda di delinquenti e mostri Parsek invase il regno scatenando una feroce guerra e insieme a Plesius sconfisse l'esercito regio e tre cavalieri fatei chiamati Adenar, Berseker e Mithrenal che difendevano la famiglia reale e infine uccise lo stesso re Merovis.

Il cavaliere fateo decaduto Parsek, con la sua banda di mercenari e creature infernali arrivò nel regno di Esmelia, che secondo gli ordini del suo signore Armares doveva distruggere.
Si fermò di fronte al piccolo villaggio di Venner, che precludeva la strada alla città di Esmelia, sapendo che buona parte dell'esercito regio si era asseragliata in quel centro per precludergli il passo. Lord Adenar Mellit infatti, cavaliere fateo di indiscusso valore, si era appostato con dei soldati propio a Venner e intendeva fermare l'avanzata del sicario di Armares. Tale Adenar era il figlio di un cavaliere fateo di nome Sedrenar che 20 prima, con la sua straordinaria abilità nel combattimento e nelle arti magiche aveva permesso al re Merovis di sconfiggere il titano Armares; anche se a costo della vita. In questo grande mago guerriero riposavano le speranze del re di Esmelia, oltre a buona parte delle speranze del glorioso ordine dei cavalieri fatei, creato secoli prima dall'antico Titano Vardames. Il gran maestro dell'ordine Ralk in fatti intendeva nominare Adenar suo successore, nonostante questi avesse espresso dissenso.
Allora Iridan Plesius, cavaliere oscuro maestro di Parsek intimò al suo allievo di fermarsi, perchè intendeva liberargli la strada con il colpo che aveva incenerito un intero villaggio e lo aveva reso famoso e odiato da tutti: la bombarda simka. Salito su una collinetta iniziò a concentrarsi ed a formare una sfera di fuoco fatuo che si ingrandiva sempre più.
Plesius comunque ignorava che anche A

[continua a leggere...]



Una lettera di Charles Darwin

Emma, mia adorata,
domani il Beagle lascerà l'Australia per le isole dell'oceano indiano, il Capo di Buona Speranza, poi ancora il Sudamerica, le isole Azzorre, Plymouth.
Oltre l'ultimo porto ci sarà di nuovo e finalmente ogni luogo d'Inghilterra, i giardini di Shrewsbury dove la mia mano ha conosciuto per la prima volta la tua, le acque di quel fiume in cui ci specchiavamo camminando come figure di un sogno.
Ricordo il tuo viso chiaro, la nube d'oro dei capelli, lo sguardo che cadeva a terra in una timida dolcezza quando ti parlavo di mia sorella e di suo marito, del loro figlio di pochi mesi.
Pensavi in quell'istante a noi, al tempo che ci avrebbe contenuto, Emma e Charles, uniti e silenziosi aldilà di ogni vicenda, come chi dorma al fianco dell'altro solo sfiorandone il braccio, pensavi al tempo che ci avrebbe oltrepassato, al futuro che da noi sarebbe dilagato nei secoli: i nostri figli e poi i loro, le generazioni dell'uomo.
È tutto così vicino, Emma.
Lascia che ancora una volta io ti racconti del mio viaggio e dei suoi segni, che metta tutto questo ai tuoi piedi. Ciò che mi raggiunge e sconvolge il mio cuore tormentandolo o elevandolo non diventa infatti che un dono per te.
Dopo questo viaggio, cinque anni in cui l'incredibile del mondo ha mostrato senza alcun velo il suo volto splendido e feroce io non ho bisogno che di pace, come un bambino impaurito.
Perché ogni cosa possa quietarsi, restare indimenticabile, essere accolta pienamente e fruttificare.
Ascoltami, dunque.
Quando lasciammo le isole Galapagos per l'Australia, sapevo che il nostro viaggio era prossimo al suo termine.
Come altre volte, mentre sentivo la nave avanzare sulla immane pressione delle acque immaginavo l'oceano aldisotto dello scafo per migliaia e migliaia di piedi, i raggi del sole penetrarlo sin dove era possibile in larghe e mutevoli falde aiutando con il loro spettro, le loro energie le mutazioni, l'evoluzione delle creature che lo abitavano.
La piccola cabina di

[continua a leggere...]




Pagine: 1234... ultima



Cerca tra le opere

Racconti fantasticiQuesta sezione contiene racconti di fantascienza, storie fantasy, racconti fantastici