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Racconti fantastici

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L' equatore

"L'equatore è il parallelo più grande, una linea immaginaria che divide la Terra in due emisferi, quello settentrionale, chiamato boreale, e quello meridionale, detto australe" La maestra aveva disegnato sulla lavagna un rudimentale globo terrestre e, con il gesso rosso, aveva tracciato la linea dell'equatore. Si voltò verso i bambini seduti ai loro banchi e chiese: "È chiaro, Martina? Nessuno ha domande da fare?" Si era rivolta a Martina perché proprio lei le aveva chiesto che cosa fosse l'equatore.
Alla domanda della maestra gli altri bambini non risposero. Martina chiese: " Nella sua metà la Terra è attraversata da un solco rosso?" la maestra sospirò: " Ma se ti ho detto che è una linea immaginaria! Paralleli e meridiani, linee longitudinali, li hanno immaginati gli astrofisici perché si possa individuare esattamente un luogo situato sulla terra e, per così dire, per misurare lo scorrere del tempo sul nostro Pianeta" "Ho capito, - disse Martina - adesso ho capito". Ma la sua mente, dotata di una ricca fantasia e di una intelligenza, come dicono gli psicologi, divergente, stava prendendo una direzione particolare. Immaginava di correre con la sua bicicletta sulla linea dell'equatore e pensava: " Chissà quanti anni mi ci vorranno per fare il giro della Terra sulla linea dell'equatore, in bicicletta! Quando avrò finito il giro sarò vecchia. Ma la Terra è grandissima. Forse morirò prima di finire il giro. Lasciò a malincuore questo pensiero. " Sarebbe stato bello filare in bicicletta sulla linea dell'equatore. Sarà pure immaginaria, ma dove l'hanno tracciata ci sono posti reali e chissà come sono belli! E poi troverei fiumi, laghi, il mare. No. troppo complicato. Non posso passare la vita in un viaggio del quale non è sicuro il ritorno!" La sua mente prese un'altra direzione. "Ci vorrebbe un'enorme sega per dividere il mondo in due. Oh, mio Dio! La gente che fine farebbe?" Si spaventò ma si rasserenò subito. " Beh, penso che continuerebbe a viv

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Giorgio e il drago

"Oggi è San Giorgio. La sai la storia di San Giorgio? "
"Io no nonno, tu la sai?
"Io sì"
"E chi te l'ha raccontata? "
"Nessuno, io ero lì"
"Davvero?! Mi racconti? "

Un 23 aprile di molti anni fa (era presto, era ancora buio) passavo davanti ad una chiesa, in un piccolo paesino di nome Chièuti, che adesso è molto cambiato. Ero lì perché cercavo, cercavo e cercavo, il primo oggetto che avevo perso, da bambino, proprio mentre giocavo con altri davanti a quella chiesa. Era un oggetto a cui tenevo molto, la mia prima biglia di vetro, che dovevo assolutamente ritrovare, per ritrovare anche tutto quello che avevo perso negli anni successivi.
Non c'era nessuno in giro, era freddo, e la porta della chiesa era chiusa.
Non c'era nessuno in giro, era freddo ed era ancora buio, e la porta della chiesa si aprì.
Un vecchietto piccolo, piccolo, che non riconobbi subito, sistemò le grandi ante della porta regolandole alla massima apertura, poi cavò dalla tasca un mazzetto di biglietti bianchi. Mi guardò, mi chiamò per nome e mi mostrò il primo biglietto, fissandomi negli occhi come aveva sempre fatto, proprio lui, Gino il sacrestano, quando ci trovava a giocare vicino alla chiesa. Mi afferrò una mano e quel biglietto, l'unico che mi sembrasse non stropicciato, me lo spinse nel fondo del palmo.
"Vedi" mi disse "sei arrivato prima e puoi prenderti questo biglietto nuovo. Fra un po' arriva il Santo, il drago è già in sacrestia"
Si girò e scomparve dentro, nel buio oltre la porta aperta, in quella chiesa che ricordavo bene.
Non succedeva spesso di assistere al ritorno del Santo ed erano sempre pochi quelli ammessi a vedere la scena. Quando si incontravano a parlare, nella piazza del paese, spettatori di anni diversi, tutti erano d'accordo sui particolari, sui dettagli dell'azione, sui rumori e sulle espressioni; e se anche qualcosa, al racconto, sembrava in un primo tempo nuova, subito il gruppo di ascoltatori, accomunati dall'essere stati spettatori, r

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Elogio del corpo

La religione cattolica, specie in passato ha svalutato l'importanza del corpo assertion che l'essenza dell'uomo è da ricercarsi nello spirito, nell'anima. Oggigiorno, tuttavia numerosi teologi concordano nell'affermare che anima e corpo sono due aspetti di una stessa realtà ed invitano ad affidarsi di più al corpo.
Del corpo ci si può fidare. Fa atto di presenza alle riunioni, inoltre fa bella figura in giacca sportiva e torna comodo ( è l'unico modo) quando ci si vuol dare una grattatina.
Provate a partecipare ad una riunione senza corpo, per quanto possiate partecipare e stare attenti, quelli vi segneranno assenti. E dopo tre assenze...
Bisogna rispettare il proprio corpo. Io lo rispetto sempre, anche se lui invece, a volte, se ne va per i fatti suoi e manco mi saluta. Consapevole della sua superiorità mi ignora, finge di non conoscermi. C'è una specie di schizofrenia, una specie di scissione cartesiana tra me e lui. Io comunque, malgrado questi episodi di maleducazione continuo a rispettarlo perché sono consapevole della sua importanza di cui vi fornirò alcuni semplici esempi.
Provate a partecipare sempre alle riunioni di condominio senza il corpo: dopo un po' costruiranno davanti al vostro corridoio d'ingresso, riempiranno il vostro garage di scatoloni e rattatoilles varie, arriverete alla fine a trovare i cani dei vostri vicini dormire comodamente nella vostra camera da letto. Per forza, gli altri condomini hanno messo ai voti tutte queste opzioni e voi non avete potuto alzare la mano perché il vostro corpo non c'era.
Al contrario, mandate solo il corpo alle riunioni condominiali e pensate ai fatti vostri per tutta la riunione. Anche in questo caso, non capendo il motivo, non alzerete la mano, però la presenza del vostro corpo alzerà il quorum di maggioranza e gli altri condomini non potendo raggiungere la maggioranza assoluta dei voti più un, non potranno causarvi tutti quei danni precedentemente descritti. Qualcuno potrebbe obiettare che

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Astronavatar

Base Luna Atlas 2
Comando Operativo Avatar
2238/07/19

Nella sala riservata all'Alto Comando Operativo il generale Bannion entra con piglio sicuro seguito dal suo vice il colonnello Dufour che, piccolo di statura, fatica a star dietro all'irruente comandante.
Sono le 11, 30 in punto, l'ora precisa fissata per l'incontro degli ufficiali componenti la Squadra Operativa Avt-2, dove Avt sta per Avatar, il generale si dirige marzialmente verso il grande tavolo a mezza luna che occupa un intero lato corto della sala rettangolare. Qui giunto si ferma ad osservare gli ufficiali che, sull'attenti, lo fronteggiano. Sono in tutto otto di cui cinque uomini e tre donne. Dopo aver dato loro un esauriente sguardo, soddisfatto, indica loro le sedie e con gesto eloquente invita a sedere.
Il colonnello Dufour, dopo aver accostato una sedia e atteso che l'ufficiale superiore prenda posto, siede anch'egli non prima di aver tirato fuori da una cartella nera un fascio di svolazzanti documenti posizionandoli davanti al comandante che con un cenno del capo ringrazia.
"Bene, ho qui i documenti che riguardano ognuno di voi, ma sarebbe bene fare le presentazioni prima di iniziare. Maggiore Reuters?, lei è il comandante della missione, capitano bartlet?, lei è l'ufficiale addetto alle macchine di bordo? - computers, signore, precisò l'interessato - ah sì, scusi, poi vediamo.. capitano Mayden, lei è la biologa, tenente Paulie e tenente Anghels rispettivamente psicologa e chimica, signore fate onore alla vostra bellezza, ehm vediamo, lei è il tenente Cyprus, astrofisico e lei il tenente Driver, matematico. E Infine il maggiore Bells, l'ufficiale di collegamento alla base."
Dopo aver concesso agli otto ufficiali il tempo di esprimere con un sorriso di accondiscendenza una muta risposta alle presentazioni appena fatte, il generale Bannion prosegue:
"Dunque, signori, siete reduci da due mesi di intenso addestramento per cui dovreste essere pronti per la missione che vi verrò affi

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   6 commenti     di: Michele Rotunno


Incontri nella Foresta delle zanne

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Il pasticciogoloso

C'era un piccolo negozietto di pasticceria, si trovava nella zona più frequentata di un piccolo paesino di provincia: ridente cittadina sormontata da una collina sempreverde sia in estate che in inverno, sia che ci fosse il sole che la pioggia. Il proprietario, a riassumere il suo carattere in un'immagine, lo si poteva paragonare per assurdo all'insegna che recitava a caratteri gommosi bianchi e gialli come i mirabolanti cordoni, la scritta: "PASTICCIOGOLOSO" sul fronte del suo irresistibile locale. Ma era molto riduttivo, perché dentro si spalancava un mondo che aveva preso forma dalla mente geniale di un uomo speciale. Bradley, questo era il suo nome era una persona creativa, spiccata con una fantasia galoppante. Tutti lo conoscevano in paese e d'altronde lì, tutti si conoscevano tra loro: la comunità era formata da poco più che un centinaio di anime. Ma la sua fama si era spinta oltre, lontano. Tra le viuzze di campagna che collegavano le cittadine; dove calessi in legno diventavano latori di un messaggio; alle taverne lungo strade battute; salendo per ripidi tornanti; nelle casupole con tetti di paglia e fieno, insomma ovunque si spandeva come germogli di grano buttati a grandi manciate la sua formidabile arte.
Fin da piccolo si era appassionato ai dolci, ma non come si poteva immaginare, essendo un bimbo, nel mangiarne per assecondare i piaceri del palato; ma diventandone l'artefice. Assieme alla mamma sin dai dieci anni di età, si metteva in cucina a impastare, stendere e non ultimo a fare delle vere e proprie opere di pasticceria.

Ben presto carpì l'alchimia di questa straordinaria arte per farne propria l'essenza stessa. Le dosi erano combinate perfettamente senza l'utilizzo della bilancia, mettendo insieme gli ingredienti con un'abilità da scienziato provetto. Si destreggiava come un acrobata da circo, inventando e reinventando se stesso. Era visto come una bambino prodigio. Iniziò a sperimentare e, vista la sua formidabile capacità di

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   5 commenti     di: Paola


Il Signore mi salverà

un giorno, un uomo si imbarcò su una nave per raggiungere terre lontane dove, sperava, la ruota della fortuna avesse preso a girar nel suo verso..
e la ruota girò, talmente tanto che la nave affondò, e il nostro uomo naufragò. rimase solo in mezzo al mare, aggrappato a una mezza scialuppa sfasciata.
l'uomo aveva una gran fede e, a dispetto delle onde che lo sommergevano fino a togliergli il respiro, ripeteva tra sè: il Signore mi salverà!
pian piano riuscì a salire a bordo della mezza scialuppa, si sistemò alla meglio e aspettò. il Signore mi salverà, ripeteva.
dopo un giorno arrivò una barca di pescatori che gli si avvicinò offrendogli soccorso.
ma lui, ringraziò e rispose:no, il Signore mi salverà!
il tempo passava, sentiva freddo, fame e sete, tanta sete.. dopo un altro giorno arrivò una seconda barca che gli si avvicinò per portarlo in salvo, ma lui ringraziò e rispose: il Signore mi salverà!
passò ancora tempo, tremava, faceva buio, la gola arsa, le forze ormai allo stremo... quand'ecco un'altra barca si avvicinò per portarlo a terra, ma lui, nella sua fede incrollabile rispose con un fil di voce: no, il Signore mi salverà!
il quarto giorno quell'uomo morì. quando fu al cospetto di Dio, con gli occhi fuori dalle orbite disse: Signore, ma perchè non mi hai salvato?
e il Signore: guarda, che io ti ho mandato tre barche!




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