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Racconti fantastici

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I tre giorni del Rondone

Scrivere in terza persona 
deresponsabilizza un po'. 

Se il lettore non è d'accordo 

non spara subito sull'autore

ma sul protagonista. 



Bello. Mi è proprio piaciuto! Ciao, alla prossima!
Fregata Magnifica

Grazie, grazie. Ciao, ciao!
Rondone

Giunto al commiato, mise il computer in standby, si stiracchiò allungando le già lunghe braccia e, dopo aver sbadigliato come un babbuino davanti alla tivù, infilò la porta del bagno. Stette in piedi a fissare la tazza per almeno cinque minuti. Il getto non voleva proprio saperne di fermarsi. Teso e irruento come un torrente alpino allo sciogliersi delle nevi. Sembrava la favola - credo delle Mille e una notte - dove i cavalli che si stanno abbeverando alla fontana della giovinezza, più bevono e più da dietro esce acqua a getto continuo, perché qualcuno li ha tagliati in due di netto. Un flusso costante, inarrestabile, senza fine. Solo che lui non stava bevendo. Ed era intero. Distrutto da tutto quel tempo davanti al picì, le reni piegate in due da ore e ore sulla sedia, ma tutto d'un pezzo. Fortunatamente. 
Erano le quattro di mattina, troppo tardi per andare a dormire, troppo presto per alzarsi dal letto. Il suo lavoro era così: non c'era orario. La notte e il giorno erano la stessa cosa. Un tutt'uno in cui, quando capitava, si prendeva una pausa per ricaricare le batterie. Diavolo d'un lavoro! Cominciava a rimpiangere di non aver seguito i consigli di suo padre. Forse avrebbe dovuto accettare quell'impiego alle poste. Alla fine, la stanchezza ebbe il sopravvento. E mentre lui dormiva della grossa, sbuffando, russando, e facendo vibrare le labbra come il fischietto del suo bollitore, la Rete era sveglia, vigile. Una tentacolare metropoli globale che non dorme mai. Un cervello umano che, anche in stato Rem, conserva attive tante di quelle funzioni che

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Jan Mydlàv o delle colpe e delle pene

Sono Jan Mydlàv, boia dell'Imperatore nella città di Praga.
Come me fu boia mio padre Jaroslav.
Bambino, ignoravo dove andasse quando portava con sé quel grande mantello di raso rosso, che credevo magico.
Il suo servo, Karel, lo attendeva con un lungo e pesante fardello che - seppi poi - conteneva le spade.
Quei giorni papà non tornava che al mattino, quando io ero già sveglio.
Lo sguardo stanco, gli effetti di una intera notte passata nelle bettole.
Solo il giorno successivo sarebbe ritornato lui, affettuoso e attento: avremmo giocato nel cortile della casa, richiamato gli uccelli sulla collina di Petrin.
Quando compii sedici anni mio padre mi disse del suo lavoro e che un giorno avrei dovuto succedergli.
Mi avrebbe insegnato ogni cosa.
Lui e Karel mi mostrarono le tre spade, puro acciaio di Spagna, me ne fecero saggiare l'enorme peso, l'equilibrio.
"La punta della spada al cielo - mi disse mio padre - e tutto il suo peso per un istante qui, in questo punto al centro del polso, prima che la lama cada".
L'arte del boia stava infatti nel decapitare il condannato in un solo colpo.
La sofferenza di chi doveva morire sarebbe stata minore, la punizione impeccabile.
Un boia che dovette usare il terzo colpo per decapitare un uomo a Poznàn ebbe problemi con la folla.
Karel mi addestrò con le sue spade - quelle che avevano già colpito un uomo dovevano essere usate solo nelle esecuzioni - a decapitare piccoli animali, perché mi abituassi al gesto e al sangue.
Mi fu spiegato con l'aiuto del cadavere di un vecchio, un senza casa pronto ad essere gettato in una fossa comune, dove e come colpire il collo per riuscire.
All'età di vent'anni sostituii Karel come asssitente di mio padre
Quando tutto finiva provvedevo alla pulizia delle spade che avevano colpito, con acqua di fonte.
Apposte le firme di rito, smettevamo i nostri mantelli e ci univamo alla folla.
Andavamo in qualche osteria dove molta birra e una carne pesante e condita mutavano e scuriva

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Itakende, a casa, a Itaca

Prologo o … invocazione alla Musa
(Si apre il sipario, musica, la scena sullo sfondo, è l'esterno del Palazzo della Civiltà del lavoro a Roma, in cui la Narratrice invita ad entrare per assistere alla rappresentazione).

Narratrice - Signore e signori, madames et messieurs,
State per entrare nel vivo della storia, immaginate che, dentro allo spazio di questa struttura, sia racchiusa la vita, dieci vite, cento vite!
Vedrete relitti combusti, appena usciti dal cratere di un vulcano, da un esplosione nucleare, da una pioggia acida.
Pezzi, rottami, anneriti dal fumo di chissà quale ancestrale morte e chissà quale ancestrale nascita.
Meccanismi, marchingegni, tubi sfaldati, bulloni, viti arrugginite…
Ma ad uno sguardo più attento, coglierete materiali affascinanti come la creta, ossidi iridescenti, fili di rame e smalti con bellissime sfumature.
Cosa balenava nella testa dell'autore della storia? schizofrenia? Incubi, che urlano per uscire ed essere così esorcizzati? attrazione per la civiltà tecnologica e i suoi prodotti? o forse brandelli di visioni di mondi sconosciuti o troppo noti?
Musa, aiutami a condurre questo pubblico alle origini della coscienza collettiva, quando i desideri dell'uomo non inseguivano ancora la tecnologia! … Qualcuno di voi è in ansia perché il suo cellulare è spento? Chi potrebbe chiamarvi a quest'ora, mentre siete qui? Ha, ha, ha, chi di voi invece ha il “silenzioso”? Può sostituire forse il battito del cuore? Lasciate questi relitti alla deriva del sistema solare, allontanatevi da queste forme di prigionia incapaci a dare carne ai desideri dell'Uomo! … perché una catastrofe tecnologica sta distruggendo il pianeta. L'autore, ha creato me, per raccontarvela!
(Buio. Quando la luce si riaccende, la Narratrice è uscita e Nausica e Ulisse in veste di crono-astronauti sono in scena)

Scena 1 "Spazio"
Voce lontana della Narratrice
Nello spazio siderale, gli abitanti superstiti del pianeta Itaca, fugg

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ORLANDO

Corre sempre più velocemente, il mondo.
Il 24 dicembre corre anche tanta gente alla ricerca dell'ultimo regalo, e anch'io, pigramente, devo cercare un regalo per Natale! Per l'unica persona alla quale sono uso fare regali: me stesso.
Vedo il mio regalo seduto proprio di fianco a me, al bancone del bar dove ho deciso di affogare nella birra analcolica quello che resta del pomeriggio.
È bellissima! Per quello che può contare l'opinione di uno cui le donne piacciono tutte, certo…
Direi un metro e settanta, vagamente soprappeso, capelli neri, foltissimi, tagliati a spazzola e occhi scurissimi, che essendo, come universalmente noto, lo specchio dell'anima, definirei da urlo. Ah, dimenticavo di citare i fianchi larghi da fattrice e il seno quinta misura o giù di lì. Insomma proprio il mio tipo! Tra l'altro in ovulazione, il mio fiuto è infallibile.
Mi presento, io e il mio sguardo da Peter Falk:
- Chiedere cosa ci fa tutta sola una bella ragazza come te al bar è tacchinaggio volgare e scontato, vero? Meglio sbattere le ciglia e dirti Mi chiamo Orlando, sei deliziosa, posso offrirti l'aperitivo?
- Grazie per i complimenti e per l'aperitivo, Orlando. Mi chiamo Vera. Però devo deluderti, purtroppo. Sto aspettando visite.
- Mi auguro meno piacevoli della mia, stellina, sai, io sono un tipo geloso.
Così dicendo allargo un sorriso a 31 denti e una capsula davvero irresistibile. Vera mi avvolge con uno sguardo che manifesta quanto meno simpatia. Meglio che niente.

Nel frattempo entrano nel bar tre ragazzoni biondi, alti e grassocci che, con la delicatezza propria di un caterpillar, si piazzano tra me e Vera. La mia reazione, al momento, è un semplice sbuffo di insofferenza.
- Vè, vieni fuori, si parla meglio senza zanzare intorno!
Ad aprire bocca è stato il più alto dei tre, guanti di pelle e codino sbiadito sulla nuca, aura da capo branco. La zanzara sarei io.
Vera torce le labbra disgustata:
- Devo finire di bere, prima! Abbiamo quant

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La fuga dei cervelli

La notizia apparve ripetutamente sulle pagine di tutti i giornali. Si propagò a macchia d'olio, allarmando i diretti interessati: i cervelloni.
Che pensarono anch'essi di fuggire.
"-Non tira aria buona qua in Italia -si dissero. Dobbiamo andarcene, altrimenti finiremo fritti!-
Come fare? Bisognava trovare una via di fuga. Non era possibile rimanere.
Corteccia, lobi, tutte le aree ed anche le scissure di Silvio e di Rolando si attivarono spronando i due emisferi a connettersi fra loro per elaborare nel minor tempo possibile un piano di azione. Il piano f, così fu chiamato, constava di quattro mosse fondamentali:
1° Uscita dalla scatola.
2° Individuazione e scelta di una via di uscita
3° Trasformazione della massa corporea a misura dell'apertura individuata.
4° Sviluppo di appendici idonee allo spostamento.

Un gioco da ragazzi per loro... infatti in quattro e quattro otto, sgusciarono fuori.
Presero la decisione collegiale di chiamarsi ence", che poi non era altro che l'inizio del loro nome di battesimo.
Qualcuno di loro sviluppò un paio di ali, alcuni pinne, e branchie, altri ruote e motore. Così chi lasciò l'Italia viaggiando per via aerea, chi per mare, chi per via terrestre,. Partirono tutti, lasciando i loro involucri.
Così i nostri "ence" approdarono in diversi paesi del globo. Dove riuscirono a diventare famosi. Un po spaesati all'inizio, soprattutto per la drastica scissione, dal loro corpo che erano stati costretti fare, adesso soddisfatti e orgogliosi per la conquistata autonomia.
Non essendo di piacevole aspetto la gente diffidava di loro, ma cambiava opinione quando veniva a conoscenza del livello del loro quoziente intellettivo. Venivano invitati nei migliori salotti, e la bella gente si vantava di averli ospiti.

Intanto in Italia, i loro corpi vennero prelevati dai burattinai che non aspettavano altro.
Furono da loro muniti di fili e utilizzati come marionette nelle piazze e nei teatri di tutta Italia, per raggiungere i loro

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Il babau-parte seconda

Nella bieca oscurità di quella casa fatiscente Alder stava rintanato a rimuginare non riuscendo a capacitarsi di cosa potesse aver fermato la sua mano, anzi le sue affamate fauci. Quel bambino era nelle sue mani, poteva agevolmente mangiarlo e prendere il portagioie, ma qualcosa glielo aveva impedito, non qualcosa di esterno perchè il ragazzino era del tutto indifeso, era stato qualcosa che veniva da lui, da dentro, una specie di sensazione mai provata prima.
Improvvisamente una voce terribile lo richiamò: era il re delle ombre che gli ricordava che il nebbioso e freddo inverno stava per terminare, poi il sole di primavera avrebbe reso più difficile il suo compito, perciò doveva sbrigarsi oppure sarebbero stati guai per lui. Allora Alder preoccupato interrogò la scatola dei presagi, un vecchio talismano che rivelava i segreti e ne udì il responso: tu in tutto questo tempo, simulando un comportamento paterno ti sei divertito a nutrirti dell'amore del ragazzo, perchè come una droga ti da un senso di euforia e grandezza. Ma questo sentimento ora combinandosi con i tuoi poteri, ti sta crescendo dentro come un cancro finchè non si impadronirà completamente di te e ti tramuterà in ciò che hai imitato: un essere umano con dei sentimenti.
Al sentire ciò Alder ebbe un brivido di terrore.
Taglia corto con questo gioco è pericoloso, concluse la scatola, elimina subito il ragazzino.
Il giorno dopo Alder chiamò di nuovo Marc con l'intento di attirarlo nella vecchia casa, ma il fanciullo gli venne incontro con un album di foto di famiglia e incominciò a sfogliarlo.
Alder notò che era intriso di emozioni, sentimenti, ricordi, amore e non resistendo allo stimolo non potè fare a meno che prenderlo in mano e assorbire quelle energie che lo pervasero completamente. Così anche quella giornata trascorse tra piccole magie, giochi e svago e alla fine Marc tornò a casa sano, salvo e divertito.
Ma di notte Alder si intrufolò in casa di Marc ed entrò nella camer

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Elogio del corpo

La religione cattolica, specie in passato ha svalutato l'importanza del corpo assertion che l'essenza dell'uomo è da ricercarsi nello spirito, nell'anima. Oggigiorno, tuttavia numerosi teologi concordano nell'affermare che anima e corpo sono due aspetti di una stessa realtà ed invitano ad affidarsi di più al corpo.
Del corpo ci si può fidare. Fa atto di presenza alle riunioni, inoltre fa bella figura in giacca sportiva e torna comodo ( è l'unico modo) quando ci si vuol dare una grattatina.
Provate a partecipare ad una riunione senza corpo, per quanto possiate partecipare e stare attenti, quelli vi segneranno assenti. E dopo tre assenze...
Bisogna rispettare il proprio corpo. Io lo rispetto sempre, anche se lui invece, a volte, se ne va per i fatti suoi e manco mi saluta. Consapevole della sua superiorità mi ignora, finge di non conoscermi. C'è una specie di schizofrenia, una specie di scissione cartesiana tra me e lui. Io comunque, malgrado questi episodi di maleducazione continuo a rispettarlo perché sono consapevole della sua importanza di cui vi fornirò alcuni semplici esempi.
Provate a partecipare sempre alle riunioni di condominio senza il corpo: dopo un po' costruiranno davanti al vostro corridoio d'ingresso, riempiranno il vostro garage di scatoloni e rattatoilles varie, arriverete alla fine a trovare i cani dei vostri vicini dormire comodamente nella vostra camera da letto. Per forza, gli altri condomini hanno messo ai voti tutte queste opzioni e voi non avete potuto alzare la mano perché il vostro corpo non c'era.
Al contrario, mandate solo il corpo alle riunioni condominiali e pensate ai fatti vostri per tutta la riunione. Anche in questo caso, non capendo il motivo, non alzerete la mano, però la presenza del vostro corpo alzerà il quorum di maggioranza e gli altri condomini non potendo raggiungere la maggioranza assoluta dei voti più un, non potranno causarvi tutti quei danni precedentemente descritti. Qualcuno potrebbe obiettare che

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