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Racconti fantastici

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Un nuovo angelo

L'angelo camminava a pochi passi da lei, ma lei non lo sapeva. Di lì a poco l'avrebbe scoperto e ne sarebbe rimasta sorpresa e incredula. Ma ora camminava spedita senza curarsi di lui. Quando si fermò al semaforo rosso fu attratta dagli occhi di un vispo bambino sorridente, ma una ciocca di capelli sfuggì dal morbido chignon, le accarezzò il viso facendole distogliere lo sguardo. L'angelo stava cercando un contatto con lei e lo avrebbe trovato in un modo o nell'altro. Davanti alla vetrina di abiti variopinti ed estivi, poté specchiarsi nel riflesso del vetro e le sembrò di vedere dietro di lei un giovane bellissimo, biondo e con due grandi ali. Si girò di scatto, ma solo passanti che chiacchieravano amichevolmente fra di loro. Si guardò intorno ma della figura angelica neanche l'ombra. Pensò di essersi sbagliata e si era appena convinta di questo quando sentì una leggera brezza sfiorarla piano, cercò di capire da dove provenisse quel dolce venticello, alzò gli occhi al cielo e vide qualcosa di candido e luminoso che batteva grandi ali piumate. Cominciò a respirare intensamente, pensò di avere le allucinazioni e si adagiò su una panchina di marmo cercando di capire cosa le stesse succedendo. Ed eccolo di nuovo. Non era possibile pensò, tutto ciò non era reale. Ma quando lui le si materializzò davanti, ebbe un attimo di timore, poi lo guardò in viso e capi. Lui era un angelo, il suo angelo forse? Delicatamente quella figura singolare le prese le mani e la guardò intensamente e poi sparì. Una piuma candida atterrò sulle sue gambe ed allora si accorse del biglietto, lo aprì e lesse quello che certamente era un indirizzo. Senza pensarci due volte decise di raggiungere l'abitazione indicata sul foglietto, per capire cosa si nascondesse in quel messaggio giunto a lei in maniera davvero insolita. Raggiunse Via degli Angeli in pochissimo tempo. Ad aprirle la porta una fanciulla bellissima, eterea e alata. Le fece strada in un ampio corridoio f

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24 commenti    0 recensioni      autore: Sonia Bionda


La zona di confine e i due regni (ultima parte)

Alla vista dell'uomo istintivamente mi attaccai al braccio destro di Alex che questa volta non si ritrasse ma mi strinse a se come per proteggermi, era una sensazione veramente piacevole nonostante avvertissi di trovarmi in una situazione piuttosto surreale.
L'anziano iniziò a parlare in tono solenne
"Vanessa, Alex, finalmente siete pronti ed è ora che sappiate il motivo della vostra presenza nella zona di confine".
Le domande mi uscirono senza neanche rendermene conto
"chi sei? come sai i nostri nomi? come siamo arrivati qui, cos'è la zona di confine? perchè..."
Troncò i miei interrogativi
"mi chiamo Bayus, sono il supervisore del regno dei sogni, del regno degli incubi e della zona di confine. Vi seguo da molto tempo, voi siete i prescelti. Ho fermato il tempo per portarvi qui ed istruirvi".
Ero a bocca aperta, scioccata da quanto appena ascoltato; Alex con aria stralunata intervenì
"cosa significa prescelti? istruirci a cosa?
Bayus l'osservò come se si aspettasse quelle domande, alzò il sopracciglio sinistro e riprese le spiegazioni guardandomi intensamente
"Vanessa, tu sarai la guardiana del regno degli incubi e ti occuperai d'inserire esperienze tattili e gustative sia nei sogni che negli incubi - poi si girò verso Alex con occhi scintillanti - a te, invece, è affidato il regno dei sogni e aggiungerai esperienze uditive e olfattive sia nei sogni che negli incubi - con un ampio sorriso proseguì - sarà qui, nella zona di confine, il vostro quartier generale. Da qui prenderete ogni decisione, lavorerete fianco a fianco, siete complementari, indispensabili l'uno all'altra".
Improvvisamente sentii ogni fibra del mio corpo pervasa da misteriosa energia, di fronte a me Alex mi strizzò l'occhiolino a cui ricambiai con un sorriso complice, poi rivolsi l'attenzione a Bayus, una domanda mi assillava ma non feci a tempo ad aprire bocca che lui, intuendo rispose
"lo so, gli incubi possono sembrare crudeli, ma l'umanità ha bisogno anche di quelli, s

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15 commenti    0 recensioni      autore: Kartika Blue


Un sogno transpceanico

L'aereo vola spedito sopra un mare di nuvole. "Mi ci tufferei volentieri. Quel candore potrebbe farmi rinascere." Il dott. Antonio Volante, dopo tanti anni di vita regolare, attività di psichiatra, famiglia e impegno politico, ha deciso di dare un taglio, di fuggire dalla sua vita assurda. Il pensionamento ha fatto crollare le sue ultime difese e il senso dei suoi legami. L'attività di primario lo aveva coinvolto in modo totale, in un vortice di stress, conflitti con i collaboratori, frustrazioni continue con i pazienti. Lo aveva talmente assorbito che aveva perso il senso del divertimento e del riposo rigenerante.
"Mia moglie e i miei figli avranno già denunciato la mia scomparsa. Trentaquattro anni di matrimonio con una moglie collerica, sempre alla ricerca della lite... Sono finalmente riuscito a sciogliere la catena. Quando mai sono stato felice? Quanti tradimenti inutili, alla ricerca di qualche sprazzo di felicità sessuale... Ho avuto solo sensi di colpa. Sono sprofondato sempre di più nelle sabbie mobili del tormento e dell'insoddisfazione."
"Signore, desidera un tè, un caffè?" Una hostess dal sorriso smagliante interrompe bruscamente il travaglio interiore del dott. Volante. "Un caffè, grazie." Guarda l'ora: cinque ore di volo; ne rimangono ancora molte. Allunga le gambe cercando di mettersi comodo.
Pensa: "Come l'avranno presa i miei figli, Iacopo e Monica?" Non ha lasciato nessun messaggio, nessuna spiegazione. "Staranno soffrendo? Avranno iniziato le ricerche. Penseranno al peggio... Solo e sempre mamma; papà solo per i soldi. Non ho neanche aspettato la nascita del mio nipotino. Che squallore! La loro crescita mi è sfuggita fra le mani, senza che li potessi guidare."
Si guarda attorno. Hanno abbassato le luci. Chi legge, chi guarda la televisione. Alcuni hanno gli occhi chiusi per dormire. Anche il dott. Volante sistema la testa in una posizione comoda per appisolarsi.
Sono Marco, Luigina, Gabriele, Ines... Hanno il viso sofferente. Due om

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2 commenti    0 recensioni      autore: Renato Galetto


I tre angeli custodi cap 3 Leira

Per quanto fosse di natura ribelle, Leira aveva un gran rispetto per sua “madre” e ne accettava gli ordini, anche se spesso le sembravano strani; ad esempio non capiva perché mai non andassero mai insieme nel villaggio vicino, ogni volta, Wanta, ci andava da sola, nonostante le accorate suppliche della piccola…

Comunque, aveva precocemente imparato a leggere e scrivere e far di conto…così, quando restava sola, tirava fuori i libri dalla cassapanca, e assieme anche i fogli e l’inchiostro e, affilata una penna, spesso scriveva …raccontando a se stessa le sue scoperte, i suoi giochi, le sue avventure nel bosco, i suoi sogni; ecco, i suoi sogni; spesso le capitava di sognare di trovarsi su in alto nel cielo, come se stesse volando, e da lì osservava le lucine della valle e le anse del fiume che l’attraversava…
Spesso sognava di essere sola nel bosco, inseguita da un “nemico sconosciuto” senza volto, senza forma, un “nemico” e basta; un “nemico” che voleva, lei ne era certa, farle del male, addirittura ucciderla…strillando di paura si svegliava di soprassalto e si lasciava cullare, dalle ruvide braccia di sua madre, prontamente accorsa.

Spesso sognava una voce, sì, una voce che dal nulla le diceva :- Leira, piccola regina, ascolta, devi essere paziente, devi accettare la disciplina di tua madre, devi eseguire i suoi ordini, poi, un giorno, quando il Gran Consiglio avrà deciso che sarà il momento giusto, tu diventerai…….-
E lì, il sogno, sistematicamente si interrompeva, mai, era riuscita, a sentire cosa sarebbe dovuta diventare, e quando ne parlava con Wanta, chiedendole se sapesse cosa fosse il Gran Consiglio, restava disillusa perché la madre faceva spallucce, guardandola come fosse una matta!

Comunque di una cosa era certa, sentiva di essere diversa, speciale, unica, perché avvertiva nello scorrere del suo sangue una forza particolare, avvertiva che tutti gli animali del bosco ai quali si avvicinava, la guardavan

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5 commenti    0 recensioni      autore: luigi deluca


Nightmare

Cielo di mille colori, trombe che annunciano un'altro nuovo livello di esistenza. Le nuvole soffiano insistentemente sul sole adirato dal frastuono provocato dai tuoni. Angeli si stringono le mani in una serie di movimenti rassomiglianti una danza mentre demoni assetati di sangue vendono caramelle ai bambini sul ciglio dell'ormai putrida strada. Enormi alberi spinati si fanno largo lì dove un tempo c'era la folta boscaglia e le piante si attorcigliano tra di loro formando un erbaceo muro vivente. Losche figure si aggirano indisturbate tra le strade piene di crepe, cartacce e lattine di coca accompagnati dall'inconfondibile e stonato verso di migliaia corvi che scrutano attentamente ogni singolo angolo della città. Antiche profezie escono dalla bocca di una piccola e dolorante vecchietta seduta su una panchina. Un terremoto scuote la terra, onde altissime invadono gli spazi, tornadi travolgono ogni cosa e una voce familiare si ode nel caos: "Claudio svegliati, è ora di andare a scuola"... che noia la realtà!



Punto atto e tatuato, L'incontro con l'Uomo-dalla-treccia-canuta (parte 1)

Dal blog-novel http://puntoattoetatuato. blogspot. it/

3 dicembre 2011. Venezia, Campiello san Rocco. Da più di mezz'ora Aurelio aspettava nel luogo dell'appuntamento, la vetrina del negozio di tatuaggi. "Insisto perché tu arrivi puntuale", gli venne raccomandato con insistenza, ma del tatuatore non vi era ombra. Per mantenere la parola, Aurelio dovette fiondarsi dal treno, uscire di gran fretta dalla stazione e farsi d'un fiato tutto il tragitto, ponti compresi. A linea d'aria gli sarebbero bastati quindici minuti scarsi, ma la poca dimestichezza con la città gli fece perdere spesso la via, impiegando il quadruplo del tempo.
Ora stava lì, spazientito ad aspettare. Con un piede si appoggiava al muro del sotoportego adiacente all'ingresso del negozio. Stava immobile, proteg-gendosi dal soffio di quel vento dicembrino, che penetrava attraverso le fib-bie delle scarpe, i jeans, il cappotto grigio doppiopetto.
Insofferente, estrasse dalla tasca un foglio. Era la locandina del negozio, che due settimane prima lo incuriosì terribilmente, mentre in quel momento, ri-letta nella gelida solitudine, infondeva unicamente una sensazione di sciagu-ra.

Il corpo umano è l'espressione del mondo che ci circonda. Nella sua perfe-zione, è metafora di una moda, di una cultura, di una società. Se l'interezza del corpo viene spezzata, da esso scaturiranno ossessioni, demoni, tabù; ma se la sua armonia viene esaltata sapientemente, eromperanno forze più po-tenti di un soffio vitale.
L'arte che valica e amplifica il confine limitato del corpo è il tatuaggio. Con la simbologia giusta, tatuata nella zona adeguata, alcuni punti vitali muteranno e si espanderanno, sviluppando attitudini speciali.
Non esitate allora, venite a fare un tatuaggio!

Ricevette quel foglio durante una gita scolastica a Venezia, durante la pausa libera tra una visita di un museo e l'altra. Glielo lasciò un tizio che si direbbe più anomalo che strano. Aurelio lo ricordava perfettamente. Alto e i

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Il viaggio

Questa è la storia di una goccia che si ribella al suo destino:essa nacque tra le nuvole a più di 2000 metri d'altezza, la prima cosa che vide fu un turbinio di vento, fulmini e rumori assordanti, in mezzo a tutto quel caos, era in compagnia di migliaia anzi milioni di altre gocce che, a gruppi venivano scagliate verso la terra, rimase affascinata ed impaurita allo stesso tempo, poi venne il suo turno, sentì una forza sconosciuta attirarla e cadde giù sempre più giù, in compagnia di tante altre gocce, poi accadde una cosa strana lei ebbe la forza ed il coraggio di fermarsi a pochi centimetri da terra perché capì che non gli piaceva quel suo destino, ed allora prese vita propria sfidando il vento ed in mezzo alla sorpresa di tutte le altre gocce si rialzò un po'di più dal suolo e prese a vagare in cerca di qualcosa che gli piacesse, passò tra rami di alberi, foglie che volavano persone che correvano auto che suonavano, vide tutte queste cose si fermò solo un momento a guardare gli occhi di un bambino che, sorpreso quanto lei rimase ad osservarla, poi con le sue manine cercò di prenderla, ma lei dopo avergli fatto una carezza sulla guancia ripartì, sempre più veloce, ora sapeva dove andare, il mare.. si, il mare era quello il suo destino, arrivò e vide in lontananza quello che cercava! Un cono che dal mare si alzava verso il cielo, ecco si! Accelerò sempre di più fino a tuffarsi dentro quel turbinio di gocce dolci e salate, come in una giostra senza fine si senti trasportare in alto si abbandonò a questo suo piacere e tornò su in cielo da dove era partita!

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4 commenti    0 recensioni      autore: leopoldo



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