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Racconti fantastici

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La nave di cristallo

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Ancora questo posto, ancora questo maledetto luogo buio&umido con una gran puzza di muffa mista a carne andata a male…Perché non riesco a ricordare cosa mi è successo?
Ormai sono qui da parecchio tempo, la fame mi uccide lentamente come una lama seghettata che mi squarta partendo dal basso ventre fino ad arrivare alla bocca dello stomaco, i crampi si fanno sempre più forti, cosa mi succede, devo ricordare.
Un altro minuto che trascorre lentamente mentre non riesco più a percepire il giorno e la notte, ormai la mia vista si è abituata completamente al buio, sono riuscito a immaginarmi la forma di questa prigione, sembra un pentagono irregolare e ogni volta che mi sveglio, ho la sensazione che si stia rimpicciolendo intorno a me, inoltre non riesco a trovare né porte né finestre, pare quasi che l’abbiano costruita intorno a me, con il tatto non riesco a capire di che materiale siano fatti i muri, sembrano delle lunghe assi di legno, ma sono troppo resistenti per pensare di poterle rompere con la poca forza che mi rimane.
Devo cercare di rimanere lucido, ma purtroppo la fame mi divora come un serpente che cresce dentro e si nutre di me, del mio corpo, del mio intestino fino ad arrivare al cuore.
Ogni tanto, ho l’impressione di vedere delle strane ombre passare da uno spigolo all’altro a grande velocità, sicuramente starò impazzendo.
La stanchezza aumenta sempre di più e le forze mi stanno abbandonando, non so per quanto altro tempo riuscirò a resistere ma devo cercare di reagire anche se penso che l’unica soluzione sia lasciarmi andare… no non voglio, prima di morire devo capire cosa mi è successo, ma non riesco a ricordare niente della mia vita, eppure sento dei ricordi dentro di me che bruciano, vogliono uscire, mi stanno facendo impazzire, la testa mi sta scoppiando, sono troppo nervoso per ragionare, non riesco a fermare l’adrenalina che mi scorre nelle vene, mi sento come un bambino che è chiuso in soffitta al buio senza cena,

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Le quattro valli

1.
Nella foresta il vento sferzava e Sylos correva in cerca di un luogo per riposarsi, stremato dalla lunga corsa che aveva fatto a causa dei nemici che lo inseguivano. Era iniziato tutto 3 anni fa, quando Sylos aveva ancora 12 anni e da poco aveva appreso dai suoi genitori di non essere come gli altri, infatti secondo la leggenda delle quattro valli ogni 100 anni tra gli umani nasce un bambino appartenente alla razza dei maghi, uomini apparentemente normali, ma dotati di straordinari poteri. Sylos dopo aver ascoltato ciò chiede ai suoi genitori Selem e Mera cosa dovrà fare d'ora in poi, come apprendere i poteri e usarli; loro gli consigliano di andare dal sommo Lodred che conosce e sa tutto. Il ragazzo allora decise di recarsi all'abitazione del sommo ignaro di ciò che lo attendeva; giunto lì bussò alla porta e gli si presentò il domestico del sommo "Devo vedere il sommo Lodred, per chiedergli consiglio" disse Sylos poco prima che un vecchietto si materializzò dal nulla di fronte al ragazzo che indietreggiò spaventato. Lodred era di media altezza con una lunga barba e la testa rasata poteva avere al massimo 95 anni anche se agl'occhi di Sylos ne aveva di più " Io so perché sei qui, nella mia mente ho avvertito che saresti venuto" "Vuoi sapere cosa dovrai fare per apprendere e usare i tuoi poteri" "Tu come fai a saperlo? Sei un mago anche tu?" chiese Sylos "No. Sono un sommo e come tale so e conosco tutto" "Allora se sai tutto aiutami a risvegliare i miei poteri, ed imparare ad usarli" "Non è così facile, occorre molto tempo per risvegliarli e molto di più per saperli usare bene" "Tu puoi aiutarmi?" " Si, ma ad una condizione, devi giurarmi che li userai solo a fin di bene" Sylos rimase un po' perplesso, ma poi annuì "bene, Adesso che me lo hai giurato seguimi, perché prima dovrai conoscere la storia dei tuoi antenati" il ragazzo lo seguì, ma era molto inquieto perché aveva paura del destino a cui era legato. Sylos camminava a passi lenti e decisi

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5 commenti    0 recensioni      autore: paolo


2012. Annus Mirabilis

La virtù non è di questo mondo.





A dispetto del loro aspetto, vagamente antropomorfo, non avevano né pensieri, né sentimenti. Almeno come li intendiamo noi. Non provavano emozioni. Né odio, né amore. Né coraggio, né paura. E solo a distanza di tempo si scoprì che erano pervasi da un'energia sconosciuta, che qualcuno definì: vis cosmica. L'assonanza non vi depisti, ho detto: c o S m i c a!

Ormai vivevano tra noi da alcuni anni. Gli Spaziali, così li avevamo chiamati perché, dopo attente ipotesi, studi, ricerche, sembra provenissero dall'interspazio e non da un solido pianeta, riflettevano e reagivano ad ogni atto minimamente minaccioso, violento o brusco, fuori dalla norma, che compivamo noi terrestri. Si trattasse di un intenzionale gesto d'offesa; un'inaspettata, inconsulta, rabbiosa reazione; o di un incontenibile sommovimento corporeo apparentemente ostile. Con una piccola differenza: lo moltiplicavano per dieci. Non uno di più. Non uno di meno.
Ieri, per esempio, un'automobilista aveva sclerato perché uno di loro inavvertitamente, per ignoranza, aveva attraversato col rosso. Senza pensarci su due volte, l'uomo era sceso e gli aveva mollato un ceffone. Lo Spaziale, con grande compostezza, gliene aveva restituiti dieci, uno sull'altro. In così rapida successione che il tapino non aveva nemmeno fatto in tempo a dire ba, che si era ritrovato la faccia gonfia come una Luna piena.

Pochi giorni prima, un ragazzotto della DHL, sapete uno di quelli esuberanti, tarantolati auanagana, aveva avuto l'avventura di trovarsi in ascensore con uno di questi esseri. Chissà, forse per un improvviso eccesso di esuberanza ormonale, o travolto dall'emozione, o forse solo per fare lo spiritoso, aveva sganciato una puzzetta. Arrivati al decimo piano, la porta si era aperta ed il povero era uscito vacillando, tutto cianotico in volto, lo sguardo perso, in totale stato di incoscienza. Ricoverato d'urgenza, pare che lo sventurato si trovi ancora s

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Morte presunta

Il pensiero della morte non l'aveva mai rattristato.
Lo viveva come deve essere: un presagio della fine, magari senza troppa sofferenza.
Gesualdo era così, un vecchietto arzillo, pochi capelli bianchi, occhi azzurri, doveva essere stato un gran fighetto nei suoi anni migliori.
Non s'era mai sposato.
Viveva cullandosi nei ricordi di una famiglia benestante negli anni '30/40.
Il padre, un omone calvo, sempre elegante, un'attività fiorente, con un lucida Balilla nera guidata da un autista in livrea. Ogni mattina Alduccio, come veniva chiamato affettuosamente, s'infilava in quell'auto dal sedile posteriore di velluto grigio perla. Arrivava a scuola scendendo tra gli sguardi curiosi e invidiosi degli altri.
Quel padre, però, aveva un carattere burbero, temuto e rispettato.
La madre, gran donna, era invece il suo amato rifugio.
C'era grande tenerezza tra i due e senso di protezione. Parlavano molto e Aldo ascoltava sempre i suoi consigli. Il suo volto pallido emanava una triste generosità.
C'era anche una sorella più grande di tre anni. Era gracile e delicata, come la mamma.
Aldo visse anni felici, durante il ventennio e dopo, ma gli anni '80 lo colpirono negli affetti più cari.
Prima l'amata madre, seguita a breve dal dispotico padre, lasciarono il mondo terreno.
Aldo raccolse le forze per continuare a vivere. Gli rimanevano: la grande casa di 18 stanze,
una villetta in località di mare vicino Palermo, l'attività tipografica ereditata dal padre, che era stata la fortuna della famiglia, la sorella ormai sposata, una serva ottuagenaria.
S'inserì nell'azienda che non aveva mai voluto frequentare, per paura di essere giudicato dal padre.
Ebbe successo nei rapporti con gli operai e continuò l'attività per un quinquennio.
Lavorò lì per un senso del dovere atavico, anche per rispetto verso gli altri e per sentirsi più vivo quando, alla fine del mese, consegnava la busta con lo stipendio ai suoi operai, divenuti ormai la sua famiglia.
Non si occ

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4 commenti    2 recensioni      autore: salvo


Lux Aeterna, il ritorno - prima parte

Circa una settimana dopo il suo ventesimo compleanno, passeggiando, Laila scoprì per caso la Valle dei Tramonti, rimase subito ammaliata dalla magia del luogo; ogni pianta, fiore, ogni singolo elemento era inondato di luce dorata. Il fatto più sorprendente era che non vi fosse un singolo sole, bensì cento, di diverse dimensioni e ognuno di loro con gran maestria andava a dipingere il cielo con infinite pennellate di colore dal rosso carminio all'arancione acceso, differenti tonalità di giallo fino al rosa pallido; le riusciva piuttosto difficile riuscire ad abituarsi a tale capolavoro della natura.
Quel luogo la ricaricava d'energia ed era così silenzioso da permetterle di ascoltare i suoi pensieri più profondi. Era certa di essere l'unica fortunata spettatrice; nonostante fosse una ragazza solitaria questo pensiero la rattristava un poco.
Come ogni pomeriggio s'incamminò attraverso il fitto bosco che conduceva alla vallata. Il sentiero era costeggiato da pini silvestri, enormi felci e rocce ricoperte da muschio umido; la distesa verde era interrotta qua e là da macchie viola e rosse di mirtilli e fragoline il cui dolce profumo si espandeva nell'aria mescolandosi a quello più selvatico della resina dei pini. Riusciva ad accorgersi di essere a metà strada perchè da quel punto in avanti il suolo era costellato da campanule blu; la forma pendente dei fiori rivolti verso il basso la induceva a immaginare che soffrissero per un misterioso e antico dolore.
Dalla cima di un pendio l'acqua di una piccola cascatella faceva da sottofondo al silenzio della selva, la sua unica preoccupazione era di non inciampare in una delle radici nodose che fuoriuscivano dal terreno.
Finalmente la sua lunga passeggiata la condusse all'ingresso della valle, desiderava giungere sino allo scintillante lago situato al suo centro per poter assistere alla maestosa danza di tinte calde all'interno delle sue placide acque.
Lo spezzarsi di un ramo e un fruscio tra le felci fec

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8 commenti    0 recensioni      autore: Kartika Blue


Come nacquero le Cinque Terre

- ... Agli albori del mondo il Signore, mentre si riposava delle fatiche della Creazione, si dilettava a rifinire il Suo lavoro.
Al momento di completare la Liguria, pensò di creare una serie di paesini che assomigliassero ad un presepio (il Signore era molto sentimentale) e felice dell'idea la comunicò ai pochi abitanti della zona: - Vi metterò qui mezza dozzina di paesini carini - disse - Mezza dozzina! - esclamarono i Liguri, - qui ci rimettiamo, devono essere almeno una dozzina! -
Il Signore si arrabbiò perché non Gli piaceva essere contraddetto (per questo motivo non si era mai sposato) ma doveva mantenere la parola data, però ne creò solo 5 invece dei 6 previsti, per punire la loro sfrontatezza.
Basta andare per mare da Genova verso Levante per vederli, sono inconfondibili, si chiamano Cinque Terre.

PS: Favola moderna raccontata da un uomo antico



Storie strane 1... racconti in cinque righe

Il bidello senegalese

In un liceo scientifico di Torino, come riporta il giornale La Stampa, l'insegnante di matematica si assentava dall'aula per un improvviso malore. Il preside pregava allora il bidello senegalese di intrattenere gli alunni, magari con qualche racconto della sua terra d'origine. Invece, con grande sorpresa di tutti, l'uomo preferiva continuare la lezione sulle derivate e sugli integrali, rivelando in seguito che era laureato in matematica e fisica... magna cum laude.


L'impiccato della Senna

Appeso alle sbarre in ferro del parapetto del Pont d'Arcole, a Parigi, è stato trovato il cadavere di uno sconosciuto che probabilmente si era impiccato buttandosi nel vuoto, sopra le acque della Senna. Il medico legale, prima di eseguire l'autopsia, ha frugato nelle tasche del malcapitato ed ha trovato solamente un biglietto, sul quale era scritto: odio le persone che non sono capaci di farsi i fatti loro.


La scimmia e il suo padrone

Un inglese si era portato dalle Indie una scimmietta e l'aveva chiamata Molly. Le insegnò a giocare a scacchi. Alla prima dimostrazione pubblica Molly fece capire di aver dato scacco matto saltando sulla sedia e ridendo. Il padrone, indispettito, le diede un colpo sulla testa, brandendo il suo Re. Rivincita: la scimmia, prima di giocare la mossa del nuovo scacco matto, rubò il cuscino del padrone e se lo tenne in testa, facendo la mossa con l'altra mano.


La ballerina

Nella campagne di San Gervasio, centro agricolo della pianura Padana, è stata vista danzare una giovane ballerina, di nome Gabriella Sedano. La ragazza, dalle gambe lunghe e magre, si era spogliata nuda e saltellava in un acquitrino tra rane gracchianti e libellule svolazzanti. I carabinieri, avvisati da un contadino del posto, intervenivano prontamente con un plaid per coprire il corpo della ballerina, martoriato da numerose punture di zanzara. È Stata denunciata per atti osceni in luogo pubblico, anche se a guardarla erano solo rano

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