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Racconti fantastici

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Ciao Pà

E tutto buio qua, qualche stella luccica in questo cielo nero, e la risacca di questo mare accompagna il nostro andare, la tua mano sulla mia... il tuo passo forte e deciso quasi non ti seguo, la tua voce... Le tue parole il mio cuore, sembra ieri che sei andato via, quante cose vorrei raccontarti... Ma forse tu già sai, sei sempre stato con me fra le lacrime e nella gioia... Quanta vita e passata da quei due tiri ad un pallone e le domeniche al mare col nostro carrozzone a far festa sotto l'ombrellone... ciao Pà.

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5 commenti    4 recensioni      autore: Giovanni...


Ore undici : riunione

Ore undici : riunione.
Tavolo ovale predisposto per dieci.
Arrivo in ritardo e appena entrato siedo al mio posto.
Il capo mi squadra. Ho capito : la convention avrà un seguito. E non sarà piacevole.
Non ho il coraggio di alzare gli occhi mentre il responsabile del marketing inizia la relazione.
Non riesco a concentrarmi, sbadiglio.
Mi martellano le parole di mia madre. " Se si lavora non si può far tardi la notte..." con quello che ne consegue. Povera donna l'ho fatta inquietare per anni ma non ho imparato la lezione.
L'intervento di una voce femminile mi riporta al presente.
È la nuova responsabile della pubblicità.
Carina... penso e che voce sensuale. Mi sveglio dal torpore e ascolto.
Non me ne è mai fregato niente del settore ed è sempre stato il momento giusto per sognare ad occhi aperti.
Mi accorgo che non ho cambiato atteggiamento ma il tema è più gustoso del solito.
La sua bocca da baciare, frutto succoso da mordere mi invita all'attenzione così come i suoi capelli scivolati sulla camicia aperta sul seno.
Non posso fare a meno di fissarla quando si risiede, finito l'intervento, apprezzato dal capo.
Troppo facile, penso, con una così.
È il collega a prendere la parola ma io non muovo gli occhi dal mio obiettivo.
Non ricordo il nome del personaggio dei fumetti che attrae le persone solo con lo sguardo ma cerco di imitarlo. Il mio flusso magnetico tesse fili invisibili nella ragnatela gettata al di là del tavolo.
Il polo opposto è attratto.
Mi guarda... no, mi sbaglio, mi osserva. Mi sfida.
Giochiamo a chi resiste di più.
Ricordo che da bambino mi divertivo a farlo con gli amici e vincevo sempre.
Tra noi c'è il binario a doppio senso e le rotaie sono sempre più calde. Scottano.
Fare del sesso senza toccarsi. È la prima volta che mi accade.
Io ho bisogno del contatto fisico come il cibo per vivere. Non mi riconosco. Sto sognando.
No, lei è vera e la mia non è illusione.
Stremato, vorrei fuggire ma sono bloc

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la locomotiva

- E salverei chi non ha voglia di far niente e non sa fare niente (F. Battiato) -
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"Unz unz unz ehi, sta arrivando sul terzo binario, tutto colorato e graffitato, l'Interregionale delle 6. 45 per Milano Centraaaaaaaaleeeeehhhhhhhh unz unz unz ok, è in ritardo di dieci minuti ma tanto la coincidenza per Pavia sul tronco lato Milano sta aspettando voi, dormiglioni! Nel frattempo che dite, ci ascoltiamo i Casinò Royale? Treno per Babylon Buooon viaggio!"

Mì, da quando le ferrovie hanno deciso di levare gli annunciatori meccanici senti un po' cosa mi tocca sopportare! Giuro, sono quasi trent'anni che faccio il capostazione in questo buco di città (che poi io al concorso lo pure scrissi: destinazioni gradite Chivasso o Settimo) e ne ho viste di tutti i colori, prima annunciavamo i treni noi ferrovieri (annuncio formale e impersonale, mi raccomando!), poi ci hanno messo quella voce automatica (nessun bisogno di raccomandazioni) e ora, di punto in bianco, buttiamo anni ed anni di esperienza nel cesso assumendo questi ragazzini ad annunciare i treni in arrivo, in partenza e i ritardi! Questo, per esempio, se ne viene in stazione vestito come un carrettiere ma tiene scritto "impiegato" sul libretto di lavoro, con quei capelli biondi raccolti come una femmina, che ai veri uomini a vent'anni i capelli cadono, e si mette a gridare dagli altoparlanti già la mattina presto che io c'ho troppo sonno! E parla, parla, senza un minimo di professionalità, tra l'altro. Ma sapete come dice per avvisare i viaggiatori che arriva un treno sul binario due che non si ferma in stazione? Si avvisano i signori viaggiatori che è in arrivo l'Eurocity Vattelapesca sul binario due allontanarsi dal binario due? No! Lui dice "Ehi gente, occhio che adesso arriva, sparato come un proiettile, uno di quei treni che la nostra stazione non se la cagano neanche di striscio fate che stare attenti al binario due, ok?" Tut

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La tremenda profezia (prima parte)

Milioni di anni fa, prima che esistesse il mondo di oggi esisteva un mondo surreale e magico di nome Anec, dove i sogni più incredibili potevano divenire realtà. In questo mondo esistevano creature mitologiche che vivevano accanto agli uomini, c'erano molti piccoli re locali che governavano terre e popolazioni con leggi proprie a volte giuste a volte crudeli; e anche allora c'erano strenui difensori degli uomini e della vita: i cavalieri fatei, specie di maghi riuniti in un piccolo ordine che usavano cavalli fantasma e spade di energia generati dal potere del loro pensiero e conoscevano incantesimi vari. Alcuni di loro potevano anche divenire malvagi e compiere atti spaventosi e criminali per questo venivano radiati dall'ordine e definiti simka, cioè rinnegati o delinquenti.
I cavalieri fatei avevano due profezie che custodivano da secoli: la prima riguardava una grande rovina e prevedeva che un giorno un simka avrebbe preso il potere, sconfitto i cavalieri fatei e creato un impero di dolore e schiavitù, la seconda riguardava la redenzione del mondo e consisteva in tre parti: prima in un mondo corrotto dal male sarebbe nato un liberatore dal cuore puro, seconda dal male che infesta il mondo avrebbe tratto potere e conoscenze che avrebbe convertito in bene per poi liberare Anec compiendo un atto terribile, terza non avrebbe preteso di regnare ma anzi avrebbe portato nel suo cuore per tutta la vita un tremendo dolore. Questo racconto è la storia di come queste due profezie si avverarono
In un piccolo villaggio nacque un giorno un bel bambino di nome Parsek che rimase orfano e unico sopravvissuto a causa di una banda di briganti che devastarono il suo villaggio e ne uccisero gli abitanti. Venne raccolto da una fata di nome Arminenda che lo svezzò con latte soprannaturale e lo crebbe nel suo bosco incantato. A dieci anni venne affidato ad un cavaliere fateo di nome Mylvius, famoso per il suo valore che lo prese come apprendista e scudiero cercando di insegna

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Sussurri da dentro

Ciao,
stai parlando con me, vero mamma?
Sento la tua voce da lontano e mi accorgo che sei emozionata, molto emozionata.
Mi stai dicendo che finalmente ci sono, che sono arrivato, come una piccola scaglia di meteora,
... nella tua vita.
Sei stranamente silenziosa, tu che hai valicato le montagne dell'impossibile per avermi,
lo sento dal tuo sottile respiro che ora mi accarezza.
Hai sempre pensato a me, a questo piccolo piumino delicato che ti somiglierà, lo spero tanto.
Ti ho fatta piangere lo so, ti ho illusa tante volte, mi dispiace.
Ora sono qui, dentro di te e mi sento bene in questa culla calda, in attesa che il mio piccolo cuore diventi la colonna sonora dei nostri nove mesi insieme.
Molto presto avvertirai la mia presenza, mi farò vivo non preoccuparti. Sarò la tua certezza.

Sarò quel bambino che hai sempre sognato di avere... eh si, sarò tuo per sempre.
Ops!!! non me ne ero ancora accorto, ma sto nuotando, dolcemente immerso nella tiepida acqua che
mi avvolge e mi dondola. Posso anche dormire tutto il tempo che voglio e fare capriole con il mio cordone ombelicale... sto bene con te, sei simpatica e sai raccontare fiabe straordinarie.
Anche se quaggiù non arriva nemmeno uno spiraglio di luce, non ho alcun timore, non sono solo,
me ne accorgo da come mi parli... sei gentile mamma.
Il tempo passa molto lentamente ma io non mi annoio sai, ho tante cose da fare;comunicarti quale nome vorrei avere, pensare al futuro con te ma soprattutto a quel preciso momento in cui potrò abbracciarti e dirti grazie, grazie di farmi esistere.
Volteggiano fiocchi di neve nel mio limpido liquido amniotico ed io mi diverto ad acchiapparne più che posso... è divertente.
E sorrido, sorrido sempre, perché so che tu saresti contenta nel vedermi così felice.
Mmmmmmmmh che buon sapore!!!! Stai mangiando la cioccolata, me ne accorgo sempre quando lo fai, mi invade un senso speciale di serenità... non esagerare però, vorrei avere una mammina
in perfetta

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2 commenti    0 recensioni      autore: Manuela Magi


Sfoglia di cipolla

Era ricca, vergognosamente ricca, la signora della collina. così la chiamavano tutti, ed era insieme una forma di rispetto e una formula di avversione profonda. viveva nell'unica villa del paese che sorgeva appunto sulla collina, sovrastando tutto e tutti, circondata da un parco che un tempo doveva essere stato splendido, ma che ora somigliava nè più nè meno a una boscaglia incolta, dove anche le piante si odiavano tra loro cercando di sopraffarsi a vicenda in un intrico senza inizio nè fine. solo il viale d'ingresso era tenuto libero dalla furia vegetale per consentire il passo alla signora negli unici due giorni al mese in cui offriva ai paesani lo spettacolo della sua faccia aguzza e scarna, dagli occhi di vipera e il naso adunco, quando si recava a controllare di persona i suoi affari.
ci pensava mastro Giorgio il giardiniere a sgombrare il viale dagli sterpi e dalle ghiande, ma ormai ci andava sempre più di rado da quella megera, che erano due mesi che non lo pagava. l'ultma volta gli aveva dato una cassetta di frutta tanto matura che neanche il tempo di portarla a casa, era tutta marcita e puzzolente.
usciva solo due volte al mese, un giorno per andare a riscuotere le rendite in moneta contante dei suoi possedimenti, un altro per riscuotere le rendite in natura dai suoi coloni. che cosa ne facesse, poi, di tutto quel ben di Dio non si sa, visto che si faceva portare tutto quanto in casa, da dove non si vedeva mai più uscire.
in paese dicevano che persino l'aria fresca del mattino, imputridiva all'istante a contatto con quelle nari da Cerbero.
non aveva mai dato niente ad alcuno, nè ora, che era avanti negli anni, regalava almeno un sorriso, nè, avesse pur campato come Matusalemme, avrebbe mai abiurato dal suo credo: è mio, mio, tutto mio.
una sola volta, quand'era più giovane, aveva donato ad un povero affamato che aveva bussato insistente, una cipolla. e aveva immediatamente sbattuto la porta.
un giorno la signora morì. si ritrovò imm

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IL PICCOLO CACCIATORE DI DRAGHI - Capitolo secondo

RICHIESTA DI AIUTO.
In Pangoria, la notte volgeva quasi al termine.
Le spie del Gran consiglio di Corte e gli esploratori del re avevano segnalato dei movimenti di ribelli e mercenari ad ovest della città. Nonostante ciò, le campane delle vedette erano rimaste in silenzio. Era l'ennesima calma che non permetteva ai soldati, e neanche ai cittadini, di abbassare la guardia.
In una stanza del Palazzo di Comando, la principessa Nell era riuscita a dormire solo un po' di tempo dopo il tramonto. Inutile mettersi in piedi così presto, meglio restare a letto e continuare a riposare. Aveva il viso rivolto alla finestra ed un leggero soffio di vento le accarezzava i capelli ed il volto, donandole la piacevole sensazione di freschezza che la natura diffonde in quei momenti prima dell'alba. Tanti pensieri continuavano ad accavallarsi nella sua mente, alternando momenti piacevoli a situazioni sgradevoli e pericolose. Li percepiva così intensamente che probabilmente alla fine riuscì a prender sonno nonostante gli occhi rimanessero socchiusi.
All'improvviso notò una piccola luce che si muoveva lentamente.
<< Che strano... la fiammella si è allontanata dalla candela ed ora si sposta danzando nella stanza. >> pensò nel dormiveglia.
Poco dopo quella fiammella cessò i suoi leggiadri movimenti discontinui per dirigersi lentamente verso di lei, sempre di più. Si avvicinò a tal punto che l'istinto indusse Nell ad abbandonare quella sorta di sogno misterioso, per ritornare alla realtà. Aprendo gli occhi, si ritrovò davanti una piccola fata lucente che le sorrideva, era la sua amica Ferli. L'aveva vista per pochi attimi nella grotta di Sethium, ma sarebbe stato impossibile dimenticare quella piccola creatura dalla bellezza così straordinaria.
<< Ferli! Perché sei venuta qua? >> sussurrò la ragazza, cercando di non svegliare i suoi compagni. Non essendo capace di parlare, la fatina alata rispose avvicinando al suo naso il dito indice rivolto verso l'alto, c

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