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Racconti fantastici

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82, Washington Road (Episodio 5)

Nell'umidità della sera, fantasma tremolante che invadeva l'intera città, Sarah Venkman e Jake Sanders camminavano nelle strade deserte come anime perse. Esaurita la scarica di adrenalina erano diventati entrambi preda dello sconforto, ora che la mostruosità che era emersa dal professor Finnies faceva capolino nei loro ricordi sfidando ogni certezza riguardo a ciò che può esistere e ciò che mai dovrebbe, ora che le parole dei misteriosi uomini in nero aprivano scenari inaccettabili e tremendi, ora che erano sopravvissuti ad una gigantesca esplosione e altro non desideravano che svegliarsi da quell'incubo troppo concreto.
Avevano deciso di non tornare a scuola, temendo che altri esseri potessero celarsi al suo interno, e di non andare alla polizia, come pure sarebbe stato giusto fare, perché nessuno avrebbe mai creduto ad una simile storia, tantomeno se raccontata da due adolescenti. Era meglio tornare a casa, si erano detti, dove potevano trovare un po' di comprensione o, almeno, un po' di rassicurante calore. Sebbene casa sua fosse più vicina, Sarah aveva insistito che andassero entrambi a casa di Jake, vincendo l'incertezza del ragazzo con uno sguardo severo ed uno strattone violento.
Casa sua, se così poteva chiamarla, era una roulotte arrugginita parcheggiata in un deposito di decine di altre roulotte altrettanto arrugginite; da che i suoi genitori erano morti in un incidente vi abitava con suo zio, suo tutore legale, che ogni sera si ubriacava, la picchiava e la violentava, brevi sfoghi di bestialità che erano sufficienti a rendere la sua giovane vita un incubo. Viveva lì da quattro anni e ormai aveva sviluppato delle difese, era diventata abbastanza forte da respingerlo quando era parecchio sbronzo, aveva preso l'abitudine di non rientrare fino a tardi, sperando che lui crollasse prima, e si era chiusa in se stessa, dove il mondo crudele ed ingiusto non poteva raggiungerla.
Non aveva difese, però, da creature demoniache come quella che si

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Il cuore dell'uomo

Giunse infine il momento in cui il supremo Demiurgo, il primario artefice di una delle specie più volubili dell'universo intero, si ritrovò a chiedere a Quelli Che Erano Venuti Prima: come dovrà essere il cuore di un uomo?
Essi risposero: complesso e misterioso, in linea con la natura della Vita stessa. Il cuore non dovrà soltanto curare il suo ospite, nutrire di ossigeno le sue cellule, ma anche rappresentarne l'anima, donargli speranza. Dovrà illuderlo, a volte, pur di spingerlo a proseguire, a oltrepassare l'incertezza. Le potenti emozioni da lui scatenate avranno un legame viscerale con la mente umana, oscurandone a volte ragione e il buon senso. Il cuore dell'uomo sarà perciò impavido e perseverante. Sarà forte come il mare. Baratterà sangue e lacrime. Sarà tenero ma imprevedibile, violento ma fragile. Spesso renderà il suo ospite interdetto, preda del dubbio, a volte colmo di odio e paura, ma lo spazio al suo interno sarà grande, a volte più del necessario, ed esso sarà sempre in cerca di qualcosa con cui riempirlo, di una fonte a cui abbeverarsi.
Il Creatore si ritrovò disorientato. Come possono, si chiese, un corpo e una mente resistere a tutto questo? Essere nutriti e allo stesso tempo fiaccati da un fardello così instabile, passionale, senza regole di sorta?
Capì allora che l'essere umano, creatura priva di vincoli, avida di qualunque tipo di emozioni, non avrebbe mai potuto aspirare a una vita lunga, come una candela le cui estremità vengono velocemente bruciate da una luce troppo brillante per essere descritta.

   5 commenti     di: Alessandro


Abrenet 1

L'inverno si stava avvicinando, rapidamente. Un brivido di freddo gli penetrò le carni pustolose, miseramente coperte di stracci., mentre seduto su una radice, la schiena appoggiata al tronco dell'albero, guardava la prospettiva del sentiero che si snodava davanti ai suoi occhi. La foresta che gli uomini chiamavano oscura aveva al suo inizio l'aspetto di un invitante boschetto, con grandi alberi dalle ampie chiome e alti tronchi che si innalzavano da un tappeto di muschio, anche se l'invito era solo apparente e nessun uomo era riuscito nell'impresa di penetrarla e raggiungere il Centro Oscuro, o meglio nessun uomo era riuscito a raccontarlo; per gli elfi era la Porta, il luogo Alfa dove avevano origine il piacevole gorgoglio dei ruscelli e dei torrenti, le acque limpide dei laghi lucenti: Il luogo che metteva in comunicazione i diversi mondi e ne permetteva la separazione. Per i maghi era Topos, il luogo del mutamento dove nulla rimane uguale, niente è quello che sembra tutto è in trasformazione. Sul sentiero che passava in quella parte boscosa percorsa anche dagli uomini e che collegava la Regione delle piante buone a Vira, l'uomo seduto vide arrivare un pasciuto mercante a cavalcioni di un mulo portato per la cavezza da un giovane garzone che avanzava aiutandosi con un bastone. Era quello che aspettava. Si alzo faticosamente e si avviò arrancando verso i viandanti in arrivo. Il mercante diede un'occhiata a quello strano vecchio dal corpo ridotto a un insieme di ossa avvolto da qualcosa di difficile identificazione "un mendicante, forse un ladro un ladro travestito" pensò mentre controllava la borsa sotto la giubba.
-Scaccialo - disse al garzone mentre il mendicante, ormai vicino tendeva la mano nel gesto classico di chi chiede aiuto, gli occhi rivolti a terra e le piaghe del corpo rese orridamente evidenti dalle vesti lacere emanavano un lezzo nauseante. Il giovane lasciata la mula alzò il bastone e colpì l'uomo che cadde a terra, il viso nella polvere, im

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   0 commenti     di: Ivano Boceda


La breve storia del tempo e dello sconosciuto

Seduto all'ombra di un abete, un piccolo signore osservava il... nulla.
Un frettoloso signore si ritrovò a passare per quel luogo, di corsa, la mente imbottita di pensieri e gli occhi che guardavano il prezioso orologio che portava al polso.
Passò davanti al piccolo signore, e se questi non lo avesse chiamato
- ehi signore dov'è che corri?
non lo avrebbe nemmeno visto.

- non ho tempo!!!
rispose senza fermarsi e senza guardare chi gli aveva rivolto la domanda.

Il piccolo signore si alzò in piedi e sorridendo gli disse
- attento che te lo stanno rubando.

Il signore allora si fermò e osservando il piccoletto chiese
-cosa?

-ma il tuo tempo, non te ne stai accorgendo? Ogni volta che guardi l'orologio c'è un'altra persona che ti ruba il minuto che hai appena guardato... e la tua vita perde valore, il vero valore, pensaci quando avrai un attimo di <tempo>.

- guardi scusi, ma oggi proprio non ho tempo. Domani forse.

E se ne corse via. Ma il suo domani non ci fu, perché il suo tempo era finito: troppe volte aveva guardato l'orologio.

Un piccolo signore se ne stava seduto all'ombra di un cipresso, osservando il tutto del nulla, vide passare un veloce carro funebre che trasportava un ricco signore, con un bellissimo orologio, che non segnava più il tempo... sorrise,

- glielo avevo detto.
Lentamente sì incamminò osservando l'azzurro cielo, lui il tempo lo conosceva molto bene.

   5 commenti     di: cesare righi


Calypso e l'oblio di Itakende

(… Ulisse e Calypso sono sul palco, immobili, lo svolgimento della storia è sospeso. Davanti a loro la Narratrice entra in scena con il copione in mano)

Narratrice - Sono passati lunghi anni o brevi istante per una Dea, da quando le sirene hanno rapito Ulisse per lei. (rivolgendosi ora al pubblico) Ohh! come lo stupore e la solitudine si impadroniscono del suo sguardo! Guardate! Come il suo occhio si allunga in una tensione esagerata verso le onde lontane dalla riva. È Ulisse che cerchi, vero? Ricordi? Ricordi Ulisse? Da te rapito, da te strappato al suo viaggio! L'hai reso felice con te, con i tuoi baci, ma lo hai anche trattato come un giocattolo! Ora è partito e tu da sola parli con il mare. (la Narratrice esce di scena, l'azione ricomincia).

Calypso -
Non ti ho mai trovato, … ne …. tanto meno salvato.
Non ti ho mai … conosciuto, ne … mai amato.
Non sei mai esistito
Non mi hai … mai … lasciata!

Ulisse -
Non mi hai mai amato
ne … tanto meno trovato
Non mi hai mai guardato
Ne, mai curato, carezzato, spiato, con occhi amorevoli di sposa.
Hai gioito per il mondo,
ma non per me, …
non hai gioito per orgoglio di me.
Per l'orgoglio che ero tuo, che ero tuo.
Che era grazie a te … che vivevo, che piangevo,
che ridevo, agivo!
Non ha mai sofferto con me, per me, sul corpo di me,
per le mie debolezze, per il buio dei miei pensieri. …
Non sono mai partito,
perché non sono mai arrivato, qui … da te.
Mai arrivato, fino al cuore di te.

Calypso - Sei veramente un naufrago! … lo sei comunque! non importa se ti hanno portato qui le mie Sirene. Sei arrivato qui, coperto di stracci, coperto di insulti. Incrostato di solitudine, di rancore… di ricordi!
Io alle tue promesse dicevo - … no! non ti voglio. Voglio la mia libertà, io!
… adesso voglio, finalmente, essere libera, della mia vita -.
E tu? Poi? infondo … con quale diritto, subito, neanche appena arrivato, sei venuto a dirmi, cosa devo fare?
..

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Alexis - La grande battaglia (1°parte)

Il sole era appena tramontato e la penombra stava avanzando su un giorno che aveva visto fin troppe vittime nel regno di Alypios. Il generale Alexis, con la scintillante corazza argentea a raffigurare il torace, il gonnellino di un blu acceso, dello stesso colore del lungo mantello che copriva totalmente mezzo corpo e con l'elmo tenuto sotto un braccio entrò nella stanza reale, si posizionò davanti a Alypios fece un lungo inchino e si girò verso gli altri alti ufficiali che come lui erano stati convocati.
Il re lo guidò con lo sguardo invitandolo a sedere al suo fianco, Alexis si mosse e si sedette. Il motivo della convocazione era Kaleb, da sempre il peggior nemico del regno e che ora aveva iniziato il suo piano di conquista. Le sue truppe si erano velocemente impossessate dei territori di confine del regno di Alypios, e ora si stavano dirigendo rapidamente verso i territori interni e verso Gamus, il cuore del regno.
Aveva conquistato una gran parte dei territori del nord e aveva distrutto numerosi villaggi mietendo centinaia di vittime tra la povera gente. Bisognava prendere subito una decisione e cercare di bloccare il nemico, per questo tutti i più grandi condottieri, primo fra tutti Alexis, erano stati riuniti. Angus era già stato mandato con un piccolo gruppo di soldati in esplorazione e aveva dichiarato di aver visto una gabbia di ferro con impresso il simbolo di Anat. Questo era un gran problema, e tutti avevano già capito la gravità della situazione.
“Allora dobbiamo fare i conti anche con Taurus. Giusto?” chiese Alexis con tono grave.
“Io direi di allontanare la popolazione dalle zone più vicine ad essere attaccate. Facciamoci aiutare da Said” rispose un altro. Taurus era il figlio di Anat, una semi-divinità dalle sembianze di toro su due zampe. Poteva contare su un'agilità animalesca e su una forza fisica che andava ben oltre qualsiasi immaginazione. Said invece era il re degli Italmiti, che già in passato erano stati aiuta

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   1 commenti     di: Van Hudy


Viaggiando al di la del sogno.

L'ora è ormai tarda, il sonno mi prende e sognando vago lontano.
Tra spazzi infiniti m'involo nell'zzurro colore del cielo.
Vedo nuvole screziate di rosa or cangiare, in varie forme e sembianze,
paiono piume orlate d'oro mentre leggere aleggian d'intorno. Allorché mi ritrovai come d'incanto sopra una nuvola, c'avea parvenza d'un cavallo alato,
allor pensai: "Chissà per quale dove ora mi condurrà?"
Solcando il cielo và il bel destriero e piccole nuvole mi passan d'accanto, par di volare, allorché io vidi... gli alti monti! Paiono torri ornate di bianco le vette nevose che s'èrgono in alto e pare voler accarezzare il cielo, prosegue la sua corsa il bel destriero! E come per magia mi appare il mare!
Non riescon le parole ad esprimer tal visione e penso: "Nessun pittore potrà mai imitare sì colore!" Mentre solchiamo il mare alte s'alzano l'onde e quando ricadono giù... sembrano nuvole di schiuma bianca, ed orché si va sciogliendo baciando la scogliera và frangendo e di quel vaporoso trine, sull'acqua rimane frastagliato...
un bel disegno. Poi vidi alzarsi in volo uno stormo di gabbiani, candide e terse ora hanno le ali poiché... non c'è più inquinamento.
Sempre più avanti galoppando andiamo, or più non vedo i monti ne il verde azzurro mare, veloce più del vento il bel cavallo alato continua a galoppare.
Grandiose son le opere che vedo nel passare, immense valli verdi, laghi,
giardini in fiore, fiumi, foreste e vidi rocce altissime con varie forme strane,
il bel cavallo scalpita e continua a galoppare, tra paesaggi pittorici prosegue il mio viaggiare. Allorché vidi... una moltitudine di uomini dalle divise strane,
portavano insegne e colori di diverse Nazioni, con meraviglia osservai
che lavoravano insieme, èran chini su quell'arida terra, estraevano bombe poi...
seminavano grano e piantavano bulbi di fiori. Quando all'orizzonte un'immensa terra appare, vidi uomini prostrati in silenzio pregare, senza più odio,
senza r

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