username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

Racconti fantastici

Pagine: 1234... ultima

La srega

Marianna viveva sola ormai da molti anni in un appartamento di due stanze scure ed umide nella periferia di una piccola città della Lombardia
La sua unica compagnia era rappresentata da Ettore, un gatto vecchissimo e mezzo cieco che un tempo doveva essere stato nero ed ora aveva assunto un colore sbiadito che lo rendeva spiacevolmente anonimo. Da tempo ormai parlava quasi esclusivamente col gatto e con i santi che pregava tutti i giorni recitando a memoria sempre le stesse preghiere imparate in gioventù. Aveva trasformato una delle sue due stanzette in un piccolo santuario: ceri ed immagini sacre appese dovunque. Dal suo piccolo appartamento usciva un odore di cose vecchie di incenso e di urina. Forse per questo i vicini non la potevano sopportare: dicevano che era una strega e che portava sfortuna. La vecchietta aveva ormai 87 anni ed il suo volto era completamente raggrinzito, avrà raggiunto sì e no i quaranta chili di peso e camminava a fatica, tutta ingobbita recitando litanie ed antiche preghiere in latino arricchite da strane formule imparate molti anni prima al paese natale. La vita, per lei, era diventata un rituale estenuante e sempre uguale. Una sorta di lotta continua che conduceva diuturnamente ed ossessivamente per sconfiggere l'ansia e la paura che l'andavano attanagliando ormai da anni.
I suoi rituali esorcizzavano l'ansia, che come si sa, è una paura senza oggetto, ma poco potevano contro la paura vera e propria che le facevano certi giovinastri del paese che, un po' per gioco, un po' sul serio, avevano cominciato a chiamarla strega ed a farle ogni sorta di dispetto. Si erano sparse delle strane voci: una volta Benassi, il garzone della farmacia, dopo averla vista, era scivolato e si era rotto un polso, le comari dicevano anche che quando passava lei era opportuno rimanere alla larga almeno con i bambini piccoli. Eppure Marianna non aveva mai fatto del male a nessuno. Quand'era più giovane anzi aveva sempre tentato di aiutare chi ne aveva bi

[continua a leggere...]



Il ciclo degli elemnti-l'altra dimensione capitolo 2:risveglio

Quando riaprì gli occhi non era più nel posto dove era svenuto, gli faceva male ogni singola parte del corpo. Voltò il capo sulla sinistra, ora capiva dove si trovava: era steso su di un letto.
-Non ti devi muovere! Non sei messo tanto bene!- disse una voce femminile.
Miguel non rispose. Dove si trovava? Una donna entrò nel suo campo visivo: era alta, mora con gli occhi verde smeraldo screziati di marrone, le sue labbra carnose erano ricoperte da un sottile strato di rossetto rosso.
Il ragazzo la guardò attentamente: chi era?
-Come ti senti?- li disse, la sue voce era calda e amorevole, e a Miguel sembrava che a parlare non fosse un estranea ma sua madre,
-Benino! Grazie!- mentì, non era vero sentiva male dappertutto, ma dato che quella donna l'aveva salvato decise di non dirle la verità,
-Come hai fatto a ridurti in quella maniera?- gli domandò con tono apprensivo, ma no gli fu data risposta. Miguel sapeva bene che non era più nella sua dimensione, e perciò non poteva raccontare ciò che gli era accaduto, soprattutto raccontarlo ad una estranea (anche se l'aveva salvato).
-Non vuoi parlarne eh?! Va bene, ma almeno dimmi chi sei?-
-Mi... Miguel!-balbettò il ragazzo.
Una fitta al petto lo fece sobbalzare, andò per toccarsi, ma la mano della donna lo bloccò:
-Se ti tocchi il mio lavoro non sarà servito a niente! Sono una dottoressa, il mio nome è Beatrice ma tutti mi chiamano Tea!- spiegò.
-Avevi dei brutti tagli e una ferita profonda, ma li ho ricuciti, tra due o tre mesi non ti ricorderai neanche di averli avuti, ho dovuto anche farti una piccola trasfusione di sangue perché ne avevi perso molto- terminò.
Miguel non aveva parole, lo aveva salvato, e non sapeva come, ma sentiva la presenza di qualcosa di magico all'interno di quella casa, o il pugnale o uno dei combattenti si trovavano in quel luogo, ma senza l'oggetto non avrebbe mai trovato il combattente, la fortuna forze stava girando dalla sua parte, e con quei dolci pensieri Migue

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: mattia costa


leone leone non ci sto più con la testa

Non sappiamo cos'è dio - dio stesso non sa cos'è perché è nulla - dio letteralmente non è, poiché trascende l'essere.
(Giovanni Scoto Eurigene)

Le sta davanti. Il suo cuore è intrappolato in una ragnatela d'ossessioni e spettri. Viottoli di morti e lordura infestano i giardini delle sue malinconie. È secca la sua mente, ha fame il suo corpo. E dai pensieri trasudano speranze intorpidite. Le mani strette gli bloccano il sangue. Sta pensando a cosa ha mai fatto in questi anni. Persone venute nella sua casa, persone partite dalla sua casa, sogni andati a male, propositi azzardati, qualche parola scritta. Il fuoco in lontananza sembra un'illusione. E bugia è nel fumo nero dei suoi illeciti. Vorrebbe parlare ma non ne ha la forza. Il volto di lei è nascosto, ma lui lo conosce bene e lo riporta al presente. Dalla terra fuoriescono radici rigonfie che lo trattengono nei passi aggressivi. E nel labirintico suono del suo respiro intravede il pericolo. Tutti sembrano ridere ma nessuno si diverte. Ha dato fuoco ai suoi scritti per porre fine ad un legame. Ora da lontano le grida s'affievoliscono, l'abbandono si fa più dolce. Ed è più facile perdonare chi con l'inganno mise la parola fine a tanto amore. E il vento porta lontano ogni pensiero, ogni ambascia: il vento del deserto che sta soffiando sempre più forte. La terra riarsa ormai mutata in sabbia, polvere e ciottoli, s'innalza in piccoli, ma foschi mulinelli grigi. Ogni tanto un cespuglio rotolante attraversa il sentiero che sempre più difficilmente si scorge, mentre il vento prosegue col suo monotono, continuo sibilo. Lui lentamente avanza coi suoi abiti a brandelli, col volto di lei ancora davanti agli occhi, mentre stancamente si va domandando: "Perché? Ma cosa è accaduto veramente? I figli?". Ma la sua mente non ha risposte coerenti da offrire e si rifiuta di funzionare correttamente, e gli invia solo dei lampi di memoria: due bambini che giocano, un coltello sporco di sangue, il sangue

[continua a leggere...]



Era scritto nel vento

Era una giornata come tante, il sole era alto in cielo, un vento forte soffiava sulle strade. Dovevo raggiungere la scuola, ormai era l'orario, guardai l'orologio, troppo tardi, e iniziai a correre. Mi resi conto con la coda dell'occhio che qualcuno mi seguiva, mi fermai un attimo, girai lo sguardo ma nessuno dietro di me:
"Immaginazione?" pensai, e continuai la mia corsa verso la scuola.
Arrivata davanti la cancellata un ragazzo dai capelli lunghi e neri, occhi scuri penetranti, se ne stava appoggiato a braccia conserte sul portone principale, il vento gli scompigliò i capelli, rimasi affascinata e balbettando dissi:
"Po... posso? Dovrei entrare"
mi guardò dalla testa ai piedi, poi con un sorriso ironico fece un passo indietro ed io passai.
"Vieni cosa aspetti Riuky!" disse Mark, un mio compagno di scuola, si avvicinò prendendomi dal polso e mi tirò con sé, io mi voltai indietro, lui stava ancora li e mi guardava intensamente, quasi mi faceva paura, Chi era? Un nuovo compagno? Aveva uno sguardo troppo sfrontato.
"Mark... chi era quel ragazzo?" domandai incuriosita
"Un nuovo studente, ma spesso salta le lezioni, cerca di evitarlo, non mi piace molto"
La campanella suonò e stranamente quel giovane stavolta era in classe, era seduto a destra vicino la finestra un banco avanti al mio e per tutta la lezione non fece altro che scrutarmi.
Entrò il professore urlando:
"La lezione sta per cominciare, tutti a posto, siete davvero indisciplinati"
Le 5 ore passarono velocemente, la campanella segnò la fine delle lezioni.
Uscii dalla classe accompagnata da Mark e Lisa.
Udimmo delle voci in cortile qualcuno stava litigando:
"Non ti avvicinare a lei, non azzardarti"
quella voce mi veniva a conoscere, era Yugi, e stava difendendo la sua ragazza, guardai l'altro ragazzo, non potevo crederci, era il nuovo compagno di classe.
"Tu solo hai un legame di sangue con Kira, tu solo"
Cosa significavano quelle parole? Cosa intendeva dire? Legame di sangue? Ma Yugi e

[continua a leggere...]

   3 commenti     di: tanya


Lux Aeterna - parte 1: la prigionia

Per Laila l'unico contatto con il mondo esterno era rappresentato da una minuscola grata attraverso la quale filtrava la tenue luce di una perenne luna piena. In qualche remota parte dei suoi ricordi sapeva dell'esistenza del sole; per quanto si sforzasse non le era possibile visualizzarlo nei pensieri.
Nel suo presente non vi era altro che un'infinita lugubre notte, soffocante come la solitudine che le toglieva il respiro.
La sua stanza era enorme; al centro un letto a baldacchino con lenzuola di seta nera, tutta la parete sul lato destro era occupata da numerosi scaffali colmi di libri di stregoneria e magia nera, tutti molto antichi e alcuni scritti in una lingua sconosciuta.
Laila s'impose di evitare di rivolgere lo sguardo verso il soffitto, era troppo inquietante l'immagine dipinta: un mostro grigio senza occhi, ricurvo su di se, con una falce stretta fra le mani.
Aveva appena deciso di coricarsi a dormire per mettere a tacere il suo dolore quando sentì scattare il lucchetto della porta intarsiata della sua stanza da letto.
Apparve, come una visione spettrale, la donna che diceva di essere sua madre; Laila soffriva fino sentirsi l'anima dilaniata, non riusciva ad amarla come una figlia è normale che faccia, questo la faceva sentire profondamente in colpa, non riusciva a perdonarselo.
Erano così diverse: Laila possedeva una carnagione color bronzo, labbra carnose, grandi occhi nocciola e una folta chioma di ricci rosso rame; la madre, invece, era di un colorito grigiastro, gli occhi due fessure così piccole da non riuscire ad individuarne la tonalità, il naso appuntito come una lama e con la sua sottile e violacea bocca sentenziò:
"Fra otto ore, sulla montagna degli spiriti maledetti verrai iniziata; purezza, innocenza e luce ti abbandoneranno. Quando il rituale avrà fine, la tua anima diverrà nera e pronta a unirsi in matrimonio con Druxen".
Laila sgranò i suoi grandi occhi terrorizzata e implorò singhiozzando:
"Noo, madre ti prego, ho paura

[continua a leggere...]

   10 commenti     di: Kartika Blue


Ronzavano

Sfrecciava la sua macchina... sfrecciava come se il Diavolo in persona la stesse inseguendo...
I riflessi rossi mandavano bagliori sotto il sole cocente.
Il rombo sotto di lui lo faceva sentire bene, la musica martellante gli sussurrava di schiacciare di più
“PIU’ VELOCE DEL DIAVOLO... YEAH... YEAH”
e lui schiacciava fino in fondo.
Inserì la quarta e il motore fece un balzo in avanti, la lancetta ormai prossima ai cento.
Ramona... quelle vibrazioni gli avrebbero regalato la sua verginità... e una sana bottiglia di vino l’avrebbe aiutato.
Le ruote bruciavano sulla strada fumante.
“Posso accendere il climatizzatore?” La sua voce tradiva la paura... e l’eccitazione. Si teneva la gonna stretta in mezzo alle gambe e tichettava nervosamente le dita contro il poggia braccio.
Chiuse i finestrini e accese il climatizzatore; tutto si fece più piacevole.
“Grazie”
Il segnale del limite di velocità visse una frazione di secondo nella sua mente, poi sparì e fu cestinato. I limiti di velocità li rispetta solo chi non sa guidare e questo non era suo caso.
Aveva finito gli studi e i suoi avevano fatto fede alle loro promesse.
“Cavolo, se ci dovesse beccare la polizia...”
“Non ti preoccupare”
Svuota cestino.
Inserì la quinta, ormai sui centoventi... poche centinaia di metri ancora e sarebbe iniziata la grande scalata, l’odore di freni e frizione avrebbero incominciato a riempirgli le nari... avrebbe preso quella rotonda a grande velocità, la musica si sarebbe frantumata sotto il rumore delle ruote che fischiavano e gli applausi del pubblico, avrebbe stretto mani e posseduto tipe a non finire e... sentì un leggero dolore sul fianco, un pizzico.
Abbassò lo sguardo e vide una vespa o un ape del cazzo che lo stava pungendo.
La vespa svolazzò sopra il suo braccio destro, dove si posò a farsi una passeggiatina e sganciò un altro morso.
“Figlia di puttana!”
“Cos...”
Calò la mano sinistra e spiaccicò l’insetto. Il liq

[continua a leggere...]



Giulio e Romeo

I fantasmi di Verona hanno sempre mantenuto relazioni di pacifica convivenza con la popolazione residente. Nati dal genio di William Shakespeare, essi vivono sotto i ponti dell'Adige, nei solai delle case antiche, nelle sale rinascimentali del museo di Castelvecchio. Sono fantasmi che badano ai fatti loro, non hanno problemi di trapasso come i fantasmi del Louvre, non sono spacconi e pericolosi come i fantasmi americani di Ghostbusters, nemmeno sono dispettosi come certi fantasmi praghesi. Non che siano pacifici e tranquilli. I fantasmi di Verona sono tuttora suddivisi in Montecchi e Capuleti, che ancora oggi si combattono in una faida cominciata cinquecento anni fa. È una lotta intestina che non riguarda e non coinvolge la popolazione residente. Come dire: ognuno bada ai problemi suoi senza interferire con quelli degli altri. Come dire: voi mortali avete lo spread, avete l'Equitalia, la mafia siciliana, le spiagge sovraffolate, la camorra, l'inquinamento da mucillagine, la mafia di certi palazzi romani. Noi fantasmi abbiamo le nostre faide. Noi di qua, voi di là, voi sapete che ci siamo, noi sappiamo che ci siete, tutto sommato non c'è alcun motivo per pestarsi reciprocamente i piedi. Non vorrete mica aprire uno sportello di Equitalia anche qui da noi?

Il secolare equilibrio tra fantasmi e cittadini della città di Verona rischiò di andare all'aria un paio di anni fa. Tutto ebbe inizio al mattino di una giornata ventosa, quando, trovandosi sul Lungoadige Porta Vittoria, nei pressi del palazzo Lavezzola Pompei, il fantasma di Romeo venne investito e trapassato da un foglio del Corriere della Sera, che una folata di vento dispettosa aveva scippato dal giornale che leggeva un pensionato. Romeo gettò una rapida occhiata alla pagina del giornale: si parlava di lui. Allora bloccò la pagina sotto la ruota di una moto parcheggiata lì nei pressi, si sedette sul marciapiedi, inforcò gli occhiali (da un paio di secoli è astigmatico) e si immerse nella lettura.
Gl

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: Angelo Pozzi



Pagine: 1234... ultima



Cerca tra le opere

Racconti fantasticiQuesta sezione contiene racconti di fantascienza, storie fantasy, racconti fantastici