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Racconti fantastici

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Acqua-2-O

Funziona ancora.
Il mondo sta per finire e questo computer funziona ancora.
Se leggerai questo messaggio vorrà dire che ho avuto una buona idea a lasciare il resoconto dei nostri ultimi giorni qui.
Ricordo ancora quel giorno, a quella trasmissione scientifica, in cui lo scienziato tedesco si esprimeva a paroloni gloriandosi della sua scoperta. Era un microbiologo, per l’esattezza.
Con anni e anni di esperimenti, selezioni e incroci era riuscito a isolare il Plasmide Idr, e soprattutto a far crescere una colonia di batteri (mi pare fossero Pseudomonas o qualcosa del genere) contenenti questo mirabolante patrimonio genetico.
Poche, semplici sequenze nucleotidiche che rendevano un batterio, un qualsiasi batterio, in grado di scindere l’acqua nelle sue componenti fondamentali: Idrogeno ed Ossigeno.

Ma perchè mai, ti starai chiedendo lettore sopravvissuto, perchè questa scoperta?
Perchè il petriolo sulla Terra era oramai agli sgoccioli. Le altre fonti di energia non bastavano alla popolazione di 10 Miliardi che era a quel tempo sul globo. E così multinazionali di tutta la terra avevano deciso che era ora di investire in nuove fonti di energia, finalmente di sbloccare il motore ad idrogeno, di renderlo disponibile sul mercato, tenuto nascosto per poter dissanguare la gallina dalle uova d’oro quale era il petrolio fino all’ultima goccia.
E così l’ingegneria, la robotica, l’informatica si erano unite per produrre un sensazionale modello di motore che andava solamente ad idrogeno.
Ora rimaneva solamente il problema di fornire carburante a queste auto futuristiche. Già. L’idrogeno. Magari crederai che fosse di facile reperibilità. E invece no. Perchè isolarlo e contenerlo e non farlo infiammare non è affatto facile. Ed è estremamente costoso. E già si correva ai ripari per inventare nuove fonti di energia e nuovi mercati da sfruttare.
Poi, quel Novembre di esattamente 5 anni fa, arriva questo tedesco. Tutti i giornali ne parlano, le azion

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La danza degli orsi

Non ricordo il momento preciso in cui giunsi in questi luoghi fuori dal mondo, vaghe sono le memorie di quella notte ove la nebbia regnava.
Nebbia, sì nebbia, fu quella la ragione della mia fermata non prevista. Mai vi ero stato in queste terre dimenticate dal nulla e non lo sarei tuttora, se fossi stato in grado di guidare. La mente poteva farcela ma gli occhi chiedevano pietà. In alcuni momenti, ho avuto l’impressione di aver avuto delle allucinazioni….
Decisi quindi di fermarmi nel primo posto aperto che capitasse. All’improvviso, vidi una lieve luce farsi strada fra la cecità di una grigia notte. Avvicinandomi riuscii a dare anche dare una forma al bagliore. Si trattava di un’insegna….. una locanda.
“Che fortuna!” Pensai fra me.
Senza pensarci troppo voltai a sinistra e arrestai la mia corsa clandestina, parcheggiando proprio sotto l’insegna.
Impossibile ricordare di preciso il nome di quella locanda, non ci feci troppo caso all’epoca, figuriamoci adesso. Credo assomigliasse o richiamasse qualcosa simile ad un club……ma ormai non ha più importanza.
Decisi di entrare con l’incertezza che avrebbero potuto cacciarmi data l’ora tarda. Aprii la porta e, sorpreso, scoprii con felicità che il ritrovo era ancora affollato di bevitori ma un destino beffardo, volle che ci fosse più nebbia dentro che fuori dalla locanda. Strano però, tutto quel fumo non mi dava fastidio anzi, mi riportava alla mente vecchi ricordi di gioventù.
Facendomi strada con gli occhi, notai un posto libero in un tavolo in fondo al locale. Stavo per sedermi, quando una voce interruppe i miei liberi pensieri. Un uomo, anzi due m’invitarono a sedermi con loro al bancone. Titubante non risposi immediatamente, ma quando le mie stanche orecchie udirono l’espressione che oramai non si usa molto, “offriamo noi”….. non potei più rifiutare. Dopotutto, non si rifiuta mai una bevanda offerta in modo più significativo, se alcolica e in una fredda e scura not

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Le ricette dei demoni di Axiliantes

Era sempre un caos, l'ora del pasto, non era per le differenze di credo, gli abitanti di Axiliantes nemmeno avevano un credo, una religione, un Dio.
Non avevano bocca per nutrirsi, bensi' una porta mini usb, ma il menu' era variegato, si andava dalle succolente micronde alle radiazione di Zacchet impanate e formattate fat 32, ai vecchi autoexec. bat alla parmigiana, non gustare quest'ultimi sarebbe come non mangiare gli involtini primavera in un ristorante cinese.
Ad Axiliantes il sesso si faceva con le sim, meglio se a coppie da 2GB, e i dischi rigidi esterni, naturalmente il rapporto protetto con Norton, in caso contrario dopo nove mesi sarebbe venuto alla luce un DLL che andrebbe ad ingrossare le fila delle librerie.
L'alcool era rigorosamente vietato ai minori di 300 tetrabait, e il presidente Billgheiz non transigeva su questo punto, pena la cancellazione dal tuo desktop di Guggle. Praticamente isolamento sociale.
Il Parlamento era composto da 17 allocazioni divise in due dischi virtuali, con i propri Presidenti, il demone Schifat e il gran maestro demone onorario Finfat 64 con scheda di accelerazione GT 9600, invidia di tutta la societa' e pure della scheda madre, nota nipote del battagliero commodore 64 Muxolinus.
Axiliantes non fa parte della NATO.

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6 commenti    0 recensioni      autore: Isaia Kwick


E venne la fine

E come sentendosi in dovere di avverare tutte le profezie, la fine fece per giungere. Finalmente, secondo alcuni, troppo presto per altri, ai quali sarebbe bastato arrivasse la generazione dopo. Fatto sta che quello che stava succedendo pareva proprio essere la fine, almeno agli occhi degli abitanti della Terra. Erano decine di anni che si credeva sarebbe successo: schiere di profeti avevano preannunciato la catastrofe, “solo”, dicevano, “non si può sapere con esattezza quando avverrà”. Si sapeva solo che doveva accadere, e che sarebbe accaduta, in un modo o nell’altro. Questa incertezza sul quando faceva sì che nessuno muoveva un dito per evitare il disastro, tutti si sentivano la coscienza a posto, solo speravano non sarebbe toccato a loro, assistere alla fine del mondo.
Da qualche anno la crisi economica, dovuta alla scarsità delle risorse in rapporto al fabbisogno di energia dei troppi uomini che popolavano il pianeta, stava imperversando nelle nazioni più sviluppate. Questo era un brutto segno, in quanto si sapeva che il Terzo e Quarto Mondo non si sarebbero mai sollevati dal loro stato di povertà, ma se anche nei paesi considerati ricchi si fosse presentata la crisi... Insomma, il mondo sembrava alla frutta, ma forse non era proprio un peccato, il fatto che sarebbe finito di lì a breve.
Va da sé che da qualche tempo tutte le televisioni non parlavano che dell’imminente fine del mondo: c’era un margine di errore di solo qualche ora, per quanto riguarda il momento della caduta di un grosso meteorite sulla Terra, a detta degli scienziati di un’equipe canadese, gli stessi che avevano preannunciato il triste evento un paio di anni prima. Mancava soltanto una settimana all’impatto, e già da un paio di mesi le attività economiche erano state bloccate: si era stimato che le riserve petrolifere e di beni di consumo a disposizione sarebbero state sufficienti per i due mesi che ancora c’erano da vivere, quindi tutti gli operai avevan

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13 commenti    0 recensioni      autore: Luca Grazioli


... ___... (Tre punti, tre linee, tre punti)

Il mio nome è Walter Scott, sono un giornalista.
Io ho un potere.
Non so per quale ragione io mi sia deciso a buttar giù, su questo foglio di carta, questa sorta di confessione. Probabilmente lo sto facendo, perché ho paura, e ho bisogno di rivelare tutto ciò che mi è accaduto a qualcuno. In questo caso a me stesso. Forse per far sì che non dimentichi la decisione che ho preso. Per inciderla su carta.
E in ogni caso, sia: caro me stesso, piccolo mio, il tuo nome è Walter Scott, sei un giornalista e viaggi nel tempo, giaggià.
Te ne sei reso conto da poco, questo è vero, ma per un viaggiatore del tempo, cosa vuoi che sia, appunto, il tempo? Saranno stati quindici giorni fa, quando è successo tutto.
Devo essere sincero, non so come sia accaduto. Ero a casa, scrivevo il mio ultimo articolo per il quotidiano dell'indomani, barcamenandomi tra lo schermo del computer ed il posacenere, cercando di non ustionarmi con la brace della sigaretta fumante. Saranno state sì e no le ventitré, suppergiù.
Quand'ecco accade.
Ed io mi ritrovo catapultato lungo la linea retta del tempo.

La vedevo, la linea, disegnata davanti ai miei occhi, nitida come non mai. Mi fu subito chiaro che potevo scegliere di percorrerla in ambo i sensi, possibilità che non era mai stata concessa a nessun uomo prima d'ora. Potevo fiondarmi in avanti o gettarmi a ritroso sui miei passi. Indeciso, optai per la prima possibilità: il futuro mi aveva sempre attratto. D'improvviso mi ritrovai nella mia stanza, immersa nell'oscurità. Sì, era sempre la mia stanza, era quella. Ma quanto, quanto era cambiata. Su di un letto, accanto a me, giacevano, nudi, un uomo ed una donna. Guardarono dalla mia parte, come se qualcosa li avesse d'un tratto disturbati. Poi ritornarono ad affaccendarsi nel loro antico officio, nel loro tentare di placare l'uno la solitudine dell'altro.
Non mi vedevano. Era evidente. Ero invisibile.
Uscii di casa, non so dire come. Mi sentivo un fantasma. Percorsi la

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0 commenti    0 recensioni      autore: simone regolo


Il Riflesso

Ancora uno scricchiolio. Ce n'erano stati parecchi quella sera. Lucio tendeva le orecchie ogni volta che il vecchio armadio cominciava a farsi sentire. Sembrava che si aggiustasse, nella sua posizione statica. Imponente e massiccio, rumoreggiava in sequenze di tre o quattro piccoli schiocchi. Lucio aveva il tempo di pensare che stava per arrivarne un altro e, puntualmente lo avvertiva.
Viveva in quella casa da quasi vent'anni, la conosceva benissimo e la sentiva sua. Era un vecchio appartamento di famiglia che lui aveva ristrutturato e che aveva abitato un po' da solo e per il resto del tempo con le fidanzate di turno. Alcuni mobili dei parenti erano rimasti nella casa ed erano ormai suoi. Tra questi, l'armadio rumoroso che troneggiava in camera da letto. Era un pezzo in stile Liberty, con un'unica grossa anta munita di specchio. Al di sotto dell'anta, un ampio cassetto accoglieva altra roba; ma quasi tutto quello che era riposto al suo interno, non veniva mai utilizzato da Lucio. Le camicie, restate appese da anni e una tuta jeans che sicuramente non gli stava più; anche i pantaloni avevano preso irrimediabilmente la forma delle grucce. Invece Lucio era solito aprire l'armadio e buttarci dentro, alla rinfusa, quello che si toglieva: felpe, jeans, calzini, riposavano ammonticchiati gli uni sugli altri fino all'indomani. In realtà, a pensarci bene, la cosa più sfruttata del mobile era sicuramente lo specchio: piuttosto ampio e lungo, dava la possibilità di cogliere meglio, per così dire, alcuni momenti topici della vita di Lucio. A dirla tutta, dalla parte opposta della stanza e in posizione a tre quarti, campeggiava una bella toletta, fornita anch'essa di un comodo specchio ovale orientabile, che garantiva... ogni angolazione. Lucio era un uomo vitale, di bell'aspetto e nonostante avesse già compiuto il suo quarantacinquesimo compleanno non si era mai sposato. Le sue esperienze si erano limitate alla convivenza, che prima o dopo si era rivelata un disastro,

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Un sogno transpceanico

L'aereo vola spedito sopra un mare di nuvole. "Mi ci tufferei volentieri. Quel candore potrebbe farmi rinascere." Il dott. Antonio Volante, dopo tanti anni di vita regolare, attività di psichiatra, famiglia e impegno politico, ha deciso di dare un taglio, di fuggire dalla sua vita assurda. Il pensionamento ha fatto crollare le sue ultime difese e il senso dei suoi legami. L'attività di primario lo aveva coinvolto in modo totale, in un vortice di stress, conflitti con i collaboratori, frustrazioni continue con i pazienti. Lo aveva talmente assorbito che aveva perso il senso del divertimento e del riposo rigenerante.
"Mia moglie e i miei figli avranno già denunciato la mia scomparsa. Trentaquattro anni di matrimonio con una moglie collerica, sempre alla ricerca della lite... Sono finalmente riuscito a sciogliere la catena. Quando mai sono stato felice? Quanti tradimenti inutili, alla ricerca di qualche sprazzo di felicità sessuale... Ho avuto solo sensi di colpa. Sono sprofondato sempre di più nelle sabbie mobili del tormento e dell'insoddisfazione."
"Signore, desidera un tè, un caffè?" Una hostess dal sorriso smagliante interrompe bruscamente il travaglio interiore del dott. Volante. "Un caffè, grazie." Guarda l'ora: cinque ore di volo; ne rimangono ancora molte. Allunga le gambe cercando di mettersi comodo.
Pensa: "Come l'avranno presa i miei figli, Iacopo e Monica?" Non ha lasciato nessun messaggio, nessuna spiegazione. "Staranno soffrendo? Avranno iniziato le ricerche. Penseranno al peggio... Solo e sempre mamma; papà solo per i soldi. Non ho neanche aspettato la nascita del mio nipotino. Che squallore! La loro crescita mi è sfuggita fra le mani, senza che li potessi guidare."
Si guarda attorno. Hanno abbassato le luci. Chi legge, chi guarda la televisione. Alcuni hanno gli occhi chiusi per dormire. Anche il dott. Volante sistema la testa in una posizione comoda per appisolarsi.
Sono Marco, Luigina, Gabriele, Ines... Hanno il viso sofferente. Due om

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2 commenti    0 recensioni      autore: Renato Galetto



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