username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

Racconti fantastici

Pagine: 1234... ultima

Franco

La strada continua. Franco è stanco. Si ferma un attimo. Si guarda in giro. Non c'è nessuno. Chiude gli occhi. In quel momento nella sua mente visualizza Francesca, si ricorda del suo sorriso, dei suoi occhi. Questo gli dà conforto. Riprende il cammino. La salita è ripida. Il vento fischia sull'erba.
Gli era sembrato, in precedenza, che il suo cammino fosse senza termine, invece adesso eccolo arrivato sulla sommita della collina.
Una vecchia capanna è lì. Franco bussa. Una vecchia signora gli apre la porta e gli dice: "Ti aspettavo."
Franco meravigliato domanda: "Mi aspettava?"
"Si, sei venuto per la mia pozione vero?"
Si, certo quella è una strega, è normale che sappia già il motivo della sua venuta.
Franco: "Si, ho bisogno della sua pozione. Mia moglie, Francesca..."
La strega: "Non parlare, non hai tempo, lo so. Eccola."
Franco l'arraffa avidamente.
La strega: "In cambio però.."
Franco: "In cambio però cosa? Ho solo 5 denari d'oro con me. È tutto ciò che possiedo."
La strega: "Dammeli."
Adesso il ritorno sembra più corto. Franco si sente più leggero e la discesa lo spinge in basso, il vento lo spinge dalle spalle. Incespica in un sasso. Franco precipita. La boccetta della pozione si frantuma e lui rotola giù fino a valle.
"Francesca morirà". Ecco qual'è il pensiero che tormenta Franco in questo momento. Piange.
Un contadino passa di lì e gli domanda: "Ti sei fatto male?"
Franco: "No, non è niente."
Ma Franco è visibilmente sanguinante. Eppure non se ne è reso ancora conto. Sviene.
Si risveglia. Francesca è lì, davanti a lui. Franco: "Sono.. in paradiso..."
Ma Franco in realtà si trova su un letto di ospedale. Un vecchio signore anziano domanda: "Si è ripreso?"
Francesca: "Si, si è ripreso dottore. Avrei voluto ammalarmi io a posto suo."
Franco: "Non dire questo amore, ho fatto uno strano sogno in cui a stare male eri tu. Ma adesso sono contento. Ti amo."





Su... un arcobaleno?

Tu che leggi non senti questa musica... che sembra proprio provenire... -- Non so`... con certezza... caro lettore.. se io... le faccia giustizia... usando quel verbo... "provenire"... per descrivere appunto... una musica... che e` appunto... un tutt`uno con l`aria che si respira.. ma comunque - proprio questa musica... dal suono cosi`delicato... ma maestoso... e cosi`elevante... cattura i nostri tre protagonisti... Tommaso, Susanna e Giovanni.. e li avvolge con un senso... di tale leggerezza... che sembra loro di essere... cosi` leggeri... ma cosi` leggeri... tanto d` avere la sensazione di spostarsi nell`aria.. un fluttuare... piuttosto che un camminare normale...- intendo toccando terra insomma...-
Un sentiero... tutto d`oro zecchino... come per magia.. era apparso dal nulla... come un pentagramma... per quella musica... se il nulla esiste... e si era venuto a consolidare.. pur non essendo solido... sotto i loro piedi... che su di lui si muovevano.. avanzando.. come mani leggere sulla tastiera di un pianoforte.
Una strada di pura luce... magicamente... si era... pitturata... dal nulla... sotto... appunto... ai loro piedi... ed un pennello, invisibile... sembrava continuare il suo operato... pitturando ancora.. ed ancora... una specie di strada-arcobaleno - diciamo - che proprio come un arcobaleno... sembrava esserci... ma che... in realtà` non c`e`. Infatti... i piedi stessi... dei tre nostri amici, nel tentare l`approccio per percorrerla.. essi stessi... esprimevano incertezza... stupore... insicuri... su quella strada... o strana cosa... cosi` soffice... come ovatta.. luminosa... e tiepidamente rilassante... ora avanzando... ora indietreggiando... o girandosi su se stessi... confusi.
Infatti Tommaso, Susanna e Giovanni guardandosi... smarriti... ma incantati... e fissandosi l`un con l`altro... il più` delle volte... ammutoliti.. a volte avanzavano... a volte si giravano... o titubanti... a volte persino indietreggiavano... per condividere... incantati...

[continua a leggere...]

0
1 commenti    1 recensioni      autore: Tullio


La Pietra Nr 3, Nr. 4, Nr5

Sintesi degli episodi precedenti: L'autore trova una strana pietra e la porta a casa
Alcune circostanze inducono a farla ritenere un fossile con proprietà terapeutico-miracolose.
Nr. 3

Che intensità, gli ultimi avvenimenti. Il mistero della rete tranciata, zia Berta ringiovanita e quelle scintille azzurrine. Nemmeno il Signore poteva darmi logiche spiegazioni. Non vacillai, anzi la sfiorai con dolcezza. La Pietra ondeggiò, come se fosse stata scossa da brividi di piacere. L'avevo solo sfiorata! E se l'avessi accarezzata? Un pizzicotto contro la suggestione, ma fu peggio che andar di notte. Stavo dando i numeri. Nei suoi occhi, continuava a giostrare quello scintillio azzurrino e voglia di chiacchierare. Forse era solamente l'effetto dei raggi del sole. Stetti al gioco, cos'altro potevo fare? "Signore, si dice, in giro, che voi non ridete mai." No, non era possibile. Avevo sentito chiaramente il suono di quelle parole. Fortunatamente, non era stata la Pietra a parlare. Di fronte a me stava Jane, la ragazza inglese alla pari. Recava, nelle sue mani, una fumante tazza di caffè. Strano! Normalmente, toccava a me prepararlo, tanto per la dolce moglie, quanto per la nostra deliziosa traduttrice. " Che cosa è successo?" " Signore, vostra moglie ha sfasciato la vecchia Mini-Minor, no, non vi preoccupate, la Signora non ha subito nemmeno un graffio." " Jane, poi... mi spieghi le ragioni per cui vale la pena di ridere". "Che altro si dice di me, in giro, Jane?" Nella tazzina, non era rimasta alcuna goccia della saporita bevanda. " Vostra moglie dice che siete in odore di santità e che le regalerete un'altra macchina." Ognuno si ritrova la moglie che si merita, ma cosa abbia io mai fatto di bello, per meritare una fortuna del genere, non l'ho mai capito. " Non te la prendere e regalale una bella macchina" Stavo solo con la Pietra e non era stata Jane a pronunciare le ultime parole. Scesi in sal

[continua a leggere...]

0
3 commenti    1 recensioni      autore: oissela


The earth, fantascenza, non aspettiamo agiamo

Vidi il mare... davanti a me. erano passati secoli da quando avevo abbandonato tutto per sopravvivere
Come gli altri. secoli. un tempo il mare era ancora blu, azzurro;ora invece era di un nero oscuro
E spaventoso. strane creature si erano evolute dentro quelle torbide acque, ora che eravamo tornati potevamo studiare e catalogarle. la spiaggia era bianca, le radiazioni l avevano resa di un bianco innaturale. davanti a me si stagliava questo contrasto di nero e bianco, magnifico, facendo del male eravamo riusciti a fare del bene. un rombo assordante e davanti a me apparve la navicella, il portello si aprii e vidi jane-entra ci hanno dato una casa più in la, sulla costa.-entrai, pensando a come secoli prima fummo costretti a lasciare la terra da noi infettata e corrotta per aspettare che ritornasse popolabile, come una madre che accoglieva i propri figli disobbedienti, anche lei ci accolse, sperando probabilmente che non gli avremmo più disobbidito!

1
0 commenti    0 recensioni      autore: Thomas


Abbandono

Stamattina mi svegliai molto presto. C'era qualcosa di diverso, nell'aria. Era più caldo del solito. Bogo sembrava agitato. Abbaiava in continuazione, come se avesse visto qualcosa d'interessante. Forse era stato proprio il suo guaito a svegliarmi.
Mi vestii in fretta, mi lavai la faccia e corsi dal mio cagnone. "Cagnone" per modo di dire. Certo, era un pastore tedesco adulto di grossa taglia, ma per me era un piccolo cucciolo.
Mi ero sempre chiesta come avesse fatto un cane di tale razza a trovarsi su un'isola deserta.
Comunque, seguii i suoi guaiti sino alla spiaggia. All'inizio non capii cosa avesse fatto entusiasmare il mio cucciolone.
Ma poi, guardando con più attenzione, mi accorsi che qualcosa si era incagliato, dietro agli scogli. Si muoveva appena nella bassa marea mattutina. Una barca, anzi una scialuppa.
Ne vedevo appena la prua.
Decisi di controllare meglio e avanzai cauta tra le onde che mi lambivano appena le caviglie. Udì un tonfo, come qualcosa che precipitata in acqua, ma non vidi nulla tra le onde.
Fu solo raggiungendo la scialuppa che capii di aver trovato molto di più di un semplice guscio di noce.
Distesa nella scialuppa c'era una persona. Un essere umano. Un ragazzo, di circa vent'anni.
Era esanime, con l'intero corpo abbandonato mollemente sulle assi di legno. La pelle, soprattutto del volto, era secca e tirata, cotta dal sole e dalla salsedine. Portava una barba di parecchi giorni, malcurata, e lo stesso era per i capelli e gli abiti. Non doveva aver fatto un bel viaggio.
Inizialmente non sapevo cosa fare. Ma poi mi resi conto di non poterlo lasciare lì, così. Sicuramente al suo risveglio si sarebbe spaventato, ma aveva bisogno di cure. Lo sollevai per le ascelle, come raramente facevo con quelli della sua specie. Non pesava molto. Respirava, anche se lievemente. Me lo caricai su una spalla. Dovevo farlo rivenire, e la spiaggia non mi sembrava il luogo adatto. Ne conoscevo un altro, più appartato.
Portai l'umano in una zona

[continua a leggere...]

0
0 commenti    0 recensioni      autore: Caska Berserk


Seth

MA CHI HA VISTO
LE CITTA’ RAGGELATE
O LE TORRI SIGILLATE
DA TEMPO INFINITO
INGHIRLANDATE D’ALGHE E CONCHIGLIE?

Cercò di raggiungere il letto, ma la stanza ruotò malignamente sotto i suoi piedi, facendogli perdere l’equilibrio. Finì per sbattere contro un tavolino sbucato da chissà dove e un vaso andò a fracassarsi sul pavimento.
Il dolore provocato dall’impatto fu terribile: sentì ogni singola scheggia conficcarsi nella sua povera mente torturata. Imprecando, scagliò il tavolino contro la parete (cosa che gli provocò una nuova fitta di dolore) e barcollò verso il letto, lasciandosi cadere tra le coperte e i numerosi cuscini.
Quella maledetta stanza non smetteva di muoversi.
Esasperato, chiuse gli occhi, sperando in un poco di sollievo.

“Come hai potuto?! Tu sei mio fratello!! Hai avuto tutto: il regno, l’amore di uomini e dei…Iside. E ora, …ora Nefthi! ” l’antico odio tornò a montargli dentro come veleno di scorpione. “Mi hai strappato tutto, ti detesto! ”
Gridò le ultime parole al soffitto, i muscoli contratti e coperti di un sudore gelido. I palmi gli dolevano per la forza con cui vi aveva conficcato le unghie. Lentamente, cercò di allentare la presa.
Ormai era passato così tanto tempo, così tanto…
Iside.
L’immagine di lei lo fece sussultare. La vide ridere, gli occhi scuri accesi di gioia e i capelli nerissimi che le ricadevano sul viso.
Iside…il suo ricordo si trascinò dietro quello di Nefthi, la sua bellissima sposa-sorella. Oh, l’aveva amata moltissimo, il pensiero che il suo sentimento non fosse ricambiato lo aveva tormentato in modo incredibile e il suo tradimento lo aveva reso pazzo di rabbia. Lei, che non lo amava, lei che non avrebbe mai fatto quello che Iside aveva fatto per Osiride…
Le lacrime di Iside, le sue grida disperate, tornarono a straziargli il cuore.
Irritato per aver permesso al passato di riemergere, afferrò una brocca di vino e la bevve in un solo sorso. Perché no? In f

[continua a leggere...]



82, Washington Road (Episodio 6)

Sarah tentò di liberarsi con tutte le sue forze ed assestò un pugno alla cieca che provocò un grugnito di dolore e sorpresa, ma smise di lottare quando venne introdotta in un magazzino ingombro di scatoloni e, successivamente, in un negozio di elettrodomestici. Guardandosi intorno alla luce dei neon si rese conto che non erano mostri ad aver preso lei e Jake, bensì persone impaurite almeno quanto loro.
Uno degli uomini che l'avevano trascinata dentro era Anthony Corliss, il farmacista di Rockford, un ometto smilzo dall'aria eternamente persa, che le lasciò andare un braccio e si allontanò da lei tamponandosi il naso sanguinante col dorso della mano. Era stato il bersaglio involontario del suo pugno, evidentemente, mentre l'altro uomo che l'aveva presa era Rod Hensenn, il tuttofare della città, alto quasi due metri e robusto come un tronco di sequoia; per lui i suoi pugni erano soffi di brezza.
<<Non abbiate paura>>, la rassicurò Sonny Meltzer, il proprietario di quel negozio, andandole incontro dopo aver messo a sedere uno sperduto Jake Sanders sulla scatola di una stampante. <<Sappiamo cosa vi è capitato, è successo a tutti noi, sta accadendo in ogni angolo di questa sventurata cittadina.>>
Sarah non faticò a credergli, avendo visto con quanta velocità si propagava quella maledizione, tanto da raggiungere casa di Jake nel giro di un paio d'ore dopo quello che era successo a scuola, abbastanza da invadere Rockford prima di mezzanotte. Tuttavia restò immobile e muta, diffidente per natura e più ancora in una situazione tanto assurda. Inoltre era preoccupata, la qual cosa la sorprendeva non poco, per Jake, il quale se ne stava fermo con lo sguardo vuoto dopo che era fuggito via alla vista dei genitori morti. La sua accusa le opprimeva il petto, nonostante sapesse che non c'era altro da fare, niente se non morire, e desiderava che lui si riprendesse per potergli spiegare, per potersi scusare. Per ragioni che non sapeva dire, le importava di lui.

[continua a leggere...]




Pagine: 1234... ultima



Cerca tra le opere

Racconti fantasticiQuesta sezione contiene racconti di fantascienza, storie fantasy, racconti fantastici