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Racconti fantastici

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Primitivismo

gruppi di centrali nucleari implosero contemporaneamente radendo al suolo il circostante e sovvraccaricando ogni cavo di un quantitativo d'energia enorme incanalato verso ogni piu piccola periferica elettrica del pianeta.
non c'era dubbio sul fatto che si dovesse pensare all'uomo, pensarci piu intensamente, capire o più seplicemente smettere di credere in un idolo tecnocratico, staccargli l'alimentazione e smontarlo disponendo ogni singolo pezzo in una catena naturale di eventi, di evoluzione diretta, necessaria, umana, di condivisione mentale, immedesimazione, compassione, amicizia, amore.
l'intenso impulso elettrico scaturito dalle scissioni si diramò attraverso un intricata autostrada di cavi fino a raggiungere la totalità delle centrali elettriche che d'improvviso si spensero inglobando la terra d'un ondata di oscurità intrista d'urla di liberazione.
Centinaia di bombe ad impulsi elettromagnetici esplosero in sequenza nelle piu grandi zone metropolitane del pianeta sconquassando ogni circuito d'onde d'urto invisibili, milioni di computers si spensero improvvisamente, odorando leggermente di bruciato, le automobili si fermarono, le televisioni esplosero in un tripudio di idoli astratti
chi aveva compiuto quel gesto certamente doveva essere un accanito primitivista alle prese con il sogno di una vita, anarchico libertario stufo e incredulo davanti a tanta sofferenza venduta come merchandising, pensatore indiscusso fabbrica idee, ora certamente oppresso e soffocato dai sensi di colpa intenti ad aprigli il cervello insinuando in lui la triste impressione di aver sbagliato violando la libertà di tutte quelle persone come lui, impanicate dal vivere.
ma qualcuno c'era a consolarlo, distesa affianco a lui sul dorso di un alta collina ammirando il paesaggio incorniciato da esplosioni rattoppava con filo mentale psicologiche ferite da taglio autoinflitte

   7 commenti     di: Egon


Tic --tac

Ciondolare con te non è stato un sogno che mi sono inventato, ma una dolce primavera che profuma di continuità. Chissà se sei ancora così bella, come quel ventisette giugno che mi hai detto addio per sempre. Avevi un leggero mal di denti e masticavi un tic-tac. Quando me lo sono ritrovato tra i denti, l'ho fatto volare via.
Ricorderò sempre quel tuo " oh, no, e io che ci avevo rinunciato per te." Non era un pezzettino di dente, era un dolce confettino. Una risata argentina simultanea e continuammo a baciarci come se niente si passasse. Piangevi e mi amavi, ma l'orgoglio si ergeva a barriera di gomma. Per me, catastrofe e tormento, per te ragione di vita e rimpianto. Se Atene piange, Sparta non ride. Passammo in rassegna tutte le piccole cose di quei tre anni e mezzo e ogni tanto una risatina nervosa. La scelta era crudele, ma l'alternativa bruciava più dei raggi del sole. wwww Il tuo Sud, la tua Lucania, tua nonna e i suoi ulivi, la tua famiglia, il tuo paese, non volevi lasciarli soli, nemmeno per iniziare un percorso di vita accanto a chi dicevi di amare. Era un aut-aut, quello che volevi impormi. " O me e il mio mondo, oppure rinuncio a te" Volevi tutto per te e volevi anche me: Amore o egoismo? Egoismo, perché l'amore è rinuncia di sé stessi, donandosi all'altro. Sapevo che la rinuncia era un sacrificio, ma anch'io avevo il mio mondo. La mia terra non voleva essere lasciata sola e io non la volli tradire. Felici per la laurea, i miei mi acquistarono un pezzo di terra, pieno di alberi e prospettive. Piangevi e ti stringevi a me, sapendo che non ti saresti arresa. Come dimenticare quell'ultimo bacio da condannati. Tutto il nostro mondo e tutto il nostro passato. Lo sento ancora fischiare quel treno che ti portava via, ma non ero triste perché una parte di me stava con te e tu lo volevi. wwwwww
Il tempo scandisce il suo tic-tac, ma non potrà rubarmi l'amore che ti ho donato.
 
     


       TIC-TAC
 quello che m'

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   6 commenti     di: oissela


Notte insonni in casa Asimov

Sono raddoppiati Quiply, ti rendi conto? Non ti preoccupare Poisbeige. Ma come, i pinguini imperatore sono aumentati in un baleno, secondo il nuovo censimento satellitare, come triplicati e tu dici di non preoccuparti? Lo sai che da oramai tre generazioni ci siamo trasferiti in Antartide grazie alla "favola" dell'effetto serra, sperando di trovare aria più mite, che a parte una primavera, ora di nuovo fa un freddo della madonna, dobbiamo volare con il pellicciotto, e tu... tu... coccinella Quiply, vieni a dirmi di strare tranquilla? Ma che genere di deficente ho sposato? Quiply alzò l'aletta trasparente per abbracciare Poisbeige che scoppiò a piangere." Qui sperduti e lo senti, lo senti il terreno come trema? È cominciata la migrazione dei pinguini imperatori, che tra l'altro vanno ghiotti di noi. Che, che fine orrenda! Masticata da un cucciolo bastardo di pinguino. Non è questa la vita che mi avevi promesso signor Pino Quiply alucce blu! Dobbiamo andarcene, e alla svelta!

Il compagno fenne cenno di si con un'antennina, ma non sapeva come fare. Dall'alto l'immagine era impressionante, centinaia di migliaia di pinguini imperatore tutti accanto uno all'altro per sopportare il freddo, con in più sette razze diverse nuove non ancora identificate dagli studiosi. Si dice alti funzionari della Pinguin Bank Word Food. Insopportabili, per ogni beccata di cibo che conservavano tra le gote causa lo Squeek (differenziale sulla quantità masticata di cibo tra pinguini di alto rango e pinguini normali), erano grassi da far paura. Per ogni masticata che offirvano a un pinguino normale, ne volevano, con gli interessi, sette in cambio. Una cosa mai vista. Tanto che anche tra i pinguini imperatore c'era disparità sociale. Il News Pinguin, giornale continentale, stampato in più di diecimila copie, ne dava notizia ogni giorno. E lo Squeek si alza e lo Squeek si abbassa, ma la situazione era sempre in mano a quei bastardi.

A un tratto Quiply alzò gli occhi al c

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   0 commenti     di: Raffaele Arena


U'anima da cogliere

Quando il campanello suonò delicatamente, Paolo dette un'ultima occhiata alla sua fatica e la trovò perfetta. Il tavolo apparecchiato era per due, con in mezzo uno stupendo bouquet di rose rosse, vino bianco nel porta ghiaccio, luci soffuse e nell'aria un delicato aroma. Dalla porta più lontana, leggermente aperta si poteva intravedere un letto: c'erano anche "le lenzuola con il grigio" come consigliava il guru del tradimento. "Si, tutto preciso come un orologio svizzero", pensò Paolo, mentre col telecomando faceva partire la musica. Aveva inserito nel lettore dieci tra i più romantici Cd che aveva scaricato: gli avrebbero dato una mano per tutta la notte. Ecco, finalmente era giunto il momento di far entrare Anna, la caposala di Ortopedia. Paolo era anestesista nello stesso ospedale, a Voghera. Quando la donna entrò, fu profondamente colpita da quello che lui le aveva preparato curando con attenzione ogni minimo particolare. Si sentì orgogliosa di se stessa: aveva davvero messo gli occhi sul migliore!
La serata si avviò meravigliosamente. Sapevano entrambi come sarebbe finita, era già da qualche giorno che lo speravano e ogni loro mossa sembrava studiata per raggiungere quel traguardo. Fu quindi con grande disappunto che udirono suonare campanello. Paolo gesticolando cercò di tranquillizzare Anna e le fece cenno di non far rumore, ma il campanello suonò di nuovo: evidentemente chi stava li fuori, chiunque fosse, voleva entrare. L'anestesista si alzò in silenzio per andare a vedere, ma non era nemmeno arrivato alla porta che si sentì una voce, quella della moglie, che gli intimava in tono perentorio di aprire. Era successo, alla fine dopo tanti altri tradimenti, lo aveva colto in flagrante. Si trovò all'improvviso e con un'insolita intensità ad implorare aiuto e qualcosa incredibilmente avvenne: mentre apriva la porta notò che sul tavolo era comparso un altro posto apparecchiato, come se fossero stati in tre a cena. Quando la moglie Marta fece il su

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   1 commenti     di: ivano51


La casa sulla collina

Erano passati cinque anni da quando Donald Prescott si era stabilito nel villaggio di Hamphire. Da tempo cercava il posto migliore in cui scrivere i suoi libri e ora l'aveva trovato. La sua casa stava alla periferia del paese, proprio vicino al "bosco dalle mille foglie" , come veniva chiamato dai suoi abitanti.
Hamphire era un luogo immerso nel verde, dove la più alta tecnologia era espressa dai rari televisori a colori presenti nelle altrettanto rare case.
Lo scrittore usciva di casa tutte le mattine, si recava nel locale più vicino dove prendeva il consueto caffè, poi, dritto dal giornalaio a comprare il giornale.
Le colline intorno al paese erano una sua fonte d'ispirazione. Durante il pomeriggio faceva delle lunghe camminate per le sterminate distese verdi e durante l'inverno gli capitava spesso di trovare i funghi che tanto apprezzava.
A prima vista il territorio di Hamphire pareva non riservare alcun mistero. La gente era sorniona e oltremodo gentile, ma anche molto abbottonata sui propri affari, cosa che a lui non dispiaceva affatto.

Una mattina di ottobre si trovava nel bosco dietro casa sua. Si era spinto più avanti rispetto alle altre volte ma il fatto di camminare tanto non lo aveva mai spaventato.
Adesso era fermo e osservava il piccolo paese dall'alto di una collina. Ad un certo punto gli parve di sentire dei rumori. Erano suoni familiari, sembrava che qualcuno stesse armeggiando con pentole e altre stoviglie. Questi provenivano dalle sue spalle e non sembravano così distanti. La curiosità lo spinse ad individuarne la fonte.
S'intrufolò in sentieri ormai nascosti e attraverso stretti passaggi, poi, tra le foglie degli alberi, vide una piccola casa. Adesso i suoni erano cessati, ma si era alzato un forte vento.
L'umile dimora era di un bianco candido e il tetto era un mosaico di tegole rosse. Davanti ad essa c'era un bel giardino che sembrava decisamente curato. Al centro di esso, una stradina in ciottolato conduceva all'uscio. Vide d

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   0 commenti     di: Antonio Meloni


Rubina

La nostra storia comincia in una casa in mezzo alla campagna.
Qui viveva Rubina, nella casa in cui era nata, con i suoi genitori, che però vedeva raramente in quanto il lavoro nei campi consumava loro la maggiorparte del tempo.
Così passava Rubina le sue giornate, mentre il sole sorgeva e tramontava sulla sua pelle frusciando fra le alte spighe di grano.
Senza pensieri, senza ambizioni, senza quasi parlare, lei camminava da sola.
Non aveva amici, poco o nulla sapeva del mondo.. in effetti, la sua unica amica era la sua bambola di pezza.
Rubina non era una bambina; ma non conosceva la sua età esatta..
Non sapeva quand'era stata l'ultima volta che aveva parlato coi suoi genitori.
Loro erano sempre fuori a lavorare... almeno, così pensava mentre camminava intorno alla casa.
Tutto il pomeriggio, percorrendo un sentiero a spirale che la portava fino alle colline, che però non osava varcare.
Si ricordava un monito.. Non sapeva chi, forse sua mamma, gliel'avesse detto..
Le colline non erano da varcare!
La luce cremiusi del tramonto dava al tutto un senso di grande profondità.
Come immersa in sanguigni pensieri muoveva le braccia della sua bambola; i grilli cantavano e lei...
Quand'è stata l'ultima volta che ho visto mia madre?
Quand'è stata l'ultima volta che mio padre mi ha accarezzato la testa?
Eppure queste sensazioni, così chiare, mantenevano una presenza vivida nella sua mente.
A volte pensava di esistere da sempre, in questo limbo di grano
A volte pensava di non aver mai avuto un padre ed una madre
La notte non esisteva, a sua memoria; cos'era l'oscurità?
Non aveva mai avuto paura..
E così decise quel giorno che avrebbe aspettato la notte, per vedere le stelle... o forse chissà, avrebbe potuto osservare i suoi genitori tornare dal campo...
Da quel campo lontano, oltre le colline...
Si sedette su un grande sasso, ed attese che il tramonto si trasformasse in oscurità.
Attese..
Ed ancora..
Fino a quando gli ultimi raggi del

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   0 commenti     di: Kable


Non è andata così (I libri delle vite)

"Dannazione, che botta!". Questo David pensò, guardando, nello specchietto retrovisore, un incidente avvenuto tra due auto. Procedeva molto più lentamente del solito, per poter osservare con maggior cura l'accaduto e cercando di capirne le dinamiche. "Speriamo che nessuno si sia fatto male" si disse tra sé e sé. "Questa provinciale 36, fa paura". Era vero: era il terzo incidente che accadeva su quella strada negli ultimi dieci giorni. Le due auto erano completamente distrutte. Negli abitacoli non c'era più nessuno, ma un'ambulanza era ancora parcheggiata là vicino. C'era pure una volante della polizia. Ad un tratto, notò che la sua andatura stava creando disagio alle auto che seguivano lentamente la sua e decise, quindi, di distogliere finalmente lo sguardo da quel triste "spettacolo" e di accelerare, pur se moderatamente, poiché quello che si era presentato sotto ai suoi occhi, gli ricordava quanto bisognava essere sempre prudenti. Cercò di scacciare gli indesiderati pensieri sul dolore e sulla morte, che gli erano inevitabilmente venuti, pensando invece a cose belle. E cosa c'era di meglio da pensare che, di lì a poco, avrebbe trascorso il compleanno di suo figlio con una bella cenetta che, sua moglie, amava preparare con tanta cura ed amore; poi un bel film avrebbe chiuso in bellezza la serata, siccome a casa sua amavano tutti il cinema." Il momento più bello" pensò, "sarà quando Alex aprirà la scatola contenente il suo regalo" , trovandovi il piccolo robot che tanto desiderava, e di cui i suoi amichetti a scuola parlavano tanto. "Immagino il suo viso quando lo vedrà" si diceva fiero di sé, accarezzando la scatola che teneva appoggiata sul sedile passeggero accanto a lui. Fu proprio in quel momento che lo sentì. Forte e pungente. A tratti insopportabile. Un mal di testa così non gli era mai venuto, anche perché non aveva sofferto mai di mal di testa. "Diamine, che dolore".

Arrivato dinanzi casa sua, parcheggiò l'a

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   7 commenti     di: Ezio T.



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