username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

Racconti fantastici

Pagine: 1234... ultima

L'ultima poesia

Quanto aveva scritto, una miriade di versi, un'impressionante continuo scavo dentro se stesso alla ricerca di un confine che mai aveva trovato, ora gli sembrava solo un lontano ricordo, un susseguirsi di parole che si incrociavano, si scontravano, si perdevano a brandelli nella mente.
Era un poeta, era uno di quelli che si erano illusi nel corso dell'esistenza di aver trovato il modo di comunicare, attraverso gli altri, con il proprio io, forse era solo un presuntuoso, o magari solo un illuso che aveva creduto di dare un senso ai giorni che passavano attraverso una ricerca interiore per giungere a capire il significato di ogni cosa. Tante domande di cui aveva creduto di trovare la risposta si erano rivelate solo l'inizio di una lunga e interminabile serie di quesiti irrisolti e ora che il tempo sembrava scandire le ultime ore, si chiedeva, quasi con angoscia, il perché di tanto affannarsi senza giungere a una conclusione.
Forse è un destino dell'uomo correre dietro ai miraggi della mente, forse è un riaffermare la supremazia, pretesa, ma tutt'altro che realizzabile, del singolo sul proprio destino.
Una volta, in un convegno a cui aveva partecipato con altri letterati, poeti, scrittori, filosofi affermati, uno dei presenti gli aveva chiesto se la poesia era il mezzo o il fine.
L'aveva guardato in volto, stupito, come se all'improvviso quella domanda fosse la risposta a tante altre ancora lì in sospeso, in attesa probabilmente vana di una soluzione.
Lui era rimasto attonito, poi aveva risposto che era l'uno e l'altro, un giudizio salomonico, anche se in realtà pensava fosse il mezzo per arrivare al fine. Nulla in effetti si svelava in quei versi che sembravano un treno che corre diritto verso la meta, quel limite estremo a cui pareva di essere prossimi ad ogni passo e ad ogni passo sempre più si allontanava.
Teorie, ipotesi, aveva concluso, ma per la prima volta si era incrinato qualcosa in lui, aveva compreso che la corsa ormai era senza fine.
Aveva c

[continua a leggere...]



La Ninfa del ghiaccio

Volgeva al termine la stagione del dio Vahun, il dio che dominava le correnti d’aria fredde, le nevi e i ghiacci dell’inverno.
I primi germogli iniziavano a crescere e nascere sulla terra ancora candida, il verde di quelle piccole foglie brillava acceso sotto i raggi dorati del disco di fuoco.
E preso la cascata di Thaar, inizia questo racconto…
Sulle rive del lago che si formava sotto il getto d’acqua ghiacciato, un’esile figura avvolta in una semplice e trasparente veste azzurra era china ad esaminare con un’espressione depressa i flutti immobili. Gli occhi vitrei, quasi vuoti, bianchi e lucenti, un bagliore di vita e uno sguardo dolce, melanconico e semi-assente.
Le fragili mani perlacee, come il resto della carnagione, poggiate tremanti a terra, sulla neve che piano diveniva liquida al sole, una sottile e morbida chioma bianca sulle spalle di quell’esile creatura, ciuffi protesi in avanti a coprirle metà viso a punta, lineamenti delicati e poco marcati…
Un tonfo, un altro, di nuovo un terzo.
L’esile creatura sobbalzò, sussultò portandosi una mano alle labbra che recavano una sfumatura di celeste cielo.
Rimase ancora china su quella gelida riva, si toccò ancora le labbra, sussultò di nuovo con paura…or socchiuse le iridi bianche, tremò appena…un altro tonfo, si stava avvicinando…sentì il proprio cuore batter e aumentare quei battiti all’inizio flebili…doveva solo attendere ora…
Un soffio di vento smosse l’aria caricando ogni luogo circostante di un tetro silenzio, perfino l’acqua della cascata smise di cadere con la sua potenza, le mille gocce fredde finirono come pietrificate mentre le iridi sconvolte della creatura assistevano a quello spettacolo.
Cadde un tombale silenzio, la creatura assunse un atteggiamento frenetico, iniziò ad appiattirsi sul terreno nevoso, scavò nella candida neve nascondendo le braccia sotto quella coperta fredda, or con tutto il corpo si prostrava alla cascata immobile e morta.
Tremò, ma non per

[continua a leggere...]



Sogno reale

"Ora che tu hai sfidato tutti gli ostacoli per arrivare qui, lascia che ti racconti la nostra vera natura. Ascolta l'albero della saggezza Mozart, lo gnomo Sasquack e fatti trasportare da noi dal cavallo Snafuzz, lascia che ti raccontino come sei giunto in questo posto, e se tu lo vorrai, farai parte della nostra vita..."
Stavo finendo di leggere la frase del libro quando fui interrotta da un colpo di tosse, strano perché nella biblioteca dove ora mi trovavo, non ci doveva essere nessuno, Paul il custode della scuola, aveva aperto la biblioteca solo per me.
Tra noi vi era un'amicizia profonda, poiché lui era il mio patrigno, mi alzai dalla seggiola, appoggiai il libro sul tavolo e cominciai a girare tra gli scaffali, di nuovo il colpo di tosse ma ora lo sentivo dalla parte opposta da dove mi trovavo.
Udì una frase " Dove diavolo sei Petonia?..." Spaventata urlai"Chi c'è?!". "Cos'hai da urlare..." mi rimproverò.
"... E poi non c'è l'ho mica con te! Sto cercando mia moglie Petonia, sai per caso dov'è finita?" .
Ancora più impaurita gridai "fatti vedere!".
"Uffa quante storie, arrivo."
Sentivo ora sbuffare, tossire e dei passi, ma non lo vedevo. "Sono qui, che vuoi?", ma dove? non vedevo ancora nessuno. "Abbassa lo sguardo, forse così mi vedrai!", piegai la testa in basso e dallo stupore feci un balzo indietro. Sbalordita vidi che aveva il c

[continua a leggere...]



L'ultimo governo su terra uno

Ecco che il primo ministro si siede, nel suo vestito elegante e il suo volto imperturbabile, alla sua destra il Ministro degli affari rognosi che ci vuol le bastonate, alla sinistra il Ministro della falsa gentilezza che te lo mette lì. Sta per iniziare la conferenza stampa, stiamo trasmettendo con una telecamera a tubo curvo, dal cesso di palazzo Madamadorè in quanto ai giornalisti non rispettosi delle parole ovvero dei messaggi che i componenti dell'attuale governo di Tuttopappato esprimono da circa quattro anni, non sono ammessi nella salae noi siamo tra questi.

Tutti i giornalisti della sala sono accreditati e hanno una lingua che striscia in terra, noi ci siamo finti camerieri della bouvette, e grazie a questa telecamera con microfono di dimensioni come uno spillo riprenderemo e commenteremo le parole del ministro che in questo momento fa la prova del microfono e dice: per favore in silenzio è? Una domanda per volta per alzata di mano, naturalmente solo le domande nel foglio che Vi è stato consegnato all'entrata.
Sentiamo bussare, occupato! Ecco cerchiamo di bisbigliare per non farci sentire, altrimenti siamo davvero nei guai.

La nostra televisione apartitica che ha denunciato un complotto massonico e neo-nobiliare, che tutti i componenti del governo sono così, o nobili o massoni, ci ha provocato non pochi problemi, e nonostante la frattura al braccio destro, provocata durante l'incendio della nostra sede, durante uno sciopero in cui c'erano infiltrati dei servizi segreti vestiti da "Ti bloc io con tante mazzolate", hanno provveduto al danno con certosina opera chirurgica, mazzolando anche me ma eccomi qui. Il ministro parla. Occupato!

Il governo che doveva essere tecnico oramai può considerarsi politico, per le scelte che ha compiuto, i sacrifici a cui ha sottoposto i cittadini, le categorie economiche, i sindacati. D'altronde la storia insegna, in momento di crisi.. ecco l'intervento del Ministro affari rognosi: giù mazzolate a destra e sin

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: Raffaele Arena


L'inganno degli ideali

La luce morbida del sole nascente avvolgeva la valle dimenticata e la cullava in una sonnolenta aura dorata; le piccole creature della terra languivano in una quiete satolla ancora immersi nel tenero tepore della notte estiva.
Lontani erano i clamori della battaglia e delle eroiche imprese, infinitamente distanti nello spazio e nel tempo le controversie e le lotte intestine che avevano sconvolto l'immaginazione degli esseri sognanti.
L'uomo, la creatura che poteva creare mondi ed ergersi a conquistatore di luoghi del pensiero e della fantasia, colui che poteva erigere fortezze di cristallo e navi di giada, che poteva dare vita ad essere luminosi come il nucleo di una stella radiosa od oscuri quanto le profondità dello spazio più freddo, colui che poteva scegliere di vivere in un mondo piatto e grigio, schiavo di se stesso e di innumerevoli altri esseri incolori, o di riempire gli spazi della propria mente con l'incanto di un fiore sognato e mai compreso o di un'avventura impossibile ma così profondamente reale, l'uomo aveva tentato di distruggere tutto.
Aveva perso la voglia di sognare, era cresciuto.
La luce nitida e chiara della stella gigante si era piano piano arrossata, mano a mano che il combustibile del suo nucleo si consumava.
Era grande, era calda, ma stava lentamente morendo.
Il suo ardore si stava esaurendo, la passione, la voglia di esplodere l'avevano resa gloriosa, ma ora la gigante rossa stava di nuovo cambiando, seguendo il percorso che si era scelta forse senza neppure saperlo.
Mano a mano che le forze creative in lei si esaurivano, si concentrava sempre più in se stessa, togliendo ogni spazio alla propria immaginazione e diventando sempre più dura e compatta, sempre più piccola e potente.
Nascondeva dietro a concetti come "libertà" e "giustizia" la propria evoluzione, il potere aumentava mano a mano che cresceva la sua densità e la sua compattezza, mano a mano che chiudeva ogni spazio alla fantasia.
Ora non più luce emanava la ste

[continua a leggere...]

   7 commenti     di: Dilaila Bella


Salute II

Dall’alto, da un naso a forma di nuvola, scendeva spiegandosi e gonfiandosi ai soffi dall’aria, un velo trasparente che le si parava davanti agli occhi. Poteva essere nebbia o vista sfocata. C’era una festa di gala ai piedi del salice ridente per l’occasione. La Falena Ali Smerigliate, che la folla chiamava Fatie, si rotolava con grazia insospettabile sulle bianche interminabili ottave, affondate nel tronco pesante ed eburneo, di un piano-tronco a coda lunga.
Scerì non frenò il volo, sarebbe passata attraverso il telo…aveva consistenza di zucchero a velo ma non ne sentì il sapore e vi cadde senza precipitare, adagiandosi in languido raccoglimento. Colava. Pilucchi e fibre le scompigliavano guance e sorrisi, carezzavano il muso, strimpellavano, vibrando il respiro. Quasi un canto, a seguire le onde sul vivo tessuto, marea di voci sconosciute e amicali nei flutti, squillanti e più gravi, nessuna rotta da timore o sussulto; eppure un vago disegno d’abisso vorticava l’etereo tessuto sul dorso. E ancora, scendeva veloce con percezione lenta, frenata dal letifico coro invisibile o nascosto tra le pieghe, senza tentare il più piccolo guizzo di fuga. La musica cessò quando ormai mancavano solo un paio di zampe di cavalletta allo schianto col suolo, nemmeno il tempo di urlare: “Eureka!”

L’urlo la fece rientrare d’un lampo nel suo involucro, pesantemente addormentato in una grassa e pelosa foglia di violetta; e in un altro veloce lampo la vista risucchiò reale e veloce i mondi del sogno e le loro sfumature.
Era ora di andare: ormai aveva deciso, doveva raggiungere il luogo narratole dallo Scarabeo, dove si svolgono le azioni e i giorni son fatti di fatti. Le indicazioni non erano molte né molto precise, ricordava qualcosa a proposito di un sentiero molto ampio, senza né terra né acqua, così duro che non lo si poteva percorrere di corsa, andavano fatti passi brevi ed essenziali su questa scura materia chiamata asfinimento o asfalto. Eran

[continua a leggere...]



Nascita di una fata

Fu nel capire la triste verità che Sylvia desiderò con tutto il suo cuore di dissolversi in quella deliziosa aria di inizio novembre. Sì, dissolversi, inabissarsi, immergersi in quel vento carico di segreti e foglie secche…lasciarsi trasportare, inerme, invisibile, impalpabile. Novembre era per lei il crepuscolo dell’anno, e amava quell’ atmosfera ancora flebilmente illuminata e non abbastanza fredda da impedirle le tanto amate, quanto indispensabili, passeggiate solitarie nei boschi.
Quando Sylvia era nei boschi, i boschi erano in lei. Irti sentieri addolciti dall’eterno canto del torrente, umidi e ombrosi come i suoi pensieri, illuminati talvolta da un timido raggio di sole alla ricerca di un passero a cui donare calore, in cambio di un gorgheggio.
Questo era Sylvia: ombra sotto un pino e sole sui suoi rami…un esercito di contraddizioni marciava in quegl’irti e dolci sentieri della sua mente, ingannando lei stessa sulla rotta da seguire. Ecco perché unicamente nella solitudine del bosco ella riusciva a ritrovare sé stessa, poiché più fitta e oscura era la sua strada, più facile era per lei trovarne una parallela nella sua mente.
Fu così che tale pomeriggio d’ inizio novembre, mentre la deliziosa, fresca aria le abbracciava ogni fibra e il bosco la omaggiava col suo morbido tappeto rosso e giallo, mostrandosi in tutto il suo splendore, Sylvia fu sconvolta dalla sua esitazione, dalla sua incertezza, dalla sua paura. Rami, radici, ombre, occhi che scrutavano dal profondo nel profondo della mente…tutto ciò era parte di lei un tempo! Ora così terribilmente estraneo…
Le sue ginocchia toccarono violentemente il terreno e, con le candide mani strette sulle orecchie e gli occhi sbarrati, in un gesto di disperazione, cercò di sentire ancora la voce della civetta, lo scrosciare dell’acqua, i sussurri degli alberi…buio e oscurità e nessun timido raggio di sole vide in sé…volle dissolversi, inabissarsi, immergersi nel vento che conos

[continua a leggere...]

   6 commenti     di: Chiara S.



Pagine: 1234... ultima



Cerca tra le opere

Racconti fantasticiQuesta sezione contiene racconti di fantascienza, storie fantasy, racconti fantastici