username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

Racconti fantastici

Pagine: 1234... ultima

Infiltrazioni

Cammino tra i colori sfreccianti delle persone in strada che senza sosta si muovono verso direzioni poco precise, le macchine riempiono l'asfalto delle corsie e il fumo che ne esce intasa il cielo di un biancore quasi celeste, una nebbia artificiale, un paradiso tossico.
Scarto dalla busta in polietilene a bassa densità la mela arricchita che ho comprato poco fa dal tabaccaio quando una ragazza mi sfiora il braccio, mi volto per guardarla e mi sorride, occhi orientali, zigomi alti e labbra carnose, raccoglie la mia mela dalla griglia del marciapiede e me la porge, sorride e tra la sua dentatura schiusa intravedo del metallo che le perfora la lingua.
- Grazie ma, credo che ora non la mangierò più. - Le dico sorridendo, mostrandole il mio metallo, - Perchè? - Mi chiede, col viso incuriosito degno d'una bambina desiderosa di sapere cos'è la sua cosina, - Perchè c'è il novanta per cento di possibilità che un virus mortale abbia attaccato la mela - Le rispondo, intontito da tanta ignoranza e ingenuità.
Se fosse una ragazza qualunque, probabilmente la scaricherei li, a riconfondersi in quell'accozzaglia di vestiti colorati ed alla moda, ma nei suoi occhi brilla una luce intensa che mi impedisce di lasciarmela sfuggire, nonostante mi abbia fatto perdere la mela arricchita per cui avevo lavorato tutta la mattina. Fantastico per un attimo pensando ad un nuovo tipo di mela, imbottita d'antivirus di modo da riuscire a resistere ad ogni tipo di attacco, e negli occhi mi appare l'immagine di una gobba rossa e mostruosa, piena di protuberanze, e piccioli come lame conficcate nella polpa, ritorno subito alla realtà.
La ragazza è ancora li in piedi in fronte a me, siamo due pali neri, due rocce salde nella precarietà d'una tempesta di passi, la prendo per la mano e un pochino trascindandola attraversiamo la strada, svoltiamo due o tre volte e raggiungiamo la piccola isola verde al centro di una laguna d'asfalto zeppa di automobili, che girano attorno alla n

[continua a leggere...]

   5 commenti     di: Egon


I tre tulipani

Il sole dall'alto riscaldava il mattino di quel giorno di inizio primavera accompagnato da un dolce canto; come ogni anno, la natura rispondeva a quel richiamo, e tutte le sue creature cominciavano ad aprire gli occhi a nuova vita. Il primo a destarsi, fu Pan :
"ragazzi! ragazzi! ehi! Svegliatevi! sveeegliiiaaaa! Guardate! Che cos'è quella luce? Guardate in alto, ve lo dicevo che non poteva essere tutto qui, ma che c'era dell'altro... evviva!"
Scosso da tutto quel trambusto, Li aprì gli occhi:
"eh? Cos'è? Chi urla? Pan, sei tu? Sempre il solito, sono stanco dei tuoi discorsi insensati! Sono stanco! Perché urli? dormivo così bene!"
" guarda in alto Li!" disse con voce eccitata Pan. "guarda sopra di noi, si è accesa una luce; speranza; novità; evviva! cosa può essere secondo te?"
"non lo so" rispose Li "però, io non mi fido; non mi piace; è meglio aspettare; cosa ne pensi Tu?" Ma Tu dormiva ancora, oppure, come al suo solito, la paura che albergava dentro di lui, aveva preso il sopravvento e faceva finta di non sentire; allora Li, conoscendo bene suo fratello, cominciò a percuoterlo: "ehi! Tu, ehi! Tu, apri gli occhi, lo so che sei sveglio; Tu! Tu! sve-glia-ti!"
"che c'è? Che c'è?" urlò seccato Tu "metti giù le tue mani ruvide e nodose! mi rovini la pellicina! lo sai che è delicata! e poi, non urlare in questo modo; non sono mica sordo! Che c'è?".
Li e Pan, l'uno preoccupato, l'altro sempre più eccitato, risposero insieme:
"guarda sopra di noi, è apparsa una luce, cosa dici di fare?"
"Aspettiamo; ho paura!" rispose timidamente Tu "perché rischiare di metterci nei guai?".
Ma Pan era profondamente attratto da quella luce; ne era ossessionato; aveva spesso sognato che ci fosse un altro mondo possibile oltre quella grotta in cui insieme ai suoi fratelli, divideva uno spazio che diveniva ogni giorno più stretto. Li, come al suo solito, non dava mai giudizi o pareri precisi; rimaneva sempre sul vago e lasciava

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: Luigi Locatelli


Expendable

5. 4. 3. 2. 1. drin, buzz, porc vacc.. Alzati coglione!!!- Disse la sveglia inferocita. Mi sollevai dal letto pensando al fatto che gli oggetti non avrebbero mai dovuto acquistare il dono della parola e tantomeno essere tutelati dalla legge in caso di danneggiamento doloso. Neanche il tempo di pensare ad una petizione da presentare al comune per restituire quell'oggetto maleducato alla sua fabbrica, che mi sento insultare dallo specchio del bagno. - fai schifo! Hai la barba incolta!! È da due giorni che ti dico che dovresti metterti a dieta. Aveva ragione tua madre a dirti che non ti curi abbastanza. Adesso basta!!! dirò al frigo di aprirsi solo ad orari prefissati e di distruggere la salsa cocktail e i wurstel.- fu allora che tentai di mingere cercando di centrare il buco della tazza del cesso per evitare di prendermi il terzo culo nel giro di cinque minuti.
-5. 4. 3. 2. 1 adesso ti sveglierai e mi racconterai quello che hai visto mentre stavi dormendo- disse il mio analista da 100euroasedutasolosdraiatodispalle. -mah! dottore, veramente.. mi sono sentito solamente insultato da tutti gli oggetti presenti nella mia casa- risposi con tono referenziale misto ad un senso di smarrimento, come se avessi fatto qualcosa tra lo sporco e l'audace. -non si preoccupi!- disse: -è assolutamente normale che le voci interne prendano la forma di oggetti e possano parlare. Per oggi è scaduto il tempo. Ci rivediamo settimana prossima e si ricordi di saldare il conto con la mia segretaria.- ero allibito dall'abilità di quest'uomo di scrutare l'anima un secondo prima e di produrre la notula per la fattura nell'istante successivo. Tuttavia, memore della minaccia avuta nelle sedute precedenti sul mancato pagamento e sulle conseguenze sotto forma di malattie psicosomatiche che avrei sviluppato se non avessi saldato il totale dovuto, mi diressi con senso del dovere verso la segretaria.
-Fanno 600, 00 euro senza fattura e 840, 00 con la ricevuta- disse. -Mi scusi!- risposi in modo co

[continua a leggere...]



la desolazione

quando vidi quel deserto rosso, la malinconia mi entrò nell'anima squarciò il mio cuore già sanguinante quel deserto rosso era dentro di me, e non se ne andrà mai più. il vento si sollevò camminavo sola cn i miei tarli era gia marzo un marzo arido e tempestoso era il 20097anno solare l'umanità nel 20095 ha scatenato una tremenda guerra i pochi superstiti rimasti in questo arido deserto sono ormai privi di ogni sogno io non so perchè continuo a vivere ma forse si che lo so mi tengono in vita i ricordi della mia giovinezza, quando ero giovane facevo parte di un gruppo che aveva dato all'umanità l'indicazione della via da seguire per abbatere il sistema della globalizzazione e del capitalismo ma tranne pichi eletti nessuno ci ha dato ascolto!! ci hanno presi per pazzi mentre i pazzi erano loro che si ostinavano a sostenere il sistema! il mio gruppo i critical mass predicavano l'uso della bici che dal sistema era definita un mezzo obsoleto usando la bici tutti e per tutti intendo l'intera umanità non vi sarebbero state più guerre per il petrolio e non vi sarebbe stato più inquinamento, nel 20095 finito tutto il petrolio delle zone orientali gli occidentali anno attaccato anche noi italiani e il resto dell'unione cn la classica accusa di conplotto cn il terrorismo adesso nel 20097 siamo in pochi perche non tutti sono entrati nei boucher attorno a me dove prima sorgeva una splendida città di nome catanis vi e il deserto più arido che io abbia mai visto il mio bambino nato da poco non so se virà cosi a lungo da sapere cosa sia un un lago o un mare perche le potentissime armi anno distrutto e prosciugato ogni cosa ma il mio cure straziato dal tormento che e un po in tutti gli umani del 20097 nn ha limite e si acuisce ogni giorno perchè e stato scoperto un altro pianeta simile alla terra dove ci stanno deportando e mi chiedo ora che gli occidentali dominano il mondo l'italia ha firmato l'armistizio senza condizioni questo nuovo pianeta farà la stessa f

[continua a leggere...]

   4 commenti     di: ELENA MACULA


La palla

Oggi è un mese che Adriana mi ha lasciato, portandosi via lo stretto necessario che è riuscita ad introdurre in due valigie.
È andata dalla madre, per ora.
Mi disse che quando se la sarebbe sentita, avrebbe provveduto a prendere tutte le altre sue cose.

Io non feci il minimo accenno di resistenza e d'opposizione a questo suo gesto che, da qualche tempo, ormai, stava maturando.

Il nostro rapporto, infatti, negli ultimi mesi, registrava quotidiani battibecchi e accese discussioni, che nascevano, sempre, da futili motivi.
Mi ha sopportato anche troppo a lungo. Per troppo tempo ha subito le mie stupide angherie, le mie provocazioni, il mio scaricare su di lei le mie angosce e le mie ansie.

Mi rendevo conto che sarebbe arrivato il giorno in cui, esasperata dal mio comportamento, mi avrebbe affrontato, com'è suo costume, per chiarire definitivamente il nostro rapporto.
Quel giorno giunse.
Era una delle, ormai consuete, noiose ed insulse domeniche, che trascorrevamo in casa, come due estranei.
Con fare deciso Adriana, richiama la mia attenzione e mi dice:
"Claudio, io ti ho tanto amato e ti amo ancora, ma non posso più assistere al disfacimento del nostro rapporto, senza vedere una possibilità di recupero. Non posso più combattere con una persona che fa di tutto per affossarlo sempre di più".
Seguì un'intensa pausa indotta dalla commozione di Adriana. Dopo pochi secondi, tratto un profondo respiro, proseguì:
"Claudio, non vedo la benché minima intenzione, da parte tua, di recuperare l'equilibrio e la serenità che ti ha sempre contraddistinto. Non mi fai partecipe dei tuoi sentimenti, non comunichi più, non mi consenti di aiutarti ed io, a questo punto, sono tanto avvilita che non vedo altra soluzione che quella di andarmene, per poi separarci.".

Cominciò a singhiozzare intensamente ed io continuavo a fissarla come se fosse un'estranea e parlasse di cose che non mi riguardassero.

"Vedo  che non te ne importa niente!  Sa

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: Sergio Maffucci


L' equatore

"L'equatore è il parallelo più grande, una linea immaginaria che divide la Terra in due emisferi, quello settentrionale, chiamato boreale, e quello meridionale, detto australe" La maestra aveva disegnato sulla lavagna un rudimentale globo terrestre e, con il gesso rosso, aveva tracciato la linea dell'equatore. Si voltò verso i bambini seduti ai loro banchi e chiese: "È chiaro, Martina? Nessuno ha domande da fare?" Si era rivolta a Martina perché proprio lei le aveva chiesto che cosa fosse l'equatore.
Alla domanda della maestra gli altri bambini non risposero. Martina chiese: " Nella sua metà la Terra è attraversata da un solco rosso?" la maestra sospirò: " Ma se ti ho detto che è una linea immaginaria! Paralleli e meridiani, linee longitudinali, li hanno immaginati gli astrofisici perché si possa individuare esattamente un luogo situato sulla terra e, per così dire, per misurare lo scorrere del tempo sul nostro Pianeta" "Ho capito, - disse Martina - adesso ho capito". Ma la sua mente, dotata di una ricca fantasia e di una intelligenza, come dicono gli psicologi, divergente, stava prendendo una direzione particolare. Immaginava di correre con la sua bicicletta sulla linea dell'equatore e pensava: " Chissà quanti anni mi ci vorranno per fare il giro della Terra sulla linea dell'equatore, in bicicletta! Quando avrò finito il giro sarò vecchia. Ma la Terra è grandissima. Forse morirò prima di finire il giro. Lasciò a malincuore questo pensiero. " Sarebbe stato bello filare in bicicletta sulla linea dell'equatore. Sarà pure immaginaria, ma dove l'hanno tracciata ci sono posti reali e chissà come sono belli! E poi troverei fiumi, laghi, il mare. No. troppo complicato. Non posso passare la vita in un viaggio del quale non è sicuro il ritorno!" La sua mente prese un'altra direzione. "Ci vorrebbe un'enorme sega per dividere il mondo in due. Oh, mio Dio! La gente che fine farebbe?" Si spaventò ma si rasserenò subito. " Beh, penso che continuerebbe a viv

[continua a leggere...]



Saga del giovane Archaon capitolo 1 "il risveglio del vampiro"

La saga del giovane Archaon
CAPITOLO 1
Il rumore di passi risuonava lungamente in quei tetri corridoi dimenticati da ogni essere vivente, elfo o umano che fosse, quel luogo viveva ormai solo nelle antiche leggende di quei popoli, nessuno però sapeva se quelle antiche cripte esistevano ancora, dato che nessuno avrebbe mai osato addentrarsi per miglia e miglia in quei luoghi così sperduti e dimenticati un tempo nominati Sylvania, terre intrecciate alla morte stessa, terre dove non esiste nascita ma eterna agonia e sofferenza, neppure le più potenti magie dei maghi elfici hanno potuto far germinare anche un solo piccolo fiore in una terra così ampiamente maledetta.
Una terra dove non esiste neppure un villaggio, un luogo abitato solo da Scheletri e Ombre, un tempo guerrieri e maghi di un grande esercito corrotto e marcio fino al midollo, ora ridotti a ciechi e silenti guardiani di un'incubo che tutti i testimoni temono in segreto, ma che alcuni vogliono risvegliare come succede orora, quando i passi si fanno sempre più vicini alla sala dell'antico mausoleo, dove il padrone di queste terre riposa da tempo immemore, aspettando il momento del risveglio.
La grande pietra che bloccava il passaggio venne spinta con fatica da molte esili mani pallide, molto simili a quelle degli elfi, ma al contempo molto diverse, il primo ad entrare nascondeva il suo volto al disotto di un cappuccio grigio, da dove fuorisciva solo un folto pizzo molto allungato e parole di comando per quanti lo seguivano, dopo di lui entrò una donna dai linaementi molto elfici, ma anche molto diversi vestita di cuoio nero e armata di spade crudeli e infine ecco molteplici figure tutte eguali seguirli a distanza con timore reverenziale, tutte abbigliate con cotte di maglia recanti in petto una runa a forma di serpe, le spade riposte nei foderi e gli elmi coperti di crini di cavallo.
L'Incappucciato si prostrò ai piedi della breve scalinata che conduceva, dopo qualche alto gradino, al sarcofago dell'antico padrone de

[continua a leggere...]




Pagine: 1234... ultima



Cerca tra le opere

Racconti fantasticiQuesta sezione contiene racconti di fantascienza, storie fantasy, racconti fantastici