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Favole per bambini

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Diesis

Questa è la storia di una nota musicale, un Fa naturale.
Era paffuta, con l' astina lunga, una semiminima per niente brutta.
Se ne stava comodamente disegnata nel suo spazio tra il Mi e il Sol che invece, attaccate alle linee del pentagramma, sembravano soffrire di un certo mal di testa.
Ogni mattina, le sette note della scala, si mettevano in posizione, pronte per vibrare. In effetti, ogni tanto, qualcuna faceva confusione sbagliando postazione. Ma ecco che la " chiave ", attenta ad ogni svista, cominciava ad urlare:- Non mi hai vista? Sono la chiave di violino, torna la nota di prima! - Il nostro Fa aveva un suono limpido, ve lo posso assicurare, era proprio perfetto da ascoltare.
Ma era solo un Fa naturale e al quarto posto nella scala di Do maggiore!
Aveva un carattere particolare, avrebbe voluto essere qualcosa di più, giusto per farsi notare.
La sua voglia di stupire, la convinse che era ora di cambiare : corse al negozio musicale e comprò un bel fregio da tenere, al suo fianco sulla scala.
Con un " diesis "a tracolla, trovò spazio a malapena ; le notine esterrefatte dello strano nuovo acquisto, fatto solo per il gusto di sentirsi un po' più' alta, protestarono più volte con il loro "caposcala". -Maggiore Do - disse il Sol - Scusi se le parlo con un tono sostenuto, ma il Fa diesis è un intruso.-
- Non si può negare, la farò cacciare- sentenziò il Do.
Anche il "Re", interpellato, disse seccato : -Nella mia scala non c'è posto, il terzo grado è già occupato. -
Così la nota rifiutata si ritrovò sola e abbandonata; pianse e urlò fa diesis di disperazione per giorni interi. Forse aveva esagerato. Con la sua smania di protagonismo, aveva finito per darsi un tono sbagliato.
Ad un tratto però , ebbe un' illuminazione : - Sarò la "caposcala"- pensò e costruì' una progressione dove tutte le note erano diesis, tranne il "Si" , che tanto dice sempre di sì .
"Maggiore Fa diesis" veniva chiamata adesso dall

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La stanza proibita (prima parte)

C'era una volta, una graziosa bimba di nome Nicole. Aveva gli occhi azzurri, i capelli biondi e lunghi che accarezzavano le spalle, come onde di mare poco mosse. Aveva circa dieci anni e viveva in una splendida villetta con il padre. La villa era molto grande, con un cancello in ferro decorato e due colonne di marmo, dove sulla cima c'erano le statue di due leoni seduti. Poi un incantevole giardino fiorito seguiva un sentiero che portava alla porta d'ingresso.

Il padre era un uomo serio e aveva un valore nella società, con capelli corti e baffi neri. Era molto affettuoso e affezionato a Nicole, perché aveva perso la madre da piccola e non ricordava nulla di lei, aveva solo un ritratto, che spesso osservava nel corridoio, dispersa nei suoi tristi pensieri. L'ammirava molto, perché era una bella donna e ne sentiva tanto la nostalgia. Purtroppo il padre era spesso in giro per lavoro e lei rimaneva con la balia e la servitù per la cura della casa.
La balia si occupava della sua istruzione e oltre ad istruirla, le dava lezioni di pianoforte con le quali lei sfiorando i tasti faceva vibrare dolci melodie e poi le dava lezioni di danza.

Una sera non riusciva a dormire e si sentiva sola, agitata e aveva più paura del solito. Aveva accanto il suo gattino come tutte le sere, ma non bastava così decise di uscire dalla stanza e andare a cercare qualcuno. Era buio, ma non accese la luce del corridoio, si prese un piccolo lumino e si avvicinò al quadro della mamma.
In giro non c'era nessuno e decise di osservare per qualche minuto il quadro, ricordando la sua dolce mamma, per farsi forza. Era una donna graziosa, bionda come lei e dagli occhi verdi, il viso delicato e un sorriso sincero. Aveva un piccolo ciondolo, che portava al collo di colore azzurro a forma di fiore.

Accanto al quadro, c'era una stanza, dove le era stato vietato di entrare, lei non osava neanche provare ad aprirla durante il giorno, perché sapeva che era chiusa a chiave. Era molto curiosa,

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   13 commenti     di: sara zucchetti


La casa in campagna

Katerin stanotte si e' svegliata con un senso di disagio, un magone come si dice, la notte e' stata fredda, fuori la neve non permette nemmeno di uscire, i rami delle douglasie sono cariche di neve, Katerin non vede da qualche settimana le ormicine dei sui amici gnomi che gli facevano visita tutte le sere e dava loro biscotti e gocce di caffe, e non solo, uno di loro apprezzava molto il vin Santo toscano con qualche briciola di cantuccini di Prato, comprati da un recente viaggio a Firenze.
Il sogno di Katerin era quello di comprare una casa in campagna in Toscana, amava questa regione le sue tradizioni gli spettacolari colori settembrini, la gente burbera ma schietta.
Ne aveva parlato con enfasi anche ai sui piccoli amici, intrattenendosi con loro serate intere a raccontargli le caratteristiche di questa regione, e gli gnomi a bocca aperta ad ascoltarla, una sera disse loro che anche in Toscana ci sono i boschi, e se un giorno lei si dovesse trasferire permanentemente in Italia gli avrebbe portati tutti con se, gli gnomi erano eccitatissimi per questa eventualita', soprattutto quello a cui piaceva tracannare il vin Santo. Una sera Katerin racconto' loro che aveva visitato un luogo incantato, con un bosco di douglasie uguale a questo che c'era in Canada, un posto dall'aspetto eterno con un Monastero, questo luogo magico si chiama Vallombrosa, nella sua breve vacanza conobbe un monaco che gli avrebbe confidato la presenza in questo bosco di esseri piccoli piccoli, che facevano visita saltuariamente al Monastero dei Benedettini. Katerin si avvicino' alla finestra e guardando fuori fisso' il suo sguardo su quelle ormicine che non c'erano più immaginandosele
, vedendo i sui amici sgambettare e pensare se mai li rivedra'.
Katerin corono' il suo sogno di andare a vivere in Toscana, e in casa non mancava mai una bottiglia di buon Vin Santo toscano.
Quella mattina Katerin si sveglio' prestino e apprese dalla radio, che un vasto incendio interessava la zon

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   0 commenti     di: Isaia Kwick


La leggenda del pozzo senza fondo (quarta e ultima parte)

Dopo qualche giorno arrivarono a destinazione, Amos lasciò Camilla davanti al negozio e andò a salutare i suoi genitori. Rimasero d'accordo di trovarsi vicino al pozzo dove andavano sempre e si erano incontrati la prima volta.
Camilla, vide che il negozio era chiuso, anche se era orario giusto di apertura e lo trovò strano. Decise di entrare in casa, anche se si sentiva un po' angosciata, per come avrebbe reagito suo padre rivedendola. La porta non era chiusa a chiave e in casa c'era un silenzio profondo, quel posto l'aveva sentito nel cuore tra i suoi più vivi ricordi per tante volte.
Non vide subito suo padre e si cominciò a preoccupare, lo chiamò girando un po'per la casa ma, non ebbe nessuna risposta, finché non raggiunse la camera e lo trovò nel letto con brutti malesseri. Aveva la febbre alta e una tosse fastidiosa e quando la vide gli sembrò di sognare. Lei si avvicinò e gli disse preoccupata: "Come stai papà? Presto, bisogna chiamare il medico."
"Non preoccuparti non è nulla di grave mi passerà, tu piuttosto pensavo fossi caduta nel pozzo e fossi morta, da quando te ne sei andata quel pozzo è rimasto senza fondo. Quanto mi sei mancata, mi sembra di vivere un sogno, piccola mia."
"Perdonami papà io sono andata via per vivere con lui, perché lo amavo, ma non riesco a dimenticare tutto il bene che mi hai dato, sei sempre stato nel mio cuore."
Lui rimase un po'sconfortato, ma la gioia di averla ancora accanto in un momento così difficile gli fece dimenticare tutto. Lei gli mise un fazzoletto fresco sulla fronte e andò a cercare il dottore nel paese. Quando lo trovò, gli spiegò che aveva bisogno, così andarono insieme a casa. Il dottore lo visitò e disse che era una brutta polmonite, così gli diede degli antibiotici.
Poi aggiunse: "Se non veniva a chiamarmi, però non sarebbe mai riuscito a guarire, deve ringraziare sua figlia. Ora si riposi, prenda le medicine e presto si rimetterà in forma!"
Lei sorrise, contenta dell'aiuto che

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   4 commenti     di: sara zucchetti


Un cuore nuovo

Le umiliazioni che tu hai inferto, come il più disumano degli aguzzini, non sono volate via ingoiate dal tempo, esse vagano sul tuo capo come avvoltoi affamati che inseguono la preda.

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La dea della vita, giunse al vivere dei suoi campi, e prese a camminare per i prati in fiore. Era bellissima e piena di luce, ed uno scarafaggio guardandola ne restò incantato:

Meravigliosa creatura, tu al di sopra di tutte, tu luce che rischiari la vita, tu anima gentile, si inchina il mio capo al tuo cospetto.

Ma la dea della vita, sapeva bene chi invero fosse quel buio animale e pertanto al suo gentil parlare rispose:

Alza pure la fronte, non devi a me questo rispetto, ti conosco e so che non hai mai dimostrato gentilezza al vivere, se non a chi ti è apparso superiore.

Io?

Disse offeso lo scarafaggio.

Madre della vita, ti starai confondendo con altri, non esiste scarafaggio più altruista di me, te lo dimostra il fatto che mi sia rivolto a te con grande rispetto senza neppure conoscerti.

Continui a creder che il viver dorma, figlio ingrato, ho osservato ogni passo del tuo cammino e le umiliazioni che hai inferto al più piccolo dei miei figli e come se le avessi inferte a me.
Non posso dimenticare il dolore che hai procurato, e sino a quando i miei figli continueranno a versar lacrime sui tuoi misfatti, io non ti perdonerò.

AHHAHAHH e che mi fai, ho avuto una vita bellissima e piena di soddisfazioni, ogni qualvolta ho desiderato qualcosa me la sono presa. Posso davvero ritenermi soddisfatto di ogni cosa, dimmi ora cosa puoi togliermi forse la vita?
Prenditela pure, era già previsto ma non cambierei una virgola del mio passato.

Tu dici? Parli così in virtù della tua limitata visione di vita, ma se comprendessi che la tua esistenza e solo all’inizio e non alla fine così come pensi, le tue certezze incomincerebbero a vacillare e piangeresti lacrime amare, per come hai lavorato qui sulla terra.
Le umiliaz

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   2 commenti     di: Cleonice Parisi


Il passamano dell'amore

Voi non ci crederete, bambini, ma una volta, il mondo era diverso.
Gli uomini vestivano con abiti semplici, lavoravano la terra, pascolavano le greggi.
Erano felici, perché possedevano il sorriso e sempre se lo scambiavano.
Ma, ahimè, in una foresta nera sulla grande montagna, vi abitava un grande mago, terribile e cattivo.
Si chiamava NONVOGLIORIDERE, infatti piangeva sempre e gli gnomi al suo servizio, avevano le faccine tristi.
Un giorno, mentre passeggiava per la foresta, udì i tagliaboschi, ridere.
Pensò fra se"perché gli uomini ridono e non piangono mai?"
Cominciò a spiarli, nascondendosi nei cespugli, alla fine, roso dall'invidia per la tanta allegria degli uomini, decise di rubarlo.
Poverino, era talmente sciocco, che non pensava che bastava domandarlo per riceverlo in dono.
Così, tornato, furioso alla grotta, chiamò gli gnomi, e disse loro- Mettetevi in fila, vi ricoprirò con la polvere che rende invisibili, andrete fra gli uomini e ruberete il sorriso
Chi non mi ubbidirà lo mangerò a colazione-
Scese la notte ed gli gnomi scesero nei villaggi.
Non appena fu buio fondo, quatti quatti, entrarono nelle case e rubarono il sorriso, tornarono dal mago, che abituato a non sorridere mai, per quanto fece non riuscì a stamparlo sulla bocca.
Per rabbia, lo rinchiuse in uno scrigno.
Al mattino, gli abitanti dei villaggi, appena alzati, s'accorsero che qualcosa in loro non andava, ma non capivano cosa.
Si misero a lavorare, ma il lavoro sembrava pesante, ma fatto strano, bastava una sciocchezza per farli litigare.
La paura li prese, quando per la prima volta, iniziarono a piangere.
Le lacrime erano copiose, tutti ora stavano in casa a piangere, i bambini non vollero più giocare, gli uomini più lavorare e le donne non cucinavano più.
Che mondo brutto era diventato!
Ma in una notte di Dicembre, mentre tutti singhiozzavano, cadde una stella dal cielo, si posò dolcemente su un prato.
Nacque un fiore con la corolla d'argento chiusa, c

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Astuta come una lucciola

Astuta come una lucciola
Talvolta i più grandi mutamenti hanno inizio grazie alle intuizioni del più piccolo degli esseri. Non conta che ruolo tu abbia nel vivere, sempre e dico sempre, potrai modificare il futuro del mondo. La vita è l’unico bene irrinunciabile che vedrà il suo realizzo solo se condiviso col mondo intero. Muta il mondo di domani, inizia oggi diffondendo la tua voglia di vivere.

Un grosso ragno intesseva la sua complessa e scintillante ragnatela, fiero della propria opera restò immobile ad ammirarla, e poi si disse:

È meravigliosa questa ragnatela la più bella che abbia mai fatto, e visibile solo ai raggi del sole, ma quando scenderà la notte molti sventurati cadranno nella mia trappola.

Giunse la notte, e il ragno si nascose dietro una foglia, e con grande tranquillità attese che qualche sprovveduto insetto finisse contro la sua vischiosa ragnatela. La sua attesa non fu lunga, erano passati appena pochi minuti, quando una piccola lucciola nel volare finì nella rete del ragno.

Aiuto, aiuto!!!

Prese a urlare la piccola, un altro gruppetto di lucciole che stavano volando con lei, a quelle grida si avvicinarono alla piccola, e nel vedere che era finita in una ragnatela, seppur addolorate l’abbandonarono al suo destino.

Era cosa risaputa, che quando un ragno catturava la sua preda, non ci fosse scampo per la vittima del suo inganno. Il ragno uscì dalla sua tana, e con le sue zampe pelose incominciò ad avvicinarsi alla preda dicendo:

Piccola lucciola che tu sia la benvenuta, sappi che oggi la tua esistenza mi appartiene, ma il tuo sacrificio non sarà vano, servirà a nutrire me e i miei piccoli. Pertanto non esser triste, accetta la tua sorte con gioia, darai continuità al vivere.

Ti prego, abbi pietà, io sono solo una piccola lucciola, ma voglio fortemente vivere.

La lucciola aveva notato che il ragno era una femmina, e quando aveva fatto riferimento ai suoi figli aveva sentito una sorta d’infle

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   2 commenti     di: Cleonice Parisi



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Questa sezione contiene favole e storie per bambini e adulti, racconti con morale e allegorie

Le favole sono dei racconti breve che trasmettono un insegnamento di carattere morale o didascalico. I protagonisti sono solitamente animali antropomorfizzati che rappresentano vizi e virtù degli uomini. La presenza di un intento morale le differenzia dalle fiabe - Approfondimenti su Wikipedia