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Favole per bambini

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Il topo divertente

Uno splendido giorno una strega passeggiava nel bosco.
Siccome a lei piaceva tanto fare gli scherzi, decise di farne uno a un topolino che passava di li.
La strega voleva fare un incantesimo nuovo, volle provare a fare in modo che il topolino potesse diventare uno che faceva ridere.
E così fece.

Quando arrivò a casa, il topolino voleva bere, ma si accorse che la sua bottiglia non si apriva. Cercò in tutti i modi di aprirla ma il tappo era troppo resistente.
Alla fine, con uno sforzo, riuscì a stappare la bottiglia, ma il tappo gli andò nell'occhio. Lui non vedeva più niente e quando, barcollando per il colpo e con un solo occhio buono, uscì da casa, cascò in un secchio d'acqua rovinando poi a terra per uscirci.

La strega, che stava guardando, si mise a ridere e disse:
" Ah ah ah aaaaahh ora però sto esagerando!"
" Meglio annullare la maledizione!"

E il topolino poté vivere felice e tranquillo.



I due ruscelli



Il lago dei cigni

Era una notte buia e nuvolosa, in cielo non c'era neanche una stella e anche la luna si nascondeva nell'ombra del mistero. Dopo una passeggiata Lia si accorse che stava diventando nuvoloso ed era tardi, così si avviò verso il ponte del lago per tornare a casa.
Era un grande ponte moderno con corrimano e sbarre, sotto c'era una ferrovia protetta da reti metalliche. Lei adorava quel posto pieno di ricordi, fin da piccola lo attraversava con piacere anche se prima era di legno e aveva uno aspetto più antico, ma tutto può cambiare nella vita. Osservava spesso il lago e l'acqua tranquilla le accarezzava il cuore regalandole serenità.
Si fermò un istante, appoggiò le braccia al corrimano del lago, guardando il cielo con un sorriso anche se mancavano le stelle. Dispersa nei suoi pensieri, abbassò la testa e si coprì un attimo il viso con le mani sfiorandolo e sentendosi molto rilassata. Si sentiva sola, in quel'atmosfera notturna, ma con il cuore pieno di gioia e speranza.
Nel lago c'erano due bellissimi cigni bianchi e con il becco arancione, lei non li aveva notati per il buio. Erano un maschio di nome Delì e una femmina di nome Delè. Uno davanti all'altra, piegando il loro lungo collo creavano teneramente un unico cuore e fioriva un profondo amore, immagine spettacolare della natura. Delè era molto emozionata e provava sensazioni bellissime, lui la faceva felice e l'atmosfera cambiò improvvisamente. Il cielo si schiarì, scomparvero le nuvole e le stelle risplendevano con la luna nell'immenso cielo. Se ne accorse anche Lia e si mise a contemplare con serenità.
Delì voleva rendere quel momento ancora più romantico, mostrando a lei il suo splendido volo e cercandole un pensiero.
-Aspetta qui Delè, torno subito!
-Dove vai, non mi lasciare sola
-Vedrai tornerò con una sorpesa!
Delì partì in volo e Lia lo vide subito salire verso il ponte riconoscendo che era un bel cigno, purtoppo sbagliò destinazione e finì incastrato con il corpo ne

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   10 commenti     di: sara zucchetti


NUOVA FABULA ATELLANA

ATTO UNICO



PERSONAE

Peppe Pappo  : Il vecchio avaro lussurioso da raggirare.

Bruno Bucco :  ghiottone vanaglorioso maleducato servo.

Dario  Dossena : Il gobbo astuto perfido imbroglione.

Mario Macco : lo sciocco il balordo.



Scena prima  nel vecchio centro storico di Napoli
In un antico palazzo al secondo piano  Peppe Pappo
è a letto per un forte raffreddore.



Peppe Pappo : Mi giro e mi rigiro nel letto non riesco
a pigliare sonno  , questa influenza mi ha castigato.
I soldi miei me li sono nascosti sotto alle lenzuola,
qui al sicuro vicino a me.
Questa è una casa di mariuoli, non c’è da fidarsi
di nessuno.
Vivo circondato da ladri , di gente che campa sopra
alle spalle mie.
Aspettano che io tiri le cuoia per prendersi tutto
quello che sono riuscito a mettere da parte, lavorando, risparmiando. I miei denari non si toccano.
Figli miei, quanto siete belli.
( Conta i denari, uno ad uno) . Tutto ad un tratto lancia
un urlo impaurito  si nasconde sotto le coperte.
Con voce tremante  grida: Chi và là.


Bruno Bucco: ( Accende, la luce) Don Peppe  sono io
Bruno, dabbasso  ci sono delle persone che vogliono conferire  con lei.


Peppe Pappo : Disgraziato spegni la luce, mi vuoi vedere rovinato. a fine mese la bolletta la pago io.
Da oggi in poi mi segno sopra  un quaderno ogni volta  accedi la luce inutilmente senza il mio permesso così mi ripaghi
ciò che hai consumato illegalmente.


Bruno Bucco: ( Parlando tra sé : Quanto è brutto vecchio spilorcio ma qualche giorno all’altro ti do una mazzata
in testa, adesso mi vuole far pagare pure la luce  accesa senza il suo permesso.) 
Con aria disinvolta :Come vi sentite stamani, cosa dite l’apro la finestra, ho avete paura di sciuparvi alla luce del sole. 


Peppe Pappo  : No apri  un po’ di sole  farà senz’altro bene
a queste povere  ossa mie  infreddolite.
(Scende dal letto s’infila le pantofol

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Scambio di ruoli

C'erano una volta due piccole amiche di nome Allegra e Maria, avevano circa otto anni, si volevano molto bene e giocavano spesso insieme. Vivevano in due piccole casette di campagna e andavano spesso nel bosco per raggiungere il fiume e tirare qualche sasso portando a spasso le loro bambole.
Un giorno, mentre si avventuravano nel bosco videro un lupo, entrarono nel panico e cominciarono ad allontanarsi veloci, ma poi si accorsero che l'animale invece di aggredirle era più terrorizzato di loro e si allontanava. Si fermarono e videro intenerite quel musetto impaurito, che non gli aveva fatto nulla di male.
Si avvicinarono e lui indietreggiava così Maria disse: "Perchè hai paura non abbiamo occhi, orecchie e bocca grande, sei tu che devi mangiarci, noi non possiamo farti nulla di male."
Il lupo era un po'imbarazzato, ma non si sentiva preso in giro dalla domanda innocente della piccola, così disse: " Io... non so... sono cresciuto da solo, mia madre è morta quando ero ancora piccolo, perchè un bracconiere gli ha sparato con un fucile e io mi sono spaventato molto.
Quando vedo degli esseri umani, mi cattura la paura più cattiva di me, il mio corpo entra nel panico ed è sempre più sconvolto."
Le due amiche erano molto dispiaciute per il dolore che provava e avevano capito che il suo istinto era affogato nelle lacrime della paura. Allegra disse: "Non devi aver paura non siamo cattive non ti faremo nulla di male. Lo so che queste parole non bastano a convincere la tua nemica, ma fidati di noi e abbi fiducia in te." Lui non disse nulla e rattristato si allontanò lasciandole senza parole.
Le due amiche tornarono a casa mano nella mano, ma non dissero nulla ai loro genitori perchè altrimenti non le avrebbero più fatte andare nel bosco. Il giorno dopo tornarono nel bosco sperando di trovarlo e consolarlo, ma non lo trovarono, cominciò a piovere e tornarono a casa un po'deluse.
Il giorno dopo andarono a cercarlo per tutto il bosco, non trovarono altri ani

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   12 commenti     di: sara zucchetti


Il risveglio della tenerezza (seconda parte)

Passarono gli anni e i genitori di Catherine invecchiarono, cedendo così la corona e lo scettro reale ai ragazzi. Catherine fu felice all'inizio, ma anche preoccupata come lui, perché avevano un impegno importante.

Poi lentamente il loro rapporto cominciò a spezzarsi, come il ramo di un albero, peggiorando le cose. Erano sempre più lontani, soprattutto lui. Lei cercava di fare finta di nulla, ma nel cuore sentiva dolore e angoscia, sentendosi molto sola. Senza volerlo lui era diventato insopportabile, la sua tenerezza si era sciolta e sembrava quasi che Catherine lo disturbasse. Lei si chiedeva e richiedeva cosa era successo e perché non la voleva più, cercava di farsi sempre più bella e distrarlo ironicamente, ma la sua mente non era con lei. Si avvicinava, lo desiderava e lui accettava un bacio, ma non ci provava con la sua intenzione.

Un giorno triste e disperata, con una tormenta nel cuore che non si liberava, decise di andare a fare una cavalcata da sola, poiché lui non voleva più fare nemmeno quello. Ordinò ai guerrieri di non seguirla voleva stare sola e non aveva paura.

Salì in groppa a Oscar e raggiunse il bosco, la natura che la circondava le fece ritrovare un po' di serenità. Andava lentamente, accarezzando Oscar e osservava tutto quello che aveva attorno. Alberi alti e verdi, cespugli folti e un piccolo torrente che veniva dalle cascate. All'improvviso vide muoversi un cespuglio e si accorse, che non era il vento, ma qualcuno che cercava di nascondersi. Scese da cavallo e si avvicinò curiosamente, finché non spuntò qualcuno. Lei si spaventò, perché saltò fuori dal cespuglio improvvisamente, ma poi vide che era un bimbo e si calmò. In realtà non era un solo un bambino, era piccolo aveva l'età di un bambino di circa sei anni, ma era un folletto del bosco. Catherine, sorrise spontaneamente a quella strana creatura, vestita di azzurro con un simpatico cappello blu.

- Ciao piccolo
- Ciao!
- Come ti chiami?
- Tenerì
-

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   8 commenti     di: sara zucchetti


La mamma uccello e il serpente

C'era una volta, una mamma uccello che deposte le sue uova, le covava amorevolmente.

Un giorno, però, il volatile lasciò il suo nido incustodito, per andare a cercar cibo e un serpente che passava da quelle parti, approfittandosi della situazione, mangiò tutte le uova.

Poco dopo, la mamma uccello fece ritorno alla sua casa e non vide più la sua covata; vedendo il serpente, lo accusò di essersi mangiato le sue creature. Così si scagliò, come una freccia impazzita, su di lui e cominciò a beccarlo.

Il serpente cercò di difendersi sentenziando:
"Non sono stato io... non devi beccare me, ma quell'uccello geloso di te, che ha preso le tue uova e le ha lasciate cadere nel lago qui vicino."

A quel punto l'uccello disse: "E perché mai avrebbe dovuto farlo?"

Il serpente rispose: "Perché era gelosa delle tue uova. Se badi bene, non era riuscita ad averne neanche uno e, per questo era tanto invidiosa della tua covata. Per dimostrare la sua non verità, il serpente, condusse la mamma uccello al lago.

Insieme, iniziarono le ricerche che, si conclusero senza risultati positivi. A quel punto, il serpente disse:
"Non riusciremo mai a ritrovarle sane, cascando si saranno sicuramente rotte."

All'improvviso, mentre il serpente si difendeva, successe che, la mamma uccello, si accorse della colpevolezza dello rettile e glielo disse: "Tu, serpente, hai mangiato le mie uova e ne ho la prova."

Il serpente, spazientito, tagliò corto e rispose:
"Beh, adesso devo andare, io ti ho messo in guardia sulla colpevolezza di quell'uccello. Ora tocca a te".

Esso, però, non si era accorto di una piccola piuma che sporgeva dall'angolo della sua bocca e la mamma uccello, con il cuore colmo di dolore, si diresse verso di lui, afferrò, con il becco, la piccola piuma e gliela mostrò.

Infine, uno stormo di uccelli si unì alla mamma uccello e insieme beccarono il serpente fino allo sfinimento ed esso, malridotto e dolorante, se ne to

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Questa sezione contiene favole e storie per bambini e adulti, racconti con morale e allegorie

Le favole sono dei racconti breve che trasmettono un insegnamento di carattere morale o didascalico. I protagonisti sono solitamente animali antropomorfizzati che rappresentano vizi e virtù degli uomini. La presenza di un intento morale le differenzia dalle fiabe - Approfondimenti su Wikipedia