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Favole per bambini

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Non esagerare!

C’era una volta una gallina e i suoi pulcini che vivevano nel pollaio di una fattoria.
Mamma gallina disse ai suoi pulcini:<< Non esagerate a mangiare!>>
I pulcini obbedirono ma il più dispettoso però non obbedì.
A lui piaceva il mangime al cioccolato e diventò un pollo.
Dopo qualche mese il contadino prese il pollo e decise di ucciderlo per mangiarlo.
La gallina disse ai pulcini:<<Avete visto cosa è successo a vostro fratello?>>
Tutti dissero:<<Si!>> E un pulcino poco dopo disse:<<è stato mangiato>>
La morale di questa favola è di non esagerare mai nel mangiare se no siamo pronti per essere il pranzo di Natale!.

   2 commenti     di: Andrea Raineri


Lu parrinu e li soru schettiU PARRINU E LI SORU SCHETTI

Il Cuntu è stato il prodotto narrativo più comune pur nella sua disperata e disperante ingenuità della Civiltà contadina la rivela meglio di un saggio di sociologia. Gli ingredienti ci sono tutti: la speranza, la miseria, la superstizione, la tristezza, la magia, la religione, il lieto fine. Questo cunto, uno dei tanti, veniva raccontato dagli anziani la sera dopo il pasto. si ripeteva all'infinito, ogni volta lo stesso ed ogni volta nuovo, perchè il cuntastorie aggiungeva sempre qualcosa o toglieva se aveva fretta di andare a dormire, incurante delle proteste di quanti di noi ricordavamo le parti del racconto tagliato. Auguro buona lettura a quanti avranno la pazienza di addentrarsi nel racconto.

C'era 'na vota 'na viduva, lu maritu murennu l'avia lassatu cu tri figli nichi e idda mischina cu granni sacrifici li purtava avanti. Amuninni chi vinni lu tempu chi li picciotti avianu divintatu grannuzzi, allura la matri li riunii e cci fici un beddu discursu:
"Figli mei, sinu a quannu atu statu nichi, ju cu granni sacrifici haiu mantinutu a tutti, oramai siti granni perciò un pezzu di pani agghiri dintra cci l'aviti a purtari".
Lu granni si fici avanti.
"Dumani matina prestu, mi nni vaju a la chiazza, sutta lu roggiu di lu spitali, dunni fannu l'omini pi ghiri a travagliari e videmu si mi capita la jurnata".
Accussì fici. La matina prestu chi cc'era ancora scuru, lu figliu granni si nni ju sutta lu roggiu dunni si riunianu tutti l'omini chi circavanu travagliu e si misi ad aspittari chi un patroni lu chiamassi pi fari la jurnata.
Mentri lu picciottu era dda chi aspittava, di la chesa vicina nisciu un parrinu chi avia dittu missa, s'avvicinau a iddu e cci dissi:
"Beddu giuvini, vò travagliari"?
"Certamenti signuria, sugnu ccà a Ddiu e a la furtuna, spirannu chi quarcunu mi chiama pi farimi travagliari, accussi pozzu purtari pani a la casa".
"Cci vo veniri cu mia a travagliari"?
"Macari a Ddiu, si vossia mi cci porta ju cci vegnu vulinteri e cci di

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Pierino e il lupo

La signora Dielma aveva seguito, incantata la musica di Prokofiev, aveva ascoltato la voce narrante e la sua attenzione era tesa ad ascoltare la conclusione della storia.
Aveva tirato un sospiro di sollievo quando aveva sentito che il lupo non era stato ucciso.
Lo avevano portato allo zoo con una marcia trionfale guidata dal nonno di Pierino.
La mente di Dielma ebbe un guizzo: "Andrò a trovarlo allo zoo" - si disse. Dovete sapere che la signora Dielma amava i lupi che aveva incontrato tante volte nei boschi dove faceva lunghe passeggiate. Tra lei e i lupi si era stabilita una bella amicizia dal giorno in cui aveva offerto ad un lupo che le si era avvicinato due belle fette di prosciutto del panino che si era portato per la merenda. Il lupo l' aveva ringraziata con un elegante scodinzolamento della bella coda e Dielma gli aveva fatto una carezza sulla testa.
Dunque Dielma andò allo zoo e si fermò davanti ad una gabbia dove era rinchiuso un lupo dagli occhi tristissimi. Anche gli occhi di Dielma si rabbuiarono. "Ora provo a parlargli"- si disse.
"Lupo - sussurrò - come ti chiami?" Non ci crederete, ma il lupo rispose, con una voce fioca e dolente. "Non abbiamo un nome noi lupi. Ci chiamiamo e ci rispondiamo mutando il tono della nostra voce. "E come fai a parlare la mia lingua?" - chiese Dielma. "Me l' hanno insegnata la disperazione, la vergogna e la rabbia. Riesci ad immaginare che cosa ho provato ad essere legato per le zampe ad un palo, a testa in giù e trascinato in questa prigione? Io ho una compagna e due cuccioli bellissimi. Ora sono soli e non so come se la caveranno. Moriranno? Saranno catturati e finiranno anche loro in questa prigione?" Dielma restò turbata. Chiese al lupo: "Ma tu volevi mangiare Pierino?" "No. Volevo soltanto giocare. Pensavo che gli facesse piacere. Anche lui è un cucciolo" "Devo crederti?" - chiese Dielma. "Fai come ti pare" - rispose il lupo. Si distese a terra e non parlò più. Dielma pensò un po' e disse: "E se io ti

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Il Sole nel Cuore

Sia l’uomo fonte di vita per il mondo e non arido deserto dove la vita langue.
Le lacrime versate nella comprensione, saranno il mare dal quale vi ergerete completi.
Occhi nuovi vi guideranno sino a quel Sole che ne avrà accresciuta la sapienza.

Quando la sorgente viva presente in ogni cuore avrà ripreso a scorrere copiosa,
la luce del Sole vi chiamerà per nome, solo allora le porte del vivere si schiuderanno al degno passo di un nuovo sovrano
che s’innalzerà al cielo con il Sole nel cuore.

***

Meriti di più!

Disse il Sole all’Acqua.

Tu tra tutte sei la limpida sorgente della verità, attraverso i tuoi allegri fluttui la luce dell’arcobaleno viaggia veloce nelle buie ferite della terra, e le aride zolle rivivono al tuo semplice scorrere.
Acqua vorrei che del vivere tu divenissi regina, perché nessuno più di te merita di ricevere tale onore.

Acqua, si ridestò dal suo elemento naturale, la sua limpida trasparenza e le sue fresche forme, incantarono il creato, scoiattoli volanti, uccelli variopinti, volpi dall’occhio vispo, e lupi affamati, fermarono la loro corsa, che incantati dalla sua rara bellezza, restarono a guardarne la nascita, riconoscendola degna regina già prima del suo divenire.
Quel silenzio innaturale racchiudeva nel suo intimo un concerto di melodie mai ascoltate prima, capace di rinfrancare le aride terre dimenticate da secoli.
Acqua non si accorse del clamore nascosto dietro a quel silenzio, aprì le sue ampie ali e prese a volare incontro al Sole per ricevere la sua corona.
Durante il volo, piccolissime particelle d’acqua scivolarono leggiadre dal suo meraviglioso abito, e al contatto con l’aria presero vita. Ogni goccia allungò le sue piccole manine e stringendosi ai raggi di luce del primo sole, incominciarono a danzare. Le loro acrobazie incantarono il viver del mondo, creando uno spettacolare arcobaleno di luci tra cielo e terra.
Quando Acqua giunse al cielo, il Sole degno sovrano del c

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   2 commenti     di: Cleonice Parisi


Il pagliaccio triste

"Che cosa c'è piccolino, perché sei così triste?"
"Mamma, sono stufo delle solite cose, voglio la luna".
La mamma di Pierrot pensò inizialmente che il suo bambino stesse scherzando, invece si rese presto conto che il piccolo, annoiato dai suoi giocattoli, voleva qualcosa di unico che solo lui era in grado di possedere.
Pierrot cominciò a fare molti capricci chiedendo insistentemente di poter realizzare il suo desiderio.
"Eccoti la luna".
La mamma pur di accontentare il figlioletto aveva recuperato un palloncino bianco molto simile alla luna piena e glielo stava porgendo.
"Ma questa non è la luna" protestò il bimbo.
"Prova a guardare le cose con gli occhi della fantasia" rispose la mamma. "La luna è venuta giù dal cielo e si è trasformata in palloncino per stare con te".
"Se davvero è così allora non esploderà".
Pierrot fece scoppiare il palloncino bucandolo con uno spillo; ne fuoriuscì tanta polvere argentata che andò a finire sul volto del bambino, trasformandosi in lacrime; da quel momento, punito per la sua capacità di non volersi accontentare, fu privato della cosa più preziosa: il sorriso.
Una volta cresciuto Pierrot cominciò a lavorare in un circo speciale, fatto di maschere e mostri che non avevano bisogno di camuffarsi per far ridere o spaventare le persone, perché erano realmente così, come del resto Pierrot, sempre malinconico e con le lacrime che non abbandonavano mai il suo volto. Era destinato ad intenerire e a commuovere più che a spaventare le persone; ciò gli dava molto dispiacere ed invidiava i suoi amici pagliacci che invece facevano divertire tutti.
"Vattene, non ti vogliamo più" disse un giorno la maschera di Frankestein.
Dopo una giornata di lavoro le maschere stavano cenando ed improvvisamente Pierrot si trovò escluso dalla tavolata.
"Perché, che cosa vi ho fatto?" domandò stupito "abbiamo sempre cenato assieme".
"Abbiamo deciso che sei troppo triste e porti la malinconia tra noi che invece dobbiamo far

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Il fraticello e la lavandaia

Tanto tempo fa, in un paesino di montagna, viveva un fraticello che ogni giorno andava su e giu per i monti per dare buoni consigli alla gente e, mentre passeggiava per le stradine piccole e tortuose, pregava anche. Nei paraggi c'era una piccola baita nella quale abitava una perfida lavandaia. Lei odiava troppo ascoltare e vedere quel fraticello che ogni giorno alla solita ora saliva e scendeva i monti per pregare, cosi pensò di vendicarsi di lui. Un bel giorno, quando il fraticello si trovava per i monti, come era consuetudine fare, venne chiamato dalla
lavandaia:
- Fraticello, posso rubarvi un minuto? Vi voglio parlare!
- Ogni vostra richiesta sarà esaudita, rispose il fraticello. Come posso esservi utile gentile signora, asserì di nuovo il povero fraticello.
- Questa volta sarò io gentile con voi disse la lavandaia; perché domani vi offrirò una gustosa pizza, sempre se accetterete l'invito.
- Accetterò molto volentieri, rispose il fraticello, come posso rifiutare l'offerta di una gentile signora come voi? Domani verrò da voi a gustare la bella pizza.
In realtà, la lavandaia la pizza la fece piena di veleno, visto che desiderava la morte di quel povero fraticello.
Il giorno seguente, il frate non mancò all'appuntamento.
Ma visto che non poteva fermarsi a lungo, la lavandaia taglio due belle fette di pizza e le diede al fraticello. Le mangerò appena arriverò in paese disse il fraticello alla lavandaia.
Dopo che era sceso in paese, uscirono quattro ragazzini da scuola che egli conosceva bene. I ragazzi che videro il frate chiesero se aveva qualcosa da offire a loro. Il frate pensò di cedere le fette di pizza ai ragazzi, e cosi se le divisero tra di loro. Ma la parte dove c'era più veleno capitò nelle mani del figlio della lavadaia.
Gli altri ragazzi ebbero solo un lieve mal di pancia ma tutto passò in poche ore, mentre il figlio della lavandaia appena tornato a casa ebbe un forte mal di pancia. La madre chiese se avesse mangiato qualc

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   1 commenti     di: antonio iovino


La stanza proibita (seconda parte)

Prese la chiave e sistemò il quadro. Si girò e si avvicinò alla porta, sospirò profondamente e poi decisa infilò la chiave nella serratura. Dopo averla girata un paio di volte, abbassò la maniglia e aprì leggermente la porta nella quale entrò uno spiraglio di luce e d'aria.

La stanza era buia, perché la finestra aveva due persiane chiuse, dove dagli spiragli entrava una delicata luce, così si procurò il suo lumino. Entrò socchiudendo la porta, ma quando si allontanò, si chiuse totalmente all'improvviso e sbattendo un po', lei sobbalzò, ma non ci fece caso e iniziò a guardarsi attorno. Osservò attentamente ogni cosa e vide un letto nuovo in legno, con un copriletto ricamato e di colore rosa. Accanto c'era una culla, rivestita di lenzuola bianche e rosa e con il suo piccolo nome ricamato, che le fece nascere un dolce sorriso. Accanto alla culla c'era una cassettiera, sempre in legno antico, con decorazioni e un piccolo specchio attaccato. Provò ad aprire un cassetto e vi trovò oggetti e vestiti intimi da donna. Sopra la cassettiera, davanti allo specchio, c'era un carillon a forma di pianoforte che lei caricò e sentì vibrare nell'aria una dolce melodia. Era come uno scrigno e sollevando il coperchio, all'interno vi trovò il ciondolo a forma di fiore e di colore azzurro, che riconobbe perché si ricordò di averlo visto sul ritratto della mamma. Per sentirla più vicina al suo cuore, se lo mise al collo e continuò la sua scoperta.

Sull'altra parete della stanza, c'era un armadio con antine e aprendole vide degli splendidi vestiti da donna che la incantarono, eleganti e lunghi come da principessa. Accanto all'armadio c'era una libreria ricca di libri di ogni tipo. Fu attirata da certi libri che l'affascinavano per la copertina, anche se non tutti avevano immagini, ma erano rilegati molto bene e leggendo i titoli s'immaginava la storia con tutta la sua fantasia.
L'unico libro che non la interessò era un piccolo libro di un colore nero inte

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   10 commenti     di: sara zucchetti



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Questa sezione contiene favole e storie per bambini e adulti, racconti con morale e allegorie

Le favole sono dei racconti breve che trasmettono un insegnamento di carattere morale o didascalico. I protagonisti sono solitamente animali antropomorfizzati che rappresentano vizi e virtù degli uomini. La presenza di un intento morale le differenzia dalle fiabe - Approfondimenti su Wikipedia