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Fiabe

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La mano e il fuoco

C'era una volta una mano molto soddisfatta di sé, perché, nel suo maneggiare quotidiano, era capace di fare davvero di tutto.
Ella stringeva con forza il martello per battere i chiodi in profonde fessure,
poi ci appendeva sopra le tele, su cui dipingeva raffinate figure.
Impastava farina e sfornarva pani fragranti,
con ago e con stoffa cuciva abiti eleganti.
Pizzicava la chitarra con disinvoltura,
con le pinze svitava bulloni di ogni misura.
Poteva infilarsi dentro ai burattini per raccontar le fiabe a tutti i bambini,
e poteva scrivere storie brillanti sui bianchi tasti con le dita danzanti.
Piegava la carta,
sbucciava la mela,
con un cencio per terra passava la cera,
con un ferro caldo stirava i calzini,
e con la falce affilata tosava i pratini.
Insomma non c'era niente che non riuscisse a fare, ed era così orgogliosa di sé, che tutto le sembrava possibile; finché un giorno non vide qualcosa nel caminetto.
Era bello il suo aspetto: caldo e lucente sfavillava,
il fuoco sulla legna scoppiettava.
Non riuscì a resistere a quell'energia attraente,
e di afferrarlo subito le passò per la mente,
ma ahimè,
un dolore tremendo la pervase tutta,
la mano tornò indietro con ustione brutta.
Convinta che tutto poteva fare,
un'altra, e poi un'altra volta ancora ci rivolle tornare,
ma aaaahhhh quel calore,
mio dio che tremendo dolore!!
Tutta bruciata la mano piangeva,
e afflitta pensava:
quel che più male faceva,
il dolore vero, non era tanto l'ustione,
quanto il dover constatare,
che quel bel fuoco non riusciva a maneggiare.
L'ultima volta, e fu quella davvero,
entrò dentro tutta senza mai più tornare,
perché,
troppo orgogliosa di sé,
quel dolore non volle mai più provare.



Amore

1 aprile 1999





Lo guardo sorridere mentre parla, è bello come gli attori nelle vecchie fotografie ancora in bianco e nero, lo stesso sguardo intenso, sognante che guarda lontano ma non nello spazio né nel tempo, il sorriso indefinito, più una smorfia, ma lieve.
Ripensavo a quando lo conobbi, due anni prima. Correva verso casa sua, sotto la pioggia senza ombrello, gli offrii un riparo sotto il mio, all'inizio era titubante, è sempre stato timido ho scoperto poi. In quei pochi minuti che trascorrevamo vicini, il suo volto mi si scolpiva in mente, si stampava ovunque nella mia memoria e occupava ogni mio pensiero, sentivo il desiderio di stringere la sua mano, di accarezzarne le dita.. quando si fermò. Eravamo ormai giunti nella via di casa sua, compresi avrei potuto non rivederlo mai più e mi era insopportabile l'idea di dovermi accontentare per sempre della sua immagine, anche se vivida e fresca, e l'idea che mai mi avrebbe baciato le labbra mi tormentava incessante. Al momento del saluto un'angoscia mi prese al collo, un nodo mi bloccava la gola, quasi non riuscii a parlare e salutarlo, così con timidezza travestita da coraggio lo baciai sulla guancia liscia, avrei voluto sentire il tocco morbido della sua pelle sulle labbra in eterno, ma mi scostai. Lui suonò il campanello, stavo per andarmene quando mi disse che non c'era nessuno e aveva scordato le chiavi. Fui pervaso da una gioia impetuosa che mi fece quasi esultare nel vedere il suo sguardo posato su di me come a chiedermi : "Dove andiamo ora? Dove vuoi trascorrere altro tempo con me?". Vicino alla casa c'era un un parco, da poco avevano sistemato le onde e costruito una fontana, all'ombra di un salice c'erano alcune panchine, su una di queste ci sedemmo a parlare. Mi perdevo in quegli occhi verdi e non sentii una parola di quello che disse seppure la sua voce mi appariva come una meravigliosa serie di suoni che scandivano al ritmo delle sue labbra il crescere imperioso della dolcissima passi

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   3 commenti     di: MorteeDegrado


Cappuccetto Rosso: la Vera Storia

Tanto tempo fa, in un bosco ai bordi di un piccolo paese, viveva un lupo di nome Bartolomeo. Bartolomeo era talmente grosso e nero e aveva denti così aguzzi e acuminati che tutti lo chiamavano "Mangia-uomini" e nessuno voleva parlare con lui. In particolare il cacciatore che cercava in tutti i modi di ucciderlo.
Ma Bartolomeo in realtà era un lupo di indole buona, vegetariano per scelta, non aveva mai ucciso nessun animale, tanto che tutti gli abitanti del bosco erano diventati suoi amici.
Pacifico per natura, non riusciva a sopportare l'idea di non essere accettato dagli esseri umani, perciò cercava ogni occasione per fare amicizia con loro.

Un giorno, mentre passeggiava per il bosco, incontrò Cappuccetto Rosso. La bambina non sapeva che il lupo era considerato cattivo, perciò non ne aveva paura e si fermò a parlare con lui.
"Buon giorno Cappuccetto Rosso", disse Bartolomeo.
"Buon giorno a te", rispose la bambina.
"Dove vai Cappuccetto Rosso, così presto di mattina?"
"Vado dalla nonna."
"Cosa porti nascosto sotto il grembiulino?"
"Vino e torta. È fresca. L'abbiamo cotta proprio ieri sera, così la nonna che è debole e malata si rinforzerà."
"Dove sta la tua nonna?"
"A un quarto d'ora da qui, nel bosco; proprio sotto le tre querce, là c'è la sua casetta e lì vicino c'è un gran cespuglio di noccioli, hai capito dove?"
"Sì certo, è un bellissimo posto"
Mentre diceva quelle parole Bartolomeo si ricordò che la strada che portava dalla nonna era proprio quella dove aveva visto aggirarsi il cacciatore malvagio. Doveva impedire alla bambina di fare quella strada, il cacciatore era tremendamente pericoloso, ma non voleva certo spaventarla. Come poteva fare? Doveva convincerla a cambiare strada senza rivelarle il perché.
"Ma come sei tutta seria Cappuccetto Rosso? non vedi come sono belli i fiori e gli uccellini?" continuò.
Cappuccetto Rosso alzò gli occhi e vide i raggi di sole che filtravano danzando attraverso gli alberi.
"Hai

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Ciccia

C'erano una volta due piccoli topolini, uno si chiamava Timmi, mentre suo fratellino Ciccia. Lo chiamavano così perché non la smetteva mai di mangiare ed era molto molto grasso.
Dopo la morte dei genitori, rimasti orfani iniziarono a girare il mondo, finché trovarono casa vicino ad un supermercato.
Di giorno dormivano mentre la notte attraverso un piccolo buco nel muro riuscivano a entrare in quel supermercato ed a procurarsi del cibo.
Timmi era il fratello maggiore, stava molto attento e quando mangiava anche se vi era ancora del cibo di cui approfittarne lui smetteva perché altrimenti ingrassava e chiedeva sempre anche al piccolo fratellino Ciccia di non mangiare troppo, ma purtroppo il piccolo Ciccia non lo ascoltava e continuava a mangiare sempre di più.
Un giorno i1 proprietario del supermercato stanco dei continui furti di cibo, chiese un consiglio ad un suo amico su cosa dovrebbe fare per far terminare quei furti.
Il suo amico gli propose di prendere Luigi, lui ne era certo, sarebbe riuscito a fare quello che lui desiderava, far terminare quei furti.
Luigi era un bei gattone agile e svelto e quando la sera Timmi e suo fratello Ciccia entrarono nel supermercato per mangiare, dopo qualche minuto da lontano videro apparire la sagoma minacciosa di Luigi.
Timmi, che era magro, fu molto svelto a fuggire attraverso un buco nel muro. Anche Ciccia cercò di fuggire, ma era troppo grasso e anche se cercava di correre veloce non era svelto come suo fratello Timmi e quando da lontano riuscì a vedere quel buco nel muro cominciò a pensare che oramai anche lui era sicuro di riuscire a raggiungerlo e cosi a sfuggire alle pericolose e terribili unghie di Luigi.
Purtroppo, quando oramai era sicuro di essere in salvo, Luigi con un salto riuscì a catturarlo. Povero Ciccia, se avesse ascoltato suo fratello Timmi e mangiato di meno, certamente sarebbe riuscito a sfuggire al pericoloso gatto.
Questa storia deve fare riflettere e ricordare che, noi bambini q

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   1 commenti     di: Giuseppe Loda


Il povero Re Magio

In un regno delle Indie c'era un re molto buono, che viveva felice seppur povero, condividendo così la sua sorte con quella dei suoi sudditi e le sue sei mogli.
Era una notte qualunque, o almeno così sembrava, una sola stella con una bella coda dominava la volta dello scuro manto.
Non si sa bene, se da desto o in sogno un Angelo bellissimo al Re Magio apparve e gli parlò:

- Aliman, alzati e cammina seguendo quella Cometa!

Spaventato il Re Magio:

- Chi sei?

L'Angelo:

- Sono un Angelo inviato dal tuo e mio Signore!

Il Re Magio:

- E bé! Perché dovrei seguire quella Cometa?

L'Angelo:

- Fra non molto in una terra alquanto lontana, a Betlemme nascerà un Bimbo, che si chiamerà Gesù.

Il Re Magio:

- E per un bambino io dovrei andare così lontano?

L'Angelo:

- Non è un bambino qualunque, ma è Gesù Bambino, il Salvatore.

Il Re Magio:

- Mi dispiace, ma io non capisco!

L'Angelo:

- Già altri Tre Re hanno intrapreso il cammino per onorarlo, portandogli doni molto significativi.

Il Re Magio:

- Ma io non ho nulla da poter regalare!

L'Angelo:

- Il tuo cuore puro e la tua anima pia ti sembrano poco?

Così convinto s'alza, si veste, avverte le sue mogli, sale in groppa al suo dromedario e alza gli occhi al cielo. La stella con la bella coda scintillante era ancora lì ad aspettarlo.
Il cammino fu lungo e tortuoso, come unici compagni di viaggio aveva il suo fedele dromedario e quella Cometa, che da lassù sembrava sorridergli incoraggiandolo.
Prima di arrivare a Betlemme fu avvistato dalle guardie del re del luogo e avvicinato.

Una delle guardie:

- Chi sei straniero?

Il Re Magio:

- Sono Aliman, re di una lontana terra delle Indie.

La stessa guardia:

- E come mai sei qui?

Il Re Magio:

- Seguo quella Cometa lassù!

La seconda guardia:

- Sappiamo di quella Cometa, prima di te altri Tre Re l'hanno seguita, quindi anche tu sei diretto allo stesso luogo?

Il Re Magio:

- Si!

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I tre fratelli

Questi tre fratelli non sono altro che tre ghiaccioli a forma di cuneo, Luigi è il più grande, poi Gino il medio e infine Gigino, il più piccolo.
Tutti e tre ben saldi ad una grondaia di una masseria. Il che fa subito pensare ad una bella campagna, vero! Ma coperta da un soffice manto bianco, quasi a proteggere la natura dal freddo in corso.
Gino è un po' preoccupato del suo futuro e di quello dei fratelli, ed è quindi imbronciato e muto.

Luigi:

- Che hai Gino? L'inverno è appena cominciato, da quassù ci godiamo il bel panorama, vasto, sembra senza fine.

Gino non risponde, tace e anche se trasparente, un buchetto fresco nella neve fa intuire che sta piangendo.

Luigi:

- Gino, fratello mio! Smettila di piangere altrimenti ti sciogli tutto.

Gino:

- ma proprio questo mi preoccupa, forse non vedrò il nuovo sole.

A questo punto si fa vivo Gigino:

- Cosa devo dire io poi! Essendo così piccolo, se mi metto a piangere o qualche dispettoso raggio di sole mi colpisce; un due e facendo una bella buca nella neve sottostante finisce il povero Gigino.

Luigi:

- fratelli miei, fratellini cari, non sapete godervi questi attimi che abbiamo. Ma guardate là che spettacolo, pur essendo la neve bianca, grazie al sole, che all'orizzonte si va a fare il suo pisolino, ha acquistato i colori dell'arcobaleno.

Gigino:

- E quanto li ha pagati?

Luigi:

- Sciocchino, qui è tutto gratis, si dice acquistato nel senso che imita i colori dell'arcobaleno.

Gino:

- Come si vede che sei il più grande, ma cosa significa quello che hai appena detto?

Luigi:

- dunque, noi da quassù vediamo la neve laggiù non bianca, ma di colori variopinti. In realtà è un'illusione.

Gigino:

- Cos'è un'illusione?

Luigi:

- Un'illusione può essere ottica, come in questo caso, se avessimo potuto recarci laggiù, la neve che c' è lì è sempre e comunque bianca. capito?

Gino e Gigino:

- Si!

Questo discorso ha distratto i fratellini d

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Chicco e la fattoria (vers. integrale)

Chicco era un topino allegro e vivace con una morbida pelliccia grigia dalla quale spuntavano le esili zampette rosa.
Correva veloce, zampettando qua e la, annusando l'aria sempre alla ricerca di qualcosa da mangiare. Abitava nei pressi della vecchia fattoria di Giorgione, un alto e robusto contadino con un grosso naso tutto rosso e un cappello di paglia sempre in testa.

Chicco, durante le esplorazioni nella stalla della fattoria, prestava attenzione ad ogni più piccolo rumore. Il caldo respiro affannato delle mucche, il frusciante scuoter la testa dei cavalli; ciò che cercava di udire prima di una possibile aggressione erano però i fruscii del giovane gatto Tommaso, ma non era affatto facile sentirli!
Tommaso se ne stava tutto il giorno accovacciato al calduccio sopra la finestra di fronte alle mucche, ma non appena s'accorgeva della presenza in stalla di un topo raddrizzava le orecchie e, di soppiatto, strisciava dentro qualche mucchio di fieno o dietro qualche sacco di mangime, nel tentativo di catturare con un balzo fulmineo il malcapitato topino. Chicco sapeva bene che un attimo di distrazione, un'esitazione alla fuga e... zac! avrebbe potuto cadere fatalmente tra le grinfie di Tommaso.
Quel gattaccio d'altronde faceva il suo dovere, messo di guardia alla stalla aveva l'ordine tassativo di tenere alla larga gli intrusi. A Giorgione e sua moglie, una signora sempre indaffarata nelle pulizie e nell'ordine della casa, i topi non stavano proprio simpatici! Sotto il divano, sotto ogni comodino, sotto il letto e ogni armadio o mobile di casa, erano piazzati cartoncini con la colla che fungevano da trappole per i piccoli roditori talmente sprovveduti da entrare in casa. Eppure Chicco s'accontentava di cibo di poco conto: alcuni chicchi di grano dispersi in qualche angolo della stalla o una briciola caduta sul pavimento della cucina diventavano per lui splendidi banchetti, più che sufficienti a soddisfarne l'appetito.
Neanche gli altri animali

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   1 commenti     di: Nico Schibuola



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FiabeQuesta sezione contiene storie e racconti su fate, orchi, giganti, streghe e altri personaggi fantastici

Le fiabe sono un tipo di racconto legato alla tradizione popolare e caratterizzata da componimenti brevi su avvenimenti e personaggi fantastici come orchi, giganti e fate. Si distinguono dalle favole per la loro componente fantastica e per l'assenza di allegoria e morale - Approfondimenti su Wikipedia