username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

Fiabe

Pagine: 1234... ultima

Pescatore di sogni

Atanor pensava, sul lungo lago delle Irose pianure, che l’Oltrecielo fosse nel lago. Forse era più comodo pensarlo li, dato che gli ultimi aquiloni erano partiti due anni prima senza fare ritorno. L’Oltrcielo... ne parlavano spesso nel passato le genti delle Irose pianure, eran certi li abitasse Zhar il Dio dei sogni, colui che era in grado di far avverare il sogno che ognuno porta con sé. L’Oltrecielo nel lago... che cosa strampalata e buffa potreste pensare, e poi che pratica strana: i sogni in questo lago vanno pescati. Per molto tempo gli abitanti delle Irose pianure hanno trascorso giorni e notti con la canna tesa in trepida attesa. Ma nulla. E allora, piano piano, si aggrapparono agli aquiloni cercando altrove l’Oltrecielo: oltre il cielo, appunto. Ma nessuno fece ritorno per testimoniare se l’Otrecielo esistesse davvero. Adesso, la leggenda sostituiva il mito, cominciava a tramandarsi come uno stanco racconto, come un richiamo per i turisti: “Venite alla ricerca dell’Otrecielo, basta portare una canna da pesca o in sostituzione un aquilone”. Così recitava il cartello posto sul confine alto delle Irose pianure. Ma oramai anche i turisti avevano scelto altri luoghi, sicché le irose pianure erano diventate una terra desolata. Atanor, figlio di Freyer e nipote di Algiz, era l’ultimo erede degli Hadingus (i primi che si stanziarono su quelle terre), ed era rimasto forse l’unico convinto di poter pescare il sogno. Il sogno avrebbe dovuto fuoriuscire dall’Oltrecielo una volta che l’Oltrcielo stesso avesse abboccato all’amo. Il sogno per essere pescato non avrebbe mai dovuto essere svelato ad alcuno, pena l’impossibilità di raggiungerlo. Atanor credeva e con volontà si adoperò, gettò la canna nel lago per ore, giorni, forse anche anni; mai una fatica, mai un cedimento, le pianure erano sempre più deserte ma lui era li. Non so che età avesse raggiunto quando una notte sentì tirare dalla canna. Qualcosa sicuramente aveva abboccato

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: Federico Magi


Lucky, Smilla e le olimpiadi ovine

C'era una volta, in un posto bellissimo, una collina verde con sotto il mare lontano lontano e sopra le montagne più alte che avevano ancora un po’ di neve in cima. Tutto intorno alberi rotondi e soffici pieni di rami comodi per tanti uccelli dalle piume colorate. Non so quanti nidi fossero presenti, ma una ghiandaia grassa come un tacchino riposava beata nel suo comodo rifugio, disturbata soltanto da un picchio secco e antipatico suo vicino che bussava e bussava continuamente.
Quattro alberi più in la c'era una povera casetta di legno col camino fumante e dietro la finestra una lanterna fioca fioca illuminava il pastore Orso Maria seduto al tavolo.
Orso Maria aveva sempre odiato quel nome. Non sapeva proprio perché si doveva chiamare anche Maria, come le femmine, ma tant'è, quel nome gli era stato dato.
Si fece sempre chiamare solo Orso.
Non si dava pace perché pare che di lì a poco ci sarebbero state le Olimpiadi degli Ovini. Gli era stato ordinato di partecipare con le sue pecore Aveva 712 percore e sarebbe stato un problema scegliere quelle più adatte. Erano talmente tante che di alcune non ricordava neanche il nome!
Il pastore Orso Maria aveva provato a rifiutarsi ma il Padrone era andato su tutte le furie.
"Orso Maria, devi partecipare!" disse il padrone, e lui già lo odiava perché si ostinava ad aggiungere quel Maria dietro al suo nome Orso. Aveva un tono così autoritario che faceva tremare i quadri alle pareti ogni volta che apriva bocca.
" E non solo! - aggiunse - Ma voglio almeno una medaglia nella categoria ricotta e una nella categoria lana!! Hai trenta giorni di tempo a partire da oggi!" Aggiunse con quella sua vociaccia roca e uscì sbattendo la porta così violentemente che tutti gli uccelli dei quattro alberi rotondi e soffici volarono via impauriti dai loro nidi. La ghiandaia piombò ai piedi della quercia con un tonfo sordo e il picchio secco restò col becco incastrato nel tronco e, vibrando come un diapason,

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: Giacomo D'Alia


Il calciatore vincente

C’era una volta Thomas, un giocatore di calcio molto bravo; un giorno arrivò un drago, brutto e cattivo.

Questo drago faceva molti dispetti a Thomas; per tale motivo la sua squadra perdeva sempre.
Un giorno arrivò, in suo aiuto, un X5, un robot che gli donò un telefono magico. Gli spiegò come usarlo e se ne andò.
Thomas usò il telefono e sconfisse il drago.


Thomas tutto contento ritornò allo stadio e la sua squadra vinse la partita nazionale.

   1 commenti     di: Andrea Raineri


Il lupo che diventa buono

C'era una volta un piccolo lupetto che viveva con la mamma nel bosco, il suo nome era Luppi.
Questo lupetto era un po' dispettoso e birichino con gli altri animali.
Una mattina si svegliò, il sole splendeva e lui si mise a tirare la coda alla volpe. Lei si arrabbiava, ogni volta, ma poi facevano pace.
Poi rubava le noccioline allo scoiattolo e anche lui si arrabbiava, ma lo perdonava.
La sua mamma lo sgridava ma lui non l'ascoltava,
"Devi fare il bravo, loro sono tuoi amici"!
"Va bene mamma, non farò più scherzi a nessuno".
Invece era una bugia, perché quando vide il cerbiatto che mangiava dell'erbetta, si nascose dietro l'albero e uscì all'improvviso spaventandolo, ma anche con lui riuscì a fare pace.
Un giorno, tutti gli animali del bosco erano veramente stanchi dei suoi scherzetti e così decisero di mandarlo via, sua mamma non era d'accordo, ma capì che così avrebbe imparato a fare il bravo.
Luppi se ne andò, aveva paura e si sentiva solo, ma appena uscì dal bosco incontrò una bella bambina. Il suo nome era Gabriela e aveva un vestito con il disegno della sua cars preferita, con i capelli mossi e gli occhi azzurri.
"Ciao cucciolino come ti chiami"?
"Ciao io sono Luppi"!
"Come mai sei qui tutto solo"?
"Perché sono stato dispettoso con i miei amici e loro mi hanno mandato via, non mi vogliono più!"
Luppi piangeva, e la bimba lo accarezzò dolcemente.
"Non preoccuparti non sei solo, ci sono io, vuoi diventare mio amico"?
"Certo! Grazie come sei gentile"!
"Però promettimi che non farai più dispetti a nessuno".
"Te lo prometto".
"Ora ti accompagno dai tuoi amici nel bosco, gli diremo che sei diventato buono e loro saranno contenti di vederti".
"Grazie!"
Si avviarono così verso il bosco e Luppi presentò la sua amica a tutti gli animali, che si avvicinavano intorno a lei ed erano felici.
La piccola Gabriela disse a loro che Luppi non avrebbe fatto mai più scherzi dispettosi e loro sorrisero mentre lui abbracciava la sua

[continua a leggere...]

   6 commenti     di: sara zucchetti


le avventure di sfortunella

C’era una volta una piccola bimba, con boccoli castani e occhi verdi, come i prati intorno alla sua casetta di montagna. Il suo nome era Sfortunella e viveva in quella casetta di legno con i suoi genitori, da quando era nata. Era una bimba tranquilla e giocava spesso nel prato davanti a casa sua o si riposava all’ombra di un vecchio albero, con attorno delle violette profumate, insieme al suo amico più sincero che era un gattino affettuoso. Non si allontanava mai tanto dalla casa, per paura di avvicinarsi troppo al burrone e cadere, nonostante ciò si accorse che dall’altra parte del burrone c’era qualcuno.
Non lo vedeva bene, ma lui non avendo paura si avvicinò per salutarla, i suoi occhi la colpirono intensamente come raggi solari e le sue labbra le lanciarono un sorriso. Così lei sentì un forte legame che li univa come un filo invisibile.
Questa persona era un bimbo dai capelli biondi, corti e occhi azzurri. Il suo nome era Spero e anche lui giocava spesso in un prato con semplici margherite. Era molto vivace e insieme al suo cagnolino correva e saltava, senza mai fermarsi.
Ogni tanto invitata la bimba a raggiungerlo, ma lei non aveva il coraggio di attraversare il burrone sul ponte di legno. Era un vecchio ponte pericoloso formato da due corde e tavolette di legno alla base. Così la raggiungeva spesso lui, insieme giocavano e si divertivano scoprendo ogni giorno di più, l’innocente affetto di un’amicizia che li univa e le emozioni che sentivano facendoli vivere con gioia.
Un giorno la piccola sfortunella decise di sconfiggere la paura, affrontando la traversata, per dimostrare il piccolo interesse per lui. E per la vita, che realizzando i sogni che abbiamo nel cuore raccoglie più senso.
La tensione si alzava, ma si avvicinò sempre di più. Allungò il primo passo, mentre il cuore batteva come un orologio impazzito. Non sapeva che cosa fissare con gli occhi: verso il basso la facevano tremare e verso l’alto, l’orizzonte era lontano e

[continua a leggere...]

   4 commenti     di: sara zucchetti


L'angelo di Giosafat

Sette lunghe lune erano trascorse da quando Ram, maharaja di Benares nell'India del nord, aveva fatto uno strano sogno. Aveva visto cadere nel cuore della notte una grossa palla di fuoco che aveva illuminato così tanto la terra da far apparire le acque del fiume Gange dorate. Si era svegliato di soprassalto per l'immenso chiarore e, sudato per il calore di quell'evento, si era precipitato verso la finestra per la curiosità . La vista di una notte placidamente stellata invece, lo fece tornare sui propri passi fin sotto la calda coperta di pecora che scostò istintivamente. La luce abbagliante del sogno però, stentava a scomparire, così che il povero Ram si ritrovò ad affrontare il giorno con gli occhi e il corpo affaticati. Da sette mesi ormai gli capitava la stessa cosa ogni notte e per quanto egli fosse un saggio rinomato per lo studio della medicina e delle stelle, non servirono le sue conoscenze a rendere più serene le sue notti. Nell'ala ovest del gran palazzo del saggio Ram, viveva la serva Darika con il figlio Giosafat. Darika era responsabile delle cucine, mentre Giosafat aiutava il grande Ram nella selezione delle erbe per la preparazione di lozioni curative e nello studio degli astri. Negli ultimi mesi Giosafat si era accorto dell'affaticamento del suo padrone, quindi cercava di rendersi ancor più utile poiché gli era molto affezionato. Sapeva che il vecchio saggio aveva letto tra le stelle della venuta di Dio sulla terra ed era sicuro, per come lo vedeva inquieto, che ormai l'avvenimento fosse imminente, per cui comprendeva perfettamente lo stato d'animo del suo Maharaja. Dodici lune prima, Ram, aveva inviato due dei suoi messaggeri da Gaspare, mistico re dell'Armenia e Baldassarre re arabo del deserto, entrambi scrutatori del cielo e attenti studiosi di arti mediche, per confrontare i segni letti. Le risposte degli altri saggi d'oriente gli erano tornate chiare proprio quella mattina: il re del cielo e della terra stava per nascere ed u

[continua a leggere...]



Labbra di stelle (Fiaba dedicata a Cinzia Gargiulo)

Una volta la donna dalle labbra sottili,
aveva labbra bellissime come il bocciolo
di una rosa damascata.
Un incantesimo le aveva ridotto
lo spessore, ma non la bellezza.
La donna dalle labbra sottili
davanti ai bei tramonti sognava:
se labbra sincere mi baciassero
l’incantesimo svanirebbe,
i miei occhi si accenderebbero
come falò sulla spiaggia buia,
e il mio cuore pulserebbe
come un assolo di batteria.
Ma un giorno una strana brezza
sospinse l’incantesimo fino ad una stella
nella lontana costellazione dello zodiaco.
La resistenza dell’incantesimo entrò
in attrito con forza della gravitazione
ne scaturirono delle esplosioni
e tanta polvere di stelle si disperse.
La Mano che muove l’Universo
raccolse quella polvere che
una volta impastata
presero forma un paio di labbra speciali.
Nella cornice della notte di San Lorenzo
mentre la donna dalle labbra sottili
sognava i suoi sogni felici,
labbra di stelle la baciarono.
E l’incantesimo fu spezzato.

   8 commenti     di: Fabio Mancini



Pagine: 1234... ultima



Cerca tra le opere

FiabeQuesta sezione contiene storie e racconti su fate, orchi, giganti, streghe e altri personaggi fantastici

Le fiabe sono un tipo di racconto legato alla tradizione popolare e caratterizzata da componimenti brevi su avvenimenti e personaggi fantastici come orchi, giganti e fate. Si distinguono dalle favole per la loro componente fantastica e per l'assenza di allegoria e morale - Approfondimenti su Wikipedia