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Fiabe

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Il Cavaliere e la Strega

La nostra storia ha inizio in una tranquilla e prosperosa contea, un luogo fuori dallo spazio e dal tempo, in cui vivevano un padre e la sua bella figlia ventenne, Giselle. Un giorno, però, la pace di quella regione venne improvvisamente interrotta dall'arrivo di una strega e del suo drago. La strega ridusse in schiavitù l'intera popolazione, e con lei anche Giselle e suo padre. Le giornate per quella gente erano lunghe e faticose, perché tutti erano tenuti a praticare la propria arte a beneficio della strega. Molti per lungo tempo tentarono di spodestarla, ma senza mai riuscirci. Una sera, in una piccola casupola, alcuni giovani, tra cui la stessa Giselle, decisero che era ora di annientare la strega e di riportare finalmente la pace nella contea. Fu così che la notte stessa quei giovani si diressero verso il castello dove la strega aveva stabilito la sua dimora. Entrati di soppiatto nel castello, e ignari di cosa li aspettasse, alcuni di loro iniziarono a dar fuoco alle cose, ma, scoperti, vennero uccisi dal drago. I restanti, terrorizzati per quel che era successo, batterono in ritirata e trovarono rifugio presso un paese vicino, dove furono benignamente accolti dal re. Dopo essere stati tranquillizzati da quest' ultimo, la tremante Giselle iniziò a raccontare al re la terribile situazione in cui versava la sua contea. Gli raccontò della malvagia strega e del suo drago, che agli occhi dei nostri amici sembrava essere invincibile. Il re, carezzandosi il mento, fece convocare il mago di corte, un uomo potentissimo ed esperto di draghi, al quale avrebbe potuto chiedere consiglio. Il mago, pregando Giselle di descrivergli il più accuratamente possibile il drago, consultò il suo libro degli incantesimi e subito pregò il re di procurargli degli ingredienti magici, che gli sarebbero serviti per ottenere un potentissimo infuso, con il quale i giovani avrebbero così potuto sconfiggere il drago. A questo punto il mago chiese d'esser lasciato solo e, dopo tre gio

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Tra le due barche

La primavera fiorì nel bosco incantato e gli animali si risvegliarono dal letargo. Sbocciavano i fiori e le piante si riempivano di foglie verdi.
Gli animali cercavano il cibo e sentivano nell’aria il profumo della natura, mentre il cinguettio degli uccelli faceva loro compagnia. All’alba si alzò sbadigliando il grande e grosso orso bruno Bob, capo della banda e attorno a lui c’era la lince Ren, che osservava con il suo fascino. Erano molto amici, anche se diversi, così come il piccolo ghiro Dav che giocherellava vivacemente e la perfida vipera Ena che gli altri troppo buoni perdonavano sempre.
Il piccolo scoiattolo Sazu era anche lui molto affezionato agli amici (tranne la vipera che accettava, ma non adorava per la sua arroganza) però sempre impaurito se ne stava nel suo nido dentro un buco dell’albero tranquillo e nascosto dal mondo reale.
Bob era il più vecchio di tutti, gli piaceva comandare e organizzare tutto. Dato che doveva andare a pesca per mangiare qualcosa propose a Ren, Dav ed Ena di accompagnarlo. Si avvicinarono al fiume e vi trovarono una barchetta dei pescatori che presero in prestito. Si accorsero che mancava Sazu, la scoiattolina timidina, così l’orso disse a Ena di andare a chiamarla ma lei rispose: “Quella è solo un peso, lo sai, possiamo anche farne a meno”. Chiese la stessa cosa a Dav, ma lui era un ghiro pigro e disse: “ Ha ragione Ena non ci serve. ”
Così Bob provò a sentire cosa ne pensava Ren e lei meno egoista dei compagni fece una corsa fino alla tana di Sazu per convincerla a uscire a fare un giro. La scoiattolina non era molto convinta, ma decise di seguirla. Anche se impaurita, aveva bisogno di essere riscaldata dal sole non bastavano più i delicati raggi che entravano nel buco. Salì anche lei sulla barca un po’ impaurita, gli altri la guardavano con occhi infastiditi e la giudicavano freddamente. Bob cominciò a remare, la corrente del fiume era molto forte e faceva fatica a controllare la barca, m

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1 commenti    0 recensioni      autore: sara zucchetti


Lino e Lina con Alice e la farina

Lino e Lina, due spiritelli ex custodi di alcuni granelli di grano, che ahimè ora farina è divenuta dopo la macina al mulino, e si trova proprio sul tavolo di lavoro della cucina a noi ormai ben nota.
Lino è maschietto, con due belle ali dorate appiccicate, un cilindro per nascondere il difettuccio delle sue orecchie, veramente non ben riuscite, ma con un visino bello e simpatico, che lo rende splendente a quei raggi di sole penetranti dalla finestra a vetri colorati.
Lina è femminuccia, sua amica e compagna di vita, anch'ella con due ali dorate ed un vestitino a pois oro e bianco, un visino con un bel nasino ed una boccuccia a bacio di rose da far invidia a tutti gli altri spiritelli.
Tutto questo vede meravigliata Alice ad occhi nudi, la nipotina del gran cuoco, come ben sapete! Ma non sa se dorme o è sveglia, se è un sogno o una realtà fantastica. Osserva con molto attenzione quel mucchietto di farina, ed in realtà tra tutto quel candore saltellano due puntini d' altro colore.
La bambina prende una lente d' ingrandimento, che ha a portata di mano ed osserva di nuovo quel mucchietto di farina, e vede con sua sorpresa che quei due puntini sono veramente due spiritelli e non stanno mai fermi.

Alice:

- Chi siete piccini? Come siete carini!

Lino:

- Io sono Lino, e questa qui è Lina, la mia compagna, siamo due spiritelli che fino a l' altro ieri custodivamo dei granelli di grano, che ora si trovano come farina in mezzo a questo mucchietto.

Alice:

- Molto interessante; ma sapete che la farina, in quanto tale, se non viene lavorata, almeno per noi umani, è inservibile?

Lina:

- Cosa significa lavorata? Il processo non finisce qui?

Alice:

- Io sono ancora una bambina, ma il mio nonnino mi ha imparato a fare molte cose con la farina.

Lino:

- Ma davvero? Io ad esempio trovo molto bello saltarci sopra, ancora più bello dare la mano a Lina ed insieme fare anche salti mortali, anche tripli se vogliamo, tanto cadiamo sempre

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Il pastorello Alex

Tutte le mattine il sole spuntava tra i monti di Riego, un piccolo paesino situato alle pendici del monte Lilà. Con il suo splendore, radiava sui tetti rosseggianti delle case e la luce dei suoi raggi attraversava la finestra della stanza di Alex, sfiorava i suoi occhi e gli donava un dolce risveglio.
Alex era un bambino di dieci anni, molto vivace e solare e sempre pronto ad aiutare gli altri.
Era figlio di due contadini, Joseph e July. Essi possedevano un gregge di buoi e di pecore. Tutti i giorni si alzavano di buon'ora e come gli altri abitanti del paese si recavano nei campi per raccogliere i buoni frutti. Anche il ragazzo si svegliava all'alba e prima di recarsi a scuola aiutava il padre a guidare il gregge fino al monte, tornava poi a casa giusto in tempo per gustare la buona colazione che la mamma preparava per tutti i suoi cari. Alex assaporava con delizia i biscotti appena sfornati e sorseggiava il cappuccino bollente che a lui piaceva tanto. Dopo questo buon inizio di giornata, afferrava lo zaino e andava a scuola. Ogni tanto si addormentava sul banco di scuola perchè era molto stanco. Nonostante tutto, riusciva ad apprendere tutto ciò che gli veniva insegnato con molta facilità e i suoi professori si congratulavano con lui per il buon apprendimento. Dopo le ore trascorse in classe, si avviava lungo il sentiero che lo riportava a casa. Mentre si incamminava per il viale della sua abitazione fischiettando, veniva distratto dal buon profumo di minestra che proveniva dalla cucina e si diffondeva nell'aria. Non vedeva l'ora di varcare la porta di casa, dove la sua famiglia lo attendeva per pranzare insieme.
Si riunivano intorno alla tavola e mentre la mamma serviva il pranzo, Alex scherzava con sua sorella Elisa, una bimba di appena tre anni. L'allegria che regnava in casa era così festosa da far ridere a crepapelle la loro mamma e il loro papà , a tal punto da far scivolare dai loro occhi lacrime di gioia. Alex a volte, dopo aver pranzato si

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I tre fratelli

Questi tre fratelli non sono altro che tre ghiaccioli a forma di cuneo, Luigi è il più grande, poi Gino il medio e infine Gigino, il più piccolo.
Tutti e tre ben saldi ad una grondaia di una masseria. Il che fa subito pensare ad una bella campagna, vero! Ma coperta da un soffice manto bianco, quasi a proteggere la natura dal freddo in corso.
Gino è un po' preoccupato del suo futuro e di quello dei fratelli, ed è quindi imbronciato e muto.

Luigi:

- Che hai Gino? L'inverno è appena cominciato, da quassù ci godiamo il bel panorama, vasto, sembra senza fine.

Gino non risponde, tace e anche se trasparente, un buchetto fresco nella neve fa intuire che sta piangendo.

Luigi:

- Gino, fratello mio! Smettila di piangere altrimenti ti sciogli tutto.

Gino:

- ma proprio questo mi preoccupa, forse non vedrò il nuovo sole.

A questo punto si fa vivo Gigino:

- Cosa devo dire io poi! Essendo così piccolo, se mi metto a piangere o qualche dispettoso raggio di sole mi colpisce; un due e facendo una bella buca nella neve sottostante finisce il povero Gigino.

Luigi:

- fratelli miei, fratellini cari, non sapete godervi questi attimi che abbiamo. Ma guardate là che spettacolo, pur essendo la neve bianca, grazie al sole, che all'orizzonte si va a fare il suo pisolino, ha acquistato i colori dell'arcobaleno.

Gigino:

- E quanto li ha pagati?

Luigi:

- Sciocchino, qui è tutto gratis, si dice acquistato nel senso che imita i colori dell'arcobaleno.

Gino:

- Come si vede che sei il più grande, ma cosa significa quello che hai appena detto?

Luigi:

- dunque, noi da quassù vediamo la neve laggiù non bianca, ma di colori variopinti. In realtà è un'illusione.

Gigino:

- Cos'è un'illusione?

Luigi:

- Un'illusione può essere ottica, come in questo caso, se avessimo potuto recarci laggiù, la neve che c' è lì è sempre e comunque bianca. capito?

Gino e Gigino:

- Si!

Questo discorso ha distratto i fratellini d

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L'Albero

Un campo spoglio, il fetore dell’erba riarsa dal sole punge le narici e secca le labbra deboli storpiandone il riso. Cala la notte e le sue gelide, seppur dolci, spire catturano il rumore dei pesci in trepida ricerca di spazi nel letto secco del fiume. Il buio è breve ed a malincuore deve lasciare spazio al Fratello Sole, ma una cosa strana accade; il lezzo di morte è stato coperto dal profumo dell’aria fresca, mentre la luce viene lentamente spenta da nere nubi colme di pioggia. L’Acqua giunge tiepida alla Terra assetata che par riprendersi da un letargo non voluto; il fiume si riempie copioso ed avido di vita rincorre la fauna giunta quasi ad abbandonare l’attesa.
Nel frattempo, in un campo infangato, si fanno spazio ciuffi d’erba che colorano di verde argenteo la selva sbigottita. Le nubi fanno spazio ad un sole nuovo, tiepido e carico d’affetto per un giovane ramoscello che veloce cresce in questo verde mare. Accompagnato da questo caldo sorriso e dalla pioggia generosa viene sfamato crescendo rigoglioso e fiero.
Una notte il giovane Albero venne destato da un suono dolce e leggero ed avvertì immediatamente la fresca brezza annunciare l’arrivo delle nubi. Contento si mise in attesa di ricevere il solito dono; purtroppo al posto della fame fu saziato nel dolore da un’ira alla quale non chiese mai di partecipare. Fiero si erse a combattere la follia del Vento ululante e tagliente, mentre i suoi piccoli rami venivano spezzati dalla furia della grandine. Il Vento aumentava ed allo stesso modo aumentava la resistenza posta dal giovane Albero, ma le sue radici cominciarono a fremere di dolore. Il respiro si fece urlo ed infine boato; alla pioggia ed alla grandine si mescolarono le lacrime di fiducia infranta ed il delicato fusto cominciò ad abbandonarsi alla follia del Vento mettendo a nudo le sue radici in preda all’incubo. Quando cominciò a sentir venir meno la scintilla che gli diede vita ecco che venne afferrato da qualcosa, una forza pos

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Il fiume e la bambina

L'acqua è stato il primo luogo dove si presuppone abbia avuto origine la vita degli esseri viventi.
Le prime comunità si stabilirono lungo le rive dei fiumi e crearono delle splendide civiltà i cui resti sono giunti fino a noi.
Lungo il fiume Allaro sono state costruite case in pietra e creati dei terrazzamenti da gente che cercava una sistemazione. Si racconta che in quei tempi lontani la vita si svolgesse tutto il giorno in campagna e solo nei giorni di maltempo si rimaneva a casa, ma il lavoro non mancava lo stesso.
Ci fu un'annata molto piovosa, il fiume s'ingrossò parecchio che faceva paura a guardarlo. Pioveva da parecchi giorni e sembrava che non ci fosse un po' di tregua.
Poi un giorno il cielo, a valle, si rasserenò e tutti tirarono un sospiro di sollievo, ma durante la notte ricominciò a piovere molto intensamente; l'acqua aumentò di parecchio e la corrente si portò via parecchie case che si trovavano lungo il costone della fiumara. Perirono annegate parecchie persone e tanti bambini.
A quei tempi lontani si diceva che l'anima dei bambini morti per annegamento, si trasformasse in una pianeta (un piccolo essere) e che dopo tanti anni ritornasse sul luogo dove era nata.
Passarono parecchi secoli. Il fiume aveva le sue annate di magra e di piena e teneva sempre in allerta gli uomini che a volte durante le annate piovose si vedevano rovinati interi anni di lavoro.
Si era proceduto ad opera di bonifica per imbrigliare il corso della fiumara ed impedire che durante le piene devastasse i terreni coltivati e alberati.
Durante l'estate le donne si recavano al fiume per fare il bucato, lavorare la ginestra o addolcire i lupini che poi davano da mangiare ai maiali. Quando si addolcivano i lupini bisognava rimanere a fare la guardia per un paio di notti. Si dormiva in una capanna di frasche costruita con rami di pioppo, su una coperta. Fu durante una sera di queste, verso l'imbrunire, che un uomo, rimasto a dormire al fiume, si accorse che sull

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FiabeQuesta sezione contiene storie e racconti su fate, orchi, giganti, streghe e altri personaggi fantastici

Le fiabe sono un tipo di racconto legato alla tradizione popolare e caratterizzata da componimenti brevi su avvenimenti e personaggi fantastici come orchi, giganti e fate. Si distinguono dalle favole per la loro componente fantastica e per l'assenza di allegoria e morale - Approfondimenti su Wikipedia