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Fiabe

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Giorgy, la nuvoletta di sole

Giorgy era una piccola nuvola di Sole che volava alta sopra le montagne. Era di un colore
bianco candido e aveva l'aspetto di un batuffolo di cotone. Il suo passatempo preferito era
quello di cambiare forma: una volta era un aeroplano, un'altra era un elefante mentre subito
dopo diventava una palla.
Era felice di essere una nuvoletta perchè questo le permetteva di vedere il mondo dall'alto,
ma soprattutto di volare: a chi non piacerebbe volare liberi per il Cielo?
Un giorno, mentre a forma di pappagallo schiacciava un pisolino sul cocuzzolo più alto di
una montagna, le si avvicinò un'altra nuvola dall'aspetto piuttosto diverso da quelle che di
solito stavano accanto a lei. Era infatti grigia, molto lunga e quando si fece più vicina si
accorse che era anche fredda. "Dovete andare via di qui!" Disse la nuvola grigia.
"Perchè?" Rispose Giorgy. "Non do fastidio a nessuno e stare qui mi piace"
"Adesso arriveranno tante nuvole come me e non ci sarà più posto nè per voi e nemmeno
per il Cielo Azzurro. Dobbiamo fare il nostro lavoro. Quando avremo finito potrete ritornare,
se il Sole sarà d'accordo"
Giorgy, impaurita, si girò verso la sue amiche, e si rese conto di essere rimasta molto
indietro: loro infatti si erano allontanate insieme al Cielo Azzurro. L'aria si era fatta
d'un tratto fredda e il Sole non si vedeva quasi più, mentre tutto il Cielo attorno a lei si era
fatto grigio, carico di nuvole di pioggia.
Giorgy si trasfornò così in un missile e volò veloce verso le sue compagne. Ci mise quasi
mezz'ora, ma alla fine, stremata, riuscì a ruinirsi al gruppo.
"Perchè ci hanno cacciato?" Chiese con un filo di voce al Cielo Azzurro.
"Perchè questo è il momento in cui c'è bisogno di loro. Vedi, Giorgy, il Sole non può
rimanere fermo in un posto per troppo tempo. Tu sei appena nata, e ancora non sai come
vanno queste cose, ma io ti garantisco che è così che deve andare."
"Ma a me piaceva dormire sulle quelle montagne: ora dove and

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Pommes de terre à la française

Nel regno della cucina, che ben conosciamo, le due principessine, Alice e Paoletta, vogliono aiutare il nonnino, il nostro bravo cuoco brillo ma non troppo.
Da una grande finestra a vetri colorati, dei bellissimi raggi di sole penetrando accarezzano le chiome variopinte delle bambine, colpendo anche il tavolo di lavoro dove appaiono più in evidenza un mucchietto di patate, delle belle salsicce e delle uova.
Alice vorrebbe lavare le patate e senza sbucciarle metterle in pentola per poi bollirle. Ma nel prendere l' acqua dal rubinetto, essendo troppo piccola, scivola e cade, facendosi male ad un ginocchio che sanguina un poco. Interviene Paoletta lesta lesta e la disinfetta, provocando ad Alice, però, un pizzicore forte per via dell'alcol, ed una delle sue lacrimucce cade sopra uno spiritello appartenente ad un dei tanti globuli rossi, inondandolo letteralmente.

Lo spiritello:

- Fai attenzione figliola mia, quasi quasi mi affogavi.

Alice:

- Scusami, ma chi sei? Dove sei?

Lo spiritello:

- Sono proprio qui, dentro la ferita e sono uno spiritello, appartengo ad un globulo rosso.

Alice:

- Sei solo?

Lo spiritello:

- Macché, oltre ai globuli rossi e sono tanti, tantissimi, ci sono anche i globuli bianchi, ed io infatti sono fidanzato proprio con uno spiritello femmina di un globulo bianco, nostro vicino, ed inoltre ci sono anche le piastrine che non stanno mai ferme.

Paoletta non si accorge di nulla, sa solo che la cuginetta non piange più e lascia fare.

Alice: (rivolta sempre allo spiritello)

- Siete dunque esseri viventi?

Lo spiritello:

- Si!

Alice:

- Quindi come noi un giorno morirete?

Lo spiritello:

- Forse non sono stato chiaro nella risposta di prima, noi spiritelli eravamo esseri viventi ma non lo siamo più, quindi non possiamo di nuovo morire, gli altri si. Pensa che i globuli rossi vanno a morire in massa in un cimitero apposta per loro, che si chiama milza.

A questo punto però Paoletta gli fasc

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I doni più graditi

- Dove ho la testa? Mi dimentico sempre tutto. Si vede proprio che sono diventata vecchia! Dovevo fare il vaccino per non ammalarmi nel periodo delle feste di Natale e invece... ecco! Trentotto di febbre, raffreddore e tosse. E adesso chi andrà a consegnare i giocattoli? Non posso certo comunicare a tutti i bambini che sono malata!
Chi si sta interrogando è la Befana di un paese vicino alla nostra città, con pochi abitanti, legati alla tradizione della consegna dei regali da lei in persona.
- E quella scansafatiche della mia assistente. Abbandonarmi proprio in questo periodo! È partita per le Maldive lei!
(in dialetto veneto) " Mi dispiace tanto cara signora Befana, ma ho deciso di trascorrere l'inverno al caldo distesa al sole ad abbronzarmi".
Proprio così ha detto lasciandomi sola a provvedere agli acquisti. Devo assegnare questo compito a qualcuno di fidato...
Mia nipote Serena potrebbe sostituirmi. È tornata proprio ieri da Milano. Lei è giovane, alta, snella e di sicuro saprà cavalcare la scopa più velocemente di me.
La vecchia signora non aveva fatto bene i suoi calcoli perché la nipote da lei interpellata le rispose :
- Tu sei pazza! Io, la velina del varietà più famoso in tivù, dovrei salire su un arnese simile, con i tacchi a spillo e il vestito con le paillettes? E poi mettermi anche il foulard di lana per sciuparmi i miei preziosi capelli di seta? Non se ne parla nemmeno. Se vuoi, posso provvedere alla consegna con la mia macchina sportiva che mi ha regalato il mio boy friend... e lasciare i pacchetti sulla porta di casa dei bambini.
Non riuscendo a convincerla a fare di meglio la Befana dovette arrendersi.
- Mi raccomando- disse- consegna i regali in base all'elenco che ti darò. Ognuno ha richiesto qualcosa di diverso e lo sai che io ho sempre accontentato tutti i figli dei nostri compaesani. Loro se lo meritano perché sono i più buoni al mondo...
- Va bene, nonna Stai tranquilla. Farò tutto in modo preciso.

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L'albero di Natale

Ci troviamo nello stesso paesello di prima, a qualche casupola dalla precedente un po' più in là. Infatti qui vive, senza la buonanima di sua moglie, il nonnino di Giuseppino e quindi anche del suo fratellino minore, se ben ricordate.
Questo semplicissimo nonnino, che va oltre la ottantina, con una pipa in bocca, togliendosela solo per mangiare o bere un sorso.

- Che sorso?

- Ma che domande! Grappa, perbacco! Con questo freddo poi!

Ma ai nipotini dava solo dell'orzo o del buon cacao, con l'aggiunta, chiaramente, di buon latte paesano e quindi genuino, alla faccia della pastorizzazione o altra porcheria che sia!
Ma veniamo al dunque, essendo stato una buona ed esemplare guardia forestale, ogni anno il Comune, nelle prossimità delle feste natalizie, oltre ad un indennizzo peculiare, gli regala anche un pino, non molto alto, ma appunto quanto basta da poter essere collocato in un angoletto del suo piccolo soggiorno.
Quindi anche quest'anno ha il suo bel pino, lo piazza subito in un bel vaso pieno di terra nera, come a lui piace.
Lo guarda poi, e lo riguarda, e lo guarda ancora, fino a quando non vede il suo spiritello.

Lo spiritello:

- Non ti preoccupare nonnino, l'albero, il suo babbo insomma, vive ancora.

Il nonnino rassicurato comincia ad addobbarlo con tutto ciò che ha.
Non mancano i dolcini, c' è anche la calza, anzi le calze, per la Befana, le candeline, in cima una bella punta ed una stella cometa.
In verità, diciamocelo francamente è più spoglio che vestito quest'alberello, ma a lui piace ed è così contento che, a piccoli passettini e appoggiandosi ad un bastone va a chiamare i suoi nipotini. Perché il telefono non ce l'ha mica poverino!
I nipotini messi all'occorrente si precipitano anticipandolo. Entrano e si recano presto prestissimo nel piccolo soggiorno e vedono questo pino tutto agghindato, ma non troppo agli occhi dei bambini.

Lo spiritello:

- Miei cari figlioli, ogni cosa posta su questo alberello è stato fatt

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Il lupo che diventa buono

C'era una volta un piccolo lupetto che viveva con la mamma nel bosco, il suo nome era Luppi.
Questo lupetto era un po' dispettoso e birichino con gli altri animali.
Una mattina si svegliò, il sole splendeva e lui si mise a tirare la coda alla volpe. Lei si arrabbiava, ogni volta, ma poi facevano pace.
Poi rubava le noccioline allo scoiattolo e anche lui si arrabbiava, ma lo perdonava.
La sua mamma lo sgridava ma lui non l'ascoltava,
"Devi fare il bravo, loro sono tuoi amici"!
"Va bene mamma, non farò più scherzi a nessuno".
Invece era una bugia, perché quando vide il cerbiatto che mangiava dell'erbetta, si nascose dietro l'albero e uscì all'improvviso spaventandolo, ma anche con lui riuscì a fare pace.
Un giorno, tutti gli animali del bosco erano veramente stanchi dei suoi scherzetti e così decisero di mandarlo via, sua mamma non era d'accordo, ma capì che così avrebbe imparato a fare il bravo.
Luppi se ne andò, aveva paura e si sentiva solo, ma appena uscì dal bosco incontrò una bella bambina. Il suo nome era Gabriela e aveva un vestito con il disegno della sua cars preferita, con i capelli mossi e gli occhi azzurri.
"Ciao cucciolino come ti chiami"?
"Ciao io sono Luppi"!
"Come mai sei qui tutto solo"?
"Perché sono stato dispettoso con i miei amici e loro mi hanno mandato via, non mi vogliono più!"
Luppi piangeva, e la bimba lo accarezzò dolcemente.
"Non preoccuparti non sei solo, ci sono io, vuoi diventare mio amico"?
"Certo! Grazie come sei gentile"!
"Però promettimi che non farai più dispetti a nessuno".
"Te lo prometto".
"Ora ti accompagno dai tuoi amici nel bosco, gli diremo che sei diventato buono e loro saranno contenti di vederti".
"Grazie!"
Si avviarono così verso il bosco e Luppi presentò la sua amica a tutti gli animali, che si avvicinavano intorno a lei ed erano felici.
La piccola Gabriela disse a loro che Luppi non avrebbe fatto mai più scherzi dispettosi e loro sorrisero mentre lui abbracciava la sua

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6 commenti    0 recensioni      autore: sara zucchetti


Goulasch in calderone

Ci troviamo in un giardino privato, dove c' è un angolo cottura apposito, fatto di una specie di caminetto aperto, dove c' è anche un bel calderone di rame, pronto per essere utilizzato.
Una piccola pila di legna da ardere è lì ad aspettare.

- Che brutta fine ci tocca fare a noi poveretti!

Esclama un piccolo pezzo di legno secco; poi aggiunge:

- arsi sotto questo calderone sconosciuto.

Il calderone risponde:

- Non ti lamentare, dovresti esser contento, d' esser utile a qualcosa.

Il pezzo di legno ribadì:

- Il mio genitore albero era un bell'imbusto, prima di invecchiare e d' essere abbattuto.

Il calderone:

- Per quel che so io, non siete di legno nobile, destinati a far bella figura come armadietti o comodini alla moda, per cui il vostro miserabile destino è quello di alimentare il fuoco sotto il mio sederino.

Il pezzo di legno:

- Per far che?

Il calderone:

- E che ne so io!

A quel punto entrarono in scena dei valletti, con vassoi in mano, portando in ordine:

cipolla ed aglio ben tritate, con olio di girasole;
tocchetti di carne suina, con patate tagliate grossolanamente;
sale, pepe in grani, cumino, peperone rosso dolce in polvere e peperoncino in quantità;
per finire, l' ultimo tocco, maggiorana in quantità.

Disposti disciplinatamente attendevano il cuoco, a noi ormai ben conosciuto, che brillo come sempre, portava solo la fiaschetta nota ed il suo calice prediletto.
Mise sotto il bel calderone di rame la legna da bruciare, e con un po' di carta straccia e un fiammifero speciale diede fuoco.
Poi tracannandosi a sua volta un bel bicchiere di vino rosso, cominciò l' opera.
In quel calderone di rame entrò per primo l' olio di girasole, seguito dalla cipolla e l' aglio ben tritati. Appena rosolati entrarono trionfanti i bei tocchi di carne suina.
Nessuno si accorse, nemmeno il cuoco, che la legna scoppiettando, in realtà piangeva. Infatti lacrime un po' strane apparvero sulla legna, che man man

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Il Processo

La storia, che stiamo per leggere, è inventata di sana pianta.
 
Tanto tempo fa, c'era un paesello dove tutti erano figli e schiavi di Dio.
L'aria profumava di semplicità e la terra sapeva essere egoista e generosa.
Egoista, visto che voleva farsi accarezzare dall'aratro e dalla zappa,
generosa, poiché solea ricambiare tali carezze con tanti doni saporiti.
Grano, patate, mais, fichi secchi e altre belle cose erano sempre
presenti tra le mura di casa che, come ben sapete,
non fanno guerra e non sono mai nemiche.
La domenica, quasi tutti in chiesa per ascoltare la parola di Dio, anche se...
Le ragazze ci andavano per farsi vedere dai ragazzi e i vecchi
per farsi ricordare dal Signore, nell'avvicinarsi dell'ora.
I bambini giocavano a palla e ogni tanto qualcuno frignava.
"Voglio la palla mia, voglio la palla mia, hi, hi", e giù lacrimoni luccicanti.
Le comari erano comari e da buone amiche tagliavano e cucivano cappotti.
I mariti tiravano le orecchie all'asino e se le carte non giravano
per il verso giusto, li sentivi sacramentare anche in tedesco.
 
Era un paesello abitato da contadini e ogni famigliola
aveva l'orticello, la stalla, la legnaia e una piccola aia dove
si batacchiavano legumi e cereali.
Le pecore fornivano latte e lana, i suini finivano in insaccati,
i cani tenevano lontano volpi e faine e per sgranchirsi, rincorrevano i gatti.
Tutto sembrava filare liscio, come lisce filano le belle storie,
senonché accadde quel che accadde e il ritmo della vita, legato
all'andamento delle stagioni, subì uno di quegli scossoni
che non riesci a spiegartelo, nemmeno ragionando.
 
Nonna Cesira tirò il collo a tutte le galline del pollaio,
al fine di avere del buon brodo, necessario alla figlia,
che produceva latte materno per la neonata.
Niente galline, niente uova.
Da che mondo è mondo, questa è la prassi e non varrebbe parlarne...
se non fosse che qualcosa d'insolito si verificò in quel pollaio senza galline.
Per dirla

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12 commenti    4 recensioni      autore: oissela



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FiabeQuesta sezione contiene storie e racconti su fate, orchi, giganti, streghe e altri personaggi fantastici

Le fiabe sono un tipo di racconto legato alla tradizione popolare e caratterizzata da componimenti brevi su avvenimenti e personaggi fantastici come orchi, giganti e fate. Si distinguono dalle favole per la loro componente fantastica e per l'assenza di allegoria e morale - Approfondimenti su Wikipedia