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Fiabe

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Il museo stregato

Molti anni fa, in una lunga distesa di pianura c' era un palazzo. Lì dimorava un' incantevole principessa che si chiamava Costanza. Ella aveva i capelli lunghi, ondulati e biondi, gli occhi azzurro cristallino. Vestiva sempre con un vestito celeste, scarpe e corona argento.
Un bel giorno di sole, Costanza, decise di andare al museo.
Quando entrò, la porta, improvvisamente, si chiuse da sola a chiave, e Costanza prese uno spavento che saltò in aria. Questo museo era stregato da fantasmi.
La principessa corse su per le scale.
Costanza sentì un ululato di fantasmi e gridò:
-C-c' è q- qualcuno qui!?!
Essi risposero:
- Siiii! Siamo noii!
- Voi chi?
- I fantasmi!
- I f-fantasmi!?! Aiutoooo!!!!
All' improvviso da una nuvola scese una magica chiave dorata.
Era la chiave della porta.
Essa la prese, corse giù per le scale, mise la chiave dentro la serratura e chiuse dentro i fantasmi.
Tornò al palazzo e visse per sempre felice.
Costanza disse:
- Speriamo di non trovare più quei fantasmi!



La Ballerina

C'era una volta...
In un antico borgo, proprio là dove sembra esserci un confine tra la realtà e il sogno, una ca­setta di pietra e mattoni, circondata da pini, banani, mandarini, limoni, chinotti, aranci...
La casetta era su due piani e vi abitavano due sorelle, sposate ma senza prole: la prima si chia­mava Miranda e stava al primo piano, la seconda che era anche la minore, stava al secondo piano e si chiamava Esterlita; al pian terreno c'era un bell'ampio forno, un tavolo di legno di quercia, quattro sedie, una vetrina a due ante, con tanti vasetti e boccettine che sembrava quella dello speziale. La stanza del forno era proprietà di entrambe le donne.
Miranda era molto laboriosa, orgoglio e vanto del marito: ella oltre a cucinare, spazzare la casa, fare i letti, amava principalmente spolverare e riassettare: non c'era angolo della casa in cui ella non ravvisasse un peluzzo, che, naturalmente, veniva buttato nella spazzatura.
A mezzogiorno, si svolgeva poi, il rito dei maccheroni. E appena l'orologio della torre scandiva il mezzodì, Miranda lasciava ogni cosa lì, ogni conversazione, ogni altra occupazione e accorre­va in cucina per versare la pasta nell'acqua in ebollizione.
Esterlita, amava anch'essa cucinare, spolverare, lavare, riassettare, però non prolungava i suoi lavori domestici, oltre il necessario e lasciava che una buona parte di tempo fosse da lei dedi­cato a incoraggiare le proprie propensioni artistiche: per questa ragione dipingeva e amava, in particolare, modellare l'argilla o altre paste modellanti: se non aveva a disposizione, il mate­riale più idoneo, ella ricorreva a farina, acqua, sale, zucchero, cera. Per il fatto che le cure di casa, trovavano concorrenza in altre occupazioni, Esterlita, si era guadagnata dal parentado, il titolo onorifico di: "Signora Scansafatiche".
Un bel giorno i genitori delle due sorelle, che avevano una casa vicina a quelle delle figlie, così parlarono alle proprie creature: «Figliole noi partiamo p

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Goulasch alla contadina

La solita cucina, sul tavolo da lavoro c' è già tutto preparato. La cipolla e l'aglio ben tritati con un attrezzo di cucina, che si chiama mezzaluna, molto probabilmente oggi in disuso, ma qui ancora utilizzato, molto probabilmente dai tempi di Francesco Giuseppe; crauti acidi; bei tocchi di carne bovina; sale, pepe e peperoncino forte; peperone rosso in polvere; cumino; olio di girasole. Sembra che ci sia proprio tutto.
Vicino ad una caldaia di rame con il fondo nero come il carbone ed un cucchiaione di legno, c' è Katjuscia, la nipotina di quattro anni del nostro cuoco.
Parlando con la signora caldaia ed il cucchiaione viene a scoprire che sono coniugi e proprio oggi hanno l'anniversario del matrimonio.

- Eh piccina mia!

Esclamò la caldaia, e continuando:

- Io e mio marito, qui presente, abbiamo fatto dei piatti gustosi e prelibati, chiaramente il merito spetta anche e soprattutto alla maestria del tuo nonnino, cuoco d'eccezione.

Katjuscia si divertiva molto a sentirla e non capiva perché quel pezzo di baccalà del marito stava zitto.
Ma ad un tratto anche il cucchiaione prese la parola:

- che vuoi che ti dico piccina mia; il mio ruolo è molto più modesto, e non sono di rame, e vecchio ormai come sono, ho il tempo contato.

Katjuscia:

- vecchietto mio, non ti devi vergognare, se il tuo ruolo è solo quello di mescolare, e questo con l'aiuto del mio nonnino. Tu pensa a vivere ancora e non ti avvilire; so che il mio nonnino non ti cambierebbe mai.

Così stavano le cose, quando il cuoco, a noi ormai ben noto, con la fiaschetta sotto il braccio e un po' barcollando di qua e di là si avvicina al tavolo di lavoro e ai fornelli.
Nonostante tutto non dimentica di dare un affettuosissimo bacetto alla nipotina prediletta, ma non dimentica nemmeno il calice che gli giace a fianco, lo riempie quindi di buon vino rosso e se lo tracanna in un sorso solo.
Con un solo sguardo poi si rende conto che c' è tutto ciò che gli serve, anzi la calda

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Il tegamino e il mestolo

Questa storia comincia in una cucina, dove tra i vari attrezzi e oggetti culinari, c' è un vecchio tegamino, che la fa da padrone.
Il cuoco vanitoso e fiero della propria arte culinaria, dei suoi prelibati piatti vantava spesso anche il tegamino. Certo è che quest'ultimo non figurava affatto tra le pentole ancora nuove e ben lucidate.
Comunque le tollerava, ci si era ormai abituato, pur se con un po' di stizza.
Così il tempo passava tranquillo tra piatti squisiti e buon vino rosso, ma eccoti di punto in bianco apparir un nuovo coso, che chi l'usa lo chiama mestolo, e si vantava di esser fatto di puro acciaio inossidabile.
Qui comincia un dibattito fra i due contendenti, che io ritengo alquanto interessante.

Tegamino:
- Chi sei? Che ci fai qua?
Mestolo:
- Non lo vedi scemo? Sono un mestolo e ben luccicante.
Tegamino:
- E a che servi? E di cosa sei fatto?
Mestolo:
- Sostituisco la vecchia e fu cucchiaia di legno che si è rotta. Sono fatto di puro, dico puro, acciaio inossidabile.
Tegamino:
- Inosso... che?
Mestolo:
- Inossidabile.
Tegamino:
- E che significa?
Mestolo:
- Significa che non arrugginisco mai, non arrugginendo sono sempre giovane ed eterno. E tu scemo prima o poi finirai, dai retta a me.
Tegamino:
- Stai attento a come parli, se no ti do una botta sulla testa.
Mestolo:
- Provaci!

Il tegamino aveva ben capito che non era certo il caso, visto che era fatto di terracotta, dove i cibi vengono più saporiti, questo è vero, ma con l'usura era destinato veramente a fare una brutta fine. Il poverino, tra l'altro, per quanto vecchio, da sentirsi il vero padrone della cucina, non sapeva la fine che avrebbe fatto, se per disgrazia cadeva dalla mensola o dalle mani del cuoco un poco brillo.
Ma l'odio che sentiva per questo nuovo intruso, lo portò a fare una mossa da trovarsi squilibrato. Il mestolo ne approfittò.

Mestolo:
- Allora cosa aspetti? Quanto sei brutto! Sei già tutto nero.

Il tegamino, che tutto nero era davvero,

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L'altalena giramondo

C'era una volta una bimba vivace, ribelle e un poco monella, forse molto monella. Non faceva del male a nessuno, ma non le piaceva ubbidire. Diceva a tutti quel che pensava e non era furba. Un giorno una strega cattiva, invidiosa del suo coraggio, decise di farle un dispetto. E le rubò il tempo. La bimba non sapeva più come fare, senza ormai poter riconoscere i secondi, i minuti, le ore, i giorni, i mesi e poi gli anni. Non poteva nemmeno più crescere, priva del tempo. Tutto era un fluire continuo, senza distinzione di istanti. Un vortice che l'avvolgeva e che gli altri non riuscivano a vedere né a capire, e pensavano che fosse una bambina sempre più monella, precipitosa e avventata. E la rimproveravano sempre. Ma proprio sempre. Solo lei sapeva che non era così. Solo lei sapeva che la colpa era tutta della brutta strega cattiva, invidiosa e gelosa che lei diventasse una donna. La piccola bimba perse così la sua allegria e divenne triste e solitaria. Nessuno avrebbe mai potuto sapere che cosa le era veramente successo. E se anche lo avesse raccontato a qualcuno, nessuno le avrebbe creduto. Un giorno che si era proprio stufata, decise di andarsene in un bosco lontano lontano e di vivere sola e soltanto con la sua fervida fantasia. Scelse un luogo inaccessibile e impervio, per essere sicura che nessuno avrebbe mai potuto raggiungerla. Si costruì una capanna di frasche e di foglie e incominciò una nuova vita, di cui si sentiva davvero finalmente di nuovo felice. Le piaceva inventarsi le storie e raccontarle ai folletti del bosco che l'ascoltavano attenti e non le chiedevano il tempo, che lei aveva perduto. Nella sua immaginazione creava tutto quello che nel bosco non c'era e il tempo non serviva proprio a nulla. Così ritrovò il sorriso e la sua spensieratezza.
Un giorno, mentre raccoglieva bacche e frutti di bosco, vide in fondo al sentiero un'altalena bellissima pendere dal ramo di un albero. Si ricordò allora e improvvisamente dei suoi giochi di bimba

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   0 commenti     di: Adriana Saja


La principessa sul vascello

Tanto tempo fa, c'era una principessa di nome Aurora, che aveva 20 anni e sognava di viaggiare per il mondo, invece che stare nel proprio castello e annoiarsi. I suoi genitori non erano molto d'accordo perché poteva correre dei rischi, così lei non era felice.
Aveva uno splendido vestito, molto lungo e di colore rosa che la aggraziava. I capelli lungi e biondi e indossava spesso un cappellino elegante dello stesso colore del vestito, decorato con fiorellini. I suoi occhi di color verde acqua però erano spesso abbassati e il suo sorriso spento.
Un giorno i suoi genitori, vedendola sempre così triste, decisero di accontentarla. Così fu costruito un elegante vascello solo per lei, senza armi con un sicuro capitano e persone disposte ad aiutarla in caso di pericolo.
Lei era molto emozionata e chiese di essere portata in posti tropicali, nell'oceano Atlantico, salì sul vascello e iniziò la sua avventura. L'oceano immenso la faceva sognare, si appoggiò al bordo e chiuse gli occhi respirando quella naturale brezza marina che le accarezzava il viso, mentre il cappello le volò via, ma non gli diede importanza perché il suo desiderio si era avverato, stava viaggiando seguendo una splendida rotta.
Mentre osservava il panorama, vide avvicinarsi un delfino, riuscì a riconoscerlo subito vedendo la pinna dorsale. Era di uno splendido colore blu e seguendo la scia di prua del vascello, cominciò a compiere salti mortali e giravolte in aria, era un vero acrobata del mare. Emergeva completamente battendo la superficie dell'acqua, con le pinne pettorali, con la testa e con la coda.
Lei rimase incantata dallo spettacolo della natura e spontaneamente gli regalò un applauso che lui sentì con immenso piacere.
L'unica cosa strana era che fosse solo, perché di solito i delfini vivono in branco, con i loro simili per aiutarsi a cercare il cibo. Lui non era un vero delfino, era un principe molto egoista e una strega buona gli aveva fatto un incantesimo perché capisse che

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   11 commenti     di: sara zucchetti


Cincillino e le foglie secche

Da un grande albero di un parco cittadino le ultime foglie secche, essendo autunno in pieno, si staccano e cadono.
Sulla nuda terra posano leggere, colorando la natura d' intorno dei più bei colori, dal verde cupo, al giallo oro e al rossastro.
Di tutto questo anche il più sbadato dei passanti se ne avvede. Ma quasi nessuno si accorge che ognuna di loro ha ancora vita, sono mortificate e piangono; perché basta un piccolo venticello o lo spazzino mattiniero, ad allontanarle dal loro albero genitore.
Dall'ultima, proprio ultima foglia secca che tocca terra, detta la Rossastra, spunta uno spiritino, somigliante in tutto a un piccolo omino ben vestito e dalle bellissime ali trasparenti.

A tutti si presenta:

- Mi chiamo Cincillino, e sono lo spirito de l vostro albero.

La Rossastra:

- Vero, con alcuni ramoscelli nostro padre mi ha toccato benedicendo me e voi, dandomi poi questo spiritello.

Cincillino:

- Con me non dovete aver paura, vedrete quante avventure.

Le foglie secche si asciugano le lacrime e si sentono ormai confortate.

Cincillino riprende:

- So che fra non molto ci sarà un forte vento, lontano vi porterà, ma anch' io verrò con voi. Cosa sarà non so, sono appena nato da una goccia di linfa, e non sono esperto del mondo.

La Rossastra:

- Ma non avevi detto che avremo molte avventure?

Cincillino:

- Si, il fatto stesso che ci allontaniamo dall'unico posto che voi conoscete da molto ed io da poco, mi fa pensare ad un' avventura.

Le foglie secche in coro:

- Ma possiamo veramente fidarci di te?

Cincillino:

- Sicuramente! Essendo come già detto uno spirito, posso l' asciarmi guidare dall'istinto, in me acutissimo e risolvere ogni problema a suo tempo.

Tutti ammutolendo, diedero un ultimo sguardo all'albero paterno, il quale con i suoi rami ormai spogli li salutò e sembrò sorridergli.
Questo gesto definitivamente li acchetò tutte e la Rossastra cominciò a fantasticare:

- Chissà! Forse incontrer

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FiabeQuesta sezione contiene storie e racconti su fate, orchi, giganti, streghe e altri personaggi fantastici

Le fiabe sono un tipo di racconto legato alla tradizione popolare e caratterizzata da componimenti brevi su avvenimenti e personaggi fantastici come orchi, giganti e fate. Si distinguono dalle favole per la loro componente fantastica e per l'assenza di allegoria e morale - Approfondimenti su Wikipedia