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Fiabe

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La principessa sul vascello

Tanto tempo fa, c'era una principessa di nome Aurora, che aveva 20 anni e sognava di viaggiare per il mondo, invece che stare nel proprio castello e annoiarsi. I suoi genitori non erano molto d'accordo perché poteva correre dei rischi, così lei non era felice.
Aveva uno splendido vestito, molto lungo e di colore rosa che la aggraziava. I capelli lungi e biondi e indossava spesso un cappellino elegante dello stesso colore del vestito, decorato con fiorellini. I suoi occhi di color verde acqua però erano spesso abbassati e il suo sorriso spento.
Un giorno i suoi genitori, vedendola sempre così triste, decisero di accontentarla. Così fu costruito un elegante vascello solo per lei, senza armi con un sicuro capitano e persone disposte ad aiutarla in caso di pericolo.
Lei era molto emozionata e chiese di essere portata in posti tropicali, nell'oceano Atlantico, salì sul vascello e iniziò la sua avventura. L'oceano immenso la faceva sognare, si appoggiò al bordo e chiuse gli occhi respirando quella naturale brezza marina che le accarezzava il viso, mentre il cappello le volò via, ma non gli diede importanza perché il suo desiderio si era avverato, stava viaggiando seguendo una splendida rotta.
Mentre osservava il panorama, vide avvicinarsi un delfino, riuscì a riconoscerlo subito vedendo la pinna dorsale. Era di uno splendido colore blu e seguendo la scia di prua del vascello, cominciò a compiere salti mortali e giravolte in aria, era un vero acrobata del mare. Emergeva completamente battendo la superficie dell'acqua, con le pinne pettorali, con la testa e con la coda.
Lei rimase incantata dallo spettacolo della natura e spontaneamente gli regalò un applauso che lui sentì con immenso piacere.
L'unica cosa strana era che fosse solo, perché di solito i delfini vivono in branco, con i loro simili per aiutarsi a cercare il cibo. Lui non era un vero delfino, era un principe molto egoista e una strega buona gli aveva fatto un incantesimo perché capisse che

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Mignolina

In un bosco incantato, ai tempi nostri, che pur felici non sono, vive una bambina, piccola come un mignolo, per questo tutti la chiamano Mignolina.
Ha i capelli come la seta, due occhi come il cielo, una faccina rosea e bella. Sola soletta, nella sua stanzetta, aspetta la fine di quest'anno.
Una stanzetta alquanto umile, facente parte di una casetta nel bel mezzo di tanti abeti ammantati di neve.
Mignolina guarda dalla piccola finestra, se suo padre boscaiolo, unico genitore, non arrivi prima del tocco della fatidica ultima mezzanotte dell'anno.
Eppure come abbiamo già detto il bosco è incantato, almeno così si dice, ma fuori non succede un accidente.
Nevica, nevica e quel manto di neve già esistente, che tutto copre ed azzitta, sotto la luce delle stelle, che son tante, e della bella luna tonda, sembra argentato e scintillante.
Ma del suo babbo neppure l'ombra. Manca circa mezz'ora prima che il canuto e ormai stanco Dicembre ci lasci e va in pensione. Mignolina sbirciando ancora dalla finestra, vede uno strano esserino, sembra una donnina, ma veramente strano, quasi piccola come lei, ha in più però delle ali dorate e svolazza di qua e di là, accendendo candeline colorate su uno dei tanti abeti intorno e sembra giorno.
Guarda meglio, il viso non gli è nuovo, ma sì, è la sua mammina, che in cielo vive attorniata dagli Angeli e i Cherubini; ma ora è lì a consolare la sua piccina.
Lo stesso vedersi a vicenda, è già un incantesimo, per quanto piccole sono.
La mammina salutando la piccina, con un bel gesto di mano, scompare rapita da una stella.
Ma le candeline su quell'abete rimangono accese ed illuminano il sentiero, da dove finalmente spunta il padre.
Mignolina dalla contentezza saltella canticchiando, ed è proprio a questo punto che la porta si apre e compare il babbo.
Questo buon boscaiolo non ha nulla, se non nel palmo della mano la sua Mignolina, ma è come avere un mondo intero.
Intanto il giovane Gennaio, baldanzoso, bussa al

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Il Cavaliere Giullare

C'era una volta, tanto tempo fa, in un luogo che oggi non conosciamo più, un sontuosissimo castello; le sue stanze erano adornate con oro, argento e drappi di seta. La ricchezza e il lusso abbondavano dappertutto. In questo castello risiedeva un re, un re potente e maestoso. Egli regnava su un regno molto vasto e prosperoso. Era molto amato dal suo popolo e da tutti i suoi cavalieri. Il sovrano amava moltissimo, insieme alla sua adorata regina, intrattenersi nella sala del trono con giochi, balli, canzoni e spettacoli ai quali tutti i cortigiani erano invitati ad assistere, se lo volevano.

La felicità del re influenzava quella di tutto il castello e i contadini del reame. Quel regno, infatti, era conosciuto come il regno più felice del mondo; nessuno lì fu mai visto triste o di cattivo umore, né addirittura fu mai visto piangere. Perfino i bambini piccoli, quando cadevano o si facevano male, non piangevano, ma ridevano gioiosamente mentre si rialzavano. Le carceri del castello erano inutili, poiché se tutti sono felici, nessuno ha bisogno di rubare, così il re le aveva trasformate in magazzini per il cibo. La gente viveva molto a lungo, poiché il riso e il buon umore, si sa, allungano la vita. Per tutti questi motivi il regno portava il nome di Regno della Felicità.
Un triste giorno però, una strega malvagia e antipatica, che viveva molto lontano e che detestava l'allegria e la felicità, venuta a sapere di questo regno così felice e allegro, decise che ciò non poteva esistere e che avrebbe dovuto fare qualcosa. Prese dal suo antro tutto il necessario per fare un incantesimo molto potente e si mise in cammino verso il castello del regno della Felicità. Quando vi arrivò, si stupì di come chiunque, contadini o cavalieri, vecchi o bambini, nonostante lei fosse brutta e cattiva e avesse sempre destato odio nella gente, la accolsero calorosamente nel loro regno. Stupita, ma pur sempre determinata, si recò al castello del re, dove poté ent

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La Fiaba dell'Aquila e del Delfino

C'era una volta un tempo in cui mare e cielo erano luoghi separati da un confine invisibile che, a pelo della superficie dell'oceano, era stato tracciato, per dividere l'aria dall'acqua.
In quel tempo, i delfini del mare guardavano le aquile in volo e le aquile in volo guardavano i delfini del mare, senza potersi mai incontrare.
Spesso si invaghivano gli uni delle altre e viceversa, ma non trovavano il modo di poter vivere questo sentimento, perchè la separazione dei mondi ne impediva l'incontro e la diversità dei corpi non consentiva agli uni di entrare nel mondo delle altre.
Qualcuno di loro osava superare i limiti dei mondi e dei corpi: le aquile talvolta si tuffavano in mare, ma appena giunte in acqua rischiavano di affogare, così ritornavano in volo e restavano ad asciugare le loro piume sulle nuvole, piangendo; i delfini a volte balzavano così in alto che sembrava loro di poter raggiungere le nuvole, ma appena sfiorate, si ritrovavano a precipitare violentemente tra le onde del mare e rimanevano negli abissi a curare le loro ferite.
Si dovevano entrambi arrendere, perché cambiare il loro essere o superare i confini dei loro mondi non era la strada dell'Amore.
Questo fino a quando venne un giorno speciale, un giorno in cui un Aquila vide un Delfino balzare leggiadro a pelo d'acqua e il Delfino rimase incantato nel mirare l'Aquila volare nell'alto del cielo. Fu uno sguardo magnetico e fulmineo, senza proferire respiro né quesito nei loro cuori. Senza neppure rendersene conto, si sentirono molto vicini l'uno all'altro, uniti nel loro sentire, senza avvicinare i loro corpi.
Il Delfino riusciva a percepire la brezza del vento che spira al di sopra delle nuvole e l'Aquila riusciva a sentire la freschezza delle acque come se fosse tra le onde del mare. Ne furono rapiti, senza paura e senza muovere una cellula del loro corpo, si ritrovarono amanti e compagni nel mondo di mezzo, quel non luogo sopeso tra il cielo e il mare.
Quest

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La fata bifisella

Lontano nell'Universo,
un mondo dal nostro tutto diverso,
viveva su una stella
la fata Bifisella.
Lei da lassù,
immersa nel profondo blu,
tutte le notti controllava,
ciò che ogni bimbo sognava.
Lei creava i sogni belli,
dove spesso erano presenti enormi castelli.
In essi vivevano audaci cavalieri
con i loro abili e bianchi destrieri.
E se un tenero bambino,
intento a dormire nel suo lettino,
stava facendo un sogno spaventoso,
davvero terribile e pauroso,
la fatina in un istante
cancellava l'immagine terrificante.
Bisogna quindi ricordarsi,
prima di addormentarsi,
di tanto ringraziare,
e con un bacino salutare,
la fata Bifisella
che vive lontano su una piccola stella.

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2 commenti    0 recensioni      autore: ELISA GALLO


Cincillino e le foglie secche

Da un grande albero di un parco cittadino le ultime foglie secche, essendo autunno in pieno, si staccano e cadono.
Sulla nuda terra posano leggere, colorando la natura d' intorno dei più bei colori, dal verde cupo, al giallo oro e al rossastro.
Di tutto questo anche il più sbadato dei passanti se ne avvede. Ma quasi nessuno si accorge che ognuna di loro ha ancora vita, sono mortificate e piangono; perché basta un piccolo venticello o lo spazzino mattiniero, ad allontanarle dal loro albero genitore.
Dall'ultima, proprio ultima foglia secca che tocca terra, detta la Rossastra, spunta uno spiritino, somigliante in tutto a un piccolo omino ben vestito e dalle bellissime ali trasparenti.

A tutti si presenta:

- Mi chiamo Cincillino, e sono lo spirito de l vostro albero.

La Rossastra:

- Vero, con alcuni ramoscelli nostro padre mi ha toccato benedicendo me e voi, dandomi poi questo spiritello.

Cincillino:

- Con me non dovete aver paura, vedrete quante avventure.

Le foglie secche si asciugano le lacrime e si sentono ormai confortate.

Cincillino riprende:

- So che fra non molto ci sarà un forte vento, lontano vi porterà, ma anch' io verrò con voi. Cosa sarà non so, sono appena nato da una goccia di linfa, e non sono esperto del mondo.

La Rossastra:

- Ma non avevi detto che avremo molte avventure?

Cincillino:

- Si, il fatto stesso che ci allontaniamo dall'unico posto che voi conoscete da molto ed io da poco, mi fa pensare ad un' avventura.

Le foglie secche in coro:

- Ma possiamo veramente fidarci di te?

Cincillino:

- Sicuramente! Essendo come già detto uno spirito, posso l' asciarmi guidare dall'istinto, in me acutissimo e risolvere ogni problema a suo tempo.

Tutti ammutolendo, diedero un ultimo sguardo all'albero paterno, il quale con i suoi rami ormai spogli li salutò e sembrò sorridergli.
Questo gesto definitivamente li acchetò tutte e la Rossastra cominciò a fantasticare:

- Chissà! Forse incontrer

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L'albero delle bugie e le farfalle chiacchierine

C'era una volta nel bosco di Lilybets, su un tappeto di papaveri e di girasoli, un albero alto e robusto che non perdeva mai le foglie e profumava di cannella e di miele.
Cresciuto magicamente in una sola notte da un seme trascinato lì da un vento misterioso, per la sua bellezza incantevole ormai vi si radunavano intorno tutti gli animali del luogo.
Nessuno conosceva a che famiglia appartenesse, nonostante i più famosi studiosi del bosco, i topi "Letteronzi", avessero sfogliato tutte le enciclopedie delle biblioteche vicine alla ricerca di informazioni. Le sue foglie, infatti, come grandi orecchi penzolanti, si spostavano lentamente ora verso il basso, ora verso l'alto, e sul suo tronco un grosso naso si arricciava quando l'albero, come spesso accadeva, scoppiava in una pazzerella risata.
Quel misterioso albero, infatti, apparteneva alla famiglia degli "Alberi delle bugie", alberi molto curiosi che ascoltano divertiti le conversazioni altrui e, producono, per ogni bugia ascoltata, un frutto simile ad una mela, ma con i colori dell'arcobaleno.
Gli animali del bosco erano davvero molto chiacchieroni ed inventavano mille storie condite di bugie pur di apparire più belli, più buoni e più bravi degli altri. La vanitosa volpe, Brigida, per esempio, si vantava di non avere mai curato il suo manto screziato d'argento, mentre non perdeva un appuntamento a settimana dalla parrucchiera del lago Blu. La pettegola, poi :- Il leone si, si - aggiungeva - ha fatto la piastra alla pelliccia ed ogni settimana fa la tinta color castagna!. Me l'ha detto un'amica parrucchiera - .
La gallina "Cettina" si vantava di volare più veloce del falco, ma solo di notte, quando tutti, guarda caso, stavano dormendo. Il golosissimo orso "Pepito", infine, organizzava dibattiti accusando le api di non rispettare i turni di lavoro e di non produrre più miele, mentre ogni notte, slurp, slurp, spazzolava ben benino tutti gli alveari del bosco fino a farli brillare.
Origlia di qui

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2 commenti    1 recensioni      autore: Lilybets



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FiabeQuesta sezione contiene storie e racconti su fate, orchi, giganti, streghe e altri personaggi fantastici

Le fiabe sono un tipo di racconto legato alla tradizione popolare e caratterizzata da componimenti brevi su avvenimenti e personaggi fantastici come orchi, giganti e fate. Si distinguono dalle favole per la loro componente fantastica e per l'assenza di allegoria e morale - Approfondimenti su Wikipedia