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Fiabe

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Chicco e la fattoria 1/3

Chicco era un topino allegro e vivace con una morbida pelliccia grigia dalla quale spuntavano le esili zampette rosa.
Correva veloce, zampettando qua e la, annusando l'aria sempre alla ricerca di qualcosa da mangiare. Abitava nei pressi della vecchia fattoria di Giorgione, un alto e robusto contadino con un grosso naso tutto rosso e un cappello di paglia sempre in testa.

Chicco, durante le esplorazioni nella stalla della fattoria, prestava attenzione ad ogni più piccolo rumore. Il caldo respiro affannato delle mucche, il frusciante scuoter la testa dei cavalli; ciò che cercava di udire prima di una possibile aggressione erano però i fruscii del giovane gatto Tommaso, ma non era affatto facile sentirli!
Tommaso se ne stava tutto il giorno accovacciato al calduccio sopra la finestra di fronte alle mucche, ma non appena s'accorgeva della presenza in stalla di un topo raddrizzava le orecchie e, di soppiatto, strisciava dentro qualche mucchio di fieno o dietro qualche sacco di mangime, nel tentativo di catturare con un balzo fulmineo il malcapitato topino. Chicco sapeva bene che un attimo di distrazione, un'esitazione alla fuga e... zac! avrebbe potuto cadere fatalmente tra le grinfie di Tommaso.
Quel gattaccio d'altronde faceva il suo dovere, messo di guardia alla stalla aveva l'ordine tassativo di tenere alla larga gli intrusi. A Giorgione e sua moglie, una signora sempre indaffarata nelle pulizie e nell'ordine della casa, i topi non stavano proprio simpatici! Sotto il divano, sotto ogni comodino, sotto il letto e ogni armadio o mobile di casa, erano piazzati cartoncini con la colla che fungevano da trappole per i piccoli roditori talmente sprovveduti da entrare in casa. Eppure Chicco s'accontentava di cibo di poco conto: alcuni chicchi di grano dispersi in qualche angolo della stalla o una briciola caduta sul pavimento della cucina diventavano per lui splendidi banchetti, più che sufficienti a soddisfarne l'appetito.
Neanche gli altri animali s

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   0 commenti     di: Nico Schibuola


La Fiaba della Foresta del Tempo

Colei che viene dal non luogo cerca nel luogo il senso.
Ha incontrato molti viandanti nella foresta del tempo.
Tutti l'amarono, ma non ne compresero la fonte e fuggirono per altri sentieri, senza rendersi conto che sarebbero poi tornati in quella foresta. Ma la foresta è così grande che non riuscirono a trovare mai più colei che viene dal non luogo.
Un giorno un viaggiatore speciale disse a colei che viene dal non luogo il senso di questo suo passaggio e la guardò nel suo vero volto. Si amarono nell'uno e nell'altro mondo, in tutti i modi sconosciuti e inesplorati.
Lui chiese a Lei di muovere il cielo e Lei lo mosse, chiese a Lei di muovere la terra e Lei la mosse, chiese a Lei di muovere l'universo intero e anche questo fece.
Ma quando vide che tutto muoveva, ebbe paura che l'Amore avrebbe potuto muovere anche Lui e lasciò la foresta del tempo.
Colei che viene dal non luogo continua a camminare nella foresta del tempo, perchè nel comprendere il senso, ora deve accettare il non senso.

   5 commenti     di: ANGELA VERARD0


Giorgy, la nuvoletta di sole

Giorgy era una piccola nuvola di Sole che volava alta sopra le montagne. Era di un colore
bianco candido e aveva l'aspetto di un batuffolo di cotone. Il suo passatempo preferito era
quello di cambiare forma: una volta era un aeroplano, un'altra era un elefante mentre subito
dopo diventava una palla.
Era felice di essere una nuvoletta perchè questo le permetteva di vedere il mondo dall'alto,
ma soprattutto di volare: a chi non piacerebbe volare liberi per il Cielo?
Un giorno, mentre a forma di pappagallo schiacciava un pisolino sul cocuzzolo più alto di
una montagna, le si avvicinò un'altra nuvola dall'aspetto piuttosto diverso da quelle che di
solito stavano accanto a lei. Era infatti grigia, molto lunga e quando si fece più vicina si
accorse che era anche fredda. "Dovete andare via di qui!" Disse la nuvola grigia.
"Perchè?" Rispose Giorgy. "Non do fastidio a nessuno e stare qui mi piace"
"Adesso arriveranno tante nuvole come me e non ci sarà più posto nè per voi e nemmeno
per il Cielo Azzurro. Dobbiamo fare il nostro lavoro. Quando avremo finito potrete ritornare,
se il Sole sarà d'accordo"
Giorgy, impaurita, si girò verso la sue amiche, e si rese conto di essere rimasta molto
indietro: loro infatti si erano allontanate insieme al Cielo Azzurro. L'aria si era fatta
d'un tratto fredda e il Sole non si vedeva quasi più, mentre tutto il Cielo attorno a lei si era
fatto grigio, carico di nuvole di pioggia.
Giorgy si trasfornò così in un missile e volò veloce verso le sue compagne. Ci mise quasi
mezz'ora, ma alla fine, stremata, riuscì a ruinirsi al gruppo.
"Perchè ci hanno cacciato?" Chiese con un filo di voce al Cielo Azzurro.
"Perchè questo è il momento in cui c'è bisogno di loro. Vedi, Giorgy, il Sole non può
rimanere fermo in un posto per troppo tempo. Tu sei appena nata, e ancora non sai come
vanno queste cose, ma io ti garantisco che è così che deve andare."
"Ma a me piaceva dormire sulle quelle montagne: ora dove and

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La vera leggenda della Befana

Da quando i Magi, dissero al Re Erode, che cercavano il nuovo re d'Israele per adorarlo, la paura
di perdere il trono, ossessionò la sua mente, la bramosia del potere ne offuscò la ragione, ordinò che fossero uccisi tutti i maschi nati nel regno, negli ultimi due anni.
I soldati, iniziarono ad uccidere i bambini e si adempirono così le scritture profetiche di Isaia,
"le grida di RACHELE, s'udranno in Gerusalemme"
Rachele era una donna, che aveva da poco partorito un figlio maschio, cercò in ogni modo di proteggerlo dalle spade dei militi, ma fu vano, il bambino venne ucciso.
Mentre vagava, impazzita dal dolore, scorse da lontano la Sacra famiglia che stava scappando verso l'Egitto, in quanto un angelo aveva avvisato Giuseppe del pericolo che il Sacro Bambino correva.
Rachele, sentì il morso dell'invidia, non era giusto che lei fosse disperata, che le avessero ucciso il figlio, mentre Maria aveva vivo il suo bambino, decise di denunciare la loro fuga alle guardie del re Erode.
Una pattuglia di soldati, guidati da Rachele, cominciò l'inseguimento, ma dal deserto si levò il ghibli,
un forte vento di sabbia, che fermò i soldati, la donna venne rapita da una tromba d'aria e svenne.
Quando riprese i sensi, si trovò in un oasi, dove a pochi passi da lei, la Sacra Famiglia, stava riposandosi.
Vedendo il piccolo Gesù, dormire tra le braccia della Madre, cominciò a piangere, chiedendo perdono per il male fatto, dicendo loro che il dolore di non essere più mamma aveva accecato il suo cuore.
Si era resa conto che, se lei soffriva così tanto da lacerarsi il petto, non era giusto che un'altra donna patisse come lei.
Per consolarla, la Vergine Maria, le fece il dono di accudire suo Figlio.
Quando venne il tempo di andarsene ed il pericolo era cessato, la Madonna disse a Rachele: " Il male fattoci ti è perdonato, ti è fatto dono dell'immortalità, ma per espiare ed avere consolazione, ogni anno, fino alla fine dei secoli, in questo giorno, tu de

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La coccinella

Juliette era una povera orfanella che vagabondava nei sogni, aveva dieci anni e portava una semplice gonna molto vecchia, con una camicetta anche lei molto consumata ed entrambe scucite. Le sue lunghe trecce bionde scivolavano sul suo cuore nella solitudine dell'amore che gli regalava solo il Signore.
Desiderava con tutto il cuore avere dei genitori che l'amavano per quello che era e dimenticare quelli che l'avevano abbandonata. Un giorno l'accolsero nell'orfanotrofio e dopo qualche anno, una coppia dolcemente e gentilmente la scelsero, così lei vide le stelle per la gioia che provava.
Andò a vivere in una splendida villa enorme con un giardino, la sua cameretta e i vestiti nuovi la rendevano felice. Dopo qualche giorno scoprì che i suoi genitori erano molto severi, non poteva fare nulla. Gli insegnavano ogni cosa, senza libertà di pensiero e senza permessi. Le vietavano di girare per la villa e andare nel giardino.
Lei non capiva la loro durezza ma crescendo percepì che faceva parte del loro carattere. Ormai aveva sedici anni e loro, oltre i problemi della vita, ne creavano altri erano pessimisti e ogni cosa la trasformavano in tragedia. Si preoccupavano per nulla e ogni momento le dicevano di stare attenta. Queste parole le affliggevano l'anima, le tormentavano la vita e la mente.
Dopo due anni la sua pazienza aveva superato ogni limite e decise di scappare, ormai era maggiorenne, ma aveva vissuto sempre fuori dal mondo così si sentiva dispersa. Vagabondava nella fantasia della vita, sperava di non essere più sola, ma trovare qualcuno che l'aiutasse. Passo dopo passo raggiunse un parco, il sole splendente le accendeva la gioia di libertà e si rifletteva nel piccolo stagno vicino alla panchina. Il prato verde era risaltato dai fiori colorati, semplici fiorellini come i piccoli insetti e gli uccellini che cinguettavano.
Decise di sedersi sulla panchina a riflettere sulla vita nella solitudine e nella libertà. Mentre pensava una coccinella si appog

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   9 commenti     di: sara zucchetti


Marco e il nonno Ugo

Ieri Marco e il nonno Ugo, tifosi della Juventus, sono andati a vedere in uno stadio lontano da casa la partita Juventus - chievo Verona. All'andata hanno usato la cartina ma quando sono arrivati allo stadio l'avevano persa. La partita è finita 3 a 0 per la Juventus, con loro grande gioia. Però il ritorno a casa non è stato così facile. Aveva cercato di ricordare la strada del ritorno ma non c'erano riusciti. Migravano per molte strade senza trovare quella giusta. Marco infine ricordò che la loro casa era a nord e guardando la posizione del sole capì che stavano andando a sud, quindi facendo una inversione a u ritrovarono la strada d ritorno. Appena suonarono al citofono tutti si rallegrarono. Marco e il nonno Ugo felici di essere tornati a casa raccontarono agli altri come era finita la partita e tutti scesero come fulmini con una palla di gomma a giocare a calcio.

   3 commenti     di: Andrea Raineri


L'albero delle bugie e le farfalle chiacchierine

C'era una volta nel bosco di Lilybets, su un tappeto di papaveri e di girasoli, un albero alto e robusto che non perdeva mai le foglie e profumava di cannella e di miele.
Cresciuto magicamente in una sola notte da un seme trascinato lì da un vento misterioso, per la sua bellezza incantevole ormai vi si radunavano intorno tutti gli animali del luogo.
Nessuno conosceva a che famiglia appartenesse, nonostante i più famosi studiosi del bosco, i topi "Letteronzi", avessero sfogliato tutte le enciclopedie delle biblioteche vicine alla ricerca di informazioni. Le sue foglie, infatti, come grandi orecchi penzolanti, si spostavano lentamente ora verso il basso, ora verso l'alto, e sul suo tronco un grosso naso si arricciava quando l'albero, come spesso accadeva, scoppiava in una pazzerella risata.
Quel misterioso albero, infatti, apparteneva alla famiglia degli "Alberi delle bugie", alberi molto curiosi che ascoltano divertiti le conversazioni altrui e, producono, per ogni bugia ascoltata, un frutto simile ad una mela, ma con i colori dell'arcobaleno.
Gli animali del bosco erano davvero molto chiacchieroni ed inventavano mille storie condite di bugie pur di apparire più belli, più buoni e più bravi degli altri. La vanitosa volpe, Brigida, per esempio, si vantava di non avere mai curato il suo manto screziato d'argento, mentre non perdeva un appuntamento a settimana dalla parrucchiera del lago Blu. La pettegola, poi :- Il leone si, si - aggiungeva - ha fatto la piastra alla pelliccia ed ogni settimana fa la tinta color castagna!. Me l'ha detto un'amica parrucchiera - .
La gallina "Cettina" si vantava di volare più veloce del falco, ma solo di notte, quando tutti, guarda caso, stavano dormendo. Il golosissimo orso "Pepito", infine, organizzava dibattiti accusando le api di non rispettare i turni di lavoro e di non produrre più miele, mentre ogni notte, slurp, slurp, spazzolava ben benino tutti gli alveari del bosco fino a farli brillare.
Origlia di qui

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   2 commenti     di: Lilybets



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FiabeQuesta sezione contiene storie e racconti su fate, orchi, giganti, streghe e altri personaggi fantastici

Le fiabe sono un tipo di racconto legato alla tradizione popolare e caratterizzata da componimenti brevi su avvenimenti e personaggi fantastici come orchi, giganti e fate. Si distinguono dalle favole per la loro componente fantastica e per l'assenza di allegoria e morale - Approfondimenti su Wikipedia