username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

Racconti gialli

Pagine: 1234... ultima

Redenzione

Dopo la prima volta che l'avevo visto mendicare, ero tornata in quella zona tante altre volte.
Gli avevo portato da mangiare, e qualche volta l'avevo accompagnato al bar a prendersi cappuccino e brioche.
Col tempo aveva imparato a fidarsi di me ed era arrivato a raccontarmi parti personali della sua vita precedente. Mi aveva raccontato di quello da cui scappava, degli incubi che lo tormentavano e che lo portavano ad avere ancora paura.
Adesso me ne stavo davanti ad una tomba, intenta a fissarla. Avevo pagato io la sepoltura, e in quel momento ripensai ad un istante passato.

Ce ne stavamo affacciati al balcone di pietra intenti a fissare il Po illuminato dai lampioni.
"A volte vorrei poter rimediare ai miei sbagli", mi disse.
Mi voltai verso di lui: "E non puoi?"
"Non in questo caso, no."
Annuii, mi umettai le labbra e fissai un altro punto.
"Una volta ho letto che la vita non è altro che ricerca della redenzione."
"Che significa?"
Tornai con lo sguardo sul suo viso stanco e rugoso, consumato dal tempo e dalla paura.
Infine dissi: "Che in fondo tutti vogliamo essere perdonati. Da qualcuno, per qualcosa."
Mi guardò e chinò il capo per nascondere le lacrime. Poi non disse più nulla. Capii che per il momento non voleva parlarne, ed io rispettai la sua scelta.
Infine tornai a fissare il Po, e mi accorsi che all'orizzonte si stava facendo buio.

Tornai al presente e controllai l'orologio. Diedi un ultimo saluto alla lapide ed uscii dal cimitero.
Una volta in commissariato, Lentini non esitò a fare domande.
"Dove sei stata?"
"Sono passata in un posto."
"Hai un fidanzato?"
"Sì, e se proprio lo vuoi sapere è molto più bello di te."
Lui annuì. "Gentile come sempre."
Presi posto alla mia scrivania, e risposi: "Sei tu quello che non si fa mai gli affari propri, e poi si lamenta se gli rispondono male."
Aprii il cassetto chiuso a chiave, ed estrassi un fascicolo.
"È stata da quel barbone amico suo. Il ca

[continua a leggere...]

   15 commenti     di: Roberta P.


L'ultimo contratto

"Vendesi mandarino rosso" l'annuncio era più che esplicito, dovevo rientrare quanto prima, ovviamente seguendo tutte le regole relativa alla sicurezza. Il giorno stesso ho interrotto le ferie in Tunisia, col primo volo ho raggiunto Catania, in autobus a Messina, traghetto e a Reggio l'Eurostar per Milano.
Sono sceso a Taranto, con un altro autobus ho raggiunto Bari e adesso sto aspettando un altro Eurostar per Milano, che non raggiungerò direttamente perché scenderò a Piacenza e quindi con un regionale arriverò finalmente a Milano. Il tempo del percorso si triplicherà ma non avrò lasciato tracce dirette del mio viaggio.
È quasi sera, pochi minuti alle diciotto, lo speaker annuncia l'arrivo del treno, è in orario, non sosterò a lungo sul marciapiedi. Ho preso un biglietto di prima classe, non lo faccio quasi mai ma siamo ad ottobre e prevedo la prima classe abbastanza vuota e al riparo da viaggiatori impiccioni.
Non mi sono sbagliato nello scompartimento vi sono solo due persone, un bambino di circa cinque anni e una donna, probabilmente la madre. Lui ha un aspetto birichino, di sfrontata ingenuità lei, invece, è bella da morire, il suo sguardo mi ha trafitto cuore e cervello, non mi è mai successo fino ad oggi una simile sensazione. Come un adolescente alla prima cotta le punto addosso gli occhi, lei fa altrettanto, nessuno abbassa gli occhi e restiamo a fissarci per un minuto abbondante. Ho modo di osservarla attentamente, il vestito dalla gonna larga non lascia intravedere le forme ma è snella e ben fatta, anche il volto, per le sue fattezze, non è eccezionalmente bello ma i suoi occhi azzurri posizionati su un anso piccolo e a punta in su mi hanno letteralmente catturato, non riesco a distogliere i miei dai suoi, e pare che sia ampiamente ricambiato. Non so chi per primo ha abbozzato un sorriso, peraltro subito ricambiato, ma il nostro reciproco rapimento viene interrotto dal piccolo che tirandomi i pantaloni mi chiede a voce alta:
"N

[continua a leggere...]



Fantasmi del passato - Parte prima

"Lei deve aiutarmi."
Mi guardai in giro. Poi tornai con lo sguardo sulla donna che aveva parlato.
"Sta dicendo a me?"
"Appena ha finito, la prego. Venga fuori, mi trova sul retro."
La seguii con lo sguardo lasciare l'edicola, e scossi il capo.
Presi il giornale, pagai ed uscii.
Stavo dirigendomi verso la mia auto quando udii la stessa voce di donna, parlare.
"Lo sapevo."
Mi voltai e la vidi in piedi a qualche metro più in là, con le mani dentro le tasche di un lungo impermeabile beige.
"Sapeva che cosa?", domandai distogliendo lo sguardo da lei. Aprii lo sportello lato passeggero, e vi accomodai sopra il giornale.
"Sapevo che non sarebbe venuta sul retro", continuò.
Chiusi lo sportello e la fissai: "Bene. Adesso se vuole scusarmi, ho parecchio da fare."
Feci qualche passo, ma la voce mi raggiunse nuovamente.
"Venire a comprare il giornale alle nove del mattino non è esattamente l'orario di una che ha un sacco di cose da fare."
Mi bloccai e la guardai. Sorrisi irritata.
"Io e lei non ci conosciamo. Quello che devo fare io non sono affari suoi."
"Se fosse venuta sul retro e mi avesse lasciato spiegare, ora saprebbe chi sono."
Assunsi un'espressione alquanto scazzata quando dissi: "Ok, può dirmelo qua. Chi è lei?"
"Magari potrei raccontarglielo davanti ad una tazza di tè."
"Non sono la persona adatta per scambiare quattro chiacchiere. Addio."
Ero appena salita in macchina quando la donna urlò: "Deve scoprire cos'hanno fatto a mia figlia!"
Quelle parole rimbombarono dentro la mia testa e costrinsero a bloccarmi.
Scesi dall'auto e lentamente mi avvicinai alla donna. Il suo viso era una maschera di dolore, e il freddo di quella gelida mattina di dicembre le si concentrò sul naso arrossato.
"Che cos'ha detto?", le domandai quasi scandalizzata e inclinando il capo.
"Mia figlia", continuò quasi piangendo. "Deve scoprire cos'hanno fatto a mia figlia."
"Perché lo sta chiedendo a me? Vada alla polizia, no?"
"Perché è lei la po

[continua a leggere...]

   10 commenti     di: Roberta P.


Penny è volata dal tetto. (Cap 3)

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: Umberto Briacco


Empatia

Il direttore dell'azienda condusse me ed il mio partner Aquilani fino alla stanza degli spogliatoi maschili, e spiegò: "L'hanno trovato qui due ragazzi verso le undici. Aveva finito il turno."
Abbassai gli occhi: il corpo se ne stava in terra coperto da una cerata gialla. C'era odore di disinfettante, segno che i ragazzi del coroner avevano ripulito il sangue.
Mi misi sulle ginocchia e scostai appena la cerata. Nel vedere i suoi occhi spalancati, mi ritrovai a pensare a quanto doveva aver sofferto a beccarsi dieci coltellate, e a sapere di star morendo. Socchiusi per un istante i miei, nel vano tentativo di scordarmi il suo volto straziato. Poi lo ricoprii e mi alzai.
Mi imposi con le mani sui fianchi, e osservai il posto: era uno stanzone stracolmo di armadietti, e poco illuminato.
"Chi ha accesso all'area riservata al personale?", domandai.
"Nessun altro. I dipendenti sono gli unici a poter entrare qua."
"Quanti ne conta più o meno questa azienda?"
Il direttore ci pensò su e consultò il collega.
"Circa trecento."
"Immagino che tutti disponiate di un passi o qualcosa del genere."
"Sì, naturalmente."
Il secondo uomo però obbiettò quasi subito.
"Beh, non è del tutto esatto. I tirocinanti e gli stagisti non ne possiedono."
"E per entrare o uscire come fanno?", chiesi io.
"Suonano il campanello, e gli addetti alla sicurezza aprono."
Annuii e feci qualche passo per ispezionare il posto.
Non sapevo bene il perché, ma quella stanza aveva qualcosa di familiare. Forse mi ricordava un po' i miei primi giorni all'accademia di polizia, quando passavo le mie pause immersa in stanzoni silenziosi alla ricerca della solitudine e della quiete.
Tornai alla realtà e mi rivolsi al direttore dell'azienda, e al suo vice.
"Gli agenti resteranno qui per recuperare più materiale possibile, il coroner porterà via il corpo. Verranno affissi i nastri gialli e fino a che non avremo terminato di ispezionare la zona, nessuno potrà

[continua a leggere...]

   15 commenti     di: Roberta P.


Mia cara amica.. Ti ucciderò

Capitolo 1



Mi chiamo Serena, ma è solo un nome, perchè la mia vita è tutt'altro che serena.
Ho 30 anni compiuti, lavoro come aiutante per le pulizie in casa, lavapiatti al ristorante. No, non è per quello che mi reputo non serena, certo se avrei un lavoro più stabile.. Ma pazienza.
Mio padre se ne andò di casa più o meno dieci anni fa, lasciò mia madre per una mora ventenne tutta curve che conobbe al bar dove si ubriacava spesso. Avevo un buon lavoro, ma mia madre cadde in depressione e io non stavo meglio e quindi persi il lavoro.
Da allora le strade per un buon lavoro si chiusero completamente, non ero mai stata molto fortunata nell'amore e nelle amicizie, ma le cose peggiorarono.
Un giorno, conobbi Andrea, un ragazzo molto carino.
Per un po' mi riusci difficile pensare di instaurare una relazione, mia madre aveva sempre più problemi, la sua depressione peggiorava, io volevo starle vicino e, un po questo e un po il fatto che mi ero quasi chiusa in un mondo tutto mio, non riuscivo a pensare a me stessa. Andrea sembrava paziente, dolce, fino ad una sera che accettai che mi accompagnasse a casa.
Al solito, mi disse che era giusto che pensassi a me stessa, che dovevo prendere una decione, che lo stavo lasciando aspettare un po troppo.
Poi si fermò molto prima di casa mia.
Io lo guardai, non capivo perchè avesse fermato l'auto, lui avvicinò la sua mano al mio viso, per un momento quella che pensai fosse dolcezza, mi fece piacere.
Ma d'improvviso, quella mano apparentemente dolce, scese fino al mio collo e mi immobilizzò.
Dalla sua bocca uscirono frasi che non scorderò, le trovai oscene.
Iniziò a mancarmi l'aria, stringeva forte, poi vidi l'altra mano avvicinarsi alla lampo dei miei jeans.. E li trovai tutta la forza di reagire.
Non fù semplice, perchè mi sentivo soffocare e lui era forte.. Ma in quel momento fui fortunata almeno, riusci a divincolarmi a colpirlo e riusci a scendere dall'auto e ad andare di corsa verso casa.

   1 commenti     di: giusy


L'idolo non è nulla

Eccolo il mio idolo, la mia ragione di vita, il mio tormento!
Steso sul freddo marmo della cucina, indegno e volgare, un vuoto fantoccio senz'anima.
Eppure non mi era apparsa così la prima volta in cui i nostri occhi si erano incontrati.
Elena, non poteva chiamarsi in un altro modo, un nome da semidea, distruttrice dei destini, capace di passare anche sopra mille cadaveri in putrefazione, mantenendo il colore del sole sul viso.
Elena... imprendibile, o meglio " impossessible", per dirla alla francese.
Quella sera ero andato senza mia moglie alla festa di Marco, costretta a casa a causa di un malore improvviso della baby-sitter.
Lei era lì, sbucata chissà da dove, nessuno sembrava conoscerla, apparsa dal nulla come solo una divinità sa fare.
Le bastò poco: un sorriso, uno sguardo e io non ero più.
Sì era trasferita da poco in città, era giunta lì con un'amica che ora sembrava introvabile.
- Come farò a tornare a casa?- Chiese con un broncio da bambina.
Inutile dire che tutti i maschi che non avevano al seguito mogli o fidanzate si erano mostrati disponibili.
Io solamente non avevo avuto il coraggio di risponderle.
Me ne stavo lì, muto e idiota, a guardare qualcosa di troppo grande per me.
Ma lei mi aveva sorriso e indicato, chiedendomi di accompagnarla.
Ero dunque io il prescelto, quello che fra tutti aveva il privilegio di stare vicino al miracolo?
Balbettai una risposta e lasciai che mi seguisse in macchina.
Lungo la strada non faceva che parlare e parlare, raccontava del suo momentaneo lavoro come modella e hostess di congressi, e del suo sogno di fare l'attrice, e altre cose simili.
Non aveva però importanza quello che diceva, ma come le parole uscivano dalla sua bocca, flautate e carezzevoli come velluto.
La seguii frastornato dentro casa sua, come un cane randagio che spera in una carezza, e lei sembrava disposta a darmi anche più di questo.
Mi baciò (dovette farlo lei, perché io non ne avrei avuto mai i

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: Sabrina Abeni



Pagine: 1234... ultima



Cerca tra le opere

Racconti gialliQuesta sezione contiene storie e racconti gialli, racconti polizieschi, di indagini e di crimini