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Racconti horror

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Giochi del destino 3 (ultima parte)

Il telefono di lei è ancora in mano Sua, lo guarda ancora un attimo prima di frugarsi in tasca. " eccole! sapevo che affilarle non sarebbe stata una fatica inutile, ora prenderò il mio souvenir che andrà ad arricchire la collezione... abbiamo trascorso bei momenti insieme vero bambina?" Così dicendo si avvicina al corpo insanguinato e senza vita che giace ai suoi piedi, ne tiene spalancate le palpebre di un occhio con le dita rese sudaticce dall'emozione e avvicina le pinzette affilate al bulbo.

"Ora però la chiamo e poi la sgrido! cattiva! " Bip bip... TUUU TUUU

TRRRRING! TRRRRING! " Maledetto cellulare! proprio ora!"

TUU... TUU... TUU... TUU... TUUU

TRRRRING! TRRRRING! TRRREING! TRRRRING! Prende il cellulare ed in un impeto di rabbia lo scaglia con tutta la forza contro il muro del sottopasso, da vicino, con tutta la rabbia che ha in corpo. Ma il destino attende anche lui quella mattina, ed il telefono va in mille pezzi, esplode praticamente scagliando intorno plastica e schegge di vetro del display che schizzano contro di lui, gli finiscono in faccia, lo feriscono, incontrano i suoi occhi spalancati e lo accecano in un attimo infinito di immenso dolore. Lui barcolla, come un animale ferito e rabbioso, e i suoi piedi incontrano il corpo straziato di lei.

TUT TUT TUT TUT " ma cosa combina? riattacca!? "

Lui cade, cade con le mani che ancora cercano di lenire l'immenso dolore agli occhi, un dolore che non aveva mai conosciuto ma che, se avesse chiesto a lei, avrebbe saputo che ha un sapore ed un odore ed un volto, questa volta il volto è quello di lei morta con la lama di un coltello che spunta da quella gola che qualcun'altro amava baciare ma che per lui è il volto della morte che arriva.
E lui va a raggiungerla a faccia in giù verso un ultimo, fatale, bacio.

   13 commenti     di: Alessio Cosso


Il bosco incantato

Ho accettato l'incarico di riordinare la biblioteca nella villa della marchesa Dionisis.
La marchesa è vecchia e non la vedo quasi mai. Una cameriera vecchissima mi prepara da mangiare e a volte resto qui anche a dormire. Nelle ore di libertà scendo giù nell'orto per fare una passeggiata.
I libri sono centinaia. Tutte rare edizioni in pergamena, alcuni con serratura in rame e punte di ferro. Gli autori: Eliphas Levi, Crowley, Kremmerz, Barret, Papus, Kardec, Gardner, Blackwood, Frank Graegorius, trattano spiritismo, magia e stregoneria.
Un pomeriggio di maggio, stanco di catalogare libri, esco per fare una passeggiata.
Il giardiniere, che è anche guardiano, è un vecchietto rustico con berretto e un paio di stivali pieni di pezze. Lo guardo mentre zappa le cipolle con incredibile lentezza fischiettando un motivo. Le aiole sono piene di erbacce e sulla ghiaia crescono le ortiche. Quell'uomo è troppo vecchio e non riesce a badare a tutto.
L'orto è chiuso sul fondo da un cancello altissimo che lo divide da un bosco di alberi secolari. Già da alcune settimane provo il desiderio di entrare nel bosco ma il giardiniere trova mille pretesti per rimandare. Oggi, per esempio, mi dice che non può aprirmi perché non trova più la chiave.
Così gironzolo un po' a caso finché trovo una apertura nell'alta siepe di caprifoglio. Aspetto che l'uomo mi volti le spalle per entrare nel bosco.
Corro su una grande radura con al centro frassini secolari. Arrivo a un varco tra gli alberi, come una specie di porta. La attraverso e sono accolto da una pioggia di aghi di pino.
Ci sono alberi grotteschi che assomigliano a ragni velenosi. Seguo un sentiero che passa vicino a un canneto. Poi il sentiero discende fino a costeggiare un laghetto.
Mi siedo sulla riva e guardo le grandi ninfee bianche sull'acqua scura. Al centro c'è un'isola con i ruderi di un tempietto coperto di erba. Lancio alcune pietre nell'acqua e guardo i cerchi che si formano e si espandono. I cerchi d'acqu

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   0 commenti     di: sergio bissoli


il Ragno

1

- Vieni su ad aiutarmi!
Giovanni levò lo sguardo dalla tavoletta di cioccolato che stava divorando con gusto alla finestra della mansarda. Da quel piccolo oblò la faccia di suo padre sporgeva in fuori seria e sudata; gli ricordava tanto la testa di uno dei cinghiali imbalsamato che aveva il nonno nella casa ad Aosta; gli venne da ridere ad un simile accostamento. 
- Allora, ti decidi a salire?
- Si, si. Papà, arrivo.
Si mise in bocca il restante pezzo di cioccolata ed entrò in casa sbuffando. Così come ogni anno erano iniziate le terribili grandi pulizie, suo padre da buon ex Marines del San Marco aveva preparato per bene il “piano di battaglia”; sveglia all’alba e sgobbare sino al tramonto. In compenso però i pasti erano ricchi e abbondanti. Salendo al piano di sopra si domandava com’era possibile ammassare in soffitta ogni sorta di cianfrusaglia, scatolame e ferrovecchio che il padre poteva ritenere utile per un futuro riutilizzo. Proposito che puntualmente ogni anno era smentito giacché tutta quella roba finiva inesorabilmente nel camion del vecchio Vannucci, soprannominato da tutti “Drehermen” per la sua passione per la birra, con destinazione la discarica comunale. Non era meglio buttare subito via quella roba inutile invece di ammassarla?
Ovviamente no, secondo la filosofia del padre “Tutto può essere utile!”; si, buonanotte!
A tali condizioni non poteva che fare come Garibaldi rivolgendosi al re: “Obbedisco!”.

2

Fasci di luce trasversali filtravano immobili dai lucernai aperti illuminando le nubi di polvere che vorticavano per aria, simile a microscopici coriandoli bianchi che precipitavano a terra. In quella luminescenza spiccano le impolverate superfici d’infinite scatole accatastate una sull’altra, vecchi mobili, e chissà che altro. I giochi chiaroscuri che rendono più tenebrosi gli angoli di buio e conferiscono argentei riflessi ai filamenti delle tante ragnatele. Giovanni le osservò immobile pens

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   2 commenti     di: Mauro Bianco


L'albero della vita

All'una del pomeriggio di un giorno nuvoloso mi trovo davanti al piccolo cimitero di ***. Sto aspettando due giornalisti anche loro curiosi come me di vedere il mistero della tomba. Si tratta di un fenomeno apparso all'interno di una tomba di famiglia e scoperto per caso, giorni prima, durante l'apertura per seppellire un nuovo feretro.
Poco dopo arriva un uomo con un elegante vestito blu accompagnato da una donna:
"Mi chiamo Adolf. Il mio collega non ha potuto venire. Ho portato la madre del ragazzo morto..."
É una donna magra, con gli occhi cerchiati e lo sguardo penetrante. Stringo la mano a tutti e intanto Adolf prosegue:
"Ho l'autorizzazione del Municipio. Ho già avvisato il guardiano che ci sta aspettando. Ma dobbiamo fare presto poiché alle due ci sarà un funerale."
Entriamo dal cancello dove incontriamo un uomo basso vicino ad alcuni secchi. É il becchino. Dopo un breve saluto ci guida lungo un vialetto invaso dalla gramigna.
Il cimitero è maltenuto e molto antico. Grosse lapidi tombali sono inclinate ad angoli differenti. Nuvole nere oscurano il cielo. Forse tra poco pioverà.
Oltre cespugli di tasso raggiungiamo una tomba gotica a forma di tempietto. É in pietra grigia coperta di licheni, irta di guglie, angoli, sporgenze. Sulla cima c'è una scritta:
Famiglia De Veszelka.
Mentre ci avviciniamo sentiamo un rumore forte, come un mobile pesante che viene spostato dentro alla tomba. Ci fermiamo allibiti. Dopo un po', con precauzione saliamo i gradini ed entriamo dal cancelletto.
Una camera a cupola stretta e fredda con la luce color ghiaccio che entra dalle bifore. I marmi alle pareti sono riempiti con file di nomi, molti sbiaditi e illeggibili.
Il becchino estrae alcuni arnesi da un sacco. Egli infila una leva nell'anello di una botola sul pavimento e ci fa cenno di aiutarlo. Tiriamo, provocando rumori di pietra che si smuove. Finalmente la pesante lastra si alza e allora la spingiamo da una parte sui rulli di legno.
Adesso, davanti ai nos

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   3 commenti     di: sergio bissoli


Il cimitero

Il cimitero

Sento il bisogno di scrivere, di raccontare ciò che accadde quella tragica notte.
Questa non è una delle tante storielle dell’orrore, non è una delle tante storie di mostri e creature del male; questa è solo un breve ma terrificante capitolo della mia vita.
Qualcuno di voi leggerà tutto e non crederà a una sola delle mie parole; chi lo farà avrà fatto la scelta giusta.
Ma altri potrebbero credere, a questi ultimi non posso dire altro che dormiranno poco la notte; buona fortuna.
Per molto tempo ho tenuto tutto dentro, ho cercato di dimenticare e andare avanti, ho cercato di vivere come uno dei tanti ragazzi della mia età; adesso ho capito che quello che successe quella notte d’inverno rimarrà sempre come un ricordo del passato, molto vicino al presente, come un incubo incredibilmente lucido, che sconvolge il tuo modo di pensare, e nel mio caso, di vivere.
Io ho smesso di credere ai fantasmi e ai vampiri quando avevo tredici anni, ma quella notte capii che in questo mondo di cui sappiamo tutto e non sappiamo niente, esiste qualcosa di inspiegabile, qualcosa di invisibile, che si rivela ad alcune persone per motivi sconosciuti.
Quella notte non vidi nessun fantasma, nessun vampiro e neanche l’ombra di un licantropo; non vidi niente di ciò che voi potreste immaginare.
Ebbi la certezza che queste creature leggendarie sono, appunto, leggendarie; popolano solamente i racconti dell’orrore, le fiabe, e le menti di persone superstiziose e deboli di carattere.
Mia nonna era una di queste persone, come quasi tutte le anziane, era superstiziosa e io ammetto che la superstizione è solo il risultato di un misto di paura infondata e ignoranza.
C’è da dire però, che fin dall’antichità, la superstizione, la magia, e la paura di un qualcosa di superiore all’uomo, fragile ma allo stesso tempo, la più forte delle creature, ha caratterizzato la nostra esistenza.
Persone sospettate e accusate di essere streghe, di avere legami con il

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www. Last Emotion

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Il Primo Giorno

I due uomini sono seduti uno di fronte all'altro; una scrivania di robusto legno di noce avida di decorazioni intarsiate a dividerli.
Il padrone della scrivania è intento a leggere minuziosamente ogni dettaglio del fascicolo che ha fra le mani mentre l'altro uomo, molto più giovane, lo guarda continuamente nella speranza che dica qualcosa... qualunque cosa che metta fine all'agitazione che lo tormenta e che risulterebbe ben chiara anche agli occhi di un cieco. Del resto gli indizi non mancano, anzi: basta guardare la gamba destra che sta vibrando in continuazione sulla punta del piede da quando si è messo seduto, le mani che si sfregano vigorosamente ad intervalli quasi regolari e le gocce di sudore, non copioso certo, che regalano un'insolita lucentezza alla fronte e che minacciano di afflosciare quel ciuffo così ben fatto.
Il pesante aroma di sigaro che impregna l'ambiente di quella pur spaziosa stanza lo costringe a trattenere il fiato per alcuni istanti prima di riprendere a respirare con qualche difficoltà... ed il bruciore alla gola non può davvero migliorare la situazione... mai sopportato l'odore di un sigaro. Ed eccolo lì quel maledetto!
Comodamente adagiato sulla tacca del posacenere in marmo che svetta proprio davanti a lui, con quella colonnina irregolare ed opaca che sprigiona una delle estremità e che si spande man mano che sale fino ad invadere tutta l'aria respirabile. Almeno si potesse aprire un momento la finestra... ma chiaramente non può chiederlo al suo anfitrione, ancora costantemente impegnato nella lettura. E non può nemmeno sfogare la sua frustrazione con qualche vigoroso colpo di tosse; equivarrebbe a spezzare molto malamente il religioso silenzio che si è arrivato a creare già da parecchi minuti.
Quel piccolo, arrogante pezzo di tabacco e foglie di piante cubane essiccate! Pare quasi che lo osservi divertito ed orgoglioso di procurargli tale fastidio. Come se il nervosismo e l'ansia del responso non fossero sufficienti.
Il

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