username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

Racconti horror

Pagine: 1234... ultima

Beatrice

“…: io dico di Beatrice;
tu la vedrai di sopra, in su la vetta
di questo monte, ridere e felice”
DANTE ALIGHIERI

Se non recassi ancora un segno tangibile degli strani eventi da me vissuti in quel pomeriggio della mia adolescenza, ahimè ormai lontana e vagheggiata come dal naufrago sono gli usati luoghi e i suoi più cari affetti, crederei d’esser io vittima d’un di quei tranelli di cui tanto copiosamente il dio disseminò la vecchiezza umana, onde ridurre a saggezza e umiltà quel ch’erano la sfrontatezza e l’impeto della gioventù. So bene quanti e quali oltraggi del tempo sia costretto a patire, primi fra tutti quelli del mio corpo logoro e stremato, pronto a rassegnarsi al ciclo delle cose per rinascere in forme nuove e a me imprevedibili. Ma ancor di più conosco e patisco l’oltraggio dell’uomo e le beffe di quanti hanno ascoltato questa mia storia e m’hanno in conseguenza detto pazzo o mentecatto, bacato nelle mie facoltà mentali dal peso degli anni. Che la mia mente non sia più quella di una volta, lo riconosco e ne sono consapevole; la lama affilata ch’era il mio ingegno è ad oggi un coltello arrugginito e smussato nella punta. Ma quel po’ delle mie forze che ancora sopravvive in me monta in furore contro chiunque osi denigrare o mettere in dubbio il mio racconto. La vita ha saputo nutrire e rafforzare il mio spirito e certezze vieppiù nuove si sono sostituite alle precedenti, ma sarei disposto a dubitar di me stesso piuttosto che di quanto vidi e vissi in quel pomeriggio. Negherei il mondo e questa mia stessa mano che, tremolante, riporta incerta in lettere ciò che io penso e intendo scrivere, ma non negherei o sarei incerto di quei fatti. Ahimè, quanti, dinanzi a tanta risolutezza, ridono e si reggono lo stomaco, portati alla derisione e ad assecondarmi piuttosto che alla comprensione!
Ed io ne ricevo, così, uno dei più intensi dispiaceri della mia vecchiaia, già tanto sofferente e triste. Ho tuttavia risolto che, se

[continua a leggere...]

0
3 commenti    0 recensioni      autore: Lele M.


Harrison's ville

L'idea di raggiungere gli amici alla Bishop's Valley era stata di Dawson. La Seat proseguiva lentamente sulla strada sterrata, e i rami degli alberi a lato graffiavano di tanto in tanto il tettuccio della vettura. Seduta di fianco al suo ragazzo, Sarah Lever sbuffava sperando che quella giornata finisse presto. I motivi erano due: il giorno dopo sarebbe dovuta andare vedere la recita della sua sorellina, poi, raggiungere gli amici di Dawson in montagna, significava assorbire la presenza di sua cugina, che non riusciva a stare zitta nemmeno per un istante. Era un sabato pomeriggio, e il sole era scomparso da circa venti minuti dietro alle vette delle montagne circostanti. Una buca fece sobbalzare l'auto, e Sarah lanciò uno sguardo al suo ragazzo.
Dawson Queery si sistemò il cappello rosso sulla testa, rimanendo con lo sguardo fisso sul tragitto.
- Amore, ti prometto che ti divertirai.
Sarah fece una smorfia. - Immagino.
- Mi farò perdonare.
- Spero solo che tu e i tuoi amici resterete sobri.
- Non ti fidi?
- Diciamo che ho qualche dubbio-, rispose lei guardando dal finestrino.
Sarah era una ragazza modello, ottimi voti a scuola, un lavoro sicuro come psicologa, e vantava un fisico da urlo: alta, capelli biondi con una frangia che ricadeva sugli occhi, e un naso a punta che le faceva mantenere il classico viso da adolescente, pur essendo ventitreenne da pochi mesi. Lei e Dawson si erano conosciuti due anni prima in un pub a Crowley City, nel Massachusetts, e per Sarah era stato amore a prima vista.
Dawson era il classico stallone che faceva girare la testa a ragazze con un fisico spettacolare ma senza cervello. Sarah invece era una via di mezzo: un fisico stupendo, e un'intelligenza altrettanto invidiabile.
- Questa zona è la più isolata della contea-, spiegò lei portandosi i capelli dietro alle orecchie.
Dawson annuì. - Qui intorno non abita più nessuno da molti anni.
- Ci sono solo radure, alberi e montagne.
- Guarda il lato positivo tesoro-,

[continua a leggere...]



La cosa sotto il cortile

Ho preso in affitto una casetta a Kalag, situata in un cortile interno. Il prezzo è basso ed è un posto tranquillo.
La sera del mio arrivo, al tramonto, il cielo è livido, percorso da striature gialle che fanno rabbrividire. Da un portone entro in un cortile incassato fra vecchi magazzini, con finestre buie, piene di inferriate.
Le casette sono situate a sinistra. Nella prima abita una famiglia di ortolani con il padre centenario. Nella seconda c'è l'osteria; la terza è la mia e nell'ultima c'è una vecchia sguattera con un figlio deficiente dalla nascita. La vecchia rientra dal lavoro alla sera e suo figlio sta tutto il giorno a un finestrino a guardare fuori e fare smorfie con la bocca.
Nelle giornate senza sole dell'autunno, dalla mia finestra guardo il muro di fronte, sormontato da cocci di bottiglie. È una mattina fredda e grigia. Dal lato opposto c'è la grata della fogna. A sinistra c'è una cantina e dei rottami di ferro: un treppiede arrugginito, catene... C'è anche una porticina che va nel pollaio.
Nei pomeriggi asciutti c'è un po' di animazione. Il cortile viene utilizzato dai clienti dell'osteria per giocare a bocce. Quando il tempo è grigio e umido o quando piove il cortile diventa un pantano.
Alla sera qui chiudono presto, sbarrano porte e finestre come se avessero paura degli spiriti. Meglio così, dormirò più tranquillo.
Invece mi sono sbagliato. Una notte mi sveglio di soprassalto. Qualcuno sta urlando come se lo stessero scannando in qualche stanza.
Sono le due di notte. Si sentono urla bestiali, inframmezzate da parole rabbiose. Mi alzo dal letto e corro a spiare alla finestra. Il vento freddo e pungente mi schiaffeggia il viso. La luna di settembre imbianca il cortile deserto percorso dalle ombre seghettate delle grondaie. Non si vede anima viva. Le urla all'esterno sono attutite. Le foglie accartocciate della vite sotto la finestra frusciano contro il muro.
Il mattino presto, come al solito il vecchio centenario va a spasso n

[continua a leggere...]

0
1 commenti    0 recensioni      autore: sergio bissoli


Bella di notte

É molto tardi stasera e non sarò a casa prima di mezzanotte. Sto pensando a questo mentre percorro in bicicletta la strada di campagna.
Attraverso il Borgo di notte a tarda ora. I pochi fanali rischiarano appena la via semideserta con le case basse.
Il paese appare accucciato. Porte e finestre sono tutte chiuse. Solamente in fondo al paese da una vecchia osteria escono voci smorzate e tintinnii di bicchieri.
Appena finisce la via rientro nella notte di agosto, afosa e immensa. La notte buia è piena del canto dei grilli e del gracidare delle rane.
Improvvisamente sento i sassi della strada sotto di me. Ho forato la ruota posteriore!
Il paese che mi sono lasciato alle spalle è a qualche chilometro perciò decido di proseguire ugualmente. Dopo un po' sono tutto sudato per la fatica, e l'andatura è così lenta che mi conviene camminare a piedi. La campagna si stende tutto intorno e mi restano ancora due paesi da attraversare.
Una fattoria con i lumi rossastri è come sperduta nella notte. In cerca di aiuto devìo per la stradina erbosa e mentre mi avvicino chiamo per farmi sentire.
Passo sotto alcuni archi in muratura, entro in un portico profondo e buio ingombro di carri, rastrelli in legno e altri attrezzi. Una lanterna accesa sta attaccata a un chiodo.
C'è una ragazza ancheggiante vestita di bianco ad accogliermi. É magra con le labbra rosa. I capelli a chignon sono raccolti in un nastrino d'argento. Con movimenti flessuosi sta ammucchiando mazzi di saggina per le scope e tutte le volte che passa davanti alla lanterna il suo corpo si profila controluce come se fosse nuda.
In fondo al portico passa qualcuno nell'oscurità. É un vecchio che spinge una carriola la quale cigola orribilmente. Poi una voce rugginosa chiama:
"Deridre. Deridre."
Alcuni giovani, probabilmente fratelli, vengono a darmi una mano per riparare la bici. Portano una cassetta di attrezzi e incominciano a smontare la ruota.
Intanto una vecchia mi fa cenno di seguirla in casa. Lasc

[continua a leggere...]

0
0 commenti    0 recensioni      autore: sergio bissoli


Another Zombie's Tale

Prologo

“Con le ultime energie rimaste, mi appresto a scrivere questo lascito e ad assicurarlo come meglio posso, perché giunga al mondo esterno come testimonianza inconfutabile dell’esistenza di creature soprannaturali. O forse come ultima memoria della lucidità che mi sta abbandonando.
Mai più avrei creduto che certe creature potessero esistere, che potessero essere qualcosa di più di miti o leggende; che si potessero vedere al di fuori di un film o di un libro o di un brutto sogno. Eppure non ho più dubbi, non riesco più a darmi risposte, giustificazioni, per quello che ho visto e, ancora peggio, mi ha toccato ancora poco fa.
Ho ancora un intero caricatore nella mia pistola d’ordinanza, ma un colpo sarà più che sufficiente per andarmene con dignità e, forse, con meno dolore; so che sembrerà estremo come gesto, ma oramai è l’unica cosa sensata da fare. Sono chiuso come un topo nella sua tana, senza cibo nè acqua, senza via d’uscita.
E loro sono li fuori. E sono troppi.”

Capitolo 1

Erano sei mesi che lavoravo continuamente, tutti i giorni della settimana, senza prendere aria; la metropoli mi stava soffocando: ovunque luci, rumori, caos, sguardi sconosciuti. Avevo bisogno di staccare, e fu una vera fortuna che il mio diretto superiore, Kingsplan, avesse notato questo mio bisogno: fu lui a propormi un congedo momentaneo di un mese, perché in quelle condizioni ero oramai un peso per il caso che mi era stato affidato.
Decisi di fare tutto con calma, quindi sfruttai i primi giorni del congedo per decidere la meta più congeniale; certamente avrei evitato mete turistiche di massa, preferendo a queste qualche paesino rurale dell’Europa.
Quello che mi fece scegliere Bled, piccola cittadina slovena, furono le foto ed i documentari che trovai navigando su internet: un piccolo centro abitato circondato da boschi e catene montuose; pochi abitanti e pochi hotel soprattutto: ciò riduceva le possibilità di incontrare altri noiosi amer

[continua a leggere...]

0
3 commenti    0 recensioni      autore: Matteo Bonino


Ogni notte

Mi chiamo Tom, ho 18 anni e qualcosa da dirvi.
Sono sicuro che molti di voi, anzi, tutti hanno almeno sentito parlare di fantasmi, vampiri, streghe, lupi mannari...
E sono sicuro che buona parte di voi è scettico circa queste creature, penserete che esse popolino solo le fiabe e le storie dell'orrore, che sono frutto della superstizione e della fantasia dell'uomo, e penserete che di sicuro non possono esistere creature simili.
Io non ho mai creduto a tutto ciò, fin da piccolo. I miei genitori mi dicevano sempre che non esistevano spiritelli e mostriciattoli dalle gambe lunghe, io non ho fatto altro che ascoltare i loro insegnamenti, senza pensarci neanche troppo su.
Ma un anno fa, in uno dei tanti pomeriggi d'estate, successe qualcosa che ha cambiato la mia vita per sempre, qualcosa che terrò impresso nella memoria, fino alla morte.
Sono sempre stato un ragazzo calmo, a avevo sempre buoni voti, praticavo il pugilato e avevo una ragazza. Vi sarete accorti che ho appena parlato al passato. L'ho fatto perché dopo quell'evento, dopo aver visto con i miei occhi qualcosa di cui ho sempre ignorato l'esistenza, io non sono più un ragazzo calmo; a scuola non ho più bei voti, non pratico più il pugilato e ho perso la mia ragazza.
Ogni notte, prima di andare a letto, ho dei "flash" che mi fanno rivivere quel tragico pomeriggio. Sento ancora il sudore sulla mia pelle, sento i fasci di erba e spine intrecciarsi tra le mie gambe facendomi sanguinare e sento ancora le urla...
A volte mi domando se riuscirò ad andare avanti, a volte mi sembra persino di aver dimenticato, forse mi capita di sorridere. Ma ogni notte la morte viene a farmi visita; si ferma ai piedi del mio letto, riesco a sentirne l'odore, e ammetto che spesso ho desiderato andare da lei e porre fine al mio dolore per sempre.
Ma dentro di me, qualcosa mi ferma, mi dice di non farlo, mi dice di continuare a soffrire e raccontare agli altri affinché tutti sappiano. Beh, io do ascolto a quel qualcosa, l

[continua a leggere...]



La Casa affittata

Mi alzai dallo sgabello senza sostenere gli occhi del mio interlocutore, avvolta in un velo di indifferenza verso ciò che avevo intorno. L'affare era fatto e almeno mi ero tolta un bel problema. Le chiavi dell'appartamento erano già nella borsa, pronte per l'uso. L'agente immobiliare mi strinse la mano col solito sorriso di circostanza associato a una non tanto celata contentezza per l'affare appena concluso.
Avevo scelto, a dirla tutta anche per l'aspetto economico, una piccola palazzina collocata al confine tra città e campagna e collegata ad una stradina polverosae dissestata ma piuttosto vicina all'autostrada. Il posto in sè non dava molto
spazio a salti di fantasia, non ispirava granché l'immaginazione ma era alquanto tranquillo, anche troppo. "Un po' isolato", pensai subito. Di altri palazzi ve n'erano ma non nelle immediate vicinanze. Il primo si ergeva a cento metri a destra per poi finire in un filare ordinato e omogeneo di altre palazzine dove, volendo, si sarebbe entrati in città a piedi nell'arco di un quarto d'ora. A sinistra e di fronte altri palazzi, moderni e dalla collocazione discontinua e più o meno adiacenti alla stradina. Un ambiente piuttosto banale che si sarebbe potuto confondere con qualsiasi altro luogo di periferia. Su tutto aleggiava un'aria di greve sonnolenza come se cose, persone, animali non vivessero davvero nella realtà ma in una sorta di dimensione parallela fatta di rumori attutiti e di eteree presenze. Tutta presa da questi strani pensieri, arrestai la mia vettura dietro alla palazzina in cui si trovava una piazzola per il parcheggio. Vi girai intorno con lo sguardo e notai alcune crepe che squarciavano l'intonaco grigiasto delle mura. Possedevano un insolito fascino e anzi donavano alla struttura una certa aria di decadenza misteriosa come nelle più belle ville descritte nei racconti di suspence. Eccomi arrivata all'entrata principale. Essa si presentava con una normalità sconvolgente: la facciata g

[continua a leggere...]

0
2 commenti    0 recensioni      autore: Linda Tonello



Pagine: 1234... ultima



Cerca tra le opere

Questa sezione contiene storie dell'orrore, racconti horror e sulla paura