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Racconti horror

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Unghie

Non avevo più nulla da dividere con il mondo, e lui di certo non aveva mai avuto nulla da dividere con me.
Ciò che non sapevo ancora davvero, a quel tempo, era che è sempre necessario stare attenti a ciò che si chiede, anche e sopratutto al destino:a volte può essere tanto beffardo da accontentarci, nel modo osceno e ributtante che ha il cosmo di compiere i sui atti più crudeli. La città era silenziosa, e non era certo quell'opprimente silenzio che affliggeva ormai da tropo tempo il mio appartamento, e le mie relazioni. Il silenzio che si udiva quella sera sussurrava all'orecchio attento parole che alimentavano, anche se con ben misere pagliuzze, quel piccolo fuoco di speranza che resta sempre, almeno a coloro che non hanno ancora preso in considerazione l'idea di eliminarsi definitivamente da questo mondo. Nel silenzio si mescolava però una nota grave, un sentore che non sapevo definire, ma che inconsciamente mi ordinava a gran voce di allontanarmi da quella strada maledetta. Perso in tali pensieri, che sono sempre stati favoriti dalla mia propensione a fare della mia vita uno spettacolo drammatico, non mi accorsi minimamente della figura che, dall'ombra di un portone mal illuminato, mi si parò davanti. La urtai, accorgendomi immediatamente del fatto che si trattava di una donna, in effetti dall'aria piuttosto anonima, uno di quei volti che, tra tutti quelli che le fluttuavano accanto giorno per giorno, sarebbe stato da chiunque facilmente dimenticato. Le buone maniere, che nulla era mai riuscito a reprimere in me, mi obbligarono a scusarmi, e la aiutai persino ad alzarsi. avessi saputo degli orrori che stavano in agguato dietro quel volto, sarei fuggito a gambe levate, non solo dall'ombra dell'arco che copriva il portone, bensì dalla città stessa. Disse di chiamarsi Chiara. Nonostante la scarsa bellezza mi sentii subito attratto, a un livello quasi morboso, da lei. Per questo davvero non seppi se essere follemente esaltato o del tutto sconcertato quand

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Divorata viva

È bello stare a prendere il sole, comoda, sotto questo cielo al quale mi sembra di essere appesa. Certo, ci si scalda e la mia pelle, giorno dopo giorno, si è arrossata; sì, la mia pelle, così spessa fino a poco tempo fa, bianca, quasi diafana, tanto che ero diventata verde dalla rabbia. E io sempre lì ad attendere l'arrivo dell'estate, con il suo caldo a volte soffocante, ma che mi dà tono, mi fa sentire più matura. Ora la mia pelle è liscia, vellutata,
tanto che mi fa sembrare più desiderabile.
Tutto il giorno resto a immobile per assorbire anche l'ultimo raggio e passo il tempo a guardarmi intorno; ci sono altre come me, ma non sono così belle, non hanno un colorito così ben uniforme, e soprattutto non hanno una linea invidiabile come la mia, tutta curve sinuose che, non per vantarmi, rasentano la perfezione.
Penso proprio che più d'uno potrebbe dire che sono un bel bocconcino e direbbe semplicemente la verità; al riguardo sono ancora vergine, ma comincio a sperare che un giorno o l'altro di questa lunga estate possa venire per me l'occasione propizia, quella che sognano anche le altre che mi stanno intorno.
Intanto, continuo a godermi questo dolce far niente, a guardare il panorama semplicemente meraviglioso, con una vista mozzafiato sulle montagne coperte di pini che cambiano colore più volte nel corso della giornata: azzurrine all'alba, nelle ore centrali verde chiaro, che diventa scuro all'imbrunire. Per me è diverso, perché il mio rosso è sempre uguale, sia di giorno che di notte.
Questa mattina mi sono risvegliata un po' frastornata, probabilmente per l'incubo che ho avuto; ho sognato che venivo ghermita da un vecchio peloso e bavoso, un essere viscido e strisciante. Cercavo di sfuggirgli, ma era tutto inutile, tremavo come una foglia e poi poi per fortuna la luce dell'alba mi ha risvegliata.
Ora mi sono calmata, anche se il cuore, ogni tanto, batte più forte; beh, bando alle chiacchiere e vediamo di cominciare la quotidiana sedut

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Harrison's ville

L'idea di raggiungere gli amici alla Bishop's Valley era stata di Dawson. La Seat proseguiva lentamente sulla strada sterrata, e i rami degli alberi a lato graffiavano di tanto in tanto il tettuccio della vettura. Seduta di fianco al suo ragazzo, Sarah Lever sbuffava sperando che quella giornata finisse presto. I motivi erano due: il giorno dopo sarebbe dovuta andare vedere la recita della sua sorellina, poi, raggiungere gli amici di Dawson in montagna, significava assorbire la presenza di sua cugina, che non riusciva a stare zitta nemmeno per un istante. Era un sabato pomeriggio, e il sole era scomparso da circa venti minuti dietro alle vette delle montagne circostanti. Una buca fece sobbalzare l'auto, e Sarah lanciò uno sguardo al suo ragazzo.
Dawson Queery si sistemò il cappello rosso sulla testa, rimanendo con lo sguardo fisso sul tragitto.
- Amore, ti prometto che ti divertirai.
Sarah fece una smorfia. - Immagino.
- Mi farò perdonare.
- Spero solo che tu e i tuoi amici resterete sobri.
- Non ti fidi?
- Diciamo che ho qualche dubbio-, rispose lei guardando dal finestrino.
Sarah era una ragazza modello, ottimi voti a scuola, un lavoro sicuro come psicologa, e vantava un fisico da urlo: alta, capelli biondi con una frangia che ricadeva sugli occhi, e un naso a punta che le faceva mantenere il classico viso da adolescente, pur essendo ventitreenne da pochi mesi. Lei e Dawson si erano conosciuti due anni prima in un pub a Crowley City, nel Massachusetts, e per Sarah era stato amore a prima vista.
Dawson era il classico stallone che faceva girare la testa a ragazze con un fisico spettacolare ma senza cervello. Sarah invece era una via di mezzo: un fisico stupendo, e un'intelligenza altrettanto invidiabile.
- Questa zona è la più isolata della contea-, spiegò lei portandosi i capelli dietro alle orecchie.
Dawson annuì. - Qui intorno non abita più nessuno da molti anni.
- Ci sono solo radure, alberi e montagne.
- Guarda il lato positivo tesoro-,

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Invisibile

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2 commenti    0 recensioni      autore: Nita K


Conigli Carnivori

Ci sono conigli carnivori in giro per il campus.
È una di quelle storielline idiote che ci inventiamo noi maschietti per spaventare le ragazze la sera, e convincerle a farsi accompagnare fino in camera, nel loro dormitorio, territorio tabù per chiunque abbia un pene e non sia stato invitato.
Se non che un giorno, il coniglio è apparso davvero.
Nessuno sa chi sia: lo chiamano coniglio perché stupra ragazze quanto una lepre fotte altre lepri.
Lo chiamano carnivoro perché 'dopo' , invece di fumarsi una sigaretta come tutti i cristiani, si mangia un pezzo della vittima.
Esatto, mangia. Avete idea di che male deve fare, farsi strappare un pezzo di chiappa a morsi?
Fornicatore folle. Dentoni da coniglio. Al posto della carota un coltello.
Le vittime, quelle che ancora riescono a parlare, dicono che indossava la maschera di Frank, il coniglio di Donnie Darko.
Ora si che le ragazze hanno paura.
Al coniglio non gliene frega niente di te se ti chiami Paola, o Gisella, o Lucia.
Sono i nomi da porca quelli che lo fanno eccitare di più, e quando un coniglio è eccitato gli si rizza tutto, anche le orecchie, e il suo udito diventa più fino e il suo coltello diventa più affilato.
Fortuna che la mia donna è un bidone. Però si chiama Nancy. Magari al coniglio piace come suona il nome... 'Nancy'!
Diverse ragazze stanno abbandonando il campus. Qualche Sarah, un paio di Deborah, molte Samantha.
Ragazza, se c'è una Acca nel tuo nome, il coniglio ti prenderà, lo sai?
Il rettore ha detto che la situazione è sotto controllo e che i soldi della retta non verranno rimborsati a chi deciderà di ritirarsi.
Dice che il coprifuoco sta già risolvendo il problema, e che è stufo di sentir parlare di conigli carnivori, è stufo delle lamentele di genitori apprensivi e ragazzine isteriche mestruate trentun giorni al mese.
E intanto i primi tre giorni di coprifuoco sono andati, tre serate passate tra maschi, chiusi in dormitorio a bere e giocare a carte e a chiedersi chi

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Www. poesieracconti. it -- il terrore scorre in rete

"I nuvoloni che stavano sopraggiungendo non promettevano niente di buono, e a riprova che ben presto Como sarebbe stata raggiunta da un forte temporale, c'erano gli alberi, chini sotto la spinta del vento. Ebbene, verso le venti di quel martedì sera, l'acqua iniziò a scrosciare ininterrottamente facendo sgattaiolare a casa quelle poche persone rimaste in giro, la maggior parte giovani che si erano dati appuntamento per fare qualche sghignazzata in compagnia. In Ticosa, nella zona periferica della città, una ragazza stava uscendo dal CFC, una rinomata discoteca della zona. Era quasi mezzanotte ma la pioggia non accennava a diminuire, e Sabrina Ferri di certo non sarebbe rimasta ad aspettare i suoi amici che avrebbero tardato. Alzò la giacca beige e riparandosi la testa si avviò a passi veloci calpestando le pozzanghere al centro del marciapiede. Alzò lo sguardo per vedere se stesse arrivando qualche macchina, dopodiché attraversò la strada dirigendosi verso Via Teresa Rimoldi. L'indomani mattina sarebbe andata a scuola, e al liceo scientifico Gallio, non era permesso fare più di dieci minuti di ritardo. Una folata di vento la percosse facendogli sventolare i capelli sul volto. Fece altri dieci passi sentendo il rumore dei tacchi echeggiare tra i fabbricati, poi finalmente vide il cancello di casa sua. La pioggia era diventata ancora più fitta, e mentre cercava le chiavi nella borsa, il cellulare le vibrò nella tasca. Entrò in giardino notando le luci all'interno della casa spente, ciò significava che sua madre dormiva già da un pezzo. Giunta sul portico, con la gonna bagnata che le si appiccicava alle gambe, guardò il cellulare: qualcuno le aveva spedito un messaggio sul sito WWW. POESIERACCONTI. IT. Il nome era Pigface e non c'era nessun immagine sul profilo.
-Scommetto che è qualche mio compagno di classe-, pensò scuotendo la testa, poi inserì il suo nickname e la password.
" Ciao, ti piacerebbe morire stanotte?".
Sabrina sorrise starnutendo

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The Last House On The Lake

Mi svegliai quando il mio cellulare vibrò energicamente nella mia tasca. Risposi e dall'altra parte mi parlò il mio migliore amico, Alex: "Hey Rob! Come va?" ancora intontito dal sonno gli dissi : "Bene, bene tra poco sarò a destinazione. Comunque grazie di avermi offerto questa vacanza..." dall'altra parte Alex sembrava sollevato: "Perfetto. Ci sentiamo dopo. Ah Rob perfavore... cerca solo di rilassarti ok? Ne hai passate tante; meriti un po' di relax."Certo Al non preoccuparti ci sentiamo più tardi." Attacai il cellulare sorridendo. "Buon vecchio Alex..." pensai "cosa farei senza di te." Il treno ancora in viaggio sussultava sotto i miei piedi mentre il panorama di alte montagne innevate in cima si distendevano davanti ai miei occhi irradiandomi con la loro bellezza cosi calma e naturale. Poco dopo arrivai a destinazione. Presi il mio bastone e la valiggia e scesi dal treno arracando lentamente appogiandomi al bastone. Non mi ero ancora abituato alla mia condinzione. Forse la mia gamba sarebbe rimasta cosi per sempre... era il prezzo da pagare per aver scelto la strada che mi avveva condotto fin qui. Affitai un'auto e mi diressi alla casa che Al aveva affitato per me. Attraversai la strada sterrata e mi ritrovai nell'ultima casa vicino al lago. La casa era di discrete dimensioni, era tutta in legno scuro e la sua forma si rifleteva sulle placide acque del lago che riflettevano la balluginante luce del sole che tramontava. Un'immagine suggestiva che mi diede conforto e tranquillita. Entrai. Sia l'aria sia l'atmosfera della casa erano molto vecchie ma donavano un inebriante senso di accoglienza. Accesi le luci e la casa si riempi di un bagliore azzurognolo quasi accecante; sali le scale entrando nella camera da letto. Quest'ultima avveva un aspetto non poco lussuoso:tutti i mobili erano in puro ciliegio compreso il sostegno del letto con lenzuola di seta e coperte rosse trapuntate. "Cavolo!" pensai: "Al non ha badato a spese per questo posto."

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