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Racconti horror

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Notti di luna

Notti di Luna

Nella notte qualcosa cominciò ad ululare, nessuno capì da dove venisse, era ovunque e da nessuna parte, mentre il plenilunio rischiarava dall’alto i tetti delle case ancora spente di Molde. Quell’urlo galoppò diabolico nell’aria, non aveva nulla in comune né con l’uomo né con Dio, i cani pastori di guardia alle stalle rimasero muti, non riuscirono neanche ad abbaiare. Tutti sentirono; quell’urlo s’ insinuò nella mente e nelle paure di tutti. Stefan lo sentì affacciandosi alla finestra che dava sul giardino mentre cullava il piccolo Daniel, Elise lo sentì mentre cercava di bere la sua tisana contro il raffreddore, il grasso e odioso giudice Gotthard lo sentì mentre consumava il suo spuntino di mezzanotte, Holly lo senti mentre riempiva i frigoriferi della tavola calda. Le vie di Molde tornarono al silenzio poco dopo, qua e là alcune finestre si accesero, altri uscirono in strada, qualcuno caricò il fucile e ci fu chi tornò a letto disinteressato come sempre. Paura… non ancora.. strane ombre però erano arrivate dalla foresta.. ombre minacciose decise a nascondersi nell’oscurità.


A tratti, tra le nuvole cariche di neve e il vento che spirava violento su Crawen Strass giù fino al vecchio porto, la luna illuminava di un bagliore cupo le vie del paese. Norman Wildmer era stato colto dalla tormenta, aveva tirato fino a tardi in ufficio per finire di timbrare le scartoffie accumulate ormai da qualche mese. Prese gli scuri accanto alle finestre e li assicuro ai montanti.
-Nemmeno un uragano- .
Tac
-Nemmeno una tempesta-.
Tac Tac
-Nulla entrerà nel mio negozio-
Il vecchio Wildmer fini di montare l’ultimo pannello di legno alla finestra e fuori il vento soffiava come un demonio…Poi si fermò a guardare fisso la porta
-Bah!! Cavolate è solo vento dopotutto-.
Ma il vento non bussava alle porte, in nessuna città del mondo, e di certo fischiava ma non ululava. Norman Fece per prendere il suo cappotto ma i rumori

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L' orrore nella cantina

(Da un breve scritto, in rozza calligrafia, ritrovato sul letto di un paziente dell' ospedale psichiatrico "St. Germain" di Imperial Burg, in Germania.)
Le vicende che mi appresto a scrivere risalgono a circa 12 anni fa, nel 1980, quando all'epoca dei fatti avevo poco più di vent'anni; questo manoscritto è da intendere come ultimo resoconto tangibile di ciò che accadde in quella notte, la notte in cui fui arrestato con l'accusa di duplice omicidio, mutata poi in singolo omicidio, e che si concluse con la mia dichiarazione di "mentalmente instabile e soggetto ad allucinazioni".
Ho detto "ultimo resoconto tangibile" perchè di fatto, tutte le mie dichiarazioni alla polizia e in sede del processo furono distrutte, in quanto considerate "vaneggiamenti post-traumatici" e quindi pura invenzione del sottoscritto. Eppure, i poliziotti che allertai e videro lo scempio di quella notte, sanno di aver commesso un'ingiustizia: anzichè ringraziarmi per l'orrore che distrussi, mi relegarono qui, all'ospedale di igiene mentale St. Germain.
Finalmente, dopo dodici anni in cella d'isolamento, son stato trasferito ieri nel reparto 5B, al quinto piano: e finalmente posso sbarazzarmi degli incubi per cui non ho più dormito da quella notte; una volta concluso questo mio "testamento", mi getterò dalla finestra che ho scardinato dopo il passaggio dell' infermiera di turno. E se la fortuna, o dio, o qualunque cosa superiore all' uomo, vorrà, potrò finalmente riposare in pace.
Avevo 21 anni quando i miei genitori tornarono da un viaggio in Indonesia, coronando un sogno che avevano da tempo; ma il destino beffardo aveva fatto contrarre a mio padre una strana malattia locale, che lo portava, giorno dopo giorno, al stare peggio, presentando sempre più pustole e vesciche sul corpo.
Dopo alcuni mesi di falsa speranza e pronostici negativi da parte dei medici, mio padre spirò nel sonno, a detta di mia madre, che preferì non svegliarmi mentre veniva portato via,

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10 commenti    0 recensioni      autore: Matteo Bonino


Effetti collaterali di nuovi prodotti precotti

Devo dirti una cosa Carlo, tu e la tua mania di comprare surgelati pronti in cinque minuti, non mi convince, è contro ogni regola su qualsiasi dieta da mantenere a tavola. Ma cosa dici cara, sono comodi, non hai il pensiero di star li ore in cucina eh... ma cosa ti lampeggia sulla fronte... Sulla fronte? Oddio che sarà mai!
Armida corre in bagno e lancia un urlo, ogni parte del suo corpo è lampeggiante, appaiono e scompaiono come degli strani piccoli tatuaggi, come piccoli led, con tanto di scritta e colori. Anche Aldo comincia a lampeggiare, è domenica chiamo subito la guardia medica. Pronto? Mia moglie è svenuta e io non mi sento bene..
. Si calmi signore, da dove chiama, bene, quali sintomi? Tatuaggi lampeggianti? Me ne può descrivere uno? No, non si preoccupi, mi dica, si... apare una scritta luminosa con il prodotto che avete mangiato ieri sera... si è una nuova sorta di campagna mediatica, se cambiate tipo di dieta, senza comprare surgelati, tutto passerà nel giro di un giorno.
Bevete molta acqua e riposo. Sicuri di non aver acquistato altri tipi di prodotti? Nel caso siano quelli della SIAMFRITTUS, allora vi suggeriso di andare al primo prontosoccorso a Voi vicino. Si per quelli ci vuole flebo... sono più invasivi... denunciarli?
Se legge bene sulla confezione sotto il codice a barrepiù piccoolino del numero sotto, c'è scritto: contiene tatuaggi lampeganti commestibili, non dannosi per la salute... tutto chiaro? Buona giornata. Armida trasformata in un peperone gigante, staccò con un morso la testa di Carlo. Altro che SIAMFRITTUS, avevan combrato la marca CANNIBALIS, a prezzo più conveniente.

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1 commenti    2 recensioni      autore: Raffaele Arena


La casa degli spiriti

Mio zio Ernest è morto. Lo hanno seppellito la settimana scorsa."
"Oh, mi dispiace. Lo stimavo molto..."
"Ho ereditato la sua casa. Vieni a vedere cosa te ne pare. Ho deciso di trasferirmi là appena mi scade il contratto dell'appartamento."
É una sera di febbraio con vento e nevischio e dopo questo incontro camminiamo insieme verso l'abitazione che si trova qui vicino. Lasciata la piazza ci immettiamo in una via secondaria malrischiarata, fiancheggiata da alberi.
La casa è una delle ultime in fondo alla via. Si vede subito che è abbandonata. Dalle imposte chiuse non esce un filo di luce.
Il mio amico Gregor tira fuori alcune chiavi e nell'oscurità lo sento armeggiare con la porta.
"Strano... La serratura deve essersi inceppata..." lo sento dire.
Io mi avvolgo di più nel soprabito in attesa di entrare.
Uno scatto e un cigolìo. Entriamo nel buio. Gregor gira l'interruttore e due lampadine fioche si accendono ai lati. Siamo in una saletta gelida con sedie di vimini, un cappello appeso a un attaccapanni di legno, la tappezzeria a fiori che cade in pezzi. Una finestra sbatte al piano superiore.
Camminando sulle mattonelle che si muovono visitiamo per prima la cucina. C'è una vecchia credenza con la bottiglia di whisky mezza piena e le briciole secche di pane. Dal camino spento proviene l'odore della fuliggine.
"Quando si è ritirato dall'allevamento del bestiame, mio zio si è dedicato al giardinaggio. I suoi stivali, la sua pipa..."
C'è anche una piccola cantina con ceste di legna e un ceppo con la mannaia.
Lasciati quegli ambienti entriamo in uno studio impregnato da un forte odore di tabacco. Sugli scaffali e nelle vetrine ci sono molti libri con la copertina nera che trattano di spiritismo. Sul tavolo c'è un tabellone spiritico, una tavoletta ouija, pile di registri scarabocchiati, un candeliere, gli occhiali...
"Mio zio faceva una vita molto ritirata."
Poi si avvia a salire i gradini per farmi vedere il piano superiore, ed io lentamente lo s

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2 commenti    0 recensioni      autore: sergio bissoli


La casa stregata

Al numero 177 di via S*** in V*** c'era, e forse c'è ancora, una casa stregata.
Dopo alcune lettere e telefonate fra il mio amico Rochefort e la proprietaria, in un pomeriggio di una domenica di dicembre arriviamo puntuali all'appuntamento.
"Napoleone. Napoleoneee."
Un gatto spelacchiato appare e la vecchia vestita di grigio lo chiama stando davanti alla porta.
"Eccola è quella" dice Rochefort indicandola.
Una casetta bassa e scolorita non allineata con le altre.
"Sembra una casa normale" osservo.
"É stregata!" mormora.
"Finalmente, signor Rochefort" dice la vecchia signora con voce lamentosa accompagnandoci in cucina, attraverso una saletta. Dovunque c'è sporcizia: piattini con resti di cibo per il gatto, ragnatele, calcinacci sul pavimento.
"I miei guai sono arrivati fin qui" prosegue indicandosi il naso "quando saliranno ancora per me sarà la fine...".
Una corrente d'aria fredda e fetida si sente improvvisamente, accompagnata da un forte odore di etere e di muffa che però non è muffa.
"Ecco. Sentite? É questo odore... che mi ha rovinato la salute. Dapprima mi sono rivolta ai medici, ho qui i risultati delle analisi." Ed estrae un fascio di cartelle che porge a Rochefort.
"... Globuli rossi superiori al normale... un soffio al cuore ma non dà disturbi... operata di ulcera quindici anni fa... Non c'è niente che possa far pensare a stati patologici..."
"Anche i medici non hanno saputo fare una diagnosi; eppure soffro per molti disturbi: continuo a deperire, mi sento sempre bruciare internamente, non posso stare sdraiata sul divano né a letto; ultimamente sono dimagrita di venti chili. All'inizio, in casa avevo cominciato a sentire delle vibrazioni; come se fosse corrente elettrica. Sentivo l'elettricità toccando gli oggetti metallici, nelle pentole per esempio. Trovavo pezzi di spago, strisce di stoffa intrecciate e piene di nodi. Ce n'erano dappertutto... Anche fazzoletti con degli spilli appuntati. Gli oggetti si spostavano, o comunque non

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4 commenti    0 recensioni      autore: sergio bissoli


Loro non sanno

Loro non sanno.
Io sono chiuso in una stanza con cuscini alle pareti per questo.
Perchè loro non sanno, ma io sì.
Racconto a voce alta la follia che sarà ai muri imbottiti. Questo gli permetterà di credermi ancora più pazzo, ma non importa: è stanotte.
Psicosi paranoide mistica, so cosa vuol dire, non sono un analfabeta.
Il paziente manifesta convinzioni assurde.
Il paziente è da considerarsi pericoloso, per se stesso nonchè per gli altri.
Psicosi paranoide mistica è la loro diagnosi.
Perchè loro non sanno, ma io sì.
Il paziente - io - è scompensato ed è spesso preda di deliri mistici che sono causa di severe crisi di?
Panico? Era panico che diceva? Sì, lo era. Dopotutto è davvero, indiscutibilmente, panico il mio. E sarà anche il loro, a breve.
Sarà condizione naturale tra poco. E la sofferenza sarà la nuova valuta quando arriverà. Perchè Sofferenza è Suo nome.
Ma loro non sanno.
Ed era tutto scritto, su libri e pergamene; se ci sono arrivato io poteva arrivarci chiunque. Non ho fatto altro che il mio lavoro di archeologo, leggere volumi antichi, tradurre e ricercare.
È scritto che il suo segno, fatto di una illusione di stelle, farà comparsa nel cielo.
È scritto che arriverà da Dentro, non con sigilli che si infrangono o con la stella Assenzio come recitano le menzogne della bibbia. Uscirà dalle persone, dall'incommensurabile abisso comune che ci portiamo dentro. Poichè Egli è il Dentro, l'Abominio Scellerato, la Piaga Negli Occhi.
È scritto che alla Sua comparsa il fratello ucciderà il fratello e le madri divoreranno la carne cruda dei propri figli.
La follia sarà il suo sguardo, morte regaleranno le sue mani e nel darci sofferenze immani, è scritto che riderà di pura gioia.
La mia cella imbottita ha una finestra verso la notte. Vedo già fuori, nel cielo, le sette stelle che avvisano dell'imminente venuta. Arriverà e sarà puntuale in questa che è la Νύχτα θα είναι η τελευταία, "l

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3 commenti    0 recensioni      autore: Francesco //


L'ammiratore

Sara era la mia migliore amica. Una ragazzina minuta, dal viso anonimo e lo sguardo mite.
Sara sembrava davvero insignificante. Nessuno la notava mai; si vestiva come capitava, mai in modo troppo appariscente. Forse mi piaceva proprio per questo, perchè non riusciva ad oscurarmi.
Quasi mai.

Un giorno ci incontrammo come al solito per andare a scuola. Appena la vidi capii che che era successo qualcosa di insolito: sembrava diversa. Anzi, ERA diversa.
Si era sistemata i capelli, aveva un po' di gloss sulle labbra pallide e si era truccata gli occhi con della matita celeste.
Sbigottita, le domandai cosa fosse successo.
- Be', sono entrata ufficialmente in una nuova fase della mia vita. Potrei avere un ragazzo entro le prossime ventiquattr'ore. Cosa ne pensi??- pigolò, con un tono di voce che non riconoscevo.
Ci misi qualche istante ad assimilare quelle parole.
- Un ragazzo? Ma scherzi? Tu non ci parli neanche con i ragazzi.
- Non ci parlo perché ho paura di essere giudicata. Ma ora so di piacere ad un ragazzo, e lui è diverso da tutti gli altri.
Mi passò il suo cellulare, ed istintivamente cercai la cartella messaggi. La aprii. Un numero sconosciuto le aveva inviato questo:
" Cara Sara, è molto tempo che cerco il coraggio per parlarti. Ora che l'ho trovato non voglio aspettare. Mi piaci da morire. Sei bellissima, la più bella tra tutte le ragazze che vanno in classe con te, davvero. No, non è uno scherzo.
Incontriamoci stasera nel piazzale della scuola media. Ciao."

La più bella tra tutte? Avevo i miei dubbi. Restituii il cellulare a Sara, freddamente.
- Allora? Non dici niente??
- Potrebbe essere uno scherzo.
- Ma non hai letto il messaggio? C'è scritto che non è uno scherzo!
- Mah, comunque mi pare un po' esagerato. Neanche ti conosce...
La mia amica non rispose. Che si fosse offesa?

Una volta arrivate a scuola in realtà non parlò d'altro che del suo ammiratore segreto. Non la sopportavo più, così com

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7 commenti    0 recensioni      autore: carla nessie



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