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Racconti horror

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Descrizione di un vampiro

Il timore che un giorno l'avessero scoperta si contorceva doloroso in tutto il suo essere. Allo specchio sosteneva lo sguardo di una creatura singolare, evanescente ma sicuramente pronta a vivere: la pelle che quasi si tendeva spasmodicamente su di un corpo sinuoso, era pallida, quasi bianca. Ricordava il colore delle statue romane in marmo, copie di quelle greche in bronzo che tanto le piacevano. Una bocca vermiglia, piacente, elaborata nelle sue curve, denotava una grande passione che non amava nascondere. Il naso sottile, delicato, elegante elemento di un quadro già di per se egregio. Gli occhi grandi, dalle ciglia lunghe e morbide, riflettevano quasi con deliberata violenza un azzurro sconvolgente, delimitato da una sottile linea nerissima che circondava l'intero iride. I capelli lunghi, dai riflessi corvini in cui perdersi con le dita, le circondavano il tenero capo come un notturno paesaggio urbano. Le mani affusolate tradivano il suo amore per il piano e il violino, donandole una delicatezza commovente quando si accingeva a suonare. I denti, perle bianche e fredde, che mal celavano un singolare elemento che catturava l'attenzione: due canini appuntiti, tremendamente sviluppati e dall'aspetto malignamente intrigante. Ad un suo sorriso lo spettatore tratteneva il fiato, sconvolto come se avesse assistito alla morte di una Giulietta traboccante di dolore per la perdita del suo Romeo. Ad una parola della donna, la notte calava nei cuori degli ascoltatori; ad un suo sospiro, i nervi dell'uomo crollavano come vetro infranto. Il desiderio di vita le scorreva tormentandole i sensi, la voglia di dissetare corpo e anima le vibrava selvaggiamente in corpo, facendola tremare spasmodicamente.



Morto di giornata

Io detesto la solitudine!
È uno status che mi annienta e demotiva.
Per fortuna che ho compagnia a cui esternare i miei pensieri, che per altro sono bellissimi e sarebbe sacrilego lasciarli chiusi nella mia mente.
Sono un affabulatore, parlerei per ore ed ore, raccontando storie e disegnando mondi con il puro Verbo, cosa che faccio con convinzione.
Ehi! Un colpo di mortaio è caduto a poche decine di metri, boato e polvere.
- Hai visto amico! È mancato poco... bastardi!-
Mi guarda con intensità.
Un altro colpo di mortaio un po' più distante, alcune raffiche di mitraglia, lampi arancioni nel grigio.
- Caro mio, si avvicina un nuovo attacco, dopo, se ci sarà un dopo, ti racconterò di luoghi senza geografia, dove domina l'azzurro e il profumo di sale, di splendide donne eburnee, di orchidee sensuali e carnivore, di pesci volanti vermigli...-
Annuisce sotto la vibrazione delle esplosioni.
Un olezzo molesto tormenta le mie narici, decisamente insopportabile.
Cazzo sono passati sette giorni.
Guardo fuori dalla trincea.
Che fortuna!
Prendo la mira con calma, inquadro il torace del soldato nemico.
Magnifico! Al primo colpo, sono un asso!
- Caro mio dobbiamo separarci. -
La sua espressione è piegata in basso, i tessuti non tengono più, sembra dispiaciuto.
Lo avvolgo in un telo mimetico con un po' di disgusto e dispiacere.
Lo porto fuori dalla trincea incurante dei colpi e degli scoppi, lo metto con gli altri nella buca dove c'era Rossi.
Corro con entusiasmo a prendere il soldato nemico che ho centrato.
Mi sparano di tutto ma non posso esimermi.
Lo prendo e lo trascino nella mia trincea, lo accomodo e gli infilo una sigaretta tra le labbra.
- Allora carissimo saremo amici per un po' mettiti comodo, io sono un grande novelliere non ti annoierai, sei fortunato. -
Là fuori bagliori e io mi immagino i fuochi d'Agosto sulle spiagge e m'invento una storia:
- Una piccola conchiglia sul bagnasciuga...-



La donna del lago -fine-

Ero ancora immerso nell'acqua non avevo aria, l'ultimo sforzo per risalire su è stato letale, devo aver perso coscienza e... appena prima di perdere i sensi ho visto una stanza, buia, fredda mi ha percorso una brivido.
Mi sono risvegliato a riva, tutto inzuppato, mi sentivo uno sciocco. Sono tornato alla casa di mia nonna con l'immagine in testa di quella visione: la stanza era trasandata mi dava l'idea di una cantina riaggiustata. Ero certo si trovasse in quella casa e mi sono messo alla sua ricerca. L'unica cantina che c'era, era quella che conoscevo già. Sono uscito fuori ed ho osservato la casa in ogni sua angolazione; poi un sospetto, la cantina era più piccola rispetto alle fondamenta. Che ci fosse stata un'altra cantina con un'entrata diversa? Ho percorso tutto il perimetro, niente! Sul retro solo la porta finestra della camera di mio padre, sono entrato dentro ed ho osservato la stanza: uguale a come me la ricordavo. Ero stanco, i pensieri non mi abbandonavano, mi sono sdraiato sul letto e devo essermi addormentato.

Ho avuto un incubo. All'inizio era lo stesso: io nell'acqua a nuotare e lo scheletro di una mano che mi afferrava la caviglia. Io mi dibattevo per liberarmi ma le ossa erano una morsa micidiale, mi tiravano giù, sempre più giù sembrava che il lago non avesse fondo. Poi mi sono ritrovato legato ed imbavagliato ad un letto, era tutto buio intorno a me; la stanza era umida ed avevo freddo. Avevo paura e mi sentivo impotente.
Ho sentito una mano che mi sfiorava una guancia e l'ho vista! Era lei, la ragazza scomparsa che mi sorrideva.
Mi ha indicato un punto nella parete, poi è scomparsa e mi sono svegliato.
Ero più stanco di prima ma dovevo porre fine a questa storia. C'era un passaggio, doveva esserci un passaggio. Ho rovistato la stanza, le pareti, ho spostato i mobili ed infine il letto. Finalmente! Proprio sotto al letto c'era una botola! Ho avuto la sensazione che mia nonna non abbia mai saputo dell'esistenza di questa botola. L'

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   11 commenti     di: Paola B. R.


Quando il buio

Dietro la facciata di uomo per bene, Valfredo celava la sua seconda vita di killer professionista. Tuttavia quella notte una presenza aveva scosso le sue certezze, facendole cadere come foglie d'autunno.
Adesso, tra le mura di casa ripensava a quella figura vestita di nero con un cappello a falda larga e rigida. Gli si era presentata nel parcheggio sotterraneo, dove attendeva il socio della vittima. Era apparsa come un fantasma, il volto della figura era completamente ingoiato dall'ombra della larga tesa; nondimeno il suo sguardo buio posato su di sé lo aveva fatto sussultare. La figura in nero si era poi dileguata, lasciando dietro di sé un lezzo nauseabondo.
Valfredo aveva ripreso a respirare e la sua mente si era sforzata di elaborare l'incontro come uno scherzo procuratogli dalla tensione, benché non potesse negare a se stesso che le sue narici erano pregne del puzzo della morte.
Doveva eliminare un ricco imprenditore legato al narcotraffico. Inoltre il "contratto" prevedeva che l'omicidio ricadesse sulla testa del socio della stessa vittima.
Appena il socio uscì dall'ascensore Valfredo scalzò dalla mente ogni indugio e lasciò riaffiorare l'istinto del predatore. Neutralizzò l'uomo con un potente narcotico, poi lo caricò nel vano bagagli della bmw, negandogli così qualsiasi alibi per quella notte.
Raggiunto un luogo sicuro, Valfredo prelevò dal corpo privo di sensi fibre di tessuto, dei capelli e piccoli frammenti di pelle raschiati dalla gola simulando un graffio. In tal modo aveva materiale per inquinare la scena del crimine. Completò l'opera indossando il cappotto e le scarpe del socio, poi attese.
Il disco argenteo della luna fu oscurato da nubi dense e lente come un corteo funebre. Quando Valfredo raggiunse la villa della sua vittima i primi lampi graffiarono il cielo.
Eludere l'antiquato sistema d'allarme era stato per lui un gioco da ragazzi, aveva anche tolto l'energia elettrica a tutta l'abitazione. Lasciò spalancata la porta finestra

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   1 commenti     di: Gino


Lectio brevis: Lettura, lezione breve

Lectio brevis: Lettura, lezione breve,
siccome era un racconto già scritto e letto,
e devo esser breve, ho finito;questo è l'esercizio!
Drammatico leggerlo, solo cazzate notturne, ma è una favola scrivere liberamente e per gioco i calabroni che mi girano fra la mente e la tastiera, e poi a quest'ora mi piace vaneggiare, non dite che voi l'avete mai fatto, dai, non ci credo, bello parlar soli, nessuno mi dirà mai:'fanculo Diabolik!

   6 commenti     di: ivano cosulich


il Ragno

1

- Vieni su ad aiutarmi!
Giovanni levò lo sguardo dalla tavoletta di cioccolato che stava divorando con gusto alla finestra della mansarda. Da quel piccolo oblò la faccia di suo padre sporgeva in fuori seria e sudata; gli ricordava tanto la testa di uno dei cinghiali imbalsamato che aveva il nonno nella casa ad Aosta; gli venne da ridere ad un simile accostamento. 
- Allora, ti decidi a salire?
- Si, si. Papà, arrivo.
Si mise in bocca il restante pezzo di cioccolata ed entrò in casa sbuffando. Così come ogni anno erano iniziate le terribili grandi pulizie, suo padre da buon ex Marines del San Marco aveva preparato per bene il “piano di battaglia”; sveglia all’alba e sgobbare sino al tramonto. In compenso però i pasti erano ricchi e abbondanti. Salendo al piano di sopra si domandava com’era possibile ammassare in soffitta ogni sorta di cianfrusaglia, scatolame e ferrovecchio che il padre poteva ritenere utile per un futuro riutilizzo. Proposito che puntualmente ogni anno era smentito giacché tutta quella roba finiva inesorabilmente nel camion del vecchio Vannucci, soprannominato da tutti “Drehermen” per la sua passione per la birra, con destinazione la discarica comunale. Non era meglio buttare subito via quella roba inutile invece di ammassarla?
Ovviamente no, secondo la filosofia del padre “Tutto può essere utile!”; si, buonanotte!
A tali condizioni non poteva che fare come Garibaldi rivolgendosi al re: “Obbedisco!”.

2

Fasci di luce trasversali filtravano immobili dai lucernai aperti illuminando le nubi di polvere che vorticavano per aria, simile a microscopici coriandoli bianchi che precipitavano a terra. In quella luminescenza spiccano le impolverate superfici d’infinite scatole accatastate una sull’altra, vecchi mobili, e chissà che altro. I giochi chiaroscuri che rendono più tenebrosi gli angoli di buio e conferiscono argentei riflessi ai filamenti delle tante ragnatele. Giovanni le osservò immobile pens

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   2 commenti     di: Mauro Bianco


La vera storia di Cenerentola

--- Prologo ---


Cenerentola bambina sognava….. avvolta dalle morbide lenzuola in cui la zia Rondinella la affagottava tutte le sere nel suo lettino ella sognava….. il suo viso paffutello carezzato dalle bionde trecce appariva lieto e sereno anche quella notte, ma ella sognava inquieta di un grande regno dominato dalla crudeltà e dalla corruzione che nel futuro avrebbe soggiogato l’ intera umanità….. nella sua visione notturna una scarpetta fragile e delicata si materializzava scendendo dal cielo mentre una voce dal tono indefinibile e dotata di un’ aura sovrumana la ammoniva…. la ammoniva a non definire il bene e il male basandosi sull’ apparenza ma a guardare oltre…. oltre i confini……al risveglio pallida e sudata sentì che l’ unica certezza che aveva ora era di essere quella notte stata investita di una missione….




--- Capitolo 1 ---

V’ era un tempo in cui al pacifico villaggio di Aspidistra viveva la più bella fanciulla del reame, di nome Cenerentola…… era l’ epoca in cui regnava ancora l’ armonia tra gli uomini e la natura….. essa per grazia e fascino ricordava le antiche rappresentazioni classiche in cui le forme affusolate e aristocratiche del corpo erano sempre state sinonimo di bellezza femminile….. i biondi capelli ne incorniciavano il bel viso rendendola tra tutte le donzelle del paese la più ammirata e desiderata……non per nulla essa era Regina del villaggio, da tutti ammirata per la sua bellezza e temuta per il suo carattere che, dolce e leggero nei momenti di letizia, diveniva in un batter d’ ali violento e vendicativo di fronte ai pericoli che minacciavano lei e la sua comunità……
Quella mattina Cenerentola era intenta alla sua quotidiana toeletta in compagnia delle sue due ancelle preferite, Lavinia e Violetta.…. davanti al suo specchio magico guardava Lavinia mentre si prendeva cura delle sue mani eleganti limando e affilando le lunghissime unghie, e Violetta intenta a pettinarle

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