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Racconti horror

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Il roseto

Sono da poco tempo venuto ad abitare in questo villaggio.
È una località tranquilla, senza niente di interessante nei dintorni. Non ci sono bellezze naturali, né storiche, né paesaggistiche. La campagna si stende piatta intorno a noi e il villaggio è formato da casette più o meno uguali.
Forse l'unica cosa bella qui è il roseto che appartiene alla casa dei miei vicini.
La casetta è color bianco ed è abitata da tre vecchietti, due fratelli e una sorella. Davanti alla facciata ci sono tre cespugli di rose, vecchi e rigogliosissimi. Non sono un esperto di fiori, ma non avevo mai visto prima rose così belle e grandi.
Una mattina noto che il cespuglio al centro appare ammalato; fiori e foglie sono appassite ed è evidente che la pianta sta soffrendo. Dopo alcuni giorni i petali cadono per terra e in circa una settimana l'arbusto diventa secco, con i rami gialli.
La vecchia Linda, che tutti i giorni innaffia le rose, si mostra molto dispiaciuta.
Ma un'altra disgrazia, molto più grave, colpisce la casa. Le finestre sono chiuse questa mattina e vedo arrivare gli uomini delle pompe funebri. Poco dopo vengo a sapere che Joseph, il fratello più anziano, è morto di infarto questa notte.
Conosco poco i miei vicini ma, per cortesia, alcuni giorni dopo partecipo al funerale.
Durante i mesi estivi quando apro le finestre al mattino resto ad ammirare le rose che spiccano come arabeschi colorati sullo sfondo bianco del muro. La vista del roseto in fiore mi dà un piacere vivo come la visione di un quadro o l'ascolto di una musica.
Poi col passare del tempo, il cespuglio di destra diventa raggrinzito; i petali cadono, i rami si piegano. Forse qualche parassita sta divorando le radici della pianta.
Quando il cespuglio si secca e muore il signor Arthur lavora sotto il sole tutto il giorno per sradicare la pianta, portare via i rami e livellare il terreno.
Quella fatica è stata eccessiva per il vecchio Arthur, poiché adesso egli si trova a letto ammalato di pol

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   1 commenti     di: sergio bissoli


Un cielo diverso

Giorno1.
Fortunatamente ho trovato questo quaderno nella baita in cui ci siamo rifugiati, almeno potrò raccontare l'incubo che si è abbattuto sul mondo.
Cominciamo dall'inizio, sono Daniele, architetto, anche se non so quanto conti la mia professione ora che scrivo e quando qualcuno leggerà questo "diario".
Quando la "fine" è iniziata ero con Luca e Carlo nella jeep sulla strada sterrata, volevamo fare una settimana in montagna a cacciare... allora eravamo insieme e felici.
La mattina era iniziata normalmente, ci eravamo riuniti sotto casa di Carlo, avremmo fatto il viaggio con la sua jeep, l'unica adatta per arrivare a destinazione. Caricammo armi, birre e qualche panino, le scorte per la settimana le avremmo prese allo spaccio del paese vicino alla baita.
Il viaggio fu divertente e tranquillo per tutta la sua durata non successe nulla e arrivammo in orario al paese.
Scendemmo e ci dirigemmo allo spaccio, li prendemmo viveri e qualche rivista per trascorrere il tempo, in quel momento tutto stava accadendo...
Lo spaccio era provvisto di un televisore sopra la cassa dove scorrevano le notizie del momento e molte persone si erano fermate ad osservarlo rapite da qualche servizio sconvolgente, incuriositi prestammo attenzione al notiziario: il mezzo busto del giornalista riempiva lo schermo mentre affermava che il cielo stava diventando rosso e questa tonalità si propagava a macchia d'olio e successivamente al cambiamento i segnali elettrici si interrompevano tagliando fuori dal mondo le zone coperte dallo strano fenomeno.
Luca, il più pragmatico dei tre, disse ad alta voce che sicuramente era il trailer di qualche film, che per attirare l'attenzione lo passavano per una notizia vera, le persone erano comunque spaventate ma lui sorridendo pagò il conto e uscì mentre io ero rapito da queste notizie alquanto inquietanti a cui avrei dovuto dare attenzione...
Caricammo la spesa sulla macchina e ripartimmo, Luca e Carlo sul sedile anteriore e io dietro di

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Metamorfosi

Più i giorni passavano e più mi rendevo conto della profonda, rivoltante, esplosiva rabbia che cresceva dentro di me. Sentivo come uno strano ospite crescere nelle viscere, muoversi frenetico, nello stomaco. Ed ogni giorno che passava la mia espressione, riflessa nello specchio, cambiava: quello splendido sorriso, tanto amato dalle persone che mi erano care, divenne, a poco a poco, un ghigno malefico: le labbra, serrate in una morsa glaciale, svelavano un animo sadico, meschino, psicopatico e lo sguardo diventava, piano piano, sempre più impassibile, vuoto, nero come il buio della mia anima, sconvolta e riluttante ai troppi soprusi, alle troppe ingiustizie, ai traguardi mai raggiunti e alle migliaia di delusioni che la torturavano da troppi anni. In breve tempo mi resi conto che nasceva in me una nuova figura, una bestia famelica, affamata di sangue, tortura e tormento. Avevo bisogno di fare del male, per stare meglio, di sentirmi finalmente bene. E per sentirmi davvero viva dovevo rendere agli altri ció che per anni era stato dato a me: dolore. Fu cosí che mi resi conto che dovevo iniziare a difendermi dalla troppe ferite che laceravano il mio cuore e fu esattamente in quel momento che l'unica vera ragione di vita, per me, diventó quella di uccidere.

   8 commenti     di: Lavinia Pini


Nascosto nel buio

1
Stavo correndo e non sapevo neanche il perchè, quindi mi fermai, guardai intorno e mi accorsi che era tutto buio e c'era un fetore tremendo, come del legno marcito.
Camminando nell'oscurità senza sapere dove stessi andando i miei occhi stavano cominciando pian piano ad abituarsi al buio quando, intravidi qualcosa, ero in una stanza molto grande ed era piena d'oggetti antichi, mi avvicinai e ne presi uno a caso pensando che forse potesse valere qualcosa vendendolo al negozio di antiquariato vicino casa mia.
Poi mi accorsi che non c'era nemmeno una finestra e i muri erano tutti ricoperti di strani quadri antichi con delle cornici troppo decorate, però non si riusciva a vedere l'immagine a causa della polvere.
Non sapevo da dove fossi entrato, nè da dove uscire e mi chiesi - che cosa ci faccio io in questa stanza così buia e orrenda?
Mi guardai intorno ancora un'altra volta, quello che vidi erano solo vecchi mobili.
Ad un tratto sentii dei rumori, erano passi! il cuore mi battè a mille.
I passi si facevano sempre più rumorosi e venivano propio verso di me.
Allìimprovviso capì che dovevo ricominciare a correre.
Anche se stavo correndo il più forte che potevo i passi si fecero sempre più vicini, ad un tratto notai una porta di legno semiaperta, correndo la spinsi con tutte e due le mani, era incredibilmente pesante e ricoperta di qualcosa di viscido che mi rimase tra le mani, riuscì comunque ad aprirla e a scappare via, ma quel disgustoso liquido viscido era anche sul pavimento che mi fece scivolare.
mantenni l'equilibrio per un po, ma poi caddi per terra.
Mi resi conto che ormai quella strana orribile presenza era dietro di me, sentii il suo alito agghiacciante che mi percorse il collo, non riuscivo a muovermi, incominciai a sudare freddo e a pensare che ormai la mia fine era vicina quando un violento colpo alla schiena mi fece gridare.
- Aiuto!!!
- Lasciami stare!
D'un colpo mi svegliai nel mio letto, mi rassicurai e pensai.
- Non è pos

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   4 commenti     di: Domenico Bianco


Le erbe vampire

"... quelle dannate erbe devono essere carnivore..."
Mi volto verso il mio amico Bob che ha appena parlato.
"Eh? Di che cosa parli?"
"Delle erbe che sono spuntate alla vecchia fornace abbandonata..."
Si riferisce a una fornace abbandonata oltre quaranta anni fa.
"Erbe carnivore qui da noi, con questo clima? Non è proprio possibile..." gli rispondo pescando con la memoria nei miei vecchi ricordi di botanica.
Stando sveglio nel mio letto di notte, ricordo i frammenti del mio ultimo dialogo con Bob. Sono stato uno degli ultimi testimoni a vederlo, prima della sua scomparsa. Quella sera all'osteria ero stanco e ascoltavo distrattamente i discorsi dell'amico. C'era il temporale e aspettavo che smettesse di piovere per andare a casa a dormire.
Il giorno dopo Bob scomparve di casa e la polizia lo sta cercando da oltre due settimane. Alcuni dicono di averlo visto insieme a una donna. Altri suggeriscono che è partito in cerca di libertà.
In realtà da quando l'ho conosciuto ha sempre dimostrato un carattere difficile, imprevedibile. Possedeva un grande senso per l'amicizia e un profondo amore per la libertà. Il suo problema forse nasceva da questo contrasto: amava le persone, ma non sopportava i vincoli che l'amore da sempre crea.
Ricordo che altre volte Bob mi aveva chiesto di andare alla vecchia fornace per studiare le erbe... Come ho potuto dimenticare tutto questo! Forse sarà andato là da solo e si sarà fatto male. Forse è là che bisognerebbe cercarlo adesso.
Accendo la lampada e guardo l'orologio; le due e un quarto di notte. Chissà se invece non sia veramente partito in cerca di libertà.
Il mattino seguente sto per andare alla polizia ma all'ultimo momento cambio idea per non rischiare di apparire ridicolo.
Sul tardo pomeriggio mi tornano in mente le ansie della notte. Così per scrupolo mi incammino sul sentiero in discesa che conduce alla fornace. Sarà tutto cadente da quello che si può vedere da lontano. Tetti sfasciati. Due cinture in ferro

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   1 commenti     di: sergio bissoli


Un grido straziante...

Era notte fonda sulla riserva Navajos e Sagua dormiva profondamente nella sua tenda al fianco della sua giovane sposa Raggio Di Luna..;quando ad un tratto si udì una voce provenire da lontano.. dall'oscurità delle montagne che chiamava..."Saguaaa... Saguaaa..."; Sagua si destò bruscamente e tese l'orecchio per ascoltare e pensò: " Non è possibile.. questa è la voce di mia madre... ma mia madre è morta"..;tese nuovamente l'orecchio e udì ancora.."Saguaaaa.. vieniii.. ti aspettooo"; a questo punto svegliò la sua giovane sposa chiedendole di ascoltare..;ma ella non udìva niente...;"Ascolta Raggio Di Luna... resta in silenzio e ascolta"... ma ella disse "Sagua.. sei sicuro di star bene? Io non sento niente; non è che per caso hai sognato?"... ma Sagua ci pensò un po' e poi disse: "no.. non sto sognando.. questa è la voce di mia madre.. che viene dall'aldilàè probabilmente solo a me è dato di sentirla".. quindi si alzò dalla tenda e uscì iniziando a dirigersi verso il punto dal quale proveniva la voce che continuava a chiamarlo!! Raggio di Luna uscì dalla tenda e tentò di convincerlo a tornare indietro ma fu inutile. Intanto Sagua salì su uno spuntone di roccia e gridò: "Eccomi Madre.. sono venuto perchè tu mi hai chiamato ma inizio a temere che forse è solo un brutto sogno"..;a quelle parole un bagliore lo accecò e comparve una vecchia tutta vestita di bianco..!!"Madre.. Madre mia.. adesso ti vedo" gridò Sagua!!
Nel frattempo Raggio Di Luna che aveva seguito Sagua.. si era rannicchiata dietro ad una roccia e guardava con occhi increduli e un po'divertiti il suo sposo convinta che stesse facendo solo un brutto sogno.. e che quindi era in preda ad una crisi di sonnambulismo!! purtroppo per lei non era così..!! Intanto la vecchia... che si diceva essere sua madre.. fece cenno a Sagua di seguirlo.. e lui... quasi ipnotizzato cominciò a muovere i primi passi... poi con una rigidità.. quasi automatica iniziò a camminare sempre più deciso!! A quel punto

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   7 commenti     di: Roberto melcore


Nell'oscurità e nel freddo

Nei pressi di Sperlonga c'è una villa che da un'altura affaccia sul mare. Ha origini antiche ed è ben tenuta, con i muri di colore bianco. La parte che spunta arroccata sulla scogliera ha la facciata rettangolare con tre piani. Al primo piano ci sono quattro finestre, munite di inferriate, che danno all'interno della casa su grossi scantinati e ripostigli; mentre nei due piani superiori le finestre si aprono all'esterno su balconi dalle balaustre in ferro battuto. In tutto ci sono otto balconi: quattro al secondo piano e quattro al terzo. Le persiane sono di colore marrone.
Gli altri lati della costruzione sono asimmetrici e presentano dei balconi che si aprono ad arco sulla facciata. Intorno c'è un giardino dove sono raccolte molte specie di cactus provenienti da paesi diversi e varie piante mediterranee e subtropicali. Il giardino è circondato da muri bianchi e sul lato nord c'è il grande cancello d'ingresso.
È proprietà di un collezionista chiamato Giuliano Merisi: uomo di grande cultura, che vanta il possesso di oggetti e testi magici unici, perlopiù sconosciuti alla quasi totalità del genere umano.
In un tardo e assolato pomeriggio d'estate entrò nel giardino della villa un'automobile, da dove scese un uomo con la carnagione chiara e i lineamenti orientali. Sulla soglia d'ingresso, sotto un portico, c'era Giuliano che accolse con cordialità lo straniero, dicendo: <<Venga dentro, c'è l'aria condizionata>>.
<<La ringrazio>> rispose l'uomo con accento slavo, <<anche se qui c'è una bella brezza che viene dal mare.>>
Si accomodarono all'interno, in un grande salone che dava dalla parte del mare, dove dalle persiane semichiuse entrava il sole, e dove Giuliano faceva mostra di dipinti di varie epoche e di valenti pittori. L'orientale tirò fuori da un contenitore un antico rotolo di pergamena. Era un ricercatore russo, si chiamava Grigory Nayuzik, portava con sé un testo scritto in latino, trovato in Carelia, a Vyborg.
All'interno della vill

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