username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

Racconti horror

Pagine: 1234... ultima

La vera storia di Cenerentola

--- Prologo ---


Cenerentola bambina sognava….. avvolta dalle morbide lenzuola in cui la zia Rondinella la affagottava tutte le sere nel suo lettino ella sognava….. il suo viso paffutello carezzato dalle bionde trecce appariva lieto e sereno anche quella notte, ma ella sognava inquieta di un grande regno dominato dalla crudeltà e dalla corruzione che nel futuro avrebbe soggiogato l’ intera umanità….. nella sua visione notturna una scarpetta fragile e delicata si materializzava scendendo dal cielo mentre una voce dal tono indefinibile e dotata di un’ aura sovrumana la ammoniva…. la ammoniva a non definire il bene e il male basandosi sull’ apparenza ma a guardare oltre…. oltre i confini……al risveglio pallida e sudata sentì che l’ unica certezza che aveva ora era di essere quella notte stata investita di una missione….




--- Capitolo 1 ---

V’ era un tempo in cui al pacifico villaggio di Aspidistra viveva la più bella fanciulla del reame, di nome Cenerentola…… era l’ epoca in cui regnava ancora l’ armonia tra gli uomini e la natura….. essa per grazia e fascino ricordava le antiche rappresentazioni classiche in cui le forme affusolate e aristocratiche del corpo erano sempre state sinonimo di bellezza femminile….. i biondi capelli ne incorniciavano il bel viso rendendola tra tutte le donzelle del paese la più ammirata e desiderata……non per nulla essa era Regina del villaggio, da tutti ammirata per la sua bellezza e temuta per il suo carattere che, dolce e leggero nei momenti di letizia, diveniva in un batter d’ ali violento e vendicativo di fronte ai pericoli che minacciavano lei e la sua comunità……
Quella mattina Cenerentola era intenta alla sua quotidiana toeletta in compagnia delle sue due ancelle preferite, Lavinia e Violetta.…. davanti al suo specchio magico guardava Lavinia mentre si prendeva cura delle sue mani eleganti limando e affilando le lunghissime unghie, e Violetta intenta a pettinarle

[continua a leggere...]



La bara a fiori

Arriva il lunedì mattina, triste come una donna incinta, come una sera di settembre, come un uomo a sessant'anni.
Di mattina presto arriva Vinicius, quasi di corsa. É sempre stato un eccentrico. In gioventù aveva collezionato chiocciole, poi spade, e questa mattina...
"Sono passato per dirti che ci vediamo oggi alle quattro davanti alle pompe funebri."
"Eh? Perché mai?"
"É una sorpresa. Ti spiegherò là."
"Ma, perché proprio davanti alle pompe funebri?"
"Alle quattro, ricordati, ci sarà anche l'ungherese e Marieluise."
Il deposito delle casse è una vecchia chiesetta sconsacrata.
Lo strano terzetto è già là. L'amico Vinicius sbuffa di impazienza. L'ungherese si sta pettinando i capelli lunghi e nerissimi.
Insieme a loro c'è Marieluise, ancora bella, vestita di bianco e di rosa, con il viso incipriato dove si indovinano le prime rughe. É una pittrice un po' viziata, che si concederebbe solo a un duca o a un fognaiolo.
Vinicius entra subito in argomento:
"Dunque, ho deciso di comprarmi una bara, da mettere in salotto per stupire gli ospiti, si capisce. Non trovi che sia un'idea originale?"
"Sì... Potresti metterci dentro le bottiglie dei liquori..."
"Ma no, che sciocchezza! La terrò vuota e chiusa, vicino al pianoforte."
Arriva l'uomo delle pompe funebri. É curvo, vestito di grigio. Ha una personalità scialba e un volto smorto che sembra impolverato.
Entriamo da una porta laterale e percorriamo un corridoio lungo, sinuoso, con facce paffute di angioletti scolpite sul muro di destra. Il magazzino è ricavato nell'abside della chiesa. Il resto dell'edificio comprende la falegnameria.
Vinicius passa in rassegna le casse messe in fila, nella luce tetra dei finestroni. Sembra un bambino che ammira i giocattoli. Ogni tanto chiede con voce eccitata:
"Questa bara chiara di che legno è?"
"Faggio" risponde l'impresario con voce monotona.
"Questa più scura?"
"Di quercia."
"E questa?"
"Di olmo..."
L'ungherese invece fa le sue riflessioni

[continua a leggere...]

   3 commenti     di: sergio bissoli


[circus]

"Allora, fate molta attenzione miei cari bambini, poiché sta per cominciare questa bellissima avventura nel mondo della MAGIA!!!" dice il Conduttore parlando al pubblico di bambini con un megafono. Bambini che, dal canto loro, lo fissano meravigliati. Tranne uno. Me.
Io sono Simone, e al contrario di tutti questi bambini, che hanno tra i 6 e i 10 anni, io ne ho 12. Non so perché sono qui. Non so come. E sinceramente non è questa la mia principale preoccupazione.
Fin da quando sono qui, non ho fatto altro che sentirmi meravigliato a tutto quello che vedevo. Giocolieri che tiravano birilli su, talmente in su da essere impossibili da vedere, e poi riprenderli in mano come se niente fosse. Clown che miravano con freccette appuntite a palloncini piccolissimi e centrandoli come se fossero grandi quanto un elefante. Tutto questo era meraviglioso, ma allo stesso tempo, sentivo continuamente freddo. Tanto freddo. Proprio dietro di me, sulla schiena. Quasi fosse un respiro. Ed è lì che ho notato qualcosa di strano.
Sentendo quel respiro freddo, una persona normale penserebbe "Aspetta, non è il momento di essere così entusiasti" o qualcosa del genere. E invece non ci riuscivo, non riuscivo a smettere di essere così entusiasta, così eccitato per tutto quello che vedevo, anche se ormai era diventato banale.
Così arrivai lì, in quella specie di tribuna, con al centro il Conduttore, come vuole essere chiamato lui. E sono qui che sudo freddo. Il respiro ora è un'aria. Tutta intorno a me. Ho i brividi. Ho paura. E allo stesso tempo, la mia testa continua a dirmi "Dai, rilassati, divertiti!" ma non ci riesco. Ho paura. Tanta paura. Poi il Conduttore dice una cosa che mi fa sobbalzare.
"E ora forza, è ora delle montagne russe!"
Grida di gioia vengono da tutti i bambini sulle tribune. Oh no. Non mi piace. No, non mi piace per niente. Devo stare qui. Devo...
In un lampo mi ritrovo seduto su una carrozza da montagne russe. Come ci sono finito qui? Ho anc

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: Eric


La ferita

Il dito pulsava forte, sotto i pori bianchi del fazzoletto, anche se ormai, di bianco c'era rimasto ben poco. La macchia rossa si espandeva, come una goccia di inchiostro su un foglio di carta.
Non sembrava una ferita così grave, eppure il sangue era iniziato a sgorgare in grandi quantità e non aveva ancora intenzione di smettere. Fu solo dopo aver buttato il secondo fazzoletto di carta, completamente imbrattato, che decise di recarsi al pronto soccorso. Gli girava la testa, ma non solo a causa di ciò che era successo. Qualcosa di strano stava nascendo dentro di lui...
La moglie guidava e lui era al suo fianco, tentando di comprimere con forza la ferita, per cercare di fermarne il continuo efflusso di sangue. Ma non c'era verso, probabilmente solo qualche punto di sutura avrebbe posto fine alla sua sofferenza. Fissava immobile i tubi di scappamento delle auto davanti a loro, che borbottavano e sputavano fumo grigio, perdendosi nei suoi pensieri e nei suoi rimpianti...

A prima vista era solo un innocente fiore di campo, ma i suoi meravigliosi colori sgargianti l'avevano colpito...

La brusca frenata della moglie lo riportò al presente.
Davanti a loro, l'ospedale. Con fatica e la testa che girava sempre più forte, raggiunse la sala d'aspetto. E la sua memoria riprese a viaggiare.

Stava passeggiando in un parco tenendo per mano la figlia sotto il sole cocente, in cerca dell'ombra di qualche albero che gli avrebbe regalato un po' di refrigerio. Fu lei la prima a vederlo e ad indicarlo, con la sua tenera manina. E lui non esitò un attimo ad avvicinarsi, per accontentarla. Il suo passato segreto era ormai lontano. Il suo angioletto di otto anni era stato in grado di cancellarlo. Ora per lui, amarla con tutto sé stesso era un modo per espiare i propri peccati.

La luce rossa divenne verde ed una porta automatica si aprì a pochi metri, davanti a loro. Era arrivato il suo turno. Dieci minuti e un punto di sutura. Niente di grave, ma anche i med

[continua a leggere...]

   3 commenti     di: stefano uggè


Un Natale spettrale

“Lalla svegliati è ora!“ La donna le accarezzò dolcemente il viso per non turbarla con un brusco risveglio.
“Nonna di già …” La bambina fece un grosso sbadiglio strofinandosi forte gli occhi color nocciola. “Mi sembra di aver dormito solo un’ora”.
Lucia accese una candela sul piccolo comodino accanto al letto quindi si rivolse di nuovo verso la nipotina :“Non ti preoccupare sono stata svegliata dalle campane che annunziano la Messa. Vuoi ancora ascoltarla insieme a me o hai cambiato idea?”
“Sì nonnina ti prego!“ L’abbracciò forte strappandole la retina da notte sui folti capelli bianchi.
Accostando poi la bocca vicino all’orecchiò le mormorò:“Buon Natale, ti voglio bene.”
Il suono di un grosso bacio riempì l’angusta stanzetta.
“Grazie, cattivona. Buon natale anche te. Preparati tra poco partiamo, lo sai che la strada è un po’ lunga per la chiesa di San Damiano. È una bella passeggiata.
“Mi vesto in un batti baleno!“ Lalla scese decisa dal lettone a due piazze e iniziò a vestirsi. Dall’altra parte del letto Lucia fece altrettanto.
Dopo essersi vestita con cappotto marrone, guanti, sciarpa e cappellino di lana multicolori, la bambina si avvicinò alla piccola finestra aprendo il battente di legno :“ Nonna!” Esclamò meravigliata, “è ancora notte ma sei sicura di aver sentito le campane? Vedo anche la luna nel cielo.”le candide manine erano appoggiate sul vetro per metà ancora appannato dal freddo.
“Birichina, la smetti di fare la brontolona. Lo sai che d’inverno il mattino arriva più tardi e che la prima Messa viene celebrata da Don Andrea all’alba. Affrettiamoci invece altrimenti arriveremo in ritardo”.
Anche la donna aveva indossato un lungo cappotto nero e guanti dello stesso colore mentre un foulard elegante le raccoglieva i capelli dalla fronte.
“Sono pronta.“ La bambina fece un saltellino rapido verso la donna.
“Bene andiamo.“ Aprirono la pesante porta con uno str

[continua a leggere...]

   12 commenti     di: Eduardo Vitolo


Descrizione di un vampiro

Il timore che un giorno l'avessero scoperta si contorceva doloroso in tutto il suo essere. Allo specchio sosteneva lo sguardo di una creatura singolare, evanescente ma sicuramente pronta a vivere: la pelle che quasi si tendeva spasmodicamente su di un corpo sinuoso, era pallida, quasi bianca. Ricordava il colore delle statue romane in marmo, copie di quelle greche in bronzo che tanto le piacevano. Una bocca vermiglia, piacente, elaborata nelle sue curve, denotava una grande passione che non amava nascondere. Il naso sottile, delicato, elegante elemento di un quadro già di per se egregio. Gli occhi grandi, dalle ciglia lunghe e morbide, riflettevano quasi con deliberata violenza un azzurro sconvolgente, delimitato da una sottile linea nerissima che circondava l'intero iride. I capelli lunghi, dai riflessi corvini in cui perdersi con le dita, le circondavano il tenero capo come un notturno paesaggio urbano. Le mani affusolate tradivano il suo amore per il piano e il violino, donandole una delicatezza commovente quando si accingeva a suonare. I denti, perle bianche e fredde, che mal celavano un singolare elemento che catturava l'attenzione: due canini appuntiti, tremendamente sviluppati e dall'aspetto malignamente intrigante. Ad un suo sorriso lo spettatore tratteneva il fiato, sconvolto come se avesse assistito alla morte di una Giulietta traboccante di dolore per la perdita del suo Romeo. Ad una parola della donna, la notte calava nei cuori degli ascoltatori; ad un suo sospiro, i nervi dell'uomo crollavano come vetro infranto. Il desiderio di vita le scorreva tormentandole i sensi, la voglia di dissetare corpo e anima le vibrava selvaggiamente in corpo, facendola tremare spasmodicamente.



Il Babau

Le tre e quaranta... del mattino. Il sole sorgerà soltanto fra due ore... e sembreranno eterne, come al solito. Dannazione,è impossibile continuare in questo modo! Ormai sono ad un passo dalla più totale follia. Se avessi ancora voglia di fare dell'umorismo potrei dire che avrei una brillante carriera di guardiano notturno al museo di storia naturale... il fatto è che non ho più voglia di fare dell'ironia... nemmeno un po'... ultimamente non è di casa nella mia testa.
Dunque... la situazione ha quantomeno del curioso... chissà se ho ancora un briciolo di lucidità mentale per cercare di riordinare le idee e ricostruire gli avvenimenti. Come diavolo è iniziata questa storia? È imperativo raccogliere tutta la lucidità sparsa negli angoli del mio cervello angosciato ed usarla per tentare di spiegare quello che può sembrare in tutto e per tutto un episodio di Ai confini della realtà.
Quattro notti... quattro notti insonni e quattro giorni passati nel più totale rimbambimento e nella paura che tutto si potesse replicare... e così è stato fino ad ora; non seguendo le stesse modalità, certo... non con il medesimo modus operandi... ma è successo.
Come si presenterà questa notte?
Sussurri? Rumori strani? O staglierà la sua ombra sulla parete di fronte al letto come ha fatto ieri?
Ma soprattutto perchè sta succedendo a me? Ho passato l'infanzia da un pezzo e, mi secca dirlo, anche l'adolescenza; sono un uomo fatto già da qualche anno anche se non ho poi così tante rughe o capelli bianchi a riguardo... giusto per mettere in chiaro la cosa.
Insomma è una cosa che capita ai bambini... a quelli cattivi in special modo...è la minaccia che si sentono dire più spesso quando non vogliono rispettare il coprifuoco di casa:
“Se non vai subito a letto arriverà il Babau a prenderti e ti porterà nel buio dove rinchiude tutti i bambini cattivi che non obbediscono!”
“Dormi oppure il Babau arriverà e ti spaventerà tutte le notti...”
E così via.
A pensarci

[continua a leggere...]




Pagine: 1234... ultima



Cerca tra le opere

Questa sezione contiene storie dell'orrore, racconti horror e sulla paura