PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti horror

Pagine: 1234... ultima

Classe 2035

Bambini! Vi ho fatto correre fino ad ora, per ore in questo giardino-cortile vigilato di questa strana scuola. Con bambole, biciclette, robot di plastica. Sono con noi rappresentanti extraterrestri, per portarvi via, oppure lasciarvi qui, in pace. Che poi, sotto questo sole che guardarlo fa paura, dal caldo che emana, malato com'e',
e noi "fummo umani", senza protezione... Quindi, scusatemi sono in confusione, e lo vedo, anche voi! Assieme a certe specie animali, inquiete o con nostalgia, e sempre più in agitazione. Insomma, cerchiamo tutti insieme, proviamoci, lo so', e' difficile, a mantenere equilibrio, in questa situazione.

Ma il sole era troppo forte, e la Maestra, aveva problemi di stipendio, che quello era il meno, non era cresciuta abbastanza, gia' maltrattata da piccola fu cosi' che, come tuono a tutta la scolaresca ancora in ricreazione, trasformandosi in una palla di fuoco, comincio' ad urlare: "Per favore! Paolo, Alice, Gabriele, Obo e Assan e Taka e Olmo e Hu Miin e Ahal faset, Luigina, Nelson, e Samuele. Uno per uno rientrate in classe, in fila... allora Walter, vieni qui! Dove credi di andare?! Che la palla rossa si trasformo' in cattiva maestra che continuava paonazza, a gridare.

"Walter, allora! Rimettere, su... Rimettere tutto a posto, e gli altri bambini, forza! Mattia, Alice... in classe!
E fu cosi' che pian piano, eran le undici meno un quarto, secondo l' ora interstellare, in quella mattina, Walter per ultimo fece qualche passo verso la classe. E la testa, per il troppo caldo, gli comincio' a girare, ecco, proprio lui, il primo bambino, di nuova fabbbricazione classe 2035, eccolo, perche' composto a livello celerebrale, di troppa plastica, come air bag, ma molto di più e troppo sensibile, ecco la sua testa, scoppiare!.

   3 commenti     di: Raffaele Arena


Slender

La notte stava calando sulla piccola cittadina di Prescott. Eric camminava con passo svelto sulla stradina che lo avrebbe portato a casa; era molto tardi. Sapeva che si sarebbe preso una bella strigliata una volta arrivato. La madre gli aveva detto di tornare presto quella sera, quando c'era ancora luce; temeva l'uomo senza volto, e anche Eric era terrorizzato da lui, tutti in città ne avevano paura. Da quando erano cominciate le sparizioni di bambini, a Prescott si vociferava di un serial killer, di un pedofilo, di un mostro; all'inizio si era sospettato di un uomo del luogo, conosciuto e indesiderato da tutti per le sue azioni sgradevoli soprattutto all'indirizzo dei bambini che periodicamente si ritrovavano a giocare sotto casa sua. Le accuse però furono ritirate presto, in quanto mentre l'uomo si trovava in prigione le sparizioni non cessarono, anzi, si moltiplicarono. Fondamentale per il suo rilascio fu la testimonianza di una bambina di nome Abigail; la piccola, tornata a casa terrorizzata, raccontò di essere stata inseguita da una persona nel parco. Dall'identikit che la polizia trasse dalla sua spiegazione, l'inseguitore risultò essere un uomo alto e pallido, con indosso una giacca nera ed una cravatta, completamente privo di tratti somatici nel volto. Da quel momento, in città era iniziata la leggenda dell'uomo senza volto.
La notte era arrivata. Il piccolo Eric continuava a percorrere lo stretto sentiero acciottolato; era arrivato alla grande quercia che segnava la metà del percorso, casa era vicina. Il bambino osservò per un momento il grande albero che tante volte si era fermato ad ammirare. Questa volta però c'era qualcosa di diverso. In piedi sotto i lunghi rami c'era un uomo; alto, con una giacca nera. Eric fu attraversato da un inarrestabile brivido di paura nel vedere che il cereo volto che emergeva dall'oscurità era totalmente privo di espressione, non aveva nessun segno di riconoscimento; era lui.
Il piccolo allora cominciò a corre

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: Francesco


Gli zombie del cimitero

Eravamo una famiglia felice, eravamo, adesso non lo siamo più. Mio padre è morto quando avevo sei anni e da quel momento la mia vita è stata un incubo; adesso ho dieci anni ma le cose non sono cambiate. Mi presento, mi chiamo Justin e vivo con mia madre in un piccolo paesino.
Una sera stavo facendo i compiti nella mia stanza, sembrava tutto normale, ma ad un tratto sentii delle grida, corsi spaventato in cucina e vidi mia madre che piangendo veniva portata via dai poliziotti, uno di loro mi si avvicinò e mi disse: "andrai in un collegio, mi dispiace".
Salii in macchina ma solo dopo aver fatto i bagagli; presi la foto della mia famiglia e pensai " che bella famiglia che eravamo, adesso è tutto distrutto" mi scese una lacrima che andò a finire su di essa, proprio in quel momento nell'auto entrò un assistente sociale che prese la foto e me la strappò in mille pezzi mentre rideva ero infuriato ma non aprii bocca, forse per timore.
Dopo un ora di viaggio la macchina si fermò davanti ad un edificio immenso era in pietra, una pietra antica, con ben venti finestre divise in file da cinque, notai un piccolo particolare, le finestre erano chiuse con le sbarre, questo mi face molta paura e mi faceva pensare che in quelle stanze accadessero cose orribili! Mi incamminai verso l'entrata; li ad aspettarmi vi era un vecchio signore. Aveva la faccia sgorbia e gli mancava un occhio. Mi fece molta paura; tutto mi faceva paura. Il vecchio mi prese per il braccio e mi portò in una stanza dicendomi: " Questa è la tua schifosa stanza, stupido bambino ih ih ih... ci vediamo alle sette per la cena e vidi di essere puntuale e... stai attento ai fantasmi ih ih ih". Quella risata era aghiacciante e al solo sentire la parola fantasmi mi si gelò il sangue; mi girai e vidi dei bambini dietro di me a cui dissi: " fa-fa-fa fantasmi? Qui ci sono i fantasmi?" uno di loro mi rispose: " si! certo come no, qui è pieno di fantasmi. Buu!!" Io saltai sul letto dallo spavento e tutti si mise

[continua a leggere...]

   3 commenti     di: Eleonora


Parte della Casa, parte dell'Amore

Un mattone dopo l’altro. Il cemento che si accumula e sbrodola lungo la piccola parete che sto costruendo. Avevo comprato questa casa con mia moglie tre settimane fa e c’erano dei lavori da fare, di ristrutturazione, cose di poco conto, cose che potevo benissimo sbrigare da me. Stavo murando una parte della cantina, troppo grande, così avremmo potuto avere due locali, fare un po’ come gli americani, che hanno quelle cantine piene di oggetti e che ne fanno addirittura stanze. Pensavo di farne la mia piccola sala di lettura in questa stanzina che stavo costruendo. Beh, lo pensavo di certo. Fino a quando non ho colpito alla testa mia moglie, le ho legato i polsi, l’ho picchiata ancora fino a spezzarle le gambe, le ho strappato i capelli, tagliato tre dita e infine trascinata dietro il muro di cemento. Sto guardando i suoi occhi opachi e umidi, verdi, belli come non mai. Pregava Dio e me di lasciarla libera, mi domandava continuamente perché. Perché di cosa? Hai voluto questa casa di merda? Ora vivici, sii parte di essa, troia!
Una donna stupenda: alta, snella, occhi nocciola, dal taglio vagamente orientale, capelli neri, labbra carnose e pelle olivastra, un bel seno e un gran culo. Insomma, perfetta. L’ascolto piangere e mi veniva da ridere, ridere per tutte quelle volte che io ho pianto a causa sua. Sono sempre stato un tipo timido e sensibile, non mi pareva vero aver conquistato e sposato una donna così. L’amavo più di me stesso, ma lei…beh, lei mi aveva sposato per i soldi, sapevo che se la faceva con altri: con il giardiniere, il mio migliore amico, il vicino e persino mio zio! Troppo, troppo. Non sopporto più, non ci riesco. Strepita e si sbatte contro il muro, cercando di uscire, la ricaccio indietro con una manata. Ora, una volta dentro, sarebbe stata per sempre mia, per sempre parte di me e della casa. La sua anima e il suo corpo sarebbero stati parte della mia dimora, nelle fondamenta, al sicuro e lontano da altri pretendenti, solo mia.

[continua a leggere...]

   3 commenti     di: Roveno Valorosi


Lo psicopatico

Avete presente quando credete che tutto sia inutile e senza significato? Ottimo, per Emiliano era una di quelle sere in cui l'unica cosa da fare era rollare una canna, lo fece.
Si era distratto tutta la notte con ragazze, amici e alcool.
Arrivato il giorno seguente, notò delle strane macchie sul pavimento... macchi di sangue provenienti dal soffitto.
Salì al piano di sopra e vide tutti i corpi dei suoi amici impiccati e deformati.
Pensò subito che l'effetto della canna non fosse finito e quindi pensò che fosse tutto frutto del suo inconscio oppure una realtà mai accettata dallo psicopatico Emiliano.

   4 commenti     di: Chiara


Salotto

Nel salotto l'aria era un poco opaca. Le due donne, splendidamente vestite per quell'immobilità densa di chiacchiere, stavano buttate su due divani attigui troppo grandi per ognuna di loro. Alle pareti i vari Monet, Picasso, De cChirico guardavano forse senza approvare ciò che erano costretti a sentire.
"Guarda, l'ho trovato neanche un mese fa. Per puro caso. Me ne sono innamorata subito. Ha già quindici anni, ma è così tenero! Gioca ancora, è affettuoso, devi vedere che feste che mi fa!"
La padrona di casa è rapita, mentre l'ìnterlocutrice tiene sospesa la tazza di porcellana con thè e latte e l'ascolta, ben impresso un sorrisetto chic sul labbro.
"Non ha problemi di salute, è tutto a posto. Una fortuna, una vera fortuna è stata! L'ho preso con due soldi, ma fosse costato trecentovolte tanto l'avrei comprato uguale. Mi sono accorta subito quanto valesse. I fratelli no, erano gracilini, sai com'è la madre ne ha partoriti sette, e solo uno, il mio aveva la tempra, il carattere giusto..."
"Ti capisco, ti capisco" l'amica annuisce grave. Nella sua testa chissà quali ricordi oscuri.
"Ovviamente l'ho fatto comunque vedere per scrupolo, giusto che non avesse niente. Qualche parassita, ma per il resto apposto! E come si è ambientato! Appena entrato, si è squadrato attorno, ha girovagato un po' e poi si è scelto il suo angolino preferito. All'inizio era tutto mogio, silenzioso (io penso che gli amncasse la amdre, non so). Ma adesso andiamo d'accordo che è una meraviglia. L'ho educato pian piano. Il mangiare era preparato solo per lui. Dormiva da solo. Poi pian piano l'ho fatto venire in camera con me. Piccole resistenze, ma alla fine si è abituato. Ormai siamo inseparabili. E devi vedere a letto, a letto che cos'è. Un talento innato! Mi son fatta un regalone per i miei sessantanni diciamo così!"
"E quando me lo fai vedere? Dai, son curiosa!"
"Adesso non posso, sta giocando con i suoi videogiochi. Non vuole essere dist

[continua a leggere...]

   5 commenti     di: vito ferro


Il cimitero

Il cimitero

Sento il bisogno di scrivere, di raccontare ciò che accadde quella tragica notte.
Questa non è una delle tante storielle dell’orrore, non è una delle tante storie di mostri e creature del male; questa è solo un breve ma terrificante capitolo della mia vita.
Qualcuno di voi leggerà tutto e non crederà a una sola delle mie parole; chi lo farà avrà fatto la scelta giusta.
Ma altri potrebbero credere, a questi ultimi non posso dire altro che dormiranno poco la notte; buona fortuna.
Per molto tempo ho tenuto tutto dentro, ho cercato di dimenticare e andare avanti, ho cercato di vivere come uno dei tanti ragazzi della mia età; adesso ho capito che quello che successe quella notte d’inverno rimarrà sempre come un ricordo del passato, molto vicino al presente, come un incubo incredibilmente lucido, che sconvolge il tuo modo di pensare, e nel mio caso, di vivere.
Io ho smesso di credere ai fantasmi e ai vampiri quando avevo tredici anni, ma quella notte capii che in questo mondo di cui sappiamo tutto e non sappiamo niente, esiste qualcosa di inspiegabile, qualcosa di invisibile, che si rivela ad alcune persone per motivi sconosciuti.
Quella notte non vidi nessun fantasma, nessun vampiro e neanche l’ombra di un licantropo; non vidi niente di ciò che voi potreste immaginare.
Ebbi la certezza che queste creature leggendarie sono, appunto, leggendarie; popolano solamente i racconti dell’orrore, le fiabe, e le menti di persone superstiziose e deboli di carattere.
Mia nonna era una di queste persone, come quasi tutte le anziane, era superstiziosa e io ammetto che la superstizione è solo il risultato di un misto di paura infondata e ignoranza.
C’è da dire però, che fin dall’antichità, la superstizione, la magia, e la paura di un qualcosa di superiore all’uomo, fragile ma allo stesso tempo, la più forte delle creature, ha caratterizzato la nostra esistenza.
Persone sospettate e accusate di essere streghe, di avere legami con il

[continua a leggere...]




Pagine: 1234... ultima



Cerca tra le opere

Questa sezione contiene storie dell'orrore, racconti horror e sulla paura