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Racconti horror

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Il sorriso di Shirley... (parte prima)

“Shirleyyyy, tesoro, non allontanarti troppo, resta qui vicino ok?” gridava sua madre, avvolta dalla naturale preoccupazione che una mamma nutre vedendo la sua piccola di 8 anni giocare in un giardino che confina con un bosco, dal quale può provenire di tutto e con i tempi che correvano non era il caso di allentare la guardia, nemmeno per un attimo. Ma la piccola Shirley, incurante del richiamo materno si avviò vero la zona boschiva, che attirava di più la sua curiosità e stimolava tantissimo la sua fantasia. Fra l’erba alta migliaia di piccoli insetti vedevano passare le piccole gambe della ragazzina, delle gambe che trasmettevano curiosità, fantasia……. innocenza.
La curiosità della bambina fu attirata da un debole suono, quasi un pigolio o un cinguettio, non di distingueva bene cosa fosse. Arrivata vicino alla fonte di quel verso Shirley vide un piccolo uccellino, un passerotto che probabilmente aveva tentato di spiccare il suo primo volo ma le sue ali erano ancora deboli e di conseguenza era finito rovinosamente a terra ferendosi a tal punto da non riuscire più a muovere nemmeno una zampetta. Il povero animale vide la figura imponente di Shirley sovrastarlo. Imponente lo era dal suo punto di vista ovviamente e tuttavia Shirley lo guardava stando in piedi e quindi capirete che anche 1 m e 20 di altezza sono paragonabili ad un grattacielo dal punto di vista di un uccellino inchiodato al suolo. Shirley lo fissò per qualche istante, poi si inginocchiò a terra e lo prese fra le sue mani. Il povero animale iniziò a tremare terrorizzato, essendo incerto sulle intenzioni di quella bambina, all’apparenza dolcissima.
Poco distante da lì un grosso gatto selvatico si muoveva con il silenzio e la cautela che solo un felino può avere. Si vedeva chiaramente che girava alla ricerca di una preda e si sa che le prede più ambite dei gatti oltre ai topi sono gli uccellini. Il cinguettio del povero uccellino nella mani di Shirley attirò l’attenzione

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   6 commenti     di: Roberto melcore


Avatar

L'universo spirituale vibra di scintille e di colori. L'Oltremondo è percorso da correnti di luci variegate, fluttuanti, pulsanti, apportatrici di conoscenza e di bellezza.
Qui la pace è dinamismo, gioia, creatività, potenzialità. Qui hanno origine molte cause in un armonioso susseguirsi di onde attraverso le dimensioni.
E dimensioni misteriose e sublimi si profilano ancora più in alto, ancora più aldilà della mia capacità di comprensione e intuizione.
Sopra tutto e dentro tutto si riflette l'Energia Primordiale vivificatrice e tessitrice di questo multiforme schema.
I pensieri degli altri interlocutori fluiscono attraverso me apportando scambi di informazioni e di esperienze. Uno fra gli altri, che mi ha accompagnato e guidato durante il percorso dell'evoluzione, adesso mi parla:
"Tu hai completato il lungo e doloroso ciclo delle incarnazioni. Un cammino di luce si stende ora davanti a te in dimensioni spirituali sempre più sottili e perfezionate. Questa è l'ultima possibilità che hai di ridiscendere nella materia, non più come uomo ma come avatar, oppure di abbandonare la materia per sempre. Che cosa scegli?"
Una parola si irraggia vibrante dal mio essere:
"Avatar. Sarà un piacere diventarlo, poiché ora sceglierò di nascere nella ricchezza".
"Sarebbe una incarnazione sprecata! Per poter vivere intensamente la tua incarnazione, per avere più sensazioni, più esperienze, ti conviene rinascere nella povertà. Perché vuoi discendere ancora una volta fra la miseria, l'ignoranza, le malattie?"
"La compassione per gli incarnati, per tutti gli incarnati, mi spinge a farlo".
"Gli incarnati non ti riconosceranno. Se insegni a loro, essi non ti crederanno. Se acceleri la loro evoluzione essi ti ostacoleranno. Se li guarisci essi ti odieranno. Solo dopo la tua morte, solo molto tempo dopo, alcuni incarnati godranno dei tuoi doni e ti riconosceranno. Vuoi tu dunque?..."
"Avatar. Poiché adesso ho la certezza che tutta la materia è solamente illusio

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   0 commenti     di: sergio bissoli


Alys On Hell (Parte da 9 a 17)

(Nona)

(Sei mesi dopo)
Toby scodinzolò felice quando vide Alys alzarsi dal letto.
Il suo viso era parzialmente tumefatto; le mani e le braccia pure.
Strani lividi le percorrevano la pelle;
in su ed in giù fino alle costole ed in parte anche sul collo.
Alys sorrise a Toby.
"Ciao amore mio come stai oggi?" Chiese.
Il cane abbaiò qualcosa che lei non comprese.
"Immagino bene! Dove sono i vetusti?"
Il cane mosse la testa come se un dubbio alla domanda si esternasse solitario nella sua coscienza di cane;
poi scodinzolò;
Si diresse verso la bambina e si strusciò a lei.
"Sono Giù con Fromm vero?" Chiese ancora.
Poi dei passi interruppero ogni ulteriore quesito.
Quell'uomo entrò in camera; osservò la bambina e le sorrise
"Ciao Alys! Come andiamo oggi?" Domandò.
"Guarda te Fromm! Lividi e cicatrici dappertutto!" Rispose allegra.
"Si! Non male direi! Sei pronta?" Chiese quasi titubante.
Alys lo guardò e poi gli disse:
"Io sono sempre pronta! Ma sei sicuro che anche i miei lo siano?"
"Cosa ti fa pensare il contrario?" Chiese l'uomo un po preoccupato.
"Lo sai Fromm! Lo sai Benissimo anche se non ne parliamo apertamente!" Si fermò mentre l'uomo abbassava la testa.
"Non è così facile fargli comprendere dove devono venire!" Concluse.
"Lo so mia Cara Alys! Lo so.
Ma come già spiegato innumerevoli volte, loro devono capire; devono vedere il male che ti affligge con i loro occhi.
"Sono ormai quasi sei mesi! Credo" Apostrofò la bambina.
"Sei mesi esatti! Confermo!" Disse L'uomo.
"Perché non spieghi loro tutta la verità?" Chiese Alys
"C'è una procedura! Te l'ho sempre detto!" Ribadì quasi alterato.
"Una procedura da seguire!" Poi si voltò verso il cane e lo accarezzò.
Toby leccò la mano dell'uomo con naturalezza.
"Ah! Caro Toby! Potessi aiutarci te!" Disse Alys.
"Non si sa mai! In fondo qualche lezione l'ha seguita!" Fromm sogghignò con una smorfia.
"Lezioni? Quelle?" Alys fece spallucce.
"Si Alys! Per entrare in sintonia con

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   1 commenti     di: Dark Angel


Il guardiano notturno

Ho ottenuto il posto di guardiano notturno a motivo della mia malformazione alla gamba. Un altro tizio aveva raggiunto un punteggio più alto del mio, ma all'ultimo momento ha rinunciato all'incarico.
Così eccomi qui, completamente solo, in questa fabbrica di verdure conservate. Sono le 1 e 45 di una notte di novembre. Stando dentro alla guardiola sento dei rumori in lontananza. Sono colpi ripetuti a volte forti a volte appena percettibili.
Decido di fare un giro di ispezione nel magazzino.
Il magazzino è un locale sopraelevato pieno di scatole, pile di lattine, una basculla e un montacarichi... Fuori dalle finestre il vento fa oscillare la lampadina sul cortile affossato, pieno di botti. Le lance in ferro del cancello creano ombre dentate. La fabbrica è vecchia e avrebbe bisogno di riparazioni.
Intanto il rumore è cessato. Dopo un po' riprende di nuovo.
Entro nella sala del lavaggio e cammino sul pavimento allagato. Alla cruda luce delle lampade vedo tutto in ordine. I lunghi tavoli di smistamento, la caldaia nera. Il nastro forato per calibrare le cipolle, la trancia per le carote, rape, cetrioli... Tutto è immobile e sembra abbandonato per l'eternità. C'è freddo e silenzio qui dentro. Il rumore sembra provenire da più lontano.
Apro un'altra porta e scendo giù per ispezionare le cantine. La fila di lampadine sotto il soffitto rischiara l'ambiente basso e umido, pieno di botti. Silenzio opprimente. Forte odore di salamoia.
Quando apro la porta della cantina successiva sento rumore di passi e un respiro profondo. Tiro fuori la pistola e faccio scattare l'interruttore delle luci gridando: "Chi va là?"
Con precauzione cammino fra le botti. Non c'è nessuno qui. Penso che forse ho sentito male o forse saranno stati i topi.
Improvvisamente sento una corrente di aria fredda sulla schiena. Mi volto di scatto. Nulla. La porta dietro è chiusa.
Apro la porta successiva ed entro nel deposito dei tini per l'aceto. I tini alti sui piedistalli torreggiano sc

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   4 commenti     di: sergio bissoli


L'uomo negativo

"Oh, barone Pedrotzky, buongiorno!"
Così il mio amico aveva salutato l'uomo che stava per entrare nel piccolo negozio di pipe.
Era di luglio, faceva un caldo insopportabile e le tende alla finestra erano tutte abbassate. Le mosche ronzavano senza sosta nella penombra.
La porta a vetri era alle mie spalle così non lo vidi subito. Mi voltai e Cristo, non avevo mai visto niente di simile.
Per non lasciar trasparire la mia sorpresa toccavo le pipe che avevo da provare. Ma quell'uomo, aveva anche il nome appropriato.
Era piccolo, grasso, zoppo e calvo.
Quando si avvicinò al banco notai che portava l'apparecchio acustico dei sordi, oltre che due spesse lenti negli occhiali.
Mai visto un individuo simile, per diavolo. Mentre parlava con il mio amico tabaccaio, che a quanto pare lo conosceva bene, sentii che era anche balbuziente.
Salutai tutti e uscii alla svelta per non ridergli in faccia.
La prossima volta che andai a trovare il mio amico, gli chiesi chi fosse quel tizio.
"Ma come, non conosci il signor barone Pedrotzky?" fece lui.
Non lo avevo mai visto prima e quando lo rividi, era morto.
Era seduto grasso e deforme su una sedia sotto un portico. Il caldo era asfissiante e aveva mosche sulla bocca e dentro il naso. Lo avevano sistemato là provvisoriamente perché era deceduto mentre giocava a carte all'osteria.
Quando arrivarono i familiari gli sfilarono l'orologio e l'anello. Quelli delle pompe funebri portarono una cassa provvisoria e ce lo misero dentro. Ma era pesantissimo e nel sistemarlo i vestiti si attorcigliarono su per la schiena.
Da un barbiere furono presi dei giornali sportivi per metterglieli sotto la testa come cuscino, perché assumesse una posizione più decorosa.
In cimitero poi, ero presente quando ce lo portarono. La cassa nuova di zecca color marrone chiaro luccicava sotto il sole. Sennonché l'impresa di sistemarlo nel loculo non fu affare da poco.
I becchini incolpavano il falegname, questo scaricava la responsabilità ai mura

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   1 commenti     di: sergio bissoli


Amore immortale

La pagina bianca di fronte a me...
Dove sei amore mio?
Non sento più il tuo profumo sulla mia pelle la mattina, quando aprivo gli occhi e c'era la tua bianca schiena accanto a me...
Accanto a me... Ci sei sempre stata tu.
E questa pagina continua ad essere bianca.
Sono passati già 2 mesi da quando sono andata via. Ho dovuto farlo, era necessario.
Almeno questo te lo dovevo...
Sei la cosa più importante per me.
Lo sei sempre stata e sempre lo sarai.
E fa male saperti lontana eppure così vicina.
Chiudo gli occhi e sento ancora la tua voce che mi chiede se voglio i cereali o un toast a colazione. Io che mangiavo solo per passare più tempo con te, per sentirmi ancora vivo.
Con te, lo ero.
Per la prima volta da quando ero morto ero felice. Ero vivo.
Ogni colore, ogni sapore mi entrava dentro, mi attraversava il cuore senza farmi male.
Pensavo davvero di poter far funzionare le cose, di poter rendere le cose normali tra noi. Ma cavolo! Non so neanche io come ho potuto illudermi tanto.
E peggio ancora ho illuso te, amore mio.
Ti ho fatto credere che poteva essere bello, che poteva essere per sempre, anche se io e te abbiamo due concezioni diverse di tempo. Ho 265 anni e l aspetto di un 25enne. E tu ne hai solo 24 e l'aspetto di una piccola principessa...
La mia principessa. L'unico rimpianto...
Ma so di aver fatto la scelta giusta lasciandoti andare, lasciandoti vivere la tua vita, senza che questa mia oscurità rendesse marcia anche te che sei la cosa più meravigliosa che abbia mai visto.
Senza che, tutto questo male, questi segreti, questi dolori, toccassero anche te, rendessero tutto cupo e grigio come la mia anima, semmai ne avessi ancora una.
Il mio compito è proteggerti e sono davvero capace di proteggerti da tutto o quasi.
Sono un vampiro, sono forte, controllo la mente con un semplice sguardo. Sono veloce, tanto veloce. Ma sono pur sempre un vampiro amore mio...
Una creatura della notte, senza un'anima.
E adesso, anche senza un cuo

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   3 commenti     di: Flowers night


La bara a fiori

Arriva il lunedì mattina, triste come una donna incinta, come una sera di settembre, come un uomo a sessant'anni.
Di mattina presto arriva Vinicius, quasi di corsa. É sempre stato un eccentrico. In gioventù aveva collezionato chiocciole, poi spade, e questa mattina...
"Sono passato per dirti che ci vediamo oggi alle quattro davanti alle pompe funebri."
"Eh? Perché mai?"
"É una sorpresa. Ti spiegherò là."
"Ma, perché proprio davanti alle pompe funebri?"
"Alle quattro, ricordati, ci sarà anche l'ungherese e Marieluise."
Il deposito delle casse è una vecchia chiesetta sconsacrata.
Lo strano terzetto è già là. L'amico Vinicius sbuffa di impazienza. L'ungherese si sta pettinando i capelli lunghi e nerissimi.
Insieme a loro c'è Marieluise, ancora bella, vestita di bianco e di rosa, con il viso incipriato dove si indovinano le prime rughe. É una pittrice un po' viziata, che si concederebbe solo a un duca o a un fognaiolo.
Vinicius entra subito in argomento:
"Dunque, ho deciso di comprarmi una bara, da mettere in salotto per stupire gli ospiti, si capisce. Non trovi che sia un'idea originale?"
"Sì... Potresti metterci dentro le bottiglie dei liquori..."
"Ma no, che sciocchezza! La terrò vuota e chiusa, vicino al pianoforte."
Arriva l'uomo delle pompe funebri. É curvo, vestito di grigio. Ha una personalità scialba e un volto smorto che sembra impolverato.
Entriamo da una porta laterale e percorriamo un corridoio lungo, sinuoso, con facce paffute di angioletti scolpite sul muro di destra. Il magazzino è ricavato nell'abside della chiesa. Il resto dell'edificio comprende la falegnameria.
Vinicius passa in rassegna le casse messe in fila, nella luce tetra dei finestroni. Sembra un bambino che ammira i giocattoli. Ogni tanto chiede con voce eccitata:
"Questa bara chiara di che legno è?"
"Faggio" risponde l'impresario con voce monotona.
"Questa più scura?"
"Di quercia."
"E questa?"
"Di olmo..."
L'ungherese invece fa le sue riflessioni

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   3 commenti     di: sergio bissoli



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