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Lettere e racconti epistolari

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Decollo

Stai iniziando a decollare, i motori sono accesi e tu cominci a planare a braccia larghe. Dirigi come il vento un amore senza rumore e le ali ti aiuteranno mentre sorvoli i cieli a rimanere anche per un solo istante, in equilibrio e non ti spaventare se per caso il tuo veivolo, per incertezza rallenta e sprofonda nell'abisso, l'oceano riporta sempre a galla, i suoi relitti.
Ma tu sono sicura che con la tua forza, ti tufferai e quando l'ultimo momento ti sembrerà perduto, ecco che con il tuo respiro a bocca a bocca, riprenderà fiato e allora, le vostre mani si spingeranno sui corpi, insinuandosi, fra le pieghe della pelle...

   6 commenti     di: augusta


Perchè amore mio..

Ciao amore mio, sono tornata a casa da poco dopo che siamo stati con il tuo amico in giro... avrei preferito stare da sola con te ma lui ormai per te è diventato importante quasi indispensabile, devo dire che un po' sono gelosa... ma quando siamo da soli non sappiamo mai cosa dirci e passiamo le ore a stare in silenzio oppure a litigare, vorrei parlarti dirti quello che mi passa per la testa ma ho paura di sbagliare, io voglio solo stare tra le tue braccia e ricevere i tuoi baci, voglio che mi guardi negl'occhi con dolcezza e mi sussurri parole dolci, sentirti dire ti amo amore mio...
Ho bisogno delle tue coccole ho bisogno di te, ma non ti vivo come vorrei ti vivo solo a metà... quando come poco fa in cantina tu mi baci, mi stringi... sento il mio cuore battere forte e vorrei che quei momenti non finissero mai, vorrei sentirti dire che mi ami ma sono più delle volte io a chiederti se mi ami... perchè amore non sei tu da solo a dirmelo? perchè ti sento così lontano? perchè non sei più come prima? perchè mi tratti come se io non valessi niente in nessun senso? perchè non hai rispetto per me? perchè mi offendi a parole pesanti?
Eppure delle volte sei così diverso l'altro giorno dopo che siamo stati lontani per 3 giorni mi ha chiamata e sapendo che ero tornata a casa sei arrivato da me in 3 secondi mi hai presa tra le tue braccia e stretta come non mai... pensavo di volare pensavo di morire tra le tue braccia, sentivo quell'amore che da te ho sempre voluto... invece poi siamo finiti ancora in una lite... stavi per buttare giù la porta di casa mia quando sono corsa a casa arrabbiata e non volevo sentire nemmeno una parola... mi fai vivere attimi di gioia di batti cuore d'amore vero come nei film... e poci minuti dopo mi fai vivere nell'incubo... perchè amore mio? perchè? perchè non senti il mio cuore come batte per te? perchè non capisci di quello che ho bisogno? TI AMO...



Il tuo, un dolce ricordo

Caro dolce amore oggi ho voglia di raccontarti come passo le giornate in questo angolo di paradiso che è il tuo paese.
Mi sono svegliata presto e, come tutti i giorni, percorrendo la salita che sale al cimitero, incontro il custode e, visto che siamo diventati amici, mi ha dato un passaggio sulla sua sgangherata motoretta. Mi accorgo subito che il pover'uomo vuole dirmi qualcosa, ma non trova il coraggio, sai mia piccola cucciola io per i tuoi compaesani sono "la signora" così mi chiamano ormai in paese. Finalmente prende coraggio e abbassando lo sguardo mi dice che io sono l'unica persona che viene a trovare la sua "morta" al cimitero; -qui si usa piangere i propri morti a casa-, mi dice, quasi come se venire in questo luogo di silenzio e pace non fosse "bene". Mi chiedo: -cosa è per loro il "bene" e il "male"-. Chissà, l'amore fra due donne è un bene? Forse il prete la domenica li ha avvertiti "state lontani da quella donna". La mia donna, la mia cara compagna, è ormai sotto questa lapide bianca e il mio cuore è con lei, le lacrime scendono silenziose, il cervello mi scoppia e le ginocchia si piegano, a stento riesco a tenermi in piedi, non è certo quello che i paesani pensano di noi, il mio primo pensiero. In lontananza sento il custode che è impegnato a tenere curato il piccolo cimitero, di certo, quel piccolo uomo, mi ha detto una grande verità, io sono l'unica a piangere apertamente una donna che hai loro occhi aveva un solo torto: essere diversa da loro.
Mia cara, ieri sono stata al porticciolo e, finalmente, ho visto il "tuo peschereccio" ti ricordi così lo chiamavi, me lo avevi descritto centinaio di volte, la barca dove assieme a tuo padre e ai tuoi fratelli avevi passato le ore più belle della sua giovinezza, si, mia piccola scavezzacollo, da ragazza eri andata per mare a pescare, un lavoro da "uomini" ma tu eri solo il maschiaccio della famiglia. Voglia di sentire il profumo del mare sul viso, questa era la molla che ti spingeva a fare un

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Lettere d'un pazzo N. 1

Non è bello? Se fossi un uomo dei tempi che amo tanto ti darei del "Voi" e così ho intenzione di fare in questa lettera confessionale che mai v'invierò per quella mancata fiducia in se stessi che attanaglia il cuore di moltissimi uomini e che anche se in misura inferiore avvelena il mio.
Voi non vi vedete, non come vi vedo io, la luminosità fatta persona.. persona? Oh no, perdonatemi, l'uomo è crudele, meschino, volgare e spudoratamente parassitario, ma voi, crudele (a modo vostro) mi tormentate nel modo che io più amo, apparite con virulenta dolcezza e invadete con plotoni di sguardi i miei pensieri, voi siete la penna che sputa le parole che tanto piacciono a chi capita malauguratamente in vicinanza di esse.
Ed io? Mi vedete? Esco vestito di dubbi, con sguardi congelate da fredde ignoranze che crollano come foglie morte davanti ad una brezza estiva.. eppure voi mi volete, come mai?
Siete forse così lontana da questo mondo da riuscire a volermi anche solo lontanamente bene? Oh ma il mio animo urla nello scrivere questo sopra un foglio immaginario sbucato da una macchina, macchierei una vera lettera con lacrime bollenti che tormentano gli occhi di chi sta per morire di pura gioia, ora però, vi prego, permettete ad un sognatore come me un grandissimo onore, lasciatevi amare.. Vi prometterei i miei sogni, vi donerei le mie fantasie, sareste l'indiscussa protagonista delle mie scritture e vi donerei una vita "da libro": ogni giorno scriverei per voi una nuova storia e puntualmente la inciderei con gesti nella vostra vita, ogni giorno vi regalerei quelle parole e le farei reali rendendo il vostro vivere un dolcissimo mezzo per evadere la realtà, vi ricoprirei di poesie, passioni, giochi e tutto ciò che vi possa illuminare il viso con un sorriso.
Vi vorrei sollevare dal mondo e portarvi nella più completa fantasia dove potreste dar vita ai vostri pensieri e dove urlare idee non sarebbe mai considerato un reato. Vi prego, lasciatemi scrivere la vostra felic

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   1 commenti     di: Andrea Pezzotta


Epistolario numero uno

Mia cara,
scusa se ti disturbo, ma scrivo questa breve e-mail più per me stesso che per te.
Mi pare chiaro che non ho capito come rapportarmi nei tuoi confronti e ho tardato molto a comprendere che vuoi mantenere dei rapporti solo "formali" senza scendere troppo nel personale.
Del resto le mancate risposte a quei due miei SMS di "solidarietà e vicinanza" nelle serate in cui lavoravi, a cui non mi hai mai risposto, al fatto che domenica non hai sentito neppure la necessità di rispondere alla mia proposta con un (per esempio) "non posso perché esco con il mio fidanzato" o ieri sera che dopo due minuti di scambio di parole hai chiuso senza replica la comunicazione (capisco che avevi da lavorare, ma potevamo risentirci alcuni minuti più tardi), tutto questo - dicevo - ha fatto capire anche a uno "duro di comprendonio" come me che tipo di rapporto vuoi intrattenere.
Mi dispiace, ma ne prendo atto e auspico - soprattutto - che questo non vada ad incidere nei nostri rapporti professionali, in quanto la tua bravura fotografica è fondamentale per la continuazione e (speriamo) il decollo dell'attività di VIPIESSE.
Scusami ancora e - se puoi - giustificami col fatto che sono un vecchio sentimentale e che, con le persone a cui mi affeziono e voglio bene, mi piacerebbe avere un rapporto più profondo e coinvolgente.
Ti saluto e questo giustificherà (come dicevo, più per me stesso) il fatto che manterremo solo rapporti formali legati alla fotografia.
Un abbraccio.
Stefano

P. S.: confidando che oggi non avresti lavorato, ti avrei voluto invitare a pranzare insieme; ma ovviamente anche questa richiesta diventa pleonastica e, soprattutto, la risposta è ovvia.


ciao, Stefano. non so se ti ricordi, ma io ho lavorato di notte ieri, quindi oggi ovviamente sto riposando. io non so che tipo di rapporto sei abituato ad avere con i tuoi amici, ma io e te siamo diversi, e se tu sei più vicino ai tuoi amici è perche te sei così e io no. non con tutti ovviamente. se

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   3 commenti     di: Stefano Bacci


I miei bambini

Sono sette anni che vi conosco
eravate piccoli dolci angeli di appena sette anni, ricordo i vostri volti dolci sorridenti.
Ricordo i vostri pianti, i vostri strilli, le corse per raggiungere i giochi
adoravo le vostre domande innocenti ma già importanti per piccoli come voi, eravate il mio orgoglio i miei piccoli grandi bambini.
Siete cresciuti e pian piano siete dimiuiti,
ma eravate tanti ugualmnte e importanti a ugual misura anche se non più così innocenti.
Gli sguardi tra voi si sono trasformati, le parole i gesti
tutto cresciuto la vostra altezza le vostre mani,
i visi truccati, i vostri vestiti e i vostri colori.
Non siete più i miei piccoli bambini
ma grandi ragazzi ormai sulla porta d'uscita.
Siete pronti a volar via da questo cammino
pronti alla vita a diventare grandi.
Tra poco sarà il 24 di Maggio e
il mio cuore fa già un sobbalzo.
Sono triste perchè so che stò per perdervi ma
vi auguro oggi una vita di sogni, di grandi momenti.
Vi voglio bene Michela



Lettera alla mamma

Cara mamma,

70 anni e rotti, da quando hai dato la luce ai miei occhi, nel giorno in cui si sta per festeggiare in tutto il mondo "la "Festa della Mamma", mi è venuta voglia di scriverti, come facevo quando ero soldato e tu tenevi le mie lettere nello scrigno sul cassettone in camera da letto e ne parlavi con le tue amiche. Sono sicuro che leggerai queste poche righe da lassù dove, con papà, per sempre, segui le avventure della nostra vita come alla televisione, con schermo panoramico gigante, in ansiosa attesa del nostro rientro.
Come vedi, vivo solo, in quell'isoletta che ti è piaciuta tanto, che tu paragonavi alle Tremiti. Ho tanto tempo per pensare, tanti ricordi e anche tanti rimorsi.
Forse non sono stato un buon figlio, non avevo voglia di studiare, tu che volevi assolutamente il figlio laureato, perciò ti feci una promessa, che mantenni. Alla laurea provvide poi la mia cara sorellina. Quando smisi di studiare, ti giurai che sarei riuscito a fare una carriera importante da laureato; alcuni anni dopo, ricordo con commozione, che volesti per te il mio primo biglietto da visita con sù scritto: "Direttore Commerciale"; avevamo le lacrime agli occhi, quando te lo diedi.
Dopo aver cresciuto le zie e gli zii, ti era rimasto poco tempo per coccole e moine, ma nel momento del bisogno eri lì, sempre presente, con le pezzuole di acqua e aceto da posare, con una carezza, sulla mia fronte calda per la febbre. A volte, in sogno, sento ancora la tua mano fresca e ne sento il profumo di pulito.
Purtroppo quello che da te era visto come un evento felice, il mio matrimonio, alla fine si rivelò come uno sbaglio, in parte anche per colpa mia, sono sicuro che quel fallimento contribuì ad accelerare il decadimento della tua salute.
In quella triste notte in cui la tua anima candida lasciò questo mondo, si chiuse un ciclo, quando trovai il coraggio di chiuderti gli occhi.
Grazie mamma, ti ho voluto tanto bene, anche se ero molto restio a dirtelo. A presto.

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Questa sezione contiene una raccolta di racconti scritti in forma epistolare, diretti ad uno o più destinatari.