username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

Lettere e racconti epistolari

Pagine: 1234... ultima

A Matteo

Eccomi qua, a fare ciò che mai avrei pensato di fare e dire cose che mai avrei pensato di dire, tantomeno di pensare, ma te lo dovevo. Mi dispiace se non riesco a parlarti, ma una mail non si emoziona, non s'inceppa, non ha vuoti di memoria e soprattutto non si mette a piangere. Ci tengo subito a precisare che è terribile scriverti un messaggio di posta elettronica piuttosto che una lettera piena di cancellature da lasciarti direttamente nella cassetta della posta. Quello che cerco di dirti da tempo, in modo probabilmente sbagliato e di sicuro molto confuso, è che non avevo mai provato niente di simile. Mi manca tutto di te, mi manca tutto di noi... mi manca l'ansia che avevo prima d'incontrarti, lo stupore appena ti ho visto; mi manca il modo in cui mi ha chiesto di potermi prendere la mano e quello in cui me l'hai presa, mi mancano i tuoi complimenti al porto, i miei occhi rivolti verso il basso, la voglia di baciarti, mi mancano le tue mani sul mio viso, l'impazzimento che mi hai creato quando ti avvicinavi e allontanavi in continuazione; mi manca la paura mista al terrore durante il nostro primo bacio, il tuo viso visto dal basso, il tuo dirmi "sei buonissima", i brividi che mi procuravi, mi manca la notte insonne che ho trascorso pensando a te e la voglia di rivederti del giorno dopo, mi manca l'imbarazzo di mettermi in costume davanti a te; mi manca persino il "vecchio" contrario al fatto che ci baciassimo; mi mancano i baci che mi hai dato mentre tremavi, la faccia che hai fatto quando ti ho detto di stenderti accanto a me; mi manca passeggiare per il centro in tenuta da mare, "prenotare" la panchina al molo e soprattutto il molo stesso; mi manca la pioggia, il "Mamiani" e i vestiti infangati; mi manca la tua voce che mi dice "non andare a vedere, sei troppo emotiva", mi mancano le mie cazzate al cinese, la paura che non volessi più rivedermi, quello che mi hai detto in lungomare; mi mancano i fuochi d'artificio e le tue braccia intorno a

[continua a leggere...]





Oggi è festa

Eccomi ancora a scriverti, dai ti prego non volermene, ti ho solo detto e te lo ripeto che... non te lo dico, tanto lo sai. Mica mi vuoi ammazzare solo perché ti voglio un bene dell' anima? Solo perché ti chiamo il "mio chiodo fisso" ??? Solo perché è vero che sono pazzo... ma solo perché sono pazzo di te?????
E dai sopporta questo pazzo innamorato, tanto il mio amore è l'unica cosa bella, anzi bellissima, oltre all'amore per le mie ragazze, che mi resta.
È festa oggi, a dire il vero è domenica. La domenica è sempre festa, o almeno se la intendiamo come "non si va a lavorare". Che strano metro alle volte ho per misurare le giornate. Oggi è festa perché non sono andato a lavorare. È come se un certo momento in poi misuro il mio tempo con "vado o non vado a lavorare", da incubo. Fatto è che oggi è domenica. A parte la mattinata che se ne andata da un cliente... come, ho lavorato? È vero l'ho fatto. Allora oggi è mezza festa. Me ne ero dimenticato. Tornando a casa ho comprato 40 carciofi e una cassa di fragole. Ok, oggi è mezza festa e mi tocca litigare con mia moglie... Scarico la macchina senza farmene accorgere, e mi pulisco i carciofi mentre mia figlia si occupa delle fragole. A questo punto viene meno il principio che è festa o mezza festa che sia. Sto lavorando in casa, pulendo carciofi, senza farmene accorgere. Anche perché ho fatto un cattivo affare... tutti i carciofi pieni di peli. E chi la sente... Poco male. Li sistemo a pezzi in una bacinella con acqua e fette di limone per non farli annerire. Che fatica... ma oggi è festa, che mi importa, mica sono andato a lavorare?????. Ok si esce, si va alla Coop a fare la spesa... mica a lavorare. Prosciutto, mortadella, ... nooooo, niente carciofi, latte, pane, insomma 65, 00€ spesi non si sa come. Si torna a casa, mi viene voglia di preparare la cena, vediamo.
Confesso candidamente che 40 carciofi, ridotti a fette, sono in ammollo. Prendiamo una bella padella, olio, aglio in p

[continua a leggere...]

0
3 commenti    0 recensioni      autore: clem ros


A Lillian

Carissima Lillian,
prima di partire dovevo salutarti.
Ti starai chiedendo dove me ne devo andare, non ti risultava che io dovessi partire.
Dove vado è un luogo da cui non potrò ritornare, non ho avvisato del mio arrivo, ma sono certa che troveranno un posto anche per me.
Sarà un viaggio breve, credo, non so ancora bene, non vi sono stata mai.
Partirò alle prime luci dell'alba, quando ancora il sole, con i suoi raggi, invaderà la vallata. Sai quello è il momento che preferisco del giorno. Tutto assume un aspetto fatato, i colori sono tenui e dolci anche i più cupi, si sentono i primi uccelli col loro canto mattutino, se si è fortunati, si vedono anche piccoli caprioli che brucano l'erbetta fresca, poi sul suo punto di vedetta appare il piccolo falco che scruta tutto con la sua eleganza.
Non saranno necessarie valige piene di roba che puntualmente riportiamo da ogni viaggio sottoutilizzato, con la paura di lasciare a casa qualcosa che ci possa servire. Dove vado, non servono vestiti, creme, profumi o scarpe. Si dice che tutto sia etereo e che dunque non si badi molto a quello che s'indossa. Non vi è né caldo ne freddo, non piove e mai neppure nevica, o almeno credo.
Sai le fonti su quel luogo sono molto incerte, ha mille nomi e diverse descrizioni, ma nessuno è mai potuto tornare per raccontare ciò che ha veduto.
In genere si viene chiamati per andarci. Spesso ti fanno una bella improvvisata, forse per questo non serve portare nulla, quando ti chiamano non si ha tempo per preparare le cose, tante volte non si ha tempo neppure per salutare le persone più care.
Poi ci sono le persone come me, che invece da maleducate si autoinvitano, ma sia sono molto tolleranti e non si arrabbieranno molto, almeno spero.
... cosa dici? Sono una vigliacca?
Lo so hai ragione, non è di certo questo il modo di fare, ma lo sai io non sono mai stata capace di lottare, soprattutto quando la battaglia è già persa alla partenza.
Amica mia non sono triste e neppur

[continua a leggere...]

3
8 commenti    0 recensioni      autore: stella luce


Il nostro matrimonio

Quando penso al nostro matrimonio, dalla funzione religiosa al pranzo di nozze, per arrivare al viaggio ed alla fatidica prima notte, quasi non credo a me stesso.
Fu tutto così anormale, bello e stravagante allo stesso tempo; magico, come disse qualche amico.
Tu eri bellissima, troppo... se ne accorse pure il prete della chiesetta di S. Bernardo ( santa Bernarda non c'era, l'avrei preferito) che guardava solo te e mai il sottoscritto. Ricordi quando gli feci quel gesto come a dire: dove guardi sempre, ehi, pensa alla funzione!
E poi, diciamola tutta, quanti potevano saltare la prima notte di matrimonio dormendo in una casa privata di sconosciuti, a Manfredonia, fra sguardi di bambini che spiavano dalla porta, santini e lumini accesi sul cassettone? Forse potevamo andare in spiaggia, visto che non c'era un posto a quell'ora di notte in nessuna pensione del paese... non sapevamo nemmeno dove ci portò, quel tipo strano davanti all'albergo Stella di mare. Era una casa qualsiasi... aspettammo fuori, intanto che liberavano la camera e si trasferivano chissà dove. Erano quasi le due di notte...
Per quell'uomo era un lavoro quello di stare davanti ad un albergo pieno... lo pagammo il mattino, ricordi, sempre con quei bambini che spiavano dalla porta della loro stanza... ma chi può credere ad una cosa del genere? Solo a noi poteva capitare...
Ma quella fu l'ultima stranezza del nostro viaggio di nozze... iniziammo a girovagare per spiagge isolate facendo bagni ed immersioni e dormendo sulla sabbia. Certo che lo ricordo... la recuperammo sì la prima notte in bianco, con gli interessi anche. Di notte, sotto le stelle, col mare a nostra completa disposizione...
E quel tipo che ti faceva la corte mentre io ero entrato dal salumiere a farmi fare due panini... dove eravamo, a Mattinata? Uscii, lo guardai negli occhi e lui tentò di reggere gli strali che uscivano dalle mie pupille. Tu eri spaventata ma ti toccò ridere, insieme a tutti i vecchi della piazzetta, ricor

[continua a leggere...]



Scusa

Scusami, per forza non capisci, ma non perché sei "scema", sono io ad essere complicato e "stupido". Ti mando questa mia sul tuo indirizzo mail, non so neppure se la leggerai o quando la leggerai.
Alle volte vado in tilt, si accumulano le cose, non vanno come vorrei, mi faccio il mazzo e anche se stanco mentalmente e fisicamente, avrei bisogno di momenti di evasione totale, proiettarmi in un altro mondo, Avere qualcuno con cui parlare, condividere interessi, anche una semplice passeggiata, non chiedo altro. Invece... siamo alle solite.
Scusami se sfogo con te tanto ormai conosci la situazione, mi dispiace solo annoiarti,
Passo da momenti di euforia, a momenti assolutamente no, dove pensi che solo scappando via risolveresti...
Già risolveresti, ma cosa, il mio problema? e poi? Le responsabilità ti inchiodano, due ragazze a cui dare ancora un futuro, la casa da finire di pagare, l'acqua la luce, il gas... le rate della macchina... che palle. Del resto me la sono scelta, è la mia vita, non potrei fare diversamente.
Le situazioni si intrecciano, è come se il Padreterno alle volte ti mette alla prova...
Sapessi quante volte in questi anni mi si sono presentate queste situazioni, quante volte sono andato in tilt, quante volte ho desiderato scappare via. Ma lo sai anche tu che non è scappando che si risolvono i problemi, magari li rimandi, ma sempre devi affrontarli. Un po' per volta, cominciando da quelli più urgenti. Sapessi quante volte mi sono distratto con il mio "pensiero felice" quello che mi permetteva di volare lontano, almeno con la fantasia, ritrovandomi in posti meravigliosi, solo con questo pensiero. Immaginare passeggiate mano nella mano, vicino al mare, in giornate tempestose, dove il vento ti sferza il viso. Dove il mare in burrasca ti riempie gli occhi, affascinati da questa forza che rende meravigliosa la vita. Al sicuro sulla terra fermi osservo il mare tempestoso, come la mia vita. Il "pensiero felice" mi rende calmo

[continua a leggere...]

0
4 commenti    0 recensioni      autore: clem ros


Lettera ad un amico

Non so bene da dove cominciare, trovare i termini adatti è veramente difficile.
La maggior parte delle persone, in casi simili, inizierebbe con un <<Grazie!>>, ma sarebbe troppo scontato e, per quanto mi riguarda, insufficiente. Quella sola esclamazione non è degna di rappresentare i miei sentimenti e ciò perché non esistono davvero parole in grado di farlo.
Mi sento così incredibilmente stupida in questo momento: scrivere una lettera che, una volta conclusa, con le mie stesse mani, ridurrò in brandelli per poi osservarli ardere tra le fiamme scoppiettanti mentre attendo che tu rientri a casa non ha proprio senso.
Eppure, sai, non è la prima volta che lo faccio.
No, non lo sai. E mai lo saprai. Così come non saprai mai cosa TU significhi per me.
Ad essere sincera, neanche io riuscirei a trovare una definizione esatta se mi chiedessero di parlare di te.
So solo che tu sei il mio salvatore, che a te devo la mia vita.
Sei la luce che, in una fredda notte d'inverno, inaspettata come un fulmine in un'afosa serata d'agosto, discreta come i primi raggi di sole mattutini che, insieme al pulviscolo luccicante, fanno il loro timido ingresso nelle nostre stanze anguste, quasi da claustrofobia, ma pur sempre NOSTRE, è riuscita ad infrangere lo spesso muro di tenebre che mi circondava.
Sei l'eroe che ha sconfitto tutti i mostri, me stessa in prima fila, che mi tenevano prigioniera.
Sei l'unica ragione per cui, quando la sveglia suona presto al mattino, non impreco più, ma ringrazio, sapendo che, appena aprirò gli occhi, incrocerò il tuo sguardo, oceano cristallino in cui amerei perdermi, e tu, stanco per aver vegliato su di me per tutta la notte, ricambierai il mio sorriso, regalandomi il più splendente dei tuoi.
Adesso, però, le parti si invertono: sono io che ti osservo mentre dormi. Accidenti, quanto sei buffo! Quasi quasi faccio un salto al piano di sopra per prendere la fotocamera...!
Ma no, tranquillo! Non lo farei mai, era solo uno scherzo! Sai q

[continua a leggere...]

0
8 commenti    0 recensioni      autore: Rita Cancedda


Sorriso ad un bambino

Caro nonno,
ti chiederai come mai ci ho messo tanto e come mai non ero lì a salutarti.

Cercherò di farlo, consapevole che se il tempo potesse invertire il suo inesorabile cammino, prenderei una decisione diversa.
Volevo che per te fosse una cosa speciale, ed ho cercato di trovare le parole giuste, di trovare il modo e la metrica corretta.
Ma ogni volta che ci provo tornano in mente le tue frasi, in un dialetto che ho imparato ad amare.
Davanti a me appaiono sempre scene diverse, già vissute: le nostre partite a dama, le partite a carte, le passeggiate sotto la luna, le mie domande, le tue risposte.
Ti vedo attraverso una nebbiolina curare il tuo terreno, annaffiare le tue piante, raccogliere i loro frutti.
Una lieve brezza mi ricorda il leggero venticello estivo del mattino, la tua barba fatta come un tempo e le tue zuppe di latte e biscotti.
Di certo non potrò mai dimenticare i tuoi ricordi di guerre, ti ascoltavo sapendo di poter parlare con la storia, e solo tu sai quante volte ti ho ripetuto: "le scriveremo in un libro".
Quel libro ora non possiamo più scriverlo.

Te ne sei andato portando via anche la mia infanzia,
portando via un pezzo della mia vita,
portando via il ricordo delle estati,
portando via il ricordo della campagna,
portando via il ricordo di una vita e di un modo di vivere che non esistono più.

Per questo non ti dimenticherò mai,
per questo non smetterò mai di ringraziare mia madre, per tutte le estati che ci lasciava a te, me e mia sorella.
Quando mi sono detto che il modo più eterno per dirti quanto ti ho voluto bene e quanto la tua presenza sia stata importante per me, sarebbe stata una lettera,
volevo che il suo titolo fosse descrizione di un uomo e del suo modo di vivere.
In mezzo a tante frasi già fatte mi è venuto in mente cosa mi stupiva di te ogni volta.
Beh che tu stessi bene o no, che tu avessi il cuore leggero o pesante, avevi sempre, ogni volta, la forza di regalare un sorriso ad un

[continua a leggere...]




Pagine: 1234... ultima



Cerca tra le opere

Questa sezione contiene una raccolta di racconti scritti in forma epistolare, diretti ad uno o più destinatari.