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Lettere e racconti epistolari

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... e il mio dolore continua

Dopo la morte della mia dolce cucciola mi guardavo intorno, smarrita, spaventata alla ricerca di un sorriso, ma nessuno me ne voleva regalare nemmeno uno.
Mi sentivo così infinitamente sola. Avevo bisogno di sentirmi amata, coccolata, capita, consolata, avevo bisogno che qualcuno comprendesse l'immenso dolore che mi distruggeva che mi attanagliava il cuore, avevo bisogno che qualcuno mi consolasse, ma, siamo sinceri, chi potrebbe mai prendere realmente a cuore il dolore di una come me? Una lesbica. Nessuno. A nessuna persona, bigotta e puritana passerebbe mai per la testa la possibilità di affezionarsi davvero a me. Questo lo so da sempre, mia madre me lo ricordava tutti i giorni e adesso lo accetto, vado avanti, sopporto cercando di rimanere in ogni momento la stessa donna degli ultimi sei anni, spensierata e pazza, folle di amore per una ragazza che, con la sua dolcezza, era riuscita a togliermi dalla "strada"ma, a chi sta a cuore la mia felicità? Chi è interessato a comprendere quello che invece nutro dentro? A chi importa quello che provo? A nessuno. Nessuno s'interessa veramente a me. Però, anche se a nessuno interessa, dentro di me qualcosa si muove, è un'enorme voglia di amare, è un immenso bisogno di coccole e tenerezza. Perché nessuno prova almeno un po' a capirmi? Perché tutti pensano che per placare questo bisogno di affetto basti un abbraccio o dei "fatti coraggi"? Non voglio baci, non voglio abbracci, non voglio carezze, non voglio niente, voglio solo avere qualcuno al mio fianco, non per colmare il vuoto lasciato dalla mia Cucciola ma per sostenermi, per aiutarmi a sopportare il vuoto lasciato dalla sua morte. Qualcuno che sia migliore, qualcuno che riesca ad amarmi per quello che sono, qualcuno che riesca a vedere la mia debole luce brillare. Per il momento, nell'attesa, cosa posso fare se non cercare conforto in quel sottobosco umano dove abbracci, sorrisi, carezze si possono solo comprare? Perché è così difficile volermi bene davvero

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Pensieri nella notte

Non so come fare, non ci riesco, aiutatemi perché da sola non è facile, non si può. Non ho più la serenità, ha portato via la mia vita con sé, ricordo i suoi occhi blu come il cielo, quel sorriso meraviglioso che non rivedrò mai più. La leucemia non ha potuto far spegnere la luminosità di quegli occhi, non riesco a dimenticare la serenità con la quale ha affrontato il suo calvario. Non riesco a dimenticare la paura che ho visto nei suoi occhi il giorno prima di essere allontanata dalla sua stanza di ospedale e la perdessi per sempre. Non riesco, non ce la faccio. Strinse la mia mano tra le sue e mi disse: -ricorda che ti ho amato con tutta me stessa.- Ha portato con sé la mia vita, il mio cuore, il mio sorriso.
Io voglio riabbracciarti mia dolce compagna anche solo per un secondo, sacrificherei la mia vita per un solo attimo, cosa devo fare, io devo rivederti, devo dirti che sono distrutta dal dolore, dirti che a 33 anni eri troppo giovane per morire.
Sei nel mio cuore, voglio risentire il calore delle tue mani, della tua bocca, del tuo corpo, la tua voce, il tuo profumo, voglio stare abbracciata a te solo un secondo ma... forse è troppo.
Sono disperata, non so più che fare, mi sento svuotata. Aiutatemi vi prego.



A Matteo

Eccomi qua, a fare ciò che mai avrei pensato di fare e dire cose che mai avrei pensato di dire, tantomeno di pensare, ma te lo dovevo. Mi dispiace se non riesco a parlarti, ma una mail non si emoziona, non s'inceppa, non ha vuoti di memoria e soprattutto non si mette a piangere. Ci tengo subito a precisare che è terribile scriverti un messaggio di posta elettronica piuttosto che una lettera piena di cancellature da lasciarti direttamente nella cassetta della posta. Quello che cerco di dirti da tempo, in modo probabilmente sbagliato e di sicuro molto confuso, è che non avevo mai provato niente di simile. Mi manca tutto di te, mi manca tutto di noi... mi manca l'ansia che avevo prima d'incontrarti, lo stupore appena ti ho visto; mi manca il modo in cui mi ha chiesto di potermi prendere la mano e quello in cui me l'hai presa, mi mancano i tuoi complimenti al porto, i miei occhi rivolti verso il basso, la voglia di baciarti, mi mancano le tue mani sul mio viso, l'impazzimento che mi hai creato quando ti avvicinavi e allontanavi in continuazione; mi manca la paura mista al terrore durante il nostro primo bacio, il tuo viso visto dal basso, il tuo dirmi "sei buonissima", i brividi che mi procuravi, mi manca la notte insonne che ho trascorso pensando a te e la voglia di rivederti del giorno dopo, mi manca l'imbarazzo di mettermi in costume davanti a te; mi manca persino il "vecchio" contrario al fatto che ci baciassimo; mi mancano i baci che mi hai dato mentre tremavi, la faccia che hai fatto quando ti ho detto di stenderti accanto a me; mi manca passeggiare per il centro in tenuta da mare, "prenotare" la panchina al molo e soprattutto il molo stesso; mi manca la pioggia, il "Mamiani" e i vestiti infangati; mi manca la tua voce che mi dice "non andare a vedere, sei troppo emotiva", mi mancano le mie cazzate al cinese, la paura che non volessi più rivedermi, quello che mi hai detto in lungomare; mi mancano i fuochi d'artificio e le tue braccia intorno a

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Lettera per te

Ti ricordi?
In quella stanza che sapeva d'alcool iniziammo a spogliarci per sentirci più forti e immuni, per la vaccinazione!
Ecco, in un'altra stanza, ma di prato bagnato affacciata al profumo, vorrei arrivare con te fino al cuore nudo di una notte stellata e, in un silenzio avido e dolce, con i baci che in qualche scrigno tenevamo chiusi, dirci tutto.
“Guardate sorelle,” direbbero le stelle “lì, in quel minuscolo punto, un uomo e una donna si stanno incontrando, ci illuminano con la loro luce! Questo ci piace osservare! ”
E rideremmo, sì. ubriachi di un momento eterno, oltre l'impero dei sensi, oltre il quotidiano, come bambini mano nella mano, alle porte dell'infinito.
Istanti... che non ci regalerà nessuno, ma noi li strappiamo alla vita e ce li doniamo illuminando la terra, amando il cielo.



L'ombra della pietra

Ciao caro lettore. Questa sera ho tanta sensibilità e ho deciso di donare a TE questo racconto così grazioso. Racconta di due giovani che si innamorano a una festa sotto l'ombra della luna. Questo racconto lo classifico come un dramma per una frase di Oscar Wild che dice: "Ci sono solo due drammi nella nostra vita: il primo è non ottenere quello che vogliamo, il secondo è ottenerlo".

Nicola. È questo il nome di lui. Stava seduto su un masso di un metro e mezzo d'altezza. Osservava. Osservava l'erba che nasceva copiosa vicino alla grande pietra. Oltre c'era un precipizio di circa cinque metri che separava quella distesa de'erba dalla sabbia e dal mare. Mare che si increspava come l'animo di Nicola. Ma non tormentato ma energetico. Come i flutti del mare scuro accarezzavano la fresca sabbia l'Amore che aveva Nicola per quella ragazza che aveva visto poco prima accarezzava il suo cuore ricoprendolo di gioia. Non temeva di non riuscire a conquistarla, era esperto nell'Arte di conquistare e ce l'avrebbe fatta. Solo si stava assaporando il momento prima di conoscerla. Per aumentare la suspance e, come dice Leopardi, per aumentare quell'attimo di felicità prima della domenica. Nel suo caso prima della tempesta, prima della tempesta di emozioni che gli avrebbe riempito l'anima.

<<Ciao bella>>
<<Ciao>> rispose lei.
<<Ehi ma che scarpe indossi! Sono della guerra fredda?>>
<<No guarda questa sera non ho voglia>>
<<Perché? Dai cercavo solo di essere simpatico! Scusa...>>
<<No scusami tu!>> si mise a ridere << sai sono innamorata di un altro ragazzo mi dispiace. Se non fosse così ci starei anche sei molto carino>>.
<<Uff credo che mi ritirerò nella mia solitudine. Sai mi ero innamorato>> sorrise. Dentro di lui era davvero la tempesta! Il mare di emozioni che pensava fossero energizzanti invece lo stavano abbattendo. "Ma come? Non mi vuole??? Ma io l'amavo!"
<<Ma va cretino! Ce ne sono tante altre molto più belle e meritevoli di me!>>
<<S

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   1 commenti     di: Roger Masetti


Lettera di rita

carissima, ci siam viste pochi giorni fa e sentite telefonicamente. Probabilmente con i miei lamenti e rabbie di donna ormai alla fine della vita sto turbando la tua maturità ma tu sei l'unica persona che mi ascolta, che mi chiama, che mi parla ed io ti parlo di me, sperando che tu faccia tesoro della mia vita ed eviti i miei errori. Ti guardo, mentre ti parlo e mi accorgo che il tuo animo non è sereno eppure sei tu che dai forza a me. La solitudine è ciò che più mi attanaglia, da qualche anno, e non riesco, come tu dici, ad uscire, parlare, camminare ma con chi? dove? perché farlo? cammino in casa, spesso la notte son sveglia, talvolta non apro neanche le serrande. Perché vedere il giorno??? sono stata madre ed ho visto cosa vuol dire per una madre arrivare alla fine della vita. La mia mamma è stata fortunata, era in casa. Anch'io sono in casa. Lei era in compagnia di figli e nipoti, io son sola! Tu mi dici che non devo pretendere, che la vita è cambiata, che i miei figli devono essere liberi di vivere la loro vitae come hai constatato la voce della tv è quella che accompagna le mie giornate ma nessun argomento mi interessa, non faccio parte più della vita. Mi hai detto di cominciare ad usare un pc. Ma ti rendiconto di quello che dici??? alla mia età scrivere e rispondere con persone mai viste e di cui non mi importa e a cui di me non importa nulla??? no, Neve, preferisco rimanere nella mia nullità e solitudine. Tu, se e quando potrai chiamami, ascoltami, in una parola sopportami!!! augurando che tu non debba mai soffrire questo grande amore che è la solitudine ti abbraccio. Grazie per avermi letto. Rita

   4 commenti     di: soffice neve


Ti va di ascoltare un po' della mia vita

Mia cara Grazia, voglio iniziare questa mia lettera con le parole di Madre Teresa di Calcutta

Ama.
Ama finché non ti fa male,
e se ti fa male,
proprio per questo sarà meglio.
Perché lamentarsi?
Se accetti la sofferenza
e la offri a Dio, ti darà gioia.
La sofferenza
é un grande dono di Dio:
chi l'accoglie,
chi ama con tutto il cuore,
chi offre se stesso
ne conosce il valore.


Ti va di ascoltare un po' della mia vita.
Avevo solo tredici anni quando mi sono innamorata per la prima volta e ho provato una cocente delusione alla quale ne sono seguite tante altre. Frequentavo la terza media in una delle scuole private più esclusive di Roma, la mia compagna di banco era una biondina che mi faceva impazzire, le avrei dato la vita. Le passavo i compiti, io portavo i libri e lei li usava, portavo la colazione per due e lei? Lei sembrava accettare le mie attenzioni ma un giorno l'ho scoperta che amoreggiava con i maschietti della scuola e, per consumare la sua vigliaccheria, raccontò a tutta la classe che avevo tentato di baciarla. Per me fu la fine, il mio mondo mi crollava addosso. Mia madre mi ritirò dalla scuola e mi spedì a Brest, in Bretagna, dai nonni. Riesci ad avere un'idea di come mi sentivo, ero stata allontanata da mio padre, dalla mia città e da tutto quello che fino allora era stata la mia, sia pur breve, vita.
Perché ti racconto tutto questo? Mia cara Grazia, quello è stato il mio primo amore, il secondo? A quarantaquattro anni quando ho incontrato la mia Cucciola, in mezzo, tanta solitudine e tanti incontri clandestini dei quali adesso mi vergogno non per averli fatti ma per come li ho fatti.
Per fortuna la permanenza dai nonni non fu molto lunga, non parlavo il francese e non avevo voglia di impararlo, poi i miei nonni avevano saputo quello che era successo a scuola e non mi vollero più con loro, allora chiamarono mio padre il quale mi riportò a Roma. Ancora oggi penso che non sia stata mia madre a concepirmi ma mio padre con

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Questa sezione contiene una raccolta di racconti scritti in forma epistolare, diretti ad uno o più destinatari.