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Lettere e racconti epistolari

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Dear C

Cara C.
Lo ammetto, per anni non abbiam fatto altro che lasciarci e prenderci, uno correva dietro l'altro, ci siam amati e odiati.
Ma la cosa più importante è che siam cresciuti. Di certo  non siam quello che volevamo essere, ognuno per le sue botte e ferite siam cambiati rimanendo nel cuore gli stessi.
Non son bravo ad esprimere affetto di persona, né a parlarti chiaramente perchè sono uno stupido narcisista con l'infanzia perduta e le emozioni distrutte, e tu magari hai avuto paura di dirmelo, perchè avevi paura che ( come in passato ) sfruttassi i tuoi sentimenti.
Sono un animale per quello che ho fatto... Ma non egoista e mai pretenderò nulla da te, perchè nonostante tutti, l'uni per l'altro c'è sempre, specialmente tu. Voglio che tu sappia di quanto io sia fiero di quello che hai dentro. Hai forza, bontà passione per la vita, desiderio di esser qualcuno e di cambiare in meglio il mondo. Gli sbagli li commettiamo tutti, ma voglio che tu sappia che quando ti guardi allo specchio, non devi ne urlare ne schifarti, perchè tutti gli errori, i brutti ricordi, ti han fatto diventare quello che sei. Sai che sono una persona molto schietta e critica e credimi, tu meriti la mia stima, il mio rispetto e ammirazione.
Sei bellissima. Ora voglio che tu sappia, che non so cosa ci sia tra di noi, non è amore... Forse è qualcosa di più, che trascende tutto, forse anche a livello platonico non so spiegare ma entrambi sappiam che c'è.
E ora ti dirò col cuore in mano che se un giorno pioverà e tu starai senza l'ombrello, io sarò li a bagnarmi con te... Quando rischierai di non farcela, io sarò a fare il tifo per te. Ora stai diventando adulta.
Io non ti diro che ci saranno rose e fiori, nè che sarà facile, anzi preparati perchè da qui inizian i veri calci in culo, le vere coltellate! Ma io sarò li... pronto a salvarti o darti una mano.
Sei una persona dura C.  Ma con due cuori...
 Logan.

   1 commenti     di: Daryl


La menzogna

Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te. Questo è un principio sul quale si basa il mio agire. Rispetto gli altri e mi aspetto d'essere ricambiato alla pari. Soprattutto con gli amici e con chi amo non celo alcunché, svelo tutto.
Sono sincero e dico la verità, in quanto mentendo dovrei ricordare tante più cose di quanto mi è possibile e rischierei di contraddirmi. Le bugie hanno le gambe corte e la verità viene sempre a galla.
Io ho la mia dignità e vestirmi di mentite spoglie non ha alcun senso. Io sono me stesso e non ho paura o vergogna a mostrarmi come sono. Ho rispetto anche di me stesso. A cosa serve fingere? Perché mentire? Se inganno c'appizzu l'affannu, non ne ricavo alcunché anzi perdo.
In internet tanti si velano con maschere per nascondere la loro identità, ma chi sono queste "persone"? Se scelgo un nick o username dichiaro chi sono alla persona che contatto, è educato farlo, non solo per farsi riconoscere. Chi si fida di un essere misterioso? Chi sta dietro una faccina grigia? E chi parla o meglio scrive a questi elementi? E perché lo fa? E perché può sospettare che può servirsene un tale senza averne riscontro tangibile? E perché... non si finirebbe di porre domande.
Io mi fido delle persone con le quali intrattengo dei rapporti, le rispetto ma mi dispiace tantissimo quando diffidano di me, per la mia lealtà.
Non è da me essere accusato di colpe non mie e proprio perché non sono il responsabile sosterrò sempre, anche con forza, la mia estraneità.
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La più bella cosa

Cara nonna,
non ti ho mai conosciuta. Sei volata in Cielo poco dopo avere messo alla luce mio padre, e lasciando un vuoto incolmabile nella vita del nonno. Io non ho sentito parlare di te se non raramente; quando chiedevo a mio padre di raccontarmi le poche cose che ricordava.
Me ne parlava con dolore, perché l'averti persa così presto, per lui rappresentava una ferita aperta.
A volte si chiudeva nel silenzio, ed io, lo so, pensava a te così lontana da tutti noi, ma sempre presente nel suo cuore.
Ne sono certa: hai continuato a proteggerlo e a fargli sentire la tua carezza dentro l'anima nei momenti di amarezza.
Sai, mio padre ne ha passate tante, ma se l'è cavata bene. Io gli ho dato un po' di grattacapi. Mi ammalavo spesso da bambina, sta di fatto che avevo sovente la febbre. Il mio primo compleanno l'ho festeggiato (si fa per dire), all'ospedale di Trieste, e per me è stato un evento talmente drammatico che ne conservo persino un vago ricordo. Rivedo ancora la culla dalle sbarre di metallo che mi ospitava, e mia madre attraverso un vetro. Poi l'incubo è finito, ma non appena mi ritornava alla mente quella stanza asettica e priva di colori tremavo. I miei genitori, a turno, mi prendevano in braccio e mi facevano dimenticare. Un giorno mio padre è tornato a casa con un sacco di canapa pieno di giocattoli; aveva "svaligiato" il negozio facendo felice la commessa, perché voleva vedermi sorridere, e, forse, farmi dimenticare quel brutto episodio. Me lo vedo ancora arrivare felice, con il grosso sacco di canapa che certamente aveva il suo peso. La mamma forse, deve avere pensato che papà era il solito esagerato, ma egli, quando si trattava dell'unica figlia, non badava a spese, e avrebbe rinunciato a qualunque cosa pur di strapparmi un sorriso. Voleva vedermi sempre il sorriso sulle labbra, forse perché ha sofferto molto nell'infanzia. Non ha mai pianto in maniera manifesta; gli uomini non dovevano piangere mai: questo era un precetto che veniva inevi

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Una lettera mai spedita (quello che non ti ho mai detto)

Può capitare a tutti di trovare in un cassetto, nel PC o in una scatola posta nel ripostiglio o in cantina, una lettera che per un motivo che la mente non riaffiora si è deciso di non spedirla più. A me è capitato di trovarla una mentre riordinavo alcuni documenti sul mio PC, come spesso accade nel rileggerla ti accorgi quanta tenerezza ed amore provavi nello scrivere quelle parole. Quanta amarezza apprendi dopo averle lette pensando che quelle parole dovevano essere mandate alla persona che più amavi tanto( mio padre) e che gli sarebbero state utili. Ti rendi conto dopo che è troppo tardi per farla leggere , troppo tardi per dirgli quello che avresti dovuto dire. Ti domandi se da lassù il buon Dio potrà farla recapitare... Papà queste sono le parole che non ti ho mai detto perché non l'ho mai spedita.. perché?
Ciao papà monopoli 15-4-2009
In questa mia lettera vorrei raccontarti un po' di me, senza essere monotona. Spesso mi interrogo se piace anche a te parlare un po' , sapere della mia vita, del mio passato di quello che mi è successo, dei miei momenti di difficoltà, delle mie paure, delle mie debolezze e mi sono chiesta se un giorno ti torneranno in mente queste mie parole, un po' sofferte un po' d'amore, che spesso preferisco tenerle dentro anziché esprimerle. A volte si dicono cose che non vorresti dire, spesso è la coscienza che ti spinge a farlo nel tempo giusto, nel suo rimorso, ma poi ti rinchiudi in te stessa, nelle ritrosie disperate, forse per pigrizia o per svogliatezza, in un " ma tanto è chiaro o.. è inutile dirglielo tanto lo sa già .. o forse "sarebbe meglio non farlo sapere", rimandando tutto ad un altro giorno, lasciandoti sperare che un giorno accadesse spontaneamente senza alcuna tua richiesta. Non è certamente questione di carattere, come giustamente potresti pensare, ma è questione di cuore.

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   7 commenti     di: Giulia Gabbia


Lettera per non dimenticare

Oggi 15 agosto 2010
Ciao tesoro mio, donna meravigliosa.
Seduta su questa spiaggia che ci vide sorridenti, ti scrivo perché ho voglia di ribadire un po' dei miei pensieri, che possano essi raggiungerti e parlarti di me.
Siamo stati sei anni insieme, settantadue mesi di gioia intensa ventiseimiladuecentoottantadue giorni di vita in comune e siamo cresciute insieme. Ci siamo conosciute un giorno di autunno e il fato ci ha separate un triste giorno d'inverno. Abbiamo avuto tutto quello che la vita fino allora ci aveva negato, tante esperienze, tante notti d'amore, tanti giorni pieni di emozioni, tanti progetti per il nostro futuro.
Ricordi amore mio quella sera passata al cinema abbracciate a vedere quel film dell'orrore e dopo a casa tu ed io a dormire strette l'una all'altra per la paura del ricordo di quel film. Serate e serate passate sul divano a leggere, ti piaceva leggere ma più di tutto, poi, ti piaceva raccontarmi la trama del libro appena letto e dopo... ore e ore passate a fare l'amore. Fare l'amore! Com'era incantevole realizzare con te quello che avevamo sempre cercato. Per sei anni sei stata tu la mia vita, la mia ragione di essere, il nostro amore era unico. Mi avevi detto - voglio conoscere l'Italia, - e insieme abbiamo visto la tua bella patria. Poi? Poi tanto dolore, tu ricoverata per una leucemia fulminante, io cacciata via dal tuo capezzale, le coppie come noi non hanno diritti neanche quello di tenersi per mano nei momenti disperati e ultimi della propria vita.
Ci hanno fatto soffrire tanto, ricordo con dolore i tanti momenti brutti, tu hai sofferto molto la mia lontananza, io ho pensato di spegnermi separata da te, fino ad allora avevo sempre pensato che nessuna forza al mondo ci avrebbe divise ma.. chi può fare i conti con la morte?
Per me, amore mio, tu sei andata anche contro la tua famiglia, che pure amavi tantissimo, per me sei rimasta lontana dal tuo mare, dalle uscite sul peschereccio di tuo padre e, adesso, cosa mi resta de

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Sei felice?

Cara Mariya,
Rispondere a questa domanda : " Sei felice? " non è cosa semplice.
Oggi pubblicherò in internet la tua domanda e la mia risposta.
Che cos'è la felicità?
Ottenere ciò che si vuole? Sentirsi bene nel corpo? Esaltarsi un po'?
Che cos'è? Ti faccio questa domanda: Che cos'è la felicità?
Ti do la mia risposta e aspetterò la tua.
Nel 1999 ero in Taganga, un villaggio di pescatori, sulla costa colombiana. Ero in vacanza. Se vacanza si potesse chiamare.
Ero in pessime condizioni, sull'orlo del baratro. Una donna violenta al mio fianco, una donna che non mi amava, che non mi comprendeva,
che non voleva collaborare con me. Dall'altro lato io ero un drogato, fuggiasco, con i Carabinieri alle calcagna perché mi ero messo in
un brutto giro di persone. Me ne ero andato da casa mia perché cercavo proprio questa cosa: la felicità.
Mi andai a mettere in situazioni insostenibili umanamente parlando.
In questo villaggio c'è una Chiesa in cattive condizioni; io uscivo dalla casa che ci ospitava. In quel tempo ero davvero magro, uno scheletro;
guardai verso la Chiesa era piena e dicevano la messa. Pensai fra me: " La messa! Da quanto tempo non entro in una Chiesa! ". Entrai con
i miei occhiali da sole come fosse casa mia. Ero senza vergogna e disinvolto.
Ora, il sacerdote alzava le braccia al cielo, io fui preso letteralmente, preso; un calore intenso sentivo nel mio petto, un nodo misi fece in gola,
le lacrime mi scendevano abbondanti sulle guance: fui preso da vergogna per la forte emozione che provavo fuggii via.
Raccontai alla mia compagna l'accaduto.
Quel giorno la mia vita cambiò, e cambiò per sempre. Sono rinato a vita nuova.
Si sono risolti molti miei problemi e incominciai il ritorno verso Dio, il ritorno verso la mia vera patria.
Questa cosa è frequente nella Chiesa Cattolica e si chiama: metanoia. Questa parola indica il cambiamento della mente.
Io continuo il mio cammino verso la felicità...

Michele



Le lettere dalla Russia

Cara Yuliya,
oggi sono andato a parlare seriamente con un sacerdote.
Mi sono confessato. Gli ho parlato della nostra situazione.
Mi ha detto di sciogliere il matrimonio con mia moglie e mi ha detto da chi andare.
Così facendo posso sposarmi di nuovo.
Quanto al nostro rapporto mi ha detto di essere prudente e di non parlare per adesso di sesso.
Io sono cattolico e il sesso si pratica all'interno del matrimonio.
Per la nostra dottrina praticare il sesso in un altra forma è disonorare il proprio corpo e danneggiarlo.
Mi ricorderò del giorno 7 per ricambiarti gli auguri, visto che voi festeggiate in questo giorno il Natale.
Oggi è giorno di vigilia. Così si chiama.

Con affetto il tuo Michele.




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Questa sezione contiene una raccolta di racconti scritti in forma epistolare, diretti ad uno o più destinatari.