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Lettere e racconti epistolari

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Lettera di Yaguine e Fodé*

""Loro Eccellenza i signori membri e responsabili dell'Europa.
Abbiamo l'onorevole piacere e la grande fiducia di scrivervi questa lettera per parlarvi dello scopo del nostro viaggio e della sofferenza dei bambini e giovani dell'Africa.
Ma prima di tutto, vi presentiamo i nostri saluti più squisiti, adorabili e rispettosi.
A tal fine, siate il nostro sostegno e il nostro aiuto, siatelo per noi in africa, voi ai quali bisogna chiedere soccorso: ve ne supplichiamo per l'amore del vostro bel continente, per i vostri figli che voi amate come la vita.
Inoltre per l'amore e l'amicizia del nostro creatore Dio onnipotente che vi ha dato tutte le buone esperienze, la ricchezza e il potere per costruire e organizzare bene il vostro continente e farlo diventare il più bello e ammirevole tra gli altri.
Signori membri e responsabili dell'Europa, è alla vostra generosità ed alla vostra gentilezza che noi gridiamo aiuto in Africa.
Aiutateci, soffriamo enormemente in Africa, aiutateci, abbiamo dei problemi e i bambini non hanno diritti.
Al livello dei problemi abbiamo: la guerra, la malattia, il cibo, eccetera.
Quanto hai diritti dei bambini, in Africa, e soprattutto in Guinea, abbiamo molte scuole ma una grande mancanza di istruzione e di insegnamento, salvo nelle scuole private dove si può avere una buona istruzione e un buon insegnamento, ma ci vogliono molti soldi, e i nostri genitori sono poveri.
È poi non abbiamo scuole di sport come il calcio, il basket, il tennis, eccetera. Dunque, in questo caso noi africani, e soprattutto noi bambini e giovani africani, vi chiediamo di fare una grande organizzazione utile per l'Africa, perché progredisca. Dunque se vedete che ci sacrifichiamo e rischiamo la vita, è perché soffriamo troppo in Africa e abbiamo bisogno di voi per lottare contro la povertà e mettere fine alla guerra in Africa.
Ciò nonostante noi vogliamo studiare, e noi vi chiediamo di aiutarci a studiare per essere come voi in Africa. Infine: vi

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   2 commenti     di: Fabio Mancini


Le lettere dalla Russia

Cara Yuliya,
oggi sono andato a parlare seriamente con un sacerdote.
Mi sono confessato. Gli ho parlato della nostra situazione.
Mi ha detto di sciogliere il matrimonio con mia moglie e mi ha detto da chi andare.
Così facendo posso sposarmi di nuovo.
Quanto al nostro rapporto mi ha detto di essere prudente e di non parlare per adesso di sesso.
Io sono cattolico e il sesso si pratica all'interno del matrimonio.
Per la nostra dottrina praticare il sesso in un altra forma è disonorare il proprio corpo e danneggiarlo.
Mi ricorderò del giorno 7 per ricambiarti gli auguri, visto che voi festeggiate in questo giorno il Natale.
Oggi è giorno di vigilia. Così si chiama.

Con affetto il tuo Michele.



Lettera alla Democrazia

Cara Democrazia,
sono anni ormai che Ti guardo da lontano, Ti vedo all'orizzonte, certi giorni sembri più vicina, altri Ti allontani; Ti ho scritto più volte, Ti scrivo ancora una volta, Ti scrivero' sempre; insieme a chi come me ancora Ti cerca, Ti ha sempre cercato e Ti chercherà ancora, ho urlato il Tuo nome a squarciagola nelle piazze; Ti ho letto in mille modi, stampata sulla carta di un libro, spruzzata nel muro di una scuola, dipinta su un cartellone, scritta con i fiori e coi palloncini colorati; sento parlar di Te da famiglie giovani che non arrivano in fondo al mese; vieni invocaTa da chi subisce torti e ingiustizie; i nostri nonni Ti lodano con ancora negli occhi i ricordi freschi di una dittatura recente; Ti vedo sventolata in tv da quattro politicanti privi di cultura, grassi e arricchiti, che nel Tuo nome si nutrono di diritti già acquisiti dal popolo in un passato turbolento.
Alla tv si parla di scontri, manifestazioni, gente che perde il lavoro, vedo politici che vorrebbero fare i comici e comici che vorrebbero fare i politici; mi affaccio alla finestra, guardo l'orizzonte e nn ci sei più, torna presto.
Francesco



A mia figlia

Mia cara Andrea, figlia mia adorata, Parigi in questo periodo dell'anno è meravigliosa, ho passeggiato lungamente sul lungo Senna, ho aspettato il calar del sole, in quel momento ho rivissuto il mio primo incontro con tua madre, la madre che ti ha messa al mondo e, con negli occhi il tuo corpicino urlante fra le braccia di tua nonna, ho deciso di scriverti.
Sin dall'adolescenza sapevi che essere lesbica non ti avrebbe comportato una vita facile. Decidesti di vivere serenamente e alla luce del sole, conquistando tanti piccoli traguardi, che ancora oggi mi fanno dire:
- brava Andrea hai fatto bene.
Non posso riprendermi il tempo che non ti ho dedicato, ma posso assicurarti che il mio amore per te è sempre vivo e immenso. Spesso mi chiedo che donna diventerai, che vita avrai, chi amerai, come e quando darai una svolta alla tua esistenza ma, qualunque strada intraprenderai, so che sarai sempre te stessa e non avrai nessuna remora a dichiarare al mondo la tua omosessualità. Il tuo sguardo sempre curioso e indagatore, mai illusa e superficiale, sempre conscia della tua forza che ti permetterà di riempire a tuo piacimento la tela della tua vita. Io ho un sogno sì un sogno, mia piccola cucciola, che tu un giorno possa trovare l'amore della tua vita, trovare la donna che fiera di amarti dica ai suoi amici:
- "questa è la donna che vedrà la mia vecchiaia, questa è la donna che io amo".
Mia dolce cucciola, posso solo dirti, dal profondo del cuore, grazie di aver condiviso parte delle tua vita con me. Niente ti potrà privare della tua libertà, sappi che tutti abbiamo un paio di ali, un domani sarai una grande aquila che solcherà i cieli.
Che cosa erano quelle goccioline sulla tua guancia? Lacrime? Inconsciamente sapevi che sarei sempre andato via ed io mi sentivo in colpa per tutte le volte che mentre dormivi, annusando l'odore della sua pelle pronunciavo la consueta odiosa frase:
-"domani parto per (...)."
Ed ero a casa da appena cinque giorni.
Eri bella

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Lettera a un'amica

Una frase detta in un giorno d'estate, gettò un'ombra sul rapporto che avevo con i miei genitori. " Tuo padre ha avuto un primo matrimonio, prima di sposarsi con tua mamma." Ho vissuto anni all'oscuro di tutto. In pochi sapevano e non hanno mai parlato. Non ci volevo credere!! Non era possibile, perchè mi hanno nascosto questa verità? Pensavano che non riuscissi a capire, ad accettare la realtà? Ho chiesto conferma ai pochi parenti rimasti, ma nessuno sapeva nulla. Mi sono sentita tradita da mia madre, lei che pontificava su tutto, voleva sempre la sincerità, ma quale sincerità? L'unica risposta che mi sono data è che lei avendo una mente distorta, si vergognava di tutto, tutto doveva rimare nascosto, celato. È una vergogna aver contratto un primo matrimonio o lei non l'aveva mai accettato? Tutto questo rimarrà senza una risposta, ormai gli attori di questo teatrino non ci sono più, hanno portato nella tomba questo segreto e io rimango con le mie domande, con i miei interrogativi. L'unica certezza è il nome della prima moglie di mio padre, scritto sul suo libretto di lavoro. Dovevano morire tutti i protagonisti di questa storia perché scoprissi tutto ciò. Con affetto mary

   2 commenti     di: maria grazia


Siamo

Sono qui a respirare il vuoto della mancanza.
Mi manca al punto che il mio corpo ormai si ribella alla sua assenza.
Mi manca da farmi male, molto male.
Mi manca come nessuno mai prima.
Vedi Claire, io e lui siamo "qualcosa".
Qualcosa di comune ma unico.
Siamo il morso ad un pezzo di pane appena sfornato.
Siamo il composto per dolci che avanza nella scodella, quella cucchiaiata che la mamma ti concede dicendoti "Solo un po' però, perchè fa male".
Siamo la sensazione che si prova nel momento in cui si impara ad andare in bicicletta senza rotelline.
Siamo il venticello fresco che ti accarezza al mattino presto, in un giorno a caso d'estate.
Siamo una fotografia riuscita bene dopo svariati tentativi.
Siamo una bella canzone che ancora non conosce nessuno, e che piace solo a noi.
Siamo il rumore delle nostre scarpe sulla neve.
Siamo il mio "soffrire di vertigini".
Siamo te che stai leggendo e ti rispecchi in queste poche righe.
Ma più di tutto, siamo quello che ancora non siamo.
Siamo quello che saremo, insieme.

   3 commenti     di: Roberta R.


Lettera per una amica

Ciao Fiorella, oggi sono triste per una vicenda conclusasi ieri.

È difficile separarsi da un amico, che sia una persona o un animale.
Per me è più difficile separarsi da un animale che si è donato solo in cambio del mio affetto, di un mio sorriso, di una parola, di una carezza, di uno sguardo.

Un cane non è una bestia insensibile, non è una cosa, un oggetto, ma un essere vivente con una sua anima, più genuina di quella umana, con dei sentimenti veri, con un amore grandissimo e con una forza immensa... capace di soffrire enormemente e accettare il dolore, tenerlo dentro di sé, e guardarti trattenendo le lacrime, guaendo si avvicina alla mano, la lecca come baciandola per trovare del conforto dopo avere abbaiato correndo dietro a delle auto perché un suo cucciolo è stato travolto da una di esse o dopo avere pianto davanti ad un altro cucciolo, pure investito da altra autovettura, che ha avuto la forza di percorrere un tratto della stradella e, stramazzato a terra, lo ha ripulito dal sangue che ha versato... e gli altri 3 cuccioli rimasti in vita, suoi fratelli, gli stavano seduti attorno, anche la sera, come per fargli la veglia.

Da circa 5 settimane questo povera madre mi aveva conosciuto, aveva letto il mio cuore... ma non potevo accettare che perdesse tutti i suoi figlioli, così ieri una persona buona, un angelo, mi ha chiesto se poteva prenderli, sapendo che io non potevo accudirli e prestare loro delle cure adeguate ed una opportuna protezione.
Lo ho ringraziato di vero cuore. Spero che Titta (così l'ho chiamata), una dalmata, e i suoi 3 cuccioli vivano a lungo, bene e lontani dalla strada.

Maledico di vero cuore chi ha cacciato questa povera bestia solo perché ha partorito dei cuccioli. Erano 8 e li ha cresciuti creandosi una tana sotto delle grandi foglie di erba (proteggendoli anche dalla pioggia), in un angolo del mio terreno.
Costui e chi, come lui, si comporta in tal modo da me può avere solo disprezzo e nessuna pietà.

Un

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Questa sezione contiene una raccolta di racconti scritti in forma epistolare, diretti ad uno o più destinatari.