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Racconti del mistero

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La linea 5

Occupava sempre lo stesso seggiolino della linea 5, quella dove non si paga; non si paga perche' non c'e' il fattorino, scendeva sempre alla medesima fermata, Kaisergracht, e si perdeva per il canale omonimo con il suo cammino incerto, un avanzare scordinato.
Un giorno decisi di seguirlo, non era facile pedinarlo perche' la sua camminata era talmente lenta che ad un certo punto mi tocco' superarlo, nel farlo urtai leggermente la sua spalla, un forte formicolio mi invase il corpo, mi girai improvvisamente, impaurito, e finalmente riusci' a vedere i suoi occhi, non c'erano.
Affrettai il passo, desideravo solo allontanarmi più possibile da questo individuo, iniziai a correre, superai canali, strade, prati, boschi, torrenti, nazioni intere, arrivai alla fine del mondo, e lui mi aspettava li'.
Entrammo insieme sulla linea 5 e non pagammo il biglietto, lui sul suo seggiolino io al mio posto di sempre, scendemmo in Kaisergracht e un individuo ci segui', ci supero' e urto' la mia spalla, si giro' improvvisamente indietro e vidi la sua faccia terrorizzata, inizio' a correre, supero' canali, strade, prati, boschi, torrenti, nazioni intere, arrivo' alla fine del mondo, e noi lo aspettavamo li'.

   13 commenti     di: Isaia Kwick


Il Piccolo Becero

Il trenta dicembre del 1948, un nuovo bambino vide la luce del Creato.
La madre aveva sperato, fino all'ultimo, che nascesse una femminuccia.
Delusa, decise di non allattare quel bambino.
Il neonato non meritava affetto, la creaturina doveva morire.
In che modo? Niente cassonetti, poiché erano antigienici.
Niente cigli della strada, visto che erano pericolosi.
Bastava non dargli il nutrimento.
Così fu pensato e così venne deciso.
Dicono che il latte materno sia più saporito nei primi giorni di vita.
Noi non sappiamo quale fu il ruolo di Giovanni in questa vicenda.
Sappiamo solamente che a Capodanno, dopo il rito del baciamano,
impose alla moglie di allattare quell'essere innocente.
A malincuore e piangendo la donna disbrigò la faccenda.
Il bambino poppò senza alcun risentimento.
 
Il dieci di Gennaio la questione sembrava aver trovato una soluzione.
Una broncopolmonite acuta capillare aveva aggredito il piccolo,
cercando di dare una mano alle aspettative della povera madre.
Non era un dramma, all'epoca i bambini morivano come le mosche.
La madrina designata cucì un po' di stoffa.
L'abitino per il moribondo era pronto.
Quella sera, il curato del paese venne a prendersi cura di lui.
Prima lo battezzò e poi lo assolse dai suoi peccati.
Chissà quali peccati aveva compiuto il birichino.
A voler sottilizzare qualche cosina la si troverebbe pure.
Intanto s'era dato la pena di nascere e nascendo, aveva, di diritto,
ereditato il peccato originale.
Ricordiamo a tutti che quel tipo di peccato non è cosa da poco.
Sorvoliamo, altrimenti a qualcuno verrà la tentazione di
far costruire un carcere nido.
Il Prete andò via, rinunciando alle tre uova che Teresa voleva regalargli.
Arrivarono, portate da un vecchio amico, le quattro assi inchiodate.
Sopra ci fu appiccicata una Croce.
La piccola bara era pronta.
La piccola salma era in ritardo.
Questo bambino non sarebbe stato sepolto nella cruda terra.
No, non sarebbe stat

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   7 commenti     di: oissela


Copernico

In estate, quaggiù, i campi di grano sono come il mare. Distesi al Sole si agitano ed ondeggiano spinti dal vento, formano una grande massa dorata; un oceano dove le fattorie sono piccole isole e i contadini pescatori, pronti a tuffarvisi e raccoglierne i frutti. I corvi, stanchi per la calura, si muovono su di esso come gabbiani in cerca di cibo, mentre intorno si ergono oscuri gli spaventapasseri e le montagne chiudono l' orizzonte.
Il ragazzo si agitava, nervoso, vicino al suo isolotto, le urla del padre in lontananza. La giornata era calda e con riluttanza si accingeva a fissare i manichini ai loro pali in mezzo al mare. Sudava, e quello che sarebbe stato un lavoro noioso per un uomo risultava per lui estenuante; e inutile, perchè ormai i corvi non avevano più paura dell' uomo e con noncuranza si assopivano sulle braccia e sulle spalle dei pupazzi. Addirittura, il loro numero quel giorno era maggiore del solito, inusuale per animali sì solitari e schivi. E lo guardavano, sornioni e affatto spaventati, mentre appoggiava all' asta di legno la sua scala e saliva i pioli, con le spalle doloranti e la fronte sudata e i vestiti sporchi.
E anch' io lo guardavo, anche se non lo sapeva. E non ero nascosto nel grano ne distante; mi trovavo accanto a lui, camuffato da uno degli spaventapasseri già fissati, aspettando. Da un po' mi trovavo in quella posizione, simile a un grottesco crocifisso vestito di stracci e circondato dai corvi, perfettamente immobile. Ero affamato e stanco mentre il ragazzo continuava a sudare e ad imprecare contro quel lavoro ingrato e faticoso, e contro chi glielo aveva assegnato. 
Vecchio ubriacone era suo padre, diceva, dannatamente grasso e schifosamente inerte, molle, incapace di fissare uno spaventapasseri come si deve. Ne aveva montato solo uno, e poi se ne era andato a bere in città, lasciando l' onore di tale compito a lui per il giorno dopo. Eppure faceva paura, ammetteva, sicuramente avrebbe scacciato

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   7 commenti     di: Mattia Querci


Lo sconosciuto, parte 1

- Solo Beemoth, prego - disse lo sconosciuto quando il consièrge gli chiese il nome.
Lui non obiettò. Scrisse il nome, poi girò il registro al nuovo cliente perché firmasse.
- Anna, aiuta il signore col bagaglio - da dietro il bancone spuntò una bambina bionda di non più di tredici anni.
Il nuovo arrivato sorrise sotto la tesa del suo cappello nero: - Non si preoccupi, ho solo quella - disse accennando alla valigetta in pelle nera poggiata accanto al bancone.
Il consièrge, il padre di Anna, si strinse nelle spalle: - Come preferisce -
Gli porse la chiave, che lo sconosciuto prese con una mano guantata di pelle nera. Il padre di Anna se ne dimenticò subito, ma sul momento gli sembrò di percepire un netto senso di repulsione mentre gli dava la chiave. Anche se le loro dita si erano appena sfiorate, fu come se avesse ricevuto una spiacevole scossa elettrica, e, pur non ricordandosi assolutamente quando fosse cominciato, passò tutto il giorno con uno spiacevole formicolio alla mano, così fastidioso che continuava a massaggiarsela, soprappensiero, senza però saperne individuare il momento d'origine.
Ritirando la mano troppo di scatto disse: - La sua stanza è in fondo sulla sinistra, numero diciannove. Come ha chiesto lei, le due accanto sono libere -
L'uomo sorrise scoprendo denti stranamente puntuti - almeno così sembrò ad Anna, che ancora lo spiava da dietro il bancone - ma il suo tono, benché avesse una voce metallica, sembrò assolutamente sincero e cordiale: - Grazie mille, ci vediamo domattina allora -
Si girò in uno svolazzo del lungo cappotto nero.
Guardandolo, Anna non riuscì a capire dove finisse il suo corpo e dove iniziasse il cappotto. Sotto quel lungo soprabito nero, per quanto si sforzasse, non riusciva a percepire la fisicità dell'ospite, la sua corporeità. Per qualche istante si chiese addirittura se ci fosse un corpo sotto quel cappotto.
Andiamo, hai tredici anni, datti un contegno si disse, lieta di poter utilizzare l

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   1 commenti     di: Francesco Rossi


Niente

Quella notte era particolarmente scura.
Quella notte sarebbe stata molto silenziosa, probabilmente la notte più silenziosa di tutti i tempi ma nessuno avrebbe mai potuto saperlo...
Quella notte qualcuno si svegliò di scatto.
Quella notte quel qualcuno sapeva di dover fare qualcosa.
Non sapeva Perchè.
Non sapeva Quando.
Non sapeva Dove.
Non sapeva nemmeno che cosa ma sapeva che era il suo compito, qualcuno l'aveva scelto, aveva fatto sì che nel bel mezzo di quella notte scura e silenziosa Lui si svegliasse di soprassalto senza sapere perché, quando, dove e tantomeno cosa.
Con uno sforzo colossale provò ad alzarsi ma ricadde subito a sedere in uno spigolo del letto; poteva essere uno qualunque, come accorgersene?
Le sue palpebre ancora così pesanti gli annebbiavano la vista e non gli permettevano di capire dove fosse.
Quella stanza era molto scura, forse era la stanza più scura che ci fosse mai stata.
Non vi era luce ad illuminarla, dalla finestra spalancata non penetrava nemmeno il chiarore della luna, forse perché la luna non c'era. Era coperta dalle nuvole. O forse non esisteva più, conscia di ciò che stava accadendo aveva deciso di sparire per non dover vedere, per non dover assistere a quello che sarebbe successo.
Sempre che quel qualcosa si fosse avverato e che non era semplicemente una Sua impressione. Sua di chi?
Ah sì, c'era un Lui che si era appena svegliato e seduto su un lato del letto con i suoi occhi pesanti semichiusi e aveva capito che avrebbe dovuto far quel qualcosa che non gli era dato sapere.
Dopo essersi sfregato a lungo gli occhi intravise sbucare da sotto il letto delle scarpe.
Erano le sue? Era la sua stanza quella? Era la sua casa? La sua città? Il suo mondo? La sua vita?
Si infilò una scarpa. Gli entrava perfettamente. Si infilò l'altra.
Provò ad alzarsi in piedi. Questa volta le sue gambe ancora deboli per il precoce risveglio gli permisero di mantenere una posizione eretta seppur barcollante.
Si avviò

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la vita in un sogno

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   7 commenti     di: Vittorio Bedani


Sogno di una notte di mezza estate...

È una calda sera d'esate quella appena passata, e come ogni sera d'estate decido di uscire per bere un bicchiere con gli amici del bar di sotto, due chiacchere sull'Inter e su Manuela Arcuri, poi qualche partita a Castello e a casa.
Metto addosso i soliti jeans rotti, la solita maglietta dei Ramones e scendo. Entro al bar e vedo già i miei amici, c'è il Gringo che mi saluta e mi chiede come va. E poi c'è Marcone che mi offre subito una birra. C'è qualcosa che non va però in quest'atmosfera, come se provassi quella sensazione che si può dire solo in francese, un Dejà vù. Mi accomodo sul mio sgabello, e come al solito ci mettiamoa parlare di calcio e di belle donne, come ogni uomo di questo pianeta farebbe.
Poi entra lei, bella, mora e con uno sguardo che ti ipnotizza. C'era assolutamente qualcosa che non andava, perchè mi alzai e mi avvicinai a lei, i miei amici mi guardavano sbigottiti, io nn avrei mai fatto una cosa simile.
Ci presentammo e parlammo per tutta sera, poi lei mi propose di fare un giro in spiaggia. Dentro me dicevo: "No, sono troppo fortunato stasera. Qua deve succedere qualcosa di strano!" Comunque incantato da Monica la seguii in spiaggia, la luna splendeva, c'era una brezza leggera, insomma proprio una situazione da Bacio! e infatti lei si protende verso di me, allora anche io faccio lo stesso, ma quando mi aspetto di sentire le sue labbra sulle mie. sento invece due punture sul collo. Apro gli occhi e mi scanso, e vedo lei con la bocca sporca di sangue, mi tocco il collo e le dico " ma che fai?", lei mi risponde con un sorriso, è la prima volta che ride, e vedo i suoi canini " Io Ti ho scelto, e ora tu sei mio!". Sono inorridito, ma dentro me comincio a sentire una sensazione strana, forte. Sento il cuore battere più forte. Lei si avvicina per mordermi ancora. La lascio fare. Più mi succhia il sangue più io mi sento forte e vivo. Lei ha finito, si pulisce la bocca e mi da un bacio, uno vero, sulla bocca. Si

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