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Racconti del mistero

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Gli animali

gli animali hanno la stessa nostra vita nel senso mangiamo, beviamo, dormiamo, moriamo e forse di come ci sentiamo tutto questo serve per crescere fino che si può crescere e vivere fino quando si potrà vivere.

Ma ce una cosa che cambia tra noi persone e animali e la parola la parola non ce l'hanno gli gli animali tranne che il pappagallo ma lasciamolo fuori mettiamo dentro in fatto tutti gli altri animali come mai li manca la parola?

Non si dovrebbe rispondere anche se si e intelligenti "sono animali e gli animali non hanno le parole" invece se siamo veramente intelligenti si dovrebbe scoprire il vero perchè gli animali non hanno parole...!

verso di noi perchè tra di loro si capiscono, parlano solo che noi non capiamo cosa dicono. Ad esempio un uccellino fischia ma possiamo fischiare anche noi... ma mai come lui... il vero perche e che a noi sembra che fischino invece tra di loro parlano.

Oppure vorrebbe dire qualcosa, lasciarci un messaggio a noi ma non riusciamo capire cosa cosi' liu cosi' noi. Ci sono tantissime cose nel mondo che non conosciamo ancora e che conosceremo ancora non dobbiamo dire una cosa senza
sapere bene il perchè. senza capire bene. Senza dire la storia perche una storia vera e sempre lunga.

   6 commenti     di: mower rell


SPERDUTI - L'isola non ha finito con te

SPERDUTI
L'isola non ha finito con te...


INTRODUZIONE

Molto tempo fa, l'uomo era alla costante ricerca della verità, proprio come tuttora in fondo. A volte però, alcune risposte forse è meglio non conoscerle, per evitare così certe conseguenze spiacevoli. Nel mezzo dell'oceano, in costante movimento nel tempo, c'era un'isola tropicale. Era bellissima ed ospitava immense foreste ricche di frutta, diverse specie di animali, tra i quali alcuni estinti da anni, e immense montagne e vallate, tutte ricoperte di verde. Era un'isola sconosciuta e irraggiungibile dall'uomo, proprio per il fatto che si muoveva nello spazio temporale cambiando spesso posizione. Infatti nessuno ci aveva mai messo piede, profanando, così, forse l'unico luogo al mondo dove la natura non veniva modificata e rovinata dalle costruzioni artificiali. Nel corso dei secoli, solo il protettore dell'isola ci viveva sopra. Ciò che veniva protetto da generazioni, non era altro che una luce intensissima, proveniente dal centro di quest'isola e contenuta a sua volta sotto ad una grotta. Un giorno però, degli uomini arrivarono sull'isola e trovarono quella luce, cercandone un uso personale per poter abbandonare quel luogo maledetto e pieno di misteri, visto che era impossibile andarsene a causa del suo continuo movimento nel tempo. Alcuni riuscirono nell'intento, e raggiungendo tale luce, fecero sì che il tempo divenisse controllabile e manipolabile dalla mano dell'uomo. I danni furono irreversibili. Jackob, ora aveva bisogno di altre persone per proteggere quel posto, così si intromise nella vita privata di alcuni, secondo lui, candidati per tale ruolo, e li condusse con l'inganno sull'isola. Sceglieva persone sole, come lui, prive di uno scopo, e le convinceva a trovarne uno nuovo, più grande e più importante di qualsiasi altra cosa al mondo. Jakcob però aveva un fratello gemello. Era la reincarnazione del male. Quando vennero dati alla luce, alcuni secoli prima, la loro madre, ovvero

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   1 commenti     di: Mirko Raccardi


Il vecchio dei lampioni

Erano le quattro del pomeriggio quando decisi di scendere giù a prelevare la posta nella mia buca delle lettere. Non avevo potuto ritirarla in mattinata poiché ero tornata carica di borse della spesa. Tra tutta la pubblicità e i consueti giornalini religiosi, arrivò puntuale anche la bolletta del telefono; quando vidi la cifra mi preoccupai abbondantemente anche perché già sapevo quale sarebbe stata la reazione dei miei genitori.
Non potevo certo pagarla io, capirai, con quello che ricevevo come paghetta mi bastavano appena per coprire le mie spesucce personali. Pensai che durante i due mesi avevo usato un po’ troppo il telefono e quasi me l’aspettavo una sorpresa simile. Appena la consegnai ai miei, come prevedevo, successe un casino tremendo e io, avvilita e demoralizzata, sbattendo la porta, uscii di casa.
Erano intorno alle 18:30 di un martedì di fine ottobre, faceva molto freddo e le strade erano semideserte; così, non sapendo dove andare, telefonai a Daniela, la mia amica del cuore, per sapere se mi potevo recare a casa sua. Quando lei accettò io fui molto contenta e anche sollevata.
Passammo due tre ore a giocare e a parlare delle nostre cose; poi, intorno alle 22:30, dopo aver anche accettato l’invito a cena da parte sua, me n’andai. In quell’arco di tempo, per la rabbia, avevo spento il cellulare e quando fui uscita dal portone della mia amica, ricordandomene lo riaccesi. Vi trovai tre chiamate, due da parte di mia madre e una da parte di mio fratello.
Mi sentii di colpo più serena, così decisi di tornare a casa. Mentre camminavo tutta rinchiusa nel mio cappotto, vidi che il vecchio dei lampioni stava già spegnendo le prime luci della strada; mi avvicinai e gli dissi: “signor Giustino, come mai questa sera ha deciso di spegnere le luci prima del solito?”; “no signorina, è solo un guasto rionale”. Mentre il guardiano stava continuando a parlare con me del problema delle luci, ad un tratto vidi verso i balconi di un palazz

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   0 commenti     di: Maty' Sessa


Supercortemaggiore (ultima parte)

"Ho paura, tanta paura. Stammi vicino, aiutami" Acquasanta mi stringeva convulsamente la mano. Era bianco come la neve per il terrore della morte e la consapevolezza che stava per arrivare da un momento all'altro. Aveva sempre desiderato girare il mondo e conoscerlo tutto ma si era dovuto accontentare di visionare decine e decine di videocassette, in pratica un vero e proprio condensato del pianeta. Aveva lo sguardo perso chissà dove e io rimasi ad assecondarlo fissando il medesimo punto, forse nella speranza di vedere ciò che egli vedeva. Ritornai al triste presente quando la sua mano si posò sulla mia, mi girai verso di lui e gli sorrisi. Egli mi guardava con dolcezza, poi disse:
"Povero Manodritta! Dopo di me resterai solo, senza amici, solo con i ricordi. Come vivrai?" Aveva ragione. Lui era l'ultimo del gruppo, un gruppo incredibilmente sfortunato il nostro poiché tutti erano morti prematuramente ed accomunati da un solo particolare: erano tutti celibi, così nessuna moglie e nessun figlio avrebbe pianto e sofferto, tranne me unico superstite.
Il respiro di Acquasanta si stava facendo convulso, probabilmente stava per sopraggiungere una crisi di terrore, sentii la sua mano posarsi sulla mia e stringere. Le dita erano fredde, esili e al contempo forti. Pensai a qualcosa da dirgli, qualcosa che lo distraesse, ma non sapevo cosai. Ero ancora alla ricerca di un convenevole quando mi accorsi che ma ormai giaceva con la bocca socchiusa e gli occhi dilatati. Mi sono sempre chiesto quale sia stato il suo ultimo pensiero.
Una mano mi sfiorò con amorevole delicatezza la nuca, era la mamma, comparsa come di incanto. Il suo tocco mi infuse coraggio e sempre con lo sguardo calamitato su Acquasanta le parlai:
"Anche io ho tanta paura mamma, come lui."
"lo so tesoro, per questo sono qui"
"Si ma un giorno mi lascerai"
"No, ti sarò sempre vicino, ogni volta che mi vorrai ti basterà pensarmi"

* * *

Non vi era alcuna fonte luminosa eppure in quel sotterraneo

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   5 commenti     di: Michele Rotunno


Che cosa cazzo sto a fare sopra un ultraleggero a motore?

Per sfuggire al senso di desolazione che m'ispira la vista delle vite assurde dei conigli antropoidi, accetto l'invito di un mio amico, pilota di ultraleggeri a motore.
Salgo su una specie di trabiccolo fatto di lega di carbonio e di kevlar e decolliamo verso le nuvole, sopra le deprimenti conigliere.
Dall'alto vedo i roditori a due gambe intenti a scavarsi le loro profondissime buche.
Il mio folle sodale vira e urla come un pazzo! Woooommm! Saluta il sole e manda baci alle nuvole... è fuori come una notte all'aperto.
Sapete, è un'ottimista, uno di quelli che crepano intossicati dal monossido di carbonio e li trovano con un bel sorrisino ebete, stampato su una sana faccia rosa da cadavere consumista prematuro.
Personalmente, la sua euforia, le turbolenze, che squassano 'sto ferrovecchio volante, le virate pazze e tutto questo sentirsi sballonzolati in aria e precari mi fa venire il vomito.
Bluuurrrpppp!
Giù un bel chilo di vomito in allegria ottimistica!
Tazio - questo è l'improbabile nome del mio amico pilota di serie zeta - mi urla in faccia:
- Tutto bene? Ti stai cagando addosso, eh?
Replico gridando a mia volta, e un rivolo del mio vomito lo centra nell'occhio destro protetto dall'occhiale scuro.
- Una volta che uno è nato in Italia, è tutto un continuo cagarsi addosso, Tazio!
Come il solito Tazio, non ascolta nemmeno una sillaba di quello che gli ho detto - infatti, è per questo che siamo amici - e continua a gridare sgasando sugli orecchioni dei conigli antropomorfi:
- Abbiate gioia, leprotti! Fuori dalle tane! Ahahahahah!

Osservo la luna mattutina sopra le nostre teste e medito sulla sua parte in ombra.
Noi vediamo solo ed esclusivamente una sola faccia della Luna, quella luminosa.
Questo succede perché il tempo che la Luna impiega per ruotare sul suo asse è lo stesso di quello che ci mette per girare intorno al pianeta Terra, con l'incarico di satellite.
Questo è il fascino arcano della Luna: ha una parte che rimane sempre un ogg

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   1 commenti     di: Mauro Moscone


L'osservatore

Osservo, dalla mia prospettiva ma ti osservo.
In questo momento scruti il monitor, avverti una presenza.
Poggio le mie mani sulle tue spalle, senti un brivido scorrerti lungo la schiena.
Ti osservo, vedo il tuo dolore x una vita che non vive.
Getta la maschera, confessa il fallimento.
A cosa è servito? A cosa serve?
Vivi come una cavia da laboratorio in un mondo che non ti appartiene, che senti finto, di plastica.
Eppure ti osservo ugualmente.
Sento i tuoi pensieri, i tuoi piagnistei.
Quanto recrimini, forse è ora che ti sussurri all'orecchio che sei unicamente responsabile di questa catastrofe.
Sorrido, sorrido osservando la tua reazione.
Mi fa piacere che anche tu sorrida, anche se in fondo alla tua anima sento la paura, la paura di tanti fantasmi che lottano x risalire, si spingono, calpestano, pur di risalire dalla feccia in cui li hai cacciati.
Sono incazzati neri.
Cambi espressione, li senti, vedo che li senti.
Un brusio lontano che cresce, un bruciore che dallo stomaco sale come ai vecchi tempi.
Hai seppellito tutto.
Siamo bravi a fingere vero?
No, non sono qui per esigere nulla, sono cazzi tuoi.
Posso solo sussurrarti nelle orecchie come ho sempre fatto, e come farò nel tempo a venire che tu lo voglia o meno.
Sarebbe un buon inizio se togliessi la maschera e riconoscessi che è stata tutta una recita, anzi che È tutta una recita...
Il maalox, non serve amore mio.
Il primo fantasma ha raggiunto la gola, ansima x la stanchezza.
Li ha battuti tutti, gli altri sono scivolati di nuovo in basso, è il più potente e in fondo l'ha sempre saputo.
Quanta violenza vero? Quante sottili sevizie.
È così difficile oggi scindere il reale dalla fantasia.
Come puoi sapere se è reale questo fantasma? Non lo rammenti.
Che importanza può avere? Che sia esistito o meno nel passato ora non conta per una qualche ragione è qui, ed è reale, Dio se è reale.
"Panico".
Non senti la sua felicità nel rivedere la luce?
Soffochi?
Vuoi che ti a

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La Chiesa del Tempo lineare

Lo schianto nell'acqua gelida del laghetto è terrificante.
Riesco a slacciarmi la cintura di sicurezza e a risalire in superficie con i polmoni in fiamme.
Tazio è riuscito a liberarsi anche lui - per fortuna l'ammaraggio è avvenuto di piatto - e insieme nuotiamo verso la riva vicina.
Ad aspettarci c'è una moltitudine di conigli antropoidi che zompettano come tarantolati, squittendo come giganteschi ratti.
- Miracolo!
- Sono ancora vivi!
- Portiamoli in processione alla Chiesa del Tempo lineare!
Ci danno un po' di thè caldo e ci mettono su due portantine.
Sulle fiancate c'è scritto: "Vuoi il miracolo? Ritenta, sarai fortunato."
- Ora vi portiamo in Chiesa per il ringraziamento - mi fa un coniglione bardato con una striscia tricolore, immagino sia il Sindaco del quartiere a conigliere.
- Mi scusi - chiedo - ma voi in quale Dio credete?
- Nel Dio del Tempo lineare, è ovvio.
- Il Tempo è un Dio? - gli chiedo stupefatto. - Guardi che Agostino d'Ippona diceva che il tempo è qualcosa che credo di conoscere finché non mi pongo la domanda e che non so cos'è quando me la pongo.
- Stai zitto, Mauro...- m'intima Tazio - se questi capiscono quello che stai dicendo t'accusano d'eresia e ti condannano a morte!
- Davvero?
- Si, si... taci per carità!
In quel mentre, la ridicola processione s'avvia.
Lungo la strada ci vengono tributate delle grottesche grida di giubilo dagli esaltati roditori.
- Miracolo!
Veniamo portati nella Chiesa del Tempo rettilineo, una basilica in stile barocco fiammeggiante del sedicesimo secolo, direi, a occhio e croce.
Prendiamo posto in delle orrende pancacce scrostate e bisunte, punteggiate di vecchie caccole, provenienti da ogni tipo d'orifizio corporale.
Intanto sul pulpito sale un grasso maiale, mi dicono il Governatore dei conigli, attorniato e protetto da una ventina di cani-poliziotto, le sue guardie del lardo.

La scala che porta al baldacchino dell'oratore traballa, per il peso abnorme del suino e i cani, slingu

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   2 commenti     di: Mauro Moscone



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