username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

Racconti del mistero

Pagine: 1234... ultima

Un sorriso non fa mai male

Scena 1 settembre 1943
Piazza principale del quartiere.
Presidio 2° reggimento motorizzato SS-Panzer-Grenadier-Division "Reichsführer-SS"

Il portone di legno massiccio si schiuse. Ne uscirono otto soldati che si disposero su due file dandosi le spalle gli uni con gli altri e imbracciando fucili mitragliatori MP-40 si guardarono intorno. Il loro sguardo feroce celava la paura di un imminente attacco delle brigate partigiane che circondavano il paese. Una Mercedes nera con gli interni in pelle rossa frenò bruscamente davanti ai soldati e solo allora uscì dalla porta con passo deciso e cadenzato l’SS-Untersturmführer e i suoi due attendenti.
Non fecero in tempo a salire sull’auto. Da più balconi in un caos frenetico i cecchini cominciarono a sparare in un convulso cielo di piombo. Il loro fuoco era devastante e gli uomini delle SS colti di sorpresa caddero in breve tempo. L’SS-Untersturmführer venne colpito alla testa, un proiettile gli bucò il suo impeccabile berretto facendogli saltare il lucente distintivo che finì in un tombino li vicino. Il proiettile proseguì il suo viaggio e andò oltre la calotta cranica, nella sua materia cerebrale e poi su una panchina di granito. Era morto. Gli altri colpi su quell’elegante divisa nera furono soltanto la conseguenza di un’ira che avrebbe voluto uccidere quel cadavere una volta di più. Era morto e la vendetta era compiuta. Era morto e se n’andarono via come fantasmi.
________________________________________

Scena 2 settembre 1993
Piazza principale del quartiere.

Andrea, 16 anni ascoltava nel lettore cd una suite strumentale di Mike Oldfield forse troppo rilassante per accorgersi di ciò che intorno si muoveva e viveva. Gli studenti scocciati alla fermata del bus, ansiosi di arrivare in tempo per la puntata dei Simpson, l’edicola con le ultime su Lady D, il cinema con l’ultimo film su Twin Peaks di David Lynch… tutto questo e

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: Dario llll l ll


Altri Dei

Mancava poco all'alba.
Adriano guidava calmo, asciugandosi di tanto in tanto gli occhi, che lacrimavano.
"Dissociazione della personalità, asociale, mentalmente instabile,
non in grado di nuocere, ma inaffidabile, schizofrenico, a tratti paranoico, non riesce a gestirsi...".
Questi termini gli rimbombavano ancora dentro la testa. Molto bravi i medici e gli avvocati mobilitati da sua moglie Luisa, per poterlo definire. E con queste definizioni era riuscita a ottenere la separazione e se ne era andata con i ragazzi. Le lacrime ripresero a scendere copiose.
Le asciugò bruscamente con una mano, stringendo spasmodicamente il volante con l'altra.
"Dissociazione...". Ma cosa ne sapevano di lui?
Lavorare dalla mattina alla sera, i soldi che non bastavano mai, i mutui, i debiti, gli straordinari e Luisa che gli diceva:
"... e dove accidenti vai ogni tanto che sparisci? Hai un amante? Non è che sei gay, oltre che fallito? Ci manca anche questa!"
Le stranezze di Adriano: non fumava, non beveva, niente scappatelle apparentemente, ma spariva ogni tanto, arrivando tardi al lavoro, tardi a casa. Ma che rincasava a fare? Avrebbe voluto respirare in famiglia, rilassarsi e invece veniva accolto dalle urla e dagli schiamazzi dei reality alla tv, seguiti con religioso trasporto da tutti in casa. Meno che da lui, che si addormentava sulla poltrona, dopo aver mangiato un piatto di spaghetti appiccicoso che gli avevano a malapena lasciato sul tavolo, senza neanche coprirlo.
Niente hobby creativi, se ne fregava di palestre o piscine, solo una grande, soffocata passione per la lettura, ma in casa sua dei libri non sapevano che farsene. Un amore per il cinema, il tutto abbondantemente ignorato e ridicolizzato da Luisa e dai suoi figli. E ora lo avevano lasciato perché, a detta degli avvocati, il fatto che nella sua vita ci fossero dei vuoti che non era in grado, che si rifiutava di spiegare, dava adito a mille congetture, suffragate dalle relazioni caricate dei medic

[continua a leggere...]

   4 commenti     di: alberto tosciri


una storia

IL VENDITORE DI CERTEZZE (secondo capitolo)

“Sì, la strada per Nulla è questa…ma sei sicuro di volerla percorrere? ”
“Perché mi fai questa domanda? ” chiesi.
“È risaputo che lungo questa via vi siano ostacoli apparentemente insormontabili, bestie feroci e fiumi di lava; c’è chi ha parlato anche di strani esseri ingannatori col corpo coperto da un mantello grigio e gli occhi di ghiaccio, capaci di pietrificarti e renderti talmente pesante da non riuscire più a risollevarti dopo la caduta. Se hai deciso di inoltrarti in quella selva di pazzi e alcuna certezza, preparati al non ritorno”.
Dapprima a stento intesi il vero significato delle parole pronunciate dal mercante: sembrava stesse quasi parlando di una specie di ‘terra di nessuno’, dove ogni gesto perde di significato e le parole non sono altro che foglie secche nella corrente. Un luogo in cui quando credi di essere libero, in realtà, attorno a te, qualcun’altro sta già costruendo alte barricate. In un secondo momento quei suoni fuoriuscirono dalla mia mente e, dopo averlo ringraziato, cominciai a camminare verso lo svanire dei miei dubbi.
Rimasi alquanto esterrefatto dalla velocità con la quale si dileguò tra le piccole calde casette colorate del paesino sulla costa, probabilmente così frettoloso di raccontare a chiunque del mio passaggio da dimenticarsi persino della fame che ore ed ore di duro lavoro gli avevano procurato; un cittadino in preda ad un attacco di panico, forse terrorizzato al solo pensiero di doversi trovare al mio posto anche solo per una manciata di secondi. Un mortale come tanti altri, timoroso di ciò che non conosce e tanto succube della vita da preferire una parziale consapevolezza di ciò che accade intorno a lui per evitare di metterla a repentaglio e che si crogiola nella sua ignoranza illudendosi, in questo modo, di poter proseguire il suo grande viaggio anche solo per qualche momento di più. Il classico amante della precaria stabilità, della

[continua a leggere...]

   5 commenti     di: eleonora davoli


La casa delle tre vedove

Un giorno di Novembre, alle prime luci dell'alba, quando la bruma mattutina si condensa in strati sottili e sembra galleggiare nell'aria, seguendola in quel dolce dondolio in guisa di monotona risacca marina, e la luce tremula si insinua tra le fumanti zolle di terra, risplendendone in mille riflessi cristallini, un uomo camminava lungo la strada che uscendo dal paese si adagiava per valli e colline seguendo un percorso dettato più dalla casualità che dalla logica. Nell'accingersi ad oltrepassare il cancello della casa delle tre vedove ebbe come un attimo di smarrimento, un momento di sospensione dell'incessante battito del tempo e dello spazio, provando la netta sensazione di trovarsi sull'orlo di un precipizio. Dovette appellarsi a tutte le sue forze per restare in piedi, cercando disperatamente un sostegno. Prima di cadere a terra la sua mano venne afferrata da una gelida propaggine, dalla quale istintivamente cercò subito di divincolarsi, reputando l'appiglio più pericoloso dell'abisso che percepiva sotto di lui.
- Si sente male, signor Maltoni? - Chiese una voce fredda e dura come l'acciaio,
provocandone l'immediata ripresa dei sensi. Si trovava nel viale che dal cancello di ingresso conduceva alla villa, ed il freddo sostegno che gli aveva consentito di non cadere in terra era in effetti la mano di un uomo.
- No, no, ora mi passa, è stato solo un capogiro. La ringrazio, comunque. - Disse
cercando di riprendere contatto con la realtà.
- Le signore la stanno aspettando, se vuole seguirmi. - soggiunse quello che sembrava essere il maggiordomo, avviandosi in direzione della villa.
Le brune mura sbrecciate, testimoni di passate battaglie, di antichi assedi, di splendide vittorie e di triste sconfitte, edificate con il sudore e difese con il sangue, ora rimanevano esangui testimoni di glorie trascorse e di inconfessate speranze.
Fiera testimone della potenza militare della signoria, l'antica rocca aveva subito l'onta del tempo divenendo residenza

[continua a leggere...]



Gary Buckley

La pioggia incessante batteva gradevolmente ai vetri della finestra della sala da tè, nella stanza ancora piroettavano in utopistica armonia le note dell’ineffabile musica di Dvorak. Gary Buckley, violinista di formidabile bravura, posò il suo strumento ancora caldo nella custodia, erano le ventitre e qualche minuto; aveva appena salutato e accompagnato alla porta il suo amico Jack Lucas, uomo mediamente colto, dal carattere irascibile quasi insopportabile, campione nazionale di biliardo. Uno di quelli che per far scena, manda la palla in buca con otto sponde; i due avevano trascorso la serata a parlare e a sorseggiare dell’ottimo rosso toscano. Jack Lucas aveva anche confidato a Gary tutto il suo dolore che ancora, a distanza di mesi gli logorava lo stomaco.
Il giovane aveva perso la fidanzata per un male incurabile che nel giro di poche settimane, da quel fiore lucente e sfavillante che era, l’aveva trasformata in uno stelo passito e funereo fino a condurla, con urla strazianti di dolore alla tomba.
Jack Lucas era distrutto.
Gary Buckley per tutta la sera aveva guardato negli occhi il suo ospite, arrivando ben oltre, lo sguardo aveva attraversato l’uomo, andando a sbattere contro la parete di ricordi immobili che ornavano in maniera aristocratica la stanza.
Da mesi Gary Buckley era in cura per una forte forma di depressione, causata da diversi eventi che gli avevano segnato la vita. Aveva sofferto le pene dell’inferno, la sua corazza era ormai solcata da graffi irreparabili. Era solo…solo come il vento che va ad urtare le parole della gente nell’aria in cerca di una misera ma vitale compagnia.
La sua visione del mondo era a dir poco catastrofica, aldilà di quelle mura per lui non esisteva più niente, udiva solo il rumore di pianeti in attività nell’universo buio. Un ronzio basso, cupo e sordo.
Continuava ancora a far comprare alla domestica, una settantenne vedova e umilmente servile, il cibo per il cagnolino Molly deceduto due anni prim

[continua a leggere...]

   4 commenti     di: Gary Buckley


Serata al lago con buzzati

e così un giorno di punto in bianco decisi:è il momento di rubare una macchina e partire. Rubai la macchina, era una vecchia station vagon probabilmente degli anni 90 o giù di lì; inforcai la prima strada che dava verso le montagne, le alpi, e proseguii finchè non dovetti fermarmi a pisciare. sfruttai la breve pausa anche per ragionare sul da farsi, ero indeciso se dirigermi verso i pascoli e probabilmente farmi fucilare da qualche pastore zoofilo incazzato oppure accamparmi presso il lago montano. optai per la seconda, mi sembrò più facile e sicuro che sfidare i signori delle capre. ecco bhe dunque arrivai. tentai all'inizio di costruire una simil-capanna cercando con molta calma rami e foglie secche:come avrei fatto ad assemblare il tutto dovevo ancora pensarci. avevo portato con me nella mia fuga dalla civiltà solo un machete per la legna, una canna da pesca, un fornello da campeggio, due litri di grappa, un paio di stivali, 5 litri di vino per la notte e una coperta, il tutto raggomitolato alla bell e meglio in un borsone lanciato a terra nella macchina. cominciai allora a picchettare dei rami a terra battendo con il machete tenuto orizzontale;l'operazione ebbe scarsi risultati, sotto 2 centimentri di terra c'era uno strato di pietra. ci rinunciai, mi stesi a terra e ammucchiati i rami che avevo raccolto per la capanna gli diedi fuoco usando della grappa. ero lì sdraiato accanto al lago montano, un posto abbastanza selvaggio per essere comunque vicino alla civiltà. mi misi la coperta e mi avvicinai al fuoco(comunque si avvertiva già un certo freddo per essere le 22 del 4 aprile) versandomi del vino. l'indomani mi sevgliai con la coperta a 2 metri di distanza e con ustioni di terzo grando ai piedi per la vicinanza al fuoco. ripartii subito dirigendomi verso il mare. mi aveva sempre affascinato il mare e adoravo la pesca quindi mi sarei di sicuro rilassato e avrei potuto dimenticarmi un po della pazzia e della freneticità del mondo e ritrovare i miei r

[continua a leggere...]



L'ULTIMO GOCCIO

Franky sedeva sulla sua comoda poltrona con un bicchierino di whisky in mano ed un bel sigaro cubano da assaporare pronto sul tavolino. Stava aspettando una persona.
Il camino era acceso, le fiamme sembravano danzare sulla legna come ballerine attraenti intenzionate a suscitare grande piacere e godimento. La luce della lampada da lettura illuminava il suo volto, quel volto che aveva sghignazzato tante volte di fronte alla vita ed ora era pronto a farsi l'ultima risata perchè “chi ride bene, ride ultimo!”
A parte quella fioca luce, il resto della stanza era immerso nell'oscurità, fuori faceva freddo, il vento batteva forte sulla finestra. Franky adorava gustarsi un buon bicchiere di whisky davanti al camino mentre imperversava una tempesta, era un modo per prendersi gioco del tempo, quel tempo dittatore che ti obbliga a prendere l'ombrello se piove e ad essergli grato se splende il Sole. Franky invece era diverso, Franky non voleva essere comandato da nessuno, Franky comandava e gli altri dovevano obbedirlo.
Franky non aveva amici, ma non aveva neanche nemici perchè prendeva le contromisure adeguate. Fare il suo mestiere era difficile, di nemici ne hai a migliaia, puoi trovarti contro i tuoi stessi fratelli, il tuo stesso sangue. Ma Franky non aveva né amici né fratelli, Franky non aveva genitori, Franky non aveva mogli né figli, Franky era solo.
Franky sapeva che gli affetti erano sinonimo di debolezza, lui invece doveva essere duro, doveva essere il “duro” e lo era stato per tanto tempo, forse troppo tempo, quel tempo che ora si era preso gioco di lui. Sì, proprio così, ora che lo vedevano debole e malconcio si sarebbero presi tutti quanti gioco di lui. “La vita è dura caro Franky!” pensava “E tu hai cercato di renderla più leggera possibile, pur sapendo di stare in equilibrio sopra un filo... vecchio temerario, te ne sei accorto solo adesso!”
In quella stanza immersa nell'oscurità solo il rumore del vento che sb

[continua a leggere...]




Pagine: 1234... ultima



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Racconti del mistero.