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Racconti e storie sul Natale

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La Capanna del Sorriso Ritrovato

Sono qua?
Son giunta?
La stella cometa era finalmente giunta alla capanna sacra.
Eccomi????
Disse accendendosi come non mai.
Ma nessuno mi VEDE???
Ai suoi gridolini di gioia nessuno prestò attenzione, gli occhi di chi l’aveva seguita nel corso del suo lungo volo nell’oscurità del cielo, ora erano tutti fissi all’interno della povera capanna.
E la stella incuriosita decise di sporgersi un pochino, per vedere cosa attirasse a quel modo la loro attenzione.
Fece per affacciarsi incuriosita con il suo musetto buffo e colse gli occhi di una minuscola creaturina, e quando per un istante furono occhi negli occhi il paffuto frugoletto sembrò illuminarsi di una luce grandiosa.
Fu in quell’istante che la stella cometa comprese, il perché di quel suo lungo viaggio in quel cielo nero come la pece. Il perché era ora dinnanzi ai suoi occhi, in quella modesta mangiatoia, era quel meraviglioso bambino.
La stella cometa sentì il fuoco del suo cuore divorarla alla vista del piccolo, e desiderò ardentemente unirsi al popolo della notte per adorarlo.
Si vestì allora dei suoi abiti umani divenendo una bambina, e come la più piccola delle creature si avvicinò alla capanna in punta di piedi. Improvvisamente il brusio delle persone in rispettosa adorazione cessò e il silenzio fu rotto da una piccola voce che disse:
Vieni avanti.
La stella bambina si guardò attorno, era convinta che quelle parole non fossero per lei, ma alle sue spalle non c’era più nessuno e nella capanna era rimasto solo il piccolo nella sua mangiatoia piena di paglia. Fece un timido passo in avanti e guardandosi intorno con circospetta abnegazione, disse:
Posso?
E la voce piccina ripetè di nuovo:
Vieni avanti!
La bambina lentamente si accostò alla culla e vide il bambino sorriderle, tanto era bello da non riuscire a trattenere le lacrime di gioia.
Eri tu piccino che mi parlavi?
Si stella ero io, sei la benvenu

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   0 commenti     di: Cleonice Parisi


Natale

Ed eccoci qua...
Anche quest'anno il Natale è ormai alle porte... In ogni angolo delle città, è tutto un'intermittenza di lucine colorate.
Alberi e viali illuminati...
Dai balconi delle case, pendono strani   "pupazzi vestiti di rosso", intenti a salir la scala ed intrufolarsi negli appartamenti a lasciare, per la gioia dei più piccoli, una caterva di  regali.. alcuni utili, altri privi di qualsiasi significato...  
Le vetrine dei negozi  sono vestite a festa, con gli abiti più lussuosi e scintillanti che mai...
Glitter e paillettes sono le parole d'ordine...
Rosso, argento ed oro... I colori del Natale (li chiamano)
Volantini, cartelloni e brochure dei grandi magazzini, sono stati  disegnati, colorati e riempiti apposta "di Natale"...
 
Come formiche, ci si accalca nella mischia, per accaparrarsi gli ultimi regali... Che poi... il più delle volte, non sono apprezzati, perchè destinati a persone sbagliate delle quali ci si è ricordati all'ultimo istante, oppure perchè , solo il giorno prima, qualcuno che non era nella lista ci ha fatto un pensierino e allora bisogna sdebitarsi...
Folli corse al giocattolo più grosso che c'è... poco importa se idoneo o no... poco importa se dietro quel gioco qualche bambino ( magari della stessa età di colui al quale  è destinato quel gioco), abbia dovuto dimenticare cosa sia la gioia di un regalo o semplicemente smettere di giocare perchè ha necessità di lavorare..
Nelle case poi... impazza la mania dell'albero più grosso ed addobbato... Quasi ci fosse un premio da vincere...
C'è di tutto su quei rami... Palle colorate, ma rigorosamente colori che nn facciano a botte tra loro (un po' come si fa con i vestiti ) rosse e dorate, al massimo argentate, ma mai e poi mai aggiungerne altre di colore blu, tutto al più bianche o trasparenti con leggere sfumature... Se poi sono di vetro e  soffiate a bocca... ancora meglio...
Pupazzi di stoffa (uno per ogni forma)... ghiaccioli pendenti e per finire... f

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   1 commenti     di: Lucia


La rapina

Il barista stava sparecchiando gli ultimi tavoli, passando in continuazione di fianco a quello di Salvatore per fargli capire che era arrivata l'ora di sgomberare. Era la vigilia di Natale e quel giorno il bar avrebbe chiuso in anticipo, ma Salvatore continuò imperterrito a bere ancora altra birra, del resto era l'unica cosa che gli rimaneva nella vita. Da quando aveva perso moglie e figlio in un tragico incidente stradale parecchi anni prima, il vortice dell'alcol, oltre che prosciugare la sua misera pensione, aveva risucchiato quel che rimaneva della sua vita solitaria.
Finalmente si alzò dal tavolo un po' barcollando, avrebbe cercato un altro bar che magari rimaneva aperto qualche ora in più. Per Salvatore i cenoni ed i festeggiamenti di Natale erano un qualcosa di talmente sepolto nella memoria, al punto che pensava appartenessero ad un'altra vita.
"Ciao Salvatore dove te ne vai?"
Pur sotto l'effetto già stordente della sbronza, Salvatore riconobbe Mario, un poco di buono noto nel quartiere per spaccio di droga e furti con scasso.
"Mi hanno mandato via dal bar" rispose Salvatore. "Hanno tutti fretta di cominciare a festeggiare questo maledetto Natale".
"Maledetto?" continuò Mario. "Per me Natale è uno dei giorni più belli dell'anno. Tutti ad abbuffarsi e a festeggiare ed io posso entrare indisturbato nelle case della gente e mi faccio letteralmente d'oro. Ho preso di punta l'appartamento dove vivono due vecchie sorelle rimbambite e stasera andrò da loro a fare una visitina".
Salvatore lo guardò perplesso ed allo stesso tempo incuriosito da quell'argomento e ciò spinse Mario a continuare il suo discorso.
"Senti un po', perché non mi dai una mano stasera? Penso che quelle vecchie non se la passino male economicamente. Faremo un bel colpo e ci spartiremo il bottino".
Salvatore stette per qualche istante sovrappensiero. Sinora la sua fedina penale era rimasta pulita, nonostante il vizio dell'alcol e qualche frequentazione poco raccomandabile, ma

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Elemosina

Se ci si siede nei tavoli del caffè Campari a Pavia si ha l'occasione di vedere un individuo singolare che fa la spola tra le macchine ferme davanti al semaforo
nei pressi dell'incrocio.
Indossa sempre un giubbotto impermeabile ed un cappellino di lana, si avvicina
ad ogni macchina fa un inchino ed apre le sue mani vuote nell'attesa che su di esse venga poggiata qualche monetina.
Nove volte su dieci viene ignorato mentre i conducenti approfittano della sosta per
smanettare con il telefonino.
Una fanciulla seduta in un tavolo accanto ha appena mandato a quel paese il suo moroso dicendogli a telefonino; "Vaffa..." questo è il nuovo linguaggio comunicativo esplicito e lapidario ghigliottinato negli sms ma efficace.
Una vita virtuale condotta da molti mentre quella vera scorre inesorabilmente
senza interruzioni ed alla quale, mi duole dirlo, tanti, tantissimi non partecipano.
Quel povero illuso seguita ad umiliarsi tra una macchina e l'altra, mentre agli
altri la sua figura è totalmente invisibile.
Mi chiedo che senso abbia, oggi, parlare di solidarietà e di condivisione e dei
valori della vita che vengono sempre più disattesi a favore di una virtualità
che ci sta divorando come il "nulla" della Storia infinita.
La vita quella vera latita e Diogene invano circolerebbe con la sua lanterna alla
ricerca dell'uomo "vero", un uomo capace di comprendere la sua natura di essere
finito e di condividerla con il suo prossimo.
Siamo in un momento in cui l'infinito è inteso come finito e viceversa.
Osservo ancora quell'omino dalla faccia contristata che, ogni tanto, guarda, traendoli dalla tasca i pochi spiccioli raccolti contandoli mentre dal suo volto
scende una lacrima.
Tra poco sarà Natale e mi chiedo come potranno celebrarlo coloro che vivono
nel virtuale che oggi, purtroppo, rappresentano la maggioranza.
Avranno il Babbo Natale o l'albero sullo sfondo del telefonino o dell'hi-phone o
del notebook, pochissimi si ricorderanno del Presepe.
Si

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Io pecora

Spesso mi interrogo su chi realmente sono.
E le risposte che do' a me stesso sono assai diverse e variano dal momento emotivo che sto vivendo e dal contesto nel quale mi trovo.
Eppure la risposta dovrebbe essere univoca e non condizionata dalle mie emozioni, né tantomeno dal mio raffronto con gli altri, perché io sono quel che sono a prescindere.
Tempo di Natale e dunque tempo del presepe.
Fra i tanti personaggi della rappresentazione storica della nascita di nostro Signore ce n'è una che tende a farsi spazio, sto scoprendo la pecora che è in me.
Già perché tutto quello che sono e la fede che vanto di avere, non sono merito mio, ma di un pastore che mi ha condotto da Gesù.
Quel buon pastore è mia madre che sin nella tenera età mi portò nella casa di Dio a fare il ministrante, cioè il chierichetto e da allora non ho più abbandonato la Chiesa, eccetto per il periodo dell'adolescenza.
Dentro un presepe grande rilievo hanno i Re magi. Ecco mi sarebbe piaciuto essere uno di loro, purtroppo il mio sogno svanisce perché le mie conoscenze astrali sono piuttosto scarse, anzi inesistenti.
A questo punto l'alternativa sarebbe quella di interpretare il pastore. Che discesa! Ma anche in questo caso devo ammettere che se io mi fossi trovato al loro posto non sono certo che mi sarei mosso per andare fino a Betlemme, a causa della congenita pigrizia e insofferenza.
La pecora, invece è il personaggio che meglio mi si addice, perché se non c'è qualcuno che mi motiva, io non mi muovo. Sono anche pecora perché non sono in grado di comprendere i segni della provvidenza divina (la Cometa).
La mia povertà spirituale è più simile a quella di un animale, piuttosto che a quella di un uomo di fede. Così ogni tanto, accadono dei miracoli che Gesù adulto compie nella mia vita e che io non sono in grado di vedere o di riconoscere dopo aver a lungo chiesto.
Già, nella vita non so chi sono, ma nel presepe di Dio conosco il posto assegnatomi.
Viva le peco

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   12 commenti     di: Fabio Mancini


Buon Natale

La serata era umida e fredda, mancavano ormai pochi giorni per il Natale e le vetrine erano tutte addobbate con calcomanie e luci multicolore. I negozi colmi di gente sorridente che sceglieva i doni per le feste e scambiava gli auguri con conoscenti e commessi. Le strade ed in particolare la via principale del paese erano illuminate a giorno, tra i passanti allegri babbi natale con la classica casacca rossa, cappello bianco e rosso e la lunga barba, posticcia, bianca, intonavanole tradizionali canzoni natalizie. Dalle pasticcerie si spandeva il profumo di fragranti dolci e dei torroni, era proprio bella quell'atmosfera di festa. In un angolo, seduto al bordo del marciapiede, un uomo di piccola statura con i capelli disordinatamente lunghi e dalla barba incolta, indossava una lisa camicia a quadri felpata ed un vecchio rattoppato pantalone di velluto grigio, aveva degli scarponi senza lacci, cercava di ripararsi dal freddo coprendosi con dei pezzi di cartone. Aveva accanto una lacera borsa di tela e poggiati per terra una lattina di cibo in scatola, una bottiglia di birra ed una ciotola di rame desolatamente vuota. Nessuno lo degnava d'uno sguardo, sembrava come se non esistesse. Le genti gli passavano davanti, con le grandi buste piene di spesa, con le allegre scatole di dolci, senza vederlo, o probabilmente senza volerlo vedere. Cercava di ripararsi dal freddo sfregando le mani sulle braccia e le gambe ma i brividi di freddo taglienti trasformavano la sua pelle come una buccia d'arancia. La ciotola era rimasta vuota, non aveva racimolato nemmeno uno spicciolo, non avrebbe potuto farsi neanche un bicchiere per riscaldarsi e già pensava a come avrebbe passato la gelida nottata. Vedeva tutte quelle donne in pelliccia, gli uomini con soprabiti ed eleganti giubbotti di renna, gli luccicavano gli occhi, sembrava volesse piangere. Era disperato quando vide avvicinarsi un uomo anziano che teneva al guinzaglio un vecchio cane, anch'egli dai capelli e barba lunga inco

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   0 commenti     di: andrea


A Natale siamo tutti più buoni

Era la vigilia di Natale, ed il freddo era tagliente come la lama di un rasoio. La bimba, vestita di stracci, teneva in mano una lurida bambola di pezza senza una gamba. Il suo fiato chiazzava disegnando un alone di condensa su i cristalli della grande vetrina sovrastata dall'enorme insegna " Antica Pasticceria". I suoi piccoli occhi fissavano, sbarrati, l'interno del negozio, mentre il viso, che poggiato sulla vetrina si era quasi schiacciato come per poter attraversarla, si deformava disegnando una maschera stranita.
Ogni volta che la porta si apriva percepiva il delizioso profumo dei dolcetti, mentre un piacevole calore faceva capolino spargendosi nella strada. Sul bancone vedeva esposti in una fantasia di colori e sapori torte enormi, una miriade di bignè, pasticcini, cioccolate e caldi e fumanti crossaint, li osservava, muoveva le labbra e deglutiva
come se li stesse assaggiando tutti. La gente usciva con dei pacchettini colorati e legati da simpatici fiocchetti dorati e lei aspettava, aspettava, aspettava. Un signore arrivò con un cagnolino al guinzaglio che legò fuori, al palo di un segnale stradale, ed entrò. La bambina si avvicinò' al cagnolino per accarezzarlo e giocare un po', mentre poco dopo quel signore uscì con un fumante crossaint in mano.
Guardò la bimba, prese un pezzo di crossaint e lo diede al cagnolino, aspettò che lo mangiasse e poi lo slegò e si allontanarono. La piccola li segui con lo sguardo mentre due piccole lacrime le solcarono la linea degli occhi scendendo sulle minuscole guance fino a sfiorarle le labbra che strinse mordendole tra i denti.
Poi diede un ultimo sguardo alla vetrina e accostandosi la lercia bambola al petto andò via.

   4 commenti     di: andrea



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Il Natale è la festività cristiana che ricorda la nascita di Gesù di Nazareth. Viene festeggiato il 25 dicembre (o il 7 gennaio nelle Chiese orientali). - Approfondimenti su Wikipedia