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Racconti e storie sul Natale

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Amicizia di zucchero

Descrivere la mia migliore amica in una parola sarebbe impossibile, perché dire semplicemente amicizia non basta, dire amore non basta e dire vita non basta.
Barbara l'ho conosciuta in un particolare periodo della mia vita, mi ero appena ritirata dal quarto anno di ragioneria, i miei genitori si erano appena separati e mi sentivo incredibilmente sola. Non avevo grandi amicizie e per questo non riuscivo mai a sfogarmi.
Al tempo ero insieme ad un ragazzo ed una sera mi ha presentato la sua compagnia; subito abbiamo iniziato a parlare, soprattutto con Barbara e ci siamo trovate immediatamente bene insieme, io avevo 17 anni, lei 14.
Ho iniziato ad uscire con questo gruppo e prima di uscire passavo sempre a casa sua dove mi ricordo che tante volte mi aspettava fuori dall'ascensore e appena uscivo mi abbracciava forte.
Anche con sua mamma mi sono trovata subito d'accordo, infatti ora dopo 5 anni è la mia seconda mamma. Uscivamo sempre non appena il lavoro me lo permetteva, passavamo intere serate nel garage di una nostra amica a giocare ad uno e scala 40.
Quel periodo ero nella terra di mezzo, come lo definisco io, ovvero non parlandosi i miei genitori riuscivo a gestirmi le serate come e dove volevo. Certe notti c'hai qualche ferita che qualche tua amica disinfetterà, un cantante citava così alcuni notti, io con Barbara ne ho passate moltissime al telefono.
Lei ha quello che manca a me, razionalità ed obbiettività, lei riflette, guarda a fondo le cose, sceglie il modo più giusto per affrontarle e sa sempre cosa dire; io al contrario sono impulsiva, mi faccio mille paranoie e vedo il lato drastico delle cose.
Quando ho un problema, di qualsiasi tipo, lei c'è, lei c'è sempre, in qualsiasi ora e momento. Ha la capacità con la sua obbiettività di farmi vedere le cose come realmente stanno, ha la capacità di tranquillizzarmi quando sono agitata ed ha la capacità di sapermi far ragionare a mente limpida, ma soprattutto, quello che di lei ammiro è la

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   2 commenti     di: serena rubin


I qualunquisti

Come stormi di B-29 a riposo sulla Linea Rossa, le fusoliere lucide come specchi, nemmeno sfiorate dal tempo e dalle cassette di frutta da scaricare al supermercato. Le teste, fighissime come nelle cartoline di Hanoi, sorseggiano aperitivi analcolici nel bar della stazione. Si giocano a carte sogni che non conoscono e bevono lo stipendio nelle slot-machine.
Poi i velivoli scaldano i motori e le intermittenze e fanno a spintoni tra le nuvole. C'ero prima io, no vaffanculo, stavolta tocca a me, zitto stronzo tu l'hai già fatto la volta scorsa. E il sole non si vede più: Miller c'ha insegnato che a combattere all'ombra non si fa mica un bell'affare. Eppure al fischio dell'arbitro sono tutti in riga, le cloche allineate in fila per sette col resto di due. I muscoli ben tesi, i serbatoi pieni ed i corpi cavernosi idem.
Concerto per sibilo di bomba in caduta libera in Mi bemol, andante con brio.
E il silenzio non ci avvolge mai. Si potrebbe avere un po' di silenzio, per favore? Non è come scrivono in quelle testimonianze che poi tu ti commuovi e fai un casino di beneficenza e vai in culo a sanpietro ed entri in paradiso dalla porta di servizio. Le bombe cadono, urla, macerie e di nuovo urla. Non viene mai il momento in cui le foglie restano immobili e tu puoi raccogliere qualche bullone. O forse qualche brugola. Nemmeno io li ho mai saputi distinguere granchè bene.
Ma io lo voglio. Ne ho bisogno. Ne ho la necessità fisica. Vomito ed ho le allucinazioni coi bambini morti che camminano sul muro, quando non riesco ad averlo.
Solo dieci minuti. Giusto il tempo di fare un attimo l'inventario. Di valutare i crolli, i costi per le riparazioni. Per trovare una casa che abbia ancora un tetto dove poter trascorrere la notte.
E non me lo spiego. Avevo delle cuffie antirumore che erano la fine del mondo. Guarda che hai poggiato il culo su Little Boy. Eh? Cosa? Me lo dici un'altra volta, non ti sento proprio.
E per questa dipendenza non c'è metadone che tenga.



La pallina d'argento

Finalmente è arrivato il mio momento?
Sono emozionata!!! Mamma… guardami come brillo, ho un abito dai colori sgargianti, la prigionia non mi ha resa meno bella.
Mamma, perché non mi rispondi!!!!
Mamma, Mamma…
Una voce lontana rispose:
Figlia mia, son qui dall’alto ti sento, sei bella lo so, i tuoi colori somigliano a quelli di una stella.
Mamma ma dove sei io non ti vedo!
Che importa vedersi mi senti?
Si ti sento, ma…vorrei anche vederti e esserti vicina.
Mi vedrai e saremo vicine, fa che quella mano ti scelga così potrai raggiungermi.
La pallina di Natale si mise in bella mostra, voleva raggiungere la sua mamma che già faceva parte dell’albero di Natale su in punta, era la stella più bella, ma per le palline la vita era dura, non tutte sarebbero arrivate alla meta ambita.
La mano prese ad aprire lo scatolo, la pallina di Natale, incominciò a sorridere del più grande sorriso che aveva nel cuore, dicendo:
Mano, mano, io voglio andare dalla mamma, non importa che non sia la più bella, ti prego fammi stare vicino a lei.
Ma la mano non poteva ascoltare la voce di una piccola pallina d’argento, e continuava a selezionare palline, senza neppure sfiorarla.
Ogni discesa della mano, faceva palpitare il cuore della povera pallina, e quando l’albero fu completamente adorno la pallina si rese conto di non esser stata scelta.
Le lacrime cominciarono a scendere copiose, i singhiozzi della piccola pallina delusa riecheggiarono per tutto lo scatolo, le altre palline cercarono di consolarla, ma la piccola era davvero inconsolabile.
La madre dall’alto dell’albero si accese di una luce strana, e quando la mano guardò l’albero, provando un senso di insoddisfazione disse:
Cara ma l’albero quest’anno mi sembra strano, non mi da emozione, tu cosa ne pensi?
Tesoro lo trovo elegante, hai fatto bene a scegliere di farlo dorato, molto richiama la meravigliosa stella che hai messo in punta.
Si, ma c’è

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   5 commenti     di: Cleonice Parisi


Gli occhi di mia nonna

Negli occhi di mia nonna ritrovavo quelli di mia madre. In quelli di mia madre ritrovo sempre i miei.
Gli occhi dolci di mia nonna brillavano mentre lei mi teneva in braccio e sorrideva, guardando l'albero di Natale.
I regali erano stati tutti ben disposti alla base, nell'angolo del soggiorno, proprio di fronte alla porta d'entrata.
Nonna Alessandra sapeva che le mie attenzioni erano tutte per la scatola posta più a destra, quella con la carta rossa a stelle colorate e la coccarda blu che era stata scelta apposta per me.
Il blu era il mio colore preferito. Nei miei disegni c'era sempre il cielo, non mancava mai il mare.
La forma della scatola lasciava intuire che all'interno ci fosse proprio il regalo che tanto avevo chiesto: il mitico trenino elettrico della Lima.

La confezione, oltre alla bellissima motrice verde, conteneva cinque vagoni passeggeri ed uno per il trasporto delle auto. Quattro vetture erano incluse. C'erano anche passaggi a livello e gallerie. Era stato il tormentone per i miei genitori e chiunque mi avesse preso in braccio nei giorni che precedettero quel Natale.
Era stato esposto nella vetrina del negozio in centro. Mi era capitato di vederlo e non l'avevo più rimosso dalla mia mente.
"Non ho dubbi, da grande farai il ferroviere" diceva mio padre.
"È troppo bello, ha anche quattro macchine, sai?" gli dicevo.
"Mah, forse l'ho sentito dire un milione di volte da un bambino" rispondeva lui.
"Ci sono anche le gallerie"
"Anche i passaggi a livelli, vero?"
"Papà lo compriamo allora?" continuavo io.
"Lo compriamo? Quindi significa che sarà anche mio?"
"Si, però devi fare attenzione a non romperlo. Io sarò il padrone numero uno."
"Ah, è così quindi!" rispondeva mio padre, con un sorriso. "Scrivi a Babbo Natale, vediamo cosa può fare."
L'avevo fatto davvero, avevo scritto la mia letterina e credo che, se fosse esistito veramente il vecchietto tanto amato dai bambini, la mia lettera sarebbe stata pri

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   6 commenti     di: roberto cavuoto


Il nostro Natale allargato

Questa mattina fa davvero freddo, la fiamma pilota della caldaia ha fatto gli straordinari questa notte, attraverso il vetro della finestra della cucina cerco di sbirciare fra i rami di Betulla per scorgere il display luminoso della temperatura esterna del nostro benzinaio, -10, prevista neve anche per oggi pomeriggio.
Con della musica classica di sottofondo, fischiettando motivetti natalizi, mi anticipo nel tempo per confezionare dei sacchettini trasparenti con biscotti speziati fatti in casa per fare dei segnaposto per la tavola di Natale.
In tutto questo, la mia mente cerca anche di elencare i vari passaggi per il menù di Natale, e mentre mi inebrio con il profumo dei biscotti speziati, mi riaffiora un dolce ricordo legato alle feste natalizie, il mio caro Nonno Francesco, per tutti detto Chechi.
Una sua frequente abitudine che li nasceva dal cuore, era quella di arrivare a casa per pranzo o cena portando al seguito qualche amico che stava da solo, o che sapeva in difficoltà, figuriamoci per Natale!
Mia Nonna si preoccupava molto quando Chechi arrivava con qualche commensale in più, non per non ospitare, ma perchè voleva essere avvisata prima, aveva paura che il cibo non bastasse e di fare brutta figura.
Allora Chechi li diceva sempre: "Amabile, non ti preoccupare, dove si mangia in due si mangia anche in tre, in quattro...".
Chechi ci insegnava che bisogna essere cordiali, generosi e ospitali, ma non solo a parole, giusto per compiere il gesto e sentirsi la coscenza a posto, doveva nascere da dentro, dal cuore, ed in particolare ci faceva notare che il Natale era questo, era aprire le porte del cuore e di casa a chi era da solo.
Ecco che allora i geni e l'insegnamento di Nonno Francesco non sono andati persi, e chiunque si trovi a passare dalle nostre parti, per pranzo o cena, un pasto pronto o un boccone al volo lo trova sempre.
Così anche il nostro pranzo di Natale è sempre molto allargato, diventa come un tam tam nella foresta, un passa parola,

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È Natale anche lassù

Fuori piove e guardando le insegne luminose che sono pronte ad augurarci un Buon Natale, ripenso a questo lungo anno che ci sta per lasciare.
Le mille emozioni, i baci dati, gli abbracci ricevuti. Le cento risate che mi hanno accompagnato in questo lungo 2010, pieno di amori, amicizie, pianti, litigi, sorrisi, pazzie fatte.
Questo 2010 passato ancora con Voi. Non era come lo sognavo, lo desideravo migliore però nonostante tutto è andato bene anche così.
Manca ormai una settimana a chiudere quest'anno, passato cosi velocemente, e noi tutti speriamo in una sorpresa, in una svolta!
In un amore passato che ritorni, in un'amicizia persa che ritorni.
Eppure ora, io vorrei solo una cosa, rivedere Te, che mi hai lasciato cosi, senza un motivo. È Natale anche lassù!!
Darei oro per riabbracciarti, per salutarti o ancora semplicemente per augurarti Un Buon Natale...
Un altro anno senza Te, sta per iniziare. Mi manchi. <3

   5 commenti     di: Sara Turco


La Mappa del Cuore

“Quando arrivato sarà il momento,
il tuo cammino apparirà spento
e della vita conoscerai il tormento
tu non crederai allo sgomento
è affronterai il fermento.

Attraversando l’arido deserto
dell’estremo nulla,
le profonde gole del non ritorno,
giungerai sino alla fertile terra dell’amore,
dove ad attenderti troverai il tuo cuore. ”

Augurati che venga presto il giorno, in cui non troverai più legna da ardere nel tuo camino, uomo cieco, solo quando l’ultimo bagliore di luce sarà stato soffocato dalla cenere, e tu brancolerai nel buio più impenetrabile, avrai incominciato a vedere davvero.

Voce, sei lontana dalla realtà!

Rispose l’uomo.

Quando il mio camino interiore, si sarà spento e l’ultimo bagliore soffocato, quello sarà il momento in cui io non vedrò più!

Quel giorno uomo, le campane del cielo suoneranno a festa, perché un altro figlio si sarà immesso sul sentiero della verità! Sarà allora che alzando gli occhi al cielo tu riconoscerai la tua stella!

La mia Stella? Ma il cielo è pieno di Stelle, come potrò riconoscere la mia? Voce mi parli di un cielo che non è il mio cielo, di un camino che non è un camino, di occhi che non sono i miei occhi, come potrò mai capire!

Disse l’uomo nello sconforto.

Ascoltami semplicemente ti svelerò la mappa del cuore.

Disse la voce.

Seguirai quella stella nel suo viaggio, sarà lei ad indicarti la strada nella nera notte, la sua luce ti condurrà sino alla più umile delle capanne e lì in un giaciglio di paglia nella semplicità del vivere, verrà alla luce la tua nuova vita.

Ma questa storia la conosco, disse l’uomo: la stella, l’umile capanna, il giaciglio di paglia hai descritto la nascita del re dei re? La luce del mondo venne così in mezzo a noi? Cosa c’entro io, con tutto ciò?

Uomo se hai compreso che ti parlo di un cielo che non è il tuo cielo, di un camino che non è un camino e di occhi che non sono occhi, comprenderai che esiste u

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   4 commenti     di: Cleonice Parisi



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Il Natale è la festività cristiana che ricorda la nascita di Gesù di Nazareth. Viene festeggiato il 25 dicembre (o il 7 gennaio nelle Chiese orientali). - Approfondimenti su Wikipedia