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Racconti e storie sul Natale

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I qualunquisti

Come stormi di B-29 a riposo sulla Linea Rossa, le fusoliere lucide come specchi, nemmeno sfiorate dal tempo e dalle cassette di frutta da scaricare al supermercato. Le teste, fighissime come nelle cartoline di Hanoi, sorseggiano aperitivi analcolici nel bar della stazione. Si giocano a carte sogni che non conoscono e bevono lo stipendio nelle slot-machine.
Poi i velivoli scaldano i motori e le intermittenze e fanno a spintoni tra le nuvole. C'ero prima io, no vaffanculo, stavolta tocca a me, zitto stronzo tu l'hai già fatto la volta scorsa. E il sole non si vede più: Miller c'ha insegnato che a combattere all'ombra non si fa mica un bell'affare. Eppure al fischio dell'arbitro sono tutti in riga, le cloche allineate in fila per sette col resto di due. I muscoli ben tesi, i serbatoi pieni ed i corpi cavernosi idem.
Concerto per sibilo di bomba in caduta libera in Mi bemol, andante con brio.
E il silenzio non ci avvolge mai. Si potrebbe avere un po' di silenzio, per favore? Non è come scrivono in quelle testimonianze che poi tu ti commuovi e fai un casino di beneficenza e vai in culo a sanpietro ed entri in paradiso dalla porta di servizio. Le bombe cadono, urla, macerie e di nuovo urla. Non viene mai il momento in cui le foglie restano immobili e tu puoi raccogliere qualche bullone. O forse qualche brugola. Nemmeno io li ho mai saputi distinguere granchè bene.
Ma io lo voglio. Ne ho bisogno. Ne ho la necessità fisica. Vomito ed ho le allucinazioni coi bambini morti che camminano sul muro, quando non riesco ad averlo.
Solo dieci minuti. Giusto il tempo di fare un attimo l'inventario. Di valutare i crolli, i costi per le riparazioni. Per trovare una casa che abbia ancora un tetto dove poter trascorrere la notte.
E non me lo spiego. Avevo delle cuffie antirumore che erano la fine del mondo. Guarda che hai poggiato il culo su Little Boy. Eh? Cosa? Me lo dici un'altra volta, non ti sento proprio.
E per questa dipendenza non c'è metadone che tenga.



Bartolini Francesco e i suoi diciotto natali

Il primo Natale di Bartolini Francesco, di cui lui ebbe memoria solamente attraverso i ricordi dei parenti, fu in una stalla. Dicono accadde per caso. C'era la guerra, i contadini si rifugiavano sulle montagne ed assaltavano i nemici piombando loro addosso come delle furie. Le case non andavano più bene per star tranquilli, c'era il pericolo di una retata, così molti si trasferivano in vecchi casolari, e rimanevano lì per molto tempo. Fu così che la prima cosa che vide Bartolini Francesco quando non fu sua madre, bensì un grosso porco dal colorito marroncino che in quella stalla era stato portato insieme a due buoi e a un pollo dall'aspetto smagrito. Da quel momento in poi fu celebre la fobia di Bartolini Francesco per i suini. Traumi dell'infanzia che ritornano. Dunque, Bartolini nacque il giorno di Natale, e tutti dicono che è così bello nascere il giorno di Natale. C'è la neve, e in effetti quel giorno la neve c'era. C'è il vischio, e in effetti quel giorno il vischio c'era, sebbene imbrattato dallo sterco di porco. C'è anche il tepore del caminetto acceso, ma quello nella stalla non c'era, anzi, si schiattava di freddo e pare ch il padre di Bartolini Francesco, nel buio della notte, tentando di abbracciare la moglie per riscaldarsi finì con l'abbracciare sempre il famigerato e grasso suino, che taluni sostengono essere non molto diverso in aspetto dalla donna. Comunque, se tutti vogliono nascere a Natale, Bartolini Francesco considerò tal fatto sempre un'enorme sfortuna. <<Bello! Bello nascere a Natale! Così poi di regalo te ne fanno uno solo, per Natale e per il compleanno. E ti dicono che quel regalo vale per due. Ma col cazzo che ti fanno due regali!>>. Ovviamente il regalo per il primo Natale di Bartolini Francesco fu la vita, e si può quindi dire che per quell'anno gli andò molto bene. Di lì a pochi giorni suo padre avrebbe rischiato di essere schiantato da una mitraglia nemica, ma si salvò per il rotto della cuffia. Fu arrestato. Lo libera

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Natale

Come sempre a Natale si è più disponibili verso il prossimo.
Ci si sente più buoni, o almeno lo si crede, come se le festività fossero il toccasana alla nostra cattiveria quotidiana.

I negozi strapieni di gente alla rincorsa del regalo da fare per far bella figura o per accattivarsi un amico, per far felice il figlio, il nipotino o come pretesto per riappacificarsi con chi da tanto tempo non vedevi più.

In tutto quel marasma c'è anche chi lo fa col cuore: felice di far felici!

Scende la sera, le vetrine si illuminano di luci colorate mentre le strade si affollano ancor più e le macchine intasano quelle vie che prima percorrevi in pochi minuti ed ora, se va bene... ore!

Clacson che stromazzano, confusione di pedoni che rischiano di venir soffocati dal fumo delle marmitte sature di veleno... Una mamma con la carrozzina cerca di attraversare la strada, bimbi che si rincorrono tra le macchine ferme in sosta e chi, approfittando, ripulisce, non richiesto, il vetro di una macchina con la speranza di una monetina.

I poliziotti del quartiere cercano di sfoltire il traffico in altre vie meno straripanti di veicoli, ma sembra che tutte debbano andare in "quella" direzione..., il caos! Tutto è nevrotico... tutti alla spasmosa ricerca di qualcosa...

Un clochard, seduto per terra su di un vecchio cartone che servirà come riparo nella notte, davanti alla stazione, osserva e tace. Non chiede nulla, non allunga neppure la mano per sperare in un obolo..., guarda disinteressatamente quel frastuono, quella moltitudine che va e viene, tutti apparentemente con un valido motivo..., osserva e tace, forse sorride...

In quei concitati momenti dove i suoi conterranei sembrano fare a gara a chi spende meglio e bene, nella sua infinita miseria, sente di essere l'uomo più libero del mondo!

   9 commenti     di: Bruno Briasco


Natale 2011 - Ore 12:00

" Scendete dal cavallo della vostra ragione! ".
Mi sto interrogando su questa frase di Benedetto XVI.
La razionalità non è dunque cosa buona?
Scendi dal cavallo! Non essere cavaliere! Vai a piedi?
Ma che vuoi dire Benedetto?
Porgete la vostra mano, come i bambini fanno con i genitori, a questa mano più grande che viene dall'alto.
La risposta data da Dio all'uomo con la nascita di Gesù detto il Cristo è ben superiore ad ogni aspettativa umana rispetto alla domanda inoltrata da noi nel corso dei secoli.
Vogliamo tutti realizzarci. Dio, realizzato in se stesso, esce da se stesso per realizzare noi.
" Scendete dal cavallo della vostra ragione! ".
Che dobbiamo fare?
C'è chi ha ascoltato, non temete!
C'è chi ha ascoltato le nostre lacrime ed i nostri pianti, le nostre lagne ed i nostri lamenti.
C'è chi ha ascoltato!



Buon Natale

La serata era umida e fredda, mancavano ormai pochi giorni per il Natale e le vetrine erano tutte addobbate con calcomanie e luci multicolore. I negozi colmi di gente sorridente che sceglieva i doni per le feste e scambiava gli auguri con conoscenti e commessi. Le strade ed in particolare la via principale del paese erano illuminate a giorno, tra i passanti allegri babbi natale con la classica casacca rossa, cappello bianco e rosso e la lunga barba, posticcia, bianca, intonavanole tradizionali canzoni natalizie. Dalle pasticcerie si spandeva il profumo di fragranti dolci e dei torroni, era proprio bella quell'atmosfera di festa. In un angolo, seduto al bordo del marciapiede, un uomo di piccola statura con i capelli disordinatamente lunghi e dalla barba incolta, indossava una lisa camicia a quadri felpata ed un vecchio rattoppato pantalone di velluto grigio, aveva degli scarponi senza lacci, cercava di ripararsi dal freddo coprendosi con dei pezzi di cartone. Aveva accanto una lacera borsa di tela e poggiati per terra una lattina di cibo in scatola, una bottiglia di birra ed una ciotola di rame desolatamente vuota. Nessuno lo degnava d'uno sguardo, sembrava come se non esistesse. Le genti gli passavano davanti, con le grandi buste piene di spesa, con le allegre scatole di dolci, senza vederlo, o probabilmente senza volerlo vedere. Cercava di ripararsi dal freddo sfregando le mani sulle braccia e le gambe ma i brividi di freddo taglienti trasformavano la sua pelle come una buccia d'arancia. La ciotola era rimasta vuota, non aveva racimolato nemmeno uno spicciolo, non avrebbe potuto farsi neanche un bicchiere per riscaldarsi e già pensava a come avrebbe passato la gelida nottata. Vedeva tutte quelle donne in pelliccia, gli uomini con soprabiti ed eleganti giubbotti di renna, gli luccicavano gli occhi, sembrava volesse piangere. Era disperato quando vide avvicinarsi un uomo anziano che teneva al guinzaglio un vecchio cane, anch'egli dai capelli e barba lunga inco

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   0 commenti     di: andrea


Un quarto di dollaro

Il tintinnio familiare fece emergere dal sonno tormentato l'uomo accartocciato sul marciapiede della trentaseiesima strada. Indossava un mucchio di stracci foderati di giornale ma questo non riuscì ad evitargli di sentire il morso famelico del gelo che ne salutava il risveglio. La neve ricopriva ogni cosa, davanzali, automobili, semafori, distributori di quotidiani, e la gente che passeggiava ne era deliziata perché la trovava un addobbo meraviglioso. Loro non poggiavano il sedere su un cartone, perciò non sapevano che al suolo la neve diventava ghiaccio duro e spietato che faceva male e gli rubava quel poco calore che riusciva a mettere insieme.
Lanciò qualche bestemmia silenziosa e tornò a concentrarsi sul tintinnio. Conosceva bene quel suono, non quanto avrebbe voluto ma abbastanza da distinguerlo in mezzo al trambusto del traffico e al vociare dei passanti. Era il suono allegro di un quarto di dollaro che cade in una tazza, la sua tazza, un cinguettio metallico ma caloroso, una risata argentina, un salvifico concerto di campanelle.
Raccolse la moneta e si guardò intorno in cerca della persona che l'aveva lasciata, ma non vide che la solita moltitudine indaffarata. Avrebbe voluto ringraziare ed augurare al benefattore un felice natale, tuttavia non si strappò i capelli per esserselo perso. <<Sarà stato proprio uno sforzo per te>>, bofonchiò mentre conservava la moneta nella tasca meglio nascosta. <<Un dollaro intero ti avrebbe mandato in bancarotta!>>
Non era una somma sufficiente a cambiargli la vita, in effetti, però era comunque più di quanto gli davano di solito. Odiava quelli che si chinavano guardandolo negli occhi con benevolenza, lasciando intendere che capivano la sua situazione e intendevano aiutarlo a rifarsi una vita, poi non lasciavano che uno o due centesimi. Almeno l'uomo del quarto di dollaro gli aveva dato una possibilità, quella di potersi permettere un hamburger se solo avesse messo insieme un altro quarto. Quella si che er

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Il nostro Natale allargato

Questa mattina fa davvero freddo, la fiamma pilota della caldaia ha fatto gli straordinari questa notte, attraverso il vetro della finestra della cucina cerco di sbirciare fra i rami di Betulla per scorgere il display luminoso della temperatura esterna del nostro benzinaio, -10, prevista neve anche per oggi pomeriggio.
Con della musica classica di sottofondo, fischiettando motivetti natalizi, mi anticipo nel tempo per confezionare dei sacchettini trasparenti con biscotti speziati fatti in casa per fare dei segnaposto per la tavola di Natale.
In tutto questo, la mia mente cerca anche di elencare i vari passaggi per il menù di Natale, e mentre mi inebrio con il profumo dei biscotti speziati, mi riaffiora un dolce ricordo legato alle feste natalizie, il mio caro Nonno Francesco, per tutti detto Chechi.
Una sua frequente abitudine che li nasceva dal cuore, era quella di arrivare a casa per pranzo o cena portando al seguito qualche amico che stava da solo, o che sapeva in difficoltà, figuriamoci per Natale!
Mia Nonna si preoccupava molto quando Chechi arrivava con qualche commensale in più, non per non ospitare, ma perchè voleva essere avvisata prima, aveva paura che il cibo non bastasse e di fare brutta figura.
Allora Chechi li diceva sempre: "Amabile, non ti preoccupare, dove si mangia in due si mangia anche in tre, in quattro...".
Chechi ci insegnava che bisogna essere cordiali, generosi e ospitali, ma non solo a parole, giusto per compiere il gesto e sentirsi la coscenza a posto, doveva nascere da dentro, dal cuore, ed in particolare ci faceva notare che il Natale era questo, era aprire le porte del cuore e di casa a chi era da solo.
Ecco che allora i geni e l'insegnamento di Nonno Francesco non sono andati persi, e chiunque si trovi a passare dalle nostre parti, per pranzo o cena, un pasto pronto o un boccone al volo lo trova sempre.
Così anche il nostro pranzo di Natale è sempre molto allargato, diventa come un tam tam nella foresta, un passa parola,

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Il Natale è la festività cristiana che ricorda la nascita di Gesù di Nazareth. Viene festeggiato il 25 dicembre (o il 7 gennaio nelle Chiese orientali). - Approfondimenti su Wikipedia