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Racconti e storie sul Natale

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Amicizia di zucchero

Descrivere la mia migliore amica in una parola sarebbe impossibile, perché dire semplicemente amicizia non basta, dire amore non basta e dire vita non basta.
Barbara l'ho conosciuta in un particolare periodo della mia vita, mi ero appena ritirata dal quarto anno di ragioneria, i miei genitori si erano appena separati e mi sentivo incredibilmente sola. Non avevo grandi amicizie e per questo non riuscivo mai a sfogarmi.
Al tempo ero insieme ad un ragazzo ed una sera mi ha presentato la sua compagnia; subito abbiamo iniziato a parlare, soprattutto con Barbara e ci siamo trovate immediatamente bene insieme, io avevo 17 anni, lei 14.
Ho iniziato ad uscire con questo gruppo e prima di uscire passavo sempre a casa sua dove mi ricordo che tante volte mi aspettava fuori dall'ascensore e appena uscivo mi abbracciava forte.
Anche con sua mamma mi sono trovata subito d'accordo, infatti ora dopo 5 anni è la mia seconda mamma. Uscivamo sempre non appena il lavoro me lo permetteva, passavamo intere serate nel garage di una nostra amica a giocare ad uno e scala 40.
Quel periodo ero nella terra di mezzo, come lo definisco io, ovvero non parlandosi i miei genitori riuscivo a gestirmi le serate come e dove volevo. Certe notti c'hai qualche ferita che qualche tua amica disinfetterà, un cantante citava così alcuni notti, io con Barbara ne ho passate moltissime al telefono.
Lei ha quello che manca a me, razionalità ed obbiettività, lei riflette, guarda a fondo le cose, sceglie il modo più giusto per affrontarle e sa sempre cosa dire; io al contrario sono impulsiva, mi faccio mille paranoie e vedo il lato drastico delle cose.
Quando ho un problema, di qualsiasi tipo, lei c'è, lei c'è sempre, in qualsiasi ora e momento. Ha la capacità con la sua obbiettività di farmi vedere le cose come realmente stanno, ha la capacità di tranquillizzarmi quando sono agitata ed ha la capacità di sapermi far ragionare a mente limpida, ma soprattutto, quello che di lei ammiro è la

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   2 commenti     di: serena rubin


25 dicembre

Li avevano sorpresi mentre facevano l'amore fra le panche di quella piccola chiesa di campagna. Si amavano come solo i sognatori sanno fare, incuranti del luogo del tempo, trascinati nella spirale dei loro corpi, riscaldati dal tepore del loro respiro, come fosse l'unica cosa che potevano fare, prima della fine del mondo. Era l'unico rifugio che avevano trovato ai margini di quel paese.
Grandi case sfavillanti di luci, serrate nei loro egoismi a doppia mandata, mentre fuori il freddo pizzicava la pelle e intorpidiva le mani.
La porta malandata della chiesa non oppose nessuna resistenza, cigolando si spalancò, mostrando loro il silenzio e il profumo d'incenso.
Si accucciarono sotto quattro panche accatastate in un angolo della chiesa, in attesa di riparazione. Unirono i loro due sacchi a pelo in un unico grande mantello che cominciò a prendere vita, sotto gli occhi indifferenti dei santi appesi alle pareti.
Il mondo svanì come in un sogno, il loro cielo, il loro infinito era tutto lì, protetto da pochi metri di stoffa.
Purtroppo non venne la fine del mondo, decine di mani li strattonarono, urlando frasi a loro incomprensibili, mani di vecchi, i vecchi del mondo, che non potevano capire.

   4 commenti     di: Marco Uberti


La pallina d'argento

Finalmente è arrivato il mio momento?
Sono emozionata!!! Mamma… guardami come brillo, ho un abito dai colori sgargianti, la prigionia non mi ha resa meno bella.
Mamma, perché non mi rispondi!!!!
Mamma, Mamma…
Una voce lontana rispose:
Figlia mia, son qui dall’alto ti sento, sei bella lo so, i tuoi colori somigliano a quelli di una stella.
Mamma ma dove sei io non ti vedo!
Che importa vedersi mi senti?
Si ti sento, ma…vorrei anche vederti e esserti vicina.
Mi vedrai e saremo vicine, fa che quella mano ti scelga così potrai raggiungermi.
La pallina di Natale si mise in bella mostra, voleva raggiungere la sua mamma che già faceva parte dell’albero di Natale su in punta, era la stella più bella, ma per le palline la vita era dura, non tutte sarebbero arrivate alla meta ambita.
La mano prese ad aprire lo scatolo, la pallina di Natale, incominciò a sorridere del più grande sorriso che aveva nel cuore, dicendo:
Mano, mano, io voglio andare dalla mamma, non importa che non sia la più bella, ti prego fammi stare vicino a lei.
Ma la mano non poteva ascoltare la voce di una piccola pallina d’argento, e continuava a selezionare palline, senza neppure sfiorarla.
Ogni discesa della mano, faceva palpitare il cuore della povera pallina, e quando l’albero fu completamente adorno la pallina si rese conto di non esser stata scelta.
Le lacrime cominciarono a scendere copiose, i singhiozzi della piccola pallina delusa riecheggiarono per tutto lo scatolo, le altre palline cercarono di consolarla, ma la piccola era davvero inconsolabile.
La madre dall’alto dell’albero si accese di una luce strana, e quando la mano guardò l’albero, provando un senso di insoddisfazione disse:
Cara ma l’albero quest’anno mi sembra strano, non mi da emozione, tu cosa ne pensi?
Tesoro lo trovo elegante, hai fatto bene a scegliere di farlo dorato, molto richiama la meravigliosa stella che hai messo in punta.
Si, ma c’è

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   5 commenti     di: Cleonice Parisi


Io pecora

Spesso mi interrogo su chi realmente sono.
E le risposte che do' a me stesso sono assai diverse e variano dal momento emotivo che sto vivendo e dal contesto nel quale mi trovo.
Eppure la risposta dovrebbe essere univoca e non condizionata dalle mie emozioni, né tantomeno dal mio raffronto con gli altri, perché io sono quel che sono a prescindere.
Tempo di Natale e dunque tempo del presepe.
Fra i tanti personaggi della rappresentazione storica della nascita di nostro Signore ce n'è una che tende a farsi spazio, sto scoprendo la pecora che è in me.
Già perché tutto quello che sono e la fede che vanto di avere, non sono merito mio, ma di un pastore che mi ha condotto da Gesù.
Quel buon pastore è mia madre che sin nella tenera età mi portò nella casa di Dio a fare il ministrante, cioè il chierichetto e da allora non ho più abbandonato la Chiesa, eccetto per il periodo dell'adolescenza.
Dentro un presepe grande rilievo hanno i Re magi. Ecco mi sarebbe piaciuto essere uno di loro, purtroppo il mio sogno svanisce perché le mie conoscenze astrali sono piuttosto scarse, anzi inesistenti.
A questo punto l'alternativa sarebbe quella di interpretare il pastore. Che discesa! Ma anche in questo caso devo ammettere che se io mi fossi trovato al loro posto non sono certo che mi sarei mosso per andare fino a Betlemme, a causa della congenita pigrizia e insofferenza.
La pecora, invece è il personaggio che meglio mi si addice, perché se non c'è qualcuno che mi motiva, io non mi muovo. Sono anche pecora perché non sono in grado di comprendere i segni della provvidenza divina (la Cometa).
La mia povertà spirituale è più simile a quella di un animale, piuttosto che a quella di un uomo di fede. Così ogni tanto, accadono dei miracoli che Gesù adulto compie nella mia vita e che io non sono in grado di vedere o di riconoscere dopo aver a lungo chiesto.
Già, nella vita non so chi sono, ma nel presepe di Dio conosco il posto assegnatomi.
Viva le peco

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   12 commenti     di: Fabio Mancini


I qualunquisti

Come stormi di B-29 a riposo sulla Linea Rossa, le fusoliere lucide come specchi, nemmeno sfiorate dal tempo e dalle cassette di frutta da scaricare al supermercato. Le teste, fighissime come nelle cartoline di Hanoi, sorseggiano aperitivi analcolici nel bar della stazione. Si giocano a carte sogni che non conoscono e bevono lo stipendio nelle slot-machine.
Poi i velivoli scaldano i motori e le intermittenze e fanno a spintoni tra le nuvole. C'ero prima io, no vaffanculo, stavolta tocca a me, zitto stronzo tu l'hai già fatto la volta scorsa. E il sole non si vede più: Miller c'ha insegnato che a combattere all'ombra non si fa mica un bell'affare. Eppure al fischio dell'arbitro sono tutti in riga, le cloche allineate in fila per sette col resto di due. I muscoli ben tesi, i serbatoi pieni ed i corpi cavernosi idem.
Concerto per sibilo di bomba in caduta libera in Mi bemol, andante con brio.
E il silenzio non ci avvolge mai. Si potrebbe avere un po' di silenzio, per favore? Non è come scrivono in quelle testimonianze che poi tu ti commuovi e fai un casino di beneficenza e vai in culo a sanpietro ed entri in paradiso dalla porta di servizio. Le bombe cadono, urla, macerie e di nuovo urla. Non viene mai il momento in cui le foglie restano immobili e tu puoi raccogliere qualche bullone. O forse qualche brugola. Nemmeno io li ho mai saputi distinguere granchè bene.
Ma io lo voglio. Ne ho bisogno. Ne ho la necessità fisica. Vomito ed ho le allucinazioni coi bambini morti che camminano sul muro, quando non riesco ad averlo.
Solo dieci minuti. Giusto il tempo di fare un attimo l'inventario. Di valutare i crolli, i costi per le riparazioni. Per trovare una casa che abbia ancora un tetto dove poter trascorrere la notte.
E non me lo spiego. Avevo delle cuffie antirumore che erano la fine del mondo. Guarda che hai poggiato il culo su Little Boy. Eh? Cosa? Me lo dici un'altra volta, non ti sento proprio.
E per questa dipendenza non c'è metadone che tenga.



Augguri

Stammatina 'o zì Gregorio m'ha fatto 'augguri.
<Grazie, grazie assaie on Gligò. Ve cuntraccambio 'e core. Stateve bbuono.>
Ma 'qua augguri che chille tene 'a mugliera assettata co 'a paralisi e ò figlio c'ha vvede ò sole miezz'ora 'ò jurn da 'u curtile e Poggioreale.
L'auggurio cchiu bbello che 'o putesse ffa è che s'adduorme stamatina e s'addesta 'o jurn appress a Bbefana accussi nun n'ha 'a sentì cchiu buggie.
Mannaggia a ste ffeste, sti augguri e chi 'e ffa.

   0 commenti     di: Marcello Piquè


Il presepe di Pinuccio

In un paesino che corona fa ad un monte incappucciato di bianco e sovrastato da un cielo brume e silenzioso, viveva Pinuccio, un bambino vivace e molto carino.
Il signor Dicembre dalla candida chioma e dalla lunga barba, accusava già dolori in ogni dove; ma prima di cedere il passo al piccolo e prepotente Gennaio, aveva un bel da fare con le sue festività natalizie.
Questo signore che, nonostante gli acciacchi dell'età, si mostrava sempre lindo e punto e ben distinto; conosceva Pinuccio ormai da vari anni, ed anche allora, dunque, voleva aiutarlo a fare il presepe.
I due s'incamminarono un po' fuori paese per raccogliere del muschio ed un po' di legna. La legna serviva a fare la grotta per la Sacra Famiglia e le montagne; il muschio a coprire il tutto.
Pinuccio aiutato dal padre e con l'assistenza non solo morale del signor Dicembre, su di un vecchio tavolo, al ritorno dalla vicina campagna, si metteva alla messa in opera. Man mano si profilava un bel paesaggio, onde non mancavano le stradine, fatte con della farina e dei ciottoli piccolissimi; un bel fiume, fatto con carta azzurra coperta con dei cocci di vetro ed infine un bel laghetto, fatto con un coccio di specchio e con a fianco un mulino di carta.
Il presepe era pronto, ma mancavano le figure, dette anche pastorelli; il padre di Pinuccio, che li teneva ben custoditi in una vecchia scatola li portò alla luce. A quei tempi, i pastorelli erano di terracotta e quindi capitava sempre che qualcuno si rompesse o si mutilasse. Il bambino, che non spiccicava una parola d'italiano, mortificato mostrò al padre e al signor Dicembre l'asinello e disse:

- A chistu e manca a capa, comma avimmu fa?

E il signor Dicembre:

- Non piangere, a tutto c'è rimedio, se ne compra uno nuovo!

Così replicò anche il padre, tra l'altro in altre occasioni molto burbero e manesco, ma davanti ad un signore così distinto ed in occasione delle imminenti festività natalizie, teneva un controllo di sé lodevole.
La cos

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Il Natale è la festività cristiana che ricorda la nascita di Gesù di Nazareth. Viene festeggiato il 25 dicembre (o il 7 gennaio nelle Chiese orientali). - Approfondimenti su Wikipedia