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Racconti e storie sul Natale

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La SpazzaCura e l'Alberello Ecologico

La SpazzaCura e
l’Alberello Ecologico
Al mondo mancava il fiato e il Sole era molto preoccupato.
Che il medico venga al Mondo inviato!
Ordinò il Sole in un fiato.
E il medico dopo aver il Mondo attentamente visitato disse:
È ammalato! È ammalato! Ci vuole una cura, ma con premura!!!
Non sono ammalato!!!
Disse il Mondo preoccupato.
Ho solo il sopraffiato.
Ebbene dottore!
Disse impaziente il Sole.
Mentre il medico studia il paziente muore! Se è ammalato che venga curato!
Gli prescrivo la SpazzaCura!
Disse il dottore.
Mi raccomando con premura.
Il Mondo per paura iniziò la cura o per meglio dire la SpazzaCura. E fu così che tutto venne riciclato, la plastica raccolta fu fatta rivivere un’altra volta, il vetro e le lattine divennero delle palline, con la carta e coi cartoni vennero realizzati dei coloratissimi scatoloni, e col cibo avanzato venne concimato il prato e nuovo nutrimento agli abetini fu dato.
Ed ecco che quattro e quattrotto il mondo guarì di botto.
Era quasi Natale e il paziente guarito agli abitanti del mondo mandò il suo invito:
Lasciate stare i miei alberelli, quelli ecologici sono altrettanto belli, usate quelli, con la carta e coi cartoni ho per voi fatto gli scatoloni, con il vetro e le lattine ho confezionato meravigliose palline, che sia un Natale all’insegna del cuore, non strappate dal mio manto quegli alberelli che amo tanto.
Gli ospiti del manto ascoltarono del Mondo il canto, e quel Natale divenne un indimenticabile incanto.
È la Spazzacura, del Mondo la cura.

   4 commenti     di: Cleonice Parisi


Il natale

Oggi il Natale, si festeggia con
eccedenza di mangiare, regali ed é
diventata, una festa come tante!
Mi ricordo il Natale di una volta,
dove si metteva al primo posto, la
nascita di Gesù... C'era felicità nel
festeggiare però un avvenimento sentito.
Quando era mezzanotte, dicevamo tutti una
preghiera. E mia mamma metteva un piatto,
vuoto, che rappresentava che Gesù era con
noi. Tra le strade c'era amore e gentilezza.
E i poveri a casa dei ricchi, erano ben
accettati... Adesso invece c'é la gioia
dei regali, del mangiare, e non di stare
insieme in famiglia. E tra le strade non
c'é l'atmosfera del Natale vero. Mi
dispiace dirlo, ma si é perso il vero valore
di una festa dal quale, il significato stava
dentro di noi...

   0 commenti     di: Helenia


Buon Natale

La serata era umida e fredda, mancavano ormai pochi giorni per il Natale e le vetrine erano tutte addobbate con calcomanie e luci multicolore. I negozi colmi di gente sorridente che sceglieva i doni per le feste e scambiava gli auguri con conoscenti e commessi. Le strade ed in particolare la via principale del paese erano illuminate a giorno, tra i passanti allegri babbi natale con la classica casacca rossa, cappello bianco e rosso e la lunga barba, posticcia, bianca, intonavanole tradizionali canzoni natalizie. Dalle pasticcerie si spandeva il profumo di fragranti dolci e dei torroni, era proprio bella quell'atmosfera di festa. In un angolo, seduto al bordo del marciapiede, un uomo di piccola statura con i capelli disordinatamente lunghi e dalla barba incolta, indossava una lisa camicia a quadri felpata ed un vecchio rattoppato pantalone di velluto grigio, aveva degli scarponi senza lacci, cercava di ripararsi dal freddo coprendosi con dei pezzi di cartone. Aveva accanto una lacera borsa di tela e poggiati per terra una lattina di cibo in scatola, una bottiglia di birra ed una ciotola di rame desolatamente vuota. Nessuno lo degnava d'uno sguardo, sembrava come se non esistesse. Le genti gli passavano davanti, con le grandi buste piene di spesa, con le allegre scatole di dolci, senza vederlo, o probabilmente senza volerlo vedere. Cercava di ripararsi dal freddo sfregando le mani sulle braccia e le gambe ma i brividi di freddo taglienti trasformavano la sua pelle come una buccia d'arancia. La ciotola era rimasta vuota, non aveva racimolato nemmeno uno spicciolo, non avrebbe potuto farsi neanche un bicchiere per riscaldarsi e già pensava a come avrebbe passato la gelida nottata. Vedeva tutte quelle donne in pelliccia, gli uomini con soprabiti ed eleganti giubbotti di renna, gli luccicavano gli occhi, sembrava volesse piangere. Era disperato quando vide avvicinarsi un uomo anziano che teneva al guinzaglio un vecchio cane, anch'egli dai capelli e barba lunga inco

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   0 commenti     di: andrea


Un quarto di dollaro

Il tintinnio familiare fece emergere dal sonno tormentato l'uomo accartocciato sul marciapiede della trentaseiesima strada. Indossava un mucchio di stracci foderati di giornale ma questo non riuscì ad evitargli di sentire il morso famelico del gelo che ne salutava il risveglio. La neve ricopriva ogni cosa, davanzali, automobili, semafori, distributori di quotidiani, e la gente che passeggiava ne era deliziata perché la trovava un addobbo meraviglioso. Loro non poggiavano il sedere su un cartone, perciò non sapevano che al suolo la neve diventava ghiaccio duro e spietato che faceva male e gli rubava quel poco calore che riusciva a mettere insieme.
Lanciò qualche bestemmia silenziosa e tornò a concentrarsi sul tintinnio. Conosceva bene quel suono, non quanto avrebbe voluto ma abbastanza da distinguerlo in mezzo al trambusto del traffico e al vociare dei passanti. Era il suono allegro di un quarto di dollaro che cade in una tazza, la sua tazza, un cinguettio metallico ma caloroso, una risata argentina, un salvifico concerto di campanelle.
Raccolse la moneta e si guardò intorno in cerca della persona che l'aveva lasciata, ma non vide che la solita moltitudine indaffarata. Avrebbe voluto ringraziare ed augurare al benefattore un felice natale, tuttavia non si strappò i capelli per esserselo perso. <<Sarà stato proprio uno sforzo per te>>, bofonchiò mentre conservava la moneta nella tasca meglio nascosta. <<Un dollaro intero ti avrebbe mandato in bancarotta!>>
Non era una somma sufficiente a cambiargli la vita, in effetti, però era comunque più di quanto gli davano di solito. Odiava quelli che si chinavano guardandolo negli occhi con benevolenza, lasciando intendere che capivano la sua situazione e intendevano aiutarlo a rifarsi una vita, poi non lasciavano che uno o due centesimi. Almeno l'uomo del quarto di dollaro gli aveva dato una possibilità, quella di potersi permettere un hamburger se solo avesse messo insieme un altro quarto. Quella si che er

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25 dicembre

Li avevano sorpresi mentre facevano l'amore fra le panche di quella piccola chiesa di campagna. Si amavano come solo i sognatori sanno fare, incuranti del luogo del tempo, trascinati nella spirale dei loro corpi, riscaldati dal tepore del loro respiro, come fosse l'unica cosa che potevano fare, prima della fine del mondo. Era l'unico rifugio che avevano trovato ai margini di quel paese.
Grandi case sfavillanti di luci, serrate nei loro egoismi a doppia mandata, mentre fuori il freddo pizzicava la pelle e intorpidiva le mani.
La porta malandata della chiesa non oppose nessuna resistenza, cigolando si spalancò, mostrando loro il silenzio e il profumo d'incenso.
Si accucciarono sotto quattro panche accatastate in un angolo della chiesa, in attesa di riparazione. Unirono i loro due sacchi a pelo in un unico grande mantello che cominciò a prendere vita, sotto gli occhi indifferenti dei santi appesi alle pareti.
Il mondo svanì come in un sogno, il loro cielo, il loro infinito era tutto lì, protetto da pochi metri di stoffa.
Purtroppo non venne la fine del mondo, decine di mani li strattonarono, urlando frasi a loro incomprensibili, mani di vecchi, i vecchi del mondo, che non potevano capire.

   4 commenti     di: Marco Uberti


La signora degli angeli

Quel giorno Eric non vedeva l'ora di uscire da scuola per fare un giro al mercatino di Natale. Sapeva bene che non avrebbe potuto acquistare nulla, perché dopo la morte del padre avvenuta alcuni mesi prima, la situazione in casa era precipitata. Per quanto sua madre si desse da fare cercando mille lavoretti, si riusciva a malapena a mettere qualcosa in tavola. I debiti erano aumentati e lei era sempre più stanca e triste. Eric avrebbe tanto desiderato aiutarla, ma non sapeva come fare anche perché aveva solo undici anni.
Giunse in piazza quasi correndo, tutto eccitato all'idea di ammirare le decorazioni, i giocattoli e le leccornie il cui profumo aveva saturato l'aria.
Mentre si aggirava tra le bancarelle, udì una donna che urlava a squarciagola.
" Venite signori, venite. Un angelo portafortuna per soli cinque penny. Ogni vostro desiderio espresso la notte di Natale, si avvererà".
Incuriosito, si avvicinò e si fece largo tra un nutrito gruppo di persone che sostava davanti alla venditrice. La donna era molto bella, e con tratti gentili. Appena si accorse di Eric, gli porse una statuetta. Era un angelo di cristallo dalle fattezze perfette.
"Cinque penny per i tuoi desideri".
Il giovane la strinse tra le mani. Sentì come una scossa elettrica attraversargli la schiena e gli parve per un attimo che l'oggetto si illuminasse.
"Dammi qui" disse un ragazzo ben vestito strappandogliela "Tu non te la puoi permettere. La comprerò io". Era Albert, il figlio di uno degli uomini più ricchi della cittadina. Dopo averla pagata, guardò Eric con aria di denigrazione e velocemente si allontanò.
Al giovane non rimase che fissarlo mentre saliva sulla carrozza in fondo alla strada, dove ad attenderlo si trovava il padre. Un dolore improvviso gli strinse il petto come una morsa ed a stento riuscì a trattenere le lacrime. Alla fine, decise di continuare il suo giro, anche se l'entusiasmo era passato.
Si era fatto tardi e le bancarelle stavano chiudendo. Eric si ritrov

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   6 commenti     di: Dora Millaci


Letterina a Gesù Bambino

Ciao caro Gesù,
mi chiamo Bruno e ho otto anni e sono anch'io, come Te, un bambino.

Ti scrivo questa letterina perché hai fatto guarire la mia mamma che era tanto malata. Io le sono sempre stato vicino e per questo non sono andare a scuola, ma era sempre lei che mi coccolava con le sue carezze e il suo sorriso e papà ha finito di essere triste così potremo fare la festa a casa dei nonni come avevo sperato.

Speriamo anche che arrivi un bel giocattolo, ma già vedere mamma e papà sorridere di nuovo è il più bel regalo che potevi farmi.

Il papà mi ha aiutato a fare il presepe che mi piace tanto e un piccolo albero di Natale con le palline e tante luci colorate.

Mangeremo i tortellini in brodo che mi piacciono tanto e il panettone fatto dalla nonna e poi giocheremo alla tombola e segneremo i numeri con i fagioli.

Ora ti saluto caro Gesù Bambino, Ti prego però di non fare ammalare più papà o la mamma e che sorriderai a tutti quelli che non Ti conoscono.

Ora do la letterina a papà che la spedisce così potrai darla a Babbo Natale che volerà con la sua slitta da tutti i bambini del mondo per farli felici.

Sai... lo aspetto anch'io. Io penso di essere stato buono: pensi che verrà anche da me?

Ti abbraccio forte forte

Bruno

   25 commenti     di: Bruno Briasco



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Il Natale è la festività cristiana che ricorda la nascita di Gesù di Nazareth. Viene festeggiato il 25 dicembre (o il 7 gennaio nelle Chiese orientali). - Approfondimenti su Wikipedia