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Racconti sulla natura

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Across the universe

Era una mattina come le altre: il silenzio era l'unico sovrano incontrastato di quel luogo. La fitta pioggerella era terminata da poco, le nuvole si stavano spostando lentamente lasciando spazio ad un Sole pallido. L'alternarsi dei fenomeni naturali scandiva il ritmo monotono del giorno, ma la quiete era destinata a terminare all'istante. Un fragore inaudito rimbombò nell'aria facendo scappare i tanti volatili terrorizzati che iniziarono a radunarsi in stormi confusi.
Il cielo si rioscurò velocemente assumendo una tonalità rosso-infuocato.
Stava succedendo qualcosa di incredibile. Dalle nubi cariche di acqua, emerse un oggetto volante che con estrema lentezza penetrò nell'atmosfera. Il gigantesco ovale emetteva dei suoni inquietanti e, procedendo, sovrastava impetuoso il suolo ombreggiando tutto ciò che attraversava. Dalla nave spaziale,
se così era possibile chiamarla, il tempo pareva essersi arrestato: quel mondo immobile e apparentemente calmo sembrava nascondere i suoi veri abitanti. Le costruzioni artificiali, totalmente abbandonate, erano divenute il rifugio ideale per vegetali ed esseri selvatici; i labirinti di edifici erano occupati da file interminabili di veicoli inutilizzati e distrutti, immobilizzati da chissà quanto tempo.
A bordo del velivolo alieno l'incredulità e il timore sostituirono l'eccitazione che aveva caratterizzato gli attimi della fase di atterraggio. Il capitano, sfiduciato e scuro in volto, ordinò di iniziare una procedura. Vennero eseguiti dei comandi e in una frazione di secondo la parte anteriore della cosmonave si illuminò di luci ad intermittenza, contemporaneamente vennero lanciati alcuni segnali acustici che si propagarono nel silenzio di quella città fantasma.
Erano suoni conosciuti, che racchiudevano in sé una musicalità familiare. Una serie di note in successione, seppur parzialmente distorte, pareva riecheggiare alcuni celebri versi di una canzone. Toni che restituirono agli ospiti sicurezza, infatti, q

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   4 commenti     di: Manuel Zafarana


Paesaggio etereo

Il suono di un nordico vento e il suo vociare tra gelide onde e candidi ciottoli... un brivido lungo la schiena a suggellare l’incontro con l’eterea natura che mi circonda. Chiudo gli occhi pensando al domani imminente, invadente, inevitabile sinonimo di buio e silenzio.
Il candore della spiaggia si perde nel setoso mare argenteo, l’atmosfera crepuscolare ne esalta lo splendore non riflesso: è luce propria, cristallina... spirituale. Tristi pensieri abbandonano i miei occhi, racchiusi nella lacrima che lentamente va perdendosi anch’essa nell’aria di dicembre.
Pura armonia, sulla via dell’estinzione. Si dissolve inosservata tra l’indifferenza della gente... la gente, nota stonata che imperterrita continua a stonare, noncurante, distruggendo l’armonia.
Etereo paesaggio, riflesso nei miei occhi... dimmi, per quanto ancora il nordico vento potrà accarezzarti e farti dono della sua purezza? Tu muori silenziosamente... verrai però un giorno a riprenderti la perfezione che dall’uomo ti fu tolta... nessuna nota stonata intaccherà allora la tua perfezione.

   7 commenti     di: Chiara S.


BIANCO

Nanuk era nato e cresciuto nelle infinite gradazioni del bianco.
Il misterioso Polo Nord a meno di cinquanta tratti di slitta dal luogo del villaggio.
I suoi occhi a fessura distinguevano infinitesime variazoni nelle ombre grigie dell’Artico,
questo faceva di lui un gran cacciatore.
Venne un giorno dove il bianco si fece più forte, il gelo più gelo, il vento gravido di neve furioso e accecante.
Il giorno, come accade ai poli, divenne eterno.
Era estate ma il clima sembrava non ricordarsene, e la caccia chiedeva dedizione.
I cacciatori si videro costretti ad affrontare i turbini impietosi, pena la fame in inverno.
E Nanuk il migliore di tutti partì per primo sparendo preso nel bianco con i suoi cani e la slitta.
Ma l’Artico non fece concessioni.
Bastò un’istante di distrazione per smarrire nella tempesta i suoi cani.
Nanuk il cacciatore non era tipo da arrendersi e decise di procurare carne ad ogni costo.
Ed ecco che il vento si fece più forte tanto che anche lui non potè far altro che accasciarsi e subire l’impeto della natura.
Un tempo breve o lungo, non poteva saperlo, e la tempesta si spense all’improvviso.
I fiocchi di neve andavano a diradarsi, lui esmerse dalla neve fresca col volto intirizzito.
Davanti ai suoi occhi “Bianco”.
Improvvisamente, a due palmi dal suo viso, si materializzarono tre grossi tondi neri, e poi il rosso di una gola e il giallo delle zanne dell’ orso.
Per un’istante i due sguardi si incrociarono, e Nanuk capì l’orso e l’orso capì Nanuk.
Poi l’ordine delle cose prese il sopravvento.
Nanuk si scagliò con la sua lancia verso l’orso già lanciato nel balzo motrale.
Il bianco si infiammò di due rossi di gradazione diversa.
Il silenziò tornò nell’Artico e il vento riprese a mulinare neve li a pochi tratti di slitta dal misterioso Polo Nord.



Il freddo

.. fa freddo. e il freddo è una di quelle cose che ti s'infila dappertutto. esci, e credi di stare caldo, invece.. è come se fossi nudo. e il naso è umido. gli occhi piangono senza sapere.. le mani scordano di fare le mani. e pure i piedi.
a me, mi si ubriaca il cervello. sì, io non è che ho pensieri assai elevati, però anche quei pochi abituali mi si sparpagliano.. spariscono.
.. non è per la perdita dei pensieri abituali, è che io, penso che il freddo è come il letto di chiodi dei fachiri.. uguale. peggio.



Il vino

Il banco era pieno zeppo di cibo e di vino, di grappe e di birra e qualsiasi cosa potesse cullare deliziare o far viaggiare la mente. Marco usava l’alcol per farsi infettare, era una specie di fecondazione dove lui era la donna che avrebbe dato alla luce qualcosa, brutto o bello non aveva così tanta importanza. L’arte per lui era qualcosa che lo avvicinava in maniera mostruosa a Dio, il poter creare come il perdurare nel tempo. Marco scriveva… e scriveva di tutto: racconti, storie, pezzi di sceneggiature e poesie ma il suo punto forte era il romanzo. Aveva pubblicato da poco, con una casa editrice minore il suo primo romanzo: “Se l’amore è una cosa inutile” in appena 500 copie e non senza doverne acquistare una settantina di copie che prontamente pensò di regale ad amici, e ad amici di amici e fidanzate di amici di amici.
Lentamente, con la sua nota camminata da poeta maledetto o malato mentale che si voglia, si avvicinò alla tavolata dove gli amici mezzi sopiti da un po’ ridevano e schiamazzavano. Senza dire nulla prese un bicchiere e lo riempì per tre quarti di morbido vino rosso, facendolo roteare con classe quasi fosse un intenditore. Guido s’alzò di scatto esclamando “eh no caro, tu non l’hai pagato” riferendosi a chi effettivamente aveva procurato e organizzato il banchetto. Ma Marco non se ne curò minimamente, bevve un sorso del vino plastico da supermercato e disse “il vino è dei pensatori o dei lavoratori”, qualcuno già sorrideva, continuò “io lavoro con il mio pensiero, dovrebbe pagarmelo lo Stato il vino” e i ragazzi allucinati scoppiarono in una risata liberatoria da tensione accumulata. Guido era a questo punto, più ubriaco di prima, si mise a sedere e diede una pacca sulla spalla all’amico e scoppiò anche lui a ridere.
Tutti ridevano e tutti bevevano la notte scura, ognuno cercava di eliminare ricordi che avevano fatto nidi in testa come maledetti ragni che non volevano andarsene più. Tutti ridevano e tut

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   9 commenti     di: Nicola Lotto


Il mio mondo

Credo di amare la montagna da sempre.
Amo tutto ciò che fa parte del suo mondo, che con gli anni è diventato anche il "mio mondo", il mondo che cerco di raggiungere appena mi è possibile.
Hai mai guardato gli abeti rimanendo sdraiato con il naso all'insù?
Come sono belli e com'è bella la musica che compone il vento facendoli oscillare! Ascolta... il rumore dei tuoi passi sul sentiero, cammini appoggiando il piede sui prati e sul muschio che sa di buono... foglie che cadono dai colori meravigliosi, e i fiori? Che mi dici dei fiori, sono meraviglie nella meraviglia!
Se vuoi vedere dei fiori veramente belli devi guardarti bene intorno, sono li vicino a te e aspettano solo di essere osservati, petali morbidi di stelle alpine, il giallo dei ranuncoli e il viola delle genzianelle...
Il "mio mondo" non mi stanca mai, non mi stanco mai di fermarmi a guardare, c'è sempre qualcosa di bello e di nuovo da vedere!
Mi mancano le nuvole tra il cielo azzurro e pulito che sa di perfetto, le guglie che sbucano, vedere la cima che vuoi raggiungere lontano e pensare che non sarà poi così invalicabile, sudare e faticare, portare il tuo zaino pesante e prendersi tutto il tempo che si vuole perchè già il tempo è così poco nella vita di tutti i giorni... e allora lasciamolo fermare un pochino, solo quel che basta per guardarsi intorno, per guardare un fiore o un insetto o rivedere quel passaggio che tanto ti ha fatto paura ma che sei soddisfatta per averlo fatto.
E io mi sento così appagata nell'attraversare le montagne, oggi sono qui e guardo dove andrò domani, e così attraverso il mio mondo...
Oh! Come amo stare via più giorni, sostare negli accoglienti rifugi dove si è tutti più "complici" perchè si ha in comune la stessa passione. Amo vedere i tramonti e svegliarmi prestoper vedere l'alba... intorno a me c'è tanto silenzio, un silenzio che mi parla e che mi fa stare bene con me stessa.
Amo la montagna e sono amica di chi la frequenta.
Sono

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   6 commenti     di: Luce...


La rosa

Fra tutti i fiori del mondo...
la rosa é la più delicata e la più
incantevole...
È quella più bella, più perfetta.
È anche la più ricercata dalla
gente che deve regalarla.
La casa, poi con le rose é abbellita
ed acquista eleganza e bellezza...
Chi non ama le rose, non ama
la bellezza, e chi le estirpa non ha
capito la gioia che trasmette il
riceverne una in regalo.
Quando c'é un avvenimento, una
festa, le rose rendono il momento
solenne e festoso...
Per questo si amano le rose,
per i loro colori, la loro intensità
e la loro capacità di vivacizzare,
abbellire, e rendere felici chi le
riceve...

   3 commenti     di: Helenia



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