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Racconti sulla natura

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Il sorriso

La notte stava oscurando il crepuscolo. Lucia era scesa dal tram alla fermata che era una specie di spartiacque tra i quartieri signorili e silenziosi e il suo, popolare e chiassoso. Tornava dall'università dove i tigli in fiore annunciavano la prossimità degli esami. Aveva ancora alcune cose da studiare e molte da approfondire, ma non era preoccupata. All'odore dei tigli, durante il percorso del tram, si erano sovrapposti quelli dei gelsomini, delle acacie e dei ligustri che sporgevano dai recinti di ricche ville e di ambasciate, tutte circondate da giardini vasti e ben tenuti, in alcuni dei quali svettavano superbe palme, simbolo della ricchezza e del potere di chi li abitava.
Spesso, finite le lezioni, Lucia tornava a casa a piedi, camminando lentamente per prolungare la pace che le dava il crepuscolo e che svaniva appena entrava nelle luci e nei rumori del suo quartiere. La luce amica del crepuscolo le sembrava appartenere ad un'altra dimensione, quella dell'assoluto che era la sua compiaciuta aspirazione. Lucia si sentiva molto spirituale: il suo filosofo preferito era S. Agostino, per i tormenti dell'anima e per la forza della rinuncia che gli aveva permesso di superarli. Nel concetto di assoluto Lucia concentrava il suo desiderio di una vita non banale, il suo bisogno di giustizia e di solidarietà la sua aspirazione alla bellezza. Valori assoluti, appunto.
Appena scese dal tram l'inquietudine che le era sembrata annegata nella serenità del crepuscolo, la riafferrò con forza. Camminava curva in avanti, come per affrettarsi ad un rifugio e aveva stampata sul viso la malinconia. Alzò gli occhi dal marciapiede e incontrò gli occhi di un uomo, giovane, che la guardava con grande tenerezza e le sorrideva con affetto come un vecchio amico che conoscesse tutto di lei. Lucia non rispose al sorriso che, pure, aveva accolto come un dono straordinario, uno sprazzo di luce nella sua buia esistenza, una sferzata di speranza per affrontare la giornata successiva

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La gatta e l'uccellino

La mia gatta LUCY camminando nel giardino vede accanto alla siepe vicino al muretto di recinzione un uccellino. Immediata la sua reazione felina:s'acquatta al suolo in posizione d'attacco, pronta a catturarlo.
Ma quando ad esso s'avvicina immediatamente s'arresta. Lo annusa e non osa sfiorarlo con le zampette... si è accorta che è un piccolo uccellino caduto dal nido, un piccolo passero che accenna i primi voli, un esserino da proteggere non da uccidere. Si mette allora nella posizione a sfinge vicino al passerotto a mo di protezione e quando io e un'altra condomina proviamo ad avvinarci per soccorrere l'uccellino, Lucy inizia a ringhiare. Non vuole che nessuno si avvicini! Dopo un bel po di minuti inizia a sorvolare sopra loro mamma passera cercando di recuperare il figlio, voli presi al largo, intimorita dalla presenza della gatta.
Succede che la mia micia capendo l'intenzioni materne dell'uccello si alza e s'allontana, permettendo così al volatile di recuperare il figlio.

Pochi giorni fa in Perugia, un umo spara alla ex convivente, all'amica di lei, al proprio figlio di due anni e tenta poi il suicidio...

Se noi umani prendessimo esempio dagli animali, sarebbe un mondo migliore!



Il risveglio

Non ho un concetto assoluto di cosa sia il tempo, almeno come lo intendete voi. La mia esistenza trascorre per cicli, ma non saprei precisare se lunghi o brevi. Questi concetti mi sfuggono; inoltre non posso influire sui cicli: mi sono imposti dal di fuori. So che esiste un fuori: è ciò che non proviene da me. Sento il caldo e il freddo, il secco e l'umido. Ci sono percezioni che mi danno piacere, altre che mi fanno male. Conosco la materia di cui sono fatto e, in qualche modo, anche quella che mi circonda. C'è la materia fluida, che mi permette di vivere e quella solida: a volte rigida e talmente dura da ostacolarmi, a volte cedevole nel modo giusto, da consentire di muovermi e nutrirmi. Sì, mi muovo! Mi allungo e mi espando, mi ispessisco e mi allargo. Ma non è facile accorgersene, non basta prestare attenzione solo per poco.
In questo momento sono consapevole che c'è qualcosa di tiepido che avvolge la mia pelle e mi dà vigore. Prima c'era un freddo gelido che mi faceva male: mi bloccava in una morsa dolorosa gli arti inferiori. Il freddo non mi piace: dissecca e screpola la pelle. Brutta cosa le screpolature! Se non si corre ai ripari vi si insinueranno moltitudini di piccole creature crudeli, che mi faranno soffrire. Devo rimarginare le ferite della pelle in fretta, prima che si muovano dalle loro tane protette e diano inizio all'assalto.
Sento ovunque un piacevole formicolio: la pelle sta ritornando elastica e turgida. In tanti punti ci sono delle escrescenze che si stanno gonfiando. Alcune sono appuntite, altre globose. Le prime sono essenziali per farmi vivere, ma prediligo le seconde perché sotto sotto sono alquanto vanitoso.
Provo un po' di stanchezza per tutto questo lavorio, ultimamente ho mangiato pochissimo. Fortunatamente, se il tepore che viene da fuori continuerà, potrò nutrirmi meglio. Tutto sommato posso dire di sentirmi veramente bene. C'è qualcosa di fluido che avvolge le mie braccia tese. L'ho sentito spesso: a volte mi

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La volpe

Due giri di chiave. Giacomo sentì la serratura scattare poi tirò la porta verso di se per controllare che fosse chiusa bene. Erano le 3. 25 di mattina ed aveva ancora le orecchie sature da una notte passata ad imprimere idee sul nastro e riascoltare. Unici amici erano stati i bobinoni BASF e una birra. L'uomo si chiuse il cancello alle spalle e percorse la discesa dirigendosi verso l'auto pensando che il giorno dopo sarebbe tornato allo studio per riascoltare con orecchie diverse, ripulite dalla saturazione. Era ancora immerso in questo pensiero che aveva già raggiunto l'auto. Sul cofano raggomitolato c'era un bellissimo gatto tigrato che balzò giù appena vide che l'uomo si avvicinava. Giacomo lo chiamò e tentò di accarezzarlo.
"Micio, vieni!!" lo esortò con il tono dolce della voce.
Lo guardò divertito mentre il gatto diffidente si nascose sotto la vettura. Giacomo sorrise poi salì in macchina. Prima di mettere in moto si assicurò che il gatto fosse uscito da sotto l'auto per evitare di schiacciarlo. Una volta che lo vide in mezzo alla strada mise in moto.
"Ciao micione!" disse dentro di sé e partì.
La serata era afosa e Giacomo guidava giù da Cozzile con i finestrini abbassati. Nello stereo girava un bellissimo cd di Chet Baker registrato dal vivo a Tokyo e dai finestrini arrivava forte il profumo dolce dei glicini che erano lungo la strada. Era rilassato e sereno Giacomo, con le dita che battevano sul bordo del volante a tenere il tempo del batterista.
All'improvviso l'uomo si trovò di fronte una volpe che dietro una curva stava attraversando la strada. Frenò di colpo non nascondendo una certa paura che subito cedette il passo allo stupore. La volpe era bellissima nel suo manto rosso. Era ferma in mezzo alla strada. I suoi occhi e quelli di Giacomo si incrociarono. Si guardarono un solo istante che parve infinito all'uomo. Sentì che erano due parti di una stessa esistenza, sempre in fuga da qualcosa, per tornare nel proprio nasc

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GIORNATA DI CACCIA

C'è tutta un'agitazione di prima mattina, si legano i cani che scodinzolano felici, si sale in macchina per raggiungere il luogo di caccia prescelto. Arrivati sul posto si incomincia a salire lungo il viottolo che porta su in cima alla montagna. I cani, legati all'accoppio, nell'ansia di essere sciolti, tirano come dannati; di tanto in tanto emettono sommessi guaiti, tentano di svincolarsi dalla catena, anelano alla libertà.
Saliamo lentamente verso la cima, guazziamo nelle rade pozzanghere, calpestiamo foglie morte, qualche ramo caduto si spezza sotto il nostro peso. Saliamo sempre più in alto, respiriamo, con voluttà, la fresca aria profumata di resina e di mille altri odori, andiamo incontro alla rosata aurora; si annuncia una splendida giornata. Man mano che si sale il terreno diventa sempre più gelato, la brina crocchia sotto i pesanti scarponi. Incomincia  ad albeggiare; si distinguono le prime sagome di alberi e di cavalli allo stato semibrado. La notte trascolora e la vita comincia a risvegliarsi; si odono, dal folto del bosco, i primi richiami.
Una cornacchia, dall'alto di un ramo, lancia il suo stridulo grido, un merlo emette il suo  e vola da un ramo all'altro, felice del nuovo giorno. In breve tutto il bosco è un susseguirsi di voci diverse, di fluttuar d'ali, di voli appena accennati. Intanto siamo giunti in cima, c'è un'aria gelida ma inebriante; il sole comincia a tingere di rosa il cielo.  Dalla vetta si gode un panorama splendido, siamo circondati dalla natura, da cime alte coperte da faggi secolari; qui è ancora tutto intatto; l'uomo raramente arriva fin qua sù.
Ci godiamo, estasiati, questo spettacolo di natura incontaminata. È un momento, l'abbaiare di Ringo ci riporta alla realtà: Ha inizio la battuta di caccia. Si scioglie  il capomuta. Il cane, dopo qualche salto di gioia, scende lungo il fianco della montagna, cerca il luogo della pastura della lepre. Improvvisamente si sente un abbaio, è il segnale dell'avvenu

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Seduti insieme... a guardare

Non ci sono parole… Domenico...
eppure ho visto come guardavi un albero… ci vedevi l’oro!
Una chioma abbagliata dal sole d’autunno…
Ho visto come guardavi i raggi del sole mentre scaldavano il fiume e i piedi dell’albero…
Mille stelle solleticate dal vento che s’accendevano e si spegnevano senza mai scomparire.
Non ci sono parole…
Tu guardavi l’oro dell’autunno ed io pensavo al mare, alle calde giornate estive profumate dal sospiro dei fiori.
Vedevo quello stesso albero con le sue foglie vibrare… attente a non cadere…
Le vedevo col braccino esile attaccate al ramo, combattevano sfinite dal vento, contro il tempo.
Mi parevano farfalle dalle ali dorate pronte, ma indecise a spiccare l’ultimo volo. Così, come il vento si fermava… finiva il loro affanno. S’affacciavano tutte sull’acqua del fiume… specchiandosi, ma allora… non erano stelle?



Domenica

Nei miei ricordi la domenica occupa un posto speciale
nel mio cuore essa è legata alla santificazione della festa ed al ricordo dell' atmosfera gioiosa che aleggiava nella
casa con i miei genitori che davano rilevanza a questo
giorno del Signore del quale si sentiva il riverbero anche nelle altre famiglie e negli odori che provenivano dalle case; quasi ad attestare che quella era una giornata speciale nella quale l'uomo diveniva padrone di se stesso
e poteva vivere quel tempo, ringraziando il Signore di
quel riposo e del dono della vita con tutte le meraviglie
del creato che proclamano da sole la grandezza di Dio.
Ricordo le canzoni di allora che contenevano questa
sacralità del giorno e del riposo quale ad esempio :
"Domenica è sempre Domenica!" che era la sigla del
"Musichiere " gioco musicale televisivo condotto dal
compianto Mario Riva, la canzone era stata composta
da Garinei- Giovannini e Kramer e le parole erano
le seguenti:
" È Domenica per i poveri e i Signori
ognuno vo dormì tranquillamente
né clacson, né sirene e né motori
si sveglia la città più dolcemente
Persino il gallo molto premuroso
non fa chicchirichì.
Ha scritto sul pollaio buon riposo
ritorno lunedì !
Domenica è sempre Domenica
si sveglia la città con le campane
al primo dindonda il Gianicolo
sant'Angelo risponde din don dan
Domenica è sempre Domenica
e ognuno appena si risveglierà
felice sarà e spenderà
sti quattro soldi de felicità !"

Oppure Gigliola Cinguetti che cantava :
" La domenica andando alla Messa compagnata dai
miei amatori!"
o Domenico Modugno nella sua "Notte chiara chiara!"
"Ringraziu a tia Signori picchì mi lassi viviri accussì!"
I tempi erano pervasi dal sacro timore di Dio e dalla
preghiera più o meno manifesta ma sempre presente
nei cuori della gente.
Oggi assistiamo alla desacralizzazione della Domenica
nella quale i negozi, che un tempo rispettavano la chiusura nel giorno del Signore, sono quasi sempre

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