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Racconti sulla natura

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La rosa

Fra tutti i fiori del mondo...
la rosa é la più delicata e la più
incantevole...
È quella più bella, più perfetta.
È anche la più ricercata dalla
gente che deve regalarla.
La casa, poi con le rose é abbellita
ed acquista eleganza e bellezza...
Chi non ama le rose, non ama
la bellezza, e chi le estirpa non ha
capito la gioia che trasmette il
riceverne una in regalo.
Quando c'é un avvenimento, una
festa, le rose rendono il momento
solenne e festoso...
Per questo si amano le rose,
per i loro colori, la loro intensità
e la loro capacità di vivacizzare,
abbellire, e rendere felici chi le
riceve...

   3 commenti     di: Helenia


Giuseppe e la natura

Giuseppe ama la natura. È il suo mondo, nessuno lo può distruggere. È un mondo speciale, dove si rifugia per riflettere ed ammirare le bellezze che lo circondano.
Una volta per settimana si reca lì, nella sua campagna e, appena scende dal sedile della macchina, si reca in quel posto. Ed è così: Corre, nella nuda terra, talvolta anche bagnata, accompagnato dai suoi cagnolini. Dopo un breve tragitto si ferma, per guardare degli alberi di albicocca, appena in fiore. Allunga la mano, per toccare un fiore, avvicina il naso per sentire l' odore. Salta, cercando di arrivare ai rami più alti e, gira su se stesso, per cadere infine su un manto coperto dai petali rosa dei fiori. Ora si reca dagli alti cipressi, per annusare le loro foglie, per toccare il tronco resinoso e, per abbracciarli.
Ora si dirige verso il luogo, passando lungo un piccolo campo ornato da spighe. Oltrepassa un fiumicciatolo coperto di roccie e, risale la piccola altura che ha di fronte. Le pietre sull' altura sono ricche di muschi, che, crescono innocenti baciati dai raggi del Sole. È come se la brezza lo trasportasse verso luoghi ancora più lontani, cullandolo tra le braccia invisibili del vento.
È arrivato. Viene accolto dagli alti e possenti alberi di eucalipto, che, gli accarezzano le guance in segno di benvenuto. Lui ricambia il gesto, abbracciando forte il tronco, come se fosse una persona reale. Continua il suo percorso, per finire in un ampio spazio circolare, ornato da numerose specie di piante e, dalla sua roccia, dove si sedeva. Quindi si siede, sporgendosi verso una grande siepe di lentisco. Viene invaso da un odore fresco ed intenso tipico di questa pianta, ed è come se la stessa pianta lo stesse coccolando. Con le mani accarezza lievemente le piccole foglioline, sfiorando le bacche nere e rosse, talvolta facendone cadere più di una. Si avvicina ad una piccola siepe di cisto, tutta colorata da piccoli fiori, color bianco, dove lavora una piccola ape, poi gira il capo e nota,

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   8 commenti     di: Giuseppe Tiloca


Una beffa pelagica

Il golfo di Genova ospita una nutrita comunità di pescatori, sia professionisti che dilettanti: tutti i tipi di pesca vengono esercitati con discreto successo. Come tutti i pescatori anche io porgo particolare attenzione agli avvenimenti che si riferiscono a questa attività, soprattutto nei mesi di frenetica attività alieutica, come nei mesi in cui c'è il passaggio dei tonni. In questo racconto, ispirato da un fatto realmente accaduto alcuni anni fa, mi riferisco però solo alla pesca dilettantistica, anche se praticata con potentissime pilotine o fisherman superattrezzati.
Ovviamente, anche fra i dilettanti esistono diverse categorie di pescatori, per esempio quelli che vogliono battelli veloci per raggiungere per primi la zona di pesca o quelli che si accontentano di velocità inferiori ma validi anche per una traina leggera sotto costa. Esistono poi gli stakanovisti, in mare da prima dell'alba a notte inoltrata ed i furbazzi, che si accodano a pescatori esperti od anche tengono accesa, persino in ufficio, la ricetrasmittente CB nei canali 10 e 16 per poter avere di prima mano notizie su dove sono state localizzate le prede più ambite, questi furbazzi sono generalmente "furesti du b..." come diciamo a Genova e possiedono le imbarcazioni più veloci, magari immatricolate in Svizzera.
In una calda giornata all'inizio d'agosto di qualche anno fa, a causa di una distorsione alla caviglia ero confinato nel mio attico e passavo il tempo leggendo, guardando il mare con il telescopio dal terrazzo o sdraiandomi nella piscina gonfiabile del figliolo, 2 metri di diametro, opportunamente riempita di acqua riscaldata dal sole. Per compagnia tenevo accesa la ricetrasmittente nei suddetti canali in quanto forse mio cugino, che era andato a pesca nel suo gozzo, mi avrebbe chiamato per combinare una bella cenetta sul terrazzo col pescato, se era copioso. Quasi appisolato al tepore del sole, una voce stentorea che chiedeva assistenza mi svegliò del tutto.
Mi avvici

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La Natura

Nella nostra vita la natura con i suoi spazi verdi, la sua abbondanza di tutti
i suoi fiori e colori é la cosa più bella che Dio ha creato. È importante la Natura, almeno il rispettarla come ammirarla. Nei suoi paesaggi ergono al sole, si elevano con i loro arbusti e le foglie, gli alberi che sopravvalgono su tutto
ciò che li circonda. I fiumi scorrono; veloci, che sembrano creare piccole onde del mare. Gli uccellini che cantano sui rami, echeggiando, e sbattendo le ali con i loro colori ed allegria creano un'atmosfera bellissima. Questa é la natura, così meravigliosa quanto anche pericolosa. Ma io l'amo tanto così com'é, mi piacerebbe essere un pittore e dipingerla in un quadro, ma credo che sarebbe uno spreco, perché é talmente Bella da poterla solo ammirare dal vivo.



L'isola Margherita

L'isola Margherita è lo specchio del mondo.
Qui le contraddizioni convivono, ora stridenti ora in simbiosi.
Angoli di paradiso, ove la natura si esalta protagonista assoluta ed incontaminata.
Cumuli di immondizia, sterpaglie, marciume e scheletri di pesci e conchiglie vomitati dal mare.
Nella laguna salata le mangrovie galleggiano su zattere di radici contorte sulle quali si avvinghiano bianche conchiglie di perle.
Dai rami pendono radici come proboscide, si immergono nell'acqua alla conquista di nuovi spazi.
I pellicani squarciano l'aria coi loro becchi maestosi e volteggiano leggeri tra i corridoi della laguna.
La percorriamo a bordo di barche logore, spinte da un motore nauseabondo e rumoroso.
La mia sembra che faccia fatica a tenersi a galla, che si inclini, ma l'acqua è placida e le mangrovie che ci sfiorano alleviano la paura.

A riva spazi aridi e polverosi, qualche povero chiosco con gente che si industria a vendere conchiglie e collane di perle di poco valore.

Cammini su un sentiero polveroso e all'improvviso ti appare, come fosse una visione sotto il sole cocente, una spiaggia immensa ove cammini su un tappeto di piccole conchiglie colorate a varie tinte.

Poi nuovamente terra, rossa ed arsa, trapunta di alberi di cactus spinosi e cespugli che non temono il sole opaco e cocente.

Il nastro d'asfalto corre irregolare e senza ripari per spazi sconfinati per un'isola, attraversa improvvise oasi di curati giardini ove il verde si esalta tra i fiori e l'acqua che zampilla.

Alberghi lussuosi ed edifici di cemento rompono l'aperto orizzonte, tra una corona di case basse e povere.
Ovunque bambini e ragazzi che con un sorriso insistente tendono le mani; auto d'epoca con i vetri affumicati e i sedili in pelle sgualciti; pullman senza porte con i vetri ricoperti di nastro adesivo.
Si respira a fatica un'aria acre, afosa e calda che sollecita le narici e brucia la pelle, mentre giri incuriosito tra vetrine variopinte e bancarelle consumate d

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   0 commenti     di: Ettore Vita


La fonte del cervo

Tantissimi anni fa, che a contarli si impiegherebbe un tempo lunghissimo, i ghiacciai alpini si ritirarono, lasciando profondi solchi sulle pendici delle montagne che avevano ricoperto lungamente. Trascorse altro tempo e le valli si rivestirono di erbe, cespugli, boschi, e si popolarono di animali. Infine venne l'uomo. Non sappiamo chi fu il primo a penetrare nella nostra valle e a stabilirvisi. Né conosciamo il motivo che lo spinse ad abbandonare la fertile pianura per addentrarsi in un ambiente ostile, fatto di lunghi inverni e di brevi estati, dove la natura non concede sconti e punisce severamente anche il minimo errore. Forse fu cacciato dal suo territorio da altri uomini più numerosi e potenti o forse fu a causa della innata curiosità della nostra razza, che ci spinge a voler andare sempre oltre. Probabilmente fu una famiglia o una minuscola tribù quella che si stabilì nella valle, non certo una moltitudine di genti. L'ambiente montano non riesce a mantenere che piccoli gruppi di persone. Pietre e legname non mancavano certo: si costruirono abitazioni. Di ridotte dimensioni, basse, con poche aperture, vicine le une alle altre. Quei costruttori non mancavano certo di ingegno! Sapevano che la natura va assecondata, non combattuta. Passarono gli anni, poi i secoli: il piccolo villaggio mutò di poco. Alcune altre abitazioni per i nuovi nuclei famigliari, qualche stalla e qualche fienile in più. In basso, verso il torrente, un vasto spiazzo soleggiato fu adibito ad orto per tutta la comunità.
Già allora si conosceva la fonte del cervo. Si tramandava che nei tempi passati un cacciatore del villaggio, il più abile e forte, raggiunta una verde radura avesse scorto un grande cervo maschio che si abbeverava ad una sorgente che sgorgava alla base di un masso biancheggiante in mezzo al prato. Teso l'arco con tutta la forza che possedeva, presa accuratamente la mira, il cacciatore scoccò la freccia che colpì il cervo diritto al cuore. Per noi oggigiorn

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Un Viaggio Senza Ritorno

(Trad. Eliude Santana)
Calda prigione. Misterioso carcere. Tenebre, isolamento, oppressione. Lo spazio che occupo è esiguo e limita i movimenti. Avevo tutto per essere disperato. Indubbiamente, sono un carcerato anche se qualcosa fuori i miei sensi mi dice di no. Nessuno sconforto, quindi, non ho paura. Non ho la consapevolezza di quasi niente, a parte quella di sapere di trovarmi tra le quattro mura che sembrano volermi schiacciare. Eppure, sono elastiche.
Non so chi sono, né come sono finito qui. E non ho la più pallida idea di come ne uscirò, neppure se ci riuscirò, poiché non vedo un'uscita.
Un'altra sensazione molto strana: nonostante il fatto di narrare questa storia, è la prima volta che provo un qualche tipo di percezione. Mi sento comodo, eppure, una premonizione mi avverte: qui non ci rimarrò per sempre.
Avverto la sensazione di vicinanza del tempo in cui ci sono. Se dipendesse da me, resterei. Il mio futuro è ora.
Curiosamente, anche se non ci vedo riesco a sentire. Dormo bene e ho persino dei sogni. Sono capace di inghiottire i cibi anche se non ho fame, posso pure respirare nonostante l'aria sia pressoché nulla. E infatti, l'aria non mi manca.
Non mi preoccupa per niente il fatto di essere da solo. Trovarsi con un'altra persona, qui, porterebbe sconforto. È pericoloso. La solitudine non mi da tristezza, anzi, è la mia compagna e alleata.
Si avvicina il mio giorno. Cos'è il mio giorno? Sarà quello in cui tutto cambierà. Quando perderò quest'identità e ne guadagnerò un'altra: strana, confusa, imprevedibile. Il giorno in cui ci sarò anziché ci starò. Amo questo posto, dove nulla mi disturba, e siccome non ne conosco un altro mi ci attacco avidamente. Invano.
Sento le pareti che mi schiacciano sempre di più. Mi meraviglio nel constatare che loro sono più elastiche di quanto non potessi immaginare. Nonostante la pressione che percepisco ho la certezza che non sarò schiacciato. Anche se non avessi la

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