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Assaggi Tipici

A quell'ora la piazza è ancora semi deserta. Lo Scirocco ne approfitta per spazzarla e profumarla di salmastro prima del secondo risveglio, quello delle sedici, quando il paese si rialza dal torpore di una digestione lenta e appesantita dall'afa pomeridiana. Il primo a saltare in piedi è il guardiano del campano: sempre puntuale diffonde per i rioni quattro cupi "don" in si bemolle, dopo pochi minuti assonnate presenze fuoriescono da portoncini di legno colorati pastello. Singolari soggetti deambulano per la piazza infuocata in cerca di un qualsiasi contatto umano, e, come sempre, finiscono per trovarlo all'ombra della pergola del Caffè la Torre. Vero cuore pulsante di tutto il paese, il bar si affaccia sul centro della piazza. Nelle ore di punta ha un giro di affari che può contare su un'affluenza di due persone l'ora, esclusi gli abituali autoctoni.
Per un magico gioco di correnti e di riscontri, che rimbalzano fra le viuzze e i vicoli del centro, la sua pergola gode, da centenaria memoria, del primato del punto più fresco e ventilato di tutto il paese. Fiori di glicine pendenti ombreggiano il caffè e il gelato della clientela, la quale, composta per gran parte di turisti stranieri, si dimostra più incuriosita dalla comicità blasfema dei giocatori di briscola bivaccati sui tavolini, che dalla storia di Galeazzo Torsoni scolpita sull'imponente epitaffio di palazzo Bonucci.
Sul lato destro della piazza si allunga, con una pendenza del 15%, il corso, che congiunge la porta nord con quella sud. In giornate di Scirocco, come questa, si trasforma in una vera e propria galleria del vento, che risucchia lo sforzo di ogni buona padrona di casa dedicatasi religiosamente nel mantenere viva la tipicità pensile di ogni borghetto medievale che si rispetti: i vasi di gerani francesini appesi alle finestre. Oggi Corso Garibaldi, infatti, espone a terra dal civico tre al novantuno una vera e propria ecatombe di ceramiche variegatamente dipinte a mano e cotte in presunti antichi forni. Decine di vasi frantumati riversano sull'antico pavé coppie di francesini rossi agonizzanti e supplicanti aiuto allo sguardo impassibile di turisti tedeschi, i quali, ebbri del gusto afrodisiaco del cinghiale in salsa di ginepro misto a cappuccino, calpestano distratti i morenti fiori mentre marciano compatti in salita verso l'attrazione principale del paese: la rocca. Per raggiungerla una miriade di cartelli marrone, a volte pure contradditori, obbligano il turista a un percorso forzato, tipo Ikea, che si snoda lungo labirintici vicolini pieni di botteghe. In alcune di queste si fanno degustare crostoni dai sapori ovvi, tipo pane e marmellata o pane e olio, a prezzi molto meno ovvi, tipo 13 euro a fetta, in altre si possono acquistare oggetti di legno tipico del luogo, lavorati a Mumbai e decorati a Mogadiscio nel pieno rispetto di un equo e solidale sfruttamento minorile. Dopo un'ora e mezzo di pellegrinaggio inutile si arriva nel giardino pubblico delle fontane guaste; qui si erge in pieno sole la rocca aldebrandesca. Il suo restauro in stile tardo romanico è stato finanziato per il 60% dall'unione europea e per il 40% dallo stesso comune di Bisella Marittima, che ha dovuto licenziare sei operai, per reperire in bilancio i fondi necessari alla realizzazione di questo importante progetto volto a rilanciare il turismo e l'economia del luogo. Nel riconoscimento, ormai unanime, che accostando stile antico e contemporaneo si ottenga un effetto molto chic, un bunker di poroton di 85 metri cubi, verniciato bianco, sventra il lato est della rocca, con il beneplacito della sovrintendenza alle belle arti. L'eco mostro, che occupa indebitamente il posto di quella che una volta era la porta della rocca, ospita per metà un museo di antiche armature, e per l'altra un lounge bar&tipical foods with souvenir and smarty dressing shop, rispettivamente entrata e uscita del monumento. L'allegro visitatore quindi, allettato dall'idea di godersi il belvedere sulla sommità della rocca, entra, e viene sottoposto subito a una visita forzata del museo al prezzo di otto euro a persona, cinque riduzione bimbo. All'accoglienza c'è Maila: ultra precaria neolaureata e sottopagata, ha vinto un concorso per hostess della rocca, un posto su 1300 candidati per una sola stagione estiva; non saluta, è perennemente incazzata e abbaia se si indugia troppo sulla soglia dell'ingresso. Il museo è disposto su un open space diviso in due piani da un solaio in finto ferro battuto e doghe di legno, consta di venti vetrine circa diffuse lungo le pareti, che ospitano nel seguente ordine, le corazze da guerra, le armi, le vesti da cerimonia, la muta da caccia, i pigiami, le mutande e vari monili del fu Galeazzo Torsoni, arciduca di Bisella.

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l'autore claudio paolieri ha riportato queste note sull'opera

ogni riferimento a luoghi e persone è puramente casuale nonché frutto della mia immaginazione, eccetto per Goffredo di Buglione e Papa Urbano II realmente esistiti nell'epoca storica citata.


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5 commenti:

  • claudio paolieri il 13/09/2011 16:50
    grazie bianca troppo buona, e pensare che la mia prof. d'italiano mi snobbava...
  • Bianca Moretti il 13/09/2011 11:13
    Ho apprezzato molto anche questo tuo racconto, scritto con maestria e e dovizia di particolari. La tua arte ha una straordinaria capacità di catturare il lettore e ti tenerlo incollato alla pagina. Descrizioni minuziose, gustose, originali, mai noiose o banali... insomma un sano e irresistibile invito alla lettura e... all'assaggio, tipico del tuo particolare modo di scrivere. Bravo
  • Anonimo il 29/07/2011 12:24
    SEI STATO BRAVO E MI HA FATTO PIACERE RILEGGERTI DOPO TANTO CIAO
  • claudio paolieri il 29/07/2011 12:21
    ciao carla, grazie per i complimenti. non è un paese particolare, ne ho girati tanti di posti così e li ho riassunti in questo scorcio.
  • Anonimo il 29/07/2011 11:36
    mi sono ritrovata a girare per questo paese... vista la descrizione attenta ed accurata che tu hai fatto... bravo complimenti

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