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LA MIA VITA (risposta a Fabio Volo)

L'ultimo tratto della strada è in salita. Voltato l'angolo appare la casa: illuminata dagli ultimi raggi del sole diventa quasi rossa ma in realtà è più chiara. Le persiane chiuse sono inconsuete in questo periodo dell'anno. Come pure il silenzio che avverto una volta sceso dalla macchina. Solo il lontano rumore di qualche barca che esce dal porto e il miagolio di un gatto. Deve essere quello adottato da Ezio, il mio uomo tuttofare che si occupa della villa nei periodi in cui non viene nessuno. Apro il cancello. Il solito cigolio. La salsedine mangia tutto. Devo ricordargli di cambiare la serratura. Magari basta oliarlo. Certo, potrebbe pensarci mia moglie.

Mia moglie. Continuo a chiamarla così mentre sarebbe corretto metterci davanti una ex. La mia ex moglie. È un suono nuovo. Eppure in questi otto anni non ho mai pensato a lei con il suo nome di battesimo. Quasi questo fosse superfluo rispetto al suo ruolo. Vengo con mia moglie. Porto mia moglie a teatro. Ci pensa mia moglie alla cena. In qualche modo ho delegato più al rapporto di parentela che alla persona. Strano che ci faccia caso adesso.

Aprendo la porta di casa mi rendo conto di non sapere quale fra tutte le chiavi sia quella giusta. Apriva sempre lei mentre io parcheggiavo la macchina nell'unico punto in cui non sarebbe arrivato il sole la mattina presto. Entrava nelle stanze spalancando le finestre. Diceva che era doveroso far entrare l'odore del mare. Una volta salita in camera riponeva ordinatamente il contenuto delle nostre borse. Le mie cose nei miei cassetti e le sue dall'altro lato del vecchio cassettone della nonna. Quando salivo su era già tutto in ordine quasi fossimo lì da giorni e non appena arrivati. Il senso dell'ordine è senza dubbio uno dei tratti che la caratterizzano. Insieme alla metodicità. E mi piaceva questo suo modo di essere.

Non c'è stata sera in tutti questi anni che rientrando a casa non l'abbia trovata truccata, con i capelli a posto, sorridente. Mai un litigio, una discussione. Era come se lo scopo delle sue giornate fosse in qualche modo rendermi la vita piacevole. Che fosse anche un suo desiderio non saprei dirlo. Certo è che una moglie così me la invidiavano. È la donna che fa per te dicevano. Perfetta in ogni circostanza. Perfetta anche l'anno scorso in occasione della cena annuale dello Studio, organizzata come sempre da lei. A fine serata, le ho chiesto se anche la sua biancheria fosse intonata alle decorazioni floreali sui tavoli. Me lo ha confermato una volta entrati in camera. Sorrideva. Il reggiseno rosa e le culottes di seta erano un bel contrasto con il colorito chiaro della sua pelle.
Quella sera abbiamo fatto l'amore: un piacevole quarto d'ora fatto di gesti teneri, affettuosi, silenziosi culminati nel bacio posato sui capelli. Non mi sono mai chiesto che cosa lei provasse in quei momenti; mi accettava come un premio o mi viveva come un dovere. Di diversa natura erano i pomeriggi passati con la segretaria di turno o l'amica di passaggio. In quelle camere d'albergo vivevo il sesso. Tutto odorava di sesso. I bicchieri con il vino, gli accappatoi della doccia lasciati cadere sul pavimento, le lenzuola dove ci rotolavamo per tutto il pomeriggio. Era in quelle stanze che ricordavo cosa volesse dire scopare. Con mia moglie facevo l'amore. Solo a lei ho dedicato i miei "ti amo" prima di addormentarmi. Erano il modo per ringraziare quella donna che meritava i miei ringraziamenti. La prescelta. Le altre sono servite come ripasso di una materia altrimenti dimenticata. Era felice di portare il mio nome. Essere la moglie di uno degli avvocati più in vista della città la rendeva orgogliosa. E poi non era una stupida mia moglie. Laureata a pieni voti ha sempre affermato di voler creare uno studio tutto suo. Ma che bisogno c'era? Non le ho mai fatto mancare niente. E il suo tempo libero poteva gestirlo come più le piaceva. Il volontariato con i bambini. I tè con mia madre. Le gallerie d'arte con le mogli dei miei colleghi. D'accordo, mi diceva di sentire la mancanza delle sue amiche, quelle vere, quelle con cui parlare di sentimenti e sensazioni e non dell'ultimo scoop scandalistico. Ma erano lontane. Una a Londra. Un'altra a Roma... troppo pigra per andare a trovarle.

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2 commenti:

  • loretta zoppi il 19/04/2012 07:58
    Un racconto che ho letto serenamente, una storia di ordinario quotidiano visto l'alto numero dei divorzi. La punteggiatura non mi è piaciuta, i troppi punti penalizzano il racconto. Forse volevi dare spazio solo ai pensieri. Un saluto
  • alberto p il 30/07/2011 15:48
    bel racconto, cosa dire... mi stupisce(ma non tanto)lo stupore dell'avvocato di fronte alla moglie che lo lascia e la sua disinvoltura nel passare dal letto coniugale ad incontri fugaci, dovrebbe saperlo visto che è uno del mestiere che il tradimento è la principale causa di divorzio.. comunque il racconto mi è piaciuto.

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