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Di corsa

Ho il fiatone. Le fitte al fianco sono lancinanti, ma devo cercare di ignorarle. Il peggio è quando iniziano i crampi alle gambe. Mi fermo a riprendere fiato, solo qualche secondo, poi devo costringere il mio corpo a ricominciare la corsa o la perderò dietro l'angolo. Ho smesso di chiamarla, sono ancora troppo lontana perchè lei senta la mia voce. E devo risparmiare il fiato. Sopratutto. Punto lo sguardo su di lei e continuo a correre, focalizzo un punto (i suoi capelli) e cerco di concentrarmi solo su quello. È bella. Forse troppo. Sbanda in continuazione come un'ubriaca, eppure è terribilmente veloce. Ogni tanto si gira, ha il trucco sbavato sotto agli occhi. Ma non si gira per guardare me. Lo fa per vedere quanti chilometri si sta lasciando indietro. La stronza. Mi sembra una vita che questo inseguimento sta andando avanti. Ho visto passare città, campi, boschi, paesi, e non vi dirò la palla che vedere il panorama con sto cazzo di fiatone, solo con la coda dell'occhio, mi sia sempre piaciuto. Abbiamo oltrepassato molti luoghi in cui ho maledetto il fatto di non potermici fermare. Anche solo per prendere una bella birra ghiacciata sotto il sole di agosto. La stronza va avanti, e mi basterebbe fermarmi un paio di minuti per vederla inesorabilmente svanire all'orizzonte. Ho con me uno zaino con dentro le sue cose. Quelle che getta a terra di tanto in tanto. Quando le raggiungo le raccolgo, nel caso un giorno potranno tornarle utili. Nel caso non l'abbiate capito sì, penso di amarla molto. A volte è successo, ho indugiato davanti a un'alba o un tramonto particolare. Poi per riguadagnare il terreno perso mi sono rotta le suole delle scarpe e il cuore sembrava dovesse morirmi dentro. La guardo mentre corre tutta storta, e mi sforzo di credere che non abbia bisogno di me. Poi di colpo si ferma. Cazzo. Si è fermata sul serio, non è possibile! Si gira e questa volta i suoi occhi mi incontrano. E mi fa un cenno con la testa. Mi sta dicendo che se voglio mi aspetta. In meno di dieci minuti la raggiungerei, se facessi un piccolo, ultimo sforzo e aumentassi l'andatura. Ma sono inchiodata, ferma e inchiodata, e il tempo si ferma in quell'attimo, mentre ci guardiamo e nessuna delle due sta credendo in ciò che vede nell'altra. Dò un'occhiata dietro di me e calcolo i chilometri che, in questo folle, infinito inseguimento, entrambe ci siamo lasciate alle spalle. Penso a tutte le cose che ci siamo perse, e credere di poterle contarle sarebbe una pazzia. Una fitta mi prende dentro, e questa volta non è il fianco. Ora però non chiedetemi perchè mi sta venendo quest'assurda idea, non saprei rispondervi. Ma prendo tutto il fiato che ho... raccolgo tanta aria dentro che i polmoni fanno male, e lo faccio, sto ferma e semplicemente urlo il suo nome. Più forte che posso, e l'eco di questo urlo si espande, la raggiunge, forse quasi l'oltrepassa: -MARINA!-. Questo la fa trasalire. E nemmeno faccio in tempo a deglutire che lei già sta scappando. Di nuovo. Sorrido. Acchiappo lo zaino e ricomincio a correre.

 

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1 recensioni:

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  • Anonimo il 14/03/2014 23:32
    ricorda Vanilla Sky, quando tutto era perfettamente normale, uguale a come era sempre stato.
    Tranne per una cosa.
    Non c'era nessuno in giro. A New York, nove di mattina e nessuno in strada.

2 commenti:

  • Anonimo il 11/08/2011 19:55
    Scemo... Marina sei tu! Me ne accorgo solo ora... stavo leggendo il tuo secondo racconto ed ho capito... troppo buono quel Lugana del Garda che ho appena bevuto... ahahah... ciaociao
  • Anonimo il 11/08/2011 19:52
    Non credo di aver capito al cento per cento però mi è piaciuto. Onirico. ciaociao

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