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Midnight Crisis

C'è silenzio, in stanza, mentre cominciano i preparativi. Pareti color marroncino, cioccolato sciolto dal caldo. Pavimento polveroso. Tiepido.
Una figura magra e molle, che si agita tra le pareti mettendo fine a ogni ultimo legame con la sua realtà.
Ponendo al posto giusto gli oggetti giusti, con molta cura e attenzione, per recidere anche l'ultimo filo.
Questa sarei io.
Le cose importanti nella vita iniziano sempre in sordina, e come per le ruote delle carrozze che passano per strada, neanche ci si fa caso. Un rumore di fondo che sembra del tutto ordinario.
Sembra.
Qualcosa è nascosto in quel rumore e pian piano lo amplifica finchè non diventa l'unica cosa reale. Questo è quel che credo mi sia successo, e per questo non posso dire come e dove sia iniziato. So solo che all'improvviso mi sono accorta che il mondo esterno mi era venuto a noia.
Prima gli oggetti.
La loro forma, la loro presenza, mi infastidiva. Esterni, quindi estranei, apparivano come pezzi strappati al mio stesso corpo.
È normale per chi cresce nell'alta società il pensare di possedere tutto, ma tutto ciò che possedevo mi si ribellava. Ero costernata dall'impossibilità fisica di inserire gli oggetti che usavo di comune, il pettine, lo specchio, la penna, nella mia fisionomia. E vederli fuori di me mi spaventava. Da quando poi mi ero ferita, proprio tentando di unire a me le mie forbicine da unghie, non osavo più nemmeno manipolarli. Nemmeno avvicinarmi a loro. Se avessi dormito nel letto, ero certa, sarei stata io a diventare parte di lui.
Di conseguenza, le persone sarebbero parse un ancora di salvezza. Mi avrebbero potuto aiutare. E invece nemmeno questo accadeva. Ognuna di loro, per quanto disponibile, per quanto disposta ad ascoltare con pietà e sincero compatimento, era in fondo estranea. Ognuna presiedeva alle proprie funzioni. Ognuna si curava solo del suo personale accrescimento, fisico e mentale, e infine sperava in un sereno consumarsi. Niente a che vedere con me. L'orrore della decadenza della carne, del passare del tempo, mi tormenta ancora. Per poco.
Non riesco a identificare il punto in cui tutto questo agglomerato di disgusto e paura è riuscito a rientrare in me, che l'avevo originato. Devo aver aperto qualche porta per errore. E, sempre lentamente, questo male si è rivolto verso di me. Ora, il mio corpo si comporta come gli oggetti. Estraneo, lo comando ma con molta cautela. Potrei ferirmici. Lo spirito è come le persone, invece. Lontano, sempre esista ancora, si cura solo di sè, non mi sostiene.
Dove sono finita, in tutto questo?
Vorrei essere cieca. Vedere è spaventoso, vedere ripetersi tutto continuamente, percepire la ripetizione nel modo sempre uguale in cui le forme di luce colpiscono l'occhio.
Vietato lamentarsi.
Vorrei essere sorda. Sentire è spaventoso, l'aria si schianta sulla fragile membrana del timpano, e se non è fisicamente doloroso, lo è sotto molti altri punti di vista.

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3 commenti:

  • Riccardo Calandra il 15/05/2012 00:05
    Cavolo, e mi accorgo solo oggi di questo commento... Mille grazie, da te significa molto!
  • Anonimo il 07/05/2012 17:23
    bellissima... ti stringo la mano!
  • Oliviero De Angelis il 27/10/2011 11:21
    molto bello e introspettivo, ma la prossima volta che ti senti così chiamamio che ti faccio compagnia per evitare che tu faccia cose strane u. u

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