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La mia vita riassunta per i mei psicologi

Sono figlio unico. Quando sono nato i miei si erano sposati da meno di un anno, mia madre era andata a vivere nella casa di mio padre dove vivevano ancora i miei nonni paterni. Dunque nei primi anni della mia infanzia eravamo in cinque. Mia madre mi ha raccontato spesso che da piccolo ero molto tranquillo, nel senso che piangevo solo quando avevo un buon motivo (e cioè quando stavo male a causa di coliche o di acetone). Mi diceva che i miei capricci non erano mai "rumorosi" (cioè che non usavo il pianto per manifestare le mie pretese o lamentele). Altre cose che mi diceva riguardo alla prima infanzia hanno a che fare con la mia "ricettività". Mi ha detto ad esempio che mi piaceva la musica (reagivo positivamente quando la metteva). Altre cose le ricordo da me; ad esempio che ero molto curioso e che le facevo tantissime domande (eventualmente anche ad altri adulti, ma spesso mi scontravo con la loro indisponibilità e questo mi deludeva). Inoltre mi piaceva molto sfogliare libri e soprattutto enciclopedie, purché contenessero foto e illustrazioni descrittive; mi piacevano molto i documentari sugli animali. Il mio primo grande interesse sono stati appunto gli animali, che mi divertivo a riconoscere nelle foto e nei disegni dei libri. Di conseguenza, già da piccolo possedevo un ricco vocabolario zoologico. Inoltre ho dimostrato una precoce capacità linguistica, mi dicono che ho imparato prima a parlare che a camminare. Alla scuola materna le maestre dicevano che mi esprimevo bene, al di sopra della media. Ricordo infatti che mi veniva spesso la tentazione di correggere gli altri bambini quando si esprimevano male o quando si comportavano in modi a mio avviso goffi e inappropriati (modi per i quali mia madre mi avrebbe obbligato a correggermi). Ricordo ad esempio che quando raccoglievano da terra e ricominciavano a mangiare del cibo io li avvertivo del fatto che era scorretto mangiare cose sporche perché "contenevano microbi". Ovviamente tutti questi comportamenti non erano compresi dagli altri bambini, tanto meno ascoltati e questo mi dispiaceva. Alla scuola materna ricordo che passavo gran parte del mio tempo in disparte, percepivo sempre un senso di disagio molto forte e tale da impedirmi di partecipare spontaneamente ad attività collettive. Soprattutto non riuscivo ad immedesimarmi negli altri bambini quando diventavano chiassosi e iperattivi e quando partecipavano a giochi che prevedevano questo tipo di comportamento. Ero soprattutto un osservatore e tendevo a svolgere attività in qualche maniera "analitiche". Se capitava che anche altri bambini si trovassero a svolgere attività che li mettevano in comunicazione con me e con quello che stavo facendo ero felice di cercare il contatto con loro, diventando un interlocutore più che un compagno di giochi. In molte occasioni i nostri diventavano veri e propri dialoghi.
Alle elementari la mia tendenza ad isolarmi si è in qualche modo solidificata, nel senso che avevo due soli amici; con tutti gli altri mancava il feeling. Direi che già alle elementari si sono create le premesse per far sì che nascesse attorno a me una certa ostilità da parte di molti coetanei (sia maschi che femmine) e che si è poi tradotta in bullismo. Alle elementari in particolare era nata una forte ostilità tra me ed una compagna, che si distingueva per essere la più brava e che emergeva tra le altre come una sorta di reginetta (anche perché già allora era molto graziosa e devo ammettere che al di là dell'antipatia io stesso ne ero attratto). Lei aveva attorno a sé una cerchia di bambine che in qualche modo le creavano una mini corte. Io ne ero intimorito poiché lei aveva una capacità del tutto ineguagliata di irritarmi, sorridendomi beffardamente e provocandomi in vari modi (spesso non verbali). Io ho sempre reagito in maniera decisamente astiosa nei suoi confronti e tendevo così a far emergere forse i tratti più asociali della mia personalità, anche agli occhi degli altri bambini (forse è stata soprattutto questa esperienza a mettermi negativamente in risalto da allora in poi). Anche un'altra bambina mi era allora antipatica, poiché anche lei di tanto in tanto mi sfotteva in modi simili. Tuttavia lei non brillava nello studio e non era preminente tra le altre bambine, di conseguenza le sue provocazioni erano un po' meno fastidiose. Alcune cose che mi diceva erano più verbali e stereotipate, più simili alle impressioni generali che davo alla maggior parte dei miei compagni. Le maestre in generale avevano un giudizio positivo nei miei confronti, anche se di una di loro avevo paura. Questa insegnante era un tipo esuberante, poiché tendeva ad essere impetuosa nei rimproveri e al tempo stesso molto ironica (quando faceva prediche spettacolarizzava il suo intervento e quindi creava un vero e proprio show di pubblico sberleffo nei confronti del bambino che stava rimproverando). Già quando se la prendeva con qualcun altro io provavo un forte senso di vergogna poiché mi veniva da immedesimarmi con quel compagno. Quando rimproverava me mi sentivo morire dall'imbarazzo e dalla paura. Pur essendo nel complesso il maschio più bravo non ero comunque al livello della bambina sopramenzionata e di due sue amichette. Ero rimproverato il più delle volte per via del fatto che facevo molti errori di ortografia e perché ero spesso distratto. Questi "difetti" erano percepiti con viva preoccupazione anche da mia madre che in molte occasioni tentava in vari modi di indurmi a correggerli ed io spesso non capivo cosa ci fosse di tanto grave; attendevo quindi passivamente che finisse l'ennesima predica o che ricevessi un'imposizione che avrei capito meglio e che avrei saputo mettere in pratica.

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0 recensioni:

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22 commenti:

  • Anonimo il 20/01/2013 14:21
    Dopo questo primo commento, ho ripreso la lettura che avevo interrotto e sono arrivata alla sua fine... Luigi, uno che ha sopportato tutto quello che hai sopportato tu, è, ANCORA UNA VOLTA, una persona ECCEZIONALE. Tu non puoi privare te del tuo vero te stesso e gli altri tutti di te. Certo, lo avrai ben capito ormai, le persone, appena si scontrano con qualche difficoltà, sono portate di solito a difendere il loro egoismo ed evitare perciò rapporti impegnativi, però, la prima cosa cui uno come te deve tendere, è cominciare a stare meglio CON SE STESSO, solo dopo sarà più facile migliorare anche il rapporto con gli altri e non essere perciò costretto a chiedere troppo.
    Ora devo salutarti perchè mi sono molto dilungata, ma sappilo: MAI SMETTERO' DI FARE IL TIFO PER TE. Non arrenderti, Luigi. Il lavoro da compiere su te stesso à certamente faticoso, ma amche quello più appassionante che la vita ti ha riservato. Un abbraccio. Vera
  • Anonimo il 20/01/2013 13:37
    C'è un "TANTA" di troppo nel mio commento, saltato dalla fine dell'intervento a qualche rigo più su, scusa! Purtroppo non si possono fare correzioni.
  • Anonimo il 20/01/2013 13:34
    Una persona che da bambino cerchi il dialogo piuttosto che il gioco con i compagni, è senz'altro una persona eccezionale: certamente non un soggetto portato ad isolarsi, un soggetto autistico. Io in te ho colto piuttosto la tendenza al nichilismo. Non ho le competenze professionali necessarie, ma mi sembra impossibile che non si possa trovare un aiuto concreto per modificare questa tendenza che è certamente negativa perchè tesa solo a distruggere, anzichè a costruire quell'alternatività positiva ai comportamenti non apprezzati della quale la tua INTELLIGENZA e CULTURA sembrano più che capaci. Evidentemente è piuttosto la componente emozionale del tuo carattere ad essere ferita. Io sono solo una ex Assistente Sociale e Psicologa amatoriale, non professionale, so anche quanto impegnativo sia il percorso TANTA richiesto ad uno come te, ma TI ESORTO TANTO a NON DARTI PER VINTO. Hai tanta RICCHEZZA sepolta in un angolo nascosto del tuo IO. TANTA.
  • Luigi Lucantoni il 25/11/2011 21:16
    ti ringrazio Luana, ti leggerò anch'io se riuscirai a parlarne
  • Luana D'Onghia il 25/11/2011 19:53
    Ti comprendo e ti sono vicina. Spero che un giorno possa anch'io riuscire a scrivere le mie difficoltà e ciò che mi fa soffrire. Il mio cinismo mi aiuterà di sicuro, tuttavia penso che il dolore dell'incomprensione, dell'abbandono, della solitudine siano ferite che non potranno mai guarire nel corso del tempo umano.
  • Luigi Lucantoni il 10/08/2011 00:27
    le femmine delle lucciole sono + grosse dei maschi e mentre questi svolazzano lampeggiando nelle notti fra giugno e luglio le prime li attendono accese sul suolo e non di rado accolgono i loro spasimanti x papparseli
  • ELISA DURANTE il 09/08/2011 18:22
    Nooo! Le lucciole no!!! Mi hai distrutto un mito...
  • Luigi Lucantoni il 09/08/2011 17:57
    durante l'accoppiamento vengono spesso uccisi i maschi di molti ragni, delle lucciole e di altri invertebrati
  • ELISA DURANTE il 09/08/2011 17:54
    Scusa Luigi, ti ho chiamato Luca confondendomi con il cognome!
  • ELISA DURANTE il 09/08/2011 17:54
    Sembri molto più informato di me. Effettivamente la mia ricerca è stata veloce perchè mi aveva incuriosito la ta frase ed ero convinta che fosse una battuta di spirito!
  • Luigi Lucantoni il 09/08/2011 17:45
    ti sbagli le formiche soldato sono femmine, i maschi hanno le ali per cercare altri formicai dove potersi insediare come re ma solo pochissimi ci riescono
    le femmine che divorano i maschi durante l'accoppiamento sono comuni a tantissime specie non sono nelle mantidi
  • ELISA DURANTE il 09/08/2011 17:38
    Ma no Luca, mi sono informata: i maschi nascono da uova non fecondate (non so come sia possibile ma così è e hanno le ali, proprio come la regina che è l'unica feconda.
    Le femmine fungono da operaie, i maschi da guerrieri per la difesa del formicaio.
    Quello che crepa divorato dalla simpatica compagnuccia è il povero mantide maschio!
  • Luigi Lucantoni il 09/08/2011 17:33
    in un formicaio c'è un solo maschio, il re, che ha il solo compito di fecondare la regina e poi crepare
  • ELISA DURANTE il 09/08/2011 17:29
    Mi ci è voluto un bel po' di coraggio per leggere questo lunghissimo testo dal titolo così importante. È scritto molto bene e ciò ha favorito la mia attenzione e partecipazione alle tue vicissitudini. Il dolore, sia psichico che fisico, è una brutta bestia e mi dispiace che te ne sia toccato parecchio. Inutile dirti che capita a tutti, nella vita, so che non consola sapere di non essere il solo. Ho letto ieri "Il mio amico mostro", di Sonia Bionda e mi sono chiesta come mai proprio in questo momento estivo anche lei abbia avuto il desiderio di renderci partecipi di un suo problema personale. Forse le vacanze estive sono un po' come quelle di Natale: mettono in evidenza quello che avevamo sognato, per le nostre vite, e che si è rivelato un grande bluff...
    Un abbraccio di solidarietà.
    P. S.
    Perchè mi hai preso in giro? Mi sono informata e ho scoperto che i maschi delle formiche esistono!
  • Luigi Lucantoni il 05/08/2011 16:51
    se la mia vita continuerà come sempre ti assicuro che la farò smettere
  • vincent corbo il 05/08/2011 16:49
    La nostra vita continuerà sempre come sempre perchè è la nostra vita; l'importante è uccidere quei pensieri insani perchè loro vogliono uccidere te: sono solo dei mostri da sconfiggere.
  • Luigi Lucantoni il 05/08/2011 16:42
    i farmaci non li prendo +, ho anche preso la laurea spedcialistica ma tutto continua come sempre
  • vincent corbo il 05/08/2011 16:39
    Lo sei stato, ma da ora in poi sarai più forte e consapevole, gradualmente abbandonerai i farmaci e ti riprenderai la tua vita. Che ne pensi di questo programma? Io credo che sarebbe un bel calcio nel sedere della gente che non capisce niente. Fa anche rima..
  • Luigi Lucantoni il 05/08/2011 15:59
    se quelle che ho corteggiato erano tutte stronze allora lo sono anch'io, o almeno un imbecille
  • vincent corbo il 05/08/2011 14:37
    Finalmente sei uscito allo scoperto (ti conoscevo solo per gli aforismi). Nella prima parte del racconto ci sono cose che mi ricordano la mia adolescenza (i casi di bullismo alle medie, la mia timidezza, il liceo scientifico). Comunque, con questo racconto hai dimostrato di essere una persona migliore di tante altre, quelli che si dovrebbero suicidare sono gli stronzi che non hanno capito una mazza della vita e ti garantisco che sono milioni. Comprese le stronze di cui parli. Non vale la pena suicidarsi per nessuno specialmente per i lobotomizzati. Ti auguro di uscirne definitivamente.
  • Luigi Lucantoni il 03/08/2011 23:12
    Ti ringrazio Nicoletta, però con mio padre non ho mai combinato niente, anzi i nostri rapporti sono andati sempre peggiorando, ormai c'è una freddezza fra noi che assomglierebbe + a quella di un suocero col suo genero
  • nicoletta spina il 03/08/2011 23:03
    Caro Luigi, appena ho visto la lunghezza del racconto ho pensato che non sarei riuscita a leggerlo fini in fondo, e invece mi ha presa molto anche grazie alla tua lucidita' e bravura nella scrittura. Comprendo la tua sofferenza alle elementari, la cattiveria di alcuni bambini e adolescenti per il " diverso" sono veramente micidiali. Sei stato molto bravo all'universita sicuramente dotato di intelligenza e amore per lo studio, ed anche a mediare il rapporto con tuo padre. Per quanto riguarda le delusioni amorose penso che le amicizie via internet le abbiano provocate a molti, e quelle reali sono forse dovute al fatto che non hai trovato una ragazza comprensiva ed amorevole, ma solo donne che giocavano e non vivevano il sentimento con serieta'. I pensieri suicidi penso siano dovuti alla tua elevata sensibilita' e comunque, a quanto dici, sono quasi svaniti e senz'altro la nuova terapia farmacologica ti sta aiutando. Ti auguro ogni bene e mi complimento per la forza nell'affrontare la vita.

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