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Mattino d' autunno

La città era già tutto un rumore, sul lungomare i venditori di carciofi arrostiti preparavano i banchetti. Nel porticciolo di Ognina alcuni pescatori scaricavano le cassette di pesce per poi venderle sulla spiaggetta. I grossi palazzoni incombevano con la loro architettura disordinata, solo le siepi di verde mi consolavano.
Rumori di clacson, motori impazziti, ronzii di motorini penetravano l'aria entrando dai finestrini dell' autobus. Che confusione, rispetto a Firenze al mattino dove trovavo pace nelle viuzze del centro!
La palazzina della scuola Andersen apparve nel suo stile neoclassico a rinfrancare i miei occhi.
Il giardino profumato mi accolse benevolo con i suoi colori autunnali. Nell'ingresso tolsi la giacca e salutai Serenella, la custode, firmai il registro delle presenze. Sulla lavagnetta si annunciava il compleanno di un allievo con i relativi auguri e disegno di una grande torta decorata di celeste. Tra un mese sarebbe stato anche il mio compleanno e l' avrei festeggiato per la prima volta in Sicilia.
Il direttore della scuola di danza, Mineo, mi telefonò a casa per dirmi che nel pomeriggio non dovevo fare lezione perchè si era allagata la sede per un guasto idraulico. Al mattino la segretaria aveva trovato acqua sul pavimento dei bagni ma per fortuna la sala era stata risparmiata e il parquet era salvo, comunque non potevo fare lezione.
Bene, anzi benissimo, se Giuseppe poteva liberarsi avremmo avuto il pomeriggio tutto per noi. Potevamo finalmente stare insieme e forse anche fare all' amore.
Mentre sedevo sul vecchio divano del soggiorno, Memela scese le scale, usciva dalla sua camera al piano superiore solo nelle ore dei pasti poi scompariva rinchiudendosi con la sua odiosa radio e l'instancabile macchina da cucire.
Era snervante anche la sua voce, petulante e indisponente, ti rivolgeva la parola solo per provocarti.
"Avete mangiato perchè io devo prepararmi il pranzo e voglio la cucina libera."
"Certo, puoi entrare nessuno ti disturberà."
Giuseppe arriva spalancando la porta e sorridente mi dice che ha il pomeriggio libero perchè Graziella ed Alice hanno un impegno. Lo abbraccio contenta, mi riscaldo sul suo petto ansimante e ci rifugiamo in camera mia.
Che meraviglia ritrovarsi vicini! Fuori è umido e freddo, meglio accoccolarsi sotto le coperte del mio lettino per sentire le nostre pelli nude che si sfiorano.
Scivoliamo sotto le lenzuola sollevandole con i piedi e nella nostra fragile casetta ridiamo come bambini piano per non indispettire Memela che sbatte tegami e stoviglie per disturbarci.
Giuseppe mi prende la testa fra le mani e con le sue labbra morbide comincia a baciarmi. Mi stringo a lui mentre le mie gambe sono circondate dalle sue più possenti.
Una vertigine mi prende tra il rumore delle ondine che sembrano scorrere sotto il letto sempre più profondo. Si è alzato un vento forte che passa attraverso le fessure delle finestre, ma non lo sento già più.

 

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4 commenti:

  • Grazia Denaro il 31/01/2012 16:24
    Bel racconto che coinvolge. Ben scritto, piaciutissimo.
  • Bianca Moretti il 08/08/2011 09:46
    Piaciuto tantissimo anche questo frammento... un altro pezzo del puzzle che un giorno arriverai a comporre tutto, mi auguro. Concordo con Giacomo, hai un modo di narrare che coinvolge e che cattura. La penna scorre con una tale leggerezza e fluidità da far sembrare che la scrittura sia un esercizio facilissimo e a portata di chiunque, ma so che non è affatto così... Continuerò a seguirti
  • marilena il 08/08/2011 09:19
    è l'altra me stessa che non vorrei mai essere! Comunque lei è esistita veramente ma si chiamava Maria, il nome è di mia invenzione. Grazie per i tuoi commenti sempre molto azzeccati, continuerò a scrivere racconti, ti saluto a ancora grazie.
  • Anonimo il 08/08/2011 07:25
    Bello, coinvolgente. Hai un modo di narrare che trasporta... ma è un po' che te lo voglio chiedere: chi è questa Memela e che razza di nome è?... ciaociao e bravissima.

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