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Treno del sud Cap. II (Le finestre di Mara)

Il treno era fermo nella stazioncina. Si percepiva il vociare confuso della gente come il sonoro di un film ascoltato in lontananza.
Mara in piedi nel corridoio affollato con il vetro del finestrino abbassato, sentiva sul viso l’aria calda ed umida e l’aspirò profondamente. Si soffermò, nell’attesa, a guardare in un angolo del vetro un moscone che aveva smesso di ronzare. Un uomo, il bavero del colletto sollevato, la salutò e salì sul vagone accanto. Due giovani sul marciapiede la stavano osservando e lei fece allora il gesto di chiudersi la giacca quasi a difesa, per timore che quelli le leggessero dentro l’emozione e la confusione.
Aveva gioia e paura di partire. Al primo fischio del capostazione, grossi vasi di oleandri dai colori accesi si imposero al suo sguardo, ricordandole che andando lontano in una città, stava perdendo quella rigogliosa natura. Le sembrò un tradimento alle sue origini ma rimase là, affacciata al finestrino.
Il fischio si ripeté ed il treno prese man mano velocità. L’aria le accarezzava il volto e tutto sembrava collaborare a risvegliare in lei il sentimento della nostalgia e della colpa. Stava appena partendo e provava già tanto dolore? Non era quello che aveva sempre sognato nelle lunghe calde giornate o nei lunghi inverni? Intanto un paesaggio familiare sembrava scorrere come un film sotto i suoi occhi. Alberi di ulivo dai tronchi grossi e contorti pareva le venissero incontro frettolosamente per poi abbandonarla con rapidità. Sembravano mostri pietrificati. In quella luce calda e accecante, le ombre scure dei buchi nei tronchi, erano come caverne e parevano mostrare una natura forte e tenace che sapeva sopravvivere anche nelle difficoltà.
Interminabili “muretti a secco” ricordo della fatica dell’uomo per dissodare la terra correvano lungo i fianchi delle rotaie. In lontananza si distinguevano le strisce bianche dei “tratturi” memorie storiche di processione di bestiame e pastori, la transumanza, in uno straordinario scenario di quella natura che sembrava la richiamasse indietro. Di tanto in tanto apparivano più in alto anche recinti e ricoveri per pecore e pastori mentre le immense distese di ulivi sembravano espandersi a dismisura.
Affaticata dalle emozioni Mara decise di sedersi. Avanti a sé vedeva il volto rugoso di un uomo che sembrava sonnecchiare col capo appoggiato al vetro del finestrino. Accanto una donna ed un bambino bisbigliavano qualcosa, ridacchiavano scambiandosi tenerezze. Più in là un gruppetto di studenti ripassava la lezione. Le vennero in mente allora alcuni momenti della sua vita scolastica, gli allenamenti e le gare sportive. Provò però anche un certo orgoglio nel pensare che lei aveva finito.
Il treno intanto fendeva l’aria calda ed si inoltrava indifferente in quel paesaggio assolato del Sud. Mara stava lasciando una parte di sé per altre esperienze.

 

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5 commenti:

  • MD L. il 03/02/2007 21:12
    Cap II da "Le finestre di Mara"
  • michele marra il 21/01/2007 08:47
    La verità è un bene di tutti, la bugia un vizio solo di alcuni ( Michele Marra )
  • Alda Visconti Tosco il 23/12/2006 01:24
    ti sto leggendo... emozioni limpide che volano sopra ai ricordi con una dolce nostalgia.. graditi i racconti
  • Raffaele Giugliano il 01/12/2006 08:51
    Descrivi molto bene la nostalgia e quella improvvisa stretta al cuore, di quando si lascia una citta' in cui si e' vissuto a lungo, di quando senti chiudersi un capitolo della tua vita. Molto toccante.

    Voto: 9

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