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Di una storia senza fine. Capitolo tre

Giulia si sentì infastidita da quel rumore per lei quasi insolito. In effetti non erano molte le occasioni in cui qualcuno le ricordasse che era nei suoi pensieri. Specialmente all'ora tarda del giorno. Si sentì infastidita da chi aveva osato irrompere nel suo silenzio, nei suoi momenti. Chiunque fosse, era chi aveva spezzato l'armonia e l'equilibrio tra lei e il tempo immobile. Tra lei e lo spazio sconfinato.
Eppure rispose, scusandosi per aver fatto attendere oltre il dovuto.

" Ciao, ti disturbo? "
" Ciao! Nessun disturbo. " Rispose così, preoccupandosi di alterare il tono della voce così da renderlo credibilmente sereno. Certo che l'aveva disturbata, ma di Giulia tutti conoscono il suo fare gentile e i suoi modi garbati. In nessun modo avrebbe fatto sentire a disagio il suo interlocutore. In effetti si aspettava dall'altra parte della conversazione quei noiosi venditori o proponitori di chissà cosa. Prolissi imbonitori, convinti di portare a casa l'ultimo contratto prima del fine-turno: e a volte quello veramente capace, ti capita anche di trovarlo. E finisci sorridente dopo aver accettato l'inverosimile: sorridente tu e l'imbonitore. Era invece una voce conosciuta, amica si potrebbe aggiungere, ma ne fu comunque sorpresa. L'ultima volta che si sentirono fu qualche mese prima. Cercò di ricordare quanto tempo era passato: mesi, sicuramente. Ma non dimenticò mai quella conversazione. Fu lei a telefonargli e questo accadeva spesso, si: per auguri, per una urgenza o per semplici comunicazioni. Che stava bene, che gli andava tutto bene, questo, le veniva riferito qualora lo avesse chiesto. Quella volta, però, non ci fu il richiamo di una festa comandata, alcuna urgenza era da risolvere e nulla aveva da comunicargli. Semplicemente sentiva il bisogno di parlare un po' con lui.

" Non ti sembra poco opportuno che ci sentiamo? " - Questo solo ricordava di quella conversazione: questo solo non scordò più.

" No, nessun disturbo, caro. Ma come mai mi stai chiamando? " - Giulia mutò l'umore. Il tono della sua voce iniziava a dimostrare preoccupazione: non era giorno da festa comandata, non era una data da ricordare. L'unico motivo che le venne in mente e che la fece sussultare fu Manuela.
Con Manuela si conobbero per circostanze di lavoro: colleghe, stessi incarichi, uffici comunicanti. E a dispetto di quello che comunemente accade, non ci fu mai competizione fra loro, anzi. La complicità che le legò dall'inizio non tardò a diventare una splendida amicizia.
Davide, la voce amica, è il compagno di Manuela.

" ... volevo sapere come stai, visto che è passato molto tempo...". - Giulia si sentì sollevata: Manuela stava bene.

Non ci furono che parole di convenevoli tra loro, ma lei non riusciva a togliersi dal pensiero il senso di inopportunità che lui le aveva ricalcato, quasi inculcato. E che l'aveva portata a non concedersi il semplice piacere di sentirlo. Perchè lui, adesso, si arrogava questo diritto?

 

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