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Il sofferto tempo andato

Smorzo silenzi con altri silenzi.
Corpi esausti a riva si lasciano, molli, cadere e riprendere dall'andare del vento.
Sospiro. Rivolgo agli altri cenni e saluti.
Mi trovo dispersa tra le facce di ogni giorno.
Perdo un frammento di me per poi ritrovarlo, con l'opaco negl'occhi.
Perdo ogni ideale.
Instabile mente in un corpo imperfetto.
Mi sorreggo a tentoni tra due binomi distinti:
l'abbandono del sè e la ricerca di una ritrovata realtà.
Cieca frugo, tocco, coloro.
Sorda, sobbalzo, impreco, chiedo.
Forse è distante mille miglia la strada del suono.
Del suono di una mano che si aggrappa alla mia.
Soave è l'arrivo della sera. Quando tece silente la luna e i coriandoli di luce della mia città abbandonano il triste palco per andare a dormire, chissà in quali letti. Chissà in quali luoghi.

 

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4 commenti:

  • Angelo Fusco il 29/08/2011 12:14
    Soave è l'arrivo della sera... sai ogni tanto provo a scrivere qualche canzone. L'altro giorno ne ho scritta una dedicata proprio alla sera, e un verso recita così: "Mi affascinava il luccicare delle città, sembrava tutto un commuoversi di anime che pregano dinanzi il cielo eterno"... Sei brava giulia, riesci a captare la bellezza nelle parole... saluti, a presto.
  • Emanuele Perrone il 27/08/2011 20:47
    instabile mente in corpo imperfetto mi è piaciuta come frase,... complimenti
  • Giulia Fratocchi il 27/08/2011 13:26
    siamo in simbiosi allora... questo ci deve rendere serene
  • Anonimo il 27/08/2011 13:25
    Ritrovo la stessa malcelata malinconia che spesso mi caratterizza... brava