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Pioggia

Venne risvegliato dal cigolio della porta che si stava richiudendo. Faticò a riconnettersi con la realtà, con quella realtà.
Si era addormentato appoggiando la testa sul tavolo. Un bicchiere di vodka ben stretto nella mano.
Poco più avanti, seduto ad un altro tavolo uno squallido individuo stava palpando il nudo deretano di una prostituta. Tutto intorno a lui un'umanità eterogenea era impegnata a dimenticare che il mondo si era dimenticato di lei. Risate si alternavano a gemiti soffocati e versi gutturali, tremori a sobbalzi e ammiccamenti, nel folle tentativo di esorcizzare i propri fallimenti esistenziali. Volti disfatti dall'alcol e dalle droghe, corpi seminudi, effluvi di umori che lasciavano nell'aria l'odore acre e pungente del sesso rubato.
La scena, offuscata dal denso fumo che galleggiava nell'aria oltreché da quello prodotto nella sua mente dalla vodka di cui aveva abbondantemente abusato, gli ricordò in maniera inquietante un'incisione della Divina Commedia ad opera del Dorè di cui aveva una riproduzione a casa.
Svuotò il bicchiere che teneva in mano emettendo un verso di evidente disgusto, poi si recò al banco dove il barista era affaccendato con due clienti alle prese con una sbornia.
- L'ultimo, Mario. -
- Meglio di no, Giorgio. Per questa sera basta così. Vuoi ridurti come loro?-
Il barista accennò in direzione dei due ubriachi che stavano dando in escandescenze a poca distanza, insultando lui e la sua famiglia in tutti i modi possibili ed immaginabili. Giorgio diede uno sguardo a quei due.
- Magari riuscissi ad ubriacarmi in quel modo, almeno potrei dirti quello che penso della tua schifosa vodka e di questo bordello!-
- Va' a casa, Giorgio! -
Gettò due banconote sul bancone e si avviò lentamente verso l'uscita. Sull'asfalto larghe chiazze d'acqua testimoniavano il passaggio di un forte temporale. Tirò su il bavero della giacca e s'incamminò. Fatti pochi passi, vide dietro delle auto parcheggiate una ragazza giovanissima inginocchiata davanti ad un uomo. Avrebbe dovuto farsi riconoscere, estrarre il suo distintivo e portare in commissariato quel maiale. Ma proprio in quel momento riprese a piovere. Si avvicinò.
- Ti va male questa sera, bello! -
L'uomo in evidente stato confusionale, congestionato ed ansimante, riuscì a malapena a rendersi conto che qualcuno gli stava parlando.
- Accidenti, sono capitato proprio adesso che stavi quasi per farcela. Quanto mi
dispiace! -
La ragazza, sorpresa dal suo arrivo, si ritrasse impaurita, guardando in faccia Giorgio. Era poco più che una bambina, a stento avrà raggiunto i quindici anni. L'uomo, privato del suo sollazzo, ebbe una reazione violenta, afferrandola per i capelli nell'intenzione di obbligarla a continuare lo squallido rapporto.

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0 recensioni:

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12 commenti:

  • Nunzio Campanelli il 05/09/2011 14:10
    Vero. Infatti molti dei carnefici di oggi sono le vittime di ieri. Ma il mio racconto non ha mai avuto la pretesa di dividere il mondo tra buoni e cattivi.
    Grazie Marco
  • Marco Uberti il 05/09/2011 11:41
    Un racconto senza speranza, ben scritto, coinvolgente ma... le ragioni di questo abbruttimento sono tante e i carnefici spesso sono anche delle vittime. Comunque bravo!
  • Nunzio Campanelli il 04/09/2011 09:57
    Ho scritto due versioni di questo racconto. Nell'altra il pedofilo viene lasciato andare ed il protagonista si uccide perchè, dopo aver constatato di aver fallito come uomo e poliziotto, fallisce anche come giustiziere. Meno convenzionale ma avulsa dall'atmosfera in cui volevo si muovessero i personaggi. Grazie del commento, Massimo
  • Massimo Bianco il 04/09/2011 00:51
    Scrittura di ottimo livello, marciume che scende come la pioggia, cattiveria al punto giusto. Un unico difetto, il tema è fin troppo vecchio, il classico giustiziere della notte a cui il racconto non aggiunge nulla di nuovo dal punto di vista della pura trama. Comunque mi rivedrai.
  • Nunzio Campanelli il 03/09/2011 04:28
    Grazie Gianni
  • Giovanni Barletta il 02/09/2011 14:41
    Questo è uno dei tuoi racconti più riusciti, da tutti i punti di vista: la storia, il ritmo, il coinvolgimento. Bello davvero!
  • Nunzio Campanelli il 31/08/2011 05:53
    Grazie Michele, del commento e della tua attenzione.
  • Michele Rotunno il 30/08/2011 22:06
    Ambientazione decadentistica, piogguia acida e voce fuori campo alla Sun City, sangue misto a sudore che scorrendo rafforza la già ignobile mota. un racconto decisamente in bianco e nero. Ottimo Ed.
  • Nunzio Campanelli il 30/08/2011 19:26
    Gesù diceva bene. Grazie Mauro
  • Mauro Moscone il 30/08/2011 18:24
    Bellissima suspence e ancor più condivisa esecuzione finale.
    Non si toccano le bambine. Gesù diceva: "Chi fa del male a questi piccoli, è meglio che s'attacchi una macina di mulino al collo e si sprofondi nell'oceano."
    Bravissimo. A rileggerci
  • Nunzio Campanelli il 30/08/2011 14:57
    Considero da sempre la pioggia opprimente, come una cappa soffocante che tutto ricopre. Nel mio racconto la pioggia è un mezzo per descrivere, come tu hai ben notato, il malessere di persone che sono state relegate ai margini. Per quanto uno possa raschiare, ripulire, il marciume tornerà sempre fuori. È inevitabile. È ciò che diventeremo. Ciao Antonino.
  • Anonimo il 29/08/2011 17:56
    Piacevole lettura dove, come sempre con grande maestria stilistica, emergono problematiche che, in fondo, narrativamente parlando, ci accomunano ( sesso, violenza fisica e psicologica, atmosfera indeterminata, ambiguità dei personaggi che si svelano poco a poco ). Qui la pioggia diviene correlativo oggettivo di un malessere antropologico, ma anche quando cessa "i vermi sarebbero rientrati nella squallide tane", come a dire che il marciume si può nascondere, tacere, ma mai emendare. Ciao Nunzio.

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