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L'aria è un coltello che taglia...

C'era una volta un ragazzo che stava camminando per le strade deserte della città; camminava lentamente ma con passo sicuro, sotto un braccio teneva una cartella con dei fogli, ma nn si sa cosa ci fosse scritto.
Pensava a come fare per tornare a casa dopo una mattinata faticosa, e mentre tirava ai calci ai sassi lungo la strada si accorse che in un angolo della strada un gattino piangeva perchè era ferito ad una zampa. Gli fece tenerezza, posò in terra quello che aveva tra le mani e prese il gatto.
Il micino gli graffiò una mano, ma lui nn lo lasciò andare, anzi... strappò un pezzo della sua camicia e gli fasciò la zampa ferita.
Andò a casa a piedi portando con sè il gattino, gli disinfettò la ferita, lo mise a dormire tra 2 cuscini e si sedette sul divano... a pensare!
Pensava che averbbe voluto aprire i suoi occhi la mattina seguente vedendo il mondo con occhi diversi, riuscendo a scrutarne ogni minimo dettaglio e capendone perfettamente il significato...
Uscì di casa, fece qualche passo fischiettando, mise una mano in tasca... nessuno lo sa se tornò più a casa...

C'era una volta una ragazza che siedeva, piangendo, sulla scalinata di un grande edificio poggiando la schiena alle sbarre di ferro della scalinata.
Lei nn lo sapeva perchè stava piangendo, ma lo faceva... guardava il vuoto assoluto intorno a lei: il cielo, le scale, gli alberi spogli, la strada, le automobili parcheggiate le sembravano un tuttuno privo di forma, e senza neanche accorgersene cantava con voce fioca un motivetto che in quel momento le passava per la testa.
Da un piccolo taglio sulla mano destra, dovuto al freddo pungente, cominciò a colare sangue... così avvicinò la mano alla bocca leccandosi la ferita.
Era lì che nn aspettava nessuno, nn sapeva dove andare, nn sapeva cosa fare, chi chiamare, forse nn sapeva neanche a cosa pensare... aveva paura di pensare: di pensare a qualcosa che la potesse fare soffrire, di rimuginare su dettegli di avvenimenti che erano accaduti e che nn avrebbe voluto accadessero.
Cadde una foglia mossa dal vento e la guardò un istanto.
Un ragazzo passava da quelle parti, la vide, le si avvicinò...

 

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3 commenti:

  • Claudio Amicucci il 25/02/2008 18:46
    Roby, sei brava, ma concordo con Gianfranco. Dimentica gli sms per scrivere. C'è una sessione per loro! Sarà che le due solitudini si sono incontrate? Ciao Claudio
  • Mauro Bianco il 08/12/2006 10:47
    Parte come una fiaba ma rimane difficile da decifrare. Abbiamo la solitudine espressa dal ragazzo che raccoglie il gattino ferito, e dalla ragazza che piange sola in un mondo vuoto. Abbiamo il bisogno di sentire qualcuno vicino, il contatto e l’affetto. Sentimenti che tutti noi conosciamo bene.

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