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Nero e rosso

L'avevo uccisa, con le mie mani; l'avevo assassinata, nel fiume annegandola
come una colomba, con decisione ineluttabile, gli occhi iniettati di sangue;
con premeditazione.

Ero un assassino! Un assassino... che idea orrenda!

I miei pensieri furono sconvolti, istericamente, non riuscivo a ragionare. L'unica cosa che mi veniva in mente era lo slavo biondo al pianoforte che suonava, quella notte e la sua stupida canzone triste.
Non ero in grado di pensare, alcuna organizzazione mentale, alcuna possibilità psichica, l'unica immagine che mi sovveniva era quella del biondo al piano e la sua stupida canzone triste.

Dovevo fare qualcosa, salvarmi... Come sovente accade nei momenti drammatici dell'esistenza, improvvisamente, crollai addormentato.

Il mattino seguente, al mio risveglio, un miracolo si compì. Di nuovo.

Era risorta. Dopo morta era risorta, la mia coscienza ritornata, esattamente quella che avevo assassinato la notte prima, annegandola in un fiume di Solopaca.

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