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Un fine anno senza papà

Stavo affrontando questo viaggio per la prima volta dopo tre mesi di lontananza da casa, pochi giorni prima avevo ricevuto un telegramma da parte di mio padre.. Sarò a casa per l'inizio dell'anno. Ho tanta voglia di abbracciarti. Ti prego, vieni.
Mantenevo la testa appoggiata al finestrino nonostante gli scossoni del treno. Non pensavo ma guardavo lo scorrere del paesaggio, mi sembrava di andare incontro alla felicità. Nello scomparto si gelava, il mio respiro appannava il vetro, due volte scrissi... papà... sentivo la signora seduta accanto a me dire ad un uomo seduto di fronte a lei... faccio questa tratta tutte le settimane eppure non mi ci sono ancora abituata, mi sembra sempre una eternità questo viaggio. Lasciarsi trascinare dai ricordi... erano sette mesi che non vedevo mio padre, mi mancava, era sempre in viaggio; quando ero fuggita via da Roma, lontana da mia madre, per andarmi a scrivere all'università lui si trovava... dio non lo ricordo... ma si era lontano da me. Mi ero rassegnata, vivevo la mia vita, facevo le mie scelte e nessuno me le contestava, studiavo e facevo quello che più preferivo in merito al mio orientamento sessuale... lontana da lei mi sentivo libera... dovevo essere felice ma... mi mancava mio padre.
Ormai credevo di aver trovato gli anticorpi alla stupidità umana ma dovevo ricredermi. Quei folli mesi passati in piena libertà avevano offuscato la mia oggettività, io ero una lesbica e nulla poteva cambiare questa realtà. Era inevitabile, la "realtà" mi si parava davanti tutte le volte che il mio essere omosessuale veniva a conoscenza delle persone che mi stavano accanto, in tre mesi avevo cambiato casa due volte... mi dispiace signorina, le sue tendenze sessuali danneggiano il decoro di questo condominio. Cambiare casa non si rivelava solo la fatica di un trasloco, impacchettare libri, vestiti e i miei dischi in scatoloni di cartone e risistemarli in una stanza dai contorni sconosciuti, non ne potevo più.
Tutto aveva avuto inizio, un giorno quando frequentavo la seconda media, con la decisione (avventata?) di confessare alla mia compagna di banco che avevo voglia di baciarla in bocca.
Il paesaggio scorreva veloce, il mio cuore sembrava impazzito, non vedo l'ora di abbracciarti papà...
Papà non è venuto, questioni di sicurezza mi ha spiegato al telefono ed io mi ritrovo qui da sola o meglio con mia madre e le mie sorelle. La casa mi sembrava orrendamente vuota, mia madre aveva organizzato il cenone di fine anno con molta cura le mie sorelle sembravano non accorgersi dell'assenza di papà... mamma, le chiesi, ti sei mai chiesta perché papà non è felice quando si trova a casa? E ancora mamma ti sei mai chiesta cosa volevo io?
Sai cara, tuo padre è sempre così occupato con il suo lavoro che non ha mai avuto tempo per voi... io sapevo che non era così, Lui era sempre stato un padre affettuoso, gentile, accorto ad ogni nostro desiderio ma... nessuno o meglio quasi nessuno, si era mai chiesto cosa voleva Lui dalla vita, dalla sua famiglia.
Un giorno mia madre, sua moglie, gli aveva detto... non posso seguirti nei tuoi spostamenti in giro per il mondo, io ho la mia carriera, senza non mi sentirei realizzata. Spesso mi chiedevo perché mio padre l'avesse sposata... l'amava mi sono risposta non poteva essere altrimenti.

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2 commenti:

  • laila il 28/02/2012 10:34
    Bello e scritto molto bene. Sei molto brava. ciao
  • Anonimo il 16/09/2011 09:52
    bellissimo racconto andrea... l'amore per tuo padre trapela da ogni parole... la figura paterna è importante (l'ho perso a 9 anni), lo so bene...
    I tuoi stati d'animo il rapporto di incomprensione con tua madre... tutto descritto egregiamente bravissima andrea complimenti un abbraccio carla

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