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Un pomeriggio banale

Gemma aveva 35 anni, due occhi neri come la pece, dei capelli castani lunghi e lisci che a maggior parte del tempo teneva sul volto in maniera che nessuno potesse scorgere quello sguardo così intenso, in maniera che nessuno potesse scorgere un solo segno del tempo e degli eventi che l'avevano portata a non lasciarsi trovare vulnerabile al cospetto delle creature pensanti che si incontrano quotidianamente.
Seduta sulla panchina del parco con la gamba a cavalcioni, fumava una sigaretta e guardava l'orologio come se aspettasse qualcuno, era angosciata proprio come lo è chi attende qualcuno che arrivi ma ha come l'impressione che non abbia capito bene il luogo dell'appuntamento... Finita la sigaretta da un'altra occhiata all'orologio. Alzandosi in piedi, si aggiusta la maglia, raccoglie la borsa e con aria indifferente va via, attraversando la strada, fermandosi davanti alla vetrina di un negozio di ciambelle. Pensò: ma come cazzo si fa a sbarcare il lunario vendendo ciambelle? Ma come si fa a puzzare di olio fritto per tutta una vita? Ma come si fa a fare una ciambella? Sono tutte così perfette sembra quasi che siano fatte a stampo, il buco al centro ha la stessa circonferenza divisa nei vari formati... non è da tutti fare delle ciambelle così, non è da tutti inventarsi delle ricette diverse nel sapore, gusto e colore. Forse è per questo che la tizia che le vende è felice. Perché sa che nessuno mai sarà capace di fare delle ciambelle come le sue, ce ne possono essere di migliori o di peggiori ma non uguali alle sue. Allora si mise a riflettere e capì, lei lo ha capito facendo ciambelle, io invece cerco ancora la strada. Forse dovrei specializzarmi nel fare caciotte di formaggio oppure nel coltivare fave di cacao. Ma non faceva per lei. Voltò le spalle ed andò via perplessa, passo dopo passo le venivano in mente i tanti perché l'avevano portata a soffermarsi davanti a quella vetrina ed a fare una riflessione così spicciola, spontanea e banale, tremendamente banale, sulla quale nessuno si fermerebbe ad analizzare i dettagli.
Gemma era una donna con un sorriso meraviglioso, il suo modo di fare illuminava il mondo che la circondava, a primo impatto poteva sembrare restia ma conoscendola possedeva un infinito che a pochi era dato entrare, una volta scoperta diveniva segno indelebile nel cuore della gente perché sapeva come fare per ricevere e destare sconvolgimento nell'anima di chi si soffermava a regalarle un sorriso spontaneo e gratuito. Incompresa e a volte giudicata per quello che non è, per quello che non è mai stata, limitava i suoi desideri dando troppo spazio alla ragione, aveva deciso di ignorare tutto quello che per lei fino al giorno prima era scontato, mettendosi in gioco e vivendo di sospiri, di attimi e di grazie non durevoli al tempo, come se cercasse di disegnare la vita che fino a questo momento aveva usato dei colori troppo pastellati per i suoi gusti.
Camminava lungo il viale del parco con aria sicura di se e dei suoi dannati perché, quelli che l'avevano portata a fare una riflessione così maledettamente banale in quel lungo pomeriggio. Mentre tornava a casa innumerevoli pensieri le frullavano per il cervello, ma su uno di essi si concentrò e fece li capolinea:
non le importava più nulla di quello che le persone volevano conoscere di lei, dopotutto avrebbe dato agli altri sempre la parte migliore di se stessa. Alcuni volevano conoscere la sua genuinità di donna

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8 commenti:

  • Ugo Mastrogiovanni il 27/09/2011 10:41
    Raccontare per iscritto è come rispecchiare con gioia il proprio pensiero di uomo libero, artefice di lavori più o meno ben riusciti, ma sempre appassionati ed ammirevoli. Anche se va migliorata, pregevole e da premiare è la volontà della Tripoli, proprio per questa sua passione ormai di pochi amanti del narrare per diletto e anche per affascinare il lettore.
  • Teresa Tripodi il 18/09/2011 16:04
    grazie mille Giacomo prenderò il tuo cosiglio come una perla grazie
  • Anonimo il 18/09/2011 09:10
    Un buon racconto che contiene interessanti riflessioni esistenziali. Anche la scrittura è buona pur se c'è quel tempo sbagliato, ma solo nella frase: Finita la sigaretta da un'altra occhiata all'orologio, si alza in piedi, si aggiusta la maglia, raccoglie la borsa e con aria indifferente va via, attraversa la strada e si ferma davanti alla vetrina di un negozio di ciambelle e pensa... ecco, basta sostituire il tempo presente con il passato e tutto si sistema.
    Per la punteggiatura ti darei un consiglio che ho avuto anch'io quando iniziai a scrivere: se accorci le frasi, le pause diventano più godibili e il racconto fila liscio e scorre senza intoppi.
    Ti faccio un esempio:
    Analizzo questo lungo periodo...
    I passi procedevano svelti e decisi tra le molteplici riflessioni fatte da Gemma in quel dannato e banale pomeriggio, ad un tratto si fermò quasi calamitata da una sorta di richiamo terreno, era davanti la porta di casa, scartabellò nella borsa e prese le chiavi con ferma decisione le infilò nel buco della serratura le scappò un sorriso pensando a quel banale pomeriggio di riflessioni.
    Prova a rileggerlo così modificato:
    I passi procedevano svelti e decisi tra le molteplici riflessioni fatte da Gemma in quel dannato e banale pomeriggio.
    Ad un tratto si fermò quasi calamitata da una sorta di richiamo terreno; era davanti la porta di casa. Scartabellò nella borsa e prese le chiavi con ferma decisione. Le infilò nel buco della serratura e le scappò un sorriso pensando a quel banale pomeriggio di riflessioni.
    Comunque sia il racconto è molto buono... a mio avviso hai tempo di modificare la forma leggendo e rileggendo le tue opere. L'importante è scrivere ancora. ciaociao
  • Anonimo il 15/09/2011 23:56
    Letto con piacere. Semplice e diretto
  • Teresa Tripodi il 15/09/2011 11:03
    CARLA TESORO GRAZIEEEEEEEEEEEEEEEEEE
  • Anonimo il 15/09/2011 09:54
    bravissima... per essere il primo racconto... vita quotidiana di una donna qualunque... dovizia di partolari Terry... e molto piacevole... molte persone si possono rivedere nella giovane Gemma... complimenti dolce amica un bacione carla
  • Teresa Tripodi il 14/09/2011 20:08
    hai ragione devo vedere di sistemarlo un po' è il mio primo racconto... chiedo venia per questo
  • antonio chisari il 14/09/2011 19:01
    il racconto nel complesso è buono, però ho notato delle imprecisioni, ad esempio la punteggiatura o qualche tempo verbale fuori posto... però talvolta non so se rispondono ad una tua precisa scelta letteraria o se sono errori. magari si fa un po' fatica a leggerlo in alcuni tratti. comunque sono opinioni personali! ciao!

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