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E la vidi arrivare

E la vidi arrivare. Al solito con lei c'era l'"amico del cuore", poco collega e più "suo" collaboratore, per sedersi al tavolo della mensa aziendale. Non capii perché quel giorno avessero scelto proprio il tavolo a cui ero seduto io, visti i soliti sguardi in cagnesco di lui e quelli imploranti di lei. Questo tipo proprio non l'avevo mai sopportato, parlava sempre a voce bassa mugugnando, ed io ero invidioso di quelli che giocavano bene a calcio. Il tempo di scambiare qualche battuta quasi non ci fu, perché quel giorno decisi che la mia vendetta non avrebbe dovuto più attendere e mi ci avventai contro, contro ogni logica, urlando e inveendo e scagliandogli contro il cibo che ingenuamente avevo pensato di dover mangiare.
Durante il corpo a corpo, lo vidi ma non lo riconobbi più, infatti mi ero accorto in quella fase così concitata di aver aggredito la persona sbagliata. Avevo aggredito un addetto alla vigilanza.
Non potei, a quel punto, fare altro che cominciare a correre e correre più veloce del vento, per darmi alla macchia visto che avevo fin troppo attratto lo sguardo degli altri commensali ed ero ormai rincorso da troppi agenti di vigilanza. Pensai così, di cercare rifugio per la mia latitanza nei luoghi che avevo imparato a conoscere bene, quelli cari che mi avevano accolto durante l'infanzia.
E mi rifugiai nei boschi, dove il profumo della terra ti riempie le narici, e l'acqua da secoli continua a sorgere immancabilmente dalla sua fonte. Scalando alcuni grossi massi incontrai alcuni amici d'infanzia, che come me avevano trovato rifugio in quello che era il luogo della "nostra" latitanza. Dopo i pochi saluti iniziali, ero già forte dell'alleanza degli amici di sempre che così avrebbero contribuito a rendermi invisibile, favorendo così la mia fuga. Nel pieno del convivio, però, spuntarono quattro agenti della finanza che posero fine all'idillio e cominciarono ad inseguirci per potere finalmente acchiapparci.
Tutto ciò che mi restava da fare era scavalcare quel muro che avevo di fronte e lanciarmi dall'altro lato, era l'unica via di fuga per salvarmi e continuare a correre. E così fu. Mi lanciai.
Improvvisamente mi trovai nel mio letto avvolto tra le coperte, avvinto da una lunga lotta col cuscino. Mi alzai, feci colazione e mi lavai, indossai la camicia nera e mi avviai dell'umore peggiore del solito pessimo umore, verso... LA FABBRICA.

 

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