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Riflessioni di uno scrittore che non è uno scrittore ma per sua sfortuna scrive e non sa che farsene (2)

Io mi sentivo il più grande scrittore esistente. Ma gli addetti ai lavori non potevano saperlo.
Il mondo dell'editoria, Jack London lo definiva il meccanismo. Diceva che era inaccessibile, qualunque scritto di qualunque livello gli si mandasse contro per scalfirlo. Ciò che poteva indebolirlo era la tenacia, costante, nel tempo. Colpire sempre nello stesso punto, ad oltranza.
La tenacia non era per me, io mi scocciavo come niente. Al primo sentore che le cose potessero farsi difficili mi affascinava troppo l'idea di rinunciare. Non sapevo come avessero fatto tutti quegli uomini un tempo ad avere la pazienza di progettare enormi edifici e portare avanti fino in fondo il loro compito. Per me era una cosa da pazzi. Vivere doveva essere una cosa molto più semplice, ma nessuno lo sapeva.
Non lo sapeva neppure la Baldini&Castoldi che aveva da poco pubblicato il bestseller Jack Frusciante è uscito dal gruppo di uno scrittore di ventuno anni definendolo uno scrittore giovanissimo. Io avevo sedici anni e avevo scritto un testo migliore del suo. Ma faceva per davvero schifo il modo in cui era scritto. Io ero l'enfant prodige, ma potevo a una svista passare per un semplice poppante. Esprimevo concetti geniali con un idioma incomprensibile che sembrava non voler dire nulla. Ci voleva un'enorme pazienza con me. Ma non ce l'avevo neanch'io.
Inviai loro il mio primo testo. Finii nelle spire di un intellettualissimo concorso letterario senza neanche accorgermene. Pensavo che la giovane età mi avesse reso l'inaspettata grazia.
La vita andava così, ma io non me ne curavo. L'ossessione della pubblicazione era ancora agli albori, i giri immensi che andavano praticati prima di essere presi almeno in falsa considerazione non potevo conoscerli. Per questo non mi accanivo. Per Una di quelle notti avevo contattato una sola casa editrice. L'insindacabile giudizio sulle mie capacità l'avevo affidato a lei, convinto che avrebbe capito.
Il contatto con questa gente fu un vero caso. Il giorno che chiamai la Mondadori e mi dissero che non accettavano nuove proposte pensai che in Italia non fosse più possibile pubblicare libri. Scesi da casa e decisi di farmi una passeggiata per rimuginarci su e vedere il da farsi. Finii fermo a pensare davanti a un'edicola e, sovrappensiero, colsi il nuovo capolavoro di Brizzi. A lui la sua cacata di amore adolescenziale l'avevano pubblicata. Entrai nell'edicola e raccolsi il libro. Andai dritto all'ultima pagina: Baldini&Castoldi, via Crocefisso 21, Milano.
Mi fiondai a casa a chiamare il centralino.
- Pronto? Volevo il numero della Baldini&Castoldi. Sì, è una casa editrice - cominciai a vergognarmi come se potessero vedermi attraverso il filo. Attesi in linea e mi fornirono il numero. Balbettai un saluto e chiamai la casa editrice con la stessa segretezza di quando si sta commettendo un reato.
- Pronto? Sì, no, è che ho scritto un libro e volevo farlo vedere... se era possibile.
- Per il concorso Linus?
- Come? Ma è la Baldini? - avevo già avuto problemi con un paio di Mondadori prima di beccare quello giusto.
- Sì, sì. Lei come si chiama?
Comunicai il mio nome.

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3 commenti:

  • Stefano Saccinto il 29/09/2011 15:21
    Veramente io avevo sempre pensato al suicidio, ma così poi non vedo come va a finire. Un libro l'ho pubblicato (è quello in fondo alla lista 'Libri' su questo sito), però dicevi bene: alla fine. Anzi, a metà di questa storia. Diciamo che tra le prime esperienze narrate in questi capitoli e la pubblicazione, sono passati più o meno dodici anni. Le Riflessioni narrano quel che accadde fino alla pubblicazione e ciò che è successo dopo. Grazie per i commenti.
  • Nunzio Campanelli il 29/09/2011 14:59
    C'è sempre la strada dell'omicidio. Se ammazzi qualcuno lo trovi qualche stampatore che voglia raccontare la tua storia. Questo se ti mostri pentito. In caso contrario puoi ambire a diventare un best seller. A te la scelta.
    Certo che per scrivere, scrivi bene.
  • antonio chisari il 29/09/2011 14:24
    riflessioni acute, la situazione in cui si trova l'editoria italiana è purtroppo quella che tu descrivi... in cui vengono pubblicati il libro di ricette della parodi, il polpettone di fabio volo, il saggio del politico di turno... deprimente.
    ma alla fine sei riuscito nell'impresa di pubblicarlo qualcuno dei tuoi libri?

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