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La telefonata

La telefonata

Ore 6:00 del mattino. Nel dolce e calmo silenzio dell’alba Mark venne svegliato bruscamente da un suono fastidioso, continuo, martellante, insopportabilmente sempre uguale. Si girò irritato verso il comodino guardando la sveglia con intenzioni distruttive, ma aprendo meglio il secondo occhio fino a quel momento ancora socchiuso, realizzò che ciò che aveva posto fine ai sogni di una notte serena e che stava suonando instancabilmente già da un po’, non era altro che il telefono. Piacevolmente avvolto nel tepore del piumone, pensò che non fosse necessario alzarsi, non ancora almeno, ma decise di rispondere allungando pigramente il braccio in direzione dell’odiato apparecchio. Per la verità avrebbe preferito girarsi su un fianco e continuare a dormire, ma l’insistenza di quella chiamata lo aveva convinto ad alzare la cornetta per porre fine a quel suono così snervante. Non riuscì nemmeno a terminare il “Pronto” che dall’altra parte una voce femminile concitata lo interruppe bruscamente. “…Sua moglie ha chiesto di lei …84 Darton Street…si sbrighi!”, furono le uniche cose che riuscì ad afferrare da quella telefonata piena di interferenze e rumori prima che si concludesse di colpo e inaspettatamente. Mark restò senza parole. Tutto era accaduto in maniera talmente fulminea che non riusciva a capirne il senso. Ancora perplesso si sedette nel letto con la schiena appoggiata alla testata e fissando la parete di fronte iniziò ad analizzare con calma i pochi elementi di quella assurda chiamata. Ad un tratto il suo sguardo si fermò sulla cornice d’argento del comò distraendolo dalla sua riflessione. In quella foto Sara era sorridente, spensierata, bellissima e non solo perché un raggio di sole le illuminava il viso e i capelli dorati, ma soprattutto perché era innamorata. Innamorata perdutamente di Mark. Come in una sorta di flash-back iniziò a ripensare a tutte le cose che avevano fatto insieme, ai momenti vissuti e ai luoghi che li avevano visti indiscussi protagonisti di un vero amore. Da quel meraviglioso periodo erano passati 10 anni e le cose purtroppo erano cambiate. Non era stata colpa di nessuno. Col tempo avevano semplicemente scoperto di essere diversi e soprattutto di volere cose diverse e questo aveva generato liti, incomprensioni, ostilità. Mark ebbe un nodo in gola ripensando alla felicità dei primi momenti, ma la nostalgia per quei giorni a poco a poco lasciò spazio solo alla rabbia. Senza dire una parola provò a soffocare in silenzio questo sentimento, stringendo con violenza le lenzuola tra le mani. Dopo la separazione aveva cercato di non pensare più ai ricordi del passato per non soffrire, ma non ce l’aveva fatta anche se il suo orgoglio gli suggeriva il contrario e adesso la cosa risultava ancora più difficile. La sua fronte iniziò a corrugarsi e lo sguardo si fece truce. In quell’attimo avrebbe voluto gridare al mondo il dolore di una ferita mai rimarginata, ma non ci riuscì perché la voce gli si strozzò in gola prima che potesse trasformarsi in suono e solo le lacrime sul suo volto finirono per scandire lentamente quei secondi di immensa solitudine e impotenza. In un istante Mark si rese conto di essere innamorato di Sara più che mai e di rivolerla ad ogni costo. Avrebbe fatto qualsiasi cosa per lei. Sarebbe anche cambiato e stavolta sarebbero stati di nuovo felici. Ne era sicuro. Avevano sprecato troppi anni a farsi la guerra. Era giunto il momento di finirla e di ricominciare daccapo. La speranza di riavere ancora con sé Sara aveva risollevato il suo animo infondendogli coraggio, anche perché lei aveva chiesto di vederlo. Già di vederlo. Di colpo un brivido percorse la sua schiena e un pensiero gli paralizzò il sangue nelle vene: 84 Darton Street era l’indirizzo dell’ospedale. Oddio, Sara era là! Si fiondò fuori dal letto e scese a per di fiato verso il garage. Entrò in macchina e mise in moto, ma non fu facile. Le sue mani iniziarono a tremare come foglie, la sua fronte a sudare freddo e la mente ad affollarsi di terribili e angoscianti pensieri. Avrebbe voluto volare se fosse stato possibile. Schiacciò il piede sull’acceleratore fin quasi a sfondarlo e corse disperatamente da lei. Arrivò in ospedale sconvolto e piangendo. Sentiva dentro sé che l’avrebbe persa e che questa volta sarebbe stato per sempre, ma Sara era lì che lo aspettava. Negli occhi lo sguardo innamorato di quella foto di tanti anni prima. Non avrebbe mai potuto andarsene senza prima dirgli quanto lo amasse ancora. Mark si accostò dolcemente al suo letto, le accarezzò il viso e le baciò le labbra tenendola per mano. Piangendo si abbracciarono. E fu un abbraccio infinito, forte e dolce nello stesso tempo. Si erano finalmente ritrovati. Lei tentò di parlargli, ma non ci riuscì. Mark allora l’accarezzò di nuovo. Non c’era più bisogno di parole. Non c’era più bisogno di nulla. Erano ancora insieme. Erano ancora un’anima sola. Lo erano ancora per un’ ultima volta.

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4 commenti:

  • Antonio Pani il 22/12/2006 09:22
    Apprezzato, concordo con Alberto. A rileggerti, ciao.
  • alberto accorsi il 21/12/2006 17:22
    Scritto bene, non molto originale.
  • francesco sobberi il 21/12/2006 12:49
    Frequento il sito da alcuni mesi, ma è la prima volta che leggo un racconto. Mi rendo conto di essermi perso qualcosa se è questa la qualità. complimenti.

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