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Il buco nella roccia

Lo scarpinare fra i colli Euganei, alla ricerca di nuovi sentieri da poter affrontare con la mia inseparabile terza gamba in legno di ciliegio, è da sempre, per me, uno dei più graditi passatempi. O almeno lo era, fino a quando un paio d'ore fa non mi sono imbattuto in uno stravagante buco su una parete di roccia calcarea. Mi ha dato da subito l'impressione di essere fuori posto. Così, ho provato a guardaci dentro ma non sono riuscito a vedere niente. Troppo buio. Troppo profondo. Non avendo un accendino sottomano ho tentato di sondarne la profondità con il mio bastone da passeggio. Se la sorpresa nel vederlo entrare fino al manico è stata grande, colossale e pazzesca lo è stata quando l'ho estratto. Non era più il mio bastone, o quantomeno, era il mio bastone, ma lungo il doppio. Terrorizzato, l'ho gettato a terra come fosse una serpe; come se da un momento all'altro potesse strisciare o mordermi. Invece è rimasto fra il fogliame, immobile. L'ho toccato per accertarmi che fosse vero. Due metri di pertica, sui quali ho passato la punta del mio scarpone. Nessun sogno o allucinazione. Tutto vero. Sono ritornato a fissare quel foro prodigioso.
"Ma che è?" mi sono chiesto.
"Un pertugio magico, che allunga quello che ci infili dentro." mi sono risposto.
A quel punto, è come se qualcuno mi avesse staccato la testa e l'avesse posata su un comodino.
"E quando mi ricapita un'occasione simile?!"
Senza pensarci due volte ho abbassato pantaloni e mutande e mi son toccato quel tanto che basta per potercelo infilare comodamente. Per un attimo l'ho sentito vibrare nella pietra, come se non mi appartenesse. Poi più nulla. Allora l'ho tirato fuori e girandolo e rigirandolo fra le mie dita sono scoppiato a piangere. Se prima "dell'operazione " poteva considerarsi piccolo, ora era semplicemente minuscolo. Un gamberetto sguazzante in un oceano di pelo.
-Il peggior bidone della mia vita...- ho frignato fra le lacrime
In tutta risposta quel dannato buco si è chiuso davanti ai miei occhi scomparendo nel nulla. Dire che sono entrato nel panico è un eufemismo. Con i pantaloni ancora calati ho iniziato ad ispezionare affannosamente la lastra di roccia finché non mi sono accorto di una strana dicitura alla sua base, incisa sulla pietra e semi coperta da un leggero strato di muschio. Mi sono spezzato un paio d'unghie nella foga ma in men che non si dica ne ho portato alla luce l'oscuro messaggio.
Che recitava:

Postquam tetendit.
Quondam contrahit.
Semel in anno.

In latino avevo la media del sei. Sarebbe comunque bastato molto meno per tradurre una frase del genere.
Una volta allunga. Una volta accorcia. Una volta all'anno.
Spero solo che nel frattempo mia moglie non chieda il divorzio.

 

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5 commenti:

  • Daryl il 04/04/2012 22:21
    Bello! Molto bello! Mi ha coinvolto! Bravo
  • Flavio Casgnola il 26/12/2011 00:10
    Davvero divertente e spiritoso... complimenti!
  • Diego TURATTO il 01/12/2011 12:15
    Grazie smeraldoneve ed anche a te Giacomo...
    scusate ma passo qui di rado e solo ora vi ho risposto.
    diego
  • Anonimo il 25/11/2011 14:18
    Un testo che ho letto molto volentieri. Il latino e io greco... quanti ricordi. A rileggerti
  • Anonimo il 14/10/2011 20:39
    ah ah ah ah... che sfiga. bella fantasia, come ti vengono? ciaociao

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