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Notte di cielo stellato/blu van gogh

Notte insonne. Inquieta. L'ennesima. Eppure questa notte è più calma. L'aria è ferma, rappresa. Sembra colare lungo le pareti; scendere lentamente dal soffitto e immergere ogni cosa. Scivola piano sul pavimento. Anche stanotte uscirò fuori a fumare la mia pipa. Su quella sedia di paglia consunta, su quella sedia dove neanche un gatto s'addormenta. E anche stanotte veglierò la luna e le stelle, e questo cielo terso, immobile; e sentirò di nuovo l'odore monotono della campagna, il suo silenzio immoto e spento. Ma non ho voglia di alzarmi dal letto; sento la testa pulsare, e un male interiore che dentro mi consuma; lentamente, inesorabilmente. Vorrei essere quel cipresso là, paziente, calmo; avere la sua saggezza, essere come i suoi rami che fitti si stringono al corpo e s'assottigliano nella crescita; essere flessibile, ma robusto; possederne la forza capace di lottare con il vento; elevarmi in l'alto, fino a toccare la volta celeste; avere il suo profilo filiforme, ironico, ma sagace; e non temere la solitudine. Non sentire tutte queste strade che dentro m'abbandonano, che mi conducono verso il nulla e si perdono nel vuoto. Vorrei sentire il profumo dei colori, essere quel blu cobalto che suggella la mia anima e la finestra di questa stanza, piccola stanza disadorna, quasi senza fiato; senza prospettiva; dagli angoli smussati, tagliati da questa luce oscura che non vibra. E dipingere questo paesaggio bluastro, violaceo, lunare, con delle tinte cupe, far sentire la sua voce, i suoi peccati, far gridare la mia carne, avvolgerlo in vortici voluminosi, in desideri a spirale, ch'impazzano in ogni direzione, senza fine senza inizio. Senza sosta. Ah, se la mia testa smettesse di pulsare! Potrei persino prendere sonno e addormentarmi in questa notte di cielo stellato, abbandonarmi ai miei incubi, ai miei sogni; non sentire il vuoto di questa vita scendere leggero sopra i miei abiti, nei miei scarponi abbandonati sotto il letto, coperti di fango, che hanno vagato anche oggi su questi campi ondeggianti di grano, senza meta, senza direzione, al solo scopo di stancarsi, di non riposarsi, folli nel loro cammino. Eppure, nel cielo c'è sempre quella luce stellare che non mi stanco mai di guardare; è una luce magnetica, elettrica, la stessa che tocco tra quelle spighe di grano. Se domani riuscirò ad addormentarmi forse anch'io potrò raggiungerla e infine toccarla con mano.

 

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4 commenti:

  • Chira il 19/12/2013 21:08
    Spettacolare! Non è solo il "cielo stellato" ma sono diversi i lavori di Van Gogh che ti hanno fatto intessere questo eccellente racconto! Ti ho scoperto ora, è sera tarda ma tornerò a leggerti. Grazie!!
    Chiara
  • Anonimo il 17/10/2011 11:39
    Bellissimo ho la pelle d'oca... tra l'altro il mio quadro preferito di Van Gogh... grazie per l'emozione regalata
  • Michele Rotunno il 16/10/2011 10:21
    Vorrei che tutti i malati terminali trovassero la forza di leggerlo ed apprezzarlo. Inutile sprecare altre parole.
  • Mauro Moscone il 16/10/2011 09:06
    Spero che di fronte a questo grande pezzo di narrativa, il frettoloso lettore che troppo abbonda in questo sito,- mi riferisco a quello a caccia di crediti per postare la sua nota della spesa - ammutolisca per dieci minuti e si fermi a riflettere.
    Van Gogh è stato un agente dell'Estasi, della Visione.
    La filosofia e l'arte -autentiche - sono tecniche dell'Estasi e della Visione; conoscenze non condizionate dalle menate dei nostri egoismi e dai condizionamenti socioeconomici.

    L'Estasi è un distacco dalle regole naturali: qualcosa fuori di noi ci libera da noi stessi.
    Formidabile nel testo è questo farsi Anima&Sangue del colore, questo divenire visione della Natura naturans nella magia dell'attimo, come nel primo sguardo amoroso che unisce e attizza due essere umani, pompando nel loro essere ormoni e fantasie.

    Van Gogh era un cercatore di quei momenti che ripagano l'intero anno, come diceva Goethe.
    I grandi tecnici dell'Estasi come lui sanno che "ogno cosa governa la folgore".
    È nella nostra vita che possiamo gioire, godere, cogliere quello che precede la nostra vita, che sta al di là della nostra vita.
    L'istante folgorante della visione di VIncent testimonia ciò che non appartiene al limite triste e doloroso del nostro Ego e delle nostre assurde società.

    Ogni attimo colorato costava a Vincent dolori tremendi, non quelli naturali della partoriente creativa, ma quelli inflitti dalla scoietà bigotta e borghese che l'ha suicidato, invidiosa delle sue tecniche dell'Estasi&della Visione.

    Grazie Bruno della tua arte eccelsa.

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